La Federazione del Rojava

Giovedì 10 dicembre, nel suo ufficio di Bruxelles, Barbara Spinelli ha incontrato Mustafa Abdulselam, rappresentante del Syrian Kurdish Democratic Union Party (PYD).

Alla riunione, in cui si è discusso della situazione dei rifugiati nel territorio del Rojava, erano presenti Sergio Bontempelli, operatore legale ed esperto di questioni legate allo status giuridico dei cittadini stranieri, Stefano Galieni, responsabile nazionale migranti di Rifondazione comunista, e il documentarista Gianni Carbotti.

Di seguito, un resoconto dell’incontro:

La Kobane dei rifugiati, di Sergio Bontempelli

Materiali:

La Carta del contratto sociale del Rojava

Kobanê è sola?, di Sandro Mezzadra


Si veda anche:

Rojava, la Kobane dei rifugiati

Controllo della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali

Intervento di Barbara Spinelli nel corso della riunione ordinaria della commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del 10 dicembre 2015, in qualità di relatore ombra della Relazione di Iniziativa Legislativa “Istituzione di un meccanismo UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali” (Relatore: Sophia in’t Veld – ALDE, Paesi Bassi)

Punto in agenda: Mini-audizione sul controllo della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali: metodi e indicatori

Oratori:

  • Paraskevi Michou – Deputy Secretary General, European Commission
  • Gabriel Toggenburg – Senior Legal Advisor, European Union Agency for Fundamental Rights
  • Simona Granata-Menghini – Deputy Secretary of the Venice Commission, Council of Europe
  • Julinda Beqiraj – Bingham Centre for the Rule of Law, British Institute of International and Comparative Law

Vorrei fare due domande, precedute da una breve premessa. La premessa è la seguente: è stato detto, dalla Dott.ssa Granata-Menghini, che il pieno raggiungimento dello stato di diritto (rule of law) è un’utopia. Penso che sia un’affermazione leggermente pericolosa. Il pieno raggiungimento dello stato di diritto è senz’altro difficile, ma non è un’utopia. L’utopia è il non-luogo, la non-esistenza. È come se dicessimo che il riformismo è utopico. Allora non ci resta veramente nient’altro che la conservazione, perché se non abbiamo più la rivoluzione, se non abbiamo più neanche il riformismo, non ci resta più niente. Il risultato di questa sparizione è che ci troviamo di fronte, in un’Europa che nonostante tutto sta cambiando, a una violazione diffusa dei diritti umani – riguardo ai rifugiati, alla libera circolazione dentro l’Unione – e il rischio è il seguente: affermando che la rule of law è utopica, ci si limita a dire che essa necessita di “semplice” promozione, si finisce per dar vita a un mero “club di discussione” sullo Stato di diritto, come precedentemente sostenuto dalla collega Monika Flašíková Beňová, e si dimentica che la rule of law esiste non per essere desiderata, ma per essere semplicemente attuata.

Vengo ora ad alcune domande specifiche. Pongo la prima alla Dott.ssa Michou, sul monitoraggio del “semestre europeo”. Lei ha parlato del fatto che vengono monitorate soprattutto le riforme in materia di giustizia, i modi in cui sono realizzate dagli Stati Membri. Vorrei chiederle se, da parte vostra, vengono tenuti in dovuto conto i molti studi che evidenziano come le politiche economico-finanziarie decise durante i “semestri europei” abbiano determinato violazioni di molti e ulteriori diritti, siano essi iscritti nell’articolo 2 del Trattato o nella Carta europea dei diritti fondamentali.

La seconda domanda la rivolgo a tutti gli oratori. Vorrei chiedere una vostra opinione in merito all’opt-out che, di fatto, il Regno Unito ha invocato rispetto all'”ordinamento giuridico europeo”, con riferimento a entrambe le Corti, di Lussemburgo e Strasburgo. In particolare, se vi sia una valutazione della questione sia da parte del Consiglio d’Europa che dell’Unione Europea.

