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Leftist MEP moves to block Katainen appointment

Fonte: EurActiv.com (Traduzione)

Barbara Spinelli thinks that the European Parliament should reject Jyrki Katainen as Vice-President of the next Commission, because of his support for austerity  policies.

In a letter to members of Parliament, the Italian legislator asks them to reject the Finnish politician, if “they want to be credible in the eyes of the citizens they represent”.

Katainen has been designated by Commission President-elect Jean-Claude Juncker as the Vice-President for Jobs, Growth, Investment, and Competitiveness.

As set out in the mission letter sent by Juncker, his main responsibilities will be to create jobs, stimulate investment, improve competitiveness and help the EU’s economy recover.

In addition, the mission letter also mentions that Katainen will have to pursue a strong structural reform agenda in order to ensure economic growth.

Spinelli, a member of the European United Left (GUE-NGL), is one of the ex-prime minister’s most vocal critics. “This will drastically restrict workers’ rights and aim at weakening the essential role played by trade unions,” she writes.

Instead, the MEP suggests instituting a financial transaction tax, and a carbon tax, in order to raise required resources for an EU investment plan.

Parliament’s employment committee open to discussion

One of Katainen’s public hearings will take place in the European Parliament’s Employment and Social Affairs Committee. Committee members already addressed some of their concerns to Katainen in a letter sent last Friday (19 September).

In the letter, members ask Katainen how he intends to create jobs and balance economic freedoms with fundamental social rights in Europe.

During a press briefing today (24 September), chair Marita Ulvskog, a Swedish social democrat, said the committee will be interested in hearing about Katainen’s working methods, in order to ensureclose cooperation with Marianne Thyssen, Commissioner-designate for Employment, Social Affairs, Skills and Labour Mobility.

Regarding Katainen’s reputation of promoting spending cuts, MEP Ulvskog hopes that he will balance his legislative proposals.

Timeline: 
  • 18 September: Questionnaires sent in English to the Commission (other languages will follow), with deadline to reply in English by 26 September at noon, and in other languages by 29 September morning
  • 22-25 September: Committee on Legal Affairs meets to discuss declarations of financial interest of candidates
  • 29 September to 7 October: Hearings of Commissioners-designate and committee evaluation meetings; no hearings on Friday 3 October 2014 and on Monday 6 October 2014 in the morning
  • 7 October: Extraordinary meeting of the Conference of Committee Chairs to evaluate the outcome of the hearings.
  • 8-9 October: The Groups will meet on Wednesday 8 October in the afternoon and on Thursday 9 October in the morning in order to evaluate the hearings.
  • 9 October: The Conference of Presidents meets to declare the hearings closed and finalise the evaluation
  • 22 October: Vote in Plenary

Europarlamentare della sinistra si oppone alla nomina di Katainen

Barbara Spinelli ritiene che il Parlamento europeo debba respingere la nomina di Jyrki Katainen a Vice-Presidente della prossima Commissione, visto il suo sostegno alle politiche d’austerità

In una lettera ai membri del Parlamento europeo, l’europarlamentare italiana chiede loro di respingere la nomina del politico finlandese, se “vorranno essere credibili di fronte ai cittadini che rappresentano”.

Katainen è stato designato dal Presidente eletto della Commissione, Jean-Claude Juncker, quale Vice-Presidente responsabile per il Lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività.

Come illustrato nella lettera di missione di Juncker, il compito principale di Katainen sarà quello di creare nuovi posti di lavoro, stimolare gli invesimenti, migliorare la competitività e contribuire alla ripresa economica dell’Unione.

La lettera di missione fa menziona inoltre il fatto che Katainen dovrà perseguire un solido programma di riforme strutturali per garantire la crescita economica.

Spinelli, membro della Sinistra unitaria europea (GUE-NGL), è una delle voci più apertamente critiche nei confronti dell’ex primo ministro, promotore di riforme strutturali “che restringono drasticamente i diritti dei lavoratori e puntano a un depotenziamento del ruolo essenziale svolto dai sindacati”, scrive.

La parlamentare suggerisce al contrario l’istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie e sulle emissioni di CO2 per incrementare le risorse proprie dell’Unione e finanziare un piano di investimenti europei.

L’inquietidine della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali

Una delle audizioni pubbliche di Katainen si terrà davanti alla Commissione per l’occupazione e gli affari sociali. I membri della Commissione hanno già comunicato a Katainen alcune delle loro inquietudini in una lettera inviata venerdì 19 settembre.

Nella lettera si chiede a Katainen come intende creare posti di lavoro e conciliare le libertà economiche con i diritti sociali fondamentali.

Durante una conferenza stampa svoltasi il 24 settembre, la presidente della Commissione Marita Ulvskog, socialdemocratica svedese, ha dichiarato che la Commissione sarà particolarmente interessata a conoscere i metodi di lavoro di Katainen al fine di garantire una stretta collaborazione con Marianne Thyssen, Commissario designato per l’Impiego, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori.

Per quanto riguarda la fama “rigorista” di Katainen, Marita Ulvskog spera che saprà ben soppesare le sue proposte legislative.

