Intervento a proposito dell’Agenda europea sulla sicurezza

Bruxelles 6 maggio 2015, Commissione libertà pubbliche

«The European Agenda on Security »-  Presentation by the Commission and exchange of views.
In nome della Commissione: Luigi Soreca, Direttore della Direzione Sicurezza della DG Home.

Intervento di Barbara Spinelli

Grazie per la presentazione dell’Agenda da parte della Commissione.

Devo dire che sono sempre più perplessa sull’uso che viene fatto nell’Unione del concetto di sicurezza interna. Perplessa, perché in verità non capisco quale sia l’idea che la Commissione si fa in proposito. Vediamo continuamente documenti e agende in cui si annunciano misure, forme di cooperazione, sorveglianze comuni, nuovi fondi; tuttavia, ogni volta che la Commissione si trova ad affrontare interrogazioni da parte dei parlamentari o dei cittadini sulle condotte dei singoli Stati – parlo ad esempio di quello che sta accadendo in Germania a seguito delle rivelazioni sulla sorveglianza di massa in cooperazione con la NSA (Agenzia di Sicurezza Nazionale Usa), o delle misure di sorveglianza appena approvate in Francia, che in molto assomigliano al Patriot Act statunitense – la risposta è sempre la stessa: “Noi non c’entriamo niente”, “Questo appartiene completamente alle sovranità nazionali”. Capisco che simili risposte abbiano fondamento nei Trattati, tuttavia ci troviamo di fronte a contraddizioni sempre più grandi perché, in realtà, soprattutto quando mette sullo stesso piano migrazione, crimine, terrorismo, la Commissione sta assumendosi precise responsabilità in questo campo e non può, poi, tirare indietro la mano quando viene interrogata sul mancato rispetto dei diritti fondamentali.

L’altra domanda che vorrei fare, ma il tempo mi manca, riguarda la cooperazione con i paesi terzi – e in particolare con la Turchia – di cui si parla nell’Agenda quando menziona la lotta alla radicalizzazione ed al terrorismo. È un ulteriore punto su cui nutro molte perplessità.

Ahmed Douma e altri prigionieri politici in Egitto

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-002528/2015
alla Commissione (Vicepresidente / Alto rappresentante)

Articolo 130 del regolamento

Marietje Schaake (ALDE), Jozo Radoš (ALDE), Ilhan Kyuchyuk (ALDE), Nedzhmi Ali (ALDE), Dennis de Jong (GUE/NGL), Nessa Childers (S&D), Lynn Boylan (GUE/NGL), Filiz Hyusmenova (ALDE), Ramona Nicole Mănescu (PPE), Miapetra Kumpula-Natri (S&D), Tonino Picula (S&D), Maite Pagazaurtundúa Ruiz (ALDE), Hilde Vautmans (ALDE), Ramon Tremosa i Balcells (ALDE), Fernando Maura Barandiarán (ALDE), Fredrick Federley (ALDE), Alyn Smith (Verts/ALE), Charles Tannock (ECR), Marc Tarabella (S&D), Miroslav Poche (S&D), Josef Weidenholzer (S&D), Beatriz Becerra Basterrechea (ALDE), Paloma López Bermejo (GUE/NGL), Gesine Meissner (ALDE), Ignazio Corrao (EFDD), Andrejs Mamikins (S&D), Petri Sarvamaa (PPE), Klaus Buchner (Verts/ALE), Anne-Marie Mineur (GUE/NGL), Helga Trüpel (Verts/ALE), Robert Rochefort (ALDE), Javier Nart (ALDE), Margrete Auken (Verts/ALE), Jiří Pospíšil (PPE), Ricardo Serrão Santos (S&D), Ivo Vajgl (ALDE), Ángela Vallina (GUE/NGL), Kateřina Konečná (GUE/NGL), José Inácio Faria (ALDE), Igor Šoltes (Verts/ALE), Marielle de Sarnez (ALDE), Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), Pavel Telička (ALDE), Matthijs van Miltenburg (ALDE), Judith Sargentini (Verts/ALE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Arne Lietz (S&D), Ana Gomes (S&D), Marian Harkin (ALDE), Javier Couso Permuy (GUE/NGL), Lorenzo Fontana (NI) e Barbara Lochbihler (Verts/ALE)

Oggetto: VP/HR – Caso di Ahmed Douma e altri prigionieri politici in Egitto

Il 4 febbraio 2015, il noto attivista Ahmed Douma è stato condannato all’ergastolo insieme ad altri 229 attivisti laici. Tutti, ad eccezione di Ahmed Douma, sono stati giudicati in contumacia. La corte ha altresì condannato in contumacia 39 minori, ciascuno a dieci anni di reclusione. Ahmed Douma sta già scontando una pena di tre anni per violazione di una legge sulle manifestazioni, insieme a Ahmed Maher e Mohamed Adel. [1]

La sentenza del 4 febbraio può essere impugnata. Si tratta della condanna più pesante inflitta finora ad attivisti laici che hanno avuto un ruolo significativo nell’organizzazione delle manifestazioni del 2011 che chiedevano giustizia, libertà e opportunità e che alla fine costrinsero l’allora presidente Mubarak alle dimissioni.

