Ue-Grecia: un Eurogruppo fuori legge

Bruxelles, 15 luglio 20115. Interventi di Barbara Spinelli, nel ruolo di Presidente di Commissione, in occasione della riunione ordinaria della Commissione Affari Costituzionali.

Punto in Agenda: Migliorare il funzionamento dell’Unione Europea sfruttando le potenzialità del Trattato di Lisbona
• Scambio di opinioni
• Presentazione a cura di Markku Markkula, presidente del Comitato delle regioni, relativa alla risoluzione sul tema “Migliorare il funzionamento dell’Unione europea: il trattato di Lisbona e oltre”
Co-relatori: Elmar Brok (PPE – Germania), Mercedes Bresso (S&D – Italia)
Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL: Barbara Spinelli

Intervento fatto prima dell’apertura della discussione

Prima di ascoltare il Dott. Markkula, che ci presenterà le opinioni del Comitato delle Regioni, vorrei dirvi una mia opinione sul tema in discussione: ossia come migliorare il funzionamento dell’Unione a trattato costante. In realtà la mia è una domanda che rivolgo a tutti voi e anche a me stessa. Tra il giorno in cui sono stati presentati i due Rapporti di iniziativa – sulle potenzialità del presente Trattato, e sulla sua modifica – e la giornata di oggi, c’è stata una notte che ritengo cruciale nella storia dell’Unione: la notte di domenica scorsa, con le decisioni prese sulle condizioni della permanenza della Grecia nell’eurozona. È stata una notte disastrosa da molti punti di vista: per la Grecia, spinta ad accentuare un’austerità che il suo popolo, già immensamente impoverito, aveva a grande maggioranza respinto, ma anche per l’Unione europea e il suo futuro.
Quello che vi domando, è di dire con tutta sincerità se ritenete possibile mantenere quest’agenda e i due rapporti come se nulla fosse accaduto. Se sia possibile parlare di “potenzialità” dei Trattati, o di cooperazioni rafforzate, dopo un Consiglio europeo che da molti è stato interpretato non solo come umiliazione di una sovranità popolare che si era appena espressa, ma del progetto di un’Europa unita e solidale cui molti di noi aspirano.
Il pericolo consiste nel parlare dell’Europa di altri tempi, non dell’Europa vera e attuale che sotto i nostri occhi rischia di disgregarsi. Che si dia l’immagine di una Commissione parlamentare sostanzialmente indifferente alla natura dirompente di quello che è successo. Che il nostro sia una sorta di parlatoio, più che una Commissione che ha l’ambizione di pensare la democrazia costituzionale dell’Unione e la stessa rule of law su cui essa dovrebbe fondarsi.
Quello che chiedo alla nostra Commissione – e in particolare ai co-relatori del rapporto sui Trattati – è di fermarsi e riflettere. Io non ho una soluzione in tasca, ma domando a tutti noi di mettere in campo un’ambizione forte, sull’Unione che vogliamo. Un’Unione che sia diversa da quella esistente, se non vogliamo che la sua immagine presso i cittadini si degradi ancora di più.
Grazie.

Punto in Agenda: Presidenza del Consiglio
• Scambio di opinioni con Nicolas Schmit, Presidente del Consiglio dell’Unione europea
• Presentazione del programma della Presidenza lussemburghese

