Greeks, don’t give in to the EU’s austerity ultimatum

di martedì, giugno 30, 2015 0 , , , , Permalink

Over the past five years, the EU and the IMF have imposed unprecedented austerity on Greece. It has failed badly. The economy has shrunk by 26%, unemployment has risen to 27%, youth unemployment to 60% and the debt-to-GDP ratio jumped from 120% to 180%. The economic catastrophe has led to a humanitarian crisis, with more than 3 million people on or below the poverty line.

Against this background, the Greek people elected the Syriza-led government on 25 January with a clear mandate to put an end to austerity. In the ensuing negotiations, the government made it clear that the future of Greece is in the eurozone and the EU. The lenders, however, insisted on the continuation of their failed recipe, refused to discuss a writedown of the debt – which the IMF is on record as considering unviable – and finally, on 26 June, issued an ultimatum to Greece by means of a non-negotiable package that would entrench austerity. This was followed by a suspension of liquidity to the Greek banks and the imposition of capital controls.

In this situation, the government has asked the Greek people to decide the future of the country in a referendum to be held next Sunday. We believe that this ultimatum to the Greek people and democracy should be rejected. The Greek referendum gives the European Union a chance to restate its commitment to the values of the enlightenment – equality, justice, solidarity – and to the principles of democracy on which its legitimacy rests. The place where democracy was born gives Europe the opportunity to recommit to its ideals in the 21st century.

Etienne Balibar
Costas Douzinas
Barbara Spinelli
Rowan Williams
Immanuel Wallerstein
Slavoj Zizek
Michael Mansfield
Judith Butler
Alain Badiou
Chantal Mouffe
Saskia Sassen
Homi Bhabha
Wendy Brown
Eric Fassin
Tariq Ali
Ed Vulliamy
Christoff Menke
Dipesh Chakrabarti 
Claudia Moatti
Eduardo Cadava
Jean Comaroff
Daniel Loick
Marcus Rediker
Claudia Moatti
Ramin Jahanbegloo
Rajeswari Sunder Rajan
Lynne Segal 
Sandro Mezzadra
Walter Mignolo 
Joanna Bourke
Catherine Malabou
Fethi Benslama
Andreas Fischer-Lescano
Dirk Setton
Georg Lohmann
Lydia Liu 
Saree Makdisi
Stathis Gourgouris
Robin Celikates
Emily Apter
Kate Hudson
Dirk Quadflieg
Giacomo Marramao
Engin Isin
Pheng Cheah
Carlos M Herrera
Alfonso Iacono
Ariella Gross
Paddy McDaid
Robert Meister
Iain Chambers
Neni Panourgia
James Tully
Margarita Tsomou
Isidoros Diakides
Liza Thompson
Paul McNee
Sionaidh Douglas-Scott 
Bruce Robbins
Josef Früchtl
Alan Norries
Antonios Tzanakopoulos
Nicolas Countouris
Keith Ewing
Manfred Weiss
Akbar Rasulov
Gleider Hernández
Matthew Happold
Johan van der Walt
Kerem Oktem
Sandra Gonzalez-Bailon
Umut Oszu
Mavluda Sattorova
Gentian Zyberi
Richard Collins
Thomas Skouteris
Thanos Zartaloudis
Aris Katzourakis
Eleni Stamou
Gkikas Magiorkinis
Elinor Payne
Pari Skamnioti,
Ebru Soytemel
Eva Nanopoulos
Ilias Plakokefalos

Così si salva la democrazia: appello di Barbara Spinelli e Étienne Balibar

Chiediamo ai tre creditori della Grecia (Commissione, Banca centrale europea, Fondo Monetario internazionale) se sanno quello che fanno, quando applicano alla Grecia un’ennesima terapia dell’austerità e giudicano irricevibile ogni controproposta proveniente da Atene. Se sanno che la Grecia già dal 2009 è sottoposta a un accanimento terapeutico che ha ridotto i suoi salari del 37%, le pensioni in molti casi del 48%, il numero degli impiegati statali del 30%, la spesa per i consumi del 33%, il reddito complessivo del 27%, mentre la disoccupazione è salita al 27% e il debito pubblico al 180% del Pil.

