Fiscal Compact nei Trattati: un’Unione al riparo del suffragio universale

Strasburgo, 16 febbraio 2017, Voto del Parlamento europeo sulla Relazione “sulla possibile evoluzione e l’adeguamento dell’attuale struttura istituzionale dell’Unione europea” (Relatore Guy Verhofstadt – ALDE), sulla Relazione “sul miglioramento del funzionamento dell’Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona” (Relatori Mercedes Bresso – S&D, Elmar Brok – PPE) e sulla Relazione “sulla capacità di bilancio della zona euro” (Relatori Reimer Böge – PPE, Pervenche Berès – S&D)

 Le relazioni sono state approvate con le seguenti maggioranze:

Relazione Verhofstadt: 283 favorevoli, 269 contrari, 83 astenuti

Relazione Bresso-Brok: 329 favorevoli, 223 contrari, 83 astenuti

Relazione Böge-Berès: 304 favorevoli, 255 contrari, 68 astenuti

Dichiarazione di Barbara Spinelli, Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL delle Relazioni Verhofstadt e Bresso-Brok

«Oggi il Parlamento europeo ha approvato quello che viene comunemente soprannominato “Pacchetto sul futuro dell’Unione”. Si tratta di una triade di Relazioni – Relazione Bresso-Brok, Relazione Verhofstadt, Relazione Böge-Berès – tra loro strutturalmente e politicamente interconnesse. Come relatore ombra delle due relazioni istituzionali (Verhofstadt e Bresso-Brok) ho consigliato al mio gruppo un voto contrario. Ambedue le relazioni confermano in effetti che la maggioranza del Parlamento (anche se una maggioranza risicata, nel caso della relazione Verhofstadt) nulla ha imparato dalla crisi dell’Unione.

L’obiettivo di tutte e tre le relazioni è quello di dar vita a una struttura decisionale che sia il più possibile al riparo dagli azzardi del suffragio universale: nelle scelte economiche, migratorie, della politica estera e di difesa. Si spiega così la richiesta di inserire nei Trattati il Fiscal Compact: una politica socialmente rovinosa, che ha profondamente diviso e indebolito l’Unione. Alcuni nel gruppo socialista e liberale l’hanno fatta propria nell’illusione falsamente federalista di “comunitarizzare” un Patto di Stabilità che pure giudicano nefasto: è un compromesso con la loro coscienza che non ha rapporto alcuno con la realtà vissuta dai cittadini europei, e che è dunque puramente ideologico.

Il tentativo da me intrapreso di cancellare tale inserimento, attraverso specifici emendamenti, non ha trovato il consenso di un numero sufficiente di deputati socialisti, che si aggiungesse alle domande del Gruppo GUE-NGL e del Movimento 5 Stelle. Cosa stupefacente se si considera che personalità di spicco del PD (e in primis il sottosegretario Sandro Gozi) continuano a dire – almeno dal dicembre scorso – che il Fiscal Compact non deve essere iscritto nei Trattati».

Si veda anche:

Strasburgo, 14 febbraio 2017: intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo

Un’Unione al riparo del suffragio universale?

Strasburgo, 14 febbraio 2017. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo. 

Punto in agenda:

Discussione congiunta – Il futuro dell’UE

  • Relazione sulla possibile evoluzione e l’adeguamento dell’attuale struttura istituzionale dell’Unione europea (Relatore Guy Verhofstadt – ALDE)
  • Relazione sul miglioramento del funzionamento dell’Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona (Relatori Mercedes Bresso – S&D, Elmar Brok – PPE)
  • Relazione sulla capacità di bilancio della zona euro (Relatori Reimer Böge – PPE, Pervenche Berès – S&D)

Presenti al dibattito:

Frans Timmermans – Vicepresidente della Commissione e Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL delle Relazioni Verhofstadt e Bresso-Brok.