Tempistica:

  • 18 settembre: invioalla Commissione dei questionari in inglese (seguiranno le altre lingue); la data ultima per rispondere in inglese è il 26 settembre a mezzogiorno e nelle altre lingue la mattina del 29 settembre
  • 22-25 settembre: la Commissione affari giuridici si riunisce per dicutere le dichiarazioni di interessi finanziari dei candidati
  • 29 settembre al 7 ottobre: audizioni dei Commissari designati; nessuna audizione venerdì 3 ottobre e la mattina di lunedì 6 ottobre
  • 7 ottobre: riunione straordinaria della Conferenza dei presidenti di commissione per valutare l’esito delle audizioni.
  • 8-9 ottobre: i Gruppi si riuniscono il pomeriggio di mercoledì 8 ottobre e la mattina di giovedì 9 ottobre per valutare le audizioni.
  • 9 ottobre: la Conferenza dei presidenti si riunisce per dichiarare la chiusura delle audizioni e finalizzare la valutazione
  • 22 ottobre: voto in Plenaria.

Semestre italiano: equivoci e false promesse

Bruxelles, 24 settembre 2014. Report di Sandro Gozi sullo stato dei lavori del semestre di presidenza italiana davanti agli europarlamentari italiani: intervento di Barbara Spinelli

Ringrazio il sottosegretario Gozi per il suo intervento, e mi limito a riassumere in tre punti il mio dissenso.

Primo punto: l’immigrazione, che con l’estendersi delle guerre attorno a noi assumerà aspetti sempre più drammatici. Lei ha parlato di “phasing out” dell’operazione Mare Nostrum, che a parere dei maggiori esperti nell’Unione europea ha salvato un gran numero di profughi a rischio naufragio. Consiglierei di non usare parole inglesi ma italiane, e di dire a chiare lettere che di altro si tratta. Si tratta della “fine” di Mare Nostrum, dal momento che nessun’operazione è prevista che sia veramente sostitutiva, e che si occupi dell’essenziale: cioè di cercare e salvare i migranti in fuga (search and rescue). Frontex Plus ha un’altra missione – ormai è chiaro a tutti – e nemmeno sappiamo se potrà disporre di risorse adeguate e quali saranno gli Stati che contribuiranno.

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Rifugiati: Commissione si batta
per il mutuo riconoscimento

di mercoledì, Settembre 24, 2014 0 , , , Permalink

Bruxelles, 24 settembre 2014

La Commissione e l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) hanno presentato oggi alla Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni il resoconto annuale sulle loro attività.

Dopo la presentazione dei due documenti, numerosi eurodeputati hanno espresso i propri dubbi sulla situazione reale dei richiedenti asilo nell’Unione Europea.

Barbara Spinelli ha lamentato l’assenza di un programma Europeo adeguato all’attuale situazione di emergenza caratterizzata da guerre che si stanno moltiplicando intorno a noi. Secondo l’eurodeputata, una vera politica di asilo europeo dovrebbe prevedere il mutuo riconoscimento dello status di rifugiato: la possibilità, in altre parole, che chi ottiene protezione in uno Stato Membro possa andare a vivere e a lavorare anche in altri Stati dell’Unione.

Ha deplorato in questo contesto il disinteresse dimostrato dagli Stati Membri nel discutere della possibile riallocazione dei rifugiati all’interno dell’Unione Europea: disinteresse segnalato dal rapporto della Commissione.

Ha chiesto infine al Direttore Esecutivo dell’EASO se, visto l’accordo firmato fra FRONTEX e l’EASO nel 2012, sarebbe auspicabile la presenza operativa di un funzionario EASO in ogni operazione di ricerca, pattugliamento e eventuale salvataggio di FRONTEX in modo da assicurarsi che i diritti dei richiedenti asilo siano sempre tutelati.

Jyrki Katainen vicepresidente
della Commissione: le ragioni del no

Lettera inviata ai parlamentari europei

Versione italiana
English version

20 settembre 2014

La designazione di Jyrki Katainen come vicepresidente della Commissione e responsabile di occupazione, crescita, investimenti e competitività, e le sue prime dichiarazioni al Parlamento Europeo nei giorni successivi alla designazione, sono inquietanti. Compito del nuovo vicepresidente dovrebbe essere quello di mettersi immediatamente al lavoro per garantire investimenti europei necessari alla ripresa dell’economia europea e per il ritorno alla piena occupazione al fine di realizzare un obiettivo cruciale del Trattato, dopo sette anni di crisi durissima che le politiche di austerità hanno acutizzato al massimo. Nelle lettere di missione, il Presidente Juncker ha chiesto a Jyrki Katainen e agli altri commissari di agire entro i primi cento giorni della nuova Commissione.

A molti parlamentari è parsa che questa fosse la conclusione cui è giunto il nuovo Presidente Jean-Claude Juncker, quando non solo ha criticato il 15 luglio nell’aula di Strasburgo le politiche della trojka, ma ha anche annunciato il piano che porta ormai il suo nome: un piano di investimenti di 300 miliardi di euro per i prossimi tre anni.

