È inadeguato concentrare tutte le forze sulla lotta a trafficanti e scafisti

23 aprile 2015, Bruxelles. Commissione libertà civili, giustizia e affari interni.
“Unità operativa congiunta (Joint Operational Team – JOT) “Mare”
[1]

Presentazione a cura di Europol e di Laurent Muschel, rappresentante della Commissione

Interventi di Barbara Spinelli:

Come prima cosa, vorrei dire il mio stupore per la frase che è stata detta in apertura dei lavori dal rappresentante della Commissione, dott. Laurent Muschel: dopo l’ultima catastrofe umanitaria nel Mediterraneo – queste le parole – “Tutti siamo d’accordo sulla priorità della lotta a trafficanti e scafisti”. Non è vero, non tutti siamo d’accordo e prima di me già sono state espresse forti riserve in questa Commissione parlamentare, a cominciare dalla collega Soraya Post.

Diciamo piuttosto che è la Commissione a far propria quest’assoluta priorità, com’è evidente nei 10 punti approvati dopo i 700 morti nel Mediterraneo e come verrà con ogni probabilità ribadito nell’agenda sull’immigrazione che sarà presentata a maggio. Lo stesso si può dire degli Stati membri, se guardiamo alla bozza di comunicato su cui stanno discutendo oggi i capi di Stato o di Governo del Consiglio europeo.

Tutte le azioni si concentrano su trafficanti e scafisti, come se fossero davvero loro la causa di tanti morti in mare. Come se il trafficante non fosse lì a riempire un vuoto di legalità, che l’Unione si rifiuta di colmare con l’istituzione di vie legali di fuga verso l’Europa. Come se distruggendo i “barconi” degli scafisti risolvessimo le radici del male, che consiste nella fuga in massa da guerre e persecuzioni.

Concentrare tutte le forze e l’attenzione sul contrasto di trafficanti e scafisti è del tutto inadeguato, ed è uno scandalo che l’Unione parli solo di questo contrasto.

In questo quadro chiedo ai rappresentanti di Europol e della Commissione:

  1. perché questa moltiplicazione di agenzie e operazioni tutte tese allo stesso obiettivo – il controllo delle frontiere e la lotta al trafficante – e qual è il valore aggiunto di quest’ennesima iniziativa, JOT “Mare” , rispetto al lavoro di agenzie come Europol?
  2. Quali sono i costi delle agenzie e dei centri di controllo e sorveglianza che si stanno creando, e quanto costerà l’intervento civile e militare lungo le coste libiche per la distruzione dei “barconi”? Possibile che d’un tratto ci siano tante risorse, quando ne mancano totalmente, come più volte confermato dalla Commissione, per operazioni di search and rescue?

Nel rispondere, il rappresentante della Commissione ha affermato che il primo dei 10 punti presentati lunedì dalla Commissione affronta proprio la questione delle operazioni di Ricerca e Soccorso in mare, visto che agli Stati si chiede un rafforzamento di Frontex e Triton (oltre che un’estensione delle miglia assegnate alle loro operazioni marittime).

Barbara Spinelli ha ripreso la parola, affermando che “Né Frontex né Triton hanno ufficialmente il mandato di fare search and rescue”, come più volte ribadito dai rappresentanti delle due agenzie. Certo può capitare che una nave di Triton salvi una barca che sta affondando sotto i suoi occhi: ci mancherebbe altro, glielo impone la legge del mare. Ma qui si parla del “mandato” di search and rescue, e il mandato non c’è. Nel dicembre scorso, fu proprio il direttore operativo di Frontex a inviare una lettera all’ufficio immigrazione del Ministero dell’Interno italiano, in cui ci si lamentava per alcune operazioni di salvataggio compiute dalla guardia costiera italiana oltre le 30 miglia dalle costa previste dall’agenzia europea.