Se avete letto i due rapporti Verhofstadt e Bresso-Brok, vedrete che mancano le chiavi per risolvere la crisi europea. Non c’è nemmeno il tentativo di capirla, dato che nessuno dei sostanziali errori compiuti è riconosciuto come tale. La soluzione è meramente tecnico-istituzionale, perché le crisi  sono viste come eventi esterni o alieni, non come fallimenti dell’Unione e delle sue politiche: parlo delle politiche migratorie sempre più fondate su refoulement, del devastante dibattito sul Grexit, del Brexit che è figlio del Grexit. Parlo del disastro sociale che spinge tanti cittadini a disperare dell’Unione: il rapporto Bresso-Brok si limita a promuovere “l’idea” – giusto l’idea – di un salario minimo, quando oggi urge un reddito di cittadinanza. Il rapporto Verhofstadt tace sulla questione sociale.

I relatori assicurano di ispirarsi ai padri fondatori. Non credo l’abbiano fatto, perché i fondatori non avevano in mente una determinata linea politica. Contestavano la sovranità assoluta degli Stati per metter fine alle guerre e alla povertà che aveva distrutto l’Europa negli anni Trenta. Avevano in mente una Costituzione che permettesse l’alternarsi di scelte politiche diverse, senza pronunciarsi su di esse. I due rapporti propongono tecniche istituzionali più efficienti e rapide per perpetuare le stesse politiche che ci hanno portato alla crisi. Il destino del Fiscal Compact è esemplare: una politica rovinosa, che divide l’Europa ed estrania milioni di cittadini, viene iscritta nel marmo dei Trattati, messa al riparo dal suffragio universale, confermando spettacolarmente che l’Unione è un mercato al servizio dei più forti, non ha nulla di federale, ed è profondamente ideologica, dunque indifferente al principio di realtà.

L’Europa dia protezione al whistleblower Edward Snowden

di sabato, febbraio 4, 2017 0 , Permalink

Bruxelles, 4 febbraio 2017

Barbara Spinelli (GUE/NGL) e i deputati del Parlamento europeo Claude Moraes (S&D, Presidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni), Jan Philipp Albrecht (Verdi/ALE), Ana Gomes (S&D), hanno presentato un’interrogazione scritta prioritaria al Consiglio dell’Unione europea perché accolga urgentemente la richiesta di offrire protezione a Edward Snowden, come già domandato dal Parlamento europeo nelle raccomandazioni contenute in una risoluzione del 29 ottobre 2015.

Interrogazione con richiesta di risposta scritta (prioritaria) al Presidente del Consiglio

Regola 130 del Codice di procedura

Jan Philipp Albrecht (Verdi/ALE), Ana Gomes (S&D), Claude Moraes (S&D), Barbara Spinelli (GUE/NGL)

Oggetto: Risposta alla risoluzione del Parlamento che chiede la protezione di Snowden

Il 24 gennaio 2017, Mike Pompeo, candidato di Donald Trump a direttore della CIA, ha prestato giuramento davanti al Senato degli Stati Uniti. Lo scorso febbraio, l’ex deputato aveva chiesto la pena di morte per «il traditore Edward Snowden». Nel 2013 Donald Trump aveva espresso osservazioni analoghe, riferendosi a Snowden come a una «terribile minaccia» e a un «terribile traditore», ricordando che, in passato, i Paesi avrebbero giustiziato chi fosse stato considerato un traditore.  La risoluzione del Parlamento europeo del 29 ottobre 2015 sul seguito da dare alla risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2014 sulla sorveglianza elettronica di massa dei cittadini dell’UE invitava gli Stati membri a «ritirare ogni imputazione penale nei confronti di Edward Snowden, a offrirgli protezione e, di conseguenza, a evitare la sua estradizione o consegna da parte di terzi, riconoscendo il suo statuto di whistleblower e di difensore internazionale dei diritti umani». Le attività di Edward Snowden hanno considerevolmente aiutato i cittadini statunitensi ed europei ad avere finalmente accesso a quell’informazione trasparente che è un elemento centrale della democrazia.  Data la gravità delle affermazioni statunitensi e il deterioramento del clima politico che circonda il caso Snowden, quali iniziative intende prendere il Consiglio dei Ministri al fine di sollecitare gli Stati membri a rispondere alle raccomandazioni contenute nella risoluzione del Parlamento?

