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Contraddizioni della Commissione sulle guardie costiere libiche

Bruxelles, 2 aprile 2019. Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nella riunione della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) del Parlamento europeo nel corso del dialogo strutturato con Dimitris Avramopoulos, Commissario responsabile per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza.

«Ringrazio il Commissario Avramopoulos per questo nostro ultimo incontro in  Commissione Libe. Per me, è l’occasione per esprimere dubbi che  in questi anni non sono mai stati fugati, sulla coerenza e la sincerità della Commissione in materia di migrazione. Oggi faccio in particolare riferimento alla lettera di cui si è già parlato stamattina in questa sede, inviata dalla responsabile della Direzione migrazione e politica interna della Commissione, Signora Paraskevi Michou, a Fabrice Leggeri, direttore dell’Agenzia europea della Guardia costiera e di frontiera. Lettera in cui si legittimano il funzionamento  della zona SAR (search and rescue) libica, l’”ottima performance” delle guardie costiere libiche, i salvataggi fatti da queste ultime, l’uso “appropriato” del personale libico, l’aumento della sua “capacità e professionalità”. In contemporanea con questa lettera, la portavoce della Commissione Natasha Bertaud ha dichiarato tuttavia che la Libia non può esser considerato un «paese sicuro» per gli sbarchi di migranti. Tra questa lettera e la dichiarazione di Natasha Bertaud c’è una contraddizione evidente.

Capisco che non è la stessa cosa parlare di paese sicuro e di zona SAR, ma il fatto è che il governo italiano (il ministero dell’Interno) ha aggiornato la sua nuova direttiva sui porti chiusi basandosi precisamente su questa lettera della signora Paraskevi Michou, incorporandola nel testo della direttiva e citandola come conferma che rimpatriare i migranti salvati in Libia è legittimo e opportuno.

Vorrei domandare come mai nella lettera della Commissione, che ho letto e riletto, non c’è una sola parola sulle condizioni dei migranti nei campi di detenzione e nei Lager libici. Lei sa benissimo a cosa mi riferisco: l’Onu denuncia una situazione insostenibile dal punto di vista dei diritti umani fin dal 2016, e ha ripetuto la sua messa in guardia per l’ennesima volta nel marzo di quest’anno.

La seconda cosa che vorrei chiederle è come può una zona SAR essere considerata “struttura legittima e appropriata”, se la Libia non è secondo voi un “safe place of disembarkation”?

Ultima domanda: le chiedo di rendere pubblica la lettera di Fabrice Leggeri inviata alla Commissione; lettera che forse esprime dubbi e a cui la signora Paraskevi Michou ha deciso di rispondere con la lunga lettera dettagliata cui ho fatto allusione.»

Aiuto allo sviluppo: omaggio del vizio alla virtù

Strasburgo, 26 marzo 2019. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo. 

Punto in agenda:

Istituzione dello strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale

Presenti al dibattito:

  • Neven Mimica – Commissario europeo per la cooperazione internazionale e lo sviluppo

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di relatore, per il Gruppo GUE/NGL, del parere della commissione LIBE sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale.

Lo strumento europeo di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale è un dispositivo geostrategico più che di sviluppo. Il mantra è: “Aiutiamo i migranti a casa loro”, e aiutiamo in primis le regioni che meglio rispondono ai nostri immediati interessi di politica estera.

Tutto deve essere messo in opera – dice la risoluzione – perché i flussi migratori cessino di essere irregolari e diventino “regolari, ordinati, sicuri, e responsabili. Nasce lo spauracchio del migrante non solo illegale, ma addirittura irresponsabile.

La politica classica di sviluppo si fonde con quella estera e la stabilità nei Paesi terzi viene legata a strette intese militari: contro pareri precedenti del Parlamento – per quando concerne la separazione dei fondi dedicati dello sviluppo – e fuori da ogni vero controllo parlamentare.

Infine, passano completamente sotto silenzio le guerre americane ed europee di regime change, generatrici di miseria e sfollamenti di massa.

Non manca, è vero, l’accenno alla povertà da sradicare, al ruolo delle Ong e ai diritti umani: temo sia l’omaggio che il vizio rende alla virtù.

