Alimentazione dei minori rifugiati nell’isola di Chios

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-003425/2016
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento

Elly Schlein (S&D), Judith Sargentini (Verts/ALE) e Barbara Spinelli (GUE/NGL)

Oggetto: Alimentazione dei minori rifugiati nell’isola di Chios (Grecia)

Secondo un articolo pubblicato sul Guardian del 20 aprile 2016, secondo i termini dell’accordo UE-Turchia sulla migrazione, circa 6 000 migranti e rifugiati sono attualmente detenuti in centri ubicati in isole greche, come Chios e Lesbos, e, in particolare, per quanto riguarda Chios, i rifugiati e le ONG del settore hanno affermato che circa 25 bambini di età inferiore ai sei mesi, le cui madri non sono in grado di allattare al seno, ricevono attualmente circa 100 ml di latte in polvere solo una volta al giorno, in altre parole solo un quarto della razione giornaliera consigliata.

  1. Può dire la Commissione se è a conoscenza delle terribili condizioni in cui vivono i rifugiati, e in particolare i bambini, a Chios?
  2. Può dire, altresì, se è a conoscenza del fatto che, qualora questa informazione dovesse essere confermata, si configurerebbe un caso in cui il trattamento dei rifugiati, e in particolare dei bambini, a Chios non è conforme alla direttiva sull’accoglienza (direttiva 2013/33/UE) o al diritto internazionale?
  3. Cosa intende fare la Commissione per garantire che ai rifugiati, soprattutto alle donne e ai loro figli, siano fornite un’alimentazione e un’assistenza adeguate, sulla base del pieno rispetto dei loro diritti fondamentali?

IT
E-003425/2016

Risposta di Dimitris Avramopoulos
a nome della Commissione

(16.8.2016)

Le dimensioni dell’attuale crisi migratoria mettono alla prova la capacità degli Stati membri, in particolare quelli in prima linea. La Commissione è al corrente della situazione in Grecia e sta operando in stretta collaborazione con le agenzie dell’UE e con le autorità greche per affrontare le esigenze specifiche, in particolare delle persone più vulnerabili. In questo contesto, a metà giugno 2016 i servizi della Commissione hanno effettuato una missione per valutare la situazione dei minori, anche nei punti di crisi. La missione ha visitato il punto di crisi Vial a Chios e il campo dell’UNHCR di Souda.

Il 15 giugno 2016 la Commissione ha adottato la seconda raccomandazione sulle misure specifiche che la Grecia deve attuare per garantire il pieno rispetto delle norme UE sull’asilo e gestire meglio la crisi dei rifugiati[1]. La raccomandazione include, tra l’altro, azioni specifiche che le autorità greche dovranno attuare sul trattamento dei minori non accompagnati e delle persone vulnerabili.

La Commissione sta fornendo un sostegno finanziario alla Grecia, nonché alle organizzazioni internazionali e alle organizzazioni non governative, al fine di gestire la crisi umanitaria e dei rifugiati[2]. Gli interventi umanitari sono conformi al consenso europeo sull’aiuto umanitario e alle relative politiche e approcci dell’UE, inclusi quelli in materia di protezione, minori nelle situazioni di emergenza, sanità, approvvigionamento idrico, servizi igienico-sanitari, ricovero e aiuto alimentare, e sono inoltre conformi ai parametri SPHERE in materia di assistenza umanitaria.

In quanto custode dei trattati, la Commissione controlla attentamente l’applicazione della normativa UE sull’asilo da parte di tutti gli Stati membri, inclusa la Grecia.

[1]     http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/proposal-implementation-package/docs/20160615/commission_recommendation_on_resuming_dublin_transfers_en.pdf

[2]     http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information/docs/factsheet_managing_refugee_crisis_eu_financial_support_greece_update_22_july_en.pdf.