In tutt’altra direzione vanno le dichiarazioni di Katainen. Invece di parlare del piano di investimenti, ha ripetuto le sue ricette sul rigore, facendo capire che prima ogni Stato dovrà mettere la propria casa in ordine, e solo dopo verranno – eventualmente – piani di investimento. Non è questa la sua missione, se è vero che egli dovrà occuparsi di lavoro, occupazione e investimenti. Né è suo compito chiedere «riforme strutturali» che restringono drasticamente i diritti dei lavoratori e puntano a un depotenziamento del ruolo essenziale svolto dai sindacati, come avviene in Italia nello scontro, gravissimo, che il governo Renzi sta fomentando attorno all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Il piano Juncker non è certo sufficiente, e non è per nulla chiaro come sarà finanziato: se si tratterà solo di aumentare un po’ i mezzi messi a disposizione dalla Banca Europea di Investimenti e di riorganizzare gli attuali Fondi europei. La vera soluzione sarebbe quella proposta dall’Iniziativa dei cittadini europei nel “New Deal 4-Europe”, con interventi della Bei e due tasse europee: sulle transazioni finanziarie e sull’emissione di CO2. E sarebbe un aumento delle risorse proprie dell’Unione, che il Consiglio europeo rigettò nella primavera 2013 (a quel tempo Juncker era membro del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo).

Ripetere che prima viene il rigore nazionale e che solo in un secondo momento si potrà discutere di cooperazione e di investimenti comuni fa parte di un’ideologia ordoliberista che ha evidenti tratti neo nazionalisti, contrari al progetto di un’Unione solidale e politicamente unita.

Così facendo egli viola i tre criteri fondamentali per essere membro della Commissione europea: la conoscenza (degli obiettivi dell’Unione che nell’articolo 3.3 del Trattato prevedono l’economia sociale di mercato e la piena occupazione), l’indipendenza (dalle politiche di rigore che vogliono imporre alcuni Stati), e l’impegno europeo (per la solidarietà e per la cooperazione leale).

È il motivo per cui gli europarlamentari dovrebbero respingere la designazione di Jyrki Katainen, se vorranno essere credibili di fronte ai cittadini che rappresentano.

Barbara Spinelli
vice-presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo,
membro supplente della Commissione per le Libertà civili, giustizia e affari interni

 

September 21, 2014

The designation of Jyrki Kaitanen as Vice-President of the Commission in charge for jobs, growth, investment and competitiveness, as well as his first remarks at the European Parliament shortly after his nomination, are disquieting. After seven years of a dire crisis only worsened by fierce austerity measures, the task of the new Vice-President should be to get immediately to work so as to guarantee the investments needed for European economic recovery and for the return to full employment, thus achieving a crucial objective of the Treaty.

In his mission letters, President Juncker urged Mr Jyrki Katainen and the other commissioners-designate to take action within the first hundred days of the new Commission.

Given Mr Juncker’s statement during the plenary session in Strasbourg, on July 15, it seemed to many members of the European Parliament that this was the conclusion the new President had finally come to, since not only did he criticize the troika’s policies, but he also announced the plan that now bears his name: a 300 billion euro investment plan for the next three years.

Katainen’s remarks move in an entirely different direction. Rather than talking about the investment plan, he repeated his austerity recipes, implying that first each State shall put its house in order and only then investment plans– if necessary – will come. This is not his mission, if it is true that he will have to deal with jobs, growth, and investment. Nor is it up to him to ask for “structural reforms” that drastically restrict workers’ rights and aim at weakening the essential role played by trade unions, as is the case in Italy and in several other countries of the Union.

Juncker’s plan is certainly not enough, and it is far from clear how it will be funded: whether it will be just a matter of slightly increasing the resources made available by the European Investment Bank and reorganizing the current European funds. The real solution might be the one put forward by the European citizens’ initiative “New Deal 4-Europe”, with EIB interventions and two European taxes: a financial transactions tax and a carbon tax. This may result in an increase of the EU’s own resources, which was rejected by the European Council in spring 2013 (at that time Juncker was a member of the European Council and of the Eurogroup).

Suggesting that national austerity comes first and discussions about cooperation and common investment will follow, is part of an ordoliberal ideology with unmistakable neo-nationalist features, contrary to the idea of a politically united Europe, built on solidarity.

By doing this, Mr Katainen breaks the three fundamental criteria that every European Commissioner must meet: knowledge (of the EU objectives as stated in Article 3.3 of the EU Treaty, which promotes a social market economy, aiming at full employment and social progress), independence (from the austerity measures some States want to impose), and European commitment (to the principles of solidarity and loyal cooperation).

These are the reasons why the members of the European Parliament should reject the designation of Jyrki Katainen, if they want to be credible in the eyes of the citizens they represent.

Barbara Spinelli
Vice-President of the Committee Constitutional Affairs of the European Parliament,
Member of the Committee Civil Liberties, Justice and Home Affairs


Sullo stesso argomento: Leftist MEP moves to block Katainen appointment (EN, IT)

Le vere emergenze della Lista

Bruxelles, 9 settembre 2014. Intervento alla conferenza «La sinistra in Europa dopo le elezioni europee» organizzata dal Centro Garcia Lorca & Alternatives.

L’Altra Europa con Tsipras è nata per colmare un vuoto che si è creato nella sinistra fin dagli anni Novanta, con la nascita della famosa Terza via, basata sulle politiche di Tony Blair e di Gerhard Schröder.

Più precisamente, la nostra lista è nata da una doppia presa di coscienza: che questo vuoto non fosse in realtà un vuoto, dal momento che in molti paesi, tra cui l’Italia, una parte di cittadini non aveva accettato le politiche liberiste per l’Europa indicate dall’allora premier britannico e dall’allora cancelliere tedesco. C’era un gruppo di cittadini particolarmente impegnato a salvare i servizi pubblici, che aveva combattuto contro la privatizzazione dell’acqua, che non accettava l’austerità e che, soprattutto, non accettava la confusione e l’identificazione fra destra e sinistra, che era invece la parola d’ordine della Terza via.