La domanda che vorrei porre al Ministro Schmit riguarda, in particolare, la crisi che stiamo attraversando a seguito dell’accordo con la Grecia. Vorrei sottolineare l’assenza, sempre più evidente, del metodo comunitario nelle decisioni dell’Unione e la necessità che si torni a far ricorso a esso, come sottolineato dai deputati Goulard, Castaldo, e – per il mio gruppo – Scholz.
Mi vorrei concentrare su una domanda specifica, che le rivolgo. Se non sia necessario riflettere sulla natura sorprendentemente anomala dell’Eurogruppo, che ho osservato con attenzione nel corso di tutto il negoziato che c’è stato negli ultimi mesi con Atene.
Più volte è successo che per ragioni mai chiarite il Ministro greco venisse escluso dalle riunioni – mi sto riferendo ovviamente all’ex Ministro Varoufakis. Quest’ultimo, interpellando a tale proposito funzionari dell’Eurogruppo, si è sentito rispondere da un avvocato dei servizi giuridici le seguenti parole, che vorrei citare testualmente: “l’Eurogruppo non esiste per la legge, non esiste alcun trattato che l’abbia istituito”.
In altre parole: siamo di fronte a un’istituzione – l’Eurogruppo per l’appunto – che non risponde a nessuno, che agisce in totale segretezza – non tenendo neppure i minutes delle proprie riunioni – e senza, ovviamente, informare di alcunché i cittadini.
Posso solo constatare che ormai ci troviamo al di fuori non soltanto del metodo comunitario, ma della stessa rule of law per quanto attiene alla gestione dell’Eurozona.
Grazie Ministro.

Il Gue non riesce a fermare il PNR europeo

Bruxelles, July 15, 2015

Today the EP LIBE committee voted through the infamous EU PNR proposal, with an unholy alliance of EPP, ECR and some Liberals and Social-democrats, who were heavily lobbied by their governments to vote in favour of yet another mass data collection measure in the so-called fight against terrorism. The final vote was 32 in favour, 27 against and 4 abstentions.

Our Group has opposed this measure from its very inception, as it has never been showed that such far-reaching bulk data collection measures are indeed necessary and proportionate to the stated objectives, while they are a clear infringement on the fundamental rights to privacy and data protection of all citizens. We also demanded to stop the negotiations of this file until we hear back from the European Court of Justice on the compatibility of the EU-Canada PNR agreement with the fundamental rights charter.

Even after the initial rejection of this proposal in 2013 by the EP Civil Liberties Committee and in light of the European Court of Justice judgment annulling the infamous data retention Directive, arguing that untargeted mass collection of personal data is a violation of fundamental rights, the Commission never withdrew its proposal. After the horrible Charlie Hebdo attacks in January 2015, the right-wing has shamelessly used these attacks as a false justification for the necessity of this EU PNR model, even though it was clear that the perpetrators were known to various Member States but the information was not properly exchanged. Lack of cooperation between intelligence agencies was the problem here, not lack of data.

The currently adopted report makes it obligatory for Member States to collect the personal flight data (including credit card info, address, email, telephone number, food preferences etc) of all passengers flying into, our of or through EU territory. This is an outright attack on the right to personal data protection and the presumption of innocence, as it allows collecting the personal data of any passenger, without the requirement that they are officially suspect in any specific ongoing investigation on terrorist activity or serious transnational crime. Furthermore, the PNR data will be stored for a period of 5 years, and can be easily obtained by third countries with lower data protection standards than the EU or the EU agency Europol which can then share it with other ‘partners’, which means personal data of EU citizens risks at being scattered all around the globe with little or no protection or judicial remedies.

Today’s vote has once again shown that the right-wing and centre parties do not care about citizen’s rights, nor about the fundamental legal safeguards aiming at protecting these rights but blindly follow those who thrive on popular fear-driven rhetoric.

Our Group will continue to oppose this measure during trilogues, and hope we can still reject this in Plenary.

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Olivier WINANTS

Policy Advisor
United European Left Group (GUE/NGL)
Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs
European Parliament

Visita di una delegazione della Commissione affari costituzionali alla Corte europea dei diritti dell’uomo

Strasburgo, mercoledì 8 luglio

Programma

Incontro con il giudice George Nicolaou alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo

Temi in discussione:

–        Adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

–        Relazione tra la Corte Europea dei Diritti dell’uomo e le Corti costituzionali degli Stati membri. Esempi di “prassi migliore”.

–        Esempi di casi di violazione della legge elettorale.