1 JOT MARE viene descritta dall’ufficio stampa di Europol come “un team di intelligence congiunto formato da agenti dell’Europol ed esperti distaccati degli Stati membri, il cui scopo è affrontare i ‘gruppi criminali organizzati’ che agevolano il movimento via nave dei migranti irregolari nel Mediterraneo verso l’UE e organizzano i successivi movimenti secondari all’interno dell’Unione”.

Lettera a Federica Mogherini sul caso di Khalida Jarrar

Testo della lettera, co-firmata da Barbara Spinelli, inviata il 13 aprile 2015 all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari europei e la politica di sicurezza:

Honourable High Representative,

Recalling the European Parliament resolution of the 4th of September 2008 calling for “the immediate release of the imprisoned members of the Palestinian Legislative Council,” we urge the EU and its Member States to take immediate action in response to the arrest of PLC member Khalida Jarrar, and to ensure the release of all sixteen detained members of the PLC.

We express our strongest condemnation of the latest Israeli escalation against Palestinian legislators and the suppression of the Palestinian political leadership, namely the arrest of PLC member Khalida Jarrar after a raid on her family home in Ramallah at approximately 01:00.

Jarrar is a prominent feminist and advocate for the rights of Palestinian political prisoners. She is the Palestinian representative on the Council of Europe and chair of the Prisoners’ Committee of the PLC. Jarrar is also Vice President of the Board of Directors of Addameer Prisoner Support and Human Rights Association, a prominent Palestinian human rights NGO, and its former Executive Director.

The arrest of Jarrar comes approximately seven months after an Israeli military court attempted to forcibly transfer her on August 20, 2014, from her home in Ramallah to Jericho.

Jarrar set up a protest tent in the PLC headquarters and received widespread international and Palestinian support, causing the order to be shortened to one month and therefore quashed on September 16, 2014. This attempt to forcibly transfer a person under occupation is a violation of the Fourth Geneva Convention, and was widely condemned around the world, including by Members of European Parliament.

Jarrar is also a member of the Palestinian national follow-up commission for the International Criminal Court. The arrest of Jarrar is a clearly political attempt to undermine Palestinian leadership and thwart Palestinian attempts to pursue justice in the International Criminal Court.

The arrest of Jarrar and other Members of the Palestinian Parliament and their transfer from occupied territory into Israel are not only in violation of Articles 49 and 76 of the Fourth Geneva Convention but also blatantly violate international conventions and practices regarding the immunity of elected officials. Palestinian parliamentarians are frequently held in administrative detention without charge or trial, or tried in military courts that are mechanisms to produce a political result and in no way meet standards for a fair trial.

We call for the immediate release of Jarrar and all detained Palestinian parliamentarians and an immediate and definitive halt of all measures targeting our Palestinian Parliamentary colleagues, including arrests and expulsions from Jerusalem.

We urge you to use your position to garner support among institutions of the EU and its Member States and work to persuade them to take meaningful action to place significant pressure on Israel to ensure the release of Jarrar and Palestinian political prisoners, including all 16 detained members of the Palestinian Legislative Council.