La seconda presa di coscienza è che in questo vuoto-non-vuoto c’erano partiti della sinistra radicale che erano stati sacrificati da leggi elettorali assurde e che, da soli, non riuscivano a ottenere risultati all’altezza delle proprie aspettative.

Alle elezioni europee abbiamo vinto per miracolo, perché se è vero che il vuoto non era vuoto, è anche vero che le nostre speranze iniziali erano molto più grandi dei numeri che abbiamo ottenuto alla fine. Questo risultato ha quindi un significato al tempo stesso positivo e negativo. Il segno positivo è che è stato giusto puntare in alto e in largo, voler includere al massimo, rappresentare tutte le anime e tutti i frammenti della sinistra. Il segno negativo è che abbiamo appunto vinto per miracolo, ossia soltanto in parte. Sono stati commessi errori, e gli errori insegnano molto. Sono delle lezioni, sempre. A mio avviso, quello che abbiamo vissuto (vincere per pochissimi voti) ci dice alcune cose sul futuro della lista.

Non dobbiamo dimenticare che siamo nati con il proposito di far nascere qualcosa di simile a Syriza, e che abbiamo scelto Alexis Tsipras come modello anche con il proposito di giungere a un amalgama delle forze della sinistra.

Questo ci dice che costruiremo il futuro della lista solo se cercheremo di essere sempre più inclusivi; solo se nessuno fra noi e fra i diversi partiti che hanno dato vita al nostro comune progetto cercherà di mettere il proprio cappello sulla lista, perché questo è il modo più sicuro di perdere le prossime elezioni. Per salvare la lista, nessun gruppo deve cadere nell’illusione di poter agire solo, senza gli altri.

Credo che questo sia importante soprattutto per voi che siete qui, a Bruxelles, che vi siete battuti per la lista e che continuate a farlo. Forse voi siete più liberi e più indipendenti che in Italia, dove la lista attraversa un periodo difficile.

Sapete perfettamente che le cose cambieranno, in ogni paese, solo se in Europa e nelle istituzioni il paradigma del liberismo verrà smantellato. Meglio sarebbe parlare di “dogma”, anziché di paradigma, dal momento che il liberismo è diventato un’ideologia – e le ideologie non si discutono mentre i paradigmi sì. È come per l’infallibilità papale nella Chiesa: non la si può mettere in questione. Abbiamo assistito a grandi contraddizioni, in questo senso. Per esempio, quando Juncker, il nuovo presidente della Commissione, ha criticato la trojka e il fiscal compact: proprio lui che ha dato il proprio consenso attivo all’una e all’altro. Oppure quando tutti i governi dicono che nelle presenti condizioni è necessario concentrarsi su politiche per la crescita, e alzano la voce invocando parametri più flessibili, ma nessuno di essi fa autocritica sul veleno che essi stessi hanno propinato per anni alle proprie società. La crisi continua a essere curata con il medesimo veleno che l’ha scatenata. Nessuno, nel governo italiano e nell’Unione europea, ammette che questa ricetta semplicemente non funziona. Ricordo qui una frase, attribuita a Albert Einstein: è pura insania ostinarsi a rifare la stessa cosa aspettandosi risultati diversi.

Dunque cosa significa, oggi, volere un’“altra Europa”? Significa, a mio avviso, riconcentrare i nostri obiettivi sui diritti (primi fra tutti quelli che riguardano il lavoro e l’immigrazione) e sulle guerre: sono queste le nostre emergenze. Quando dico “emergenza”, sono consapevole che si tratta di una parola utilizzata dai governi costantemente e da anni; dicono che siamo in emergenza, che la crisi è tale da rendere necessari la riduzione dei diritti, l’accentramento del potere esecutivo, l’indebolimento del potere giudiziario, lo svuotamento delle costituzioni democratiche.

Ma la parola “emergenza” viene brandita abusivamente: in generale, in periodi di crisi si cambiano le cose, mentre qui i governi gridano all’emergenza perché le cose restino come stanno. Il loro obiettivo è garantire lo status quo, e dunque il potere, il dominio dei mercati e degli apparati militari. E mantenere lo status quo significa al contempo immobilizzare i cervelli, far sì che le persone smettano di pensare. Non a caso in Italia è in corso una lotta feroce dell’intero Governo Renzi contro i “professoroni” che si permettono di criticarlo e contro i comitati cittadini. Insomma, contro il libero pensiero.

Di questa parola – “emergenza” – dobbiamo riappropriarci. Dobbiamo strapparla con forza a chi l’ha sequestrata a favore di forze anonime quali i mercati e il complesso militare-industriale.

La vera emergenza è la precarizzazione del lavoro, ed è la questione della sovranità (sovranità che gli Stati-nazione pretendono di aver concesso all’Europa: in effetti l’avevano già perduta, ma l’hanno trasferita a un’Unione europea che non è né solidale né sino in fondo democratica). Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, lo ha detto chiaramente: potete avere i risultati elettorali che volete, non ci fanno paura, perché a Francoforte le riforme sono assicurate dal “pilota automatico”.