INTERVENTO DI BARBARA SPINELLI
(English Version)

Vorrei cogliere l’opportunità del secondo punto in agenda per sollevare la specifica questione dell’applicazione delle disposizioni contenute nella Carta Sociale Europea e della mancanza di un meccanismo diretto di protezione giurisdizionale dei diritti in essa sanciti. Un sistema di protezione che si fonda, piuttosto, sulla forza della moral suasion del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

Se da un lato, taluni dei diritti sanciti nella Carta Sociale Europea hanno trovato protezione indiretta grazie alle decisioni di questa Corte e della Corte europea di giustizia stante la loro trasversalità, dall’altro, la Carta non è dotata di quella tutela rafforzata che caratterizza invece la Convenzione europea dei diritti umani e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

La determinazione del valore della Carta Sociale europea è generalmente demandata alla “sensibilità” del giudice nazionale. Tuttavia, in ragione di questa nazionalizzazione interpretativa, tali diritti assumono connotazioni diverse a seconda del contesto legale di riferimento. Ciò che manca è quell’interpretazione uniforme che solo un organo dotato di competenza giurisdizionale effettiva e specifica può garantire.

A questo si aggiunge la questione dell’applicabilità diretta di tali diritti all’interno degli ordinamenti legislativi e costituzionali degli Stati che non trova uniforme riconoscimento nei diversi paesi, minando, di conseguenza, quel principio di uguaglianza dei cittadini che dovrebbe essere alla base, nella nostra specifica situazione, del modello di integrazione europea.


English version

I would like to take the opportunity of the second point in the Agenda to raise the specific issue concerning the application of the provisions of the European Social Charter and the lack of a direct mechanism of judicial protection of the rights provided therein; a system of protection that, instead, is based on the strength of the moral suasion of the Committee of Ministers of the Council of Europe.

If, on one side, some of the rights of the Charter have been indirectly protected by the decisions of this Court and of the European Court of Justice due to the cross-sectoriality of these rights, on the other side, the Charter lacks the reinforced protection which characterises the European Convention and the Charter of fundamental rights of the EU.

The definition of the value of the European Social Charter is generally transferred to the “sensitivity” of the national judge. But this national fragmentation in interpreting the Charter means that each right takes on different meanings, depending on the specific legal context. Consequently, those rights are not uniformly interpreted. A uniformity that can be guaranteed only by a body provided with an effective and specific jurisdiction.

In addition to this, the various States took different positions regarding the issue of the direct applicability of these provisions in their constitutional and legislative systems, so undermining the principle of equality of all citizens that should be at the basis, in our specific situation, of the European integration.

Durata della detenzione amministrativa per migranti e richiedenti asilo

DATE: July 6, 2015

AUTHOR(S):
Marie-Christine Vergiat, Tanja Fajon, Dennis de Jong, Nathalie Griesbeck, Cecilia Wikström, Martina Anderson, Ernst Cornelia, Barbara Spinelli, Kostas Chrysogonos; Jean Lambert; Ulrike Lunacek, Malin Björk

SUBJECT: Lenght of administrative detention

TEXT:

The directives “Return” (2008/115/CE) and “Reception” (2013/33/UE) state that foreigners and asylum seekers may be detained only in exceptional circumstances, for the shortest time possible, according to the principle that detention is only an exception to the fundamental right to freedom.

In its Communication on return policy (28.3.2014), the Commission (EC) noted that 12 Member States (MS) decreased the legal detention time limit. However, if compared to the total number of detainees, this decrease affects less than 10% of them.

In some MS, as Cyprus and Belgium, foreigners are kept in detention, despite the lack of reasonable prospects of removal. The detention period of some of them may be extended beyond the legal time limit (Belgium) or indefinitely (Greece) in violation of the provisions of above-mentioned directives.

1) Isn’it necessary, according to the EC, to make compulsory for all MS the publication, at least annually, of average, cumulated and prolonged lengths of detention by category of detainees (woman, man, child, asylum seeker etc.), including awaiting for removal?