Risposta all’interrogazione sui 500 profughi scomparsi nel Mediterraneo

di mercoledì, agosto 24, 2016 0 , Permalink

Risposta della Commissione all’interrogazione scritta proposta da Dimitrios Papadimoulis e firmata anche dall’on. Spinelli

E-003338/2016
Risposta di Dimitris Avramopoulos
a nome della Commissione
(23.8.2016)

La Commissione è a conoscenza del tragico incidente del 16 aprile 2016 al quale sarebbero sopravvissute 41 persone, e segue attentamente la situazione. I paesi interessati sono responsabili delle operazioni di ricerca e soccorso.

Fin dalla sua istituzione nel 2015, l’operazione Eunavformed Sophia (ENFM) ha sviluppato una buona conoscenza delle reti e del modello operativo dei trafficanti. Tramite operazioni condotte in alto mare, ENFM ha arrestato 71 presunti trafficanti, che sono stati consegnati alle autorità giudiziarie italiane, e ha neutralizzato 148 imbarcazioni utilizzate per il traffico. Ad oggi, l’operazione ha soccorso un totale di 15.997 migranti.

La Commissione continua ad attuare il piano d’azione dell’UE contro il traffico di migranti[1].

Basandosi sul reinsediamento di 22.504 rifugiati nel periodo 2015-2016, la Commissione ha proposto un regolamento che istituisce un quadro di reinsediamento dell’Unione[2].

Il 7 giugno 2016 la Commissione ha presentato una riforma del regime della Carta blu UE[3] per promuovere la migrazione legale.

La Commissione rinvia gli onorevoli parlamentari alle risposte alle interrogazioni scritte E-000842/2016 e E-002569/2016[4], alla sua quinta relazione su ricollocazione e reinsediamento[5] e alla comunicazione sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell’ambito dell’agenda europea sulla migrazione[6].

[1]     COM(2015) 285, consultabile all’indirizzo http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/e-library/documents/policies/asylum/general/docs/eu_action_plan_against_migrant_smuggling_en.pdf

[2]     COM(2016) 468 final

[3]     COM(2016) 378 final

[4]     http://www.europarl.europa.eu/plenary/en/parliamentary-questions.html

[5]     COM(2016) 480 final

[6]     COM(2016) 385 final

Risposta della Commissione sulle trivellazioni

È giunta la risposta di Karmenu Vella a nome della Commissione all’interrogazione scritta sulle trivellazioni:

IT
P-002962/2016
Risposta di Karmenu Vella
a nome della Commissione
(14.6.2016)

La Commissione ritiene che in questa fase non vi sia una potenziale violazione del diritto ambientale dell’Unione, poiché la decisione, adottata con atto legislativo, di estendere le autorizzazioni per l’estrazione di idrocarburi entro 12 miglia nautiche dalla costa “per la durata di vita utile del giacimento” è di competenza esclusiva delle autorità nazionali.

La Commissione ritiene altresì che non vi sia alcuna violazione delle disposizioni della convenzione di Aarhus[1], in quanto gli obblighi della convenzione relativi alla partecipazione del pubblico non si applicano agli atti legislativi.

Data la modesta produzione di idrocarburi in Italia, tale misura legislativa non dovrebbe peraltro avere un impatto considerevole sulla concorrenza nei mercati internazionali degli idrocarburi. La Commissione ritiene pertanto che non vi sia in questa fase una potenziale violazione della normativa unionale in materia di concorrenza.

Infine, a norma della direttiva 94/22/CE [2] relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, l’Italia deve garantire che la durata delle autorizzazioni non superi il periodo necessario per portare a buon fine le attività per le quali esse sono state concesse. Tuttavia, le autorità competenti possono prorogare la durata delle autorizzazioni se la durata stabilita non è sufficiente per completare l’attività in questione e se l’attività è stata condotta conformemente all’autorizzazione.

[1]     http://ec.europa.eu/environment/aarhus/

[2]     GU L 164 del 30.5.1994, pag. 3.