Le vere emergenze sono i morti nel Mediterraneo (più di 20.000 dal 1988) e l’abolizione delle operazioni di salvataggio dei migranti come Mare Nostrum, sostituito da operazioni non più intese a salvarli ma a respingerli. Le vere emergenze sono le guerre e il consenso implicito dell’Europa a queste guerre. Lo vediamo in Ucraina: sulla natura antidemocratica e lesiva delle minoranze che caratterizza l’attuale regime di Kiev l’Unione Europea non ha speso una sola parola, mentre esercita un’enorme pressione sulla Russia, accodandosi alla strategia degli Stati Uniti. Non una sola parola sui morti civili della regione di Donbass, né sulle centinaia di migliaia di ucraini dell’Est che fuggono verso la Russia (non perché putiniani, ma in quanto russofoni), né sulle milizie paramilitari di estrema destra alle dipendenze dirette del ministero dell’Interno a Kiev.

L’unica vera emergenza è quindi l’estensione e la radicalità di questa crisi. Vorrei in conclusione ricordare ciò che ha detto Alexis Tsipras, citando Lenin: “Siamo radicali, sì, ma perché la realtà è radicale”.

Sull’accordo di associazione UE-Ucraina

Oggi, martedì 16 settembre, è stato firmato nella plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo l’accordo di associazione tra Unione e Ucraina. La firma è avvenuta in collegamento diretto con il Parlamento di Kiev, presenti Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo, a Strasburgo, e Petro Porošenko, Presidente ucraino, a Kiev.

Durante il dibattito, Barbara Spinelli ha così motivato il proprio voto contrario:

Ritengo che qualsiasi trattato con il governo ucraino necessiti di un dibattito più approfondito.
Il Parlamento si è dato troppo poco tempo. Ecco i punti che andrebbero chiariti prima di ogni intesa in piena guerra civile:

• Non si può contestualmente provocare la Russia, includendo l’Ucraina nella Nato.

• Al governo di Kiev, considerato illegittimo da metà degli ucraini, l’Unione dovrebbe chiedere di sciogliere subito le milizie di estrema destra e neonaziste alle dipendenze del ministero dell’Interno a Kiev.

• Devono esser protette le popolazioni russe nell’Est e nel Sud dell’Ucraina, altrimenti diamo a Putin tutte le ragioni di un’invasione.

• Dovremmo discutere seriamente sulle sanzioni alla Russia: una politica a mio parere sbagliata. Anzi: una non-politica.

Grazie.

 

Video dell’intervento

 

Gli strabismi sulla guerra in Ucraina

Lettera al direttore de «La Stampa», 15 settembre 2014

Caro direttore,

fin dal marzo scorso, Helmut Schmidt mise in guardia i governi europei e Washington, su Ucraina e Russia: troppo grande era l’«agitazione» occidentale. Troppo pericoloso mimare la riedizione della guerra fredda con Putin, troppo vasta l’ignoranza della storia e di quel che essa dovrebbe insegnare. Ci insegna che si entrò così nella Prima guerra mondiale: barcollando come ubriachi che non vogliono quel che fanno, ma lo fanno lo stesso. E si precipitò nella catastrofe anche quando le guerre furono volute, pianificate: quando Napoleone invase la Russia nel 1811-12, quando Hitler ripeté la spedizione nel 1941.

La terza guerra mondiale che oggi stiamo rischiando nasce dagli stessi vizi: incompetenza, forme di ignoranza militante, scarsa prudenza, infine sterile agitazione. Lo stato di concitazione cui allude l’ex Cancelliere ha come principale conseguenza la disinformazione su quel che veramente accade sul terreno, e responsabili sono quindi non solo i governi ma, forse in prima linea, la stampa. Mancano autentici reportage sull’Est ucraino (sul Donbass essenzialmente, regione industrial-mineraria a prevalenza russofona; sul pogrom antirusso a Odessa del 2 maggio; sull’aereo abbattuto della Malaysia Airlines); come mancano sul governo di Kiev e come è nato: non da moti di piazza filoeuropei (il famoso Euromaidan fu presto catturato da nazionalisti russofobi). Lo sguardo di giornali e governi è affetto da grave strabismo, mettendosi di fatto al servizio di chi vuole disseppellire la guerra fredda. «Fuck the EU!», disse a febbraio il vice segretario di Stato Victoria Nuland, e i dirigenti europei hanno eseguito, accettando di negoziare il futuro di Kiev con Mosca e anche con Washington, che con l’Ucraina ha poco a che vedere. C’è un tono, nella stampa mainstream, che ricorda l’euforica depravazione semplificatrice che Karl Kraus mette in bocca ai giornalisti, descrivendo la Prima guerra mondiale negli Ultimi giorni dell’umanità.

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Lettera ai parlamentari europei
sulla nomina di Tibor Navracsics

Versione italiana
English version

14 settembre 2014

Cari colleghi,

ritengo necessario respingere la nomina di Tibor Navracsics – attuale ministro ungherese degli Affari esteri e del commercio – a membro della Commissione europea. La sua designazione come responsabile per Educazione, cultura, politiche giovanili e cittadinanza è particolarmente allarmante, e costituisce un vero e proprio ossimoro per chi consideri una inderogabile necessità democratica la tutela dell’informazione, dell’istruzione, della partecipazione attiva dei giovani e della società civile – ambiti che hanno nella libertà d’espressione il proprio nucleo più profondo, e al tempo stesso più fragile.

