Meccanismo dell’UE in materia di democrazia: è necessario mostrare vigilanza autentica nei confronti delle istituzioni europee

Intervento di Barbara Spinelli, in qualità di Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL della Relazione “recante raccomandazioni alla Commissione sull’istituzione di un meccanismo dell’UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali” (Relatore Sophie in ‘t Veld – ALDE), nel corso della Sessione Plenaria del Parlamento europeo. Strasburgo, 25 ottobre 2016.

La risoluzione di cui discutiamo è importante perché per la prima volta non ci occupiamo dei diritti fuori dall’Unione, ma ci domandiamo se noi stessi rispettiamo la rule of law che pretendiamo incarnare. Il nuovo meccanismo ha tale scopo, e per questo il mio giudizio è positivo. Dall’inizio della grande crisi non si parla d’altro che di “fare i compiti a casa”. Ma i compiti sono solo economici, quasi mai tra i doveri primari figura la democrazia costituzionale. Spero che il meccanismo sposti un po’ gli accenti: che aiuti a riconoscere gli effetti dell’austerità su diritti come quello alla salute, al lavoro, a istituzioni trasparenti e incolpabili. Un meccanismo simile mancava. L’articolo 7 del Trattato è inutilizzabile perché in mano ai governi, dunque non imparziale.

Nel negoziato ho chiesto che le Istituzioni europee siano vagliate come gli Stati. Il risultato mi soddisfa solo in parte, perché tale vigilanza è promessa, ma per nulla garantita. Presenteremo emendamenti che diano questa garanzia.

Le istituzioni europee sono viste dai cittadini con sfiducia crescente perché opache, e molto intrusive. Se mostrassimo vigilanza autentica nei loro confronti, il meccanismo che sta nascendo sarebbe meno sospettabile di interferenza nelle politiche degli Stati.

UE – Nuovo meccanismo di controllo della rule of law: un passo in avanti imperfetto

Intervento di Barbara Spinelli nel corso della Riunione del Gruppo GUE/NGL. Bruxelles, 19 ottobre 2016.

Punto in Agenda:

  • in ‘t VELD Report on “Establishment of an EU mechanism on democracy, the rule of law and fundamental rights” – short information

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di Relatrice ombra, per il Gruppo GUE/NGL, della Relazione “recante raccomandazioni alla Commissione sull’istituzione di un meccanismo dell’UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali” (Relatore Sophie in ‘t Veld – ALDE), che sarà discussa e votata nel corso della Sessione Plenaria di ottobre (Strasburgo, 24-27 ottobre 2016).

I will try to explain why I recommend a positive vote on this report, even if it is in my opinion a partially lame report, and not the innovative Pact on democracy it pretends to be.

I begin with its positive elements: such a Pact is currently absent in the Union. Rule of law criteria are used for accession countries, but once you have entered the club you get a sort of impunity: it’s the so-called dilemma of the Copenhagen criteria. The new mechanism is good news, in times of vast erosion of the constitutional democracies in the Union. It has been shaped as a procedure which puts human rights at its core, and formalises a permanent and non-punitive monitoring of the Member States regarding the respect of rule of law and fundamental rights. The process will be handled by a panel of independent experts and will avail itself, to a large extent, of the cooperation of the civil society and NGOs. We managed to restrict the role of the European Commission (as proposed during the shadow meetings) and, most important, to avoid the Commission being the chair of the expert panel.

Negative elements: due to the pressure of the EPP, which had a pivotal role in the negociations, the original version of the Rapporteur has been considerably watered down. The most negative element is the almost complete lack of a strict control of the European institutions – a control similar to the one provided for the Member States. We insisted to have this aspect introduced, and we succeeded in having the institutions clearly mentioned. But all procedure concerning them is not scrupulous and binding as for the Member States, and the institutions will be part of the Pact only “if they wish”: as an “option”. The amendments we will table reintroduce such monitoring: non only of the three institutions but of all institutions and bodies, Eurogroup included. Another element we couldn’t impose is the possibility for the Court of Justice to intervene in decisions adopted under article 7 TEU. I have tabled an amendment on that.

