Presidenza slovacca dell’UE e decisioni europee comuni

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-005935/2016
alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), Stelios Kouloglou (GUE/NGL), Kostas Chrysogonos (GUE/NGL), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Ana Gomes (S&D) e Guillaume Balas (S&D)

Oggetto: Presidenza slovacca dell’UE e decisioni europee comuni

Dal 1º luglio 2016 la Slovacchia detiene la presidenza del Consiglio europeo ed è quindi responsabile per l’attuazione dell’accordo UE-Turchia sui flussi di rifugiati e per il programma di ricollocazione proporzionale dei rifugiati negli Stati membri.

Ciononostante, il primo ministro slovacco, Robert Fico, e i ministri del suo governo sembrano osteggiare l’attuazione dell’accordo e rifiutano di assumersi le relative responsabilità.

In particolare, il premier Fico ha dichiarato che “non c’è posto per l’Islam in Slovacchia” e che “è impossibile integrare i musulmani”.

Il ministro slovacco dell’Interno Melinak, ha a sua volta dichiarato che “il sistema delle quote non è la soluzione”.

Ciò premesso, e dato che il Commissario per la Migrazione, Dimitris Avramopoulos, ha affermato che vi sono ritardi significativi nel processo di ricollocazione e reinsediamento dei rifugiati, può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:

  1. Come valuta le dichiarazioni del primo ministro e del ministro dell’Interno della Slovacchia, in particolare per quanto riguarda il posto dell’Islam negli Stati membri dell’Unione?
  2. In che modo intende collaborare con la presidenza slovacca al fine di garantire che le decisioni europee comuni riguardo ai rifugiati siano attuate e che i notevoli ritardi vengano colmati?

E-005935/2016

Risposta di Dimitris Avramopoulos
a nome della Commissione

(27.10.2016)

Nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2015, il presidente della Commissione ha affermato in modo chiaro che: “Non c’è religione, credo o filosofia che tenga, quando si tratta di rifugiati”.

La Commissione lavora con la presidenza slovacca (del Consiglio dell’Unione europea) secondo le stesse modalità applicate ad altre presidenze, ossia in vari consessi che consentono il dialogo tra gli Stati membri e la Commissione per quanto riguarda le politiche sulla migrazione e l’asilo, tra cui il CSIFA [1], gli IPCR [2] e, specificamente in materia di ricollocazione, il Forum su reinsediamento e ricollocazione o le riunioni periodiche dei punti di contatto nazionali per la ricollocazione e le riunioni mensili dei funzionari di collegamento in Grecia e in Italia. La Commissione sta collaborando con gli Stati membri, e con la presidenza slovacca, al fine di individuare le modalità per accelerare l’attuazione delle decisioni del Consiglio sulla ricollocazione [3]. Inoltre, la Commissione intende continuare a riferire su base regolare nel corso della presidenza slovacca in merito all’attuazione dei regimi di ricollocazione e reinsediamento [4].

[1]     Comitato strategico sull’immigrazione, le frontiere e l’asilo.

[2]     Dispositivi integrati per la risposta politica alle crisi.

[3]     Decisione (UE) 2015/1523 del Consiglio, del 14 settembre 2015, che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell’Italia e della Grecia e decisione (UE) 2015/1601 del Consiglio, del 22 settembre 2015, che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell’Italia e della Grecia.

[4]     COM(2016) 636 final.

Ruolo dell’Agenzia europea per la guardia costiera e di frontiera nel ritorno forzato di 10 richiedenti asilo siriani dalla Grecia alla Turchia

È stata oggi presentata la domanda con richiesta di risposta scritta alla Commissione su “The role of the European Border and Coast Guard Agency in the forced return of 10 Syrian asylum-seekers from Greece to Turkey on 14 October 2016”, firmata anche da Barbara Spinelli.