Versione inglese

Due rapporti senza rapporto con la realtà europea

Bruxelles, 1 febbraio 2017. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della Riunione del Gruppo GUE/NGL.

Punto in Agenda:

  • Package on the future of the EU (Brok/Bresso, Verhofstadt and Böge/Berès reports)

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di Relatrice ombra, per il Gruppo GUE/NGL, delle Relazioni “sul miglioramento del funzionamento dell’Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona” (Relatori Mercedes Bresso, S&D, e Elmar Brok, PPE), e “sulle evoluzioni e gli adeguamenti possibili dell’attuale struttura istituzionale dell’Unione europea” (Relatore Guy Verhofstadt, ALDE), che saranno discusse e votate nel corso della Sessione Plenaria di febbraio (Strasburgo, 13-16 febbraio 2017).

Oggi discuteremo di quello che viene ormai comunemente soprannominato “Pacchetto sul futuro dell’Unione”. Si tratta di una triade di Relazioni – Relazione Bresso-Brok, Relazione Verhofstadt, Relazione Böge-Berès sulle capacità di bilancio della zona euro – tramite la quale il Parlamento è chiamato a esprimere la propria visione dell’Unione futura, e la propria risposta al Brexit. Mi concentrerò sulle prime due, come shadow in Commissione Affari Costituzionali.

Fin da subito è stato chiaro che i due rapporti erano stati pensati come frutto della grande coalizione tra le forze maggioritarie del Parlamento: la coalizione che oggi Gianni Pittella ritiene defunta. Due testi compatti e inscindibili in cui la relazione Bresso-Brok vorrebbe rappresentare la risposta, a Trattati costanti, alle crisi dell’Unione, introducendo però, allo stesso tempo, le proposte di modifica dei Trattati che troveranno attuazione nella Relazione Verhofstadt. Il nesso inscindibile è stato anche di carattere procedurale. Il Rapporto Verhofstadt doveva partire non appena il suo predecessore avesse trovato una forma più o meno definitiva.

Anticipo fin da subito il mio giudizio finale sulle relazioni. Come shadow ho dato indicazione di votare contro entrambi i testi in Commissione AFCO e tale sarà la posizione che suggerirò per la plenaria. Questo per due ordini di motivazioni: una di carattere procedurale, l’altra sostanziale.

Quanto alla procedura: sin dal principio i testi sono stati presentati come blindati, impenetrabili. La discussione tra relatori ombra è stata evitata, e il Brexit ha acutizzato la “fretta politica” di adottare i testi prima dell’attivazione dell’articolo 50 da parte del Governo britannico. Giusto per darvi un’idea: la relazione Bresso-Brok è stata presentata in Commissione AFCO il 14 gennaio 2016, ma distribuita solo la sera precedente ai relatori ombra. La scadenza per emendamenti è stata fissata al mese seguente senza alcuno scambio intermedio. Vi è stata un’unica riunione con i relatori ombra il 7 novembre che è stata interrotta in modo burrascoso, con la scusa che mancava l’accordo sulla procedura da seguire. È stato quindi chiesto ai relatori ombra di fornire input scritti sui compromessi, ma soltanto su quelli in cui fosse stato integrato almeno un proprio emendamento. Ancora più incredibile il rapporto Verhofstadt. Prima discussione in AFCO il 12 luglio. Unica riunione con gli shadow a metà novembre, a giochi fatti. Il relatore ombra veniva tramutato in osservatore esterno, e impotente.

