Lettera a Juncker sulla rule of law

di venerdì, novembre 25, 2016 0 , , Permalink

Mr Juncker, be Bob the Builder

By Frank Engel, György Schöpflin, Birgit Sippel, Sophie in ‘t Veld, Barbara Spinelli, Ulrike Lunacek

The European Commission’s repeated admonishments of the Polish government for not respecting EU standards on the rule of law have done little this year.

Warning at the end of July of a systemic threat to the rule of law in Poland, the commission gave the Polish government three months to respond, or else.

But there’s the rub.

The Polish government has no intention of taking the measures required by the commission.

But that leaves the only tool left in the toolbox for making member states uphold democracy, the rule of law and fundamental rights, the all or nothing “nuclear” option, of triggering the Article 7 procedure, that may ultimately lead to sanctions, such as suspension of voting rights.

The commission has the power to propose the activation of Article 7, which will be decided by four-fifths of the council, after obtaining the European Parliament’s consent by a two-thirds majority.

Given the seriousness of the conclusion of the commission: a “systemic threat to the rule of law,” you would expect the commission to take the biggest of the few instruments available.

Although Poland is currently in the sights of the commission, “systemic threats” to the rule of law are not confined to Poland alone.

There is nothing like inconsistency in the application of rules to undermine trust and respect for the rule of law.

There isn’t even a lack of capacity to monitor member states evenhandedly.


Two ways of looking at a problem

A recent interview with Belgian newspaper Le Soir, commission president Jean-Claude Juncker shows he’s thrown in the towel.

He says, “things have slipped in a number of countries and we do not know where they would take us. In the European treaties, Article 7 provides possible sanctions against countries which would go awry with respect to the EU’s universal principles.”

“It is a ‘nuclear option’. But there are already some member states which are saying that they will refuse to use it. This a priori refusal cancels de-facto Article 7,” he went on to say,

“I note this with sadness and disappointment. I hope that people will not give free rein to those who will, in the end, harm them”.

But at last month’s plenary, first vice president Timmermans gave a very different message when debating a proposal of the parliament for an EU pact on democracy, the rule of law and fundamental rights (DRF Pact).

He was confident the existing toolkit is sufficient to tackle serious threats and breaches of the core values and standards of the EU.

“We have a range of existing tools and actors that already provide a set of complementary and effective means to address rule of law issues,” he said.

“The existing treaties give us the tools, so let us use them. At the end of the day, this is a very political process.”

In essence, Juncker says: we have no more tools.

Timmermans, on the other hand, says: we have all the tools we need.

This makes the two out to be more Laurel and Hardy, than Bob the Builder.


Juncker has the power

But Juncker is not as helpless and empty-handed as he thinks himself.

He has the right and the duty, as custodian of the treaties, to use Article 7 if his commission notes a serious threat to the rule of law in one of the member states, independently of the positions in council or parliament.

He should embrace the proposal put forward by the parliament for a DRF Pact.

The DRF Pact foresees the monitoring of all member states on an equal footing, on an ongoing basis, rather than crisis-driven.

The annual “DRF health check” will closely involve the national parliaments, consult with a variety of independent experts and civil society and make use of a wide range of sources.

The proposal for an EU pact on democracy, rule of law and fundamental rights has the support of a broad and solid majority in the parliament (405 Members in favour, 171 against and 39 abstained).

In addition, the council is discussing options for strengthening the council rule of law dialogue.

Its deliberations reflect many of the principles underlying the parliament proposal.

There is even a group of 13 member states, dubbed “Friends of the Rule of Law group”, taking a lead role in the evaluation.

So far from being helpless, Juncker has a more complete toolkit within reach and support in parliament and council.

All he needs to do is follow the momentum, put forward a proposal in response to the parliament’s report, and give us new and effective ways to uphold democracy, the rule of law and fundamental rights.

Jean-Claude Juncker, you can fix it!

