Recenti casi di traffico di migranti nel Mediterraneo

Strasburgo, 13 gennaio 2015. Dibattito in plenaria con il commissario Avramopoulos sul traffico dei migranti nel Mediterraneo. Intervento di Barbara Spinelli.

In un’Unione europea in cui, in nome della sicurezza, i ministri degli Interni sono ossessionati dalla raccolta dati dei passeggeri aerei, è stupefacente che possano arrivare navi fantasma – tredici, in tre mesi –  con centinaia di fuggitivi che non sappiamo proteggere dai trafficanti. È scandaloso che alcuni paesi mediterranei, in connivenza con i trafficanti, fingano di non vedere le navi, e rifiutino soccorsi quando viene lanciato il primo SOS, come nel caso della Blue Sky.

Chiediamo il rispetto scrupoloso degli obblighi di salvataggio anche oltre le 30 miglia fissate da Frontex.  Chiediamo che Frontex sia severamente sanzionata, quando critica i salvataggi italiani oltre le 30 miglia. Non vanno così bene le cose, né per Triton né per navi come la Blue Sky: è quanto mi sento di dire al Commissario [Dimitris Avramopoulos] e alla nuova Presidenza lettone.

Chiediamo, per mettere fine al traffico di esseri umani nel Mediterraneo e non metter fine al diritto d’asilo in Europa, l’immediata costituzione di corridoi umanitari legali.

Rom, lettera aperta al viceprefetto di Pisa

di lunedì, Dicembre 29, 2014 0 , Permalink

Gentile Signor Prefetto Vicario,

Le scrivo a seguito delle Sue dichiarazioni, riportate dalla stampa locale in data 12 dicembre 2014.[1] Tali dichiarazioni, rilasciate nel corso di una conferenza stampa congiunta con il Comune di Pisa, alludono alla necessità di ridurre drasticamente il numero di persone rom, sinti e caminanti sul territorio provinciale: secondo quanto riportato dai quotidiani, l’obiettivo dichiarato sarebbe passare dagli 860 attualmente censiti nell’area pisana, a un numero giudicato “sostenibile” di 400 presenze complessive.

Si tratta di dichiarazioni sconcertanti – prima ancora che in evidente contrasto con le normative nazionali e comunitarie in materia di discriminazione. In base a quale criterio e a quale legittimità ci si può arrogare il diritto di definire quante e quali persone sono “sostenibili” su un territorio? Nella speranza che le Sue parole siano state mal riportate dalla stampa, e che Lei voglia rettificarle, Le facciamo presente che né gli Stati membri, né gli enti locali, possono stabilire “quote massime” di residenti su base etnica. Le norme in materia di ingresso e soggiorno possono prevedere, qualora la legislazione di un singolo Stato lo consenta, numeri massimi di cittadini stranieri da ammettere sul territorio; tuttavia tali limitazioni numeriche, che in ogni caso sono di pertinenza dello Stato centrale – e a maggior ragione in Italia, dove la residenza e l’immigrazione sono materie ad esso riservate (cfr. Costituzione, art. 117) – non possono essere definite su base etnico-razziale.

Non è quindi legittimo parlare di sostenibilità, con riferimento agli aspetti quantitativi della presenza delle comunità rom, sinti e caminanti: si configurerebbe un’evidente discriminazione su base etnico-razziale, vietata dalle norme comunitarie e internazionali (cfr. inter alia, Direttiva 2000/43/CE del Consiglio europeo, che attua il principio della parità di trattamento fra persone, indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica; Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 21 dicembre 1965, ratificata dall’Italia con legge n. 654 del 13 ottobre 1975).

È importante inoltre ricordare che l’Unione europea – a partire dalla Comunicazione del 5 aprile 2011, COM(2011) 173 definitivo – ha raccomandato agli Stati membri politiche inclusive nei confronti delle comunità rom, sinti e caminanti: queste politiche riguardano in particolare l’inserimento abitativo delle famiglie che vivono in luoghi segregati, l’inserimento lavorativo degli adulti, la scolarizzazione dei minori e il pieno accesso ai diritti fondamentali. L’Unione europea raccomanda inoltre il massimo coinvolgimento delle comunità nei processi decisionali che le riguardano.