Al di là di queste cifre, chiediamo loro se conoscono l’Europa che pretendono di difendere, quando invece fanno di tutto per disgregarla definitivamente, deturparne la vocazione, e seminare ripugnanza nei suoi popoli.
Ricordiamo loro che l’unità europea non è nata per favorire in prima linea la governabilità economica, e ancor meno per diventare un incubo contabile e cader preda di economisti che hanno sbagliato tutti i calcoli. È nata per opporre la democrazia costituzionale alle dittature che nel passato avevano spezzato l’Europa, e per creare fra le sue società una convivenza solidale che non avrebbe più permesso alla povertà di dividere il continente e precipitarlo nella disperazione sociale e nelle guerre. La cosiddetta governance economica non può esser vista come sola priorità, a meno di non frantumare il disegno politico europeo alle radici. Non può calpestare la volontà democratica espressa dai cittadini sovrani in regolari elezioni, umiliando un paese membro in difficoltà e giocando con il suo futuro. La resistenza del governo Tsipras alle nuove misure di austerità — unitamente alla proposta di indire su di esse un referendum nazionale — è la risposta al colpo di Stato postmoderno che le istituzioni europee e il Fondo Monetario stanno sperimentando oggi nei confronti della Grecia, domani verso altri Paesi membri.

Chiediamo al Fondo Monetario di smettere l’atteggiamento di malevola indifferenza democratica che caratterizza le sue ultime mosse, e di non gettare nel dimenticatoio il senso di responsabilità mostrato nel dopoguerra con gli accordi di Bretton Woods. Ma è soprattutto alle due istituzioni europee che fanno parte della trojka — Commissione e Banca centrale europea — che vorremmo ricordare il loro compito, che non coincide con le mansioni del Fmi ed è quello di rappresentare non gli Stati più forti e nemmeno una maggioranza di Stati, ma l’Unione nella sua interezza.

Chiediamo infine che il negoziato sia tolto una volta per tutte dalle mani dei tecnocrati che l’hanno fin qui condotto, per essere restituito ai politici eletti e ai capi di Stato o di governo. Costoro hanno voluto il trasferimento di poteri a una ristretta cerchia di apprendisti contabili che nulla sanno della storia europea e degli abissi che essa ha conosciuto. È ora che si riprendano quei poteri, e che ne rispondano personalmente.

 

La Carta dei diritti fondamentali e le colpe dell’Unione Europea: interventi di Barbara Spinelli e Kostas Chrysogonos

Bruxelles, 25 giugno 2015. Riunione della Commissione per le Liberta’ Civili, la Giustizia e gli Affari Interni

Punti 9 e 10, Dibattito congiunto su:

  • European Union Agency for Fundamental Rights (FRA) – Annual report 2014

Presentation by Ms Frauke Seidensticker, Chairperson of the FRA Management Board and Mr Constantinos Manolopoulos, Interim Director

  • Report from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions: 2014 Report on the Application of the EU Charter of Fundamental Rights

Presentation by the European Commission

Intervento di Barbara Spinelli

Vorrei ringraziare innanzitutto per la presentazione dei lavori di monitoraggio sul rispetto della Carta dei diritti fondamentali e chiedere se siano giudicate e monitorate con la stessa attenzione, e in che modo e con quali criteri, le stesse Istituzioni Europee, quando infrangono la Carta. E vorrei chiedere come il Parlamento possa giudicare, in questo quadro, i comportamenti del Consiglio e della Commissione. È una domanda che dovremmo porre a noi stessi in due campi.

Il primo è quello della politica delle migrazioni, e in particolare dell’Agenda sulla migrazione di cui si sta discutendo proprio in questi giorni al Consiglio Europeo. Il fatto è che siamo alle prese con grossi rischi di violazione della Carta, soprattutto per quanto riguarda il principio del non-respingimento e l’assenza di proposte comunitarie intese a creare vie legali d’accesso in Europa, e di fuga da paesi in guerra o da dittature. È un tema contemplato nelle relazioni presentate in questa Commissione, ma non capisco se ci si riferisca solo alla violazione dei diritti da parte degli Stati Membri, o anche da parte delle Istituzioni europee.

