Migranti, Europarlamento critica operazione polizia Mos Maiorum

Askanews, 23 ottobre 2014

Strasburgo (Francia), 23 ott. (askanews) – L’operazione “Mos Maiorum” – organizzata in cooperazione fra le polizie dei paesi Ue e attualemente in corso, con l’obiettivo dichiarato di individuare e indentificare gli immigrati irregolari per cercare di risalire alle organizzazioni criminali e ai trafficanti che li hanno trasportati in Europa – è stata duramente criticata in diversi interventi di eurodeputati durante un dibattito tenuto in plenaria, nella serata di ieri, al parlamento europeo a Strasburgo.

Barbara Spinelli, della Sinistra unitaria europea, ha denunciato in particolare che si tratta di un’operazione in cui vengono “profilati” gli immigrati irregolari procedendo alla loro indentificazione “con l’autorizzazione anche a usare la violenza se necessario”, secondo documenti della polizia di cui l’europarlamentare ha detto di essere in possesso. “È difficile non chiamarla per quello che è, una retata”, ha concluso la Spinelli, che ha ipotizzato la possibilità di una procedura d’infrazione comunitaria contro l’operazione.

Fonte

 

Brutalità sistemiche contro i migranti

di giovedì, Ottobre 23, 2014 0 , Permalink

Strasburgo 22 ottobre 2014. Intervento di replica alla presentazione di Mos Maiorum, fatta in nome della presidenza italiana da Benedetto della Vedova, sottosegretario del Ministero degli affari esteri.

Non mi ha convinto, sottosegretario Della Vedova. Non mi mi convince neanche l’assurda parola “Mos Maiorum”. L’operazione è stata proposta dalla Presidenza italiana ai partner europei, il 10 luglio in un Consiglio dei ministri dell’interno e della Giustizia. Lo scopo presunto dell’operazione: debellare il traffico di emigranti. Il risultato, se abbiamo appena un po’ di fantasia, è che i fuggitivi vengono più che mai spinti nella clandestinità, e nella dipendenza da reti malavitose.
Quando i migranti vengono rintracciati, identificati, profilati, non so come sia possibile non parlare di retate.
Abbiamo appreso nel frattempo che le forze dell’ordine italiane vengono incaricate, nell’ambito di operazioni simili, di identificare i migranti senza documenti con la violenza. Circolari e note informative di cui siamo in possesso, del ministero degli Interni, ordinano alla polizia italiana di procedere “all’acquisizione di foto e di impronte digitali anche con l’uso della forza se necessario”. “Mos Maiorum” si iscrive dunque in una violenza ormai sistemica, di cui chiedo conto al Consiglio e alla Presidenza italiana”.

Intervenendo una seconda volta in risposta alla parlamentare Anna Maria Corazza Bildt ( Partito popolare europeo), Barbara Spinelli ha sostenuto che anche la Commissione deve reagire, a queste notizie sull’uso della forza verso i migranti, come fece in passato quando il governo francese decise lo smantellamento di alcuni campi Rom:

Anna Maria Corazza Bildt (PPE), Domanda “cartellino blu”. – Collega Spinelli, lei ha fatto una cosa molto molto grave alla Presidenza italiana. Allora se lei ha le prove che il governo italiano dà istruzioni di usare la violenza contro i migranti, usi le vie legali per farlo, perché questo sarebbe gravissimo per la democrazia in Italia. Se non le ha, la prego di non usare politicamente il destino disperato dei migranti che sono privi di documenti in Europa. Grazie.

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Risposta a una domanda “cartellino blu”. – La ringrazio perché mi dà l’occasione di specificare che intendo chiedere alla Commissione se non sia il caso di attivare una procedura d’infrazione contro operazioni di questo genere, e per l’occasione fornirò i documenti di cui ho parlato.