Le Sue dichiarazioni lasciano inoltre intendere possibili espulsioni collettive dei rom, sinti e caminanti – espulsioni anch’esse vietate dalle norme comunitarie e internazionali (Protocollo n°  4 alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e della Libertà fondamentali, nonché Articolo 19 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea).

Non posso infine passare sotto silenzio la presenza di minori e donne incinte nei campi: persone vulnerabili la cui presenza, a Suo dire, imporrebbe uno “smantellamento graduale” dei campi. Quasi che l’operare in modo “graduale” lo smantellamento possa giustificare la violazione dei diritti e l’assenza di considerazione dei superiori interessi dei minori: obblighi derivanti da norme comunitarie e internazionali (Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Articolo 24 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea).

Sono certa che Lei, Signor Prefetto Vicario, saprà dare opportuna attuazione, nel territorio pisano, a tali indicazioni.
Le ricordo infine che nel 2010 il governo francese annunciò l’intenzione di smantellare alcuni campi rom e fu severamente ammonito dall’Onu, dal Parlamento europeo e dalla Commissione di Bruxelles, che minacciò di attivare una procedura di infrazione nel caso le autorità francesi non fossero immediatamente tornate sulla loro decisione.

In attesa di un Suo cortese riscontro, Le invio i più cordiali saluti,

On. Barbara Spinelli
Deputata Parlamento Europeo Gruppo GUE – L’Altra Europa per Tsipras
24 dicembre 2014

[1] Giovanni Parlato e Rebecca Pardi, I nomadi sul territorio sono 860, resterà soltanto chi è in regola, «Il Tirreno», 12 Dicembre 2014, cronaca di Pisa, pag. V; Eleonora Mancini, Ultimatum per i rom, «gli illegali vadano via», «La Nazione», 12 Dicembre 2014, cronaca di Pisa, pag. 4.


Sullo stesso tema:

La replica del Prefetto: “A Pisa stiamo lavorando per dare dignità ai rom”

Per il Parlamento europeo lo Stato Palestinese c’è

17 dicembre 2014. Voto in aula sul ricoscimento della Palestina, dichiarazione di voto di Barbara Spinelli

Riconoscere lo Stato della Palestina è stato un atto politico coraggioso e di grande importanza del Parlamento europeo (498 voti a favore, 88 contrari, 111 astensioni). L’Unione in quanto tale non parla ancora con un’unica voce in politica estera, e riconoscere gli Stati è legalmente prerogativa degli Stati. Ma l’Assemblea dell’Unione ha forzato abitudini, tempi, pavidità, contro il parere delle destre più gelose delle sovranità assolute degli Stati, e con il suo voto ha affermato di voler esserci e di voler dire la sua parola inequivocabile, su una questione del Medio Oriente che, irrisolta, ha generato lungo i decenni un gran numero di guerre e di morti. In quest’ambito, il Parlamento non ha esitato a lanciare un messaggio di disapprovazione nei confronti del governo israeliano, che si è adoperato in tutti i modi per evitare che l’Europa uscisse allo scoperto con questa dichiarazione, e si conquistasse un diritto di presenza e di parola politica in materia, seguendo la linea degli Stati dell’Unione che già hanno riconosciuto lo Stato Palestinese. L’Alto Rappresentante Federica Mogherini vedrà fortemente accresciuti il proprio peso e la propria influenza, se vorrà esercitarli, dopo la decisione dei parlamentari riuniti a Strasburgo.

Alcuni gruppi politici hanno tentato di dire che la risoluzione approva e legittima lo Stato palestinese a condizione che i negoziati di pace riprendano seriamente e abbiano successo. È un’interpretazione del tutto fallace della mozione appovata. Il riconoscimento «va di pari passo» con i negoziati di pace – questo dice letteralmente il testo – e la condizionalità fortunatamente non c’è.