Yours sincerely,

1. Martina Anderson (GUE/NGL)
2. Lynn Boylan (GUE/NGL)
3. Liadh Ní Riada (GUE/NGL)
4. Matt Carthy (GUE/NGL)
5. Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL)
6. Patrick Le Hyaric (GUE/NGL)
7. Angela Vallina (GUE/NGL)
8. Marisa Matias (GUE/NGL)
9. Fabio De Masi (GUE/NGL)
10. Anne-Marie Mineur (GUE/NGL)
11. Malin Bjork (GUE/NGL)
12. Gabi Zimmer (GUE/NGL)
13. Dimitris Papadimoulis (GUE/NGL)
14. Marina Albiol Guzman (GUE/NGL)
15. Iosu Juaristi (GUE/NGL)
16. Barbara Spinelli (GUE/NGL)
17. Kostas Chrysogonos (GUE/NGL)
18. Lidia Sendra (GUE/NGL)
19. Paloma Lopez (GUE/NGL)
20. Joao Ferreira (GUE/NGL)
21. Ines Zuber (GUE/NGL)
22. Miguel Viegas (GUE/NGL)
23. Margrete Auken (Greens/EFA)
24. Ivo Vajgl (ALDE)
25. Josep-Maria Terricabras (Greens/EFA)
26. Javier Couso Permuy (GUE/NGL)
27. Marita Ulvskog (S&D)
28. Tanja Fajon (S&D)
29. Molly Scott Cato (Greens/EFA)
30. Javier Lopez (S&D)
31. Judith Sargentini (Greens/EFA)
32. Manolis Glezos (GUE/NGL)
33. Nessa Childers (S&D)
34. Izaskun Bilbao Barandica (ALDE)
35. Younous Omarjee (GUE/NGL)
36. Bart Staes (Greens/EFA)
37. Eleonora Forenza (GUE/NGL)
38. Takis Hadjigeorgiou (GUE/NGL)
39. Curzio Maltese (GUE/NGL)
40. Maria Dolores Lola Sanchez Caldentey (GUE/NGL)
41. Helmut Scholz (GUE/NGL)
42. Sofia Sakorafa (GUE/NGL)
43. Jordi Sebastia (Greens/EFA)
44. Alfred Sant (S&D)
45. Klaus Buchner (Greens/EFA)
46. Edouard Martin (S&D)
47. Kati Piri (S&D)
48. Kostadinka Kuneva (GUE/NGL)
49. Merja Kyllonen (GUE/NGL)
50. Brando Benifei (S&D)
51. Keith Taylor (Greens/EFA)
52. Martina Michels (GUE/NGL)
53. Jill Evans (Greens/EFA)
54. Norbert Neuser (S&D)
55. Luke Ming Flanagan (GUE/NGL)
56. Miguel Urbán Crespo (GUE/NGL)
57. Alyn Smith (Greens/EFA)
58. Pablo Iglesias (GUE/NGL)

La lettera in formato .pdf

Si faccia chiarezza sulla repressione della protesta dei migranti a Brescia

di sabato, Marzo 28, 2015 0 , , , Permalink

28 marzo 2015

Barbara Spinelli si è rivolta al Sindaco, al Questore e al Prefetto Vicario di Brescia chiedendo chiarezza sui gravi fatti che si sono svolti a Brescia nel corso dell’ultima settimana, in seguito alla protesta indetta da un gruppo di migranti e dall’Associazione Diritti per Tutti contro la violazione dei diritti sociali, contro i rigetti della sanatoria 2012, e in favore di uno sblocco dei permessi di soggiorno.

“Secondo gli attivisti e i rappresentanti dei migranti che vivono nella provincia di Brescia”, ha scritto l’eurodeputata del Gue-Ngl, “le istituzioni stanno procedendo a un’applicazione penalizzante delle normative in materia di immigrazione. Circa l’ottanta per cento delle domande sono infatti state respinte, a fronte di una media nazionale del venti per cento”.

La civile e pacifica protesta dei migranti è stata repressa con un immotivato uso della forza, rendendo inagibile per giorni piazza Loggia. Su questi fatti, e sulla situazione di tre migranti arrestati e internati nel Cie di Bari e di due migranti espulsi con provvedimento d’urgenza, l’onorevole Spinelli ha chiesto un immediato accertamento dei fatti e delle responsabilità.

In particolare, unendosi alle richieste di migranti e associazioni antirazziste, l’eurodeputata ha chiesto:

– Il ripristino dell’agibilità politica e democratica nel centro di Brescia,

– Una verifica sul comportamento della Questura, con particolare riferimento alle azioni del Questore, del Vicequestore Ricifari, del dirigente della Divisione anticrimine della Questura Farinacci.