 

Rispetto dei diritti fondamentali e del principio di leale cooperazione negli accordi relativi alle politiche di asilo e di migrazione

Interrogazione con richiesta di risposta scritta
al Consiglio
Articolo 130 del regolamento

(6.6.2016)

Barbara Spinelli (GUE/NGL) , Sophia in ‘t Veld (ALDE) , Stelios Kouloglou (GUE/NGL) , Sofia Sakorafa (GUE/NGL), Stefan Eck (GUE/NGL) , Iuliu Winkler (PPE) , Izaskun Bilbao Barandica (ALDE) , Barbara Lochbihler (Verts/ALE), Josef Weidenholzer (S&D) , Bodil Valero (Verts/ALE) , Josu Juaristi Abaunz (GUE/NGL) , Marisa Matias (GUE/NGL) , Hilde Vautmans (ALDE) , Ana Gomes (S&D) , Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL) , Jean Lambert (Verts/ALE) , Petras Auštrevičius (ALDE) , Curzio Maltese (GUE/NGL) , Nikolaos Chountis (GUE/NGL) , Soraya Post (S&D) , Julie Ward (S&D)

Oggetto:  Rispetto dei diritti fondamentali e del principio di leale cooperazione negli accordi relativi alle politiche di asilo e di migrazione

Dal 2014 il Consiglio ha lanciato una serie di accordi relativi all’asilo e alla migrazione, alcuni aspetti dei quali sono rimasti confidenziali e non sono stati sottoposti a un controllo parlamentare.

Il 23 marzo 2016 la Commissione, il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) avrebbero discusso di partenariati con paesi del Corno d’Africa – tra cui il Sudan – con lo scopo di mettere fine all’afflusso di rifugiati verso l’Europa con i fondi dell’UE, rispecchiando la “dichiarazione” UE-Turchia e il “patto sulla migrazione” avanzato dall’Italia. È opportuno sottolineare che la Corte penale internazionale ha emesso un mandato d’arresto nei confronti del presidente sudanese, accusato per il suo presunto ruolo nel genocidio del Darfur.

L’articolo 13, paragrafo 2 del trattato sull’Unione europea (TUE) stabilisce che le istituzioni attuano tra loro una leale cooperazione e agiscono nei limiti delle attribuzioni che sono loro conferite dai trattati, secondo le procedure, condizioni e finalità da essi previste.

Ritiene il Consiglio:

–     di aver rispettato il principio di leale cooperazione proponendo tali accordi, dal momento che il Parlamento non è stato né consultato né informato della loro esistenza?

–     che i fondi dell’UE destinati a questo piano d’azione non saranno utilizzati per reprimere la popolazione civile?

–     che tali accordi rispettino l’articolo 3 del TUE per quanto concerne gli obiettivi dell’UE di tutelare i diritti umani e osservare rigorosamente il diritto internazionale, compreso il diritto di chiedere asilo?
IT

E-004653/2016
Risposta

(26.9.2016)

Il Consiglio non ha discusso accordi ai sensi dell’articolo 218 del TFUE relativi all’asilo e alla migrazione, neanche con il Sudan.

Legge antiterrorismo polacca

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-004851/2016
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Nessa Childers (S&D), Julie Ward (S&D), Bodil Valero (Verts/ALE), Maria Arena (S&D), Soraya Post (S&D), Marisa Matias (GUE/NGL), Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), Brando Benifei (S&D), Lola Sánchez Caldentey (GUE/NGL), Curzio Maltese (GUE/NGL), Tomáš Zdechovský (PPE), Stelios Kouloglou (GUE/NGL), Ana Gomes (S&D), Cornelia Ernst (GUE/NGL), Malin Björk (GUE/NGL), Patrick Le Hyaric (GUE/NGL), Josu Juaristi Abaunz (GUE/NGL), Tania González Peñas (GUE/NGL), Kostadinka Kuneva (GUE/NGL), Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), Gabriele Zimmer (GUE/NGL), Pina Picierno (S&D) e Pascal Durand (Verts/ALE)

Oggetto: Compatibilità della legge antiterrorismo polacca con il diritto dell’Unione e le norme in materia di diritti umani

Il 21 aprile 2016 il governo polacco ha pubblicato un nuovo progetto di legge antiterrorismo, che è attualmente oggetto di discussione in seno al parlamento polacco. Secondo diverse ONG, le misure previste dalla legge in questione non sono coerenti con la Costituzione polacca e con le norme in materia di diritti umani sancite dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Le disposizioni di tale legge violerebbero, fra l’altro, il principio di uguaglianza e di divieto della discriminazione, il diritto alla libertà, alla libertà di riunione e alla libertà di espressione e di comunicazione, le norme sulla protezione dei dati personali e la presunzione di innocenza. Il 13 gennaio 2016 la Commissione aveva avviato un dialogo strutturato con il governo polacco nell’ambito del quadro per lo Stato di diritto e il 1° giugno 2016 ha adottato un parere sullo Stato di diritto nel quale esprime preoccupazione circa la situazione costituzionale derivante dalle modifiche alla legge sul Tribunale costituzionale del 22 dicembre 2015.