Alla parlamentare Elissavet Vozemberg (Partito popolare), secondo cui non esistono elementi sufficienti per provare l’accusa di stigmatizzazone dei migranti e di conseguenza occorre “attendere i risultati della presidenza italiana, a dicembre”, per poter giudicare, Barbara Spinelli ha replicato:

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Domanda “cartellino blu”. – Vorrei chiedere alla collega se ha letto la risoluzione del Consiglio dei ministri dell’Interno in cui si annuncia l’operazione “Mos Maiorum”. Non c’è bisogno di aspettare fino a dicembre, è molto chiaro quello che è scritto. Non è un’operazione antimafia. È un’operazione in cui i migranti e i fuggitivi vengono ricercati, identificati, “profilati”. Le chiedo solo se ha letto il testo o se aspetta dicembre per conoscerlo?

Mos Maiorum, retate all’antica

Intervento davanti al gruppo GUE/NGL, 9 ottobre 2014

Nello stesso momento in cui i governi europei fingono di piangere i morti di Lampedusa, a un anno dalla strage del 3 ottobre, si sta preparando in tutta l’Unione un’autentica retata di migranti, promossa dal governo italiano nelle vesti di presidente di turno del Consiglio. Sono felice che il nostro gruppo si mobiliti, e un grande grazie a chi, nello staff del Gue-Ngl, sta cercando di costruire iniziative in vista della prossima plenaria assieme al gruppo dei Verdi. [1]

L’operazione, battezzata Mos Maiorum, si svolgerà dal 13 al 26 ottobre, ed è stata decisa dal Consiglio dei ministri dell’Interno e della Giustizia il 10 luglio scorso. Ne siamo venuti a conoscenza tardi: in parte perché come Parlamento non siamo stati avvisati, in parte perché non siamo stati attenti. Sarà condotta dentro lo spazio Schengen e, con la scusa della lotta alla tratta di esseri umani, intende rintracciare il più gran numero possibile di migranti cosiddetti irregolari: il più delle volte richiedenti asilo senza documenti, perché in fuga da zone di guerre cui noi stessi abbiamo contribuito.

Mos maiorum – già il nome inquieta, rimanda a tempi di imperi e schiavi – sarà assistita dall’agenzia Frontex, che in teoria controlla le frontiere dell’Unione, non il suo spazio interno. Avviene inoltre quando l’agenzia Frontex è più contestata, per non rispetto del divieto di respingimento sancito dalla Carta europea dei diritti fondamentali, oltre che dalla convenzione di Ginevra. Sono numerosi i casi di respingimento collettivo dai porti dell’Adriatico, e dagli aeroporti siciliani di Comiso (Ragusa) verso l’Egitto e di Palermo verso la Tunisia.

La mancanza di canali legali di ingresso in Europa ha prodotto una crescita esponenziale di fuggitivi, costretti ad entrare (e poi spostarsi nell’area Schengen) senza documenti. Il Regolamento Dublino III, mal congegnato, prevede tempi lunghi delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale e produce movimenti secondari di richiedenti asilo verso il Nord Europa, attraverso canali irregolari. Queste persone rischiano di essere le prime vittime di un’operazione di polizia che, a parole, vuol contrastare il crimine che fa profitti sui migranti, sia quando entrano nell’Unione sia quando circolano al suo interno

Si potrebbe verificare il contrario esatto di quel che si dice di voler ottenere: una criminalizzazione non delle mafie ma delle loro prede: cioè di chi sarà trovato senza regolari documenti di ingresso e soggiorno. Si estenderà la loro possibile reclusione nei centri di detenzione. Saranno ancor più svalutati gli istituti della protezione internazionale.

In assenza dell’apertura di vie legali di ingresso e senza una modifica del Regolamento Dublino III, Mos Maiorum potrebbe costringere i migranti a rivolgersi ancor più ai cosiddetti trafficanti di terra, rafforzando il potere di ricatto delle reti criminali. I meccanismi di emarginazione prodotti dalla fuga nella clandestinità, ­ sostiene il docente di diritto d’asilo Fulvio Vassallo Paleologo, sono una manna per le reti che forniscono servizi e beni primari in cambio non solo di denaro, ma dell’affiliazione a correnti politiche e religiose radicali. Le retate non abbattono le mafie. Le tengono in vita e le nutrono.