1. Il VP/AR è a conoscenza del caso di Ahmed Douma?

2. Conviene il VP/AR che tali processi collettivi e condanne eccessive costituiscono delle violazioni dei diritti umani?

3. Come procede il VP/AR per affrontare i casi dei prigionieri politici in questione?

 

[1]  Il 30 gennaio 2015, i deputati al Parlamento europeo hanno indirizzato una lettera al VP/AR su questi casi.


Risposta della vicepresidente Mogherini
A nome della Commissione

(1.5.2015)

Come ha sottolineato nella sua risposta alla lettera del 30 gennaio di deputati del Parlamento europeo, l’Alta rappresentante/vicepresidente è a conoscenza dei casi di attivisti di spicco, come Ahmed Douma, e delle severe condanne comminate il 4 febbraio. In una dichiarazione del 4/2/2015 il portavoce ha evidenziato che la posizione dell’UE è contraria ai vizi di procedura commessi nel suddetto processo di massa e alla severità della sentenza e ha esortato le autorità egiziane a rispettare i loro obblighi internazionali e garantire il diritto a un processo equo. L’AR/VP concorda sul fatto che i processi di massa violano il diritto internazionale dei diritti umani e intende affrontare i casi di questi e di altri attivisti in sede di attuazione dell’accordo di associazione UE-Egitto e nell’ambito del dialogo bilaterale e dei consessi multilaterali. In questo contesto, l’UE ha esplicitamente sollevato i casi di severità delle condanne di attivisti in occasione del Consiglio dei diritti umani del 17 marzo.

Legge sulla sicurezza dei cittadini

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000037/2015/riv.1
alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Pablo Iglesias (GUE/NGL), Tania González Peñas (GUE/NGL), Teresa Rodriguez-Rubio (GUE/NGL), Lola Sánchez Caldentey (GUE/NGL), Pablo Echenique (GUE/NGL), Marisa Matias (GUE/NGL), Javier Couso Permuy (GUE/NGL), Marina Albiol Guzmán (GUE/NGL), Paloma López Bermejo (GUE/NGL), Ángela Vallina (GUE/NGL), Lidia Senra Rodríguez (GUE/NGL), Fabio De Masi (GUE/NGL), Bodil Ceballos (Verts/ALE), Eleonora Forenza (GUE/NGL), Bart Staes (Verts/ALE), David Borrelli (EFDD), Julia Reda (Verts/ALE), Sergio Gaetano Cofferati (S&D), Josep-Maria Terricabras (Verts/ALE), Younous Omarjee (GUE/NGL), Patrick Le Hyaric (GUE/NGL), Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL), Miroslav Poche (S&D), Viktor Uspaskich (ALDE), Helmut Scholz (GUE/NGL), Judith Sargentini (Verts/ALE), Ivo Vajgl (ALDE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Malin Björk (GUE/NGL), Georgios Katrougkalos (GUE/NGL), Curzio Maltese (GUE/NGL), Laura Ferrara (EFDD), Emmanouil Glezos (GUE/NGL), Kostas Chrysogonos (GUE/NGL), Jordi Sebastià (Verts/ALE), Luke Ming Flanagan (GUE/NGL), Ernest Maragall (Verts/ALE), Fabio Massimo Castaldo (EFDD), Isabella Adinolfi (EFDD), Ernest Urtasun (Verts/ALE), Fernando Maura Barandiarán (ALDE), Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL) e Ignazio Corrao (EFDD)

Oggetto: Legge sulla sicurezza dei cittadini

In seguito all’approvazione da parte del Congresso dei deputati spagnolo della legge sulla sicurezza dei cittadini, progetto cui si è dimostrata contraria una grande maggioranza della società spagnola, compreso il Sindacato unificato di polizia, gli interroganti ritengono che tale legge violi i principi fondamentali della libertà di riunione e del diritto alla protesta pacifica di cui agli articoli 11 e 12 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, nonché l’articolo 49 per quanto concerne la proporzionalità dei reati e delle pene.