In conclusion: the mechanism is certainly useful, but will only partially address the issue that it is intended to handle with: the article 7, still considered as a deliberately inapplicable “nuclear option”.

The Member States are the main transgressors of fundamental rights, but what the citizen resent most today is the impunity and unaccountability of the powers that be in Brussels. The opportunity to meet the challenge of such mistrust has partly been wasted.

Russia, Siria e migrazione al Consiglio europeo

Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo. Strasburgo, 5 ottobre 2016.

Punto in agenda: Preparazione della riunione del Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre 2016
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione

Presenti al dibattito:
Jean-Claude Juncker – Presidente della Commissione europea
Ivan Korčok – Rappresentante plenipotenziario del governo per la presidenza slovacca del Consiglio dell’UE

Grazie Presidente Juncker. Riparlerete di rifugiati, ma non so se cercherete per davvero soluzioni. Mi chiedo se andrete alle radici della crisi, parlando del primo nemico in Siria – Isis, Al Qaeda – e immaginando un rapporto con Mosca alternativo al disordine mentale che regna in Usa: da una parte la rottura del dialogo annunciata da Obama, dall’altra la saggezza di Jimmy Carter: “Urge una co-leadership russo-americana”, e questo nonostante le violenze russe a Aleppo.

Non so nemmeno come discuterete il referendum ungherese: se Orbán vi convincerà che un referendum invalido lui lo renderà valido, con più muri ancora.

Una cosa soltanto so: che se non cominciamo a organizzare la convivenza con i rifugiati, l’Exit ci mangerà i cervelli. Perché l’Exit generalizzato è paura, rinuncia, nazionalismi. È pagare dittatori e Stati in guerra perché si tengano i fuggitivi: Eritrea, Sudan, e ora Afghanistan. È la fine dell’Unione, che le frontiere dovrebbe proteggerle, ma per meglio poterle riaprire.

Waste Land a Calais: la misantropia europea

di mercoledì, ottobre 5, 2016 0 , , Permalink

Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo. Strasburgo, 4 ottobre 2016.

Punto in agenda: Situazione a Calais
Dichiarazione della Commissione

Presenti al dibattito
: Dimitris Avramopoulos – Commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza

La giungla di Calais, che ho visto, è un Waste Land dove vivono, su 10.000 rifugiati, mille minori non accompagnati. Più della metà potrebbe raggiungere i familiari in Inghilterra: lo prescrive la legge europea. Sia Parigi sia Londra la violano. Solo venti minori hanno potuto avvalersene. Vorrei narrarvi la storia di Raheemullah Oryakhel, 14 anni, afghano, schiacciato giorni fa da un camion a Calais. Voleva raggiungere legalmente il fratello a Manchester.

Perché tanta misantropia? Vi diranno che è perché i candidati all’Eliseo rincorrono Marine Le Pen. Ma c’è un rifiuto più sostanziale: i rifugiati rappresentano lo 0,2 per cento della popolazione europea, eppure è come se non fossimo capaci d’aggiungere un solo tavolo in una mensa di milioni. I bambini li compiangiamo: ma morti, solo in fotografia e possibilmente lontani da noi.

Relazione del Parlamento Europeo sulla ricollocazione di richiedenti asilo da Grecia e Italia verso il resto dell’Unione Europea

Strasburgo, 15 settembre 2016

Oggi il Parlamento europeo ha votato la Proposta di relazione presentata dall’eurodeputata dei Verdi/ALE Ska Keller sulla “proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione (UE) 2015/1601 del Consiglio, del 22 settembre 2015, che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell’Italia e della Grecia”. La Risoluzione è stata adottata con 470 voti favorevoli, 131 contrari e 50 astensioni.  Qui l’edizione finale della Risoluzione: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P8-TA-2016-0354&language=IT&ring=A8-2016-0236

Dopo il voto Barbara Spinelli, in qualità di Relatore per il Gruppo GUE/NGL, ha dichiarato:

A seguito dell’accordo UE-Turchia, la Commissione ha proposto che una quota di 54.000 persone che devono essere ricollocate da Grecia e Italia verso altri Stati Membri sia invece reinsediata dalla Turchia. Attualmente poche migliaia di richiedenti asilo sono state ricollocate da Grecia e Italia, e da vari mesi circa 60.000 richiedenti asilo sono bloccati in Grecia.