Il secondo campo – e qui mi aggancio a quanto detto dal collega Kostas Chrysogonos – è quello della politica dell’austerità e degli effetti che essa ha sui diritti fondamentali e sui diritti sociali. È chiaro che anche in questo caso siamo di fronte al non rispetto della Carta. L’austerità è in sé una violazione sistematica dei Trattati, e sta creando un divario pericolosissimo fra le politiche comunitarie e i verdetti popolari che vengono emessi nelle elezioni. E’ un problema con cui dobbiamo cominciare a fare i conti. Perché dico questo? Perché molte violazioni di cui giustamente parlate nel Rapporto – l’estendersi di episodi di hate crimes, xenofobia, rifiuto del diverso, islamofobia – sono una conseguenza di politiche europee che, sul piano comunitario, violano la Carta dei diritti e producono, come contro-reazione, forti ondate xenofobiche nei paesi membri.

Intervento di Kostas Chrysogonos (Syriza – GUE/NGL):

Both reports that we are discussing today, concerning the application of the Charter of Fundamental Rights of the European Union during 2014, seem to be out of time and out of place. They are not addressing the most important issue of violation of fundamental rights within the Union, which is the massive violation of social rights through the murderous austerity policies implemented by the European institutions. Social and economic rights are not mentioned, either in the Report of the Fundamental Rights Agency or in the Commission’s Report (SWD 2015/99 final). Chapter 4 of the Charter of Fundamental Rights entitled “Solidarity” foresees, among others, a right of collective bargaining at Art. 28, a right of protection in the event of unjustified dismissal at Art. 30, a right to social security and assistance at Art. 34 and a right to health care at Art. 35. All these rights are being violated through policies imposed by the European institutions upon member states of the Union e.g. in Greece the Commission and the ECB, as members of the Troika, have nullified collective bargaining, have cut pensions and salaries to levels below the minimum of existence, have undermined health care in such a way that mortality has risen about 15% and so on. It is noteworthy mentioning that many of the measures implemented after Troika demands have been found to be in breach of international law of human rights, in particular in breach of the European Social Charter through decisions of the European Committee on Social Rights and in breach of several ILO Conventions through decisions of the ILO. Those violations entail analogous breaches of the aforementioned Articles of the Charter of Fundamental Rights of the EU.

Nevertheless the European institutions concerned not only show no willingness to comply with these findings, but they demand from the new Greek government, within the frame of the ongoing negotiations about the Greek financial adjustment programme, further violations of social rights of hundreds of thousands of persons who live right now at the edge of starvation. It almost looks as if we are living under a state of emergency, where fundamental social rights are suspended or sacrificed at the altar of austerity. Respect for human rights must be shown to all of them, if the pledge is genuine. Selective respect for some of them going together with disregard for others is tantamount to hypocrisy.

Intervento a conclusione dell’audizione “Alternatives to the Dublin Regulation: human lives at stake”

L’audizione “Alternatives to the Dublin Regulation: human lives at stake”, organizzata dal gruppo GUE/NGL, si è svolta il 24 giugno 2015 al Parlamento europeo, Bruxelles

Deputati e oratori invitati all’audizione:

Parlamentari del Gue-NGL: Cornelia Ernst, Martina Anderson, Malin Björk, Barbara Spinelli.

Oratori:
Yonous Muhammadi, Greek forum of Refugees
Olga Siebert, Jesuit Refugee Service
Tristan Wibault, lawyer, Cabinet d’avocats du Quartier des Libertés, Belgium
Aurélie Ponthieu, Médecins Sans Frontières
Pr. Gianfranco Schiavone, funder of Consorzio italiano di solidarietà, board member of ASGI and author of the study “Il Diritto alla Protezione” (2010)
Louis Middelkoop, Adviser to the Meijers Committee
Kris Pollet, ECRE

Intervento di Barbara Spinelli:

La domanda che dobbiamo porci è: come si risponde al diritto della persona umana alla fuga e all’asilo? L’Unione europea, e per esser più precisi il Consiglio e la Commissione, rispondono al diritto di fuga con la fuga dal diritto.

Questo è pienamente confermato dall’intervento in questa conferenza del professor Fulvio Vassallo. Un intervento importante, perché riprende un’idea forte che condivido in pieno e che spero adotteremo come gruppo: l’idea di un ricorso alla Corte di Giustizia. In effetti siamo di fronte a piani – non solo quello predisposto recentemente da Commissione e Consiglio, ma vari piani sulla migrazione – che violano in maniera palese il diritto di asilo e il principio del non-respingimento collettivo.