Una lettera di Barbara Spinelli e Marie-Christine Vergiat chiede chiarimenti alle autorità italiane sul Memorandum di intesa con il Sudan

Barbara Spinelli e Marie-Christine Vergiat scrivono ai ministri italiani dell’Interno e degli Affari esteri: «Sia fatta luce sul rimpatrio forzato di 40 profughi sudanesi e sulla natura degli accordi, anche finanziari, tra Italia e Sudan»

Bruxelles, 26 ottobre 2016

Le eurodeputate Barbara Spinelli e Marie-Christine Vergiat hanno inviato una lettera sottoscritta da 23 parlamentari europei al ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano, al ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni, al capo della Polizia di Stato Franco Gabrielli – e per conoscenza all’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU e all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni – a proposito del rimpatrio forzato di 40 cittadini sudanesi avvenuto lo scorso agosto.

«Tale espulsione di massa», scrivono, «ha portato alla luce l’esistenza di un Memorandum d’intesa con il Sudan sottoscritto il 3 agosto a Roma dal capo della polizia italiana Franco Gabrielli e dal suo omologo sudanese, generale Hashim Osman Al Hussein, alla presenza di funzionari del ministero dell’Interno e del ministero degli Affari esteri. Un accordo tenuto a lungo segreto, mai discusso né ratificato dal Parlamento italiano, che prevede la collaborazione delle polizie dei rispettivi Paesi nella gestione delle migrazioni e delle frontiere».

In cambio dell’erogazione di 1,8 miliardi di euro da parte del Fondo Fiduciario per l’Africa (EUTF), cui l’Italia contribuisce con 10 milioni di euro, «dittature come quella sudanese diventano partner dell’Unione nel processo di esternalizzazione del controllo delle frontiere, ricevendo finanziamenti che mescolano in maniera molto rischiosa gli aiuti allo sviluppo e misure probabilmente repressive contro i migranti».

La cosa è particolarmente preoccupante, affermano le eurodeputate, perché «secondo numerose fonti, tra i beneficiari dei Fondi europei per la gestione dei flussi migratori ci saranno le milizie Janjawid, note per la pulizia etnica attuata nel Darfur. Quel che si teme è che simili accordi, anche con il contributo di tali milizie, abbiano come scopo non dichiarato quello di impedire ai profughi eritrei, etiopi e sudanesi di raggiungere la Libia e attraversare il Mediterraneo». Non va dimenticato che la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto contro il Presidente del Sudan Omar al-Bashir per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

I parlamentari europei co-firmatari della lettera ricordano che il mancato passaggio del Memorandum d’intesa alle Camere costituisce una violazione dell’art. 80 della Costituzione italiana e chiedono che «sia fatta luce sulla natura degli accordi, anche finanziari, con il Sudan. In questo ambito ricordiamo che il fondo fiduciario UE per l’Africa è in gran parte finanziato con fondi per lo sviluppo, e che questi ultimi non devono essere condizionati a politiche di controllo e dissuasione dei flussi migratori».

Si veda anche:

Sudan, l’accordo segreto con il governo italiano per il rimpatrio dei migranti, «La Repubblica», 26 ottobre 2016

 

Richiesta di un intervento del Mediatore europeo in merito alla nomina di José Manuel Barroso presso la Goldman Sachs

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli e altri 52 parlamentari europei chiedono un intervento del Mediatore europeo in merito alla nomina dell’ex Presidente della Commissione José Manuel Barroso a Presidente non esecutivo della Goldman Sachs.

Bruxelles, 20 luglio 2016

53 parlamentari europei hanno sottoscritto una lettera promossa da Barbara Spinelli indirizzata al Mediatore europeo Emily O’Reilly, a seguito della nomina dell’ex Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso come Presidente non esecutivo e consulente della Goldman Sachs International.

Barroso è stato Primo Ministro del Portogallo dal 2002 al 2004 e Presidente della Commissione Europea dal 2004 al 2014. É stato alla guida della Commissione durante gli anni più caldi della crisi finanziaria ed economica del 2007-2008 e fu protagonista dei programmi di aggiustamento economico promossi dalla così detta “Troika”, come evidenziato anche nella Risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2014 “relativa all’indagine sul ruolo e le attività della troika (BCE, Commissione e FMI) relativamente ai paesi dell’area dell’euro oggetto di programmi”.

