Messaggio ai profughi siriani di piazza Syntagma

di domenica, dicembre 14, 2014 0 , Permalink

Il 13 dicembre i profughi siriani di piazza Syntagma, ad Atene, hanno indetto una manifestazione chiedendo solidarietà a greci ed europei ed avanzando precise richieste.* Questo il messaggio di Barbara Spinelli all’Assemblea.

Da Barbara Spinelli all’Assemblea generale dei rifugiati siriani di piazza Syntagma

Cari amici di piazza Syntagma, in quanto membro del Parlamento europeo, intendo esprimere la più profonda e sincera solidarietà a tutti voi – rifugiati di guerra siriani, uomini, donne e bambini, crudelmente trattati da stranieri nella nostra crudele Unione europea –

in vista della grande manifestazione a cui oggi state dando vita, in piazza Syntagma, ad Atene.

Sappiamo che state occupando la piazza dal 19 novembre. Sappiamo che il prezzo che avete pagato per la vostra generosa protesta è stato altissimo, e che continuerà a esserlo. Sappiamo che protestate non solo per i vostri singoli casi, ma per tutti coloro che, come voi, fuggono da guerre che le potenze occidentali hanno spesso acuito, o dai crescenti disastri climatici da cui è martoriato il pianeta. Le condizioni in cui avete vissuto in questi giorni sono indegne e umilianti. Feriscono il concetto stesso di asilo e di accoglienza sul quale l’Unione europea pretende di essere edificata. Sappiamo che le vostre richieste sono legittime e incontrovertibili; che chiamano in causa l’Europa e l’idea stessa di civiltà europea. Siamo convinti che l’Europa abbia il dovere di rispondervi.

Oggi, sabato 13 dicembre, avete chiamato in piazza Syntagma greci ed europei, perché si uniscano a voi. Sarò idealmente presente, per sostenere la vostra lotta e le vostre richieste, fianco a fianco con i miei colleghi parlamentari di Syriza.

Vi auguro successo, nella speranza che la vostra battaglia possa aiutare la civiltà europea a mantenersi e sopravvivere. É il momento, per voi e per tutti noi.

Barbara Spinelli, membro italiano del Parlamento europeo (GUE-NGL)

 

From Barbara Spinelli to the general assembly of Syntagma Square Syrian refugees

Dear friends of Syntagma Square. As Italian Member of the European Parliament, I want to express my most profound and sincere solidarity with the general assembly You – Syrian war refugees: men, women and children, cruelly treated as aliens in our cruel European Union – are going to organise today at Syntagma Square in Athens.

We know you are demonstrating in Syntagma since November 19th. We know that the  price You paid for Your generous demonstration is extremely high, and will continue to be so; that You protest non only in Your name,  but in the name of all those who are escaping either conditions of war which the western powers often exasperate, or growing climate disasters in the planet. The condition in which You live in these days are shameful and humiliating. They hurt the very concept of asylum and human welcome, on which the European Union pretends to be built. We know that your  requests are legitimate and indisputable; that they challenge the idea of European civilisation itself. We are convinced the Europe owes You an answer.

Today, saturday the 13th of December, You called for a general assembly in Syntagma Square, summoning many Greeks and Europeans to participate. I will be ideally present , to support your struggle and Your requests, side by side with my parliamentary colleagues of Syriza. I wish You success, hoping that Your struggle will help European civilisation to maintain itself and survive. This is the right time for You, and for us.

Barbara Spinelli, italian Member of the European Parliament (GUE-NGL)


*COMUNICATO DELL’ASSEMBLEA DEI RIFUGIATI SIRIANI DI PIAZZA SYNTAGMA

12 dicembre 14

Decision of the general assembly of Syntagma Square Syrian refugees

We, the Syrian refugees of war who remain at Syntagma Square since November 19 2014, want to communicate to Greek people and the rest of the world the decisions we made today.

a) During our struggle we managed to make clear to the whole world that our demands for human rights as refugees (housing, feeding, job opportunities, health), plus free movement to other European countries are fair and state officials need to fulfill them for all Syrian refugees.