A sua volta, l’emendamento che modifica la legge sugli stranieri tutelando i rimpatri “a caldo” viola l’articolo 18 della Carta.

Pertanto, gli interroganti denunciano la natura antidemocratica della legge ed esortano l’UE a tutelare i diritti dei cittadini europei.

1. Ritiene la Commissione che la legge in questione rispetti i summenzionati diritti?

2. Intende agire per impedire la legalizzazione dei “rimpatri immediati”, che risultano in conflitto con il diritto internazionale e unionale?


Risposta di Věra Jourová a nome della Commissione
(4.5.2015)

Come già sottolineato nelle risposte alle interrogazioni scritte E-013929/13, 13763/13, P‑006472/14 ed E-011174/14, la Commissione non dispone di una competenza generale nel settore dei diritti fondamentali. Conformemente al suo articolo 51, la Carta dei diritti fondamentali si applica agli Stati membri esclusivamente nell’attuazione del diritto dell’Unione. Il mantenimento dell’ordine pubblico negli Stati membri, comprese le disposizioni in materia di pubblica sicurezza e regolamentazione delle manifestazioni, ambito al quale fa riferimento la legge spagnola sulla sicurezza dei cittadini, sono di competenza nazionale e quindi al di fuori della normativa dell’UE.

La Spagna, come tutti gli altri Stati membri dell’UE, è tenuta a rispettare i diritti e le libertà fondamentali sancite sia nella sua costituzione sia nei pertinenti strumenti internazionali in materia di diritti umani, in particolare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tali strumenti includono la libertà di espressione e la libertà di riunione, come pure il principio della proporzionalità dei reati e delle pene. La Commissione è fiduciosa che le autorità nazionali garantiranno il rispetto dei loro obblighi in materia di diritti fondamentali – derivanti dagli accordi internazionali e dalla legislazione interna.

La Commissione è attualmente impegnata in un dialogo con la Spagna per affrontare la situazione a Ceuta e Melilla per quanto riguarda le persone in stato di fermo in relazione all’attraversamento irregolare delle frontiere. La Commissione segue da vicino la procedura legislativa intesa a emendare la legge sugli stranieri (Alien Act) e, nel 2014, ha espresso preoccupazioni in merito alla versione iniziale relativamente alla sua compatibilità con gli obblighi della Spagna derivanti dalla normativa dell’UE in materia di rimpatrio dei migranti in situazione irregolare. La legislazione è ancora in discussione e soggetta a subire modifiche. Una volta adottata, la Commissione ne valuterà la compatibilità con il diritto dell’UE.

Il naufragio dell’Unione

Strasburgo, 29 aprile 2015. Sessione plenaria sul tema: Le ultime tragedie nel Mediterraneo e le politiche dell’Unione su migrazione e asilo. Intervento di Barbara Spinelli.

J’accuse le Conseil européen, les gouvernements des Etats membres, la Commission. Vous êtes désormais directement responsables d’un crime qui tue de plus en plus de migrants en fuite des guerres que l’Europe a facilité, des persécutions qu’elle tolère. Après les 800 morts du 19 avril, l’Union fait naufrage aussi : dans l’hypocrisie, le déni, l’aveuglement.

Elle déclare la lutte contre trafiquants et passeurs, en feignant de croire que ces derniers sont les seuls responsables de tant de morts. Ce ne sont pas les seuls responsables. Ils sévissent parce qu’aucun corridor humanitaire légal n’a été mis en place pour les fugitifs. Parce que vous avez aboli Mare Nostrum, dont la mission était la recherche et le sauvetage en haute mer, et parce que vous continuez à financer des opérations – Triton, Poséïdon – dont le mandat prioritaire est le contrôle des frontières, non le secours des naufragés. Je remercie M. Juncker pour les mots qu’il a prononcés ; mais “les portes” n’ont pas été ouvertes, M. le Président.

Dans le désir de vous débarrasser de vos responsabilités, vous arrivez jusqu’à souhaiter – je cite le commissaire Avramopoulos – la “collaboration avec les dictatures” : l’Erythrée en tête, c’est-à-dire la pire dictature d’Afrique.

Comme les trafiquants, vous violez les lois : le droit de la mer, du non refoulement. Je me demande si vous savez, si nous savons dans le Parlement, ce qu’on est en train de faire : une guerre non déclarée. Non contre les trafiquants, mais contre les migrants.


