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Governo, l’appello degli europarlamentari Spinelli e Durand: “Bisogna trattare con il M5S contro il rischio neofascista”

Da «Il Fatto Quotidiano», 12 marzo 2018

Governo, l’appello degli europarlamentari Spinelli e Durand: “Bisogna trattare con il M5S contro il rischio neofascista”

Durand e Spinelli – I due eurodeputati di sinistra ai Dem: “Compiacersi all’opposizione non è all’altezza della sfida”

“Quando il 13 marzo Matteo Renzi ha annunciato le sue dimissioni dalla guida del Partito democratico dichiarando che il posizionamento naturale del Pd sarà ora all’opposizione, ha incitato i sostenitori del negoziato con il Movimento Cinque Stelle a esprimersi apertamente.

E dunque noi osiamo dirlo apertamente. Pensiamo che il Partito democratico debba tentare un negoziato con M5S e Liberi e Uguali.

Noi, figli di militanti antifascisti, di chi ha resistito all’oppressione e all’odio, noi che ricordiamo ciò che i nostri genitori ci hanno raccontato: che il fascismo si alimenta sempre della codardia e della rassegnazione degli altri, oltre che dell’ostinazione a preservare, sia pure momentaneamente, l’illusoria purezza della loro immagine.

Noi, parlamentari europei, noi che a ogni scadenza elettorale vediamo l’estrema destra avanzare, i ripiegamenti identitari rafforzarsi, gli autoritarismi crescere, noi che vediamo la democrazia ovunque in pericolo.

Noi, responsabili politici espressi da movimenti e partiti diversi, che lavoriamo quotidianamente con gli eletti del Movimento Cinque Stelle e che sappiamo come le nostre voci si uniscano sempre nel Parlamento europeo quando si tratta di promuovere la solidarietà e la democrazia.

Noi, con l’umiltà e la gravità che ci conferisce il nostro mandato europeo, al servizio di 500 milioni di cittadine e cittadini europei, vi chiediamo di mettere per un istante da parte le posture e petizioni di principio, i calcoli elettorali o le valutazioni d’immagine e di tentare tutto ciò che è in vostro potere per permettere all’Italia di dotarsi di un governo nel quale l’estrema destra non avrà posto.

Le elezioni del 4 marzo hanno prodotto una sconfitta elettorale per il Partito democratico, non lo neghiamo. Ma gli sconfitti non escono dalle battaglie godendo di speciali esenzioni dalle proprie responsabilità

Compiacersi in una confortevole opposizione, rinunciare a sporcarsi le mani col pretesto che i vostri alleati potenziali non sono di vostra convenienza, non è un comportamento all’altezza della sfida di oggi, cioè difendere in Europa i diritti e le libertà fondamentali, i principi comuni sui quali si è costruita l’unione del nostro continente.

Diceva Charles Péguy che la filosofia politica di Kant ha le mani pure ma è purtroppo sprovvista di mani. La stessa cosa si può dire di tutti i responsabili che scelgono di guardare altrove quando il fascismo è alle porte, con la scusa che per fare argine dovrebbero unire le proprie forze ad alleati troppo imperfetti.

Voi non siete obbligati a voltarvi dall’altra parte. Avete la capacità concreta di costruire nelle prossime settimane l’alternativa a un governo che aprirebbe le porte al nazionalismo, al razzismo, alla xenofobia. Forse non avrete successo. Ma avete la facoltà di tentare. E le radici filosofiche e politiche del Partito Democratico rendono questa facoltà un dovere.

Cari amici del Partito democratico, ci sono scenari ben peggiori di quello, indicato da Renzi, di divenire “la stampella di un governo anti-sistema”. Potreste diventare il predellino di un governo neo-fascista.

Pascal Durand Marabotto, eurodeputato francese dei Verdi

Barbara Spinelli, eurodeputata del Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica (Gue/Ngl)

La detenzione di bambini migranti in Grecia viola il diritto internazionale

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli e 70 eurodeputati: la detenzione di bambini migranti in Grecia viola il diritto internazionale

Bruxelles, 9 marzo 2018

Barbara Spinelli (GUE/NGL) ha rivolto un’interrogazione scritta alla Commissione europea a proposito della detenzione di bambini migranti non accompagnati nelle celle delle stazioni di polizia in Grecia.

L’interrogazione è stata cofirmata da settanta deputati di diversi gruppi politici.