 

Proposta di risoluzione presentata dal Gruppo GUE/NGL:
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Messaggio ai profughi siriani di piazza Syntagma

di domenica, Dicembre 14, 2014 0 , Permalink

Il 13 dicembre i profughi siriani di piazza Syntagma, ad Atene, hanno indetto una manifestazione chiedendo solidarietà a greci ed europei ed avanzando precise richieste.* Questo il messaggio di Barbara Spinelli all’Assemblea.

Da Barbara Spinelli all’Assemblea generale dei rifugiati siriani di piazza Syntagma

Cari amici di piazza Syntagma, in quanto membro del Parlamento europeo, intendo esprimere la più profonda e sincera solidarietà a tutti voi – rifugiati di guerra siriani, uomini, donne e bambini, crudelmente trattati da stranieri nella nostra crudele Unione europea –

in vista della grande manifestazione a cui oggi state dando vita, in piazza Syntagma, ad Atene.

Sappiamo che state occupando la piazza dal 19 novembre. Sappiamo che il prezzo che avete pagato per la vostra generosa protesta è stato altissimo, e che continuerà a esserlo. Sappiamo che protestate non solo per i vostri singoli casi, ma per tutti coloro che, come voi, fuggono da guerre che le potenze occidentali hanno spesso acuito, o dai crescenti disastri climatici da cui è martoriato il pianeta. Le condizioni in cui avete vissuto in questi giorni sono indegne e umilianti. Feriscono il concetto stesso di asilo e di accoglienza sul quale l’Unione europea pretende di essere edificata. Sappiamo che le vostre richieste sono legittime e incontrovertibili; che chiamano in causa l’Europa e l’idea stessa di civiltà europea. Siamo convinti che l’Europa abbia il dovere di rispondervi.

Oggi, sabato 13 dicembre, avete chiamato in piazza Syntagma greci ed europei, perché si uniscano a voi. Sarò idealmente presente, per sostenere la vostra lotta e le vostre richieste, fianco a fianco con i miei colleghi parlamentari di Syriza.

Vi auguro successo, nella speranza che la vostra battaglia possa aiutare la civiltà europea a mantenersi e sopravvivere. É il momento, per voi e per tutti noi.

Barbara Spinelli, membro italiano del Parlamento europeo (GUE-NGL)

 

From Barbara Spinelli to the general assembly of Syntagma Square Syrian refugees

Dear friends of Syntagma Square. As Italian Member of the European Parliament, I want to express my most profound and sincere solidarity with the general assembly You – Syrian war refugees: men, women and children, cruelly treated as aliens in our cruel European Union – are going to organise today at Syntagma Square in Athens.

We know you are demonstrating in Syntagma since November 19th. We know that the  price You paid for Your generous demonstration is extremely high, and will continue to be so; that You protest non only in Your name,  but in the name of all those who are escaping either conditions of war which the western powers often exasperate, or growing climate disasters in the planet. The condition in which You live in these days are shameful and humiliating. They hurt the very concept of asylum and human welcome, on which the European Union pretends to be built. We know that your  requests are legitimate and indisputable; that they challenge the idea of European civilisation itself. We are convinced the Europe owes You an answer.

Today, saturday the 13th of December, You called for a general assembly in Syntagma Square, summoning many Greeks and Europeans to participate. I will be ideally present , to support your struggle and Your requests, side by side with my parliamentary colleagues of Syriza. I wish You success, hoping that Your struggle will help European civilisation to maintain itself and survive. This is the right time for You, and for us.