Human rights situation in Bahrain

Lettera indirizzata all’Alto Rappresentante Federica Mogherini sottoscritta da 42 deputati europei – tra cui Barbara Spinelli – riguardante la situazione dei diritti umani in Bahrain.

To the kind attention of: Ms Federica Mogherini HR/VP

Brussels, 3 June 2016

Dear High Representative,

The co-signatory Members of Parliament are seriously concerned about the case of Mr Mohamed Ramadan and Husain Ali Moosa, two Bahraini men currently serving a death sentence in Jau Prison and awaiting their execution. We wish to reiterate our strong concerns and call for action to ensure the release of Mr Ramadan and Mr Moosa. Mohammed Ramadan is a 32-year-old Bahraini airport security guard. He peacefully participated in anti-government protests, nonviolent marches and other political activities carried out by those opposing the ruling royal family of Bahrain. As a consequence, he was arrested on 18 February 2014, at the airport where he worked, without being presented an arrest warrant. For four days, Mr Ramadan’s family did not know his whereabouts. Mr Ramadan was accused, alongside Mr Moosa who was detained a few days earlier, of being involved in a bomb explosion that resulted in the death of a policeman in al-Deir village on 14 February 2014.

Mr Ramadan and Mr Moosa told their lawyers that he had been tortured during interrogation at the Criminal Investigations Directorate (CID). They alleged that security officers severely beat them on their hands, feet, body, neck, and head. The torture continued until Mr Moosa agreed to make a false confession fabricated by the authorities, which was also used to incriminate Mr Ramadan. Such confessions were later used as the main evidence in their trial. On 14 August 2014, five United Nations human rights experts, including the Special Rapporteur on Torture Juan Mendez, expressed serious concerns over Mr Ramadan’s confession, clearly obtained under duress and torture.

On 29 December 2014, a Bahraini Court sentenced Mr Ramadan and Mr Moosa to the death penalty. Nine of the others defendants received six years of incarceration and one was sentenced to life imprisonment. On 27 May 2015, a Court of Appeal upheld the sentence. Further, on 16 November 2015, the Bahraini Court of Cassation rejected the final appeal of Mr Ramadan. The death sentence has been passed to the King. It is now up to the King of Bahrain to sign Mr Ramadan and Mr Moosa’s death sentence, putting them at an imminent risk of execution.

The European parliament has previously shown its concern on the case of Mr Ramandan and Mr Moosa. On 24 November 2015, six Members of the European Parliament issued a Parliamentary Question inquiring into the steps the EEAS was going to take to pressure the Bahraini authorities to revoke Mr Moosa and Mr Ramadan’s sentences. Further, on 4 February 2016 the European Parliament adopted an Urgency Resolution on the case of Mohamed Ramandan, also citing the case of Husain Ali Moosa.

Among other topics, the Resolution clearly pointed out to “remind the Bahraini authorities that Article 15 of the Convention Against Torture and other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment prohibits the use of any statement made as a result of torture as evidence in any proceedings”. Further, it expressed its concerns over the wide anti-terror laws in Bahrain, via which Mr Moosa and Mr Ramadan have been sentenced to the death penalty. During last year alone, Bahraini courts passed seven new death sentences, bringing the total number of persons on death row in the country to ten, showing a dangerous trend of rapprochement towards Saudi Arabia and a sharp increase in the use of death sentences, even in cases where due process has not been respected during judicial proceedings. Overall, the European Union has a strong stance against any kind of torture or inhuman or degrading treatment, as proven by the EU Council Guidelines on Torture, other cruel, inhuman or degrading treatment or punishment adopted in 2001, updated in 2012.

The adopted Resolution also highlighted the lack of due judicial process in Bahraini courts, stressing “the importance (…) in particular as regards its judicial system, with a view to ensuring compliance with international human rights standards”. Both Mr Ramadan and Mr Moosa’s trials were severely flawed, not covering their basic rights under the ICCPR Convention, to which Bahrain acceded on 20 September 2006.