Di seguito il testo e le firme:

«Human Rights Watch ha reso noto che in Grecia, alla fine dello scorso dicembre, 54 bambini non accompagnati erano detenuti in celle interne alle stazioni di polizia locali o in centri di detenzione per migranti. Secondo il rapporto dell’organizzazione, I bambini migranti vivevano in “condizioni non igieniche, spesso con adulti estranei” e potenzialmente “soggetti ad abuso e maltrattamento da parte della polizia”.

La detenzione dei bambini viola il diritto internazionale in materia di diritti umani, come affermato dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dal Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti.

L’Articolo 6 del Regolamento 604/2013 stabilisce che gli Stati membri cooperino strettamente tra loro, tengano debito conto delle possibilità di ricongiungimento familiare e, nel caso di minori non accompagnati, si adoperino per “facilitare l’azione appropriata per l’identificazione dei familiari, fratelli o parenti del minore non accompagnato che soggiornano nel territorio di un altro Stato membro”.

La Commissione è informata della situazione e, in caso affermativo, quali passi intende intraprendere per sostenere misure alternative alla detenzione, rendere più veloce il ricongiungimento familiare dalla Grecia e assicurare una ricollocazione sicura dei bambini richiedenti asilo non accompagnati, anche in assenza di legami familiari?»

Firmatari:

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Beatriz Becerra Basterrechea (ALDE), Tanja Fajon (S&D), Maria Grapini (S&D), Josu Juaristi Abaunz (GUE/NGL), Maria Gabriela Zoană (S&D), Tokia Saïfi (PPE), Pina Picierno (S&D), Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL), Takis Hadjigeorgiou (GUE/NGL), Maite Pagazaurtundúa Ruiz (ALDE), Sergio Gaetano Cofferati (S&D), Mercedes Bresso (S&D), Silvia Costa (S&D), Bart Staes (Verts/ALE), Marlene Mizzi (S&D), Malin Björk (GUE/NGL), Carlos Coelho (PPE), Ramón Luis Valcárcel Siso (PPE), Antonio López-Istúriz White (PPE), Anna Hedh (S&D), Marita Ulvskog (S&D), Jytte Guteland (S&D), Jens Nilsson (S&D), Wajid Khan (S&D), Luigi Morgano (S&D), Javier Nart (ALDE), Ana Gomes (S&D), Gérard Deprez (ALDE), Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), Curzio Maltese (GUE/NGL), João Pimenta Lopes (GUE/NGL), João Ferreira (GUE/NGL), Vilija Blinkevičiūtė (S&D), Nikolaos Chountis (GUE/NGL), Molly Scott Cato (Verts/ALE), Javier Couso Permuy (GUE/NGL), Michaela Šojdrová (PPE), Petras Auštrevičius (ALDE), Julie Ward (S&D), Merja Kyllönen (GUE/NGL), Nathalie Griesbeck (ALDE), Jean Lambert (Verts/ALE), Barbara Lochbihler (Verts/ALE), Tania González Peñas (GUE/NGL), Marisa Matias (GUE/NGL), Claude Turmes (Verts/ALE), Dietmar Köster (S&D), Claude Moraes (S&D), Eva Joly (Verts/ALE), Soraya Post (S&D), Benedek Jávor (Verts/ALE), Hilde Vautmans (ALDE), Monika Beňová (S&D), Miguel Urbán Crespo (GUE/NGL), Elly Schlein (S&D), Ernest Urtasun (Verts/ALE), Bodil Valero (Verts/ALE), António Marinho e Pinto (ALDE), Helmut Scholz (GUE/NGL), Kostas Chrysogonos (GUE/NGL), Jordi Solé (Verts/ALE), Sirpa Pietikäinen (PPE), Martina Anderson (GUE/NGL), Stefan Eck (GUE/NGL), Sophia in ‘t Veld (ALDE), Josef Weidenholzer (S&D), Nessa Childers (S&D), Olle Ludvigsson (S&D), Anna Maria Corazza Bildt (PPE), Caterina Chinnici (S&D)

Allegati:

Secondo HRW e numerosi studi, tra cui un rapporto redatto su richiesta della Commissione, la detenzione ha effetti gravi e di lungo termine sui bambini, che includono “nocumento al loro sviluppo, ansia, depressione, disturbo da stress post traumatico e perdita di memoria”:

http://odysseus-network.eu/wp-content/uploads/2015/02/FINAL-REPORT-Alternatives-to-detention-in-the-EU.pdf

https://www.hrw.org/news/2018/01/23/asylum-seeking-kids-locked-greece

http://www.unhcr.org/58a458eb4

Assemblea generale delle Nazioni Unite, Dichiarazione di New York su rifugiati e migranti: risoluzione / adottata dall’Assemblea generale, 3 ottobre 2016, A/RES/71/1.