2) What concrete measures does the EC plans to take to end the excessive detention periods observed in some MS and constituting a risk of inhuman and degrading treatment?

Martin Schulz dovrebbe dimettersi

Barbara Spinelli e altri eurodeputati appartenenti ai gruppi Gue/Ngl e Greens/EFA hanno firmato un appello sull’opportunità delle dimissioni del presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. Qui la versione inglese dell’appello.

Strasburgo, 6 luglio 2015

Il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz dovrebbe rassegnare le dimissioni, dopo il risultato del referendum greco del 5 luglio.

Ha trascorso l’ultima settimana facendo campagna per il Sì, per la caduta del legittimo governo greco, per la sua “sostituzione con un governo tecnico” pronto ad accettare le insostenibili proposte di austerità della troika: proposte che non contemplano la ristrutturazione del debito chiesta negli ultimi giorni dallo stesso Fondo Monetario Internazionale. Ha sfacciatamente tacciato il Primo ministro Alexis Tsipras di essere un “manipolatore” del proprio popolo.

Il suo comportamento è stato parziale, brutale, ottuso, e senza precedenti nella storia dell’Unione Europea e del suo Parlamento.

Dovrebbe dimettersi anche se l’esito del referendum fosse stato diverso.

A essere in questione, è la capacità di Martin Schulz di rappresentare nella sua interezza il Parlamento europeo che presiede. Ha già mostrato la stessa parzialità e la stessa mancanza di rispetto su altri temi cruciali – tra questi il TTIP – prima ancora che i parlamentari li avessero discussi.

In realtà, egli sta gettando profondo discredito sulle istituzioni europee e sulla carica che ricopre.

 

Barbara Spinelli (eurodeputata GUE/NGL, Italia)
Eleonora Forenza (eurodeputata GUE/NGL, Italia)
Malin Björk (eurodeputata GUE/NGL, Svezia)
Luke Ming Flanagan (eurodeputato GUE/NGL, Irlanda)
Ernest Urtasun (eurodeputato Greens/EFA, Spagna)
Molly Scott Cato (eurodeputata Greens/EFA, Regno Unito)
Karima Delli (eurodeputata Greens/EFA, Francia)
Pascal Durand (eurodeputata Greens/EFA, Francia)
Michèle Rivasi (eurodeputata Greens/EFA, Francia)

I costi delle politiche della Fortezza Europa

Bruxelles, 2 Luglio 2015. Discussione nella Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni sui “fondi europei destinati agli affari interni nel contesto delle migrazioni e dello sviluppo, ivi compresi i fondi di emergenza”.

Il dibattito si è svolto nel quadro del rapporto di iniziativa del Parlamento Europeo sulla “Situazione nel Mediterraneo e la necessità di una visione olistica dell’immigrazione da parte dell’UE”. Hanno presentato rapporti i seguenti oratori:

– Prof. dr. Jörg Monar, rettore del Collegio d’Europa, Bruges;

– H. J. Koller, capo dell’Autorità responsabile, ministero della Sicurezza e della Giustizia dei Paesi Bassi;

– Gabriel Barbatei, capo dell’unità per l’attuazione dei programmi appartenente all’ispettorato generale per l’immigrazione.

Intervento di Barbara Spinelli:

“Come relatore ombra del gruppo GUE/NGL, vorrei presentare alcuni punti riguardanti non solo i costi delle politiche di accoglienza, ma anche quelli legati alla chiusura delle frontiere, in corso nell’Unione.

Comincio dai Fondi dedicati alle politiche europee di contrasto dell’immigrazione “irregolare”. Politiche che si traducono sempre più in carcerazioni, respingimenti, rimpatri forzati, e che hanno un costo molto elevato del quale si parla assai poco. Si preferisce guardare ai costi dell’accoglienza e dell’inclusione, per lamentare un presunto danno al sistema di welfare. Eppure nel 2014 sono stati identificati 441mila migranti irregolari, nel territorio dell’Unione. Di questi, 252mila hanno ricevuto un provvedimento di espulsione e 161mila sono stati realmente rimpatriati. I respingimenti sono stati 114mila.