Despite its strong stance against the death penalty and the numerous occasions on which the European Parliament has shown grave concern for Mr Ramadan and Mr Moosa, the situation of both men remains unchanged. Both Mohamed and Husain Ali are still serving a capital sentence in Bahrain and their execution is a real and imminent threat.

We therefore ask the European External Action Service to assertively call on the Bahraini government to pardon Mr Ramadan and Mr Moosa and to ask for their immediate release and the dropping of all charges against them. We further encourage the EEAS to share with the European Parliament the concrete actions it is taking, regarding its relations with Bahrain, to ensure that all trials and judicial proceedings are in full compliance with the Rule of Law, international law and the ICCPR Convention.

The signatories to this letter are also concerned about the use of vague and ill-defined anti-terror laws in Bahrain, and other Gulf Cooperation Council countries, and call on the EEAS to further strengthen its efforts on this area and ensure that such anti-terror measures do not hinder or target peaceful civil, political and human rights activists.

Testo della lettera e firmatari

Solidarietà e leale collaborazione tra gli Stati membri in merito alle decisioni di ricollocazione

di venerdì, maggio 27, 2016 0 , , Permalink

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-001501/2016 al Consiglio

Articolo 130 del regolamento

Barbara Spinelli (GUE/NGL)

Oggetto: Solidarietà e leale cooperazione tra gli Stati membri in merito alle decisioni di ricollocazione

Il 16 febbraio il primo ministro portoghese António Costa ha espresso la propria solidarietà in merito alla questione dei rifugiati in una lettera al primo ministro greco Alexis Tsipras.

Costa ha dichiarato che il Portogallo è disposto ad accogliere 2 000 rifugiati nelle università e 800 negli istituti tecnici, e sta prendendo in esame la possibilità di collocarne altri 2 500‑3 000 nei settori dell’agricoltura e della silvicoltura.

Costa ha inoltre affermato l’impegno del Portogallo a garantire che l’Europa continui ad avere solo una frontiera esterna e nessuna frontiera interna.

Intende il Consiglio esprimere il proprio favore per l’iniziativa e raccomandare agli Stati membri di seguire tale buona pratica nella speranza che essa divenga una norma comune all’interno dell’Unione, rispettando così lo spirito dell’articolo 80 TFUE?

Come intende procedere il Consiglio, in conformità del principio di leale cooperazione sancito all’articolo 4 TUE, per garantire che i suoi rappresentanti introducano tutte le misure opportune per garantire il rispetto dei meccanismi di ricollocazione di emergenza adottati durante le riunioni straordinarie del Consiglio GAI del 14 e del 21 settembre 2015 e si astengano da qualsiasi iniziativa che potrebbe pregiudicarne l’attuazione?


IT

E-001501/2016

Risposta

(23.5.2016)

Nelle riunioni del dicembre 2015 e febbraio 2016, il Consiglio europeo[1] ha esortato gli Stati membri ad attuare le decisioni di ricollocazione adottate il 14 e 22 settembre 2015.

Nella dichiarazione del 7 marzo 2016 i capi di Stato o di governo dell’UE hanno convenuto che è necessario intervenire per accelerare in maniera significativa l’attuazione della ricollocazione al fine di alleviare il pesante onere che grava attualmente sulla Grecia. Gli Stati membri sono stati invitati a rispondere in maniera rapida ed esaustiva alla richiesta dell’EASO di consulenze nazionali per sostenere il sistema di asilo greco e sono stati altresì invitati a fornire con urgenza ulteriori posti di ricollocazione. I capi di Stato o di governo hanno inoltre convenuto che occorre fornire ulteriore assistenza alla Grecia per garantire il corretto funzionamento dei punti di crisi, con il 100% di identificazioni, registrazioni e controlli di sicurezza, e la messa a disposizione di sufficienti capacità di accoglienza. Tutti gli Stati membri sono stati invitati a rispondere in maniera esaustiva all’ulteriore richiesta di Frontex di agenti distaccati nazionali. È stato inoltre convenuto che Europol schiererà rapidamente gli agenti distaccati in tutti i punti di crisi al fine di potenziare i controlli di sicurezza e sostenere le autorità greche nella lotta contro i trafficanti.