Il Parlamento ha adottato dunque la relazione dell’eurodeputata Ska Keller (Greens/EFA), che modifica radicalmente la proposta iniziale della Commissione stabilendo una serie di garanzie per i richiedenti asilo e specifici doveri degli Stati Membri, fra cui quello di accettare al più presto ricollocazioni verso il proprio territorio da Grecia e Italia. “Mi felicito per l’approvazione del rapporto”, ha dichiarato l’eurodeputata Barbara Spinelli (GUE/NGL), “e in particolare per l’adozione a grande maggioranza di un mio emendamento volto a rafforzare le garanzie di ricongiungimento familiare dei richiedenti asilo bloccati in Italia e Grecia”.

“Il mio unico rammarico è che non sia passato l’altro mio emendamento, critico della base giuridica scelta dalla Commissione nella sua proposta: base che di fatto esclude il Parlamento nella sua funzione di co-legislatore, conferendogli un ruolo che rende non vincolanti i suoi pareri. La base prescelta (Articolo 78 §3 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) è usata solitamente in casi di emergenza legata a ‘improvvisi’ afflussi di rifugiati. Da tempo gli afflussi non sono più improvvisi, sicché non c’è motivo per cui il Parlamento non sia coinvolto a pieno titolo (seguendo la procedura ‘ordinaria’ prevista dall’Articolo 78 §2 del suddetto Trattato).”

 

Si veda anche:
L’emergenza rifugiati che emargina il Parlamento

 

L’emergenza rifugiati che emargina il Parlamento

Intervento di Barbara Spinelli, in qualità di Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL della Relazione “sulla ricollocazione di richiedenti asilo da Grecia e Italia verso il resto dell’Unione Europea”, nel corso della Sessione Plenaria del Parlamento europeo. Strasburgo, 14 settembre 2016.

La Risoluzione è stata votata dal Parlamento europeo il 15 settembre 2016.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido la relazione di Ska Keller sulla proposta della Commissione.

Vorrei tuttavia richiamare l’attenzione sulla base giuridica della proposta. Non è la prima volta che la Commissione tende a escludere il Parlamento, adducendo come pretesto l’emergenza legata a improvvisi afflussi di rifugiati; l’altro esempio è l’accordo con la Turchia. Da tempo però gli afflussi non sono improvvisi, sicché non c’è motivo alcuno per cui il Parlamento non sia coinvolto a pieno titolo come co-legislatore.

Invito dunque a considerare il mio emendamento. Esso evidenzia come la base giuridica della proposta – articolo 78, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea – vada sostituita dall’articolo 78, paragrafo 2, che coinvolge il Parlamento a pieno titolo. Mi sembra un buon metodo per mettere fine al poco democratico stato di emergenza in tema di rifugiati.

Risoluzione sulla Polonia

di mercoledì, settembre 14, 2016 0 , , , Permalink

Strasburgo, 14 settembre 2016

Oggi il Parlamento europeo ha votato la Proposta di Risoluzione comune presentata dai gruppi politici PPE, S&D, ALDE, GUE/NGL e Verdi/ALE “sui recenti sviluppi in Polonia e il loro impatto sui diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”. La Risoluzione è stata adottata con 510 voti favorevoli, 160 contrari e 29 astensioni.  (Qui l’edizione provvisoria della Risoluzione.)

Dopo il voto Barbara Spinelli, in qualità di Relatore per il Gruppo GUE/NGL, ha dichiarato:

«È senz’altro positivo che il Parlamento abbia accolto, a larga maggioranza, questa Proposta di Risoluzione, frutto del lavoro congiunto di 5 diversi gruppi politici. Non si è trattato del tentativo di interferire negli affari interni di uno Stato Membro, o di adottare un atteggiamento punitivo nei confronti di una specifica maggioranza politica ma, come già nel 2004 per l’Italia o più recentemente nei riguardi dell’Ungheria, il Parlamento europeo ha voluto riaffermare che esistono norme comuni che ciascuno ha sottoscritto firmando i Trattati e che rappresentano la nostra legge comune. Questo, quanto meno, è il principio che ha guidato il lavoro mio e del mio Gruppo politico.  In Polonia stiamo assistendo ad una profonda erosione della democrazia costituzionale e dello stato di diritto: siamo testimoni del protrarsi della paralisi del Tribunale costituzionale e di continue minacce alla sua indipendenza, di leggi di recente adozione – come la legislazione sui media, anti-terrorismo, polizia – che minano il pluralismo e la protezione dei dati personali, e più in generale, il rispetto dei diritti fondamentali.