Si veda anche:
Morti nel Mediterraneo: J’ACCUSE
Council response to migrant deaths is shameful

SOS-sterminio in mare: lettera aperta

Di fronte a quello che può essere definito il più grande sterminio in mare dal dopoguerra, Barbara Spinelli e un gruppo di intellettuali e attivisti hanno firmato una lettera aperta perché l’Unione europea intraprenda con la massima urgenza azioni all’altezza del crimine che da anni continua a essere compiuto nel Mediterraneo:

Oltre 900 morti nel Mediterraneo nella notte tra sabato 18 aprile e domenica, a 60 miglia dalle coste libiche. È il più grande sterminio in mare dal dopoguerra. Questo è un giorno di svolta. A partire da oggi occorre mettere la parola urgenza,al posto di emergenza. Bisogna dare alla realtà il nome che merita: siamo di fronte a crimini di guerra e sterminio in tempo di pace.

Il crimine non è episodico ma ormai sistemico, e va messo sullo stesso piano delle guerre e delle carestie acute e prolungate. Il Mar Mediterraneo non smette di riempirsi di morti: cominciò con ilnaufragio di Porto Palo, il giorno di Nataledel 1996, con 283 vittime,seguito tre mesi più tardi dal naufragio della Katër i Radës, in cui oltre cento profughi albanesi annegarono nel canale di Otranto. Lo sterminio dura da almeno 18 anni: più delle due guerre mondiali messe insieme, più della guerra in Vietnam. È indecenza parlare di “cimitero Mediterraneo”. Parliamo piuttosto di fossa comune: non c’è lapide che riporti i nomi dei fuggitivi che abbiamo lasciato morire.

Le azioni di massima urgenza che vanno intraprese devono essere, tutte, all’altezza di questo crimine, e della memoria del mancato soccorso nella prima parte del secolo scorso. Non sono all’altezza le missioni diplomatiche o militari in Libia, dove – anche per colpa dell’Unione, dei suoi governi, degli Stati Uniti – non c’è più interlocutore statale. Ancor meno lo sono i blocchi navali, gli aiuti alle dittature da cui scappano i richiedenti asilo, il silenzio sulla vasta destabilizzazione nel Mediterraneo – dalla Siria e l’Iraq alla Palestina, dall’Egitto al Marocco – di cui l’Occidente è responsabile da anni.

Le azioni necessarie nell’immediato, eccole:

  1. Urge togliere alle mafie e ai trafficanti il monopolio sulle vite e le morti dei fuggitivi, e di conseguenza predisporre vie legali di fuga presidiate dall’Unione europea e dall’Onu. I trafficanti non sono la radice del male, ma un suo sintomo.
  1. Urge organizzare e finanziare interventi di ricerca e salvataggio non solo lungo le coste europee ma anche in alto mare, come faceva Mare Nostrum e come ha l’ordine di non fare Triton – anche se rifinanziata. Questo, nella consapevolezza che la stabilizzazione del caos libico non è ottenibile nel breve-medio periodo.
  1. Urge che gli Stati europei collaborino lealmente a tale scopo (art. 4 del Trattato dell’Unione), smentendo quanto dichiarato da Natasha Bertaud, portavoce della Commissione di Bruxelles: “Al momento attuale, la Commissione non ha né il denaro né l’appoggio politico per predisporre un sistema di tutela delle frontiere, capace di impegnarsi in operazioni di search and rescue”. Risorse che invece si trovano per operazioni di polizia europea (MosMaiorum,Amber Light,Jot Mare) e per le spese militari. Una frase che ha il cupo suono dell’omissione di soccorso: un reato contro la persona, nei nostri ordinamenti giuridici.
  1. Occorre che l’Onu stessa decida azioni d’urgenza, e che il Consiglio di sicurezza fronteggi il dramma con una risoluzione. Se i crimini in mare somigliano a una guerra o a carestie nate dal tracollo diffuso di strutture statali nei paesi di transito o di origine, non vanno esclusi interventi dei caschi blu, addestrati per il search and rescue. I soccorsi e gli aiuti agli affamati e sfollati sono una prassi sperimentata delle Nazioni Unite. Sia oggi applicata al Mediterraneo.
  1. Occorre rivedere al più presto i regolamenti di Dublino. Con una sentenza del 21 ottobre 2014 (Ricorso Sharifi contro Italia e Grecia), la Corte europea dei Diritti dell’uomopone come condizione essenziale per procedere al trasferimento l’aver positivamente verificato se il migrante corra il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Si tratta di un vero e proprio obbligo di derogare ai criteri di competenza enumerati nelle norme di Dublino.
  1. Con la medesima tempestività, occorre tener conto che i paesi più esposti ai flussi migratori sono oggi quelli del Sud Europa (Grecia, Italia, Cipro, Malta, Spagna): gli stessi a esser più colpiti, dopo la crisi iniziata nel 2007-2008, da politiche di drastica riduzione delle spese sociali (che includono l’assistenza e il salvataggio di migranti e richiedenti asilo). Il peso che ingiustamente grava sulle loro spalle va immediatamente alleviato.
  1. Occorre pensare a un sistema di accoglienza in Europa che garantisca il diritto fondamentale all’asilo, con prospettive di reinsediamento nei Paesi disponibili, nel rispetto della volontà dei rifugiati.
  1. Infine, la questione tempo. È finito il tempo della procrastinazione, e delle ambiguità che essa consente.È dall’ecatombedi Lampedusa che Governi e Parlamenti in Europa preconizzano un’organica cooperazione con i paesi di origine e di transito dei fuggitivi, al fine di “esternalizzare” le politiche di search and rescue e di asilo. Il Commissario all’immigrazione Avramopoulos ha addirittura auspicato una “cooperazione con le dittature”, dunque il ricorso ai respingimenti collettivi (vietati dalla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei Rifugiati del 1951, art. 33, e dagli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali). Non c’è tempo per costruire dubbie relazioni diplomatiche – nei cosiddetti processi di Rabat e Khartoum – perché i fuggitivi sono in mare qui e ora, e qui e ora vanno salvati: sia dalla morte, sia dalle mafie che fanno soldi sulla loro pelle e riempiono un vuoto di legalità che l’Unione deve colmare senza più rinvii. È adesso, subito, che bisogna organizzare un’operazione di salvataggio dell’umanità in fuga verso l’Europa.