[1] Su Mos Maiorum, il gruppo Gue-Ngl ha successivamente deciso, nel pomeriggio del 9 ottobre, di inviare subito una lettera al Consiglio dei ministri degli Affari interni e della Giustizia, riuniti nella stessa giornata a Lussemburgo, e di preparare una “richiesta di dichiarazione” del Consiglio durante la prossima plenaria del Parlamento europeo. Alla richiesta aderirà il gruppo dei Verdi.

 

La lettera del gruppo GUE/NGL al Consiglio dei ministri degli Affari interni e della Giustizia (file .pdf)


Approfondimenti:

Decisione del Consiglio dei ministri, 10 luglio 2014 (file .pdf)

“Mo(r)s maiorum”: ordinanza contro i migranti irregolari

Controlli, identificazioni e arresti: al via Mos Maiorum, operazione europea di polizia con a capo l’Italia

I migranti tornano nemici. Il Cipsi condanna ‘Mos Maiorum’ e Triton

Du 13 au 26 octobre, attention aux rafles dans toute l’Europe

Police roundup operation of undocumented migrants must be called off!

Via all’operazione “Mos Maiorum” contro l’immigrazione illegale

A Lampedusa, 4-5 ottobre 2014

Il cimitero delle barche di Lampedusa

Lampedusa, il cimitero delle barche

Barbara Spinelli, presente con una delegazione di europarlamentari del gruppo Gue-Ngl al Festival Sabir di Lampedusa, che si è tenuto dall’1 al 5 ottobre, il 4 ottobre è intervenuta al Forum Migranti nella sessione tematica Frontiere e prima accoglienza, coordinata da Arci, Migreurop, REMDH.

Davanti all’ecatombe di esseri umani nel Mediterraneo, ha detto Spinelli, non ci si può contentare di vuote frasi di solidarietà, occorre invece agire con iniziative concrete, come l’immediata istituzione di corridoi umanitari e una politica di visti, ma anche pretendendo il rispetto delle leggi e degli accordi già esistenti tra i Paesi membri dell’Unione.

Non è accettabile, ha affermato l’europarlamentare, la sostituzione di Mare Nostrum –iniziativa presa dal governo italiano proprio in conseguenza dell’immane naufragio dello scorso anno a Lampedusa – con l’operazione Frontex Plus, ora rinominata Triton. Ci hanno parlato di un’operazione ambigua, ha spiegato Spinelli, la cui evidente funzione di respingimento viene sovrapposta, con grandi retoriche autocelebrative, alla missione umanitaria finora svolta da Mare Nostrum. La verità è che Triton farà controlli e pattugliamenti, più che ricerche e salvataggi, e non si avventurerà in acque internazionali. Triton ha l’evidente scopo di chiudere i muri della Fortezza Europa.

Vittime della guerra, ha detto Spinelli, non sono solo gli esseri umani, ma la verità e la legalità. Nel caso della guerra contro i migranti, vittime sono una serie di articoli della nostra Carta dei diritti fondamentali, a cominciare dall’articolo 2 (diritto alla vita) e dall’articolo 19 (divieto di respingimento). Così come è violato il Trattato di Lisbona (articolo 80), che prescrive la solidarietà anche finanziaria tra Stati membri “ogni qualvolta sia necessario”.

Spinelli ha concluso con un invito a ricordare la storia europea: il problema è politico, ha affermato, perché abbiamo un diritto europeo al quale non corrisponde una politica europea. Avere una politica verso il Sud del Mediterraneo significa costruire uno spazio inclusivo di pace, solidarietà, cooperazione: un New Deal mediterraneo, che comporti una politica di aiuti nei confronti di quei paesi che, molto più dell’Europa, si fanno carico di masse di rifugiati in fuga dai paesi in guerra, primo tra tutti la Siria.

Nel corso della missione a Lampedusa, Barbara Spinelli ha preso parte, il 5 ottobre, alla partenza simbolica della Carovana antimafia “contro la tratta dei nuovi schiavi”, avvenuta dal molo Favaloro del porto, punto di approdo nell’isola per migliaia di migranti.