2) Veniamo ora alla sostanza dei testi, che affronterò insieme visto che formano un unico pacchetto. Entrambi partono dal presupposto che l’Unione sia attraversata da crisi multiple. Diagnosi ovvia, di per sé. Sono le radici della crisi che vengono obnubilate, producendo un’analisi che ritengo profondamente fuorviante. Si tratta in tutti i casi, a parere dei relatori, di crisi esterne – rifugiati, terrorismo, economia, euroscetticismo – che non solo avrebbero colpito l’Unione come una calamità imprevista ma che sarebbero tutte dovute a difetti istituzionali dell’Unione (lentezza del decision making, sovranazionalità insufficiente) e mai originate da scelte politiche sbagliate dell’Unione. Per forza di cose la soluzione rispecchia i vizi di tale analisi: non è la natura stessa delle politiche a dover essere rimessa in questione, ma la modalità con cui sino a ora sono state applicate. Non è la policy a dover essere ripensata e riscritta, cioè le scelte programmatiche, ma la politics, cioè la gestione tecnica del potere (il rapporto di forza tra Stati, e tra Stati e organi comunitari). La politics (le “regole”, per usare il linguaggio di Draghi) deve servire a perpetuare scelte indiscusse (Fiscal compact, moneta, migrazione), o che sono da promuovere alla luce dell’elezione di Donald Trump (difesa). Di qui l’appello dei Rapporteurs a una governance che sia snellita, velocizzata, di fatto accentrata, e che addirittura costituzionalizzi tali scelte, inserendole nei Trattati. In parte è l’istituzionalizzazione dello status quo, in parte è la proposta di una politica più assertiva – in politica estera e di difesa, nei rapporti con la Nato – che non sia intralciata in Parlamento da pareri discordanti. Questo dovrebbe avvenire attraverso l’aumento delle decisioni prese a maggioranza qualificata invece che all’unanimità; la creazione di un Consiglio degli Stati che inglobi i Consigli specializzati; la trasformazione della Commissione Europa in vero governo dell’Unione; la creazione di un ministro comune delle Finanze e degli Esteri; la fusione del Presidente dell’Eurogruppo con il Commissario economico; la riduzione drastica delle “eccezioni alle regole UE”.

Nonostante i relatori abbiano, a più riprese, insistito sulla natura prettamente istituzionale dei testi presentati, le proposte di riforma della governance contengono chiare linee politiche, riproponendo e consolidando le medesime misure che hanno condotto al marasma dell’Unione: crisi economica e sociale; violazione dei principi di solidarietà tra Stati membri; volontà di impotenza davanti all’afflusso dei rifugiati e crescente esternalizzazione delle politiche d’asilo; disprezzo sistematico dei principi di diritto internazionale, frantumazione dello spazio Schengen, da restaurare solo a condizione che l’esternalizzazione funzioni alla perfezione. Tutto ciò senza la sia pur minima ombra di rimessa in questione di se stessa, da parte dell’Unione, e di analisi dell’inadeguatezza delle politiche proposte.

Così nella sfera economica, attraverso la “costituzionalizzazione” delle misure di austerità; così nella gestione della questione migratoria, incentrata sulla deliberata violazione del principio di non refoulement; così nella politica estera e di difesa, attraverso la creazione di una difesa comune fondata su un riarmo stile guerra fredda (alle frontiere orientali) e volta a cristallizzare le fallimentari politiche di regime change perpetrate a partire dagli anni ‘90.

Spicca l’assenza di una qualunque credibile alternativa per affrontare la crisi sociale e la crescente sfiducia dei cittadini verso l’attuale progetto europeo. Sfiducia chiamata sbrigativamente populista o nazionalista. I diritti sociali sono sì menzionati nella Relazione Bresso-Brok, ma sempre come elementi funzionali alla competitività del mercato interno e dell’Unione economica e monetaria. La relazione Verhofstadt è assolutamente silente sulla questione sociale. Un breve capitolo è dedicato ai diritti umani, sotto forma di precetti generici e sconnessi da analisi profonde della materia. Una sorta di omaggio che il vizio rende alla virtù: una strategia che chiamerei di volontaria negazione della realtà.

Purtroppo le nuove regole di procedura (frutto anch’esse della grande coalizione) rendono più difficile proporre emendamenti in plenaria. Sarà mia cura proporre vari emendamenti, la cui presentazione sarà tuttavia legata all’appoggio di altri gruppi politici, visto che abbiamo ora bisogno di ben 76 firme per ogni emendamento. In effetti, abbiamo a che fare con un’ampia maggioranza favorevole a entrambe le relazioni, che comprende il PPE, S&D, ALDE e anche i Verdi.

Per questo motivo, la mia intenzione sarebbe quella di concentrarmi su emendamenti nuovi che possano introdurre elementi migliorativi e attualmente assenti dalle Relazioni, piuttosto che cercare di modificare paragrafi già esistenti – tenendo ferma comunque la mia generale contrarietà ai testi e a singoli paragrafi.