Barbara Spinelli, italian Member of the European Parliament (GUE-NGL)


*COMUNICATO DELL’ASSEMBLEA DEI RIFUGIATI SIRIANI DI PIAZZA SYNTAGMA

12 dicembre 14

Decision of the general assembly of Syntagma Square Syrian refugees

We, the Syrian refugees of war who remain at Syntagma Square since November 19 2014, want to communicate to Greek people and the rest of the world the decisions we made today.

a) During our struggle we managed to make clear to the whole world that our demands for human rights as refugees (housing, feeding, job opportunities, health), plus free movement to other European countries are fair and state officials need to fulfill them for all Syrian refugees.

b) We understand that Greek government, does not want to ask from European Union to accept us legally to other European countries in order to apply for asylum there. They do not intend to do it according to European laws, and other European countries do not have the will to proceed towards this direction too.

c) So we decided to demand from the Greek government the following:
1) Asylum as war refugees here in Greece, covering 3 months travel documents to other European countries.
2) Fast procedure of applications: 100 people per day, instead of 10 per day that Greek officials suggest.
3) Proper housing and food for all of our people, starting from small children, invalid people, sick and old people.

d) We will remain at Syntagma Square until we take a positive answer from Greek government to all our demands, and until we are sure that the asylum procedure goes on for all of our people. We ask from Greek Government to answer officially in written replying to our demands.

e) We ask from the Greek people to support our fair struggle until the final victory. We thank for solidarity of all Greek people who helped us a lot from the first day of our struggle.

f) We call everybody to the demonstration that will take place on Saturday 13 November, 2.30 p.m. at Syntagma square.

Syrian refugees of Syntagma square

Rom, i reietti d’Europa

di domenica, Dicembre 14, 2014 0 , , Permalink

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Introduzione di Barbara Spinelli in occasione della proiezione di «CONTAINER 158», film-documentario di Stefano Liberti e Enrico Parenti. Barbara Spinelli ha ospitato la proiezione nel Parlamento europeo su iniziativa di Open Society Foundation, l’11 dicembre 2014 a Bruxelles.

Una delle ragioni della mia candidatura nella lista L’Altra Europa con Tsipras, alle elezioni per il Parlamento europeo, riguardava il tema dei diritti civili e politici delle minoranze. L’Europa alla quale penso è un’Europa di cittadini: quindi un’Unione in cui tutti gli abitanti – quali che siano la loro etnia, religione, orientamento sessuale – si trovino sullo stesso piano nell’esercizio dei diritti. Numerosi Stati membri dell’Unione Europea sono stati accusati dalla Commissione e da ONG di rilievo per le loro politiche apertamente discriminatorie e lesive dei diritti dei Rom e Sinti.

I rom sono, secondo Amnesty International, tra i gruppi più sistematicamente discriminati ed esclusi d’Europa: “hanno redditi inferiori alla media, peggiori condizioni di salute, abitazioni più misere, un tasso di alfabetizzazione più basso e più alti livelli di disoccupazione rispetto al resto della popolazione. Incontrano (anche) gravi ostacoli nell’accesso al diritto a un alloggio adeguato, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e al lavoro“.

In Italia, negli ultimi mesi, due formazioni di destra – Lega e Casa Pound – stanno scientemente fomentando la xenofobia nei confronti di Rom e Sinti. Purtroppo anche la sinistra moderata comincia a far proprio, in alcune occasioni, tale stigma.

Recentemente, mentre a Borgaro (provincia di Torino) la giunta di sinistra ha chiesto un bus separato per i rom, i bambini a Milano (anche qui il municipio è in mano alla sinistra) non hanno più lo scuolabus da mesi: i più piccoli hanno smesso di andare a scuola, i più grandi devono attraversare campi e camminare lungo una tangenziale pericolosa.

Nel frattempo, il consigliere comunale di Motta Visconti (Massimilla Conti, di centro destra) scrive che per gli zingari ci vogliono di nuovo i forni. Fortemente criticato, il consigliere non si è tuttavia dimesso. Ha anzi difeso la propria opinione, ritenendo di avere espresso, forse in modo eccessivo, un fastidio che si è fatto senso comune. Una settimana fa, dopo lo scandalo di Roma mafiosa, Matteo Salvini (Lega Nord) dichiarava che le vittime rappresentano un incentivo per i carnefici: “Se non esistessero i campi rom non ci sarebbe chi ci guadagna. Un’immigrazione controllata eviterebbe queste mangiatoie”.