“Noi, i Capi di Stato e di governo e Alti rappresentanti (…)  perseguiremo inoltre soluzioni alternative alla detenzione mentre tali misure sono in corso”.

http://www.refworld.org/docid/57ceb74a4.html

– Commento Generale N. 21 (2017) del  Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia relativo ai bambini in situazioni di strada – vedi paragrafo 44: “La privazione della libertà, per esempio, in celle di detenzione o centri chiusi, non costituisce mai una forma di protezione”.

Fonti:

http://fra.europa.eu/en/publication/2017/child-migrant-detention

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2013:180:0031:0059:EN:PDF

Il potere degli impotenti

Bruxelles, 28 febbraio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo.

Punto in agenda:

  • Decisione della Commissione di attivare l’articolo 7, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione Europea per quanto riguarda la situazione in Polonia
  • Dichiarazione della Commissione

«Alcuni diranno che ricorrere all’articolo 7 è un gesto inutile, puramente verbale, visto che alla fine non ci sarà comunque unanimità nel Consiglio sulla sua attuazione. Per parte mia non ritengo puramente verbale la nostra risoluzione. Pur conoscendo i rischi che corre – mettendo in mostra la propria impotenza – il Parlamento deve esprimersi, quando constata in uno Stato membro violazioni gravi dell’articolo 2. È stato un dissidente dell’Est, Havel, a insegnare che esiste un potere degli impotenti, ed è questo potere che vogliamo esercitare, per mettere in guardia non solo il governo polacco ma tutti i governi che dovessero imboccare, o già hanno imboccato come in Ungheria, la strada che porta allo smantellamento della rule of law e alla politicizzazione del potere giudiziario.

In democrazia, i governi e i parlamenti non sono gli unici a detenere il monopolio della legittimità. Lo condividono con il potere giudiziario: ultimo garante dei diritti, indipendentemente dalle elezioni.

In democrazia non sono concepibili leggi come quelle adottate di recente, che impongono un’unica interpretazione della Storia nazionale, dettata dallo Stato».

L’Iniziativa cittadina come giocattolo

Bruxelles, 21 febbraio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso dell’audizione congiunta della commissione Petizioni (PETI) con la commissione Affari Costituzionali (AFCO) sull’Iniziativa dei cittadini europei.

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di relatore ombra, per il Gruppo GUE/NGL, della Relazione sulla Revisione del Regolamento (UE) 211/2011 riguardante l’Iniziativa dei cittadini.

Vorrei ringraziare tutti gli oratori che hanno presentato le loro opinioni e mi piacerebbe sottolineare qualche punto.

Fondamentalmente, la cosa che mi preoccupa è lo stato di salute dell’Iniziativa Cittadina prevista dall’art 11,4 del Trattato: uno stato di salute che definirei vicino alla malattia terminale. Il pericolo oggi è che l’ICE diventi un giocattolo in mano alla Commissione per distrarre i cittadini e dare a questi ultimi l’impressione di partecipare al gioco politico, ma vietando loro di influenzare veramente le politiche delle istituzioni europee o degli Stati membri. Si tratta di un pericolo da non sottovalutare e vorrei domandare in che modo possiamo evitare che l’ICE si trasformi in nient’altro che una variazione, più sofisticata e dispendiosa, delle normali e purtroppo largamente inutili petizioni. È uno dei motivi per cui è così difficile spiegare ai cittadini a cosa serva ancora questo strumento, visti gli insuccessi cui l’aggeggio è andato incontro.

Se invece vogliamo prendere sul serio il giocattolo e trasformarlo in un’arma di partecipazione cittadina, sarà indispensabile adottare alcune misure che correggano la proposta di riforma della Commissione.

Prima e prioritaria misura correttiva: si tratta di limitare le competenze esclusive della Commissione in tutte le fasi dell’ICE – dall’ammissibilità e registrazione al follow-up – visto che è dalla Commissione che sono venuti in definitiva i maggiori impedimenti alle Iniziative che hanno avuto successo. In altre parole, bisognerà affrontare la questione cruciale del conflitto di interessi dell’esecutivo europeo, e conferire a un’autorità terza il compito di definire, almeno, l’ammissibilità iniziale. La domanda che rivolgo in proposito al Prof. James Organ è di spiegare quale potrebbe essere tale autorità terza. Personalmente penso all’Ombudsman, ma mi piacerebbe sapere quali siano le proposte alternative, e come i compiti dell’eventuale autorità terza si colleghino a quelli della Commissione, oltre che del Parlamento.