Ascoltando i vari contributi – tutti preziosi, soprattutto quelli riguardanti le alternative al regolamento di Dublino – mi convinco sempre più che la persona debba essere rimessa al centro nelle politiche di accoglienza di migranti e profughi: essenziale è considerare dove intenda effettivamente andare il richiedente asilo, quali siano le sue preferenze e il suo profilo, considerando che secondo il regolamento di Dublino l’asilo può essere concesso solo dal primo paese di arrivo. Questo permetterebbe anche di attuare le riforme minime, immediate, suggerite ad esempio dal professor Gianfranco Schiavone. Penso tra l’altro alla proposta di ampliare le categorie di coloro che possono beneficiare di speciali diritti di ricongiungimento familiare – sempre secondo il regolamento di Dublino – estendendo tale diritto anche a familiari di secondo e terzo grado. Io estenderei la deroga anche alle comunità, alle amicizie, perché magari uno arriva e non ha famiglia ma amici. L’amico può divenire una forma di “famiglia”.

La cosa più grave è che la via del ritorno al diritto – perché l’unico modo di rispondere alle sfide di Dublino è tornare al diritto – non è percorsa oggi né dalla Commissione né dal Consiglio. Vorrei ricordare in questo quadro la frase pronunciata oggi dal Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, citata dal professor Vassallo. Una frase significativamente pronunciata dopo l’incontro con François Hollande e che esprime, a mio avviso, la linea italo-francese e quella dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini: “Ai muri si risponde con i rimpatri”, ha detto in sostanza. È una frase che grida allo scandalo: è come dire che ai muri che vengono o verranno messi ai confini dei nostri Stati rispondiamo con muri che erigiamo al di fuori delle nostre frontiere, quindi con l’esternalizzazione delle politiche di migrazione e asilo.

L’ultimo punto che vorrei sottolineare, e su cui dobbiamo secondo me sempre di nuovo insistere, è che c’è un solo modo per far fronte sia al fallimento del “sistema Dublino” sia al dominio delle mafie sui trafficanti: creare vie di accesso legali all’Europa, e attuare il mutuo riconoscimento del diritto d’asilo. Tra l’altro, Come giustamente è stato ricordato in questa sede dal professor Schiavone, il mutuo riconoscimento è tra l’altro un obbligo sancito nel Trattato dell’Unione all’articolo 78, che prescrive espressamente una “politica comune in materia di asilo, di protezione sussidiaria e di protezione temporanea”.

Iniziativa UE-Corno d’Africa e rotte migratorie

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-004123/2015 alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), Malin Björk (GUE/NGL), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Cornelia Ernst (GUE/NGL), Dennis de Jong (GUE/NGL) e Kostas Chrysogonos (GUE/NGL)

Oggetto: Processo globale di Khartoum e imminente iniziativa UE-Corno d’Africa in materia di rotte migratorie

La Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea ha aperto un dialogo intitolato “Processo di Khartoum” che, il 28 novembre 2014, ha portato ad una dichiarazione in cui si chiedeva il varo dell’iniziativa UE-Corno d’Africa in materia di rotte migratorie [1].

1. Può la Commissione fornire una documentazione che illustri la strategia alla base di questo processo e della nuova iniziativa in materia di rotte migratorie?

2. Può, altresì, fornire informazioni dettagliate sui diversi attori, all’interno e all’esterno delle istituzioni dell’UE, impegnati in questo processo e i rispettivi ruoli, tra cui in particolare il contenuto della cooperazione e la discussione con paesi come l’Eritrea e il Sudan?

3. Può fornire informazioni dettagliate sui progetti in corso in questo contesto e sui loro obiettivi, anche per quanto riguarda i contratti concessi (a chi, di quale importo, i criteri per la concessione di un contratto ad un attore specifico, la valutazione e la revisione previste qualora gli obiettivi non vengano realizzati, l’esistenza di un memorandum d’intesa)?