b) We understand that Greek government, does not want to ask from European Union to accept us legally to other European countries in order to apply for asylum there. They do not intend to do it according to European laws, and other European countries do not have the will to proceed towards this direction too.

c) So we decided to demand from the Greek government the following:
1) Asylum as war refugees here in Greece, covering 3 months travel documents to other European countries.
2) Fast procedure of applications: 100 people per day, instead of 10 per day that Greek officials suggest.
3) Proper housing and food for all of our people, starting from small children, invalid people, sick and old people.

d) We will remain at Syntagma Square until we take a positive answer from Greek government to all our demands, and until we are sure that the asylum procedure goes on for all of our people. We ask from Greek Government to answer officially in written replying to our demands.

e) We ask from the Greek people to support our fair struggle until the final victory. We thank for solidarity of all Greek people who helped us a lot from the first day of our struggle.

f) We call everybody to the demonstration that will take place on Saturday 13 November, 2.30 p.m. at Syntagma square.

Syrian refugees of Syntagma square

Rom, i reietti d’Europa

di domenica, dicembre 14, 2014 0 , , Permalink

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Introduzione di Barbara Spinelli in occasione della proiezione di «CONTAINER 158», film-documentario di Stefano Liberti e Enrico Parenti. Barbara Spinelli ha ospitato la proiezione nel Parlamento europeo su iniziativa di Open Society Foundation, l’11 dicembre 2014 a Bruxelles.

Una delle ragioni della mia candidatura nella lista L’Altra Europa con Tsipras, alle elezioni per il Parlamento europeo, riguardava il tema dei diritti civili e politici delle minoranze. L’Europa alla quale penso è un’Europa di cittadini: quindi un’Unione in cui tutti gli abitanti – quali che siano la loro etnia, religione, orientamento sessuale – si trovino sullo stesso piano nell’esercizio dei diritti. Numerosi Stati membri dell’Unione Europea sono stati accusati dalla Commissione e da ONG di rilievo per le loro politiche apertamente discriminatorie e lesive dei diritti dei Rom e Sinti.

I rom sono, secondo Amnesty International, tra i gruppi più sistematicamente discriminati ed esclusi d’Europa: “hanno redditi inferiori alla media, peggiori condizioni di salute, abitazioni più misere, un tasso di alfabetizzazione più basso e più alti livelli di disoccupazione rispetto al resto della popolazione. Incontrano (anche) gravi ostacoli nell’accesso al diritto a un alloggio adeguato, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e al lavoro“.

In Italia, negli ultimi mesi, due formazioni di destra – Lega e Casa Pound – stanno scientemente fomentando la xenofobia nei confronti di Rom e Sinti. Purtroppo anche la sinistra moderata comincia a far proprio, in alcune occasioni, tale stigma.

Recentemente, mentre a Borgaro (provincia di Torino) la giunta di sinistra ha chiesto un bus separato per i rom, i bambini a Milano (anche qui il municipio è in mano alla sinistra) non hanno più lo scuolabus da mesi: i più piccoli hanno smesso di andare a scuola, i più grandi devono attraversare campi e camminare lungo una tangenziale pericolosa.

Nel frattempo, il consigliere comunale di Motta Visconti (Massimilla Conti, di centro destra) scrive che per gli zingari ci vogliono di nuovo i forni. Fortemente criticato, il consigliere non si è tuttavia dimesso. Ha anzi difeso la propria opinione, ritenendo di avere espresso, forse in modo eccessivo, un fastidio che si è fatto senso comune. Una settimana fa, dopo lo scandalo di Roma mafiosa, Matteo Salvini (Lega Nord) dichiarava che le vittime rappresentano un incentivo per i carnefici: “Se non esistessero i campi rom non ci sarebbe chi ci guadagna. Un’immigrazione controllata eviterebbe queste mangiatoie”.

Diceva giustamente l’antropologo Claudio Marta che “le autorità, in genere, sembrano essere interessate a definire i Rom non tanto per quello che realmente sono, quanto in base alle esigenze politiche e a ciò che queste richiedono che essi siamo“.

