Europe’s deadly migration strategy

“Sophia is a military operation with a very political agenda,” said Barbara Spinelli, an Italian MEP and member of the Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs in the European Parliament. “It has become an instrument of refoulement, legitimizing militias with criminal records, dressed up as coast guards.”

Articolo di Zach Campbell, Politico, 28 febbraio 2019

Unacceptable statements by the President of the European Parliament Antonio Tajani

di lunedì, febbraio 18, 2019 0 , , Permalink

Demanding immediate resignation of Antonio Tajani, president of the EU parliament, petizione promossa dal sindacato sloveno dei pensionati e cofirmata anche da Barbara Spinelli. Qui la lettera dei promotori.

Lista dei primi firmatari:

  1. Davor Bernardić, president of SDP Croatia and MP of Croatian Parliament
  2. dr. Borut Bohte, professor at the Faculty of Law, University of Ljubljana
  3. Biljana Borzan, European MEP SDP Croatia/S&D
  4. dr. Milan Brglez, Slovenian MP and former President of the National Assembly of the Republic of Slovenia
  5. Neda R. Bric, actress and director
  6. Jan Cvitkovič, film director
  7. dr. Gabi Čačinovič Vogrinčič, psychologist and professor at the Faculty of Social Work, University of Ljubljana
  8. Mitja Čander, editor and essayist
  9. Tanja Fajon, MEP SD Slovenia/Vice-President of the S&D Group in the European Parliament
  10. Knut Fleckenstein, MEP SPD Germany/S&D
  11. Spomenka Hribar, Slovenian author, philosopher, sociologist and public intellectual
  12. Zoran Janković, Major of Ljubljana
  13. Roni Kordiš – Had, Slovenian blogger
  14. Jadranka Kosor, former Prime Minister of the Republic of Croatia
  15. Jurij Krpan, artistic director of the Kapelica Gallery Ljubljana
  16. Milan Kučan, former President of the Republic of Slovenia
  17. dr. Branko Marušič, Slovenian historian
  18. Stjepan Mesić, former President of the Republic of Croatia
  19. Matjaž Nemec, Slovenian MP and Chair of the Committee on Foreign Policy in the National Assembly of the Republic of Slovenia
  20. Tonino Picula, MEP SDP Croatia/S&D
  21. dr. Ciril Ribičič, a distinguished professor at the University of Ljubljana and a former constitutional judge
  22. ddr. Rudi Rizman, a distinguished professor at the University of Ljubljana and the University of Bologna
  23. Tatjana Rojc, Senator in the Italian Parliament in Rome
  24. Aldo Rupel, writer, sports teacher and translator
  25. dr. Vasilka Sancin, associate professor at the Faculty of Law, University of Ljubljana
  26. Jožef Školč, former President of the National Assembly of the Republic of Slovenia
  27. Davor Škrlec, MEP Greens/EES
  28. Marko Sosič, writer and director
  29. Barbara Spinelli, MEP Confederal Group of the European United Left – Nordic Green Left
  30. dr. Igor Šoltes, MEP Greens/EES
  31. Aleš Šteger, writer
  32. dr. Danilo Türk, former President of the Republic of Slovenia
  33. dr. Marta Verginella, Slovenian historian from the Slovene minority in Trieste/Italy
  34. dr. Patrick Vlačič, former Minister of the Government of the Republic of Slovenia and associate professor at the Faculty of Maritime Studies and Transport of the University of Ljubljana
  35. Lenart Zajc, writer
  36. mag. Dejan Židan, President of the Social Democrats and the National Assembly of the Republic of Slovenia
  37. Josef Weidenholzer, MEP SPÖ Austria/Vice-President of the S&D Group in the European Parliament

Uso sproporzionato della forza nelle manifestazioni

Strasburgo, 14 febbraio 2019. Dichiarazione di Barbara Spinelli a seguito del voto sulla proposta di Risoluzione di PPE, ALDE e ECR sul diritto di manifestazione pacifica e sull’uso proporzionato della forza. 