Rule of law e democrazia: i rischi del monitoraggio Ue

Strasburgo, 25 marzo 2019. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo. 

Punto in agenda:

Situazione dello Stato di diritto e la lotta contro la corruzione nell’Unione, in particolare a Malta e in Slovacchia

Presenti al dibattito:

  • Věra Jourová – Commissario europeo per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di membro, per il Gruppo GUE/NGL, del Gruppo di monitoraggio dello Stato di diritto (ROLMG) – istituito nell’ambito di competenza della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) – e relatore ombra della Risoluzione sulla Situazione dello Stato di diritto e la lotta contro la corruzione nell’Unione, in particolare a Malta e in Slovacchia.

Questa legislatura ha evidenziato che il rispetto della rule of law e dei diritti umani nell’Unione è pericolante, e la risoluzione che voteremo in aprile è uno dei tanti contributi del Parlamento in materia.

Il monitoraggio, tuttavia, presuppone che il nostro ruolo sia neutrale, mai elettoralistico, attento a evitare doppi standard e atteggiamenti punitivi. Che l’obiettivo sia quello di tutelare e rafforzare gli anticorpi nazionali, senza pretendere di sostituirci totalmente a essi. Presupposti che, purtroppo, non ritengo del tutto soddisfatti nella risoluzione.

Non chiedo di abdicare al nostro ruolo o di arginarlo, ma di renderlo incensurabile. Il rischio, altrimenti, è che le istituzioni europee vengano sempre più considerate come un potere orwelliano e che la rule of law sia percepita come imposizione esterna, da osteggiare.

Bruxelles, 20 marzo 2019. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della riunione del Gruppo GUE/NGL. 

Punto in agenda:

  • The situation of the rule of law and the fight against corruption in the EU, specifically in Malta and Slovakia

Ho chiesto questo dibattito alla luce della centralità che la questione rule of law sta assumendo in questi anni, per la nostra attività di parlamentari. Alcuni di noi si occupano del tema da anni.

La Risoluzione che discutiamo oggi presenta criticità non rilevabili in testi analoghi del Parlamento, per quanto riguarda sia il metodo che il contenuto. Uno scambio di opinioni mi sembra dunque utile, prima che il testo sia votato in plenaria, anche considerando che nel precedente voto in commissione LIBE si è manifestata una divisione tra i deputati GUE/NGL (come relatore ombra nel gruppo di lavoro sulla rule of law avevo suggerito l’astensione. Una parte dei deputati LIBE del nostro gruppo ha preferito votare in favore).

La risoluzione rappresenta il risultato del lavoro svolto nell’ambito del Gruppo di monitoraggio sulla rule of law, istituito nel giugno scorso in seno alla commissione LIBE a seguito degli omicidi dei giornalisti Daphne Caruana Galizia e Ján Kuciak, a Malta e in Slovacchia, e della volontà del Parlamento di indagare sulle cause e le conseguenze di tali accadimenti, in termini di rispetto della rule of law. Tale volontà proseguiva il lavoro già intrapreso su Ungheria, Polonia e Romania.

In una prima fase, l’idea di creare questo gruppo ha trovato consenso quasi unanime tra i vari Gruppi politici, ma le sue caratteristiche sono state oggetto di divergenze sin dalla definizione del mandato. Il mandato infine adottato – “monitorare la situazione per quanto riguarda la rule of law e la lotta alla corruzione nell’Unione, con specifico riferimento a Malta e Slovacchia” – rappresenta un compromesso tra chi voleva un’analisi particolareggiata della situazione nei due paesi e soprattutto a Malta (il PPE) e chi, come noi e S&D, puntava a un monitoraggio più generale dello stato di diritto in Europa, non essendo questi due paesi omologabili a Ungheria e Polonia.

Nonostante il compromesso, è stata privilegiata la linea del PPE. Questo a causa dell’appoggio al PPE offerto dalla Presidente del Gruppo, Sophie in ‘t Veld, e anche dell’apatia mostrata dai socialisti nel sollevare obiezioni ben motivate a ciò che sempre più somigliava a un manifesto politico contro i due governi socialisti di Malta e Slovacchia.