– Un’inchiesta sulle numerose denunce fatte dalla Questura dopo i fatti “della gru”, i cui processi sono tuttora in corso.

– L’apertura di un tavolo di confronto e riesame dei respingimenti, del tutto anomali nel numero, fatti a Brescia.

– Un confronto sui tempi di attesa per i rinnovi, che ormai superano mediamente i dodici mesi.

“Sottolineo infine la mia preoccupazione”, scrive Barbara Spinelli, “per come la Questura di Brescia, tramite numerosi comunicati stampa diffusi in questi giorni, ha mostrato di monitorare le attività della storica emittente radiofonica Radio Onda d’Urto, accusando redattori e giornalisti di fomentare la protesta dei migranti.  Apprendo inoltre di di voci riguardanti un’informativa della Questura, che sarebbe stata inviata al ministero dell’Interno, alla Prefetture e alla Procura della Repubblica, contenete la richiesta di aprire un’indagine contro l’emittente: mi auguro che si tratti di voci prive di fondamento”.

In allegato, la lettera integrale inviata questa mattina a Sindaco, Questore e Prefetto Vicario.

Aggiornamento del 30 aprile 2015: Il Consiglio di Stato dà ragione ai migranti in lotta a Brescia

Iniziativa cittadina: la democrazia come Kindergarten?

Mercoledì 18 marzo al centro Mundo B di Bruxelles si è svolto un seminario-brainstorming informale organizzato da Barbara Spinelli e Carsten Berg (coordinatore generale di ECI Campaign) sul tema “The Crises of Europe: What Role for the European Citizens’ Initiative?”.

Hanno partecipato al seminario:

Barbara Spinelli (Altra Europa con Tsipras), Carsten Berg (The Citizens Initiative), Pier Virgilio Dastoli (Movimento Europeo Internazionale), Alessandro Manghisi (Ufficio Barbara Spinelli), Sophie von Hatzfeldt (Democracy International), Norbert Hagemann (Ufficio Helmut Scholz – Die Linke), Jan Willem Goudriaan (European Federation of Public Service Unions-EPSU), Elisa Bruno (European Citizens Action Service – ECAS), Raymond Van Ermen (European Partners for Environment – EPE), Rafael Torres (Close the Gap), Carmen Alvarez Acero (Podemos), Laetitia Veritier (Europe +), Mattia Brazzale (Associazione Delle Agenzie Della Democrazia Locale – ALDA), Giovanni Melogli (Alliance International de journalistes – European media initiative).

Questo il testo dell’intervento di Barbara Spinelli

The ECI: Democracy as a Kindergarten?

We are here not only to discuss the technicalities of the European Citizens’ Initiative (ECI, based on article 11 of the Lisbon Treaty): if it has to be organised differently, if its online presence can be improved, if data protection is respected, if the time given for the collection of signatures (one year, for the collection of 1 million of signatures in 7 countries at least) is too short. These are important methodological questions, but not the essential ones. We know from Heidegger that the essence of technology is nothing technological, and is never neutral.

We are here because what was built in this continent after the war – the unification of Europe – is in great danger of dissolving. Large numbers of citizens no longer believe in this unity, nor in its capacity to overcome the divisions among its peoples and its States. The ECI was born almost ten years ago because of what was already called, during the Prodi Commission, a “democratic deficit”. Economic crisis – which began in the United States in 2007 and then spilled over to Europe – has brought democracy well beyond that “deficit”, pushing it to the brink of a precipice.

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Gli sgomberi forzati dei campi rom di Torino e Viareggio violano la legislazione internazionale sui diritti umani

di mercoledì, Marzo 18, 2015 0 , , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli al Prefetto di Torino, al Vicesindaco di Torino e al Commissario prefettizio di Viareggio: fermate gli sgomberi dei campi rom

Bruxelles, 18 marzo 2015

Allarmata dalle notizie sempre più pressanti di sgombero dei due campi rom di Lungo Stura Lazio, a Torino, e di Torre del Lago Puccini, a Viareggio, Barbara Spinelli si è rivolta al Prefetto di Torino, al Vicesindaco di Torino e al Commissario prefettizio di Viareggio per chiedere la sospensione degli sgomberi forzati e il rispetto delle disposizioni vigenti.