Sempre il 5, la deputata del Gue ha visitato la sede di Mediterranean Hope – Osservatorio sulle Migrazioni di Lampedusa, un progetto della FCEI finanziato dall’Unione delle chiese metodiste e valdesi, dove ha incontrato Francesco Piobbichi, operatore sociale incaricato della costruzione di un “osservatorio” delle migrazioni a Lampedusa. Nella sede di Hope, Spinelli ha preso visione dei disegni, prossimamente esposti in una mostra, con i quali Piobbichi dà forma e memoria ai racconti dei testimoni: storie di naufragi, salvataggi, incontri tra isolani e migranti.

I muri della Fortezza Europa

Bruxelles, 30 settembre 2014. Intervento di Barbara Spinelli durante l’audizione del Commissario all’immigrazione e affari interni Dimitris Avramopoulos presso la Commissione parlamentare Libertà, giustizia e affari interni

Quand’era ministro della Difesa, e ancora una volta oggi, davanti agli europarlamentari, Lei si è vantato del muro di filo spinato costruito alla frontiera tra Grecia e Turchia. Il muro, come lei sa, ha avuto come principale effetto quello di dirottare le fughe dei migranti verso il Mediterraneo centrale e verso l’Italia. Il dramma dunque resta immutato, e il numero di morti nel Mediterraneo cresce. Ecco il risultato dei muri europei.

Coerentemente con questa convinzione, Lei afferma che la sua priorità numero uno sarà la lotta contro il traffico di profughi, e non l’apertura di vie legali per chi fugge da situazioni di guerre o carestie, e per forza di cose è un migrante irregolare, ovvero illegale.

Le chiedo innanzitutto se ribadisce questa priorità e, in secondo luogo, come pensa di dar seguito all’intenzione – comunicata nel marzo scorso dalla Commissione al Parlamento Europeo – di introdurre regole vincolanti sul mutuo riconoscimento del diritto d’asilo, affinché nasca quello “status uniforme in materia di asilo » o di protezione sussidiaria, « valido in tutta l’Unione », come prescrive testualmente l’articolo 78 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. [1]

Grazie.

Risposta del Commissario Avramopoulos

Riguardo al mutuo riconoscimento dello status di rifugiato esiste già un quadro ben preciso: il “pacchetto asilo” che sarà applicato a partire dal giugno 2015.

Lei ha parlato del muro costruito ai confini nord-orientali della Grecia. Io vorrei dirle che all’epoca era così. L’effetto sorpresa che ha investito i nostri paesi li ha portati tutti ad adottare una politica autonoma, e ciascuno ha adottato le proprie misure. È dopo tutto questo che viene l’Europa.

Lei ha ragione. Bisogna uniformare le politiche dell’immigrazione perché ce ne sia una sola. Ecco perché giustamente lei parla di asilo: in questo caso esistono norme legali e legittime. Io spero che giunga presto il giorno in cui potremo dirci orgogliosi di aver lasciato un’importante eredità per il futuro: una politica legale, e organizzata in base ai principi e ai valori dell’Europa, con il massimo rispetto dei diritti fondamentali, della dignità dell’uomo, specie per quanto riguarda le categorie più vulnerabili di persone che stanno solo cercando una vita migliore in un’Unione che sia ospitale.