[1] Testo della dichiarazione (file .pdf)


IT

E-004123/2015

Risposta di Dimitris Avramopoulos a nome della Commissione

(26.6.2015)

L’iniziativa UE-Corno d’Africa in materia di rotte migratorie ambisce a instaurare un dialogo con i paesi di origine e di transito sulla tratta degli esseri umani e sul traffico dei migranti, ma anche a trovare il modo migliore per affrontare questi fenomeni e le loro drammatiche conseguenze per i potenziali migranti lungo la rotta del Mediterraneo verso l’Europa. Il dialogo darà adito a azioni concrete e programmi per l’attuazione delle politiche decise. L’obiettivo ultimo è estendere il dialogo alle questioni migratorie e di mobilità. Le aree prioritarie sono quelle elencate nella dichiarazione ministeriale firmata a Roma il 28 novembre 2014.

I partecipanti all’iniziativa sono i 28 Stati membri dell’UE, i paesi del Corno d’Africa e i paesi di transito (Egitto e Tunisia), ma anche i servizi della Commissione, il servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e la Commissione dell’Unione africana (CUA). Poiché l’iniziativa è stata appena varata, bisogna ancora individuare altri attori potenziali, è tuttavia probabile che saranno chiamate a dare un contributo organizzazioni internazionali come l’OIM, il CIDM e l’UNHCR. Un comitato direttivo composto attualmente dai servizi della Commissione e da rappresentanti di SEAE, CUA, Egitto, Etiopia, Sudan, Sud Sudan, Eritrea, Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Malta si è riunito il 23-24 aprile a Sharm el Sheikh per discutere le prossime fasi, tra cui l’individuazione degli attori coinvolti e dei ruoli rispettivi.

Poiché l’iniziativa è appena nella fase iniziale, non sono stati ancora avviati progetti specifici. L’UE dispone di diversi strumenti di finanziamento, ognuno con obiettivi, attività, partner di attuazione propri. Tutti i finanziamenti UE seguiranno le procedure interne in termini di identificazione dei partner, criteri, controllo e valutazione.

Rifugiati siriani ad Atene

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000071/2015 alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Kostas Chrysogonos (GUE/NGL), Kostadinka Kuneva (GUE/NGL), Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), Emmanouil Glezos (GUE/NGL), Georgios Katrougkalos (GUE/NGL), Sofia Sakorafa (GUE/NGL), Marisa Matias (GUE/NGL), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Marina Albiol Guzmán (GUE/NGL), Eleonora Forenza (GUE/NGL), Pablo Iglesias (GUE/NGL), Lola Sánchez Caldentey (GUE/NGL), Pablo Echenique (GUE/NGL), Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), Javier Couso Permuy (GUE/NGL), Soraya Post (S&D), Kashetu Kyenge (S&D), Josef Weidenholzer (S&D), Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL), Elly Schlein (S&D), Paloma López Bermejo (GUE/NGL), Takis Hadjigeorgiou (GUE/NGL), Luke Ming Flanagan (GUE/NGL), Tania González Peñas (GUE/NGL) e Helmut Scholz (GUE/NGL)

Oggetto: Rifugiati siriani ad Atene

Ad Atene, oltre 200 rifugiati siriani stanno portando avanti uno sciopero della fame dal 19 novembre 2014, chiedendo di ottenere i documenti di viaggio per recarsi in altri Stati membri. Il governo greco si è dichiarato impossibilitato ad adempiere ai propri obblighi previsti dal diritto internazionale ed europeo per garantire loro condizioni di vita dignitose. Grazie ai regolamenti di Dublino, l’ultima opzione che rimane ai rifugiati è quella di presentare domanda di asilo alla Grecia, in quanto primo paese d’arrivo.

Può la Commissione comunicare:

1. di quali opzioni dispongono i rifugiati siriani per recarsi legalmente in altri Stati membri e presentare ad essi domanda di asilo, per beneficiare:

–   della clausola di sovranità, che permette agli Stati membri di esaminare le richieste di asilo quando lo Stato membro competente riveli carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza;

–   del Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo, che, in spirito di solidarietà, tiene pienamente conto delle difficoltà incontrate dagli Stati membri soggetti ad afflussi eccessivi di migranti?

2. Esiste l’intenzione di applicare programmi di ricollocazione all’interno dell’UE, quale Eurema, nel caso dei rifugiati siriani in Grecia?

3. Quali azioni intende intraprendere per alleviare l’enorme afflusso di richiedenti asilo cui sono soggetti gli Stati membri che costituiscono le frontiere esterne dell’UE, in conformità anche con gli impegni dell’UNHCR?