Di fatto, il gruppo di lavoro si è tramutato fin da subito in una sorta di commissione parlamentare d’inchiesta – priva tuttavia dei relativi poteri – focalizzata sulla verifica delle indagini penali nazionali sugli omicidi dei due giornalisti. Il Leitmotiv era denunciare a più riprese e quasi pregiudizialmente tali indagini, ed esigere la condivisione di tutti i relativi documenti. Europol e le autorità nazionali di contrasto hanno rappresentato il punto di riferimento quasi esclusivo dei lavori.

A ciò si è aggiunta la gestione dei lavori, centralizzata nella figura della Presidente e caratterizzata da un’opacità massima e da un coinvolgimento minimo degli altri membri del working group. Cito in questo ambito l’ultimo episodio di questo procedimento affrettato e politicizzato: poche settimane fa abbiamo ricevuto da Sophie in‘t Veld due lettere trasmesse ai Premier di Malta e Slovacchia, in cui si chiedeva di dare seguito alle richieste contenute in una risoluzione approvata in Commissione ma non ancora in plenaria, e inviate senza consultare gli altri membri del gruppo.

Questo ha rafforzato in me l’impressione di trovarmi davanti a un’operazione essenzialmente elettorale. Il working group aveva perso per strada il mandato, era utilizzato soprattutto dallo shadow rapporteur del PPE (Roberta Metsola) e non a caso la risoluzione è sproporzionatamente e quasi ossessivamente focalizzata su Malta.

Più importanti ancora le criticità concernenti il contenuto. Questo è dovuto anche al fatto che i negoziati sulla risoluzione sono stati condotti con estrema velocità, senza una discussione approfondita sui punti più controversi. È così accaduto che le riserve da noi espresse sui questi punti e i nostri contributi siano stati presto e sbrigativamente scartati: la campagna elettorale stava aprendosi.

Potete trovare maggiori dettagli nel briefing trasmessovi da Lide Iruin Ibarzabal, che vorrei qui ringraziare per l’ottimo testo – riassuntivo del mio lavoro nel gruppo – scritto con Fabian Iorio. A proposito delle nostre obiezioni ignorate o scartate, mi limito a un esempio, significativo. Uno dei contributi fondamentali alla redazione del testo è rappresentato dal Parere della Commissione di Venezia del dicembre 2018 su “constitutional arrangements and separation of powers and the independence of the judiciary and law enforcement in Malta”. Nel chiedere a Malta di implementare le raccomandazioni della Commissione di Venezia, la risoluzione esorta espressamente Governo e Parlamento a intraprendere una serie di specifiche riforme costituzionali, da adottarsi inoltre in maniera retroattiva.

Si tratta di una richiesta accettabile se avanzata da un organo indipendente e consultivo quale la Commissione di Venezia, ma del tutto scorretta se presentata da un organo politico come il Parlamento europeo, per di più già immerso nella campagna elettorale. La costituzione rappresenta il pilastro dell’ordinamento giuridico interno di ogni Stato, ogni suo rimaneggiamento è di un’estrema delicatezza e non può essere soggetto a contese politico/elettorali e ingerenze esterne. A ciò si aggiunge la più che inappropriata richiesta di applicazione retroattiva di tali riforme, in contrasto con la stessa rule of law e i criteri delineati in materia dalla Commissione di Venezia (The rule of law check list, Venice Commission of the Council of Europe, adottata a Venezia l’11-12 marzo 2016). [1]

Concludo con un’osservazione più generale sulla questione della rule of law nell’ambito dell’Unione. Anche in questo caso troverete maggiori elementi nel briefing che vi abbiamo inviato prima di questa nostra riunione.

Personalmente sono favorevole a un monitoraggio sistematico dello stato di diritto nell’Unione. È una posizione che ho sempre sostenuto nei miei voti e nelle indicazioni che ho dato come shadow rapporteur di una serie di risoluzioni concernenti questo tema.

