Perché ho scelto di diventare Indipendente

Ho deciso di prendere le distanze da L’Altra Europa con Tsipras, nata in occasione delle ultime elezioni europee, e di conseguenza il mio statuto di europarlamentare cambia: sarà quello di Indipendente nel gruppo Sinistra Unitaria Europea-Ngl.

In Italia non entrerò in nessun gruppo, se eccettuo la mia militanza nell’associazione Libertà e Giustizia. Non intendo contribuire in alcun modo a un’ennesima atomizzazione della sinistra, promuovendo o fondando un’ulteriore frazione politica. La mia attività sarà dunque interamente concentrata sulle attività parlamentari europee, con un’attenzione particolare a quello che succede in Italia e in Grecia.

L’Altra Europa nacque come progetto di superamento dei piccoli partiti di sinistra; come conquista di un elettorato deluso sia dal Pd e dal M5S sia dal voto stesso (astensionisti) – dunque un elettorato non esclusivamente “di sinistra” – e come elaborazione di nuove idee su un’Unione ecologicamente vigile, solidale, capace di metter fine alle politiche di austerità e ai nazionalismi xenofobi che esse hanno scatenato.

Ritengo che L’Altra Europa non sia oggi all’altezza di quel progetto: è quanto ho sostenuto assieme a molti ex garanti e militanti della Lista, in una lettera aperta di dissenso indirizzata il 18 aprile a chi la dirige.

In Europa, continuo a essere convinta che l’Unione e l’eurozona vinceranno o si perderanno politicamente – e democraticamente – a seconda di come sarà affrontata e regolata la “questione greca”. Proseguirò le battaglie fatte in questo primo anno di legislatura in difesa dei diritti fondamentali, a cominciare dalla questione migranti.

In Italia, continuerò a combattere le grandi intese, l’idea di un “Partito della Nazione”, l’ortodossia delle riforme strutturali, la decostituzionalizzazione della nostra democrazia. Nelle prossime regionali appoggerò tutti coloro che sono davvero e sino in fondo impegnati in questa battaglia.

barbara spinelli

Intervento in Commissione LIBE sulla pena di morte

Bruxelles, 7 maggio 2015. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione LIBE (Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni) sulla Pena di morte (dichiarazioni del Premier ungherese Viktor Orbán)

Non ho molto da aggiungere a quanto è stato detto in questa Commissione da chi ha espresso dispiacere e vergogna per le dichiarazioni del Premier Viktor Orbán. Dichiarazioni ritirate, a seguito della reazione negativa della Commissione europea e dell’Unione. Quello che vorrei dire, innanzitutto, è che non si tratta solo di una questione di “valori”. È vero, infatti, quello che alcuni in questa Commissione ha fatto notare: chi decide i valori? chi detta l’ “agenda” in materia etica? Il vero problema concerne non tanto i “valori”, ma i diritti, le Carte su cui è costruita l’Unione Europea, le convenzioni internazionali cui essa aderisce.

Chi non aderisce alla Convenzione dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa e dunque all’abolizione della pena di morte, per esempio, ha uno statuto di osservatore, non di Paese membro; anche se magari si chiama democrazia, come gli Stati Uniti, ma attua ancora la pena capitale.

La dichiarazione di Orbán, e questa specie di “diritto di discussione” che si arroga, è parte di una banalizzazione del tema della pena di morte e del tema dell’intolleranza che va molto oltre il caso ungherese. Se è andato tanto oltre vuol dire che la Commissione europea, che gli organi comuni dell’Unione, hanno lasciato che tale banalizzazione crescesse. Voglio qui ricordare che prima di Orbán, si sono espressi in favore della pena di morte non solo personalità dell’opposizione come Marine Le Pen, o il padre di Marine Le Pen. Nel 2006 il presidente della Polonia Lech Kaczynski ha detto esattamente le stesse cose di Orbán; la Lega, partito di estrema destra in Italia, le ha dette più volte quando era al governo, e ancora di recente il Vice-Presidente del Senato Calderoli, della Lega, le ha ripetute.