L’11 aprile 2016, il Dipartimento di Giustizia degli USA, congiuntamente ad altre agenzie federali o statali, ha annunciato il raggiungimento di un accordo con Goldman Sachs per il versamento da parte della banca d’affari statunitense di 5,06 miliardi di dollari a titolo di sanzione e riparazione di danni, per le “colpe gravi” e le “pratiche fraudolente” adottate nella presentazione falsificata, cartolarizzazione, marketing, vendita ed emissione di prodotti finanziari legati a mutui non solvibili, tra il 2005 e il 2007, ovvero nei tre anni che precedettero l’esplosione della crisi finanziaria del 2007-2008.

Con questa lettera, i parlamentari europei chiedono al Mediatore europeo di valutare se la nomina di Barroso possa essere considerata in contrasto con i doveri di onestà e delicatezza per quanto riguarda l’accettazione, dopo la cessazione dell’incarico, di determinate funzioni o vantaggi, di cui all’articolo 245 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

«Considerando il ruolo centrale della Commissione nel gestire le conseguenze della crisi economica e finanziaria a livello europeo, chiediamo al Mediatore europeo di valutare se la nomina dell’ex Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso a Presidente non esecutivo della Goldman Sachs International possa rappresentare una violazione del dovere di onestà e delicatezza di cui all’articolo 245 TFUE. Allo stesso tempo chiediamo di valutare se la risposta data dall’attuale Commissione a tale nomina possa costituire una violazione dell’articolo 41(2.c) della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (obbligo per l’amministrazione di motivare le proprie decisioni)».

I parlamentari hanno chiesto inoltre al Mediatore europeo di verificare se le differenti disposizioni relative al “periodo di raffreddamento” (cooling-off period) contenute nel Codice di Condotta per i Commissari (18 mesi) e nello Statuto dei Funzionari delle Comunità Europee (24 mesi) possano dar luogo ad una violazione del principio di uguaglianza e non discriminazione.

«Chiediamo perciò al Mediatore europeo di verificare se questo differente regime sia in conformità con il principio di uguaglianza e non discriminazione sancito nei Trattati e nella Carta dei Diritti Fondamentali. In caso negativo, chiediamo di valutare se la nomina del signor Barroso possa essere considerata legittima, tenuto conto del cooling-off “standard” di 24 mesi previsto nello Statuto dei Funzionari delle Comunità Europee».

«Infine, reiteriamo la richiesta, già avanzata dal Mediatore europeo, di sottoporre a revisione il Codice di Condotta per i Commissari al fine di rafforzarne la trasparenza ed allinearlo alle regole dei Trattati».


Si veda anche:

Goldman Sachs Agrees to Pay More than $5 Billion in Connection with Its Sale of Residential Mortgage Backed Securities

Human rights situation in Bahrain

Lettera indirizzata all’Alto Rappresentante Federica Mogherini sottoscritta da 42 deputati europei – tra cui Barbara Spinelli – riguardante la situazione dei diritti umani in Bahrain.

To the kind attention of: Ms Federica Mogherini HR/VP

Brussels, 3 June 2016

Dear High Representative,

The co-signatory Members of Parliament are seriously concerned about the case of Mr Mohamed Ramadan and Husain Ali Moosa, two Bahraini men currently serving a death sentence in Jau Prison and awaiting their execution. We wish to reiterate our strong concerns and call for action to ensure the release of Mr Ramadan and Mr Moosa. Mohammed Ramadan is a 32-year-old Bahraini airport security guard. He peacefully participated in anti-government protests, nonviolent marches and other political activities carried out by those opposing the ruling royal family of Bahrain. As a consequence, he was arrested on 18 February 2014, at the airport where he worked, without being presented an arrest warrant. For four days, Mr Ramadan’s family did not know his whereabouts. Mr Ramadan was accused, alongside Mr Moosa who was detained a few days earlier, of being involved in a bomb explosion that resulted in the death of a policeman in al-Deir village on 14 February 2014.