NOTE

[1] Articolo 78 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea
1. L’Unione sviluppa una politica comune in materia di asilo, di protezione sussidiaria e di protezione temporanea, volta a offrire uno status appropriato a qualsiasi cittadino di un paese terzo che necessita di protezione internazionale e a garantire il rispetto del principio di non respingimento. Detta politica deve essere conforme alla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e al protocollo del 31 gennaio 1967 relativi allo status dei rifugiati, e agli altri trattati pertinenti.
2. Ai fini del paragrafo 1, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, adottano le misure relative a un sistema europeo comune di asilo che includa:
a) uno status uniforme in materia di asilo a favore di cittadini di paesi terzi, valido in tutta l’Unione;
b) uno status uniforme in materia di protezione sussidiaria per i cittadini di paesi terzi che, pur senza il beneficio dell’asilo europeo, necessitano di protezione internazionale;
c) un sistema comune volto alla protezione temporanea degli sfollati in caso di afflusso massiccio;
d) procedure comuni per l’ottenimento e la perdita dello status uniforme in materia di asilo o di protezione sussidiaria;
e) criteri e meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo o di protezione sussidiaria;
f) norme concernenti le condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo o protezione sussidiaria;
g) il partenariato e la cooperazione con paesi terzi per gestire i flussi di richiedenti asilo o protezione sussidiaria o temporanea.
3. Qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati. Esso delibera previa consultazione del Parlamento europeo.

Sullo stesso argomento:
Respingere Dimitris Avramopoulos, commissario della Fortezza Europa
Commento di Barbara Spinelli sull’audizione di Dimitris Avramopoulos (video)

Respingere Dimitris Avramopoulos,
commissario della Fortezza Europa

Lettera inviata ai parlamentari europei

Versione italiana
English version

28 settembre 2014

La decisione di affidare a un ministro della Difesa, Dimitris Avramopoulos, la delega a Immigrazione e Affari interni (già l’accostamento di questi due portafogli appare inquietante), suggerisce di fatto una rubricazione dei migranti a pericolo da cui l’Unione si deve guardare. Avramopoulos sembra l’uomo giusto, visto che gli obiettivi strategici che Jean-Claude Juncker gli assegna sono il contrasto dell’immigrazione irregolare, il controllo delle frontiere esterne tramite il rafforzamento di Frontex e delle guardie costiere, il consolidamento della cooperazione con i paesi terzi, incentrata sulla lotta al terrorismo e sugli accordi di riammissione nei paesi d’origine. Ma se la scelta è giusta per Juncker, non può esserlo per chi, nel Parlamento europeo, si batte per una nuova politica dell’immigrazione, rispettosa della Carta dei diritti fondamentali e dello stesso Trattato di Lisbona.

Nella lettera d’incarico al nuovo Commissario, inutilmente si cerca un cenno alle stragi che hanno reso il Mediterraneo un mare di morte, o un riferimento all’apertura di corridoi umanitari che tutelino chi tenta la salvezza da guerre e carestie affidando la propria vita ai trafficanti di uomini e alle mafie. L’istituzione di canali legali è prevista solo per gli immigrati regolari che vengano riconosciuti come competenze o talenti di cui l’economia europea ha bisogno. Nessun riferimento alla Direttiva Europea sulla Protezione Temporanea (2001/55/CE), che garantisce una tutela immediata ai rifugiati, anche quando il sistema di asilo non sappia governare l’intensificarsi degli arrivi. Nessun riferimento alla necessità di riformare il regolamento Dublino III. Nessun accenno alla possibilità di interrompere la collaborazione con i paesi che non garantiscono il rispetto dei diritti umani. Avramopoulos stesso ha dichiaratonelle sue risposte al questionario del Parlamento europeo che la sua priorità numero uno sarà la lotta al contrabbando, non la creazione di vie sicure verso l’Europa per chi fugge da conflitti armati spesso acuiti, o addirittura fomentati, dagli stessi Occidentali.

Ricordiamo alcuni fatti, per meglio sostenere il nostro rifiuto della scelta fatta dal Presidente Juncker.

Il 3 gennaio 2011 – mentre era ancora al governo George Papandreou – il ministero greco per la Protezione del cittadino annunciò la costruzione di una barriera di filo spinato lunga 12,5 chilometri, lungo la frontiera con la Turchia nella regione dell’Evros, allo scopo di ostacolare l’accesso di migranti e richiedenti asilo. La barriera, criticata dalle autorità europee e costruita senza fondi dell’Unione, fu completata nel dicembre 2012. [1]

La fabbricazione della barriera ebbe come risultato una caduta drammatica dei passaggi di frontiera: in precedenza, la regione del fiume Evros rappresentava uno dei principali snodi terrestri per chi migrava o fuggiva verso l’Europa, a un ritmo medio di 250 persone che ogni giorno tentavano l’ingresso in Grecia (provenienti in prima linea da Afghanistan, Pakistan, Armenia, Kurdistan, Iraq, Siria, Somalia, Egitto e Nord Africa).