–     Reputa la Commissione che la nuova legge antiterrorismo sia compatibile con le disposizioni del diritto dell’Unione, la Carta dei diritti fondamentali dell’UE e la giurisprudenza della Corte di giustizia?

–     Intende la Commissione inserire la questione della legge antiterrorismo all’interno della procedura relativa allo Stato di diritto avviata nei confronti del governo polacco?

 

IT

E-004851/2016
Risposta di Věra Jourová
a nome della Commissione

(20.9.2016)

Da un’analisi preliminare del testo di legge citato dagli onorevoli deputati, che nel frattempo è stato approvato dal parlamento polacco e firmato dal presidente, non sono emerse indicazioni in base alle quali la Commissione possa ritenere che le disposizioni ivi previste in materia di incriminazione per reati connessi alle attività terroristiche siano incompatibili con la normativa UE sulla lotta contro il terrorismo [1].

Per quanto riguarda il diritto alla protezione dei dati personali sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, le norme della legge in questione sul trattamento dei dati personali da parte delle autorità di polizia e delle autorità giudiziarie penali a fini di contrasto rientrano nel campo di applicazione della direttiva (UE) 2016/680 di recente adozione che gli Stati membri dovranno recepire entro il 6 maggio 2018.

La Commissione continua a essere impegnata in uno scambio strutturato e cooperativo con le autorità polacche nell’ambito del quadro per lo Stato di diritto [2]. Il dialogo mira a garantire un efficace controllo di costituzionalità della legislazione da parte della Corte costituzionale polacca. Per l’esame della conformità della normativa, compresa quella in questione, rispetto ai diritti fondamentali, è particolarmente importante garantire che la Corte costituzionale possa svolgere pienamente il suo ruolo.

[1]     Decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, sulla lotta contro il terrorismo, modificata dalla decisione quadro 2008/919/GAI del Consiglio del 28 novembre 2008.

[2]     http://europa.eu/rapid/press-release_IP-16-2015_en.htm

Incarcerazione di tre sostenitori dei diritti umani in Turchia

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-005219/2016
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento

Marietje Schaake (ALDE), Isabella Adinolfi (EFDD), Martina Anderson (GUE/NGL), Nikos Androulakis (S&D), Petras Auštrevičius (ALDE), Brando Benifei (S&D), Fabio Massimo Castaldo (EFDD), Karima Delli (Verts/ALE), Gérard Deprez (ALDE), Georgios Epitideios (NI), Cornelia Ernst (GUE/NGL), Fredrick Federley (ALDE), Eleonora Forenza (GUE/NGL), Gerben-Jan Gerbrandy (ALDE), Charles Goerens (ALDE), Nathalie Griesbeck (ALDE), Takis Hadjigeorgiou (GUE/NGL), Hans-Olaf Henkel (ECR), Eva Kaili (S&D), Stelios Kouloglou (GUE/NGL), Alexander Graf Lambsdorff (ALDE), Barbara Lochbihler (Verts/ALE), Peter Lundgren (EFDD), Valentinas Mazuronis (ALDE), Louis Michel (ALDE), Matthijs van Miltenburg (ALDE), Marlene Mizzi (S&D), Demetris Papadakis (S&D), Jozo Radoš (ALDE), Frédérique Ries (ALDE), Claude Rolin (PPE), Judith Sargentini (Verts/ALE), Jordi Sebastià (Verts/ALE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Eleftherios Synadinos (NI), Pavel Telička (ALDE), Josep-Maria Terricabras (Verts/ALE) e Josef Weidenholzer (S&D)

Oggetto: Incarcerazione dei tre importanti sostenitori dei diritti umani in Turchia

Il 20 giugno 2016, in Turchia sono stati incarcerati tre importanti sostenitori dei diritti umani. Erol Önderoğlu (Reporter senza frontiere) è stato arrestato dopo essere comparso in tribunale a Istanbul. Şebnem Korur Fincancı (Fondazione per i diritti umani in Turchia) e Ahmet Nesin (giornalista e scrittore) sono stati arrestati lo stesso giorno. Vengono accusati di propaganda terroristica, apparentemente per aver ricoperto temporaneamente la posizione di caporedattori per Özgür Gündem, un quotidiano che si concentra sul conflitto tra il governo e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK).

Le autorità turche hanno avviato indagini preliminari a carico di 37 delle 44 persone che hanno partecipato a una campagna di protesta contro l’accanimento nei confronti del personale di Özgür Gündem lavorando per un giorno come redattori ospiti per il giornale.