IT

E-000071/2015

Risposta di Dimitris Avramopoulos a nome della Commissione

(26.6.2015)

1. Se un migrante decide di presentare domanda di protezione internazionale, è in base ai criteri oggettivi stabiliti dal regolamento n. 604/2013 che sarà determinato lo Stato membro competente per l’esame di quella domanda.

Qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza, lo Stato membro in cui si trova il richiedente asilo deve designare un altro Stato membro come competente. Gli Stati membri possono anche decidere unilateralmente di assumere la competenza in forza della clausola di sovranità.

Di norma i richiedenti devono rimanere nello Stato membro competente per l’esame della domanda e, se questa viene accolta, godranno dei diritti di libera circolazione riconosciuti dalla normativa UE ai beneficiari di protezione internazionale.

La direttiva 2011/51/UE autorizza i beneficiari di protezione internazionale a soggiornare in un altro Stato membro, purché ricorrano determinate condizioni. Ai sensi del regolamento n. 539/2001 i rifugiati statutari sono poi esenti dall’obbligo del visto per soggiorni di breve durata in altri Stati membri.

2. Il 27 maggio 2015 la Commissione ha adottato una proposta di decisione del Consiglio [COM(2015)286] che prevede la ricollocazione dalla Grecia in altri Stati membri di 14 000 migranti con evidente bisogno di protezione internazionale, come i cittadini siriani.

3. L’8 giugno 2015 la Commissione ha adottato una raccomandazione rivolta agli Stati membri relativa a un programma di reinsediamento europeo [C(2015)3560].

Grexit and the European sleepwalkers

di mercoledì, giugno 24, 2015 0 , , , Permalink

Il Sole 24 ore, June 21, 2015 (Versione italiana)

“We can restore the dialogue only with adults in the room”, Christine Lagarde has affirmed, warning Greece on behalf of the Monetary Fund. Ironically, she is right: there are too many careless persons and too many economic experts lacking historical memory and geopolitical awareness in the rooms where, for months, the faith of Europe as a whole, not only of Greece, has been decided upon. When we discuss about the euro and its rules or when we invoke stronger European institutions without questioning the standards that should support the single currency, Europe as such is at stake and not just a single State in trouble.

The IFM has proven not to be fully adult itself in defending, over and over again, structural reforms that the IFM itself has questioned since 2013 for being harmful and counter-productive, hence wrong. Those who raised the spectre of Grexit selling it as an easy solution, spread panic among Greek savers, and gave misleading information about the chaos that would affect the Greek Central Bank, cannot be considered adults either. The Union Treaties and the Statute of the ECB do not provide for unilateral mechanisms designed to leave the eurozone unless the State at risk of bankruptcy preliminarily decides to leave the European Union. The Greek government is not opting for this solution. It is definitely not possible to expel Greece.

During a speech delivered at the European Parliament on June 15, Mario Draghi implicitly revealed the truth when he suggested that the “political decision will have to be taken by elected policymakers, not by central bankers”. He did not propose any real alternative, and reaffirmed that “the ball lies squarely in the camp of the Greek government to take the necessary steps” – thus appearing more political than he wanted to be – but he admitted that an additional failure in the negotiations will push us into “uncharted waters”.

The pressure put on Athens to further reduce public expenditure and pensions – even if these have been already reduced to a minimum level – confirms that the Union is led by powers lacking any sense of responsibility. If those powers were adults, they would invite to the room of negotiations persons with historical sense and, above all, historical memory. These would be persons provided with a central vision and strong inspiring principles, aware of the fact that history is tragic, mindful of the past catastrophes and conscious of the imminent risks, namely the risk for the Union to collapse and lose its attractive force towards its citizens. Sitting at the negotiating table there would be geostrategic experts and all those economists – such as the two Noble Prices Winners Joseph Stiglitz and Paul Krugman – who have been regularly despised in all these years even though they never proved wrong. We do not see predictive economists among those who are pushing the Tsipras Government to carry out already accomplished structural reforms, but simple politicians who, in order to hold their power, lazily and indifferently keep on following hegemonic austerity philosophies that have already proved their obsolescence. The real gross domestic product of Greece already fell by 27% due to austerity measures, the public debt rose to 180% of GDP, unemployment has reached 27%.