Mr Ramadan and Mr Moosa told their lawyers that he had been tortured during interrogation at the Criminal Investigations Directorate (CID). They alleged that security officers severely beat them on their hands, feet, body, neck, and head. The torture continued until Mr Moosa agreed to make a false confession fabricated by the authorities, which was also used to incriminate Mr Ramadan. Such confessions were later used as the main evidence in their trial. On 14 August 2014, five United Nations human rights experts, including the Special Rapporteur on Torture Juan Mendez, expressed serious concerns over Mr Ramadan’s confession, clearly obtained under duress and torture.

On 29 December 2014, a Bahraini Court sentenced Mr Ramadan and Mr Moosa to the death penalty. Nine of the others defendants received six years of incarceration and one was sentenced to life imprisonment. On 27 May 2015, a Court of Appeal upheld the sentence. Further, on 16 November 2015, the Bahraini Court of Cassation rejected the final appeal of Mr Ramadan. The death sentence has been passed to the King. It is now up to the King of Bahrain to sign Mr Ramadan and Mr Moosa’s death sentence, putting them at an imminent risk of execution.

The European parliament has previously shown its concern on the case of Mr Ramandan and Mr Moosa. On 24 November 2015, six Members of the European Parliament issued a Parliamentary Question inquiring into the steps the EEAS was going to take to pressure the Bahraini authorities to revoke Mr Moosa and Mr Ramadan’s sentences. Further, on 4 February 2016 the European Parliament adopted an Urgency Resolution on the case of Mohamed Ramandan, also citing the case of Husain Ali Moosa.

Among other topics, the Resolution clearly pointed out to “remind the Bahraini authorities that Article 15 of the Convention Against Torture and other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment prohibits the use of any statement made as a result of torture as evidence in any proceedings”. Further, it expressed its concerns over the wide anti-terror laws in Bahrain, via which Mr Moosa and Mr Ramadan have been sentenced to the death penalty. During last year alone, Bahraini courts passed seven new death sentences, bringing the total number of persons on death row in the country to ten, showing a dangerous trend of rapprochement towards Saudi Arabia and a sharp increase in the use of death sentences, even in cases where due process has not been respected during judicial proceedings. Overall, the European Union has a strong stance against any kind of torture or inhuman or degrading treatment, as proven by the EU Council Guidelines on Torture, other cruel, inhuman or degrading treatment or punishment adopted in 2001, updated in 2012.

The adopted Resolution also highlighted the lack of due judicial process in Bahraini courts, stressing “the importance (…) in particular as regards its judicial system, with a view to ensuring compliance with international human rights standards”. Both Mr Ramadan and Mr Moosa’s trials were severely flawed, not covering their basic rights under the ICCPR Convention, to which Bahrain acceded on 20 September 2006.

Despite its strong stance against the death penalty and the numerous occasions on which the European Parliament has shown grave concern for Mr Ramadan and Mr Moosa, the situation of both men remains unchanged. Both Mohamed and Husain Ali are still serving a capital sentence in Bahrain and their execution is a real and imminent threat.

We therefore ask the European External Action Service to assertively call on the Bahraini government to pardon Mr Ramadan and Mr Moosa and to ask for their immediate release and the dropping of all charges against them. We further encourage the EEAS to share with the European Parliament the concrete actions it is taking, regarding its relations with Bahrain, to ensure that all trials and judicial proceedings are in full compliance with the Rule of Law, international law and the ICCPR Convention.

The signatories to this letter are also concerned about the use of vague and ill-defined anti-terror laws in Bahrain, and other Gulf Cooperation Council countries, and call on the EEAS to further strengthen its efforts on this area and ensure that such anti-terror measures do not hinder or target peaceful civil, political and human rights activists.

Testo della lettera e firmatari

Serve un Mare Nostrum europeo per fermare lo scandalo delle morti in mare

Lettera di venticinque eurodeputati ai commissari europei Avramopoulos, Mogherini e Timmermans

Bruxelles, 14 aprile 2015

Egregi Commissario Avramopoulos, Commissario Mogherini, Commissario Timmermans,

si teme che circa 400 migranti in fuga dalla Libia siano annegati dopo che il natante su cui erano imbarcati si è capovolto nel Mediterraneo, secondo quanto riferito dai sopravvissuti a un’organizzazione umanitaria:[1] una nuova tragedia che si dispiega sotto i nostri occhi, dopo la catastrofe di Lampedusa del 2013.