La cosa per cui mi sto battendo, con molte associazioni italiane, è che Rom e Sinti siano riconosciuti giuridicamente – in Italia – come minoranza, perché sia loro restituita identità e dignità, e per favorire la loro accoglienza nella Comunità europea.


 

Sullo stesso tema: Rom: film Container 158 presentato a Parlamento Ue

 

Alfano richiami Frontex al rispetto dei compiti di salvataggio in mare

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli ad Alfano: Presidenza imponga a Frontex il rispetto dei compiti di salvataggio in mare previsti dai regolamenti UE

Bruxelles, 11 dicembre 2014

Nel corso dell’odierna riunione della Commissione LIBE (Libertà, giustizia e affari interni), Barbara Spinelli ha reso nota una lettera inviata dal direttore di Frontex al Viminale, in cui sono criticati gli eccessivi interventi di soccorso effettuati da Frontex sulla base di chiamate dal Centro operativo di controllo di Roma, fuori dall’area operativa di Triton. Le istruzioni impartite alle navi, scrive Klaus Rosler, «non sono coerenti con il piano operativo e purtroppo non saranno prese in considerazione in futuro». L’eurodeputata del GUE-Ngl, insieme alle colleghe Elly Schlein (S&D) e Laura Ferrara (EFDD), ha domandato chiarimenti sulla lettera e chiesto ad Angelino Alfano, in qualità di rappresentante della Presidenza italiana e di ministro italiano dell’Interno, «di esigere chiarimenti da Frontex, richiamando l’agenzia al rispetto dei regolamenti che la obbligano non solo a controllare le frontiere ma a fare search and rescue e a rispettare le leggi del mare». Il Ministro ha risposto positivamente, ricordando che il soccorso in mare «non deriva da una delibera di Frontex» ma dalla «insuperabile legge del mare» e dai diritti umani fondamentali. «Le leggi del mare», ha continuato Alfano, «precedono la nostra costituzione» e sono «regole assorbite nei codici fondamentali dei diritti, che nessuno può scavalcare», neanche quando il presidio operativo dell’operazione Triton dovesse limitarsi al controllo entro la linea di 30 miglia dalle coste italiane: «Quando arriva una chiamata nessuno può sottrarsi», ha concluso il Ministro, «nessuno può affidarsi alle parole»: queste operazioni di salvataggio sono fissate «su carta scritta», ovvero nei regolamenti che costituiscono e istruiscono il lavoro di agenzie come Frontex.


 

Sullo stesso tema:

Presidenza: Alfano e Orlando fanno il punto al Pe

Alfano risponde a Frontex. Non possiamo ignorare leggi del mare

Frontex si lamenta: «Troppi salvataggi»