La Risoluzione è stata adottata con 438 voti a favore, 78 voti contrari e 87 astensioni.

Ho accolto con favore la decisione del Parlamento Europeo di sostenere la proposta, avanzata dal nostro gruppo, di avere un dibattito in plenaria, e relativa risoluzione, sul diritto di manifestazione pacifica e sull’uso proporzionato della forza. Deploro tuttavia l’atteggiamento eccessivamente timido adottato nella risoluzione congiunta presentata da PPE, ALDE e ECR.

Ho condiviso appieno e sostenuto con forza la condanna, presente nella risoluzione, del ricorso a interventi violenti e sproporzionati da parte delle autorità pubbliche in occasione di proteste e manifestazioni pacifiche. Tuttavia, simile condanna rimane lettera morta se non accompagnata da obblighi corrispondenti e incontrovertibili in capo agli Stati membri, come il chiaro impegno a proibire l’uso di alcuni tipi di armi “meno letali” (flashball LBD40, granate GLI F4) da parte delle autorità di contrasto, da cui possano derivare gravi lesioni dalle conseguenze permanenti. Tale richiesta era espressamente inclusa nella nostra proposta di risoluzione e negli emendamenti presentati sia dal Gruppo GUE/NGL sia dal gruppo Verdi/Ale. È per queste ragioni che ho votato, insieme ai deputati Verdi/Ale, contro il testo proposto.

*** 

Strasburgo, 11 febbraio 2019. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo.  

Punto in agenda:

  • Diritto di manifestare pacificamente e uso proporzionato della forza
    Dichiarazione della Commissione

 Presenti al dibattito:

  • Karmenu Vella – Commissario europeo per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca

L’uso sproporzionato della forza contro le manifestazioni e leggi di natura liberticida concernenti il diritto alla protesta si diffondono nei Paesi membri dell’Unione e dobbiamo occuparcene, anche se la competenza è degli Stati nazionali. Ce ne occupammo in una risoluzione parlamentare del 2002, che deplorò la sospensione di diritti dei dimostranti contro il G8 a Genova, sospensione di cui il governo italiano si era reso responsabile nel 2001.

Quando vengono usate armi con effetto mutilante o anche letale contro i manifestanti (flashball LBD40, granate GLI F4) è chiaro che sono violati diritti europei. Penso agli articoli della Carta europea sul diritto all’integrità fisica e mentale, alla libertà di assemblea e di espressione. La rule of law non è solo osservanza delle leggi. È anche tutela di questi precisi diritti, non meno inviolabili nel mantenimento dell’ordine. Tali armi vanno bandite nello spazio dell’Unione.

Le parole usate dal governo francese per descrivere l’insieme dei manifestanti Gilets Jaunes – “casseurs”, “factieux”, “brutes” – echeggiano le accuse di sedizione violenta contro i prigionieri politici catalani e stridono con il nostro ordine giuridico.

 

Allegati:

Testo finale della Risoluzione adottata dal parlamento

Testo della proposta di risoluzione comune presentata da S&D, Verdi/ALE e GUE/NGL

Testo della proposta di risoluzione presentata dal GUE/NGL

Gli emendamenti 6-14 e 15-21 alla risoluzione presentati dal GUE/NGL

Comunicato stampa del GUE/NGL diramato dopo il voto

Risoluzione sulla Carta dei diritti fondamentali UE

Strasburgo, 11 febbraio 2019. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo.  

Punto in agenda:

  • Discussione congiunta – Attuazione di disposizioni del trattato

Presenti al dibattito:

  • Frans Timmermans – Primo vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di Relatore, per il Parlamento europeo, della Relazione sull’attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nel quadro istituzionale dell’UE.

Intervento di Apertura – Presentazione del Relatore

Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei spiegare quali sono stati gli obiettivi di fondo che ho perseguito, nel lungo lavoro sulla relazione riguardante l’attuazione della Carta dei diritti fondamentali.