Tale monitoraggio ha per me un significato chiaro: garantire il rispetto di precisi obblighi derivanti da norme di diritto internazionale, alla cui base si collocano i diritti umani e le libertà fondamentali. Non si tratta quindi della semplice osservanza di astratti valori considerati comuni. Veramente comuni sono le norme che sottendono i valori indicati nell’articolo 2 dei Trattati, non i valori in sé.

Tuttavia, il monitoraggio presuppone che il “controllore” europeo sia neutrale, non motivato da mire elettorali, attento a evitare doppi standard, non percepito come punitivo, e deciso a criticare sia gli Stati Membri sia le istituzioni europee.

Temo che la risoluzione non rispetti appieno queste condizioni. Al tempo stesso, sono convinta che nei due Paesi esistano problemi reali e che il nostro gruppo non possa e non debba in alcun modo sconfessare le analisi della Commissione di Venezia, votando contro la risoluzione. Per questo suggerisco l’astensione in plenaria.

In aggiunta, presenterò alcuni emendamenti e proposte di split e separate vote sui punti più controversi.

[1] The Rule of Law Checklist

ICE, l’UE chiude le porte alla partecipazione cittadina

Strasburgo, 12 marzo 2019. Barbara Spinelli (Gue/Ngl) è intervenuta ieri nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo dedicata alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l’iniziativa dei cittadini europei (ICE).

Presenti al dibattito:

  • Alain Lamassoure, deputato PPE, in sostituzione del relatore György Schöpflin.
  • Andrus Ansip, Vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per il Mercato Unico Digitale.

Il nuovo regolamento è stato approvato con 535 voti a favore, 90 contrari e 41 astensioni.

I più importanti emendamenti presentati da Barbara Spinelli e dal gruppo Gue/Ngl chiedevano: la preservazione dei sistemi di raccolta individuale e la cancellazione della data fissata per la loro abolizione; un serio follow-up legislativo, nei limiti di quanto previsto dall’articolo 11 del Trattato dell’Unione; la possibilità per le Iniziative cittadine di chiedere la modifica di una proposta legislativa in corso.
La proposta di votare gli emendamenti all’accordo provvisorio, presentata in apertura del voto da Barbara Spinelli in nome del gruppo Gue/Ngl, è stata rigettata.

Di seguito l’intervento in Plenaria dell’11 marzo 2019:

Per quattro anni ci siamo occupati di uno strumento iscritto nei Trattati ma moribondo: l’Iniziativa cittadina (ICE). Lo sforzo di riesumarlo era l’occasione per dare una prima risposta alle sfide del momento: la vasta crisi della democrazia rappresentativa; l’offensiva dei poteri costituiti contro i corpi intermedi (sindacati, Ong); la domanda di democrazia diretta o partecipativa. Una domanda crescente – e rischiosa se ripetutamente inascoltata – come dimostrato dal Brexit e dal movimento Gilet gialli.

L’occasione è stata in parte persa, e i cittadini manifestano in questi giorni profondissima delusione. Vero è che l’ICE è tecnicamente migliorata, e il Parlamento potrà valutare le iniziative coronate da successo. Ma il potere di dar loro un seguito legislativo è monopolizzato dalla Commissione, e anche la raccolta firme è accentrata nelle sue mani. I sistemi individuali di raccolta, pure molto efficaci e previsti dal precedente regolamento, saranno aboliti. È un ennesimo schiaffo alle Ong.

È come se avessimo costruito uno smartphone più accessibile ma che bloccasse le chiamate: user-friendly, non citizen-friendly. L’Iniziativa cittadina non viene uccisa, fortunatamente. Ma resta in coma. I poteri costituiti dell’Unione si barricano, chiudendo le porte alla partecipazione cittadina nel preciso momento in cui glorificano l’inesistente dèmos europeo. Non è un segno di forza, ma di debolezza.

Europe’s deadly migration strategy

“Sophia is a military operation with a very political agenda,” said Barbara Spinelli, an Italian MEP and member of the Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs in the European Parliament. “It has become an instrument of refoulement, legitimizing militias with criminal records, dressed up as coast guards.”