di Carlo Lania, «Il Manifesto», 9 dicembre 2014

Il mini­stro degli Interni Alfano dovrà far­sene una ragione. Se spe­rava che met­tere fine all’operazione Mare nostrum avrebbe com­por­tato una dimi­nu­zione degli sbar­chi di migranti, dovrà rifare i pro­pri cal­coli. Se si para­gona infatti il numero di arrivi regi­strati a novem­bre scorso, primo mese in cui uffi­cial­mente la mis­sione euro­pea Tri­ton ha sosti­tuito la navi della Marina mili­tare, con quelli avuti nel novem­bre del 2013 — primo mese di atti­vità di Mare nostrum dopo la strage di Lam­pe­dusa — si sco­pre che il numero di pro­fu­ghi arri­vati in Ita­lia è quasi quin­tu­pli­cato.
A rive­larlo, smen­tendo così la anche la pro­pa­ganda di quanti come la Lega con­ti­nuano ad accu­sare Mare nostrum di rap­pre­sen­tare un fat­tore di attra­zione per chi fugge dalle coste afri­cane, è stato l’ammiraglio Giu­seppe De Giorgi, capo di Stato mag­giore della Marina, ascol­tato ieri dalla com­mis­sione Diritti umani del Senato. E i dati for­niti dall’alto uffi­ciale lasciano poco spa­zio a inter­pre­ta­zioni. Nel novem­bre del 2013 gli immi­grati soc­corsi furono in tutto 1.883. Un anno dopo, cioè nel mese di novem­bre appena finito, gli arrivi sono stati invece 9.134, con un aumento del 485% rispetto all’anno pre­ce­dente. Di que­sti 3.810 sono stati soc­corsi sem­pre dalla nostra Marina mili­tare che li ha sot­to­po­sti a scree­ning sani­ta­rio prima dello sbarco, con­tra­ria­mente ai restanti 5.324 (1.534 dei quali inter­cet­tati dalla Capi­ta­ne­ria di porto impe­gnata nella mis­sione euro­pea e 2.273 dai mer­can­tili inter­ve­nuti in soc­corso) che hanno invece rice­vuto le prime visite medi­che solo una volta a terra. Per quanto riguarda Tri­ton invece, e soprat­tutto per capire quanto lo spi­rito della mis­sione euro­pea sia distante da quello che ha carat­te­riz­zato Mare nostrum, basta la let­tera inviata al dipar­ti­mento dell’Immigrazione della poli­zia di fron­tiera del Vimi­nale dal diret­tore di Fron­tex Klaus Rosler e in cui l’agenzia euro­pea si dice «pre­oc­cu­pata» per i troppi inter­venti di soc­corso avve­nuti «fuori area», ovvero oltre le 30 miglia marine fis­sate dall’Ue come con­fine euro­peo. A non pia­cere al diret­tore di Fron­tex sono state le indi­ca­zioni impar­tite nelle scorse set­ti­mane alle navi dal cen­tro di con­trollo di Roma, che dopo aver rice­vuto una serie di segna­la­zioni rela­tive a imbar­ca­zioni di migranti pre­su­mi­bil­mente in dif­fi­coltà, ha ordi­nato di veri­fi­care le richie­ste di soc­corso. Ope­ra­zioni che, secondo il diret­tore dell’agenzia Rosler, «non sono coe­renti con il piano ope­ra­tivo e pur­troppo non saranno prese in con­si­de­ra­zione in futuro».
A que­sto punto è legit­timo chie­dersi a cosa serva Tri­ton e se — al di là delle pro­messe fatte da Alfano — non sia solo un’operazione di imma­gine desti­nata tra l’altro a finire il 31 gen­naio 2015. Tanto più se si para­go­nano gli inter­venti messi a punto da Mare nostrum nel corso dell’anno con quelli della mis­sione euro­pea. Men­tre quest’ultima è impe­gnata infatti nel solo con­trollo delle fron­tiere marit­time, Mare nostrum ha garan­tito la sor­ve­glianza e la sicu­rezza in alto mare, i con­trolli e l’identificazione dei migranti, il con­trollo delle fron­tiere, la ricerca e il sal­va­tag­gio (Sar, Search and rescue) e l’assistenza sani­ta­ria e uma­ni­ta­ria ai migranti. Inol­tre le navi della marina hanno coperto un’area vasta 22.350 miglia qua­drate con­tro le sole 6.900 miglia qua­drate di Tri­ton. Che a quanto pare si lamenta anche.
«Sba­lor­dito» per il richiamo di Fron­tex si è detto Chri­sto­pher Hein, pre­si­dente del Con­si­glio ita­liano rifu­giati. «La stessa Fron­tex ha sot­to­li­neato all’operazione Tri­ton l’obbligo di sal­va­tag­gio di fronte a segna­la­zioni, e se ciò accade fuori dalle 30 miglia non c’è limi­ta­zione ter­ri­to­riale o di set­tore marino che possa essere presa in considerazione».

Fonte

Tratta degli esseri umani: l’Italia disattende il diritto europeo

COMUNICATO STAMPA

“Vorrei esprimere la mia più grande preoccupazione per il mancato recepimento, in Italia, della direttiva europea contro la tratta degli esseri umani”, ha detto Barbara Spinelli nel corso della seduta della Commissione Libertà, Giustizia e Affari interni che si è tenuta a Bruxelles il 2 dicembre. Il sistema italiano non è solo profondamente deficitario, ha affermato l’eurodeputata del Gue-Ngl rivolgendosi alla coordinatrice anti-tratta della Commissione europea, Myria Vassiliadou, ma è “pericoloso dal punto di vista della protezione delle vittime”,  anche in considerazione dei fortissimi tagli finanziari imposti all’intero sistema.