La seconda misura consiste in un’interpretazione più ampia e flessibile del raggio di azione (scope) dell’ICE, in particolare per quanto riguarda la definizione di atto giuridico (legal act) che la Commissione è “invitata” ad adottare dalle Iniziative cittadine che hanno avuto successo e la possibilità di includere nell’atto giuridico i cosiddetti “atti preparatori” delle azioni legislative, ad esempio nei trattati commerciali, come richiesto recentemente dalla Corte europea di giustizia (giudizio sull’Iniziativa TTIP).

Terzo, sempre nel quadro di una ridefinizione del raggio di azione: la possibilità data alle Iniziative di chiedere cambiamenti dei Trattati. È stato giustamente fatto notare da alcuni oratori che esistono emendamenti del Trattati UE che possono essere presentati come misure  per migliorare l’attuazione dei Trattati stessi, ad esempio attraverso il riferimento all’Articolo 3 TUE, senza dunque mettere in forse la dicitura dell’Articolo 11,4 [1].

Quarta misura: sono favorevole al fatto che la Commissione abbia l’obbligo di giustificare le ragioni di rifiuto delle registrazioni, ma, in fondo, se richiediamo a un’autorità terza di intervenire nella fase di registrazione non è più alla Commissione cui gli organizzatori delle Iniziative dovranno rivolgersi bensì alla nuova autorità.

Infine, è senz’altro positivo che la nuova proposta della Commissione preveda la possibilità di registrare un’ICE anche parzialmente – come formalmente richiesto dalla Corte di giustizia (sentenza sull’Iniziativa Minority SafePack) – ma penso non sia questo che davvero trasformerà l’ICE in qualcosa di diverso da un giocattolo.

Secondo intervento:
Ho una domanda da rivolgere al prof. Goudriaan, e ritorno al discorso sull’ICE inteso come giocattolo dato in pasto ai cittadini per meglio distrarli. In questione, nella seconda parte delle nostre discussioni, è l’Iniziativa contro la privatizzazione dell’acqua nell’Unione. Ritengo l’ICE Right2Water un’ottima iniziativa. In Italia essa è stata echeggiata dal referendum sull’acqua: una battaglia vincente cui ho partecipato. Un referendum simile ha avuto luogo anche a Salonicco, in Grecia. Quel che mi domando è cosa si possa fare quando tutte queste iniziative vengono coronate da successo, ma la privatizzazione continua assumendo varie forme, a livello municipale, regionale o nazionale. I memorandum di austerità in Grecia, Portogallo, Irlanda insistono in maniera sistematica sulla necessità di privatizzare l’acqua. Mi domando insomma se siano solo chiacchiere quelle che avvengono fra i cittadini tramite Iniziative o referendum, di cui la politica non tiene conto.

[1] Art. 11.4 TUE: Cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei Trattati.

Lettera al Presidente Tajani su un evento organizzato dall’europarlamentare Borghezio

di venerdì, febbraio 16, 2018 0 No tags Permalink

Letter concerning an event organised the 21st of February by MEP Mario Borghezio hosting Gian Marco Concas, a spokesperson of the European anti-migrant network “Generazione identitaria”.

Aggiornamento 21 febbraio 2018:

Il Presidente Tajani non ha risposto alla richiesta, e la conferenza stampa ha avuto dunque luogo con il suo implicito consenso.

Rimpatri in Afghanistan

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-007189/2017
alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Judith Sargentini (Verts/ALE), Bodil Valero (Verts/ALE), Jean Lambert (Verts/ALE), Malin Björk (GUE/NGL), Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), Barbara Spinelli (GUE/NGL) e Elly Schlein (S&D)

Oggetto:  Stato dell’attuazione dell’azione congiunta UE-Afghanistan per il futuro in materia di questioni migratorie dell’UE: rimpatri in AfghanistanRimpa

A seguito di una lettera ricevuta l’8 novembre 2017 in risposta alla sua richiesta, il 20 novembre 2017 la commissione LIBE ha ricevuto conferma dalla Commissione quanto all’attuazione dell’azione congiunta UE-Afghanistan per il futuro in materia di questioni migratorie, che era stata firmata dalle due parti il ​​2 ottobre 2016.