Prima di esser designato commissario per l’Immigrazione Avramopoulos – che nel 2011 ricopriva l’incarico di ministro della Difesa, per poi passare nel 2012 all’incarico di ministro degli Affari esteri e tornare, nel 2013, alla Difesa – ha sostenuto a più riprese che il muro di filo spinato è una misura necessaria per “proteggere la nostra società e i nostri confini dall’immigrazione irregolare”.

La Grecia è stata ripetutamente condannata dalla Corte europea per i diritti dell’uomo per il trattamento riservato ai migranti, in aperta violazione di alcuni articoli della Convenzione europea sui diritti dell’uomo (e degli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali sul diritto d’asilo e le espulsioni collettive). Numerose associazioni e Ong hanno denunciato le pratiche discriminatorie e lesive messe in atto dal paese nei confronti di migranti e richiedenti asilo. Nel 2013, Human Rights Watch ha denunciato in Grecia un’ondata xenofoba senza precedenti: in particolare nell’agosto 2012, con il nome di Xenios Zeus (Zeus protettore degli stranieri), ebbero luogo ripetuti rastrellamenti che portarono migliaia di stranieri nei centri di detenzione, in base, secondo numerosi avvocati delle associazioni per i diritti umani, a discriminazione etnica.

Avramopoulos non ha mai fatto mistero di considerare i profughi alla stregua di migranti illegali da respingere. Nel 2013, nel corso di una visita ufficiale in Bulgaria per accordi sulla vigilanza ai confini, disse: “In Grecia abbiamo affrontato un grande problema dovuto al forte flusso di immigrati illegali. L’emergere della questione è ben noto. Di recente, a causa dello svilupparsi degli eventi in Siria, la situazione è peggiorata. Abbiamo dovuto prendere misure, e una parte di queste misure sta già funzionando. Il «muro» nella parte a nord dell’Evros ha già dato i suoi frutti. L’ingresso di immigrati illegali in Grecia, da quella parte, è stato quasi eliminato. Tuttavia il problema non è ancora risolto, perché, come sapete, la Grecia ha confini marittimi che sono al tempo stesso confini d’Europa. Questo è il motivo per cui è stato sviluppato Frontex. Nonostante le misure, il problema sussiste perché non è possibile controllare l’intera estensione dei nostri confini marittimi. […] Comprendiamo sia l’aspetto umano che l’aspetto sociale del problema, tuttavia dobbiamo proteggere le nostre società e i nostri confini. […] Non è un compito che riguardi il ministro della Difesa della nazione, cooperiamo con i ministri specifici, ma questo problema ci ha preoccupati perché una delle sue estensioni riguarda la nostra sicurezza nazionale. Dietro a questi flussi potrebbero nascondersi e svilupparsi reti che riproducono la violenza e, non esito a dirlo, anche il terrorismo”. [2]

Sono numerose le organizzazioni di difesa dei diritti umani e dei migranti che sostengono come le barriere e i fili spinati edificati per chiudere le frontiere esterne della Grecia abbiano enormemente aumentato il flusso dei fuggitivi e migranti che cercano salvezza deviando la propria fuga verso il centro del Mediterraneo, in particolare verso le coste italiane.

Se Jean-Claude Juncker intende trasformare l’Europea in una fortezza, ha trovato l’uomo che può farlo.

Barbara Spinelli
vice-presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo,
membro supplente della Commissione per le Libertà civili, giustizia e affari interni

NOTE

[1] EU Observer, Greeks build fence to ward off asylum seekers, articolo di Nikolaj Nielsen, 7 febbraio 2012 (http://euobserver.com/fortress-eu/18565).