  1. La Commissione ha manifestato al governo turco le proprie preoccupazioni in merito al ricorso alla legislazione antiterrorismo per arrestare giornalisti e studiosi che non sono accusati di fare uso della violenza? Se non lo ha fatto, può chiarirne il motivo?
  2. Quali conseguenze hanno avuto le violazioni dei diritti umani e l’abuso delle leggi antiterrorismo sulle relazioni tra l’UE e la Turchia in seguito alla “dichiarazione” di cooperazione sulla gestione della migrazione?
  3. Vi sono parametri di riferimento concreti per la Turchia su questioni quali lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, le detenzioni arbitrarie e la libertà di espressione per quanto riguarda la “dichiarazione” sulla migrazione? I recenti sviluppi avranno un impatto sul piano di avviare il capitolo negoziale 33?

IT
E-005219/2016
Risposta di Johannes Hahn
a nome della Commissione
(7.9.2016)

La Commissione segue con preoccupazione la situazione della libertà di espressione e dei diritti fondamentali in Turchia. Ricorda, tra l’altro, la dichiarazione congiunta del 21 giugno 2016 dell’alto rappresentante/vicepresidente Federica Mogherini e del commissario Hahn sull’arresto del Prof. Fincanci e di numerosi giornalisti, tra cui il Sig. Nesin[1].

L’UE esprime e difende la sua posizione a tutti i livelli, inclusi gli incontri al vertice. Durante il Consiglio europeo del 17 e 18 marzo 2016[2], i leader dell’UE hanno ribadito che l’Unione si aspetta, da parte della Turchia, l’osservanza degli standard più elevati in materia di democrazia, Stato di diritto e rispetto delle libertà fondamentali, compresa la libertà di espressione. Più di recente, in occasione della 124ª riunione del comitato di associazione UE‑Turchia del 31 maggio 2016, l’UE ha espresso serie preoccupazioni relativamente all’ampia applicazione delle leggi contro il terrorismo e la criminalità organizzata.

Come indicato nella terza relazione sui progressi compiuti dalla Turchia per soddisfare i requisiti della tabella di marcia per un regime di esenzione dal visto del 4 maggio 2016[3], nonché nella seconda relazione sui progressi compiuti nell’attuazione della dichiarazione UE-Turchia del 15 giugno 2016[4], la Turchia dovrebbe rivedere la legislazione e le prassi in materia di terrorismo in linea con gli standard europei, in particolare adeguando la definizione di terrorismo così da restringerne l’ambito di applicazione e introducendo un criterio di proporzionalità.

[1]     http://eeas.europa.eu/statements-eeas/2016/160621_01_en.htm
[2]     http://www.consilium.europa.eu/it/meetings/european-council/2016/03/17-18/
[3]     COM(2016) 278 final.
[4]     COM(2016) 349 final.

Alimentazione dei minori rifugiati nell’isola di Chios

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-003425/2016
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento

Elly Schlein (S&D), Judith Sargentini (Verts/ALE) e Barbara Spinelli (GUE/NGL)

Oggetto: Alimentazione dei minori rifugiati nell’isola di Chios (Grecia)

Secondo un articolo pubblicato sul Guardian del 20 aprile 2016, secondo i termini dell’accordo UE-Turchia sulla migrazione, circa 6 000 migranti e rifugiati sono attualmente detenuti in centri ubicati in isole greche, come Chios e Lesbos, e, in particolare, per quanto riguarda Chios, i rifugiati e le ONG del settore hanno affermato che circa 25 bambini di età inferiore ai sei mesi, le cui madri non sono in grado di allattare al seno, ricevono attualmente circa 100 ml di latte in polvere solo una volta al giorno, in altre parole solo un quarto della razione giornaliera consigliata.

  1. Può dire la Commissione se è a conoscenza delle terribili condizioni in cui vivono i rifugiati, e in particolare i bambini, a Chios?
  2. Può dire, altresì, se è a conoscenza del fatto che, qualora questa informazione dovesse essere confermata, si configurerebbe un caso in cui il trattamento dei rifugiati, e in particolare dei bambini, a Chios non è conforme alla direttiva sull’accoglienza (direttiva 2013/33/UE) o al diritto internazionale?
  3. Cosa intende fare la Commissione per garantire che ai rifugiati, soprattutto alle donne e ai loro figli, siano fornite un’alimentazione e un’assistenza adeguate, sulla base del pieno rispetto dei loro diritti fondamentali?