Firmatari:

Barbara Spinelli, eurodeputato, gruppo GUE-Ngl
Alessandra Ballerini
Sandra Bonsanti
Lorenza Carlassare
Erri De Luca
Roberta De Monticelli
Maurizio Ferraris
Stefano Galieni
Mauro Gallegati
Domenico Gallo
Paul Ginsborg
Daniela Padoan
Francesco Piobbichi
Marta Pirozzi
Annamaria Rivera
Alberto Vannucci
Fulvio Vassallo Paleologo
Guido Viale
Gustavo Zagrebelsky
Libertà e Giustizia

Per adesioni: sos.sterminioinmare@gmail.com

Sul genocidio degli Armeni

Bruxelles, 15 Aprile 2015, Plenaria.
“Centesimo anniversario del genocidio armeno”: dichiarazioni del Consiglio e della Commissione.
Intervento di Barbara Spinelli
:

Il genocidio degli Armeni è un crimine contro l’umanità che Ankara continua a negare, cancellandolo dalla propria coscienza politica. Nei fatti, è egualmente censurato nei negoziati europei con Ankara, anche se alcuni Stati – e questo Parlamento nell’87 – hanno dato ai massacri il nome di assassinio di un popolo in quanto tale.

È come se l’Europa l’avessimo unita senza un riconoscimento tedesco dei genocidi nazisti. L’Unione non sarebbe nata senza tale riconoscimento, che è piena assunzione dell’eredità di regimi politici passati: nel caso di Ankara, piena responsabilità per quanto fatto dai Giovani Turchi e dall’impero ottomano.

Questa politica negazionista impedisce ai governi turchi non solo un’autentica pacificazione con l’Armenia, ma anche un’autocritica sull’invasione e la spartizione di Cipro nel 1974.

Concludo dicendo che sono desolata per quanto detto dopo la denuncia del Papa da un ministro italiano, secondo cui “non c’è una verità storica assoluta” sul genocidio armeno. [1]

Non si aiuta cosi la Turchia a lavorare sul proprio passato, e a costruire su di esso.

 

[1] Si veda al propostito anche: Armeni, sottosegretario Gozi: Inopportuno che governo prenda posizione

Serve un Mare Nostrum europeo per fermare lo scandalo delle morti in mare

Lettera di venticinque eurodeputati ai commissari europei Avramopoulos, Mogherini e Timmermans

Bruxelles, 14 aprile 2015

Egregi Commissario Avramopoulos, Commissario Mogherini, Commissario Timmermans,

si teme che circa 400 migranti in fuga dalla Libia siano annegati dopo che il natante su cui erano imbarcati si è capovolto nel Mediterraneo, secondo quanto riferito dai sopravvissuti a un’organizzazione umanitaria:[1] una nuova tragedia che si dispiega sotto i nostri occhi, dopo la catastrofe di Lampedusa del 2013.