A mio parere, la banalizzazione di questo tema è rafforzata dal clima che si è creato attorno alla paura del terrorismo, alla paura del migrante. E qui vorrei, soffermandomi sul questionario inviato dal governo Orbán ai cittadini ungheresi, citare solo alcuni articoli che esso contiene. In particolare l’articolo 5 dove, in maniera manipolatrice, si fa capire che il migrante mette in pericolo non solo l’occupazione, ma il “modo di vivere” del popolo ungherese; l’articolo 7, in cui si denuncia – altra manipolazione – la politica “permissiva” di Bruxelles; e soprattutto l’articolo 12, in cui si chiede ai cittadini ungheresi se non preferiscano sostenere le famiglie ungheresi e la nascita di bambini ungheresi piuttosto che le famiglie e i bambini degli immigrati. Vi prego tutti di leggere l’articolo 12. Grazie.

Intervento a proposito dell’Agenda europea sulla sicurezza

Bruxelles 6 maggio 2015, Commissione libertà pubbliche

«The European Agenda on Security »-  Presentation by the Commission and exchange of views.
In nome della Commissione: Luigi Soreca, Direttore della Direzione Sicurezza della DG Home.

Intervento di Barbara Spinelli

Grazie per la presentazione dell’Agenda da parte della Commissione.

Devo dire che sono sempre più perplessa sull’uso che viene fatto nell’Unione del concetto di sicurezza interna. Perplessa, perché in verità non capisco quale sia l’idea che la Commissione si fa in proposito. Vediamo continuamente documenti e agende in cui si annunciano misure, forme di cooperazione, sorveglianze comuni, nuovi fondi; tuttavia, ogni volta che la Commissione si trova ad affrontare interrogazioni da parte dei parlamentari o dei cittadini sulle condotte dei singoli Stati – parlo ad esempio di quello che sta accadendo in Germania a seguito delle rivelazioni sulla sorveglianza di massa in cooperazione con la NSA (Agenzia di Sicurezza Nazionale Usa), o delle misure di sorveglianza appena approvate in Francia, che in molto assomigliano al Patriot Act statunitense – la risposta è sempre la stessa: “Noi non c’entriamo niente”, “Questo appartiene completamente alle sovranità nazionali”. Capisco che simili risposte abbiano fondamento nei Trattati, tuttavia ci troviamo di fronte a contraddizioni sempre più grandi perché, in realtà, soprattutto quando mette sullo stesso piano migrazione, crimine, terrorismo, la Commissione sta assumendosi precise responsabilità in questo campo e non può, poi, tirare indietro la mano quando viene interrogata sul mancato rispetto dei diritti fondamentali.

L’altra domanda che vorrei fare, ma il tempo mi manca, riguarda la cooperazione con i paesi terzi – e in particolare con la Turchia – di cui si parla nell’Agenda quando menziona la lotta alla radicalizzazione ed al terrorismo. È un ulteriore punto su cui nutro molte perplessità.

Ahmed Douma e altri prigionieri politici in Egitto

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-002528/2015
alla Commissione (Vicepresidente / Alto rappresentante)

Articolo 130 del regolamento

Marietje Schaake (ALDE), Jozo Radoš (ALDE), Ilhan Kyuchyuk (ALDE), Nedzhmi Ali (ALDE), Dennis de Jong (GUE/NGL), Nessa Childers (S&D), Lynn Boylan (GUE/NGL), Filiz Hyusmenova (ALDE), Ramona Nicole Mănescu (PPE), Miapetra Kumpula-Natri (S&D), Tonino Picula (S&D), Maite Pagazaurtundúa Ruiz (ALDE), Hilde Vautmans (ALDE), Ramon Tremosa i Balcells (ALDE), Fernando Maura Barandiarán (ALDE), Fredrick Federley (ALDE), Alyn Smith (Verts/ALE), Charles Tannock (ECR), Marc Tarabella (S&D), Miroslav Poche (S&D), Josef Weidenholzer (S&D), Beatriz Becerra Basterrechea (ALDE), Paloma López Bermejo (GUE/NGL), Gesine Meissner (ALDE), Ignazio Corrao (EFDD), Andrejs Mamikins (S&D), Petri Sarvamaa (PPE), Klaus Buchner (Verts/ALE), Anne-Marie Mineur (GUE/NGL), Helga Trüpel (Verts/ALE), Robert Rochefort (ALDE), Javier Nart (ALDE), Margrete Auken (Verts/ALE), Jiří Pospíšil (PPE), Ricardo Serrão Santos (S&D), Ivo Vajgl (ALDE), Ángela Vallina (GUE/NGL), Kateřina Konečná (GUE/NGL), José Inácio Faria (ALDE), Igor Šoltes (Verts/ALE), Marielle de Sarnez (ALDE), Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), Pavel Telička (ALDE), Matthijs van Miltenburg (ALDE), Judith Sargentini (Verts/ALE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Arne Lietz (S&D), Ana Gomes (S&D), Marian Harkin (ALDE), Javier Couso Permuy (GUE/NGL), Lorenzo Fontana (NI) e Barbara Lochbihler (Verts/ALE)