Diceva giustamente l’antropologo Claudio Marta che “le autorità, in genere, sembrano essere interessate a definire i Rom non tanto per quello che realmente sono, quanto in base alle esigenze politiche e a ciò che queste richiedono che essi siamo“.

La cosa per cui mi sto battendo, con molte associazioni italiane, è che Rom e Sinti siano riconosciuti giuridicamente – in Italia – come minoranza, perché sia loro restituita identità e dignità, e per favorire la loro accoglienza nella Comunità europea.


 

Sullo stesso tema: Rom: film Container 158 presentato a Parlamento Ue

 

Appello: liberate subito Emra Gasi dal CIE di Bari

di venerdì, Dicembre 5, 2014 0 , , , Permalink
Diffondiamo e sottoscriviamo
L’Altra Europa con Tsipras sottoscrive e invita a sottoscrivere, con ferma convinzione, l’appello Liberate subito Emra Gasi dal CIE di Bari, lanciato da Melting Pot-Europa. 
Ricordiamo che Emra, ventiduenne nato, socializzato, vissuto sempre in Italia,  è internato in quel Cie in quanto raggiunto da un ordine di espulsione verso la Serbia, un paese che egli mai ha visto. 
La sua “colpa” è d’essere figlio di genitori che furono costretti a fuggire dall’ex-Jugoslavia a causa della guerra e a rifugiarsi in Italia. Iscritto sulla carta di soggiorno del padre, alla sua morte Emra è diventato, per le autorità italiane, un senza-diritti. 
Così, applicando in modo arbitrario la già dissennata e feroce normativa italiana, un giudice di Pace ha deciso che, nonostante i suoi vincoli familiari siano tutti qui e nulla lo leghi alla Serbia, egli debba essere sradicato violentemente dal suo paese e trapiantato in una terra estranea.
La vicenda di Emra Gasi, per quanto tutt’altro che rara, illustra in modo esemplare quanto anacronistica e discriminatoria sia la legislazione italiana, che non prevede alcun meccanismo automatico per l’acquisizione della nazionalità, neppure per i figli di genitori “stranieri” che siano nati, cresciuti ed educati in Italia.
Ricordiamo, inoltre, che i Cie (Centri d’identificazione ed espulsione) -strutture d’internamento extra ordinem, istituite nel 1998 dalla legge detta Turco-Napolitano col nome di Cpt (Centri di permanenza temporanea)- violano clamorosamente i principi basilari dello stato di diritto e della Costituzione italiana.
Sarebbe ora di rivendicare la fine dei lager di Stato e di rilanciare la battaglia per una riforma radicale della legge italiana sulla cittadinanza, nella prospettiva dell’affermazione della cittadinanza europea di residenza.

L’Altra Europa con Tsipras

Per firmare l’appello:

#IostoconEmra – Liberate subito Emra Gasi dal CIE di Bari

Interrogazione degli eurodeputatati della lista L’Altra Europa con Tsipras

31 ottobre 2014.
Gli eurodeputati dell’Altra Europa con Tsipras (gruppo Gue/Ngl) Eleonora Forenza, Curzio Maltese e Barbara Spinelli hanno depositato un’interrogazione alla Commissione in merito ai fatti accaduti a Roma durante la manifestazione dei lavoratori dell’Ast di Terni, lo scorso 29 ottobre.

PARLAMENTO EUROPEO 

INTERROGAZIONE CON RICHIESTA DI RISPOSTA SCRITTA (articolo 130) 

AUTORI:

Eleonora FORENZA, Curzio MALTESE, Barbara SPINELLI

OGGETTO:

Interrogazione urgente sulla gestione dell’ordine pubblico durante la manifestazione degli operai delle acciaierie Ast di Terni

TESTO:

Il giorno 29 ottobre 2014, durante una manifestazione dei lavoratori delle acciaierie Ast di Terni, le forze dell’ordine hanno brutalmente caricato gli operai e le loro rappresentanze sindacali. La protesta, che si svolgeva sotto l’Ambasciata tedesca, era assolutamente pacifica, mentre la gestione della piazza da parte delle forze dell’ordine è stata inadeguata e aggressiva. A causa delle cariche sono rimasti feriti lavoratori e delegati sindacali, quattro dei quali ricoverati in ospedale. In questa sede vogliamo ricordare che la protesta dei lavoratori aveva, ed ha, l’obiettivo di impedire che la ThyssenKrupp licenzi 537 addetti.