Più in generale, non può lasciarci indifferenti il fatto che Tibor Navracsics – il cui documento strategico Our Future (Jövőnk) ha costituito, nel 2007, la base per il Manifesto del partito conservatore Fidesz – sia consigliere e uomo di fiducia di Viktor Orbán, il premier nazionalista che nemmeno due mesi fa ha dichiarato il proprio rigetto delle democrazie liberali, [1] né che sia l’ispiratore della riforma dei media ungheresi che nel 2011 pose i mezzi di comunicazione, pubblici o privati che fossero, sotto il controllo dello stato, riducendo pressoché al silenzio le voci dell’opposizione. [2]

Allo stesso modo, dobbiamo ricordare che Tibor Navracsis era ministro della Giustizia e vice Premier del secondo governo Orbán quando, nel 2011, una riforma costituzionale delegittimò la magistratura ungherese, relegando il Consiglio nazionale dei Magistrati a un ruolo meramente consultivo, destituendo la Corte costituzionale di buona parte del suo potere e lasciando piena libertà al governo di far approvare le proprie leggi quadro senza un’adeguata discussione parlamentare. [3]

Infine è opportuno considerare che, in qualità di Commissario – avendo tra le proprie competenze il programma per la cittadinanza – Tibor Navracsis avrebbe facoltà di limitare o bloccare tanto le future iniziative legislative europee quanto i finanziamenti alle Organizzazioni non governative, per progetti intesi a promuovere e rafforzare la cittadinanza europea. La preoccupazione non è fuori luogo, se consideriamo la politica aggressiva attualmente condotta nei confronti delle Ong operanti in Ungheria, denunciata da Amnesty International Ungheria [4] dallo stesso Consiglio d’Europa, che ha indirizzato in proposito una lettera al primo ministro Orbán. [5] Ong che si sono attivate, nel caso ungherese, nelle regioni più povere o a tutela delle popolazioni Rom.

Come sappiamo, il sostegno delle associazioni, dei comitati, delle organizzazioni di cooperazione e di tutela dei diritti umani – che rientra nello spirito dell’articolo 11 del Trattato sull’Unione europea – concerne il Parlamento come istituzione. La libertà d’espressione è un elemento essenziale in un sistema democratico, ed è un diritto fondamentale riconosciuto dalla Carta europea. In quanto principio fondante dell’Unione, deve essere non solo protetta, ma “promossa” dai suoi stati membri (art. 49 del Trattato sull’Unione europea). Limitare l’attività degli organismi a tutela dei diritti umani, o intimidirne i dirigenti e gli attivisti, viola norme che sono vincolanti, e il principio di cooperazione leale che deve caratterizzare le relazioni tra l’Unione e i suoi stati membri (art. 4.3 Teu).

È per questi motivi che vi chiedo, cari colleghi, di esprimervi contro la nomina di Tibor Navracsics a Commissario dell’Unione europea, e in maniera più specifica a Commissario per Educazione, cultura, politiche giovanili e cittadinanza. [6]

Barbara Spinelli
vice-presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo,
membro supplente della Commissione per le Libertà civili, giustizia e affari interni

NOTE

[1] «Il nuovo stato che stiamo costruendo è uno stato illiberale, uno stato non liberale» ha detto Viktor Orbán il 26 luglio 2014, davanti a una platea di ungheresi “etnici” in Romania. «Dobbiamo abbandonare i metodi liberali e i principi liberali di organizzazione sociale, così come il modo liberale di guardare al mondo». (http://www.kormany.hu/en/the-prime-minister/the-prime-minister-s-speeches/prime-minister-viktor-orban-s-speech-at-the-25th-balvanyos-summer-free-university-and-student-camp) ⇑

[2] Un recente rapporto dell’Osce analizza l’impatto delle politiche governative sui media ungheresi, mostrando la convergenza dell’informazione sul partito governativo Fidesz. (http://www.osce.org/odihr/elections/hungary/116077). Unica eccezione, l’emittente dell’opposizione RTL, posta più volte in condizione di fallire, tanto che Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea, ha recentemente ritenuto di intervenire in sua difesa: «RTL è uno dei pochi canali in Ungheria che non si limiti a promuovere una linea pro-Fidesz; è difficile pensare che l’obiettivo non sia cacciarla dall’Ungheria. Il governo ungherese non vuole in Ungheria un’emittente neutrale di proprietà straniera. [Tutto questo] è parte di un percorso profondamente preoccupante: un percorso contrario ai valori dell’Unione europea». (http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/kroes/en/blog/media-freedom-remains-under-threat-hungary) ⇑

[3]In un parere giuridico adottato il 16-17 marzo 2012, la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa si è pronunciata contro la riforma, ritenuta una minaccia per l’indipendenza del sistema giudiziario ungherese e un rischio patente di violazione del diritto all’equo processo garantito dall’art. 6 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo. A tal fine, la Commissione raccomandò la revisione delle leggi in questione e della stessa Costituzione ungherese. (CDL-AD(2011)016-e. Opinion on the new Constitution of Hungary adopted by the Venice Commission at its 87th Plenary Session, Venezia, 17-18 giugno 2011. http://www.venice.coe.int/webforms/documents/cdl-ad%282011%29016-e.aspx). ⇑

[4] Amnesty International Ungheria ha chiesto al governo Orbán di «smettere di ostacolare» le Ong e i gruppi della società civile, e garantire «l’esercizio del loro diritto alla libertà di associazione e alla libertà di espressione, senza subire intimidazioni». (Hungarian government must end its intimidation of NGOs, 10 settembre 2014, http://www.amnesty.eu/content/assets/Doc2014/eur270042014en.pdf). ⇑