[2] Completion of Defence Minister Dimitris Avramopoulos’ official visit to Bulgaria, 7.11.2013, Hellenic Republic Ministry of National Defence, http://www.mod.mil.gr/mod/en/content/show/36/A37219.

September 21, 2014

The designation of Dimitris Avramopoulos, the Greek Minister of National Defence, as European Commissioner for Migration and Home Affairs (the very combination of those portfolios sounds worrying) actually suggests that migrants are labeled as a danger from which Europe must protect itself. From Jean-Claude Juncker’s point of view Avramopoulos may well be the right man, since his strategic goals include fighting illegal immigration, controlling the EU’s external borders via the strengthening of Frontex and of coastguards, consolidating cooperation with non-member States on the fight against terrorism and the readmission agreements with the countries of origin. But Dimitris Avramopoulos can’t possibly be the right choice for those, in the European Parliament, who fight for a new migration policy, in compliance with the Charter of Fundamental Rights and with the Treaty of Lisbon.

The mission letter addressed to the new Commissioner-designate contains no mention of the mass drownings that have turned the Mediterranean into a sea of death, nor does it make any reference to the opening of humanitarian corridors for the protection of those who seek safety from wars and famine entrusting their lives to smugglers and local mafias. The establishment of legal migration channels is envisaged only for regular migrants with skills and talents that would benefit the European economy. No mention of the European Directive on Temporary Protection (2001/55/CE), which offers immediate protection to refugees even when the asylum system can’t manage the increasing arrivals. No mention of the much-needed amendments to the Dublin III regulation. No mention of the possibility to cease cooperation with countries which do not ensure respect for human rights. In his answer to the questionnaire of the European Parliament, Avramopoulos declared that his main priority will be the fight against human trafficking, not the opening of safe routes to Europe for those who flee famines or wars.

Let us remember the facts that underlie our rejection of President Juncker’s choice.

On January 3, 2011 – during George Papandreou’s government – the Greek Ministry of Public Order and Citizen Protection announced the construction of a razor-wire-topped fence in the Evros region, at the 12.5 km land border with Turkey, to stop the flow of irregular migrants and asylum seekers. The barrier, which was criticized by EU authorities and built without EU funding, was completed in December 2012. [1] The erection of the 12.5 km barrier led to a dramatic drop in the number of illegal land border crossings: previously, the Evros region had become one the main hubs of migration into Europe, with an average daily number of 250 people (mainly originating from Afghanistan, Pakistan, Armenia, Kurdistan, Iraq, Syria, Somalia, Egypt, and North Africa) trying to enter into Greece.

Before his designation as Commissioner for Migration, Avramopoulos – who was appointed Minister of National Defence in 2011, assumed the office of Minister of Foreign Affairs in 2012 and was again appointed Minister of Defence in 2013 – repeatedly stated that the barbed-wire fence is a necessary measure to “protect our society and borders from irregular immigration”.

Greece has been repeatedly condemned by the European Court of Human Rights for exposing migrants to degrading treatment, in blatant violation of several articles of the European Convention on Human Rights (and of articles 18 and 19 of the Charter of European fundamental rights on asylum rights and collective expulsions). Many NGOs and other organisations denounced the harmful and discriminatory practices against migrants and asylum seekers. In 2013, Human Rights Watch exposed a wave of unprecedented xenophobia in Greece. In August 2012 Greek authorities launched a massive crackdown against suspected illegal immigrants. The operation, code-named Xenios Zeus (after the Greek god of guests and travellers) led to the arbitrary detention of thousands of migrants on the basis of ethnic discrimination, according to human rights lawyers.