Deploro tuttavia che il Parlamento europeo abbia deciso di votare contro tutti i nostri emendamenti, volti a denunciare ulteriori criticità non affrontate nel testo presentato congiuntamente. Avevamo richiesto un ruolo più vigile della Commissione sul rispetto dello stato di diritto anche in altri paesi dell’Unione: richiesta – vorrei qui ricordarlo – che era presente nella risoluzione del 13 aprile 2016 [1] e che allora era stata approvata a grande maggioranza. Avevamo inoltre criticato le recenti posizioni islamofobe espresse dal Governo. Insieme al Gruppo dei Verdi/ALE avevamo chiesto una protezione maggiore della libertà di espressione e dalla discriminazione, soprattutto nei confronti di persone LGBTI, di rimuovere gli ostacoli posti all’accesso alle procedure di asilo, ed espresso tutta la nostra opposizione a una proposta di legge sull’aborto presentata al Parlamento polacco e appoggiata dal governo. Già difficilissima, l’interruzione di gravidanza rischia di esser vietata perfino in presenza di stupri o malformazioni gravi del feto. È motivo di grande preoccupazione constatare come all’interno di questo Palazzo la tutela e la promozione di determinati diritti fondamentali siano ancora considerate un tabù.»


[1]
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 aprile 2016 sulla situazione in Polonia (2015/3031(RSP)), paragrafo 11 “si attende che la Commissione vigili su tutti gli Stati membri nello stesso modo per quanto riguarda il rispetto della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, evitando così disparità di trattamento, e riferisca al Parlamento in merito”.

Intervento in plenaria sulla Polonia

di martedì, settembre 13, 2016 0 , Permalink

Intervento di Barbara Spinelli, in qualità di Relatore per il Gruppo GUE/NGL della Risoluzione “sui recenti sviluppi in Polonia e loro impatto sui diritti fondamentali sanciti dalla Carta da dei diritti fondamentali dell’Unione europea”, nel corso della Sessione Plenaria del Parlamento europeo. Strasburgo, 13 settembre 2016.

La Risoluzione sarà votata dal Parlamento europeo il 14 settembre 2016.

Non è la prima volta che l’Unione richiama all’ordine i suoi Stati, quando la rule of law è in pericolo. È già successo con l’Ungheria. Successe nel 2004 con l’Italia. Oggi ci pronunciamo – di nuovo – sulla democrazia costituzionale in Polonia. Parlo di democrazia costituzionale e non di democrazia, perché non basta ottenere la maggioranza alle urne per evitare regressioni. In Polonia tali involuzioni si moltiplicano: la Corte costituzionale non è messa in grado di esercitare a pieno la propria indipendenza, nuove leggi sui media e l’antiterrorismo riducono il pluralismo e la protezione dati.

Il mio gruppo sosterrà la proposta di risoluzione comune, ma presenterà emendamenti: critichiamo in particolare alcune posizioni governative offensive dell’Islam e – con i Verdi – una proposta di legge sull’aborto presentata al Sejm e appoggiata dal governo: già difficilissima, l’interruzione di gravidanza rischia di esser vietata perfino in presenza di stupri o malformazioni gravi del feto.

È stato detto che non abbiamo il diritto di immischiarci negli affari interni dei Paesi membri, ma a me pare che non stiamo interferendo. Stiamo ricordando che esistono norme che ciascuno ha sottoscritto firmando i Trattati, e che sono nostra legge comune.