Abbiamo avuto notizia di migliaia di persone a bordo di almeno dieci natanti in condizione di pericolo al largo delle coste libiche.[2] Su quasi tutte le imbarcazioni ci sarebbero bambini e donne, di cui alcune in stato di gravidanza.[3]

Le autorità italiane hanno comunicato che circa 8500 migranti sono stati soccorsi in mare tra venerdì e domenica. La maggior parte delle operazioni sono condotte dall’Italia in acque internazionali, mentre l’operazione europea Triton continua a pattugliare l’area di trenta miglia dalle coste italiane, “lontano dalla zona dove le barche in pericolo necessitano aiuto”.[4]

Lo scorso febbraio, l’Alto commissario per i Rifugiati António Guterres, riferendosi alla morte di almeno trecento persone che tentavano di raggiungere l’Europa dalla Libia, ha detto: “Non c’è più alcun dubbio […] che l’operazione europea Triton sia un rimpiazzo del tutto inadeguato dell’operazione italiana Mare nostrum”. “L’obiettivo deve essere quello di salvare vite. Abbiamo bisogno di una robusta operazione di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, non di un mero pattugliamento dei confini”.[5]

Similmente, il segretario generale del Consiglio europeo per i rifugiati ed esiliati (Ucre) Michael Diedring ha affermato che “se non verrà messa in campo un’iniziativa europea di search and rescue dotata di risorse significative, sempre più persone moriranno nel tentativo di raggiungere le nostre coste”.[6]

Di fatto, oggi sono già annegati nove richiedenti asilo, in un naufragio a 80 miglia dalle coste libanesi.[7]

Con il migliorare delle condizioni atmosferiche e marittime, le milizie e i trafficanti intensificheranno le partenze, mettendo migranti e richiedenti asilo a rischio di perdere la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee.[8] L’attuale situazione di emergenza continuerà a peggiorare. Nel frattempo, non una delle quattro aree che la Commissione europea ha enucleato per la prossima Agenda per la migrazione (attesa per maggio) affronta la necessità di concrete operazioni di search and rescue nel Mediterraneo.

Sosteniamo la petizione di Amnesty International,[9] che chiede di:

  • rafforzare le operazioni di search and rescue nel Mediterraneo e nell’Egeo, con uno sforzo congiunto che coinvolga gli Stati membri dell’Unione europea. Chiediamo che queste operazioni vengano condotte in modo regolare e sistemico.
  • aprire accessi sicuri e legali per l’Europa a chi fugge dai conflitti e dalle persecuzioni, così che più nessuno sia costretto a mettere a repentaglio la propria vita in viaggi pericolosi; e assicurare l’accesso alla protezione internazionale una volta raggiunti i confini d’Europa.
  • interrompere la cooperazione intrapresa con quei Paesi che non garantiscono un sufficiente rispetto dei diritti umani, allo scopo di frenare i flussi migratori diretti verso l’Unione europea.

Vi chiediamo di affrontare questi urgenti obiettivi nell’Agenda europea per la migrazione che state per presentare, se non prima.

Invitiamo inoltre il Commissario Avramopoulos e il Commissario Mogherini a prender parte a un incontro con la Commissione LIBE, per commentare questi fatti recenti e per conoscere la loro opinione sulle richieste avanzate da Amnesty International.

Distinti saluti

Barbara SPINELLI
Cornelia ERNST
Marina ALBIOL GUZMAN
Malin BJÖRK
Kostas CHRYSOGONOS
Ignazio CORRAO
Laura FERRARA
Elly SCHLEIN
Ska KELLER
Judith SARGENTINI
Cecilia WIKSTRÖM
Eleonora FORENZA
Neoklis SYLIKIOTIS
Patrick LE HYARIC
Gabriele ZIMMER
Sabine LÖSING
Martina MICHELS
Fabio DE MASI
Marisa MATIAS
Angela Rosa VALLINA DE LA NOVAL
Miguel URBAN CRESPO
Stelios KOULOGLOU
Iosu JUARISTI ABAUNZ
Lidia SENRA RODRÍGUEZ
Luke Ming FLANAGAN

[1]http://www.theguardian.com/world/2015/apr/14/400-drowned-libya-italy-migrant-boat-capsizes.