I temi su cui focalizzerò gli emendamenti saranno perciò: la centralità della politica sociale, compresa la piena applicazione della Carta Sociale Europea, e la necessità di un’inversione di rotta delle politiche economiche con abbandono totale dell’austerità a fronte di un rilancio di consistenti piani di investimenti (New Deal); la possibilità legale di un’uscita ordinata dall’Euro senza che ciò implichi l’uscita dall’Unione; l’urgenza della questione ambientale con un richiamo al “diritto della natura” presente in alcune costituzioni latino-americane; una politica migratoria fondata sul diritto e non sull’esternalizzazione e sulla violazione della Convenzione di Ginevra; una politica estera e di sicurezza fondata sulla promozione della pace, il disarmo e la centralità dei diritti.

Quel che mi auguro, è di riuscire a costruire più ampie maggioranze in seno al Parlamento, su questi temi fondamentali. Sarà difficile, ma vale la pena provare cose difficili.

Interrogazione scritta sui pericoli dell’accordo UE-Libia

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 3 febbraio 2017

Barbara Spinelli ha redatto un’interrogazione scritta all’Alto rappresentante e vicepresidente della Commissione Federica Mogherini per chiedere conto dei piani della Commissione sulla cooperaziono con la Libia in materia di migrazione. Il testo dell’interrogazione – diffuso nel Parlamento europeo lo scorso 27 gennaio, alla luce del rapporto della Missione di supporto dell’ONU in Libia (UNSMIL) e dell’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti umani (OHCHR) – è stato co-firmato ad oggi da quarantuno eurodeputati di vari gruppi politici (PPE, ALDE, Verdi, S&D, EFDD, GUE/NGL) e verrà depositato a breve presso lo stesso Parlamento.

Secondo un rapporto dell’UNSMIL e dell’OHCHR del 13 dicembre 2016, il crollo del sistema giudiziario in Libia ha portato a uno stato di impunità in cui gruppi armati, bande criminali, trafficanti e persino pubblici ufficiali controllano nel modo più illegale il flusso di migranti e richiedenti asilo nel Paese. I migranti sono trattenuti arbitrariamente in centri di detenzione gestiti per lo più dal Dipartimento per la lotta alle Migrazioni Illegali (DCIM), sottoposti a tortura e altri maltrattamenti da parte delle guardie. Le condizioni di detenzione sono degradanti e inumane: i migranti sono sottoposti a detenzione illegale, tortura, uccisione, sfruttamento sessuale e altre violazioni dei diritti umani. L’UNSMIL ha raccolto informazioni attendibili secondo cui membri delle istituzioni statali e funzionari locali hanno preso parte al processo di tratta, allo sfruttamento e alle violenze perpetrate ai danni dei rifugiati.
Alla luce di quanto esposto, in base a quali criteri la Commissione intende cooperare con la Libia, sapendo che secondo le Nazioni Unite non è un Paese sicuro?
L’esternalizzazione delle operazioni di ricerca e soccorso in mare può equivalere a un refoulement de facto?
Qual è la base sostenibile per considerare opportuna la conclusione di un accordo con questo Paese terzo, che non ha ancora una struttura statale stabile e non ha nemmeno firmato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati?