Oggetto: VP/HR – Caso di Ahmed Douma e altri prigionieri politici in Egitto

Il 4 febbraio 2015, il noto attivista Ahmed Douma è stato condannato all’ergastolo insieme ad altri 229 attivisti laici. Tutti, ad eccezione di Ahmed Douma, sono stati giudicati in contumacia. La corte ha altresì condannato in contumacia 39 minori, ciascuno a dieci anni di reclusione. Ahmed Douma sta già scontando una pena di tre anni per violazione di una legge sulle manifestazioni, insieme a Ahmed Maher e Mohamed Adel. [1]

La sentenza del 4 febbraio può essere impugnata. Si tratta della condanna più pesante inflitta finora ad attivisti laici che hanno avuto un ruolo significativo nell’organizzazione delle manifestazioni del 2011 che chiedevano giustizia, libertà e opportunità e che alla fine costrinsero l’allora presidente Mubarak alle dimissioni.

1. Il VP/AR è a conoscenza del caso di Ahmed Douma?

2. Conviene il VP/AR che tali processi collettivi e condanne eccessive costituiscono delle violazioni dei diritti umani?

3. Come procede il VP/AR per affrontare i casi dei prigionieri politici in questione?

 

[1]  Il 30 gennaio 2015, i deputati al Parlamento europeo hanno indirizzato una lettera al VP/AR su questi casi.


Risposta della vicepresidente Mogherini
A nome della Commissione

(1.5.2015)

Come ha sottolineato nella sua risposta alla lettera del 30 gennaio di deputati del Parlamento europeo, l’Alta rappresentante/vicepresidente è a conoscenza dei casi di attivisti di spicco, come Ahmed Douma, e delle severe condanne comminate il 4 febbraio. In una dichiarazione del 4/2/2015 il portavoce ha evidenziato che la posizione dell’UE è contraria ai vizi di procedura commessi nel suddetto processo di massa e alla severità della sentenza e ha esortato le autorità egiziane a rispettare i loro obblighi internazionali e garantire il diritto a un processo equo. L’AR/VP concorda sul fatto che i processi di massa violano il diritto internazionale dei diritti umani e intende affrontare i casi di questi e di altri attivisti in sede di attuazione dell’accordo di associazione UE-Egitto e nell’ambito del dialogo bilaterale e dei consessi multilaterali. In questo contesto, l’UE ha esplicitamente sollevato i casi di severità delle condanne di attivisti in occasione del Consiglio dei diritti umani del 17 marzo.

Legge sulla sicurezza dei cittadini

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000037/2015/riv.1
alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Pablo Iglesias (GUE/NGL), Tania González Peñas (GUE/NGL), Teresa Rodriguez-Rubio (GUE/NGL), Lola Sánchez Caldentey (GUE/NGL), Pablo Echenique (GUE/NGL), Marisa Matias (GUE/NGL), Javier Couso Permuy (GUE/NGL), Marina Albiol Guzmán (GUE/NGL), Paloma López Bermejo (GUE/NGL), Ángela Vallina (GUE/NGL), Lidia Senra Rodríguez (GUE/NGL), Fabio De Masi (GUE/NGL), Bodil Ceballos (Verts/ALE), Eleonora Forenza (GUE/NGL), Bart Staes (Verts/ALE), David Borrelli (EFDD), Julia Reda (Verts/ALE), Sergio Gaetano Cofferati (S&D), Josep-Maria Terricabras (Verts/ALE), Younous Omarjee (GUE/NGL), Patrick Le Hyaric (GUE/NGL), Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL), Miroslav Poche (S&D), Viktor Uspaskich (ALDE), Helmut Scholz (GUE/NGL), Judith Sargentini (Verts/ALE), Ivo Vajgl (ALDE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Malin Björk (GUE/NGL), Georgios Katrougkalos (GUE/NGL), Curzio Maltese (GUE/NGL), Laura Ferrara (EFDD), Emmanouil Glezos (GUE/NGL), Kostas Chrysogonos (GUE/NGL), Jordi Sebastià (Verts/ALE), Luke Ming Flanagan (GUE/NGL), Ernest Maragall (Verts/ALE), Fabio Massimo Castaldo (EFDD), Isabella Adinolfi (EFDD), Ernest Urtasun (Verts/ALE), Fernando Maura Barandiarán (ALDE), Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL) e Ignazio Corrao (EFDD)