La Commissione ha riferito che, nel 2016, un totale di 8.325 persone sono state rimpatriate in Afghanistan, comprese le partenze volontarie, e che, dall’entrata in vigore dell’azione congiunta, sono stati effettuati in totale 17 voli charter, con 269 rimpatriati a bordo.

A fronte di quanto descritto si chiede alla Commissione:

  1. da quali Stati membri e aeroporti sono partiti i 17 voli charter? quali Stati membri li hanno coordinati o sono stati coordinati da Frontex?
  2. qual era il sesso e l’età esatta dei 269 rimpatriati a bordo di quei voli?
  3. Può la Commissione fornire una ripartizione accurata del costo totale sostenuto dagli Stati membri e/o dall’UE per effettuare i voli? Può dire, altresì, se i voli sono stati finanziati attraverso il bilancio dell’UE, compresi Frontex o AMIF (gestione diretta o indiretta)?

E-007189/2017

Risposta di Dimitris Avramopoulos
a nome della Commissione

(13.2.2018)

Per quanto riguarda l’attuazione dell’azione congiunta UE-Afghanistan per il futuro in materia di questioni migratorie, la Commissione desidera aggiornare le informazioni fornite il 20 novembre 2017 alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, e intende altresì comunicare agli onorevoli deputati ulteriori dettagli sui voli di rimpatrio.

A partire dal 2 ottobre 2016, data della prima applicazione dell’azione congiunta, sono stati effettuati 23 voli charter tra il 12 dicembre 2016 e il 21 dicembre 2017, coordinati e finanziati dall’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (l’Agenzia), per un costo totale di 5 479 694,95 euro.

I voli sono stati organizzati disgiuntamente da Austria, Danimarca, Finlandia, Germania, Svezia e Ungheria, usufruendo dei seguenti aeroporti di partenza: aeroporto internazionale di Vienna-Schwechat, aeroporto di Copenaghen, aeroporti di Helsinki-Vantaa e di Lappeenranta, aeroporto internazionale di Düsseldorf, aeroporti di Francoforte sul Meno, di Lipsia-Halle e di Monaco di Baviera (Franz Josef Strauss), aeroporto di Stoccolma-Arlanda e aeroporto internazionale di Budapest-Ferihegy.

Nell’ambito delle operazioni coordinate dall’Agenzia sono stati rimpatriati in Afghanistan, in totale, 358 cittadini di paesi terzi, la stragrande maggioranza dei quali erano uomini adulti, con un numero limitato di donne (11) e di minori (6) accompagnati dai propri familiari. La Commissione e l’Agenzia non dispongono di informazioni sull’età precisa degli emigranti rimpatriati.

Commissione europea in pieno conflitto di interessi

Strasburgo, 7 febbraio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo.

Punto in agenda:

  • Revisione dell’accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea

Presenti al dibattito:

Frans Timmermans – Primo vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL della Relazione sulla revisione dell’accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea

Leggo l’articolo 17(3) del Trattato: “La Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza. (…) I membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo”. La relazione in esame richiama tale precetto, ma contemporaneamente ne avvalla l’esplicita deroga, consentendo ai commissari di continuare a svolgere le proprie funzioni anche se candidati alle elezioni europee sotto l’ombrello di un partito, quindi come portatori di interessi politici particolaristici. In uno studio del Parlamento del 2014, si dice chiaramente che la previsione regolamentare di un congedo elettorale non retribuito rappresenta una best practice, da estendere ad altre istituzioni UE. Trovo paradossale che oggi se ne discuta l’abolizione. Il fatto che il nuovo Codice di condotta dei commissari abbia soppresso tale previsione non rappresenta un alibi per il Parlamento per suggellarne la scomparsa anche nell’Accordo Quadro. Il codice di condotta del 2011 prevedeva il congedo in qualsiasi tipo di campagna elettorale. Ora si distingue: i commissari devono prendere congedo se candidati in elezioni nazionali. Non devono se si candidano in Europa. La cosa mi è del tutto incomprensibile.

Trascrizione dell’intervento di Frans Timmermans a conclusione del dibattito in plenaria (la risoluzione Esteban-Pons ha ottenuto la maggioranza in plenaria).

Frans Timmermans, First Vice-President of the Commission. – Madam President, I just want to thank the Members for their contributions to this debate. We are very much looking forward to the vote on this and we hope that we can amend the Framework Agreement in such a way that Commissioners could be allowed to stand in European elections without having to take leave. I have also listened carefully to the discussion on the process of lead candidates (Spitzenkandidaten) and, as I said earlier, we will take this into careful consideration when completing our contribution on this and other interinstitutional-related issues, and also in preparing for the leaders’ meeting later this month.