Statement by GUE/NGL MEP Barbara Spinelli on the prevention of radicalisation report vote

Barbara Spinelli, GUE/NGL shadow on the report, states: “It wasn’t an easy decision. After many months discussing the Parliament’s Initiative report on the prevention of radicalisation I decided to recommend a negative vote to my group. Although negotiations with the rapporteurs and the ‘shadows’ went rather well, and a number of our amendments were taken on board at Committee and plenary level, we believe we cannot fall prey to a policy of fear – after the terrorist attacks in Paris –  and adopt further counter-terrorism measures before assessing their proportionality and their legal necessity.”

“Indeed, we stand against the introduction of a PNR Directive (especially if extended to internal EU flights): a measure which the European Data Protection Supervisor and other important authorities have declared as neither necessary nor proportionate. Likewise, we agree with European Digital Rights’ (EDRI) assessment that encryption standards should not be arbitrarily undermined, as this would have a negative effect on innocent people’s privacy.

“We also believe that calling for the criminalisation of internet companies is a very dangerous message for regimes in the world, even more if it becomes possible on material that could be deemed legal.

Although we are not per se against border controls, we believe, as stated in an S&D amendment unfortunately rejected, that Member States must ‘refrain from using border control measures aimed at fighting terrorism and stopping the travel of suspected terrorists for immigration control purposes’: as was written in the amendment, we are ‘extremely worried by the measures taken by some governments in the EU to introduce additional border controls in order to prevent the entry into the EU of refugees and migrants, with the risk of such measures being based on arbitrariness and racial or ethnic profiling, which is totally contrary to EU principles and values, in addition to contravening Member States’ international human rights obligations’. Like the European Network Against Racism (ENAR), we are concerned that a number of proposals in the report may endanger fundamental rights in the EU, particularly for Muslims, refugees and people perceived as such.

“Moreover, one of our fundamental amendments has been rejected: the refusal of ‘the false dichotomy of security versus freedom’. In any democracy it’s an obviousness. It stops being evident in these times, dominated more by fear and anger than by reason and rule of law.”


Si veda anche:

Terrorismo: non imitare Tony Blair

Geopolitica e lessico dei rifugiati

Palermo, 12-13 novembre 2015. Conferenza PACE E DIRITTI NEL MEDITERRANEO, promossa da Primalepersone e ADIF in collaborazione con il Comune e l’Università di Palermo, con il patrocinio dell’ANCI Sicilia ed il contributo del GUE/NGL.

Intervento di Barbara Spinelli

Vorrei concentrarmi su due temi generalmente poco trattati (e poco trattati per motivi molto precisi): il peso della geopolitica e delle guerre nella cosiddetta questione migranti, e l’uso distorto che viene fatto delle parole, quando parliamo delle odierne fughe di massa. Guerre e semantica del rifugiato, come vedremo, sono in stretto rapporto fra loro.

Comincio dal secondo punto – la semantica del rifugiato – perché la distorsione della realtà comincia con la stessa parola “migranti”, quindi con il sintagma “questione migranti”. Non c’è praticamente governo né forza politica che usi il vocabolo appropriato – “rifugiati” o “persone in fuga”, che corrisponde alla stragrande maggioranza degli arrivi – se si esclude Angela Merkel. Forse perché conosce bene la storia tedesca del secolo scorso, la Cancelliera  impiega regolarmente il termine corretto: Flüchtlinge, rifugiati. Si continua a parlare di migranti, perché così facendo si finge di non dover cambiare nulla e si evita di dire da cosa precisamente le persone scappano. L’ondata di arrivi continua a essere ascritta a una propensione migratoria classica e il suo straordinario incremento è visto come un’eccezione, un’emergenza: si tratta di fermare l’onda innalzando dighe dappertutto e spostando i flussi dei fuggitivi verso i paesi d’origine, quali essi siano (meglio parlare di flussi che di singole persone, come quando in economia si parla di fasce o strati della popolazione: dietro flussi e fasce i singoli individui cessano di essere più visibili). Anche onda o invasione sono parole da piazzisti di menzogne: l’arrivo di tanti profughi e migranti cambierà di certo il volto dell’Europa, ma resta il fatto che secondo fonti citate dal “Guardian” il numero di migranti e profughi arrivati in Europa nei primi mesi del 2015 costituisce appena lo 0,027% della popolazione totale dell’Unione. La maggior parte dei profughi – l’86% – è accolta da paesi in via di sviluppo, secondo l’UNHCR.