Experts in geopolitics would help us understand the centrality of Greece within a Europe struggling with chaos at its Eastern and Southern borders. A Europe which is unable to face this chaos autonomously – and does not want to tackle it by itself, while, at the same time, keeping the distances from an American strategy that consciously revives the Cold War with Russia and has contributed to create, beyond the Mediterranean Sea, an area of instability from Sub-Saharan Africa to Afghanistan. Greece is at the border of this world, at the crossroads of the Balkans, the Middle East, and Syria. Its bonds with Russia are strong and deep-rooted. The aversion of the Tsipras government to the war on terrorism, and more recently to the project of intervening in Libya to fight against human traffickers, is well-known in Berlin and Paris. Its hostility against the Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) is equally known. Perhaps, someone in Europe would like to “lose” Athens precisely for such reasons, but this loss would be a political suicide.

Europe cannot give up Greece if it wishes to stop being a puppet of the US administration, to avoid a new cold war and to properly analyse the Ukrainian situation – while recognising that Ukraine moved from a pro-Russian oligarchy to another kind of oligarchy linked to russophobic right-wing extremists. Europe cannot manage without Greece on immigration issues either. The newly elected Greek government is facing an influx of migrants and asylum seekers much heavier and sudden than the Italian one and it is dealing with it without evoking xenophobic instincts. The hypothesis of a Grexit is not only outrageous but even dull if compared to the silence that, at the same time, surrounds the Hungarian plan – announced on June 17 – to erect a 175 km long wall along the border with Serbia in order to stop the flow of refugees and migrants into the country.

Finally, negotiations lack of persons with a basic level of general knowledge. In an article published on June 16 by Die Welt, the commentator Jacques Schuster warned the Germans that Tsipras is proving to be one of the most skilful and astute European politicians: he is capable of exploring the deepest recesses of the German soul and of using guile and cunning in order to take advantage of the “weak nerves” of Germany. It cannot be otherwise: “the Greeks are a nation of sailors”, and the sailors “are used to fluctuate in the waters and swing on the edge”.

Such worrying articles are reminiscent of pre-First World War language, charged with psycho-ethnic allusions to the “nerves” of single personified populations. The distinction between Land and Sea – theorized by Carl Schmitt in the Thirties and Forties – comes back: on one side, lawless people that are used to fluctuate in the oceans and, on the other side, cultures rooted in the mainland and thus able to create the nòmos, namely the law and all the needed rules.

The European Head of States appear to come from those ages. They seem monarchs who, as drunkards, let themselves be tempted by such bellicose lexicon without realising it. The future of Europe is too important to be entrusted to sleepwalkers who only base their expertise on defunct economic theories. Being an adult in Europe means having the ability to recognize not only uncharted waters, but even the muddy ones into which we risk to blunder.

Prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche

Bruxelles, 16 giugno 2015. Riunione della Commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Prevention of radicalisation and recruitment of European citizens by terrorist organisations (Discussione sul rapporto di iniziativa presentato da Rachida Dati, Mep PPE)

Intervento di Barbara Spinelli, “relatore ombra” per il GUE-NGL

Ringrazio innanzitutto Rachida Dati per il suo rapporto ampliamente argomentato e per alcuni punti importanti che sottolinea: i contatti essenziali con le vittime, il riconoscimento dato alle ONG e agli attori della società civile e anche la conclusione su prevenzione e repressione. Ma, su quest’ultimo punto, sorgono alcuni miei dubbi e propongo suggerimenti migliorativi.

Il dubbio riguarda l’impostazione generale, che contraddice la premessa iniziale del rapporto, volta alla prevenzione e contraria alla repressione. La risoluzione sembra invece unificare i due elementi, per cui alla fine ci troviamo di fronte ad una sorta di “repressione preventiva” che appare come qualcosa di inquietante, che ricorda per molti versi la caccia al potenziale assassino nel film Minority Report.

Vengo ora a punti più precisi:

1) La radicalizzazione nelle prigioni.

Ho alcuni dubbi riguardo alla creazione di una “segregazione” all’interno delle prigioni, a un ghetto dentro ad un altro ghetto. E’ un’esperienza che conosco bene in Italia; la legge di segregazione 41bis viene applicata ai mafiosi più pericolosi e non ritengo si possa applicare a quello che riteniamo un terrorista “potenziale”, quindi a qualcuno che non ha ancora compiuto reati.