Brexit-diritti dei cittadini: una speranza senza ottimismo

di venerdì, febbraio 2, 2018 0 , , Permalink

Bruxelles, 1 Febbraio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso dell’Audizione comune organizzata dalla Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), dalla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) e dalla Commissione per le petizioni (PETI) “I diritti dei cittadini dopo la Brexit”. Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di Primo Vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali, in sostituzione del Presidente Danuta Maria Hübner.

I thank all the speakers present today. The consideration I will expose are personal, not of AFCO as a whole.

Despite some progresses, we are still far from guaranteeing the legal certainty for the protection of the full set of rights provided by the EU law. So my hope is without optimism.

To begin, a bright spot: I welcome a crucial clarification made by the Council in the new Guidelines: EU citizens moving to UK during the transition period will then enjoy the protection foreseen in the withdrawal agreement. Regrettably, Theresa May has already rejected such stance.

I welcome also Mr Barnier’s words: “Sufficient progress does not mean full progress”.

I deplore, however, that citizens’ rights are not included amongst the issues that still need to be addressed, both in his speech and in the guidelines, as if the question were a solved matter. This is my primary concern: that the issue will be set aside in this phase of negotiations. Both parties made a precise pledge at the beginning: that nothing will change in the life of millions of people, and this permanently. As it is now, the Joint Report – which is actually a simple common understanding – surely does not keep that promise.

As stressed by the European Parliament in its last resolution there are still outstanding issues which must be resolved. I just mention them, the speakers will surely provide a more detailed analysis: the situation of future partners of EU citizens, the guarantee of the declaratory nature of the settled status, the binding character of the decisions of the Court of Justice, the future freedom of movement of UK citizens, the enforceability of the commitments on the Irish/Northern Irish issue. They represent to me only a part – while essential – of the still unsolved issues and more should be done to establish a comprehensive agreement. As an example, I invite you to read point 58 of the Joint technical note, concerning matters that the Commission considered outside the scope of the EU mandate for the first phase of the negotiations I consider them too as necessary elements for the full enjoyment of the rights provided by the EU law, hence to be included clearly in the withdrawal agreement. I remind what the House of Lords said in its Report on “Brexit: Acquired Rights”: “In our view EU citizenship rights are indivisible. Taken as a whole they make it possible for an EU citizen to live, work, study and have a family in another EU Member State. Remove one, and the operation of others is affected”.

I highlight now some points that I hope will be broadly discussed during this hearing.

1) We should strongly avoid the erosion of the rights provided by the EU law. The recent openness of the Commission to the possible establishment, in the EU27 Member States, of constitutive procedures similar to the proposed British “settled status” is worrying and contrary to the EU law.

2) We must avoid any reference to the concept of “past life choices”. EU citizenship is a status deriving from a precise legal framework and not a simple life choice. The exercise of the relevant rights is founded on the legitimate expectations of having those rights legally protected in a permanent way.

3) Finally, I draw your attention on the possibility of a non-agreement. Judging by the reaction of Mrs May to the Council’s Guidelines, I wonder whether we should be prepared for this scenario as well, and secure at least some agreements on citizens’ rights and Northern Ireland.

Carta dei diritti: gli obblighi delle istituzioni UE

di giovedì, gennaio 25, 2018 0 , Permalink

Bruxelles, 22 gennaio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della riunione della Commissione Affari Costituzionali (AFCO). 

Punto in agenda:
Attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nel quadro istituzionale dell’UE

  • Esame del documento di lavoro

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di relatore, per il Parlamento europeo, della Relazione di implementazione sull’Attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nel quadro istituzionale dell’UE.

Vorrei innanzitutto ringraziare i colleghi presenti qui oggi.

Cercherò di illustrare gli elementi principali di questo primo documento di lavoro, in modo da lasciare maggiore spazio al successivo dibattito e ai suggerimenti che apporterete per approfondire il documento. Come già sapete, la prima parte del lavoro si concentrerà infatti sull’analisi fattuale della tematica in esame, ossia sui modi di osservazione e applicazione della Carta dei diritti fondamentali da parte delle istituzioni dell’Unione. Mi piacerebbe quindi che questa fase fosse il più possibile condivisa con tutti gli shadow e i relatori per parere, in modo che sia frutto di contributi e analisi diversificate.