C’è un punto sul quale ho insistito in modo particolare ed è che l’Unione non deve avere un atteggiamento passivo verso i diritti sanciti dalla Carta: non deve limitarsi a scongiurare eventuali violazioni di tali diritti, ma deve adoperarsi attivamente per la loro promozione e il loro sistematico e preliminare accorpamento in tutti i provvedimenti e le decisioni adottati dall’Unione. Non si tratta solo di un obbligo discendente dal diritto internazionale dei diritti umani, ma di un dovere espressamente sancito nella Carta stessa.

La Carta ha certamente rappresentato un punto di svolta nell’integrazione europea, ma la sua adozione non può e non deve essere considerata come traguardo finale: la natura della Carta è evolutiva, influenzata dalle leggi internazionali e dalla giurisprudenza delle Corti europee. È la piena concretizzazione dei diritti in essa sanciti l’obiettivo cui bisogna ambire costantemente.

Non dico questo a caso. Lo dico partendo dalla convinzione che la crisi dell’Unione è troppo vasta, e il divario creatosi fra cittadini e istituzioni europee troppo profondo, perché non si faccia il punto della situazione partendo proprio dai cittadini, dal loro malcontento, dalla loro sensazione di essere ignorati nei loro diritti. In molte politiche europee, i diritti elencati nella Carta non hanno lo spazio che viene formalmente garantito loro dalla legge europea oltre che dalla giurisprudenza della Corte di giustizia. Spesso sono addirittura ignorati, soprattutto quando sono in gioco i diritti sociali e il rapporto fra questi ultimi e le esigenze legate alla competitività nel mercato unico. Sono ignorati anche i diritti di chi, non importa se irregolarmente o regolarmente, entra e risiede nel territorio dell’Unione e dunque è parte del nostro sistema giuridico. Di qui il mio appello a porre in essere sistematiche valutazioni di impatto sui diritti, preliminari ed ex post, ogni volta che vengono adottate politiche in aree cruciali come le politiche di stabilità economica – specie nell’eurozona – le politiche commerciali e gli accordi con Paesi terzi firmati dall’Unione, la politica migratoria. Questioni in parte già presenti nella relazione ma che ripropongo in alcuni emendamenti per la plenaria, tanto sulla cosiddetta governance economica quanto sui rifugiati e migranti, il cui diritto al non-refoulement siamo chiamati a rispettare per legge.

L’obiettivo di questo testo è di chiarire il ruolo della Carta, mettendo in luce le difficoltà che continuano a sorgere nella sua attuazione piena. Lo stress test è uno strumento usato per sondare la tenuta delle banche. Dovremmo cominciare a usare test analoghi anche per la tenuta dei diritti fondamentali. Il mio intento è fornire spunti e proposte che non dovrebbero essere controversi, e che possano consolidare la promessa solenne fatta ai nostri cittadini con l’adozione della Carta quale fondamento normativo dell’Unione e indispensabile complemento dei trattati: la promessa di costruire una comunità fondata sul rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani.

***

Intervento di chiusura a conclusione del dibattito – Replica del Relatore

Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei concludere insistendo sulla crisi dell’ultimo decennio. Essa ha accentuato poteri di indirizzo e controllo della Commissione che in molti Stati membri non sono sempre ritenuti legittimi e democratici. Si tratta di restituirle questa legittimità, molto fragile senza un più sistematico riferimento alla Carta.

Il Commissario Malmström ha detto una volta che, nel negoziare il TTIP, l’esecutivo europeo non poteva tener conto delle obiezioni provenienti dalla società civile. Disse: “Non ho ricevuto un mandato dal popolo europeo”. Ovvio che in questo modo le istituzioni UE appaiano lontane, ostili ai movimenti dal basso.