Abbiamo avuto notizia di migliaia di persone a bordo di almeno dieci natanti in condizione di pericolo al largo delle coste libiche.[2] Su quasi tutte le imbarcazioni ci sarebbero bambini e donne, di cui alcune in stato di gravidanza.[3]

Le autorità italiane hanno comunicato che circa 8500 migranti sono stati soccorsi in mare tra venerdì e domenica. La maggior parte delle operazioni sono condotte dall’Italia in acque internazionali, mentre l’operazione europea Triton continua a pattugliare l’area di trenta miglia dalle coste italiane, “lontano dalla zona dove le barche in pericolo necessitano aiuto”.[4]

Lo scorso febbraio, l’Alto commissario per i Rifugiati António Guterres, riferendosi alla morte di almeno trecento persone che tentavano di raggiungere l’Europa dalla Libia, ha detto: “Non c’è più alcun dubbio […] che l’operazione europea Triton sia un rimpiazzo del tutto inadeguato dell’operazione italiana Mare nostrum”. “L’obiettivo deve essere quello di salvare vite. Abbiamo bisogno di una robusta operazione di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, non di un mero pattugliamento dei confini”.[5]

Similmente, il segretario generale del Consiglio europeo per i rifugiati ed esiliati (Ucre) Michael Diedring ha affermato che “se non verrà messa in campo un’iniziativa europea di search and rescue dotata di risorse significative, sempre più persone moriranno nel tentativo di raggiungere le nostre coste”.[6]

Di fatto, oggi sono già annegati nove richiedenti asilo, in un naufragio a 80 miglia dalle coste libanesi.[7]

Con il migliorare delle condizioni atmosferiche e marittime, le milizie e i trafficanti intensificheranno le partenze, mettendo migranti e richiedenti asilo a rischio di perdere la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee.[8] L’attuale situazione di emergenza continuerà a peggiorare. Nel frattempo, non una delle quattro aree che la Commissione europea ha enucleato per la prossima Agenda per la migrazione (attesa per maggio) affronta la necessità di concrete operazioni di search and rescue nel Mediterraneo.

Sosteniamo la petizione di Amnesty International,[9] che chiede di:

  • rafforzare le operazioni di search and rescue nel Mediterraneo e nell’Egeo, con uno sforzo congiunto che coinvolga gli Stati membri dell’Unione europea. Chiediamo che queste operazioni vengano condotte in modo regolare e sistemico.
  • aprire accessi sicuri e legali per l’Europa a chi fugge dai conflitti e dalle persecuzioni, così che più nessuno sia costretto a mettere a repentaglio la propria vita in viaggi pericolosi; e assicurare l’accesso alla protezione internazionale una volta raggiunti i confini d’Europa.
  • interrompere la cooperazione intrapresa con quei Paesi che non garantiscono un sufficiente rispetto dei diritti umani, allo scopo di frenare i flussi migratori diretti verso l’Unione europea.

Vi chiediamo di affrontare questi urgenti obiettivi nell’Agenda europea per la migrazione che state per presentare, se non prima.

Invitiamo inoltre il Commissario Avramopoulos e il Commissario Mogherini a prender parte a un incontro con la Commissione LIBE, per commentare questi fatti recenti e per conoscere la loro opinione sulle richieste avanzate da Amnesty International.

Distinti saluti

Barbara SPINELLI
Cornelia ERNST
Marina ALBIOL GUZMAN
Malin BJÖRK
Kostas CHRYSOGONOS
Ignazio CORRAO
Laura FERRARA
Elly SCHLEIN
Ska KELLER
Judith SARGENTINI
Cecilia WIKSTRÖM
Eleonora FORENZA
Neoklis SYLIKIOTIS
Patrick LE HYARIC
Gabriele ZIMMER
Sabine LÖSING
Martina MICHELS
Fabio DE MASI
Marisa MATIAS
Angela Rosa VALLINA DE LA NOVAL
Miguel URBAN CRESPO
Stelios KOULOGLOU
Iosu JUARISTI ABAUNZ
Lidia SENRA RODRÍGUEZ
Luke Ming FLANAGAN

[1]http://www.theguardian.com/world/2015/apr/14/400-drowned-libya-italy-migrant-boat-capsizes.

[2]http://watchthemed.net/reports/view/106.

[3]http://www.timesofmalta.com/articles/view/20150413/local/pregnant-migrant-airlifted-to-malta-as-italy-continues-massive-rescue.563791.