Il primo documento di lavoro che presenterò oggi è dunque un punto di partenza. Non vi è in esso, al momento, alcuna pretesa di completezza, tanto nelle tematiche sollevate, quanto nei relativi contenuti. L’ho redatto consapevolmente in maniera generica dando rilievo a specifici quesiti piuttosto che formulare, già da ora, possibili conclusioni e miei personali punti di vista, che appariranno alla fine dei lavori nell’explanatory statement. Il documento di lavoro vuole perciò essere una base da cui formulare concrete diagnosi, aperto a integrazioni e approfondimenti. Nella sua versione successiva e consolidata verranno quindi incluse le risultanze dell’attuale fase di indagine – che ha già visto l’apporto, in termini di expertise, della Commissione, del Consiglio, del Prof. De Schutter – durante la riunione AFCO del 28 novembre – e dei rappresentanti dell’Agenzia per i diritti fondamentali (FRA), questi ultimi incontrati di recente. Saranno anche inclusi i contributi che emergeranno dalle nostre discussioni e dagli incontri che avremo sia con la Corte di giustizia, sia con la Corte europea dei diritti dell’uomo. Un questionario sarà inviato anche ad alcune Agenzie dell’Unione.

Vengo ora al contenuto del documento.

Il fondamento dell’analisi è l’affermazione del valore della Carta quale fonte di diritto primario dell’Unione ai sensi dell’articolo 6 del Trattato. Scopo della relazione è valutare quanto tale carattere formale sia tradotto nella sostanza dell’azione quotidiana delle istituzioni UE. La mia personale considerazione è che la Carta abbia ancora molte potenzialità da esprimere e che rappresenti, in molte circostanze, la grande assente dal processo decisionale dell’Unione. Dovremo anche trovare il modo di far emergere le responsabilità degli Stati Membri, pur rispettando la natura di questo rapporto, concentrato in primis sulle istituzioni comuni: questo perché l’Unione – essendo un ibrido, in parte confederale in parte federale – deve rispettare e promuovere la Carta in ambedue gli ambiti: la Fra ha promesso contributi in questo campo.

Come avete potuto vedere, ho suddiviso per ora l’analisi in 5 diversi macro-settori di indagine.

Il primo concerne il ruolo della Carta nel processo legislativo e decisionale. Il punto focale è per me valutare se gli strumenti e le pratiche attuali siano sufficienti a garantire la piena applicazione della Carta alla luce degli obblighi negativi – non violazione – e positivi – promozione dei diritti – che da essa discendono.

Il secondo campo concernerà le politiche dell’Unione. Mi sono soffermata in particolare su due di esse: la governance economica e l’azione esterna dell’Unione, compresi gli accordi commerciali sottoscritti con Stati terzi. La selezione di questi due specifici campi di azione unionale è stata dettata dalla considerazione della loro particolare natura. La politica economica rappresenta il campo in cui le competenze dell’Unione sono oggi più estese, e dove però si constata un ruolo più che marginale della Carta, come riconosciuto esplicitamente anche dall’Agenzia per i diritti fondamentali.

Quanto all’azione esterna dell’Unione, se l’ho inclusa è in ragione della sua natura marcatamente intergovernativa – con i limiti forti che ne derivano all’applicazione della Carta, a cominciare dall’assenza di controllo giurisdizionale da parte della Corte di giustizia.

Terzo punto: la cosiddetta dicotomia tra diritti e principi sanciti nella stessa Carta dei diritti fondamentali, cui vorrei aggiungere già da ora un’ulteriore tema su cui mi soffermerò in futuro: l’ulteriore dicotomia terminologica, sempre più in voga e riguardante le disposizioni in materia di diritti umani, tra precetti normativi e cosiddetti valori, che gli Stati membri tendono oggi a invocare come proprie preferenze soggettive.  Sono questioni, la prima come la seconda, che potrebbero apparire puramente terminologiche e/o “legalistiche” ma che influenzano concretamente il grado stesso di osservanza delle disposizioni in materia di diritti fondamentali, determinandone la modalità di applicazione. Un esempio: il Pilastro europeo dei diritti sociali potrà svilupparsi con più coerenza se saranno superate false dicotomie.

Il quarto capitolo si concentra sulle possibili limitazioni all’esercizio dei diritti sanciti dalla Carta, e in particolare sulle cosiddette “finalità di interesse generale” riconosciute dall’Unione nell’articolo 52(1) della stessa Carta. Quel che vorrei analizzare è il rapporto tra disposizioni della Carta e quelle del Trattato concernenti le finalità di interesse generale, non allo scopo di affermare una qualunque primazia delle une sulle altre ma piuttosto per valutarne l’interoperabilità e complementarità al fine del raggiungimento di obiettivi comuni, che una semplice lettura dell’articolo 52 sembra porre in contraddizione.