Nelle riunioni di marzo 2016 il Consiglio europeo[2] ha confermato la propria strategia globale intesa ad affrontare la crisi migratoria. Ha invitato ad accelerare la ricollocazione dalla Grecia, che comprende lo svolgimento dei necessari controlli di sicurezza. Poiché il numero di domande è al momento superiore al numero di posti offerti, come indicato nella relazione della Commissione del 16 marzo[3], gli Stati membri dovrebbero offrire rapidamente più posti conformemente agli impegni esistenti. Il Consiglio europeo ha altresì invitato a intensificare i lavori sui punti di crisi. Ha chiesto di proseguire gli sforzi per rendere tutti i punti di crisi pienamente operativi e accrescere le capacità di accoglienza, con la piena assistenza dell’UE, ivi incluso un sostegno alle strutture di asilo della Grecia.

[1]     EUCO 28/15 (Consiglio europeo del 17-18 dicembre 2015). EUCO 1/16 (Consiglio europeo del 18‑19 febbraio 2016).

[2]     EUCO 12/01/2016.

[3]     7180/16.

Sgomberi forzati di rom

di venerdì, maggio 13, 2016 0 , , , , Permalink

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-001225/2016

alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Soraya Post (S&D), Péter Niedermüller (S&D), Terry Reintke (Verts/ALE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Sirpa Pietikäinen (PPE), Marita Ulvskog (S&D), Benedek Jávor (Verts/ALE), Fredrick Federley (ALDE) e Ulrike Lunacek (Verts/ALE)

Oggetto:  Sgomberi forzati di rom

Bulgaria, Italia, Ungheria e Francia hanno di recente intensificato gli sgomberi forzati dei rom, lasciando migliaia di famiglie senza un alloggio. Tali sgomberi sono stati sistematici e hanno preso di mira le abitazioni dei rom in maniera sproporzionata. Ciò costituisce una violazione della direttiva sull’uguaglianza razziale dell’UE e mette in grave pericolo l’impegno assunto dai quattro paesi nell’ambito del quadro dell’Unione per le strategie nazionali di integrazione dei rom e della raccomandazione del Consiglio su misure efficaci per l’integrazione dei rom.

Intende la Commissione indagare sulle intimidazioni e le discriminazioni a livello di alloggi, derivanti dagli sgomberi forzati dei rom, alla luce della direttiva sull’uguaglianza razziale, e ha in programma di avviare una procedura di infrazione nei confronti degli Stati membri che continuano a violare tale direttiva?

Può garantire che i fondi dell’UE a titolo del FESR e dell’FSE, in particolare quelli destinati all’inclusione dei rom, non siano indirizzati agli Stati membri che li impiegano per pianificare ed eseguire gli sgomberi anche attraverso politiche generali, quali i piani di sviluppo territoriale e le politiche in materia di alloggi sociali?

In che modo ritiene che sia possibile utilizzare il FESR e l’FSE per fermare e impedire gli sgomberi, assicurando nel contempo l’accesso ad alloggi sociali idonei e la legalizzazione dei campi?


E-001225/2016

Risposta di Věra Jourová a nome della Commissione

(13.5.2016)

Gli sgomberi disposti dalle autorità nazionali devono avvenire nel rispetto dei diritti fondamentali, come sancito dal diritto dell’Unione, dalle leggi nazionali e dai trattati internazionali.