[4]https://www.iom.int/cms/en/sites/iom/home/news-and-views/press-briefing-notes/pbn-2015/pbn-listing/iom-applauds-italys-weekend-resc.html

[5]http://www.unhcr.org/54dc8dc59.html.

[6]http://ecre.org/component/content/article/70-weekly-bulletin-articles/967-over-300-migrants-feared-dead-in-new-tragedy-in-mediterranean.html.

[7]http://it.reuters.com/article/topNews/idITKBN0N414S20150413.

[8]http://www.theguardian.com/world/2015/apr/13/italy-rescues-nearly-6000-migrants-in-a-single-weekend.

[9]http://www.sos-europe-amnesty.eu/stop-people-from-suffering-and-dying-at-our-borders-actions/.


Si veda anche:

Safe and legal access to the EU for migrants now!

Politiche economiche e diritti sociali

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-011165/2014
alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Kostas Chrysogonos (GUE/NGL), Krystyna Łybacka (S&D), Helmut Scholz (GUE/NGL), Merja Kyllönen (GUE/NGL), Josep-Maria Terricabras (Verts/ALE), Klaus Buchner (Verts/ALE), Bart Staes (Verts/ALE), Fabio De Masi (GUE/NGL), Jan Keller (S&D), Marc Tarabella (S&D), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Tibor Szanyi (S&D), Vilija Blinkevičiūtė (S&D), Eva Kaili (S&D), Kostadinka Kuneva (GUE/NGL), Anne-Marie Mineur (GUE/NGL), Ernest Urtasun (Verts/ALE), Sofia Sakorafa (GUE/NGL), Costas Mavrides (S&D), Lola Sánchez Caldentey (GUE/NGL), Igor Šoltes (Verts/ALE) e Georgios Katrougkalos (GUE/NGL)

Oggetto: Necessità di tutela dei diritti sociali

L’unica vera iniziativa in materia di diritti umani del programma di lavoro della Commissione per il 2015 è l’adesione dell’UE alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), un processo che è in corso ormai da diversi decenni ma che non è mai stato portato a termine. Oltre alle libertà civili di prima generazione, sancite nella CEDU, anche i diritti economici e sociali di seconda generazione, come il diritto a un’equa retribuzione, il diritto alla protezione della salute, il diritto alla sicurezza sociale, ecc. sono una componente essenziale dei diritti fondamentali in generale e sono previsti dalla Carta sociale europea. Sono proprio questi diritti economici e sociali che rischiano ora di essere sacrificati sull’altare della “stabilità” finanziaria, dell’austerità, delle “riforme strutturali”, ecc. È questa la ragione principale per cui un numero sempre maggiore di cittadini si sente lontano dall’UE e dalle sue politiche.

1. È la Commissione consapevole dei pericoli per i diritti sociali inerenti alle politiche economiche che vengono attualmente portate avanti?

2. Sarebbe disposta la Commissione a proporre l’adesione dell’UE alla Carta sociale europea?


Risposta di Marianne Thyssen a nome della Commissione
(15.4.2015)

Come sottolineato nell’analisi annuale della crescita 2015 [1], è fondamentale intervenire simultaneamente per rilanciare gli investimenti, operare riforme strutturali e garantire la responsabilità di bilancio per ripristinare l’occupazione e la crescita. Al contempo, l’analisi ha posto chiaramente l’accento sulla dimensione sociale di tali politiche e sulla necessità di modernizzare i sistemi di protezione sociale per far fronte in maniera più efficace ed efficiente alle esigenze sociali. Questo consentirebbe di combattere la povertà e di rafforzare i sistemi d’istruzione e di formazione, migliorando così le competenze e le capacità delle persone e consentendo loro di affrontare i rischi e svolgere appieno il loro ruolo nell’economia e nella società. In tale contesto, il semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche ha fornito orientamenti specifici per paese mentre i fondi strutturali e di investimento europei finanziano un’ampia gamma di misure che riguardano tra l’altro l’occupazione, l’istruzione e la formazione, l’alloggio e la sanità. Inoltre, le iniziative che rientrano nel campo di applicazione del diritto dell’Unione sono verificate per accertarne la conformità alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che include una serie di diritti sociali e del lavoro.

Sebbene l’UE non abbia aderito [2]] alla Carta sociale europea del Consiglio d’Europa, la Commissione ricorda che il trattato [3] fa riferimento a tale strumento e che, in generale, vi è una convergenza tra quest’ultimo e il diritto dell’UE. Analogamente, la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea fa riferimento alla Carta sociale europea.