Tenuto conto

– che l’art. 28 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea garantisce lo sciopero come diritto inalienabile

chiediamo alla Commissione:

– Quali iniziative intenda intraprendere per garantire che tale diritto europeo sia rispettato e che i lavoratori possano liberamente manifestare le loro ragioni, in Italia e nell’Unione.

– Se intenda appoggiare l’introduzione di numeri identificativi per le forze dell’ordine impegnate nella gestione della piazza.

– Quali iniziative concrete intenda adottare per facilitare una soluzione nella gestione della vicenda del polo siderurgico di Terni – sotto il duplice profilo della continuità delle produzioni e del mantenimento degli attuali livelli occupazionali, al fine di impedire danni industriali e sociali irreversibili.

Salvare le democrazie nazionali con l’aiuto del Parlamento europeo

Sei anni di crisi economica sembrano aver devastato le menti e le memorie, oltre che le economie europee, e il motivo mi pare chiaro: sia in Europa sia nei singoli Stati, non sono più i parlamenti a esser sovrani, ma le forze dei mercati, assieme a istituzioni lontane dai cittadini e sorde alle loro esigenze. La democrazia rappresentativa è agonizzante in Europa, e quella diretta ancora non è nata. I parlamenti nazionali non hanno praticamente più voce in capitolo, quando sono in gioco le politiche economiche e finanziarie dell’Unione, e sembrano aver perso il ricordo stesso di quel che proclamavano ed esigevano pochi anni fa. Per recuperare la sovranità che hanno smarrito, i Parlamenti degli Stati non hanno altra via se non quella di collaborare in maniera più sistematica con il Parlamento europeo, e di far fronte al pericolo della propria auto-dissoluzione puntando a forme federali di integrazione europea. Di questo si è discusso il 29 ottobre 2014 in un’audizione presso la Commissione Affari europei del Senato, alla presenza degli europarlamentari italiani.


 

Roma, 29 ottobre 2014. Audizione presso la Commissione Affari europei del senato. Intervento di Barbara Spinelli

Sono due i punti che vorrei trattare.

Il primo riguarda la collaborazione fra parlamenti nazionali e Parlamento europeo. È giusto e urgente modificare il regolamento del Senato (e, spero, anche della Camera), come spiegato dal Presidente Vannino Chiti, e far proprio il modello adottato dalla Germania, che nell’articolo 93 del proprio regolamento prevede il coinvolgimento sistematico del Parlamento europeo nei lavori del Bundestag. Quel che tuttavia mi domando è: perché la modifica e perché il bisogno, da molti espresso in quest’audizione, di non limitarsi alla verifica dei cosiddetti criteri di sussidiarietà e proporzionalità?

Se si vuol dare una risposta seria a questa domanda, occorre a mio avviso parlare fra di noi in piena sincerità, senza giri di frase e infingimenti.

Perché dunque l’urgenza? Perché da troppo tempo viviamo sotto la guida di istituzioni e regole emergenziali, in gran parte intergovernative (dal «Six-Pack» al Fiscal Compact al Semestre Europeo), che hanno finito con l’esautorare drammaticamente i parlamenti nazionali e anche quello europeo. Lo vediamo con i nostri occhi in questi giorni: le finanziarie sono concepite dal governo, poi sono discusse e negoziate con la Commissione, e solo alla fine – una volta che la Commissione ci ha fatto le pulci e ha ottenuto gli emendamenti e gli adattamenti e i tagli che esige – il testo approda al Parlamento nazionale, che non ha più margini se non quello di dire sì, o di opporre un no inerte, senza conseguenze d’alcun tipo. Il commissariamento non ha bisogno di esser scritto nero su bianco, per essere operativo a tutti gli effetti. È il motivo per cui sono assai meno ottimista del senatore Chiti, che ha parlato in quest’aula del consolidarsi nell’Unione di un «sistema parlamentare euro-nazionale».