In ottemperanza alle linee guida delle Nazioni Unite sul diritto a un alloggio adeguato e sugli sgomberi forzati, ogni sgombero deve prevedere ben precise garanzie procedurali – a cominciare da un congruo preavviso, l’accesso all’assistenza legale e la consultazione delle comunità interessate – ed è connesso al diritto a un alloggio dignitoso per tutti i nuclei familiari coinvolti.

L’eurodeputata del Gue-Ngl ricorda che “quando, nel 2010, il governo francese annunciò l’intenzione di smantellare alcuni campi rom, fu severamente ammonito dall’Onu, dal Parlamento europeo e dalla Commissione di Bruxelles, che minacciò di attivare una procedura di infrazione nel caso le autorità francesi non fossero immediatamente tornate sulla loro decisione”.

Le azioni di sgombero forzato arrecano solo ulteriore discriminazione, e inveleniscono un clima fin troppo preoccupante in cui si susseguono provocazioni verbali ed episodi di razzismo e xenofobia. Difficile non vedere, afferma Barbara Spinelli, che rom e sinti rischiano di diventare i bersagli di una campagna elettorale giocata sull’incitamento all’odio. “Sarebbe dunque auspicabile che le autorità per prime dessero un messaggio di segno opposto, di civiltà e rispetto dei diritti, ed è per questo che chiedo l’adozione urgente delle politiche di inclusione e sicurezza sociale previste dall’Onu e dall’Unione europea nell’ambito di un progetto condiviso con le popolazioni interessate. Ribadisco inoltre la necessità che a rom, sinti e caminanti sia riconosciuto lo status di minoranza, che ancora non è loro concesso.”

Allegati (file .pdf):

la lettera inviata al Prefetto e al Vicesindaco di Torino
la lettera inviata al Commissario prefettizio di Viareggio


 

Aggiornamento:

La CEDU (Corte Europea dei Diritti Umani) ha ordinato la sospensione del provvedimento di sgombero del campo rom di Torino fino al 26 di marzo, termine dato al Governo italiano per fornire informazioni in merito alle misure previste per la ricollocazione dei soggetti vulnerabili e la tutela dei minori. Il pronunciamento della Corte è avvenuto in seguito a una domanda inoltrata dall’avvocato Gianluca Vitale.

Greece, a new opportunity for Europe

di giovedì, Febbraio 12, 2015 0 , , , , Permalink

Version française

The Greek elections in January have opened up the possibility of change in Europe. After years of oppressive austerity and a misguided economic policy that has undermined our political and social stability, we believe that the cry for hope coming from the Greek people is the impetus we need for our continent to change course.

In recent years Greece has suffered from being the weakest link of a failed chain of events that have brought the eurozone to the brink of disaster and expelled millions of Europeans from our common project. The clear indication from the Greek people that they wish to reject these failed policies is a wakeup call to Europe as a whole.

The social and humanitarian crisis facing our continent has no precedent in Europe: widespread poverty, rampant unemployment and massive budgetary cuts in the most essential public services. Greece has lost 25% of its gross domestic product, and today thousands of people cannot meet their most basic needs.

In this situation, Europe, its institutions and its Member States cannot continue to blindly hide behind the program of the memorandum and the Troika, which failed in its actions and targets. Some voices in Europe try to convince us that Greece is the problem, but the true problems facing EU are unemployment, social inequality and debt. These are common European problems that demand a shared solution.

EU institutions and national governments face in Greece these days the failure of adequate answers to an historic severe economic downturn and the development of economic policies that have widened inequalities and hampered the European project.