Barbara Spinelli (GUE/NGL)
Stefan Eck (GUE/NGL)
Martina Anderson (GUE/NGL)
Dennis de Jong (GUE/NGL)
Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL)
Petras Auštrevičius (ALDE)
Barbara Lochbihler (Verts/ALE)
Hilde Vautmans (ALDE)
Bart Staes (Verts/ALE)
Marina Albiol Guzmán (GUE/NGL)
Jean Lambert (Verts/ALE)
Claudiu Ciprian Tănăsescu (S&D)
Soraya Post (S&D)
Ivan Štefanec (PPE)
Dietmar Köster (S&D)
Josu Juaristi Abaunz (GUE/NGL)
Norica Nicolai (ALDE)
Nathalie Griesbeck (ALDE)
Marietje Schaake (ALDE)
Tania González Peñas (GUE/NGL)
Liisa Jaakonsaari (S&D)
Sirpa Pietikäinen (PPE)
Julie Ward (S&D)
Sophia in ‘tVeld (ALDE)
Takis Hadjigeorgiou (GUE/NGL)
Yana Toom (ALDE)
Eva Joly (Verts/ALE)
Rina Ronja Kari (GUE/NGL)
Nessa Childers (S&D)
Valentinas Mazuronis (ALDE)
Fabio Massimo Castaldo (EFDD)
Eleonora Forenza (GUE/NGL)
Ana Gomes (S&D)
Liliana Rodrigues (S&D)
Bodil Valero (Verts/ALE)
Tanja Fajon (S&D)
Bronis Ropė (Verts/ALE)
Elly Schlein (S&D)
Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL)
Philippe Lamberts (Verts/ALE)
Pascal Durand (Verts/ALE)
Gabriele Zimmer (GUE/NGL)

Corruzione depenalizzata in Romania

di giovedì, febbraio 2, 2017 0 , , Permalink

Bruxelles, 2 febbraio 2017. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo.

Punto in agenda: Democrazia e giustizia in Romania

Dichiarazione della Commissione europea

Presenti al dibattito:

Frans Timmermans – Vicepresidente della Commissione e Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali

Da giorni, decine di migliaia di cittadini romeni scendono in piazza per protestare contro un decreto legge, predisposto dal Premier socialdemocratico, che depenalizza reati di corruzione sotto una certa soglia di danni (45.000 euro). Sono solidale con la loro battaglia, e con la reazione del Presidente Iohannis che ha descritto la promulgazione del decreto come “un giorno di lutto”. Venendo dall’Italia so cosa intende, quando parla di lutto: in Italia sono stati molteplici i tentativi di depenalizzare la corruzione e perfino la complicità politica con la mafia, negli anni di Berlusconi. Posso assicurarvi che la corruzione ne è uscita rafforzata.

Trovo soprattutto inquietante il modo in cui l’ordinanza, assieme ad altri decreti d’urgenza, è stata approvata: di nascosto, di notte, senza prima consultare Parlamento e Corte costituzionale. È un modo di procedere frequente, in Europa: il potere esecutivo viene sempre più accentrato, e le forze politiche che vincono le elezioni si comportano come se tale vittoria permettesse di abolire i meccanismi di check and balance su cui si fondano le democrazie costituzionali. Le proteste dei cittadini e della stampa in Romania ci ricordano che anche loro – associazioni e stampa indipendente – sono poteri chiamati a frenare il potere centrale: specie in tempi di crisi economica e sociale.

Dice il governo romeno che la depenalizzazione è necessaria per evitare le carceri sovraffollate denunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. È una scusa che non sta in piedi, anche qui l’Italia insegna. Decreti simili sono adottati per evitare il carcere a qualche decina di politici corrotti: tutto qui. Cosa che i cittadini, le Ong, i giudici costituzionali, lo stesso Presidente in Romania denunciano – a mio modesto parere – giustamente.

Ipocrisie europee su migranti e Trump

di giovedì, febbraio 2, 2017 0 , , , , Permalink

Bruxelles, 1 febbraio 2017. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo.

Punto in agenda: Gestione della migrazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale

Dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

Presenti al dibattito:

Federica Mogherini – Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell’Unione per gli

L’accordo con la Turchia non cessa di essere criticato, ed ecco che se ne profila uno con la Libia, ancora più inquietante. Mi domando quale sia il senso delle proteste di tanti governi europei contro Trump, quando essi stessi predispongono operazioni legalmente discutibili, e ignorano le raccomandazioni molto chiare espresse dal Commissariato Onu dei diritti umani, secondo cui i rimpatri in Libia non vanno fatti – e neanche gli sbarchi in Libia in azioni di Search & Rescue –  perché i fuggitivi corrono rischi gravi: torture in campi di detenzione, violenze contro le donne, anche esecuzioni. Sappiamo dall’Onu che il pericolo non sono gli smugglers. Sono i trafficanti, le milizie incontrollate, e funzionari pubblici di uno Stato fatiscente.