La soluzione è di mettere in piedi una struttura negoziale tra parlamenti nazionali e Parlamento europeo che consenta loro di influire in anticipo sulle scelte economiche dei singoli Stati e dell’Unione, togliendo a esse il carattere di ineluttabilità, oltre che di estraneità alle istituzioni e alle abitudini democratiche.

Per raggiungere quest’obiettivo, bisogna modificare radicalmente il ruolo europeo dei Parlamenti nazionali, così come iscritto nei Trattati dell’Unione. Ruolo oggi esclusivamente negativo: i Parlamenti possono solo bloccare le iniziative legislative della Commissione, nel caso esse violino il principio della sussidiarietà.

A questo potere negativo dei Parlamenti nazionali bisogna aggiungerne due che siano positivi:

  • potere sul bilancio dell’Unione (e quindi anche, oggi, sul Piano di investimenti promesso dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker). Intendo il potere di far sentire il proprio peso e la propria volontà, avviando discussioni congiunte e regolari fra parlamenti nazionali e Parlamento europeo prima che gli atti di governo abbiano luogo. Mi riferisco, tra l’altro, all’opportunità di una collaborazione tra Parlamenti nazionali e Parlamento europeo in vista della revisione intermedia del bilancio europeo del 2016 (mid-term review).
  • potere di riformare i trattati europei, quando essi dimostrano di essere – come lo sono – inefficaci e profondamente lesivi della democrazia parlamentare.

Il secondo punto è strettamente connesso al primo: anch’esso implica un linguaggio di verità, e soprattutto di non smemoratezza. Il 25 giugno 2013, il Parlamento italiano ha adottato una risoluzione solenne, proprio sulla modifica del Trattato di Lisbona. Una risoluzione che accennava alla possibilità di una seconda Convenzione. Camera dei Deputati e Senato accolsero la proposta del Movimento europeo in Italia di promuovere la convocazione di Assise interparlamentari sul futuro dell’Europa, entro la primavera del 2014, e si assunsero l’impegno di favorire la realizzazione di «una grande conferenza dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo – con ampie delegazioni e la presenza dei leader di maggioranza e di opposizione, capaci di interpretare e rappresentare la volontà dei rispettivi popoli – attraverso le quali perseguire l’obiettivo di una più compiuta integrazione europea (unione bancaria, economica, di bilancio e politica) e di una nuova politica economica volta a promuovere la crescita e sconfiggere la recessione»: questo, per preparare al contempo la campagna delle elezioni europee e una riforma dell’Unione in chiave federale.

Scopo prioritario delle assise doveva essere una più compiuta integrazione europea, per lottare contro il marasma in cui viviamo da sei anni. Il culmine sarebbe stato il semestre di presidenza italiana, che doveva divenire addirittura un “semestre costituente”, e darsi “istituzioni europee più democratiche, trasparenti, efficaci, (…), il cui operato risulti pienamente comprensibile ai cittadini”.

Mi chiedo dove siano andate a finire tutte queste parole, e se questo oblio di sé non sia il più grande peccato di omissione della presidenza italiana. E non solo della presidenza italiana, ma anche dei due parlamenti: quello italiano e quello europeo.


Considerazioni sul semestre italiano

(Parte dell’intervento di Barbara Spinelli, non pronunciata al Senato, sulla presidenza Renzi)

Siamo giunti quasi alla fine del semestre italiano, e mi chiedo quali risultati abbiamo raggiunto.

Tutto dipende dalle ambizioni di partenza, dall’idea che ci si faceva e ci si fa dell’ormai lunga crisi europea.