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Addio a Luciano Gallino

di domenica, Novembre 8, 2015 0 Permalink

Senza Luciano Gallino mi sento molto povera. Perdo un punto di riferimento sicuro, e un amico. Ricordo le sue analisi acute sulla crisi dell’Europa e sul colpo di stato delle banche e dei governi dell’Unione. Ogni volta che avevo un dubbio, è a lui che mi rivolgevo. Non dimenticherò mai la sua estrema e costante gentilezza, i suoi consigli sempre saggi e calmi, la sua solidarietà anche personale, che non è mai venuta meno. Non cesserò, per tutto questo, di essergli grata e di rimpiangerlo.

barbara spinelli

How to save the European Citizens’ Initiative

COMUNICATO STAMPA GUE/NGL

How to save the European Citizens’ Initiative (ECI) – Parliament to vote on Schöpflin report

Ahead of tomorrow’s vote on the Schöpflin report on the European Citizens’ Initiative, Italian GUE/NGL MEP Barbara Spinelli outlined her views for and against the report and why it is important to save the ECI:

“The European Union discovered participatory democracy after a crisis: Ireland’s ‘No’ vote to the Treaty of Nice in 2001. The European Citizens’ Initiative, that is now part of the Treaties, was a response to that crisis. However, the crisis is getting worse and participatory democracy is moribund: no legislative proposals have followed successful Initiatives.

“Although the Schöpflin report is far from perfect, because it does not allow modifications to the Treaties, it was adopted unanimously in the Constitutional Affairs (AFCO) Committee since it greatly eases the legal follow-up to the Initiatives.

“But I call on this Parliament to reject amendment 4 to paragraph 30 which will transform the ECI into a bow without arrows. This amendment urges the Commission to start preparing a legal act on successful ECIs but only after issuing a positive opinion.

“Up until now 29 initiatives out of 49 submissions have gone through the process of registration and only three of them have reached the 1 million signature threshold. Only the ECI Right2Water received a positive – although vague – communication from the European Commission. None of the successful ECIs has led to legislative follow-up.  In addition, Commissioner Malmström, answering petitions submitted against the TTIP, stated recently: ‘I do not take my mandate from the European people’. If that is the case, I am curious to know from whom does the European Commission take its mandate?”


Si veda anche

Come salvare l’Iniziativa cittadina europea

Il negoziato TISA e la sentenza Schrems

Bruxelles, 12 ottobre 2015. Intervento di Barbara Spinelli in occasione della Riunione della Commissione Parlamentare per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Punto in Agenda:  

  • Raccomandazioni alla Commissione europea sui negoziati relativi all’Accordo sugli scambi di servizi (TiSA)
    Esame del progetto di parere
    Relatore per parere Commissione LIBE – Jan Philipp Albrecht (Verdi/ALE – Germania)
    Commissione competente nel merito: Commercio Internazionale (INTA) – Relatore Viviane Reding (PPE – Lussemburgo)

Il negoziato TISA e la sentenza Schrems

Trovo l’opinione di Jan Philipp Albrecht eccellente, e vorrei chiedere al relatore come la sentenza Schrems appena emessa dalla Corte Europea di Giustizia possa essere inserita nel contesto degli attuali negoziati sul TISA e, soprattutto, quali specifici aspetti del verdetto debbano essere integrati, al fine di garantirne una reale applicazione.

Vorrei anche porre una domanda su una questione particolarmente controversa: la partecipazione dei paesi emergenti a tali negoziati. Come ritiene il relatore di poter rispondere alle questioni cruciali sollevate da tali paesi e che ne impediscono la partecipazione o, eventualmente, l’adesione? Mi riferisco alle limitazioni poste ai paesi in via di sviluppo in virtù delle clausole di Standstill, Most Favoured Nation e Ratchet.

Di quest’ultima temo inoltre gli effetti potenzialmente irreversibili che, in via generale, può dispiegare, cristallizzando nel tempo qualsiasi forma di privatizzazione. Nelle attuali condizioni di crisi economica è necessario garantire reversibilità e non correre il rischio di restare prigionieri dello status quo.