2) La prevenzione della radicalizzazione su internet.

Ho preoccupazioni in proposito e penso che il controllo di internet sia sempre una questione molto spinosa. Lei definisce internet “campo virtuale dei terroristi radicali”. E’ una frase che mi ricorda quanto detto qualche giorno fa dallo scrittore Umberto Eco: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli È l’invasione degli imbecilli”. In ambedue i casi si tratta di generalizzazioni che non mi sento accettare.

3) L’educazione e l’inclusione.

Trovo che sia fondamentale e interessante quello che dice sulla religione musulmana. Penso che sia necessaria una vera e propria formazione degli Imam e la promozione del loro lavoro nelle prigioni.

4) Il PNR. Assieme al mio gruppo, sono contraria alla sua istituzione.

5) Infine, e chiudo, la collaborazione con gli Stati Uniti e i paesi del Golfo, anche per quel che riguarda i flussi finanziari.

In merito alla prima collaborazione, ricordiamo che la lotta al terrorismo promossa dagli Stati Uniti è un grande fallimento. Quanto alla collaborazione con i paesi del Golfo la trovo altamente pericolosa, considerati i finanziamenti sauditi all’Isis. A proposito dell’Isis, ricordo che lo Stato islamico è stato finanziato inizialmente anche dagli Stati Uniti.

Richiesta di chiarimento sulla questione dei whistleblower

Point 5 – Follow-up to the European Parliament Resolution of 12 March 2014 on the electronic mass surveillance of EU citizens (Discussione sul rapporto di inziativa di Claude Moraes, S&D)

Intervento di Barbara Spinelli

Grazie Presidente.

La ringrazio per il magnifico rapporto, per le insoddisfazioni che esprime, e anche per la volontà di presentare, eventualmente, un ricorso per carenza nei confronti della Commissione per mancata attuazione dei programmi.

Le pongo solo una domanda sui whistleblower. Purtroppo non abbiamo avuto risposte chiare alle domande che ci siamo posti nella nostra Commissione, e questo lo trovo grave. Trovo gravissimo, inoltre, che in quest’aula siano state espresse esplicite condanne di Edward Snowden, accusato di aver “danneggiato persone”: cosa che non ha fatto.

In questo quadro, vorrei chiederle se sia possibile includere nel Suo rapporto il tema della protezione dell’informatore/giornalista, quando viene chiamato a mantenere il segreto da parte di aziende e multinazionali. Lei sa che al momento circola un appello in difesa di tale figura di whistleblower, e contraria alla direttiva della Commissione e del Consiglio dell’Unione Europea riguardante i segreti commerciali (“Proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illeciti”).

Il pericolo di Grexit e i sonnambuli europei

di lunedì, giugno 22, 2015 0 , , , , Permalink

Articolo uscito su «Il Sole 24 Ore», 21 giugno 2015 (English version here)

Dice Christine Lagarde, mettendo in guardia la Grecia in nome del Fondo Monetario, che «possiamo riavviare il dialogo solo se ci sono adulti nella stanza». Paradossalmente ha ragione: ci sono troppe persone incaute, troppi esperti economici privi di memoria storica e coscienza geopolitica, nelle stanze dove da mesi si sta decidendo il destino non tanto di Atene, quanto dell’Unione. Perché quando si discute dell’euro e delle sue regole, quando si invocano istituzioni europee più solide senza mettere in questione i parametri chiamati a sorreggere la moneta unica, è di tutta l’Europa che si parla e non di un singolo Paese in difficoltà.

Non è completamente adulto il Fmi, che difende a oltranza riforme strutturali giudicate dal Fondo stesso nocive e controproducenti, dunque sbagliate, fin dal 2013. Non sono adulti coloro che agitano lo spettro del Grexit, fingendo che sia una cosa facile, seminando panico nei risparmiatori greci, disinformando sul caos che regnerebbe nella Banca centrale ellenica. I Trattati dell’Unione e lo statuto della Bce non prevedono uscite unilaterali dall’euro, a meno che il Paese a rischio bancarotta non decida preliminarmente di abbandonare l’Unione stessa. Cosa che il governo greco non ha alcuna intenzione di fare. Cacciarlo non si può.

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