Oggetto: Legge sulla sicurezza dei cittadini

In seguito all’approvazione da parte del Congresso dei deputati spagnolo della legge sulla sicurezza dei cittadini, progetto cui si è dimostrata contraria una grande maggioranza della società spagnola, compreso il Sindacato unificato di polizia, gli interroganti ritengono che tale legge violi i principi fondamentali della libertà di riunione e del diritto alla protesta pacifica di cui agli articoli 11 e 12 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, nonché l’articolo 49 per quanto concerne la proporzionalità dei reati e delle pene.

A sua volta, l’emendamento che modifica la legge sugli stranieri tutelando i rimpatri “a caldo” viola l’articolo 18 della Carta.

Pertanto, gli interroganti denunciano la natura antidemocratica della legge ed esortano l’UE a tutelare i diritti dei cittadini europei.

1. Ritiene la Commissione che la legge in questione rispetti i summenzionati diritti?

2. Intende agire per impedire la legalizzazione dei “rimpatri immediati”, che risultano in conflitto con il diritto internazionale e unionale?


Risposta di Věra Jourová a nome della Commissione
(4.5.2015)

Come già sottolineato nelle risposte alle interrogazioni scritte E-013929/13, 13763/13, P‑006472/14 ed E-011174/14, la Commissione non dispone di una competenza generale nel settore dei diritti fondamentali. Conformemente al suo articolo 51, la Carta dei diritti fondamentali si applica agli Stati membri esclusivamente nell’attuazione del diritto dell’Unione. Il mantenimento dell’ordine pubblico negli Stati membri, comprese le disposizioni in materia di pubblica sicurezza e regolamentazione delle manifestazioni, ambito al quale fa riferimento la legge spagnola sulla sicurezza dei cittadini, sono di competenza nazionale e quindi al di fuori della normativa dell’UE.

La Spagna, come tutti gli altri Stati membri dell’UE, è tenuta a rispettare i diritti e le libertà fondamentali sancite sia nella sua costituzione sia nei pertinenti strumenti internazionali in materia di diritti umani, in particolare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tali strumenti includono la libertà di espressione e la libertà di riunione, come pure il principio della proporzionalità dei reati e delle pene. La Commissione è fiduciosa che le autorità nazionali garantiranno il rispetto dei loro obblighi in materia di diritti fondamentali – derivanti dagli accordi internazionali e dalla legislazione interna.

La Commissione è attualmente impegnata in un dialogo con la Spagna per affrontare la situazione a Ceuta e Melilla per quanto riguarda le persone in stato di fermo in relazione all’attraversamento irregolare delle frontiere. La Commissione segue da vicino la procedura legislativa intesa a emendare la legge sugli stranieri (Alien Act) e, nel 2014, ha espresso preoccupazioni in merito alla versione iniziale relativamente alla sua compatibilità con gli obblighi della Spagna derivanti dalla normativa dell’UE in materia di rimpatrio dei migranti in situazione irregolare. La legislazione è ancora in discussione e soggetta a subire modifiche. Una volta adottata, la Commissione ne valuterà la compatibilità con il diritto dell’UE.

Contro le violenze black bloc

di sabato, maggio 2, 2015 0 , , Permalink

Ho aderito al movimento no-Expo e alla manifestazione del  primo maggio a Milano con un comunicato congiunto assieme ai colleghi Eleonora Forenza e Curzio Maltese: proprio per questo ritengo necessario prendere le distanze dalle violenze scatenate da alcune frange dei manifestanti e le condanno con massima fermezza. Il corteo No Expo è stato sequestrato dai black bloc, ma questi ultimi non metteranno a tacere i temi del movimento critico nei confronti dell’Esposizione universale di Milano.

Tutti i movimenti del NO cui ho aderito – No Tav, No Expo, No Muos, No Triv, No Mose, No Grandi Navi – saranno capiti in Italia e in Europa solo se il nostro rifiuto della violenza e dell’illegalità viene espresso in maniera chiara e inequivocabile.

barbara spinelli