A riprova delle gravi lacune mostrate dallo Stato italiano nella trasposizione del diritto europeo, Barbara Spinelli ha citato lo studio pubblicato dall’Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) sullo stato di attuazione in Italia della Direttiva europea concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime (2011/36/EU).

L’eurodeputata ha deplorato l’assenza di definizioni basilari – come quella concernente la “posizione di vulnerabilità” dell’individuo – e di un benché minimo accenno al consenso della vittima, giudicato irrilevante in presenza di alcuni mezzi di coercizione (come previsto dal §1 dell’articolo 2 della direttiva). Quest’ultima lacuna è particolarmente importante nei casi in cui la vittima di tratta non subisca violenza fisica o costrizione in senso stretto, ma si pieghi all’unica possibilità di sopravvivenza per se stessa o per i propri familiari.

Il decreto di attuazione della direttiva contro la tratta, ha puntualizzato infine Spinelli, prevedeva – entro un termine di tre mesi dalla sua entrata in vigore – l’approvazione di un piano nazionale. Piano a tutt’oggi non ancora adottato.

L’ASGI ha lanciato una petizione (disponibile a questo link) per spingere le istituzioni italiane ad adottare urgentemente il piano-anti tratta, a stanziare i fondi necessari a prevenire e contrastare la tratta degli esseri umani e a garantire la tutela delle sue vittime.


Per aderire alla petizione dell’ASGI

Lo spirito europeo che manca in Israele

Bruxelles, 11 novembre 2014

Prima riunione della Delegazione per le relazioni con Israele: intervento di Barbara Spinelli

Martedì 11 novembre l’Ambasciatore David Walzer, Direttore della Missione Israeliana presso l’Ue, è intervenuto in una riunione della Delegazione di Israele del Parlamento europeo. Il diplomatico israeliano ha duramente attaccato l’atteggiamento europeo, assai contrario ultimamente alle politiche di Gerusalemme, accusando Abū Māzen di incoraggiare attacchi contro il popolo israeliano. L’ambasciatore ha dichiarato che palestinesi ed estremisti conducono da mesi una campagna di odio e di eccitamento degli animi, e che dall’inizio del 2014 Israele ha subito più attacchi fatali di carattere terroristico che nell’insieme dei due anni precedenti. Per Walzer la recente campagna nelle capitali europee, sempre più critica nei confronti di Israele, costituisce un atteggiamento molto rischioso in una regione così infuocata. Mentre una nuova forma di Islam estremamente aggressivo – “che non esita a tagliare le teste alle persone” – viene vista generalmente come il pericolo prioritario, per l’ambasciatore l’avanzata di IS (o DAESH) non deve sminuire la percezione della minaccia iraniana, o di quella siriana impersonata da Assad che resta il vero nemico. Per il diplomatico è importante che l’Unione europea comprenda che Hamas, Al-Qaeda, Al-Shabaab e IS sono espressioni della stessa ideologia, e perseguono lo stesso obiettivo: la realizzazione di una vasta regione araba nella quale applicare il fondamentalismo islamico. La sola differenza tra i vari movimenti è costituita dai tempi in cui bisogna realizzare tale comune obiettivo: se subito (DAESH) o procrastinandolo nel tempo (Hamas).

Questi punti di crisi creano un ostacolo nei rapporti tra Israele e l’Ue, le cui relazioni coprono un ampio ventaglio (dall’industria alla medicina, dagli studi scientifici a quelli umanistici). Molti israeliani sentono di essere anche europei e possiedono il passaporto di uno Stato Membro, mentre le università israeliane si fanno guidare nel loro insegnamento dallo spirito delle università europee.