 

Si veda, in proposito, il Progetto di parere del relatore (file .pdf)

Sgomberato il campo rom della Bigattiera: aggiornamenti

1 ottobre 2015

Malgrado la resistenza opposta nei giorni scorsi dalla società civile pisana, il sindaco Marco Filippeschi ha confermato l’ordinanza di sgombero del campo rom della Bigattiera. Ieri mattina le ruspe hanno abbattuto le baracche, con tutto quel che contenevano. Sessanta persone, quasi per metà bambini, sono state lasciate sulla strada. A protestare davanti a un imponente schieramento di polizia in assetto antisommossa erano in molti: le maestre dei bambini rom che frequentano la scuola di Marina di Pisa, il parroco, gli attivisti delle associazioni Rebeldia e Africa Insieme, e numerosi cittadini pisani. Tutti hanno cercato di sostenere gli adulti e distrarre i bambini, nel tentativo di rendere meno penosa la distruzione del loro mondo.

Oggi sul “Tirreno” Matteo Salvini elogia il sindaco. “Sono contento”, dice il leader leghista, “non sono geloso delle mie battaglie: se i sindaci del Pd fanno quello che noi chiediamo, per me è un successo”.

Per le famiglie che vivevano nel campo non è stata individuata alcuna soluzione abitativa, in spregio al diritto italiano e internazionale, alla Carta Sociale europea e alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, che impone di privilegiare il superiore interesse del bambino. Sulla vicenda è stato presentato un ricorso alla Corte Europea.


Si veda anche:

Sulle condizioni in cui le istituzioni locali avevano lasciato il campo, staccando luce e acqua – salvo poi prendere a pretesto quelle stesse condizioni per raderlo al suolo – si sono espressi i consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra: Pisa Today, Bigattiera: la necessità di restare umani

Sullo sgombero: Il Manifesto, Pisa sventra la Bigattiera

Un referendum in difesa dei mari italiani

di giovedì, Settembre 3, 2015 0 , Permalink

Comunicato Stampa

In 200, tra organizzazioni e personalità del mondo accademico, culturale, sociale, politico e artistico, scrivono alle Regioni italiane: «chiedete un referendum per difendere il nostro mare!»

Circa 130 associazioni e 70 personalità del mondo accademico, culturale, sociale, politico, artistico, hanno risposto all’appello del Coordinamento Nazionale No Triv e sottoscritto una lettera, che è stata inviata oggi alle Regioni italiane per chiedere ai Consigli regionali di deliberare urgentemente una richiesta di referendum abrogativo.

Tale richiesta ha un obiettivo molto chiaro: fermare i progetti petroliferi in mare, sbloccati nel 2012 dal Governo Monti. Essa deve essere deliberata e depositata entro il prossimo 30 settembre da almeno cinque Regioni. Con ciò si eviterebbe la raccolta di 500.000 firme e si consentirebbe ai cittadini italiani di andare a votare nella primavera del 2016.
Senza questo referendum, svolto in tempi brevi, i procedimenti per progetti petroliferi riavviati dall’art. 35 del “Decreto Sviluppo” e tuttora in corso si chiuderanno rapidamente, anche grazie all’accelerazione impressa da alcune norme dello “Sblocca Italia”.

Il Coordinamento Nazionale No Triv e le associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa invitano tutti i sottoscrittori dell’appello a prendere parte alla conferenza stampa, indetta per il giorno 11 settembre, ore 11, presso la Sala Stampa della Camera dei deputati – Piazza di Montecitorio, Roma.

Elenco delle sottoscrizioni al 3 settembre 2015 (file .doc)

La sottoscrizione resta aperta. Coloro che volessero aderire a questa iniziativa collettiva, possono inoltrare la loro richiesta mediante posta elettronica all’indirizzo email del Coordinamento Nazionale No Triv: info@notriv.com

Roma, 2 settembre 2015

Per contatti ed info:
Email: info@notriv.com
Web: http://www.notriv.com
Twitter: https://twitter.com/triv_no
Facebook: Coordinamento Nazionale No Triv