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Greeks, don’t give in to the EU’s austerity ultimatum

di martedì, Giugno 30, 2015 0 , , , , Permalink

Over the past five years, the EU and the IMF have imposed unprecedented austerity on Greece. It has failed badly. The economy has shrunk by 26%, unemployment has risen to 27%, youth unemployment to 60% and the debt-to-GDP ratio jumped from 120% to 180%. The economic catastrophe has led to a humanitarian crisis, with more than 3 million people on or below the poverty line.

Against this background, the Greek people elected the Syriza-led government on 25 January with a clear mandate to put an end to austerity. In the ensuing negotiations, the government made it clear that the future of Greece is in the eurozone and the EU. The lenders, however, insisted on the continuation of their failed recipe, refused to discuss a writedown of the debt – which the IMF is on record as considering unviable – and finally, on 26 June, issued an ultimatum to Greece by means of a non-negotiable package that would entrench austerity. This was followed by a suspension of liquidity to the Greek banks and the imposition of capital controls.

In this situation, the government has asked the Greek people to decide the future of the country in a referendum to be held next Sunday. We believe that this ultimatum to the Greek people and democracy should be rejected. The Greek referendum gives the European Union a chance to restate its commitment to the values of the enlightenment – equality, justice, solidarity – and to the principles of democracy on which its legitimacy rests. The place where democracy was born gives Europe the opportunity to recommit to its ideals in the 21st century.

Etienne Balibar
Costas Douzinas
Barbara Spinelli
Rowan Williams
Immanuel Wallerstein
Slavoj Zizek
Michael Mansfield
Judith Butler
Alain Badiou
Chantal Mouffe
Saskia Sassen
Homi Bhabha
Wendy Brown
Eric Fassin
Tariq Ali
Ed Vulliamy
Christoff Menke
Dipesh Chakrabarti 
Claudia Moatti
Eduardo Cadava
Jean Comaroff
Daniel Loick
Marcus Rediker
Claudia Moatti
Ramin Jahanbegloo
Rajeswari Sunder Rajan
Lynne Segal 
Sandro Mezzadra
Walter Mignolo 
Joanna Bourke
Catherine Malabou
Fethi Benslama
Andreas Fischer-Lescano
Dirk Setton
Georg Lohmann
Lydia Liu 
Saree Makdisi
Stathis Gourgouris
Robin Celikates
Emily Apter
Kate Hudson
Dirk Quadflieg
Giacomo Marramao
Engin Isin
Pheng Cheah
Carlos M Herrera
Alfonso Iacono
Ariella Gross
Paddy McDaid
Robert Meister
Iain Chambers
Neni Panourgia
James Tully
Margarita Tsomou
Isidoros Diakides
Liza Thompson
Paul McNee
Sionaidh Douglas-Scott 
Bruce Robbins
Josef Früchtl
Alan Norries
Antonios Tzanakopoulos
Nicolas Countouris
Keith Ewing
Manfred Weiss
Akbar Rasulov
Gleider Hernández
Matthew Happold
Johan van der Walt
Kerem Oktem
Sandra Gonzalez-Bailon
Umut Oszu
Mavluda Sattorova
Gentian Zyberi
Richard Collins
Thomas Skouteris
Thanos Zartaloudis
Aris Katzourakis
Eleni Stamou
Gkikas Magiorkinis
Elinor Payne
Pari Skamnioti,
Ebru Soytemel
Eva Nanopoulos
Ilias Plakokefalos

Così si salva la democrazia: appello di Barbara Spinelli e Étienne Balibar

Chiediamo ai tre creditori della Grecia (Commissione, Banca centrale europea, Fondo Monetario internazionale) se sanno quello che fanno, quando applicano alla Grecia un’ennesima terapia dell’austerità e giudicano irricevibile ogni controproposta proveniente da Atene. Se sanno che la Grecia già dal 2009 è sottoposta a un accanimento terapeutico che ha ridotto i suoi salari del 37%, le pensioni in molti casi del 48%, il numero degli impiegati statali del 30%, la spesa per i consumi del 33%, il reddito complessivo del 27%, mentre la disoccupazione è salita al 27% e il debito pubblico al 180% del Pil.