Nei suoi interventi, l’eurodeputato Barbara Spinelli si è rivolto all’ambasciatore Walzer, condividendo l’idea che il caos nella regione produce violenza e non viceversa, a cominciare dall’uccisione recente di due israeliani: un tragico evento che senz’altro va deplorato. L’Eurodeputato ha tuttavia ricordato come il caos abbia molte radici, sia nella politica palestinese sia nella politica del governo israeliano, responsabile dell’indebolimento di Abū Māzen che dovrebbe essere il suo naturale interlocutore. Più volte, ha ricordato Spinelli, il Presidente dell’Autorità Palestineseha criticato Hamas descrivendola come “l’altra faccia dell’IS”. L’eurodeputato è del parere che l’estremismo palestinese sia una reazione al permanere e all’espandersi di colonie israeliane nei territori occupati.

Proprio perché concorda con l’ambasciatore sulle radici forti, nelle università israeliane, dello “spirito europeo”, Barbara Spinelli ha richiamato l’attenzione del suo interlocutore su quel che significò, nel dopoguerra, lo spirito europeo: significò, nella sostanza, la chiusura del capitolo delle colonizzazioni. In questo contesto ha citato le parole dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini, che qualche giorno prima aveva chiesto la fine della politica di colonizzazione a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, la fine delle demolizioni di case palestinesie delle loro confische.

Barbara Spinelli ha infine chiesto all’Ambasciatore che cosa pensasse dell’appello di 104 ex-generali israeliani, compresi alcuni ex capi del Mossad, in favore di negoziati di pace immediati con i rappresentanti palestinesi della Cisgiordania e anche di Gaza, oltre che con gli “Stati arabi moderati”. Alla domanda, David Walzer ha risposto che si potrebbero trovare molti più ex-ufficiali pronti ad appoggiare le politiche del proprio governo. E ha citato il detto secondo cui ogni israeliano ha almeno tre opinioni diverse. Ha ricordato anche che suo padre ha combattuto la guerra del 1948, mentre lui personalmente è stato arruolato nel 1973 e i suoi tre figli sono attualmente nell’esercito. La sua speranza è che i suoi nipoti vivranno in pace senza essere obbligati ad arruolarsi nell’esercito israeliano. Ha infine ribadito che non ci sono stati cambiamenti nello status quo stabilito nel 1967. Infine, per quanto riguarda i nuovi appartamenti a Gerusalemme Est voluti dal governo Netanyahu, Walzer ha insistito che l’attività edilizia in questione riguarda aree con vecchi stabili che già sono sotto il controllo israeliano e non costituiscono quindi colonie, ma rientrano piuttosto nella “riqualificazione di quartieri già israeliani”. Rispondendo a quest’ultima affermazione di David Walzer, Barbara Spinelli ha chiesto all’ambasciatore se davvero l’ambasciatore fosse convinto, contro la realtà dei fatti, che costruire appartamenti sia qualcosa di diverso dal mandare nuovi coloni nei territori occupati.

Antonio Cantaro: se il Ttip espelle i popoli

Articolo di Antonio Cantaro pubblicato su «Il Manifesto», 4 dicembre 2014

Se l’Accordo di Par­te­na­riato Tran­san­tla­tico (Ttip) dovesse andare in porto, quel giorno i popoli euro­pei avranno avuto il loro car­tel­lino rosso. Espulsi dall’amico ame­ri­cano da un campo di gioco che un tempo era ter­ri­to­rio e spa­zio pre­si­diato dagli Stati sovrani euro­pei. Con il Ttip viene, infatti, messa in mora quella forma di Stato della quale ancora, sem­pre più stan­ca­mente, van­tiamo nelle nostre aule di Giu­ri­spru­denza le magni­fi­che e pro­gres­sive sorti. Per gli apo­stoli del libero scam­bio lo Stato sicu­rezza, lo Stato di diritto, lo Stato sociale costi­tui­scono resi­dui di un ancien régime che ille­git­ti­ma­mente osta­co­lano la bene­fica con­cor­renza tra le nazioni, la cre­scita mon­diale, la dif­fu­sione del benessere.