This is why we sincerely believe that solidarity should prevail and that we should make every effort to change the catastrophic course that had been set for Greece in recent years. If this is done effectively then the whole of Europe will benefit.

Greece offers us the opportunity to put our citizens back at the core of the European project, reclaiming human dignity and placing it at the centre of our policies, as well as formulating responsible and timely solutions to the problems we are facing.

The threats made to the new Greek government in recent days are not acceptable; rather the EU institutions should respect the outcome of the latest elections and begin constructive negotiations with the new government.

Greece deserves some respite from the pressure on its public finance in order to respond to its humanitarian crisis, reduce its primary surplus target and restructure its massive debt. We urge governments and European institutions to reach an early agreement with the Greek government, allowing the country to meet its immediate financial needs and to have the time necessary to reach a new agreement.

In the crucial days to come, we urge European leaders to secure the future of Greece within the European family with full respect to democracy, social justice and solidarity. Failing to do so will put the whole European project at risk.

Greece offers a democratic and social opportunity to Europe. We urge the European institutions and Member States to seize this opportunity and to no longer persist in past mistakes.

First signatures:

Marina Albiol (GUE/NGL, ES)
Guillaume Balas (S&D, FR)
Sergio Cofferati (S&D, IT)
Pablo Iglesias (GUE/NGL, ES)
Eva Joly (Greens/EFA, FR)
Ska Keller (Greens/EFA, DE)
Edouard Martin (S&D, FR)
Marisa Matias (GUE/NGL, PT)
Liliana Rodrigues (S&D, PT)
Molly Scott Cato (Greens/EFA, UK)
Barbara Spinelli, (GUE/NGL, IT)
Marc Tarabella, (S&D, BE)
Ernest Urtasun (Greens/EFA, ES)


Grèce, une opportunité nouvelle pour l’Europe

Le résultat des élections grecques a ouvert la voie au changement en Europe. Après des années d’austérité inefficace et une politique économique qui n’a cessé d’aggraver la situation politique et sociale, nous considérons que les demandes exprimées par la Grèce peuvent aider le continent à changer le cours des choses.

Ces dernières années, la Grèce a fait l’objet de décisions inadaptées qui se sont traduites par une série d’échecs successifs retentissants. Ces politiques ont amené la zone euro au bord du gouffre et exclu plusieurs millions d’Européens de notre projet commun.

La crise sociale et humanitaire à laquelle est confronté notre continent est sans précédent en Europe: pauvreté qui explose, chômage endémique et coupes budgétaires massives dans les services publics de base. La Grèce a perdu plus de 25% de son Produit Intérieur Brut (PIB) et plusieurs milliers de personnes ne peuvent satisfaire à leurs besoins essentiels.

Dans ce contexte, l’Europe, ses institutions et ses Etats membres ne peuvent continuer à se cacher honteusement derrière le programme de la troïka qui s’est soldé par un échec et n’a atteint aucun de ses objectifs. Certaines voix en Europe essaient de nous faire croire que la Grèce serait le problème, alors que le chômage, les inégalités sociales et la question de la dette sont les vrais défis à relever pour l’Union européenne.

Les institutions européennes et les gouvernements nationaux sont actuellement confrontés au résultat de réponses inadéquates apportées à la crise économique la plus grave depuis celle de 1929. Or les politiques menées ont accru les inégalités et mis en danger le projet européen.

La Grèce lance un appel au sursaut à l’Europe entière.

C’est pourquoi nous estimons que la solidarité doit prévaloir et que tous les efforts doivent être entrepris pour parvenir à un accord avec le gouvernement Grec afin de mettre un terme aux errements qui ont conduit à la situation catastrophique du pays. Toute l’Europe profiterait de ce changement politique.

La Grèce est aujourd’hui notre chance de replacer les citoyens au cœur du projet européen en repositionnant la dignité humaine au centre de nos politiques tout en apportant des réponses concrètes et crédibles aux problèmes qui nous sont posés.