Al di là di queste cifre, chiediamo loro se conoscono l’Europa che pretendono di difendere, quando invece fanno di tutto per disgregarla definitivamente, deturparne la vocazione, e seminare ripugnanza nei suoi popoli.
Ricordiamo loro che l’unità europea non è nata per favorire in prima linea la governabilità economica, e ancor meno per diventare un incubo contabile e cader preda di economisti che hanno sbagliato tutti i calcoli. È nata per opporre la democrazia costituzionale alle dittature che nel passato avevano spezzato l’Europa, e per creare fra le sue società una convivenza solidale che non avrebbe più permesso alla povertà di dividere il continente e precipitarlo nella disperazione sociale e nelle guerre. La cosiddetta governance economica non può esser vista come sola priorità, a meno di non frantumare il disegno politico europeo alle radici. Non può calpestare la volontà democratica espressa dai cittadini sovrani in regolari elezioni, umiliando un paese membro in difficoltà e giocando con il suo futuro. La resistenza del governo Tsipras alle nuove misure di austerità — unitamente alla proposta di indire su di esse un referendum nazionale — è la risposta al colpo di Stato postmoderno che le istituzioni europee e il Fondo Monetario stanno sperimentando oggi nei confronti della Grecia, domani verso altri Paesi membri.

Chiediamo al Fondo Monetario di smettere l’atteggiamento di malevola indifferenza democratica che caratterizza le sue ultime mosse, e di non gettare nel dimenticatoio il senso di responsabilità mostrato nel dopoguerra con gli accordi di Bretton Woods. Ma è soprattutto alle due istituzioni europee che fanno parte della trojka — Commissione e Banca centrale europea — che vorremmo ricordare il loro compito, che non coincide con le mansioni del Fmi ed è quello di rappresentare non gli Stati più forti e nemmeno una maggioranza di Stati, ma l’Unione nella sua interezza.

Chiediamo infine che il negoziato sia tolto una volta per tutte dalle mani dei tecnocrati che l’hanno fin qui condotto, per essere restituito ai politici eletti e ai capi di Stato o di governo. Costoro hanno voluto il trasferimento di poteri a una ristretta cerchia di apprendisti contabili che nulla sanno della storia europea e degli abissi che essa ha conosciuto. È ora che si riprendano quei poteri, e che ne rispondano personalmente.

 

La Carta dei diritti fondamentali e le colpe dell’Unione Europea: interventi di Barbara Spinelli e Kostas Chrysogonos

Bruxelles, 25 giugno 2015. Riunione della Commissione per le Liberta’ Civili, la Giustizia e gli Affari Interni

Punti 9 e 10, Dibattito congiunto su:

  • European Union Agency for Fundamental Rights (FRA) – Annual report 2014

Presentation by Ms Frauke Seidensticker, Chairperson of the FRA Management Board and Mr Constantinos Manolopoulos, Interim Director

  • Report from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions: 2014 Report on the Application of the EU Charter of Fundamental Rights

Presentation by the European Commission

Intervento di Barbara Spinelli

Vorrei ringraziare innanzitutto per la presentazione dei lavori di monitoraggio sul rispetto della Carta dei diritti fondamentali e chiedere se siano giudicate e monitorate con la stessa attenzione, e in che modo e con quali criteri, le stesse Istituzioni Europee, quando infrangono la Carta. E vorrei chiedere come il Parlamento possa giudicare, in questo quadro, i comportamenti del Consiglio e della Commissione. È una domanda che dovremmo porre a noi stessi in due campi.