I governanti d’Ungheria e Polonia hanno annunciato giorni fa una “contro-rivoluzione culturale”: che esalti la Cristianità come unica radice d’Europa, le immaginarie identità etniche degli Stati, le loro sovranità semi assolute. Tanto più importante è replicare con questa risoluzione: per dire cos’è che ci fa stare insieme in Europa. Se solo il mercato, o anche la rule of law e la democrazia costituzionale: riconquistate ambedue dopo le dittature del Novecento.

Intervento sullo stato di diritto in Polonia

Strasburgo, 4 luglio 2016. Intervento di Barbara Spinelli, per conto del Gruppo GUE/NGL, in apertura dei lavori della Sessione Plenaria.

Punto in agenda: Ordine dei lavori – Richiesta del Gruppo GUE/NGL di reintrodurre nell’agenda dei lavori di martedì 5 luglio 2016 il seguente dibattito: Recent developments in Poland and their impact on fundamental rights as laid down in the Charter of Fundamental Rights of the European Union (Council and Commission statements)“.

La richiesta del Gruppo GUE/NGL è stata respinta dall’aula con 116 voti a favore, 169 contrari e 70 astensioni.

L’aula ha invece accolto la proposta avanzata del Gruppo ALDE di sottoporre una richiesta alla Conferenza dei Presidenti affinché decida sulla possibilità di fissare tale dibattito nel corso della Sessione Plenaria di settembre (276 voti a favore, 52 contrari, 18 astensioni). 

Cari colleghi, come già deciso nella Conferenza dei presidenti, chiedo in nome del mio gruppo di discutere martedì una seconda risoluzione sullo stato di diritto in Polonia: perché nel frattempo la Commissione ha espresso un’opinione preoccupata sul rispetto del rule of law, così come, di nuovo, la Commissione di Venezia; perché il Tribunale costituzionale continua a essere paralizzato; perché nuove leggi sono in via di adozione – su antiterrorismo, sorveglianza Internet, media, aborto. Era stato deciso di verificare la loro coerenza con le leggi europee in una seconda risoluzione, dopo quella dello scorso aprile.

Credo che questo Parlamento riconoscerà che, proprio nel dopo-Brexit, la democrazia sia il primo bene da difendere e promuovere, dentro l’Unione, e intendo tutti e tre i pilastri della democrazia costituzionale: il suffragio universale, e anche la rule of law e la separazione dei poteri.

Non è un’ingerenza negli affari interni di uno Stato membro, ma il richiamo a principi e leggi comuni che ciascuno ha sottoscritto firmando i trattati, specie gli articoli 2 e 6.

Se il governo polacco o altri governi presenti o futuri – penso all’Ungheria o alle nuove presidenziali in Austria – ritengono che questi principi infrangano la propria sovranità, è l’intero impianto costituzionale dell’Unione che andrebbe ridiscusso.


 

Si veda anche:

EPP alliance with far-right stops Parliament from addressing deterioration of human rights in Poland

Occorre ricostituire il G8 e ridiscutere le politiche di Washington

di mercoledì, maggio 25, 2016 0 , , , Permalink

Bruxelles 25 maggio 2016

Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nel corso della discussione in sessione plenaria sulla preparazione del vertice del G7. Presenti in aula Frans Timmermans, Vice Presidente della Commissione europea, e Bert Koenders, ministro degli esteri dei Paesi Bassi.

Vorrei concentrarmi sulla ricostituzione del G8, e sulla riapertura – economica, politica – alla Russia. Ritengo urgente rivedere i rapporti con gli Stati Uniti, alla vigilia del referendum inglese e delle presidenziali Usa. Meglio prepararsi prima, che dopo. Meglio prevedere le nostre disgregazioni sia col Brexit, sia col non-Brexit.

Quanto a Mosca, mi chiedo se l’Europa abbia interesse a una presenza militare quadruplicata di Usa e Nato, lungo i nostri confini dell’Est, che estranierà più che mai la Russia.

Washington s’allontanerà dall’Europa, con Trump. O l’userà – se vince Hillary Clinton – come passivo strumento di politiche fallite in Medio Oriente, Siria, Libia, Afghanistan. Prepararsi vuol dire ridiscutere tali politiche, averne una propria. Da quelle politiche sono nati l’Isis, le guerre, e quella che chiamiamo questione rifugiati quando è nostra questione e nostra débacle.