La Commissione monitora il rispetto da parte degli Stati membri della direttiva 2000/43/CE che vieta la discriminazione per motivi di razza o di origine etnica nel settore degli alloggi. Gli sgomberi delle abitazioni, laddove comportino una discriminazione di questo tipo, possono essere esaminati alla luce di tale direttiva. La Commissione sta attualmente svolgendo un’indagine su questioni specificamente legate ai rom per quanto concerne gli alloggi in alcuni Stati membri ed è pronta ad adottare gli opportuni provvedimenti nel caso in cui gli Stati membri non rispettino i loro obblighi.

La Commissione incoraggia gli Stati membri ad accompagnare ogni sgombero con una proposta di alloggio alternativo.

Nel quadro dei Fondi strutturali e di investimento europei almeno il 20% del Fondo sociale europeo è destinato all’inclusione sociale e alla lotta alla povertà. Inoltre si è provveduto a stabilire una priorità d’investimento specifica per l’integrazione di comunità emarginate come i rom e requisiti in materia di condizionalità ex ante che subordinano gli investimenti di fondi strutturali all’esistenza di una strategia nazionale di integrazione dei rom in linea con il quadro dell’UE.

Diversi Stati membri utilizzano i Fondi strutturali e di investimento europei per sostenere misure per l’inclusione dei rom volte a migliorarne le condizioni sociali, d’istruzione, di occupazione, di assistenza sanitaria e di alloggio. La Commissione invita gli Stati membri a destinare le necessarie risorse finanziarie al sostegno alle famiglie sgomberate. Il regolamento sulla politica di coesione prevede il coinvolgimento di un vasto partenariato (parti economiche e sociali, enti regionali e locali, società civile) per monitorare l’attuazione dei programmi e i progressi compiuti.

Lettera ai membri dell’International Ombudsman Institute

di lunedì, aprile 25, 2016 0 No tags Permalink

Lettera indirizzata all’International Ombudsman Institute da Ernest Urtasun (Verdi/ALE – Spagna) e co-firmata dall’onorevole Spinelli

Dear Members of the International Ombudsman Institute,

Ahead of the Seminar “Human Rights Challenges Now: The Ombudsman Facing Threats” to be held in Barcelona on 26-27 of April, we the undersigned Members of the European Parliament would like to transmit to you our full support for the tasks the European Ombudspersons are carrying out to protect and defend human and social rights in Europe.

Europe is facing immense challenges: security concerns are being put on top of the agendas in some EU countries at the expenses of fundamental rights and the current refugee and humanitarian crisis is putting at stake the respect of human dignity and of International and European law. We have been witnessing the sinking of boats, the dreadful conditions in which families are travelling or living and people seeking protection being blocked by fences, or worse, being seriously mistreated by police forces. The European solidarity is at risk while at the same time xenophobic reactions and racism are growing over the continent.

Given this reality, some Members of the European Parliament from different countries and parties would like to request the European Ombudspersons be outspoken and denounce openly the human rights violation being committed in Europe. You as representatives of the European citizens have the tools and the means to denounce and pursue these cases. That is why we would like to express our full willingness to introduce in the European Parliament any proposal and action that could help you in developing your work and that could make EU ombudspersons to play a greater and more empowering role in relation of the rights of refugees.

Great challenges require great alliances and with the above statement the following members of the European Parliament encourage the European Ombudspersons to continue fighting for the respect of human rights and human dignity in each Member State, whilst remaining at your disposal and ready to cooperate in any matter that could be useful.

In allegato, il testo della lettera e l’elenco dei firmatari.