[5] Il 9 luglio 2014, il Commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muižnieks, ha indirizzato una lettera a János Lázár, Segretario di Stato per l’Ufficio del Primo Ministro, esprimendo il proprio disappunto per le intimidazioni e la sottrazione di fondi destinati alle Ong ungheresi da parte del Norwegian Civil Fund.
https://wcd.coe.int/com.instranet.InstraServlet?command=com.instranet.CmdBlobGet&InstranetImage=2564455&SecMode=1&DocId=2164762&Usage=2 ⇑

[6] Parla da sé, che nella Lettera di missione indirizzata da Jean-Claude Juncker a Tibor Navracsics, il 10 settembre 2014, si legga: «Pur essendo radicate a livello locale e nazionale, l’istruzione, la cultura e la partecipazione civica sono percepite dai cittadini dell’Unione Europea come una componente cruciale dei nostri valori e della nostra identità condivisi. Esse contribuiscono alle risorse di libera espressione, creatività e imprenditorialità di ciascun individuo, nonché al dinamismo e alla coesione della nostra società». E, più avanti: «Rafforzare la comprensione dell’opinione pubblica su come oggi siano elaborate le politiche dell’Unione Europea e aiutare i cittadini a conoscere meglio l’Unione Europea e a partecipare alle sue discussioni. Bisogna in particolare adoperarsi per raggiungere i beneficiari delle attività organizzate attraverso il programma “Europe for Citizens” ed ERASMUS+, nonché nell’ambito del programma di tirocini organizzato dalla Commissione». ⇑

FIRME:

  1. Marie Christine Vergiat – Front de Gauche
  2. Gabi Zimmer – Die Linke
  3. Cornelia Ernst – Die Linke
  4. Marina Albiol Guzman – Izquierda Unida
  5. David Borrelli – Movimento 5 stelle
  6. Eleonora Forenza – Lista Tsipras-L’Altra Europa
  7. Franziska Keller – Bündnis 90/Die Grünen
  8. Terry Reintke – Bündnis 90/Die Grünen
  9. Fabio Massimo Castaldo – Movimento 5 Stelle
  10. Rosa D’Amato – Movimento 5 Stelle
  11. Klaus Buchner – Ökologisch-Demokratische Partei
  12. Jordi Sebastià – Compromis
  13. Benedek Jávor – Együtt 2014 – Párbeszéd Magyarországért
  14. Karima Delli – Europe Ecologie
  15. Martina Michels – Die Linke
  16. Lösing Sabine – Die Linke
  17. Malin Björk – Swedish Left party
  18. Isabella Adinolfi – Movimento 5 Stelle
  19. Liadh Ni Riada – Sinn Fein
  20. Luke ‘Ming’ Flanagan – Independent
  21. Teresa Rodriguez-Rubio – Podemos
  22. Helmut Scholz – Die Linke
  23. Neoklis Sylikiotis – Cyprus Progressive Party of Working People – Left – New Forces

September 14, 2014

Dear Colleagues,

I believe it is essential to reject the designation of Mr Tibor Navracsics – the current Hungarian minister of Foreign Affairs and Trade – to the post of European Commissioner. His designation as person in charge of Education, Culture, Youth and Citizenship is particularly alarming, and sounds as an outright paradox to those who consider it an inescapable democratic necessity to protect the information, education, and active participation of youth and civil society – areas that have freedom of expression at their deepest and most fragile core.

On a broader level, we cannot remain indifferent to the fact that Mr Tibor Navracsics – whose strategic document Our Future (Jövőnk) served as a basis for the Manifesto adopted by the conservative party Fidesz in 2007 – is a close advisor to Viktor Orbán, the nationalist Prime Minister who hardly two months ago declared his refusal of liberal democracies. [1] Nor can we turn a blind eye to the fact that Mr Navracsics inspired the Hungarian media reform package which in 2011 put both private and public media outlets under Government supervision, virtually silencing the opposition. [2]

Likewise, we must bear in mind that Mr Tibor Navracsis was minister of Justice and Deputy Prime Minister in the second Orbán Government when, in 2011, a constitutional reform delegitimized the Hungarian judiciary system, confining the National Judicial Council to a merely advisory role, widely depriving the Constitutional Court of its powers and giving the Government free rein to have its own framework laws approved without proper parliamentary debate. [3]

Finally, it is also advisable to consider that as a Commissioner – having among his own competences the citizenship programme – Mr Tibor Navracsis will have the power to limit or block not only any future European legislative initiative but also the funds allocated to Non-Governmental Organizations for projects aiming to promote and reinforce European citizenship. This concern is legitimate if we consider the aggressive policy currently directed against NGOs working in Hungary, included those particularly active in the poorest regions or in the defence of Roma communities. This policy was denounced by Amnesty International Hungary [4] and by the Council of Europe, which wrote a letter to the Hungarian Prime Minister to express its concern over the issue. [5]

As we know, the support for associations, committees, and organizations engaged in cooperation and in the protection of human rights – which espouses the spirit of Article 11 of the Treaty of the European Union – concerns the Parliament as an institution. Freedom of expression is an essential principle of every democratic system and a right recognized by the European Charter of fundamental rights. As a founding principle of the Union, freedom of expression must be not only protected, but also “promoted” among Member States (art. 49 of the Treaty of the European Union). All actions intended to limit the activity of human rights organizations or to intimidate their leaders and activists violate not only binding rules of the Union, but also the principle of loyal cooperation which should characterize the relations between the Union and its Member States (art. 4 p. 3 TEU).