Al Consiglio vorrei chiedere che desista da accordi pericolosi, venerdì al vertice di La Valletta. Lo chiedo specialmente all’Italia, Paese avanguardia in quest’operazione: ricordo al mio paese i suoi trascorsi coloniali in Libia. Alla Commissione chiedo di uscire dalle doppiezze. Non si può al tempo stesso giudicare non replicabile l’accordo con la Turchia, dire che la prima preoccupazione è “salvare le vite”, e progettare l’addestramento e il finanziamento delle guardie costiere libiche, e il loro coordinamento con le nostre guardie di frontiera, perché i profughi non raggiungano più l’Europa.

Il Consiglio d’Europa richiama l’Italia sulla protezione di vittime di tratta e minori non accompagnati

Il Consiglio d’Europa richiama l’Italia sulla protezione di vittime di tratta e minori non accompagnati. Barbara Spinelli: «Un successo nato dalla collaborazione tra società civile e istituzioni europee»

Bruxelles, 30 gennaio 2017

Barbara Spinelli si congratula per il rapporto pubblicato in data odierna dal Gruppo di esperti sulla lotta contro la tratta degli esseri umani del Consiglio d’Europa (GRETA) che denuncia le gravi carenze registrate in Italia riguardo la protezione delle vittime di tratta e dei minori non accompagnati.

«Accolgo positivamente – ha dichiarato l’eurodeputata del gruppo GUE/NGL – il rapporto del gruppo di esperti anti-tratta incaricato dal Consiglio d’Europa di monitorare l’attuazione della Convenzione sulla lotta contro la tratta degli esseri umani nel nostro Paese. Benché l’Italia abbia ratificato la Convenzione, permangono gravi lacune e violazioni verificate dal GRETA durante una visita effettuata a settembre dello scorso anno negli hotspot e nei centri di accoglienza.

Il procedimento d’urgenza avviato nel 2016 sull’Italia ha messo in luce preoccupanti falle nell’accoglienza, nella detenzione e nel rimpatrio delle vittime di tratta e una grave situazione di incuria nei riguardi dei minori non accompagnati. Oltre che alle denunce delle ong che con competenza e determinazione si occupano di vittime di tratta e minori non accompagnati, la visita ha fatto seguito a una mia lettera inviata a Frontex, al Ministero dell’Interno italiano e per conoscenza all’Ombudsman il 14 ottobre 2015, e a un’interrogazione scritta alla Commissione europea del 10 novembre 2015, in cui criticavo il rimpatrio forzato di venti donne nigeriane dal CIE romano di Ponte Galeria, e a un’interrogazione scritta alla Commissione europea del 13 maggio 2015 in cui denunciavo l’uso del manganello elettrico nel CPA di Pozzallo per il rilascio forzato delle impronte, anche di minori.

Entrambe le denunce sono state possibili grazie a una stretta collaborazione con attivisti e associazioni della società civile, tra cui BeFree, Terre des Hommes, Campagna Lasciatecientrare e Clinica legale dell’Università Roma3.

Unendomi alla richiesta del Consiglio d’Europa affinché il governo italiano metta al più presto in atto le misure necessarie per proteggere adeguatamente i migranti e i rifugiati in balia dei trafficanti di esseri umani e agisca con determinazione per combattere il fenomeno della tratta in Italia, auspico che la collaborazione tra rappresentanti della società civile e istituzioni – che ha prodotto questo importante risultato – venga sostenuta e incoraggiata nelle democrazie dell’Unione come un elemento chiave per la tutela dei diritti, anziché subire crescenti e preoccupanti limitazioni.

Holocaust Remembrance Day: education a crucial first step towards action

GUE/NGL PRESS RELEASE

Brussels 26/01/2017

International Holocaust Remembrance Day is being marked on 27th January with this year’s theme, “Educating for a Better Future”.

GUE/NGL MEP Barbara Spinelli recalled that keeping alive the memory of past atrocities, knowing that the past can always come backis the first step towards action against racism and intolerance:

“Memory is only useful if it is kept alive, being constantly alert and aware of the unending risks of lapsing back into past crimes. If we really want to remember the genocides of the last century we must continue to fight against any form of anti-Semitism, anti-gypsyism, homophobia and Islamophobia.”