1 COM(2014) 902 final.

2 Cfr. COM(2014) 910 final.

3 Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Migrazione: i trafficanti di esseri umani riempiono un vuoto di legalità di cui è responsabile l’Unione

Bruxelles, 14 aprile 2015, Commissione LIBE (Libertà civili, Giustizia e Affari interni).

Incontro su “Situazione nel Mediterraneo e necessità di un approccio olistico alla migrazione”. Primo scambio di vedute alla presenza di Dimitris Avramopoulos, Commissario con delega a Migrazione, Affari interni e Cittadinanza.

Intervento di Barbara Spinelli, Relatore ombra del Rapporto di iniziativa sulla situazione nel Mediterraneo:

“Vorrei parlare di quelli che considero difetti gravi, e persistenti, della politica europea nel Mediterraneo e della strategia della Commissione in materia di migrazione e sicurezza: il breve termine, e una logica emergenziale che per forza di cose tende a sfociare in violazioni sistematiche dei diritti. È il contrario della tanto sbandierata visione olistica della migrazione in Europa”.

“Sono i difetti che ritrovo nelle sue ultime prese di posizione, Commissario Avramopoulos, sia nel discorso che ha tenuto qui oggi, sia qualche giorno fa, dopo la sua visita al quartier generale di Europol a L’Aja. Le priorità che Lei indica sono da un lato il controllo delle frontiere, la lotta all’immigrazione clandestina e il contrasto dei trafficanti; dall’altro i rimpatri e la cooperazione con i Paesi di transito. Non mi sembra una visione olistica e Le domando, in questo quadro, che senso abbia lottare in maniera prioritaria contro i trafficanti, quando i trafficanti non fanno che riempire un vuoto: non esistono vie legali di fuga, quindi l’illegalità si installa e prospera”.

“La seconda domanda è: a che serve Triton? A che serve aver affossato Mare nostrum se – secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni – i seimila salvati degli ultimi giorni sono stati salvati dalle unità della Guardia costiera italiana e non da Triton? Sappiamo infatti che Triton si occupa soltanto di proteggere le trenta miglia dalla costa: dal punto di vista del soccorso e salvataggio si è rivelata un’operazione inutile.”

Servono a qualcosa le elezioni?

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-001899/2015 alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Kostas Chrysogonos (GUE/NGL), Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL), Lola Sánchez Caldentey (GUE/NGL), Emmanouil Glezos (GUE/NGL), Igor Šoltes (Verts/ALE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Tatjana Ždanoka (Verts/ALE), Takis Hadjigeorgiou (GUE/NGL), Paloma López Bermejo (GUE/NGL), Fabio De Masi (GUE/NGL), Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), Marisa Matias (GUE/NGL), Nessa Childers (S&D), Sofia Sakorafa (GUE/NGL) e Dario Tamburrano (EFDD)

Oggetto: Risultati elettorali e mutamenti della linea politica

Mercoledì 28 gennaio 2015, il Commissario Jyrki Katainen ha dichiarato pubblicamente che “noi” (intendendo ovviamente le istituzioni europee in generale e la Commissione in particolare) “non mutiamo la nostra linea politica in funzione delle elezioni” [1] facendo seguito alle elezioni greche del 25 gennaio 2015. L’articolo 2 del trattato sull’Unione europea stabilisce, tuttavia, che “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della democrazia”.

Condivide la Commissione il punto di vista espresso da Katainen, secondo cui gli esiti elettorali dovrebbero essere considerati irrilevanti per la definizione o ridefinizione delle politiche europee?

Se la Commissione condivide i punti di vista di Katainen, considera allora le elezioni (parlamentari) un elemento necessario e integrante della democrazia, come stabilito nell’articolo 2 del TUE, o non le considera tali?

Se i risultati elettorali devono essere considerati irrilevanti per le politiche europee, come ha suggerito Katainen, qual è allora la ragione dello svolgimento delle elezioni?

[1] International New York Times, 29 gennaio 2015, pag. 16.
E-001899/2015


 

Risposta del Vicepresidente Frans Timmermans a nome della Commissione (2.4.2015)

Il Vicepresidente Jyrki Katainen si riferiva ad un risultato elettorale nazionale e ha altresì spiegato che la Commissione rispetta l’esito delle elezioni greche e coopererà con il nuovo governo greco, così come ha fatto con il precedente. Ha inoltre ricordato che la Commissione è tenuta a trattare tutti i cittadini allo stesso modo e di conseguenza deve prestare un’attenzione analoga ai risultati elettorali in tutti gli Stati membri. La Commissione prende atto di tali risultati e opera, ovviamente, in totale conformità all’articolo 2 del TUE.