Les menaces proférées ces derniers jours à l’encontre du gouvernement Grec ne sont pas acceptables: les institutions européennes doivent respecter le résultat des dernières élections et entamer des négociations constructives avec le gouvernement nouvellement élu.

La Grèce doit pouvoir bénéficier d’un allègement de sa dette publique pour faire face à la crise humanitaire qui sévit actuellement, à travers une réduction des objectifs assignés en termes de surplus de son solde budgétaire primaire et une restructuration de sa dette. Nous appelons les gouvernements et les institutions européennes à s’engager en faveur d’un accord rapide avec le gouvernement Grec afin de permettre au pays d’assumer ses besoins financiers immédiats avant d’envisager dans un second temps les modalités d’un accord plus global.

Les jours à venir s’avéreront cruciaux, nous demandons aux dirigeants européens de garantir l’avenir de la Grèce au sein de la famille européenne en respectant pleinement la démocratie, la justice sociale et la solidarité. Nous n’avons pas le droit à l’échec: la survie du projet européen est en jeu.

La Grèce offre une opportunité démocratique et sociale à l’Europe. Nous appelons les responsables européens à saisir cettechanceen tournant définitivement le dos aux erreurs passées et à l’impasse de l’austérité.

Premières signatures:

Marina Albiol (GUE/NGL, ES)
Guillaume Balas (S&D, FR)
Sergio Cofferati (S&D, IT)
Pablo Iglesias (GUE/NGL, ES)
Eva Joly (Greens/Efa, FR)
Ska Keller (Greens/EFA, DE)
Marisa Matias (GUE/NGL, PT)
Edouard Martin, (S&D, FR)
Liliana Rodrigues (S&D, PT)
Molly Scott Cato (Greens/EFA, UK)
Barbara Spinelli, (GUE/NGL, IT)
Marc Tarabella, (S&D, BE)
Ernest Urtasun (Greens/EFA, ES)

Syriza, Anel e la strategia della paura

di mercoledì, Gennaio 28, 2015 0 , , Permalink

Mercoledì 28 gennaio 2015, riunione del gruppo GUE-NGL.
Intervento di Barbara Spinelli

La vittoria di Syriza è un evento di primaria importanza per la Grecia e per l’intera Unione, perché a tutti i popoli europei lancia un preciso segnale: uscire dalla logica dell’austerità e delle sanzioni inflitte ai paesi debitori è possibile.

Al tempo stesso, sono d’accordo con quanto ha detto in quest’aula Pablo Iglesias (Podemos): la strategia della paura che ha preceduto il voto greco non si fermerà qui, ma riprenderà con accentuato vigore. Ad essa si aggiungerà poi una strategia dello screditamento, in seguito alla coalizione di Syriza con il partito Anel.

Penso che a questa duplice strategia occorrerà rispondere con la discussione e l’elaborazione, all’interno del nostro gruppo, di risposte forti e convincenti.

Per quanto riguarda la strategia della paura, occorrerà insistere sui necessari legami di solidarietà tra paesi del Sud Europa, ma al tempo stesso cercare l’indispensabile raccordo con i paesi non mediterranei. Penso al ruolo cruciale che nell’Unione europea svolge la Germania, e che dentro la Germania può svolgere la Linke. Dovremo conquistare i cuori e le menti anche dei cittadini tedeschi.

Per quanto riguarda la strategia dello screditamento, dunque gli accordi di governo che Alexis Tsipras ha stretto con la destra di Anel, credo che la spiegazioni esposte dagli europarlamentari di Syriza siano preziose, ma che avremo tutti bisogno di molta documentazione in più, sul significato di quest’alleanza e sulla natura di Anel. Anche Anel, da parte sua, dovrebbe esser chiamata a spiegare il perchè della sua decisione di coalizzarsi con Syriza: perché in Europa si possa meglio capire la natura di questo partito e la convivenza al suo interno di diverse posizioni, sia sull’austerità – che è la preoccupazione numero uno di Tsipras – sia sull’immigrazione.