Compatibilità della creazione e della gestione dei punti di crisi (hotspot) con il diritto dell’UE

di sabato, aprile 2, 2016 0 No tags Permalink

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-015297/2015/riv.1 alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Philippe Lamberts (Verts/ALE), Michèle Rivasi (Verts/ALE), Yannick Jadot (Verts/ALE), Pascal Durand (Verts/ALE), Eva Joly (Verts/ALE), José Bové (Verts/ALE), Karima Delli (Verts/ALE), Igor Šoltes (Verts/ALE), Eleonora Forenza (GUE/NGL), Merja Kyllönen (GUE/NGL), Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), Malin Björk (GUE/NGL), Josu Juaristi Abaunz (GUE/NGL), Takis Hadjigeorgiou (GUE/NGL), Julie Ward (S&D), Liisa Jaakonsaari (S&D), José Inácio Faria (ALDE), Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL), Sofia Sakorafa (GUE/NGL), Kostadinka Kuneva (GUE/NGL) e Patrick Le Hyaric (GUE/NGL)

Oggetto: Compatibilità della creazione e della gestione dei punti di crisi (hotspot) con il diritto dell’UE

Da settembre, nel punto di crisi attivato a Lampedusa, le autorità pubbliche hanno adottato nuove pratiche illegali che violano i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo. I migranti sono frettolosamente “interrogati” e viene loro fornito un modulo inadeguato relativamente alle procedure di asilo.

Nei confronti di molti migranti vengono, quindi, adottate decisioni di rimpatrio, senza che essi abbiano una reale opportunità di presentare domanda di asilo a norma delle direttive 2011/95/UE e 2013/32/UE. In seguito all’adozione delle decisioni di rimpatrio, i migranti sono costretti ad abbandonare i centri, ricevendo solamente un ordine di espulsione che li costringe a lasciare il paese entro sette giorni, tramite l’aeroporto di Fiumicino.

Secondo la direttiva 2013/32/UE, i migranti tenuti in centri di trattenimento devono ricevere informazioni in merito alla procedura di asilo (articolo 8) e le persone che hanno espresso l’intenzione di presentare domanda di asilo sono richiedenti protezione internazionale e dovrebbero godere dei diritti previsti dalle direttive 2013/32/UE e 2013/33/UE (considerando 27).

Le pratiche summenzionate, che non garantiscono in misura sufficiente la salvaguardia dei diritti umani poiché non tengono conto delle circostanze individuali di ogni singolo caso, costituiscono una violazione dell’articolo 19 della Carta dell’UE, nonché della giurisprudenza consolidata della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Intende la Commissione indagare sulla gestione dei punti di crisi in Italia e sulla compatibilità dell’approccio basato sui punti di crisi con il diritto dell’UE?


 

IT

E-015297/2015

Risposta di Dimitris Avramopoulos a nome della Commissione

(1.4.2016)

La Commissione ritiene che il sistema dei punti di crisi (hotspot), elaborato nell’ambito dell’agenda europea sulla migrazione quale elemento dell’azione immediata per aiutare gli Stati membri in prima linea che sono sottoposti a pressioni migratorie sproporzionate alle frontiere esterne dell’UE, è del tutto compatibile con l’acquis dell’UE e, in modo particolare, con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e la normativa UE in materia di asilo.

L’attuazione del sistema dei punti di crisi in un dato Stato membro ricade principalmente nella sfera di competenza dello Stato membro stesso. Per quanto riguarda l’attuazione di tale sistema in Italia, le informazioni che le autorità italiane hanno fornite a oggi alla Commissione sulla gestione dei punti di crisi attualmente operativi nel paese (Lampedusa, Pozzallo, Trapani) non danno adito a particolari preoccupazioni circa le disposizioni della direttiva 2013/32/UE.

La Commissione continuerà a fornire assistenza, in particolare tramite le sue agenzie, agli Stati membri sul cui territorio sono stabiliti i punti di crisi. La Commissione sta monitorando il rispetto dell’acquis dell’UE da parte di tutti gli Stati membri e, se necessario, può avviare procedimenti di infrazione.

La Commissione ha presentato relazioni periodiche riguardanti la situazione attuale dei punti di crisi in Italia e Grecia [1].

[1]     COM(2015) 490 final, COM(2015) 510 final, COM(2015) 678 final, COM(2015) 679 final, COM(2016) 85 final.