Seduta plenaria del Parlamento europeo,
2 luglio 2014

Programma di attività della Presidenza italiana (discussione)

Ha detto Matteo Renzi che l’Europa muore, se non cambia. Che la stabilità senza crescita diventa immobilismo. Che non basta avere una moneta unica per condividere un destino insieme. Sarei senz’altro d’accordo, se alle parole corrispondessero fatti concreti. Tutto deve cambiare nell’Unione – le regole economiche, le istituzioni, le nomine di chi guida i suoi organi, il suo poco democratico funzionamento – se si vuole che l’unità fra europei non diventi una parola priva d’ogni senso.

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Note su Jean-Claude Juncker inviate al GUE/NGL, 15 giugno 2014

Vorrei precisare alcune cose che penso a proposito di Juncker presunto candidato «naturale»alla presidenza della Commissione:

1)  I partiti hanno deciso di presentare propri candidati, il che rappresenta senza dubbio un passo avanti nella creazione di uno spazio europeo di dibattito sulle istituzioni dell’Unione e su chi deve dirigerle. Ma nella sua forma attuale, il Trattato è chiaro e prevede una procedura ancora sbilanciata a favore dei governi: è il Consiglio europeo, dunque gli Stati, a designare a maggioranza qualificata il Presidente, «tenendo conto delle elezioni europee». Dopo «appropriate»consultazioni tra Consiglio europeo e Parlamento, e poi tra candidato designato e Parlamento, il Parlamento può respingere il candidato proposto oppure eleggerlo. Qui resta la sua forza, la sua immutata arma ultima.

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