[2]http://watchthemed.net/reports/view/106.

[3]http://www.timesofmalta.com/articles/view/20150413/local/pregnant-migrant-airlifted-to-malta-as-italy-continues-massive-rescue.563791.

[4]https://www.iom.int/cms/en/sites/iom/home/news-and-views/press-briefing-notes/pbn-2015/pbn-listing/iom-applauds-italys-weekend-resc.html

[5]http://www.unhcr.org/54dc8dc59.html.

[6]http://ecre.org/component/content/article/70-weekly-bulletin-articles/967-over-300-migrants-feared-dead-in-new-tragedy-in-mediterranean.html.

[7]http://it.reuters.com/article/topNews/idITKBN0N414S20150413.

[8]http://www.theguardian.com/world/2015/apr/13/italy-rescues-nearly-6000-migrants-in-a-single-weekend.

[9]http://www.sos-europe-amnesty.eu/stop-people-from-suffering-and-dying-at-our-borders-actions/.


Si veda anche:

Safe and legal access to the EU for migrants now!

Si faccia chiarezza sulla repressione della protesta dei migranti a Brescia

di sabato, marzo 28, 2015 0 , , , Permalink

28 marzo 2015

Barbara Spinelli si è rivolta al Sindaco, al Questore e al Prefetto Vicario di Brescia chiedendo chiarezza sui gravi fatti che si sono svolti a Brescia nel corso dell’ultima settimana, in seguito alla protesta indetta da un gruppo di migranti e dall’Associazione Diritti per Tutti contro la violazione dei diritti sociali, contro i rigetti della sanatoria 2012, e in favore di uno sblocco dei permessi di soggiorno.

“Secondo gli attivisti e i rappresentanti dei migranti che vivono nella provincia di Brescia”, ha scritto l’eurodeputata del Gue-Ngl, “le istituzioni stanno procedendo a un’applicazione penalizzante delle normative in materia di immigrazione. Circa l’ottanta per cento delle domande sono infatti state respinte, a fronte di una media nazionale del venti per cento”.

La civile e pacifica protesta dei migranti è stata repressa con un immotivato uso della forza, rendendo inagibile per giorni piazza Loggia. Su questi fatti, e sulla situazione di tre migranti arrestati e internati nel Cie di Bari e di due migranti espulsi con provvedimento d’urgenza, l’onorevole Spinelli ha chiesto un immediato accertamento dei fatti e delle responsabilità.

In particolare, unendosi alle richieste di migranti e associazioni antirazziste, l’eurodeputata ha chiesto:

– Il ripristino dell’agibilità politica e democratica nel centro di Brescia,

– Una verifica sul comportamento della Questura, con particolare riferimento alle azioni del Questore, del Vicequestore Ricifari, del dirigente della Divisione anticrimine della Questura Farinacci.

– Un’inchiesta sulle numerose denunce fatte dalla Questura dopo i fatti “della gru”, i cui processi sono tuttora in corso.

– L’apertura di un tavolo di confronto e riesame dei respingimenti, del tutto anomali nel numero, fatti a Brescia.

– Un confronto sui tempi di attesa per i rinnovi, che ormai superano mediamente i dodici mesi.

“Sottolineo infine la mia preoccupazione”, scrive Barbara Spinelli, “per come la Questura di Brescia, tramite numerosi comunicati stampa diffusi in questi giorni, ha mostrato di monitorare le attività della storica emittente radiofonica Radio Onda d’Urto, accusando redattori e giornalisti di fomentare la protesta dei migranti.  Apprendo inoltre di di voci riguardanti un’informativa della Questura, che sarebbe stata inviata al ministero dell’Interno, alla Prefetture e alla Procura della Repubblica, contenete la richiesta di aprire un’indagine contro l’emittente: mi auguro che si tratti di voci prive di fondamento”.

In allegato, la lettera integrale inviata questa mattina a Sindaco, Questore e Prefetto Vicario.

Aggiornamento del 30 aprile 2015: Il Consiglio di Stato dà ragione ai migranti in lotta a Brescia