IT
E-003425/2016

Risposta di Dimitris Avramopoulos
a nome della Commissione

(16.8.2016)

Le dimensioni dell’attuale crisi migratoria mettono alla prova la capacità degli Stati membri, in particolare quelli in prima linea. La Commissione è al corrente della situazione in Grecia e sta operando in stretta collaborazione con le agenzie dell’UE e con le autorità greche per affrontare le esigenze specifiche, in particolare delle persone più vulnerabili. In questo contesto, a metà giugno 2016 i servizi della Commissione hanno effettuato una missione per valutare la situazione dei minori, anche nei punti di crisi. La missione ha visitato il punto di crisi Vial a Chios e il campo dell’UNHCR di Souda.

Il 15 giugno 2016 la Commissione ha adottato la seconda raccomandazione sulle misure specifiche che la Grecia deve attuare per garantire il pieno rispetto delle norme UE sull’asilo e gestire meglio la crisi dei rifugiati[1]. La raccomandazione include, tra l’altro, azioni specifiche che le autorità greche dovranno attuare sul trattamento dei minori non accompagnati e delle persone vulnerabili.

La Commissione sta fornendo un sostegno finanziario alla Grecia, nonché alle organizzazioni internazionali e alle organizzazioni non governative, al fine di gestire la crisi umanitaria e dei rifugiati[2]. Gli interventi umanitari sono conformi al consenso europeo sull’aiuto umanitario e alle relative politiche e approcci dell’UE, inclusi quelli in materia di protezione, minori nelle situazioni di emergenza, sanità, approvvigionamento idrico, servizi igienico-sanitari, ricovero e aiuto alimentare, e sono inoltre conformi ai parametri SPHERE in materia di assistenza umanitaria.

In quanto custode dei trattati, la Commissione controlla attentamente l’applicazione della normativa UE sull’asilo da parte di tutti gli Stati membri, inclusa la Grecia.

[1]     http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/proposal-implementation-package/docs/20160615/commission_recommendation_on_resuming_dublin_transfers_en.pdf

[2]     http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information/docs/factsheet_managing_refugee_crisis_eu_financial_support_greece_update_22_july_en.pdf.

Risposta all’interrogazione sui 500 profughi scomparsi nel Mediterraneo

di mercoledì, agosto 24, 2016 0 , Permalink

Risposta della Commissione all’interrogazione scritta proposta da Dimitrios Papadimoulis e firmata anche dall’on. Spinelli

E-003338/2016
Risposta di Dimitris Avramopoulos
a nome della Commissione
(23.8.2016)

La Commissione è a conoscenza del tragico incidente del 16 aprile 2016 al quale sarebbero sopravvissute 41 persone, e segue attentamente la situazione. I paesi interessati sono responsabili delle operazioni di ricerca e soccorso.

Fin dalla sua istituzione nel 2015, l’operazione Eunavformed Sophia (ENFM) ha sviluppato una buona conoscenza delle reti e del modello operativo dei trafficanti. Tramite operazioni condotte in alto mare, ENFM ha arrestato 71 presunti trafficanti, che sono stati consegnati alle autorità giudiziarie italiane, e ha neutralizzato 148 imbarcazioni utilizzate per il traffico. Ad oggi, l’operazione ha soccorso un totale di 15.997 migranti.

La Commissione continua ad attuare il piano d’azione dell’UE contro il traffico di migranti[1].

Basandosi sul reinsediamento di 22.504 rifugiati nel periodo 2015-2016, la Commissione ha proposto un regolamento che istituisce un quadro di reinsediamento dell’Unione[2].

Il 7 giugno 2016 la Commissione ha presentato una riforma del regime della Carta blu UE[3] per promuovere la migrazione legale.

La Commissione rinvia gli onorevoli parlamentari alle risposte alle interrogazioni scritte E-000842/2016 e E-002569/2016[4], alla sua quinta relazione su ricollocazione e reinsediamento[5] e alla comunicazione sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell’ambito dell’agenda europea sulla migrazione[6].

[1]     COM(2015) 285, consultabile all’indirizzo http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/e-library/documents/policies/asylum/general/docs/eu_action_plan_against_migrant_smuggling_en.pdf

[2]     COM(2016) 468 final

[3]     COM(2016) 378 final

[4]     http://www.europarl.europa.eu/plenary/en/parliamentary-questions.html

[5]     COM(2016) 480 final

[6]     COM(2016) 385 final