Il primo è quello della politica delle migrazioni, e in particolare dell’Agenda sulla migrazione di cui si sta discutendo proprio in questi giorni al Consiglio Europeo. Il fatto è che siamo alle prese con grossi rischi di violazione della Carta, soprattutto per quanto riguarda il principio del non-respingimento e l’assenza di proposte comunitarie intese a creare vie legali d’accesso in Europa, e di fuga da paesi in guerra o da dittature. È un tema contemplato nelle relazioni presentate in questa Commissione, ma non capisco se ci si riferisca solo alla violazione dei diritti da parte degli Stati Membri, o anche da parte delle Istituzioni europee.

Il secondo campo – e qui mi aggancio a quanto detto dal collega Kostas Chrysogonos – è quello della politica dell’austerità e degli effetti che essa ha sui diritti fondamentali e sui diritti sociali. È chiaro che anche in questo caso siamo di fronte al non rispetto della Carta. L’austerità è in sé una violazione sistematica dei Trattati, e sta creando un divario pericolosissimo fra le politiche comunitarie e i verdetti popolari che vengono emessi nelle elezioni. E’ un problema con cui dobbiamo cominciare a fare i conti. Perché dico questo? Perché molte violazioni di cui giustamente parlate nel Rapporto – l’estendersi di episodi di hate crimes, xenofobia, rifiuto del diverso, islamofobia – sono una conseguenza di politiche europee che, sul piano comunitario, violano la Carta dei diritti e producono, come contro-reazione, forti ondate xenofobiche nei paesi membri.

Intervento di Kostas Chrysogonos (Syriza – GUE/NGL):

Both reports that we are discussing today, concerning the application of the Charter of Fundamental Rights of the European Union during 2014, seem to be out of time and out of place. They are not addressing the most important issue of violation of fundamental rights within the Union, which is the massive violation of social rights through the murderous austerity policies implemented by the European institutions. Social and economic rights are not mentioned, either in the Report of the Fundamental Rights Agency or in the Commission’s Report (SWD 2015/99 final). Chapter 4 of the Charter of Fundamental Rights entitled “Solidarity” foresees, among others, a right of collective bargaining at Art. 28, a right of protection in the event of unjustified dismissal at Art. 30, a right to social security and assistance at Art. 34 and a right to health care at Art. 35. All these rights are being violated through policies imposed by the European institutions upon member states of the Union e.g. in Greece the Commission and the ECB, as members of the Troika, have nullified collective bargaining, have cut pensions and salaries to levels below the minimum of existence, have undermined health care in such a way that mortality has risen about 15% and so on. It is noteworthy mentioning that many of the measures implemented after Troika demands have been found to be in breach of international law of human rights, in particular in breach of the European Social Charter through decisions of the European Committee on Social Rights and in breach of several ILO Conventions through decisions of the ILO. Those violations entail analogous breaches of the aforementioned Articles of the Charter of Fundamental Rights of the EU.

Nevertheless the European institutions concerned not only show no willingness to comply with these findings, but they demand from the new Greek government, within the frame of the ongoing negotiations about the Greek financial adjustment programme, further violations of social rights of hundreds of thousands of persons who live right now at the edge of starvation. It almost looks as if we are living under a state of emergency, where fundamental social rights are suspended or sacrificed at the altar of austerity. Respect for human rights must be shown to all of them, if the pledge is genuine. Selective respect for some of them going together with disregard for others is tantamount to hypocrisy.

Intervento a conclusione dell’audizione “Alternatives to the Dublin Regulation: human lives at stake”

L’audizione “Alternatives to the Dublin Regulation: human lives at stake”, organizzata dal gruppo GUE/NGL, si è svolta il 24 giugno 2015 al Parlamento europeo, Bruxelles

Deputati e oratori invitati all’audizione:

Parlamentari del Gue-NGL: Cornelia Ernst, Martina Anderson, Malin Björk, Barbara Spinelli.