Articolo di Zach Campbell, Politico, 28 febbraio 2019

Unacceptable statements by the President of the European Parliament Antonio Tajani

di lunedì, febbraio 18, 2019 0 , , Permalink

Demanding immediate resignation of Antonio Tajani, president of the EU parliament, petizione promossa dal sindacato sloveno dei pensionati e cofirmata anche da Barbara Spinelli. Qui la lettera dei promotori.

Lista dei primi firmatari:

  1. Davor Bernardić, president of SDP Croatia and MP of Croatian Parliament
  2. dr. Borut Bohte, professor at the Faculty of Law, University of Ljubljana
  3. Biljana Borzan, European MEP SDP Croatia/S&D
  4. dr. Milan Brglez, Slovenian MP and former President of the National Assembly of the Republic of Slovenia
  5. Neda R. Bric, actress and director
  6. Jan Cvitkovič, film director
  7. dr. Gabi Čačinovič Vogrinčič, psychologist and professor at the Faculty of Social Work, University of Ljubljana
  8. Mitja Čander, editor and essayist
  9. Tanja Fajon, MEP SD Slovenia/Vice-President of the S&D Group in the European Parliament
  10. Knut Fleckenstein, MEP SPD Germany/S&D
  11. Spomenka Hribar, Slovenian author, philosopher, sociologist and public intellectual
  12. Zoran Janković, Major of Ljubljana
  13. Roni Kordiš – Had, Slovenian blogger
  14. Jadranka Kosor, former Prime Minister of the Republic of Croatia
  15. Jurij Krpan, artistic director of the Kapelica Gallery Ljubljana
  16. Milan Kučan, former President of the Republic of Slovenia
  17. dr. Branko Marušič, Slovenian historian
  18. Stjepan Mesić, former President of the Republic of Croatia
  19. Matjaž Nemec, Slovenian MP and Chair of the Committee on Foreign Policy in the National Assembly of the Republic of Slovenia
  20. Tonino Picula, MEP SDP Croatia/S&D
  21. dr. Ciril Ribičič, a distinguished professor at the University of Ljubljana and a former constitutional judge
  22. ddr. Rudi Rizman, a distinguished professor at the University of Ljubljana and the University of Bologna
  23. Tatjana Rojc, Senator in the Italian Parliament in Rome
  24. Aldo Rupel, writer, sports teacher and translator
  25. dr. Vasilka Sancin, associate professor at the Faculty of Law, University of Ljubljana
  26. Jožef Školč, former President of the National Assembly of the Republic of Slovenia
  27. Davor Škrlec, MEP Greens/EES
  28. Marko Sosič, writer and director
  29. Barbara Spinelli, MEP Confederal Group of the European United Left – Nordic Green Left
  30. dr. Igor Šoltes, MEP Greens/EES
  31. Aleš Šteger, writer
  32. dr. Danilo Türk, former President of the Republic of Slovenia
  33. dr. Marta Verginella, Slovenian historian from the Slovene minority in Trieste/Italy
  34. dr. Patrick Vlačič, former Minister of the Government of the Republic of Slovenia and associate professor at the Faculty of Maritime Studies and Transport of the University of Ljubljana
  35. Lenart Zajc, writer
  36. mag. Dejan Židan, President of the Social Democrats and the National Assembly of the Republic of Slovenia
  37. Josef Weidenholzer, MEP SPÖ Austria/Vice-President of the S&D Group in the European Parliament

Uso sproporzionato della forza nelle manifestazioni

Strasburgo, 14 febbraio 2019. Dichiarazione di Barbara Spinelli a seguito del voto sulla proposta di Risoluzione di PPE, ALDE e ECR sul diritto di manifestazione pacifica e sull’uso proporzionato della forza. 

La Risoluzione è stata adottata con 438 voti a favore, 78 voti contrari e 87 astensioni.

Ho accolto con favore la decisione del Parlamento Europeo di sostenere la proposta, avanzata dal nostro gruppo, di avere un dibattito in plenaria, e relativa risoluzione, sul diritto di manifestazione pacifica e sull’uso proporzionato della forza. Deploro tuttavia l’atteggiamento eccessivamente timido adottato nella risoluzione congiunta presentata da PPE, ALDE e ECR.