Quinto e ultimo punto: il rapporto tra Carta e cittadinanza dell’Unione basato su quello che ritengo essere il binomio fondamentale diritti umani/partecipazione civica.

Lo stesso articolo 20 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (cittadinanza dell’Unione) individua in taluni diritti il presupposto stesso della cittadinanza dell’Unione. Diritti che trovano anche nella Carta una propria codificazione. Carta che, di conseguenza, potrebbe divenir strumento di riferimento per l’affermazione di quel demos europeo troppo astrattamente invocato da più parti, e non ancora realmente esistente.

The moribund European Citizens’ Initiative

Bruxelles, 22 gennaio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della riunione della Commissione Affari Costituzionali (AFCO). 

Punto in agenda:

Iniziativa dei cittadini europei

  • Primo scambio di opinioni

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di relatore ombra, per il Gruppo GUE/NGL, della Relazione sulla Revisione del Regolamento (UE) 211/2011 riguardante l’iniziativa dei cittadini.

First of all, many thanks to György Schöpflin for trying to save an instrument of participative democracy which is moribund after so many failures. I share many suggestions he has made. I am convinced that the Commission’s proposal contains positive elements but remains by and large insufficient, and perpetuates some important flaws of the present system. In my opinion, our task in amending the proposal should be twofold: first, fully reflect the decisions by the Court of Justice on the scope of the ECIs and on the condition of their admissibility, and secondly, break the monopoly exercised by the Commission on the registering as well as the follow-up of the successful Initiatives.

On the first point: The judgement of the General Court on the ECI “Stop-TTIP”, and in other cases too, confirms that the conditions of admissibility are excessively restrictive, even from a legal point of view. Too often ECIs are refused because they “fall outside the framework of the Commission’s powers to submit a proposal for a legal act of the Union for the purpose of implementing the Treaties” (see article 11 TUE) The new regulation could give an exact definition of what is a ‘legal act’ in the Union, and how a Citizens’ Initiative can influence the legislative process, changing or even annulling it. It should confirm that a broader understanding of a legal act is necessary, such as including ‘preparatory acts’, when considering the registration of an ECI. Reference to Art 296(2) TFEU [1] would be beneficial regarding the understanding of a legal act. Given that the European Commission has the competence to propose changes to the Treaty (Art. 48 TUE) it should also be clarified that ECIs proposing changes to primary law are admissible.

Second point: the Commission should not have an exclusive monopoly on the ECIs. In January 2016 Juncker declared, during a hearing, that he “regretted that experience has shown that Citizens’ Initiatives did not always move European law or the European project forward, but tended instead to involve highly controversial and emotionally charged issues of greater interest to minorities than to the vast majority of EU citizens and, ultimately, generated Euro-scepticism”.

This very restrictive and oligarchic philosophy confirms we need to mitigate the Commission’s monopoly, which has contributed to the moribund state of the ECIs. Thematic restrictions are not foreseen in the Regulation of 2011, in Article 11 TEU and in Article 24 TFEU. Nor has the EC the legitimacy to refuse the registering of Citizens’ Initiatives, arbitrarily assessing them as being Euro-sceptical or reflecting the interests of a minority. As sentenced by the General Court, nothing justifies the Commission decision to define “destructive’” acts which do not contain the immediate and visible purpose of ‘implementing the Treaties’.

There are other proposals I would like to make: I will present them in future discussions. For example, I wonder if the monopoly I described – and also the Commission’s conflicts of interest, as highlighted by the recent refusal of the successful ECI demanding the ban of glyphosate – could be reduced, giving new powers to the Ombudsman in the admissibility decision, to the European Parliament in the debates on the Initiatives, and finally to the stakeholders in the organization of the online platform of discussion.

 

[1] Article 296: Where the Treaties do not specify the type of act to be adopted, the institutions shall select it on a case-by-case basis, in compliance with the applicable procedures and with the principle of proportionality.
Legal acts shall state the reasons on which they are based and shall refer to any proposals, initiatives, recommendations, requests or opinions required by the Treaties.
When considering draft legislative acts, the European Parliament and the Council shall refrain from adopting acts not provided for by the relevant legislative procedure in the area in question.

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