Oratori:
Yonous Muhammadi, Greek forum of Refugees
Olga Siebert, Jesuit Refugee Service
Tristan Wibault, lawyer, Cabinet d’avocats du Quartier des Libertés, Belgium
Aurélie Ponthieu, Médecins Sans Frontières
Pr. Gianfranco Schiavone, funder of Consorzio italiano di solidarietà, board member of ASGI and author of the study “Il Diritto alla Protezione” (2010)
Louis Middelkoop, Adviser to the Meijers Committee
Kris Pollet, ECRE

Intervento di Barbara Spinelli:

La domanda che dobbiamo porci è: come si risponde al diritto della persona umana alla fuga e all’asilo? L’Unione europea, e per esser più precisi il Consiglio e la Commissione, rispondono al diritto di fuga con la fuga dal diritto.

Questo è pienamente confermato dall’intervento in questa conferenza del professor Fulvio Vassallo. Un intervento importante, perché riprende un’idea forte che condivido in pieno e che spero adotteremo come gruppo: l’idea di un ricorso alla Corte di Giustizia. In effetti siamo di fronte a piani – non solo quello predisposto recentemente da Commissione e Consiglio, ma vari piani sulla migrazione – che violano in maniera palese il diritto di asilo e il principio del non-respingimento collettivo.

Ascoltando i vari contributi – tutti preziosi, soprattutto quelli riguardanti le alternative al regolamento di Dublino – mi convinco sempre più che la persona debba essere rimessa al centro nelle politiche di accoglienza di migranti e profughi: essenziale è considerare dove intenda effettivamente andare il richiedente asilo, quali siano le sue preferenze e il suo profilo, considerando che secondo il regolamento di Dublino l’asilo può essere concesso solo dal primo paese di arrivo. Questo permetterebbe anche di attuare le riforme minime, immediate, suggerite ad esempio dal professor Gianfranco Schiavone. Penso tra l’altro alla proposta di ampliare le categorie di coloro che possono beneficiare di speciali diritti di ricongiungimento familiare – sempre secondo il regolamento di Dublino – estendendo tale diritto anche a familiari di secondo e terzo grado. Io estenderei la deroga anche alle comunità, alle amicizie, perché magari uno arriva e non ha famiglia ma amici. L’amico può divenire una forma di “famiglia”.

La cosa più grave è che la via del ritorno al diritto – perché l’unico modo di rispondere alle sfide di Dublino è tornare al diritto – non è percorsa oggi né dalla Commissione né dal Consiglio. Vorrei ricordare in questo quadro la frase pronunciata oggi dal Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, citata dal professor Vassallo. Una frase significativamente pronunciata dopo l’incontro con François Hollande e che esprime, a mio avviso, la linea italo-francese e quella dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini: “Ai muri si risponde con i rimpatri”, ha detto in sostanza. È una frase che grida allo scandalo: è come dire che ai muri che vengono o verranno messi ai confini dei nostri Stati rispondiamo con muri che erigiamo al di fuori delle nostre frontiere, quindi con l’esternalizzazione delle politiche di migrazione e asilo.

L’ultimo punto che vorrei sottolineare, e su cui dobbiamo secondo me sempre di nuovo insistere, è che c’è un solo modo per far fronte sia al fallimento del “sistema Dublino” sia al dominio delle mafie sui trafficanti: creare vie di accesso legali all’Europa, e attuare il mutuo riconoscimento del diritto d’asilo. Tra l’altro, Come giustamente è stato ricordato in questa sede dal professor Schiavone, il mutuo riconoscimento è tra l’altro un obbligo sancito nel Trattato dell’Unione all’articolo 78, che prescrive espressamente una “politica comune in materia di asilo, di protezione sussidiaria e di protezione temporanea”.