Ho condiviso appieno e sostenuto con forza la condanna, presente nella risoluzione, del ricorso a interventi violenti e sproporzionati da parte delle autorità pubbliche in occasione di proteste e manifestazioni pacifiche. Tuttavia, simile condanna rimane lettera morta se non accompagnata da obblighi corrispondenti e incontrovertibili in capo agli Stati membri, come il chiaro impegno a proibire l’uso di alcuni tipi di armi “meno letali” (flashball LBD40, granate GLI F4) da parte delle autorità di contrasto, da cui possano derivare gravi lesioni dalle conseguenze permanenti. Tale richiesta era espressamente inclusa nella nostra proposta di risoluzione e negli emendamenti presentati sia dal Gruppo GUE/NGL sia dal gruppo Verdi/Ale. È per queste ragioni che ho votato, insieme ai deputati Verdi/Ale, contro il testo proposto.

*** 

Strasburgo, 11 febbraio 2019. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo.  

Punto in agenda:

  • Diritto di manifestare pacificamente e uso proporzionato della forza
    Dichiarazione della Commissione

 Presenti al dibattito:

  • Karmenu Vella – Commissario europeo per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca

L’uso sproporzionato della forza contro le manifestazioni e leggi di natura liberticida concernenti il diritto alla protesta si diffondono nei Paesi membri dell’Unione e dobbiamo occuparcene, anche se la competenza è degli Stati nazionali. Ce ne occupammo in una risoluzione parlamentare del 2002, che deplorò la sospensione di diritti dei dimostranti contro il G8 a Genova, sospensione di cui il governo italiano si era reso responsabile nel 2001.

Quando vengono usate armi con effetto mutilante o anche letale contro i manifestanti (flashball LBD40, granate GLI F4) è chiaro che sono violati diritti europei. Penso agli articoli della Carta europea sul diritto all’integrità fisica e mentale, alla libertà di assemblea e di espressione. La rule of law non è solo osservanza delle leggi. È anche tutela di questi precisi diritti, non meno inviolabili nel mantenimento dell’ordine. Tali armi vanno bandite nello spazio dell’Unione.

Le parole usate dal governo francese per descrivere l’insieme dei manifestanti Gilets Jaunes – “casseurs”, “factieux”, “brutes” – echeggiano le accuse di sedizione violenta contro i prigionieri politici catalani e stridono con il nostro ordine giuridico.

 

Allegati:

Testo finale della Risoluzione adottata dal parlamento

Testo della proposta di risoluzione comune presentata da S&D, Verdi/ALE e GUE/NGL

Testo della proposta di risoluzione presentata dal GUE/NGL

Gli emendamenti 6-14 e 15-21 alla risoluzione presentati dal GUE/NGL

Comunicato stampa del GUE/NGL diramato dopo il voto

Gli anni bellissimi del Presidente Conte

COMUNICATO STAMPA

Strasburgo, 12 febbraio 2019. Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo nella “Discussione con il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana Giuseppe Conte sul futuro dell’Europa”, alla presenza del Commissario europeo Jyrki Katainen.

Di seguito l’intervento:

Ho una domanda, caro Presidente Conte.

Siccome non vedo l’Unione capace allo stato attuale di divenire una Comunità solidale e non discriminatoria, né sulla migrazione né sulle regole di bilancio. Siccome non credo che il reddito di cittadinanza, pure indispensabile in Italia, sia in grado di superare i difetti del sussidio Harz IV, ormai riconosciuti nella stessa Germania. Siccome vedo che la destra estrema sta prendendo il sopravvento sui Cinque Stelle, imponendo la propria agenda su punti cruciali, vorrei chiederle – e la domanda è seria perché temo il momento in cui la Lega abbraccerà forze di destra che vogliono la caduta del suo governo, porti ancora più chiusi e strategie di regime change in Venezuela: sulla base di quali previsioni, di quale studio della realtà, di quali dati di fatto ritiene, come ha detto il primo febbraio in un’intervista, che quest’anno e gli anni successivi saranno “bellissimi”?

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