For these reasons I ask you, dear colleagues, to vote against the designation of Mr Tibor Navracsics as Commissioner of the European Union, and more specifically as Commissioner for Education, Culture, Youth and Citizenship. [6]

Barbara Spinelli
Vice-President of the Committee Constitutional Affairs of the European Parliament,
Member of the Committee Civil Liberties, Justice and Home Affairs

NOTES

[1] “The new state that we are constructing in Hungary is an illiberal state, a non-liberal state” said Viktor Orbán on July 26, 2014, to an audience of “ethnic” Hungarians in Romania. “We must break with liberal principles and methods of social organisation, and in general with the liberal understanding of society”. http://www.kormany.hu/en/the-prime-minister/the-prime-minister-s-speeches/prime-minister-viktor-orban-s-speech-at-the-25th-balvanyos-summer-free-university-and-student-camp ⇑

[2] A recent OSCE report analyzes the impact of government policies on the Hungarian media, showing the converging bias of the information regarding the government party Fidesz. The only exception being the opposition media company RTL, which was repeatedly pushed to the brink of bankruptcy by means of heavy taxation, so that Neelie Kroes, Vice-President of the European Commission, has recently decided to intervene in its defense: “RTL is one of the few channels in Hungary not simply promoting a pro-Fidesz line; it is hard to see that the goal is anything other than to drive them out of Hungary. The Hungarian Government does not want a neutral, foreign-owned broadcaster in Hungary. [This] is part of a pattern that is deeply worrying; a pattern contrary to the EU’s values”.
http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/kroes/en/blog/media-freedom-remains-under-threat-hungary ⇑

[3] In an opinion adopted on March 16-17, 2012, the Venice Commission of the Council of Europe has ruled against the reform, which is considered a threat to the independence of the Hungarian judiciary system and risks of being an evident breach of the right to fair trial guaranteed by art. 6 of the European Convention of Human Rights. To this end, the Commission recommended the review of the laws concerned and of the Hungarian Constitution itself. (CDL-AD(2011)016-e. Opinion on the new Constitution of Hungary adopted by the Venice Commission at its 87th Plenary Session, Venezia, 17-18 giugno 2011.
http://www.venice.coe.int/webforms/documents/cdl-ad%282011%29016-e.aspx) ⇑

[4] Amnesty International called on the Hungarian government to end its intimidation of NGOs and “to respect the right to freedom of association and freedom of expression”.
http://www.amnesty.eu/content/assets/Doc2014/eur270042014en.pdf ⇑

[5] On July 9, 2014, the Commissioner for Human Rights of the Council of Europe, Nils Muižnieks, addressed a letter to János Lázár, Secretary of State for the Office of the Prime Minister, expressing his concern about intimidations and the conversion of funds originally allocated to Hungarian NGOs by the Norwegian Civil fund.
http://www.amnesty.eu/content/assets/Doc2014/eur270042014en.pdf ⇑

[6] Please note that the Mission letter addressed by Jean-Claude Juncker to Tibor Navracsics on September 10, 2014, states: «While locally and nationally rooted, education, culture and civic participation are perceived by EU citizens as a key component of our shared European identity and values. They contribute to individuals’ capacities for self-expression, creativity and entrepreneurship, as well as to the social cohesion and dynamism of our society». Moreover, «Strengthening the understanding of the general public of how EU policies are shaped today and helping citizens to learn more about the EU and to engage in EU debates. Particular attention should be paid to reaching out to the beneficiaries of activities organised through the “Europe for Citizens” programme and ERASMUS+, as well as in the context of the traineeship programme organised by the Commission».
http://ec.europa.eu/about/juncker-commission/docs/navracsics_en.pdf ⇑

SIGNATURES:

  1. Marie Christine Vergiat – Front de Gauche
  2. Gabi Zimmer – Die Linke
  3. Cornelia Ernst – Die Linke
  4. Marina Albiol Guzman – Izquierda Unida
  5. David Borrelli – Movimento 5 stelle
  6. Eleonora Forenza – Lista Tsipras-L’Altra Europa
  7. Franziska Keller – Bündnis 90/Die Grünen
  8. Terry Reintke – Bündnis 90/Die Grünen
  9. Fabio Massimo Castaldo – Movimento 5 Stelle
  10. Rosa D’Amato – Movimento 5 Stelle
  11. Klaus Buchner – Ökologisch-Demokratische Partei
  12. Jordi Sebastià – Compromis
  13. Benedek Jávor – Együtt 2014 – Párbeszéd Magyarországért
  14. Karima Delli – Europe Ecologie
  15. Martina Michels – Die Linke
  16. Lösing Sabine – Die Linke
  17. Malin Björk – Swedish Left party
  18. Isabella Adinolfi – Movimento 5 Stelle
  19. Liadh Ni Riada – Sinn Fein
  20. Luke ‘Ming’ Flanagan – Independent
  21. Teresa Rodriguez-Rubio – Podemos
  22. Helmut Scholz – Die Linke
  23. Neoklis Sylikiotis – Cyprus Progressive Party of Working People – Left – New Forces

 

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