I fau­tori del Ttip vogliono libe­rarci. Abbat­tere le bar­riere nor­ma­tive al com­mer­cio tra Stati Uniti ed Unione Euro­pea (le dif­fe­renze nei regolamenti tec­nici, nelle norme e nelle pro­ce­dure di omo­lo­ga­zione), aprire entrambi i mer­cati dei ser­vizi, degli inve­sti­menti, degli appalti pubblici.

Sostan­zial­mente una totale libe­ra­liz­za­zione del com­mer­cio tran­sa­tlan­tico. Un mer­cato comune che pro­cu­rerà van­taggi all’industria auto­mo­bi­listica delle due sponde dell’Atlantico, a quella chi­mica e far­ma­ceu­tica del Regno Unito; e che, di con­verso, pena­liz­zerà l’agro-alimentare dei paesi medi­ter­ra­nei. Ma che – ci assi­cu­rano — pro­cu­rerà van­taggi dif­fusi e mira­bo­lanti bene­fici siste­mici.
Sulla base di con­tro­verse ed incerte pro­ie­zioni, di una mes­sia­nica fidu­cia glo­ba­li­sta, si trat­tano gli ordi­na­menti di Stati ancora for­mal­mente sovrani come pro­dotti da met­tere in con­cor­renza per espun­gere i meno ido­nei a sod­di­sfare le attese degli inve­sti­tori. Capo­vol­gendo l’idea tra i comuni mor­tali, che gli ordi­na­menti giu­ri­dici rap­pre­sen­tano il qua­dro entro il quale si svolge la com­pe­ti­zione eco­no­mica e non uno degli oggetti di essa.

Dar­wi­ni­smo nor­ma­tivo che pri­vi­le­gia i rap­porti mate­riali di forza sui rap­porti giu­ri­dici. Capi­ta­li­smo anar­chico che distrugge gli stessi fon­da­menti isti­tu­zio­nali dell’economia di mer­cato.
L’ennesimo licen­zia­mento senza giu­sta causa. Que­sta volta il ber­sa­glio è lo Stato euro­peo. Lo Stato sicu­rezza, in primo luogo.

La rimo­zione delle bar­riere nor­ma­tive com­pro­mette, infatti, con­so­li­date garan­zie a tutela dei lavo­ra­tori, dei con­su­ma­tori, della salute, dell’ambiente. Con­trolli, eti­chet­ta­ture, cer­ti­fi­ca­zioni potreb­bero essere con­si­de­rate bar­riere indi­rette al libero scam­bio in set­tori cru­ciali quali la chimica-farmaceutica, la sanità, l’auto, l’istruzione, l’agricoltura, i beni comuni, gli stru­menti finan­ziari: è tipi­ca­mente il caso degli orga­ni­smi gene­ti­ca­mente modi­fi­cati, la cui intro­du­zione mas­siva nell’agricoltura euro­pea è stata finora ral­len­tata da una serie di regole ispi­rate all’europeo prin­ci­pio di precauzione.

Ma il car­tel­lino rosso degli apo­stoli del libero scam­bio non rispar­mia nem­meno i prin­cipi dello Stato di diritto. Il Ttip rende, infatti, pos­si­bile citare in giu­di­zio l’Unione e gli Stati nazio­nali, vani­fi­cando la pre­ro­ga­tiva pub­blica di eser­ci­tare il potere giu­di­zia­rio sul pro­prio ter­ri­to­rio. Le con­tro­ver­sie com­mer­ciali ver­reb­bero affi­date a spe­ciali corti extra­ter­ri­to­riali. Le mul­ti­na­zio­nali sareb­bero auto­riz­zate a tra­sci­nare in giu­di­zio governi, aziende, ser­vizi pub­blici rite­nuti non com­pe­ti­tivi, a esi­gere com­pen­sa­zioni per i man­cati gua­da­gni dovuti a regimi del lavoro con­si­de­rati troppo vin­co­lanti, a leggi ambien­tali giu­di­cate troppo severe.