The Italian MEP also remembered the victims of the Holocaust who are often marginalised in the historic discourse:

“On Holocaust Remembrance Day, we should seize the opportunity to recall, in a comprehensive way, the genocide perpetrated against the Roma and Sinti communities who continue to be discriminated and stigmatised in several European countries, as if their holocaust were less important. We should also remember the mass murder of gays and of the mentally ill.”

GUE/NGL President Gabi Zimmer, paid homage to those perished:

“We should always remind ourselves of the horrors of the Holocaust and remember the lives of the millions who were killed, tortured and physically and psychologically scarred for the rest of their lives due to their religion, skin colour, sexuality, political beliefs and ways of life.”

In view of a worrying rise of far-right parties and groups across Europe, Zimmer said that this commemoration gives us an opportunity “to analyse the circumstances which led to fascist and totalitarian ideas, and draw parallels between now and then. We must oppose with all our strength and democratic conviction the seeds of racism and fascism being planted in our societies.”

The German MEP cautioned about the current, dangerous climate facing Europe and urged for a united front against fascism:

“We must show to the people that discrimination, exclusion and violence will not achieve better living conditions or a better future. Participation, inclusion and democratic struggles must be the way forward. We reject any attempt to trivialise the horrors of the Holocaust in the way that is happening in some European countries and we oppose all forms of hate and incitement.”

“We must never forget how totalitarian and racist ideas led to the horrific mass exterminations in Europe – with Auschwitz and Buchenwald as the most recognised symbols. Today’s youths cannot learn directly from the victims of these atrocities anymore and so we must redouble our efforts to educate and remember during these dark times,” Zimmer concluded.

 

Verità e giustizia per Giulio Regeni

di mercoledì, gennaio 25, 2017 0 , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli e cinque eurodeputati italiani chiedono verità e giustizia per Giulio Regeni

Bruxelles, 25 gennaio 2017

Nell’anniversario dell’omicidio di Giulio Regeni, Barbara Spinelli e cinque eurodeputati italiani hanno inviato un messaggio alla famiglia, ad Amnesty International Italia, al ministro dell’Interno Marco Minniti e al ministro degli Affari esteri Angelino Alfano per esprimere, ancora una volta, la più profonda vicinanza e solidarietà, e avanzare la ferma richiesta di verità e giustizia sul sequestro, la tortura e l’assassinio di Giulio.

Nel giorno dell’anniversario della scomparsa di Giulio Regeni al Cairo, desideriamo esprimere la nostra vicinanza alla famiglia di Giulio e ai molti attivisti che si stanno mobilitando per chiedere ancora una volta, con forza, la verità sulla sua morte.

Sosteniamo la necessità che si continui a ricercare la verità, per quanto scomoda possa essere: quella che ci dica chi ha ordinato, chi ha eseguito, chi ha coperto e chi ha finora reso impunite la tortura e l’uccisione di Giulio.

Ricordiamo all’Unione europea e ai suoi Stati membri che non è possibile, date le condizioni attuali dei diritti umani all’interno del Paese, normalizzare completamente i rapporti con l’Egitto. Ci troviamo infatti di fronte al rischio che, dopo mesi di depistaggi e insabbiamenti, ci si possa accontentare di una verità di comodo che chiuda la vicenda al solo fine di favorire il ripristino di normali relazioni tra Italia ed Egitto. Una verità di comodo di cui accontentarsi per stanchezza o per la constatazione che è impossibile ottenere di più. Questo non deve accadere.

Barbara Spinelli, Membro del Parlamento europeo (gruppo GUE/NGL)
Sergio Cofferati, Membro del Parlamento europeo (gruppo S&D)
Eleonora Forenza, Membro del Parlamento europeo (gruppo GUE/NGL)
Curzio Maltese, Membro del Parlamento europeo (gruppo GUE/NGL)
Pier Antonio Panzeri, Membro del Parlamento europeo (gruppo S&D)
Elly Schlein, Membro del Parlamento europeo (gruppo S&D)