Avramopoulos has never made a secret of equating refugees with illegal migrants that must be refouled. In 2013, during an official visit to Bulgaria which focused on cross-border surveillance operations, he said: “During the past years in Greece we have faced a big problem due to the vast flow of illegal immigrants. The way this issue has emerged is well-known. In fact recently, due to the developments in Syria, the situation has worsened. We had to take measures. A part of these measures has already yielded fruits. The wall at the northern part of Evros has yielded fruits. The entry of illegal immigrants in Greece by this side has almost been eliminated. Yet the problem has not been resolved since, as you know, Greece has sea borders which also are Europe’s borders. This is why Frontex has been developed. Despite all these measures, the problem still exists because it is not possible to control the entire width of our maritime borderline. […] We understand both the human and the social side of this problem, yet we have to protect our societies and borders. This is not a task for the Ministry of National Defence, we cooperate with the apposite Ministries, but this issue has preoccupied us because one of its extensions relates to our national security. Behind all these flows, there might be hiding and developing nests that reproduce violence and, I do not hesitate to say, sometimes also terrorism”. [2]

Several human rights organisations have pointed out that the construction of barriers and barbed-wire fences to seal off Greek external borders has enormously increased the number of sea-crossings, rerouting the flow of fugitives and migrants to the middle of the Mediterranean and to the Italian coastline.

Barbara Spinelli
Vice-President of the Committee Constitutional Affairs of the European Parliament,
Member of the Committee Civil Liberties, Justice and Home Affairs

NOTES

[1] EU Observer, Greeks build fence to ward off asylum seekers, articolo di Nikolaj Nielsen, 7 febbraio 2012 (http://euobserver.com/fortress-eu/18565).

[2] Completion of Defence Minister Dimitris Avramopoulos’ official visit to Bulgaria, 7.11.2013, Hellenic Republic Ministry of National Defence, http://www.mod.mil.gr/mod/en/content/show/36/A37219.

La grande finzione di Frontex Plus
e le responsabilità dell’Europa

Bruxelles, 10 settembre 2014. Intervento alla conferenza “Frontera Sur ¿Hay alternativas?”, organizzata al Parlamento europeo da Migreurop, Andalucia Agoge, ADPHA, CEAR, Elin, S.O.S Racismo, con la collaborazione di PICUM, ECRE, AEDH e SJM Espana

Fra pochi giorni, tra il primo e il 5 ottobre, molti di noi si troveranno a Lampedusa per il Sabir Festival-Forum, su invito del sindaco Giusy Nicolini, dell’Arci e del Comitato 3 ottobre, nato all’indomani della grande strage di migranti dello scorso anno (400 persone vi persero la vita) per rappresentare i familiari delle vittime. L’occasione è importante, perché siamo in una vera situazione di emergenza. Lampedusa è diventata in questi anni il nostro muro della vergogna: 20mila morti dal 1988 a oggi, quasi 1900 negli ultimi sette mesi, circa 1600 negli ultimi tre. Malgrado le tante parole di cordoglio e di allarme dette dai governanti, il 2014 è un anno record per l’ecatombe di migranti e fuggitivi.

Continua a leggere

Riunioni della Commissione parlamentare
Libertà civili, giustizia e affari interni.
3-4 settembre 2014

3 settembre 2014

Domanda rivolta a Luigi Soreca (Direttore della sicurezza interna, DG affari interni, Commissione europea), in seguito alla presentazione di due rapporti: sulla strategia dell’Unione europea in materia di sicurezza interna negli anni 2010-2014 e sull’accordo fra Unione europea e Australia sul trattamento e la conservazione dei dati personali (PNR) dei passeggeri.

Barbara Spinelli ha iniziato il proprio intervento ricordando l’importante ruolo svolto dal Parlamento Europeo, e in particolare dalla Commissione Libertà civili, nel processo di decisione europea in materia di politica interna. In questo quadro ha evocato la creazione nel 2012 della Commissione temporanea sul crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro (CRIM): commissione istituita nella precedente legislatura dall’europarlamentare Sonia Alfano, il cui lavoro di indagine sulle mafie in Italia ed Europa è stato di notevole importanza. Quella Commissione dovrebbe essere ristabilita, ha detto l’europarlamentare, chiedendo a Luigi Soreca se il giudizio positivo sulla Commissione CRIM, e la proposta di ripristinarne un’analoga, siano condivisi dalla Direzione affari interni della Commissione europea.

Continua a leggere