Car­tel­lino rosso, infine, anche per lo Stato sociale. Il mer­cato comune Europa-Usa dan­neg­gerà interi set­tori del sistema pro­dut­tivo euro­peo. Que­sti per soprav­vi­vere si appel­le­ranno, in nome del supe­riore inte­resse a non dein­du­stria­liz­zare il Vec­chio Con­ti­nente, all’inderogabile esi­genza di ulte­riori tagli alla tas­sa­zione. E, quindi, alla spesa pub­blica, alle poli­ti­che di wel­fare. Un accordo, insomma, colmo di agguati che rischia di spaz­zare il buono che c’è nell’acquis com­mu­ni­taire. Sono, insomma, in discus­sione disci­plina e diritti che costi­tui­scono un ele­mento iden­ti­fi­ca­tivo dell’european way of life.

Sor­prende il silen­zio com­plice delle classi diri­genti dei paesi medi­ter­ra­nei rispetto all’Accordo di Par­te­na­riato Tran­sa­tlan­tico, ade­rendo al quale il pro­gramma di libe­ra­liz­za­zioni subi­rebbe un’escalation desti­nata a can­cel­lare ogni trac­cia di auto­no­mia poli­tica, eco­no­mica, cul­tu­rale dell’Europa.

Bar­bara Spi­nelli ha pro­po­sto una rap­pre­sen­ta­zione spie­tata di que­sto silen­zio. «Re dor­mienti» che hanno dimen­ti­cato cosa siano una corona e uno scet­tro, ignari dei costi che il mer­cato comune Europa-Usa com­porta per i paesi dell’Unione, in par­ti­co­lare per quelli mediterranei.

Serve qual­cosa che asso­mi­gli a quei con­tro­mo­vi­menti sui quali, a suo tempo, si arro­vel­la­rono Marx, Polany, Gram­sci. Pode­mos? Io penso di sì.

Appello: liberate subito Emra Gasi dal CIE di Bari

di venerdì, dicembre 5, 2014 0 , , , Permalink
Diffondiamo e sottoscriviamo
L’Altra Europa con Tsipras sottoscrive e invita a sottoscrivere, con ferma convinzione, l’appello Liberate subito Emra Gasi dal CIE di Bari, lanciato da Melting Pot-Europa. 
Ricordiamo che Emra, ventiduenne nato, socializzato, vissuto sempre in Italia,  è internato in quel Cie in quanto raggiunto da un ordine di espulsione verso la Serbia, un paese che egli mai ha visto. 
La sua “colpa” è d’essere figlio di genitori che furono costretti a fuggire dall’ex-Jugoslavia a causa della guerra e a rifugiarsi in Italia. Iscritto sulla carta di soggiorno del padre, alla sua morte Emra è diventato, per le autorità italiane, un senza-diritti. 
Così, applicando in modo arbitrario la già dissennata e feroce normativa italiana, un giudice di Pace ha deciso che, nonostante i suoi vincoli familiari siano tutti qui e nulla lo leghi alla Serbia, egli debba essere sradicato violentemente dal suo paese e trapiantato in una terra estranea.
La vicenda di Emra Gasi, per quanto tutt’altro che rara, illustra in modo esemplare quanto anacronistica e discriminatoria sia la legislazione italiana, che non prevede alcun meccanismo automatico per l’acquisizione della nazionalità, neppure per i figli di genitori “stranieri” che siano nati, cresciuti ed educati in Italia.
Ricordiamo, inoltre, che i Cie (Centri d’identificazione ed espulsione) -strutture d’internamento extra ordinem, istituite nel 1998 dalla legge detta Turco-Napolitano col nome di Cpt (Centri di permanenza temporanea)- violano clamorosamente i principi basilari dello stato di diritto e della Costituzione italiana.
Sarebbe ora di rivendicare la fine dei lager di Stato e di rilanciare la battaglia per una riforma radicale della legge italiana sulla cittadinanza, nella prospettiva dell’affermazione della cittadinanza europea di residenza.

L’Altra Europa con Tsipras

Per firmare l’appello:

#IostoconEmra – Liberate subito Emra Gasi dal CIE di Bari