Alla sfida del sovranismo occorre rispondere con una sovranità che sia condivisa, sì, ma fondata sulle esigenze dei vari popoli di veder rispettati i propri diritti sociali e civili. Se non ne teniamo conto, se creiamo a uso elettorale una contrapposizione fra sovranisti ed europeisti, per forza cadremo nel linguaggio non più politico ma teologico in cui è caduto Donald Tusk, secondo cui ci sarebbe uno speciale posto all’inferno per chi in Gran Bretagna negozia male l’uscita dall’Unione. Dimenticheremo che al centro della questione Brexit ci sono i diritti e la legge primaria europea, come spiegato molto bene dalla collega Julie Ward (gruppo S&D), non una specie di giudizio universale realizzato nella storia, e prima del tempo.

***

In data 12 febbraio 2019 il Parlamento europeo ha approvato la Risoluzione sull’attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nel quadro istituzionale dell’UE, Relatore Barbara Spinelli (GUE/NGL).  

La Relazione è stata adottata con 349 voti a favore, 157 voti contrari e 170 astensioni.

A seguito del voto Barbara Spinelli ha dichiarato:

«Con l’adozione di questa Relazione il Parlamento europeo ha formalmente riconosciuto la necessità di attribuire maggiore centralità alla Carta dei diritti fondamentali nel processo politico e decisionale dell’Unione e di permettere ai diritti sociali in essa iscritti di uscire dall’ombra, conferendo loro una legittimazione rafforzata.  Mi rammarico tuttavia del fatto che la maggioranza dei gruppi politici, compreso purtroppo il gruppo socialista, non abbia colto appieno questa opportunità per trasmettere un messaggio ancora più forte e incontrovertibile, e abbia deciso di bocciare la maggior parte degli emendamenti presentati congiuntamente dal mio Gruppo politico e dai Verdi/ALE: emendamenti volti tanto a riaffermare gli obblighi positivi discendenti dalla Carta di promozione attiva dei diritti e dei principi in essa contenuti, quanto a estendere il suo ambito di operatività, a sottolineare con maggiore incisività il ruolo che la Carta dovrebbe avere nella governance economica e nella politica migratoria, così come il ruolo dei diritti umani nella politica commerciale, e a rafforzare gli strumenti intesi a garantirne l’osservanza».

Allegati:

Risoluzione del Parlamento europeo del 12 febbraio 2019 sull’attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nel quadro istituzionale dell’UE (2017/2089(INI))

Emendamenti 003-007

Emendamenti 008-017

Gli anni bellissimi del Presidente Conte

COMUNICATO STAMPA

Strasburgo, 12 febbraio 2019. Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo nella “Discussione con il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana Giuseppe Conte sul futuro dell’Europa”, alla presenza del Commissario europeo Jyrki Katainen.

Di seguito l’intervento:

Ho una domanda, caro Presidente Conte.

Siccome non vedo l’Unione capace allo stato attuale di divenire una Comunità solidale e non discriminatoria, né sulla migrazione né sulle regole di bilancio. Siccome non credo che il reddito di cittadinanza, pure indispensabile in Italia, sia in grado di superare i difetti del sussidio Harz IV, ormai riconosciuti nella stessa Germania. Siccome vedo che la destra estrema sta prendendo il sopravvento sui Cinque Stelle, imponendo la propria agenda su punti cruciali, vorrei chiederle – e la domanda è seria perché temo il momento in cui la Lega abbraccerà forze di destra che vogliono la caduta del suo governo, porti ancora più chiusi e strategie di regime change in Venezuela: sulla base di quali previsioni, di quale studio della realtà, di quali dati di fatto ritiene, come ha detto il primo febbraio in un’intervista, che quest’anno e gli anni successivi saranno “bellissimi”?

Letter in defence of a political dialogue in Venezuela

di martedì, febbraio 5, 2019 0 Permalink
Lettera firmata da 39 deputati e diretta al Presidente del Consiglio Europeo (Donald Tusk), alla Presidenza del Consiglio dell’Ue (Romania, attuale primo ministro Vasilica Viorica Dăncilă) e ai rappresentanti permanenti degli Stati Membri dell’Ue:

Letter in defence of a political dialogue in Venezuela, guaranteeing that Latin America and the Caribe remains a Zone of Peace