Se l’ambizione era di farsi un po’ di spazio, di dire «ci siamo anche noi», il risultato è solo in apparenza positivo, anche se qualche effimero margine è stato conquistato. Il governo italiano potrà rinviare al 2017 il pareggio di bilancio, e anche se toccherà rivedere la finanziaria ha ottenuto qualche flessibilità. Siamo anche stati lodati dal Premier Cameron, all’ultimo Consiglio europeo: «Credo che abbia detto bene il Premier italiano quando ha affermato che il ricalcolo (dei contributi versati dagli Stati all’Unione) è un’arma letale». Renzi ha poi assicurato di non aver usato l’espressione “arma letale”, ma nella sostanza Londra e Roma sembrano avere un comune nemico: la troppo dispendiosa burocrazia di Bruxelles, e implicitamente l’insieme delle istituzioni europee.

Ma se l’ambizione è di guarire l’Europa, di riconquistare la fiducia dei cittadini nelle sue istituzioni, le cosiddette conquiste italiane – tanto più se strappate con la complicità britannica –  sono non solo false consolazioni neonazionaliste, ma vere armi di distrazione di massa.

Distrazione da una crisi che è tuttora una tempesta perfetta, visto che in essa si congiungono una recessione ormai pluriennale, un disastro climatico, un accanito attaccamento a vecchi modelli di crescita industriale.

Distrazione da quel che l’Europa potrebbe fare, se si desse le risorse e le istituzioni per dar vita a una crescita alternativa, basata su ricerca, energie rinnovabili, produzioni diverse dal passato. Il Piano Juncker, vedremo quel che produrrà. Per ora è ambiguo e vago. Non si sa come si finanzierà, visto che a garanzia degli investimenti privati ci si propone di usare i Fondi strutturali e la BEI, che vivono di contributi nazionali. Gli stessi contributi che sono oggi rimessi in questione, e che i paesi più indebitati non potranno versare.

Ma distrazione, soprattutto, da risoluzioni precise che questo Parlamento aveva solennemente preso il 27 giugno 2013. Qui i passi indietro sono enormi. Ancora pochi anni fa si parlava di una seconda Convenzione, che modificasse il Trattato di Lisbona. (…) Di quei propositi, si è perduto oggi perfino il ricordo.

Solidarietà ai lavoratori e ai sindacalisti della Ast

di mercoledì, Ottobre 29, 2014 0 , , , Permalink

La vertenza Acciai Speciali Terni avrebbe dovuto costituire il banco di prova del governo: Matteo Renzi aveva assicurato il proprio personale impegno per convincere la Thyssen Krupp a diminuire gli esuberi e tenere in vita lo stabilimento, ma la mediazione è fallita e la trattativa si è rotta.

Il banco di prova del governo rischia invece di essere questo: la risposta data ai lavoratori che oggi sono andati pacificamente a Roma per difendere il proprio lavoro, e hanno subito dure cariche di polizia solo perché non raggiungessero il ministero dello Sviluppo economico.

Dopo le sprezzanti dichiarazioni del premier – che ha raffigurato i rappresentanti dei lavoratori come patetico modernariato, a fronte dell’innovazione che egli stesso rappresenterebbe – non vorremmo che da oggi fosse ritenuto più moderno, efficiente e risolutivo picchiare i lavoratori, anziché tener vivo il dialogo con i loro rappresentanti.

Il diritto dei lavoratori a manifestare è una questione essenziale per la democrazia, e l’Italia, nel suo semestre europeo di presidenza, deve chiarire come intende garantirlo, a maggior ragione in vista di una stagione di scontro non certo voluta dai lavoratori.

Per questo motivo, mi assocerò alla decisione di Eleonora Forenza (Gue/Ngl, Lista Tsipras) di presentare un’interrogazione urgente alla Commissione europea e al Consiglio su quanto avvenuto oggi a Roma.

Barbara Spinelli


Interrogazione scritta Gestione dell’ordine pubblico durante la manifestazione degli operai delle acciaierie AST di Terni, registrata l’11 novembre 2014

Interrogazione con richiesta di risposta orale Le prospettive industriali e occupazionali dell’industria siderurgica nell’Unione europea: l’urgenza di rispondere alla perdita di posti di lavoro e di produzione chiave negli Stati membri, registrata il 17 novembre 2014