Ricostituzionalizzare la democrazia

Questo articolo di Barbara Spinelli è apparso con il titolo Serve più sinistra in questa Europa su «Il Fatto Quotidiano» del 23 gennaio 2015

Caro direttore, in riferimento all’articolo di Salvatore Cannavò, “Rottura ligure, la sinistra cerca l’x factor rosso, pubblicato il 20 gennaio dal tuo giornale, ti chiedo di ospitare una riflessione che precisa le posizioni che mi vengono erroneamente attribuite. Un caro saluto.  

Questi sono giorni cruciali, come ho avuto il modo di dire il 17 gennaio, nel corso dell’assemblea dell’Altra Europa con Tsipras alla quale Salvatore Cannavò fa riferimento nel suo articolo del 20 gennaio. Sono giorni cruciali per noi in Italia, dove ci stiamo preparando all’elezione del prossimo presidente della Repubblica e a un possibile sfaldamento del Pd, e sono giorni cruciali per un’Europa che – scossa dai terribili attentati di Parigi e dalle loro prevedibili ripercussioni sulle politiche di sicurezza e sui diritti dei cittadini – attende l’esito delle elezioni generali in Grecia.

La possibile vittoria di Syriza, cui l’Altra Europa si è ispirata fin dalla sua costituzione, potrebbe davvero rappresentare una svolta, se Tsipras condurrà sino in fondo la battaglia che ha promesso, e se sarà sostenuto da un grande arco di movimenti e partiti fuori dalla Grecia. Sarà la prova generale di uno schieramento che non si adatta più all’Europa così com’è, che giudica fallimentari e non più proponibili i rigidi dogmi dell’austerità, e che mette fine allo schema ormai trentennale inventato da Margaret Thatcher, secondo cui “non c’è alternativa” alla visione neoliberista delle nostre economie e delle nostre società: visione fondamentalmente antisindacale, politicamente accentratrice, decisa a decostituzionalizzare le singole democrazie dell’Unione europea e la democrazia delle stesse istituzioni comunitarie.

In questo scenario, l’articolo di Cannavò restringe l’orizzonte, collegando la nascita di un progetto politico di ampio respiro a una mera sommatoria di sigle e di singole figure, per quanto autorevoli.

Nell’inverno 2013-2014, la lista L’Altra Europa con Tsipras nacque per unire in Italia le forze che non si riconoscevano nella linea di un partito – il Pd – sempre più attratto dall’ideologia centrista che sprezza le forze intermedie della società, e i poteri che controbilanciano il potere dell’esecutivo. Siamo nati – ho avuto occasione di dirlo a Bologna – per rimobilitare politicamente e conquistare il consenso di una sinistra oggi emarginata, sì, e anche di chi ha cercato rifugio nel movimento di Grillo o – sempre più – nell’astensione, dunque in un voto di sfiducia verso tutti i partiti e tutte le istituzioni politiche.

Eravamo partiti da Alexis Tsipras e dalle sue proposte di riforme europee, perché anche noi vedevamo la crisi iniziata nel 2007-2008 come una crisi sistemica – di tutto il capitalismo e in particolare dell’eurozona – e non come una somma di crisi nazionali del debito e dei conti da tenere in ordine nelle varie case nazionali. L’aggancio a Syriza e al caso greco era un grimaldello per cambiare l’Europa e la politica italiana.

Quelle idee vanno salvaguardate, perché hanno prodotto un esito importante: un milione di voti, tre deputati nel Parlamento europeo, un consigliere comunale in Emilia Romagna; ma soprattutto hanno prodotto una consapevolezza nuova: non bisogna aspettare, per nascere come soggetto politico, che altri decidano quale fattore x, quale alternativa nuova e mai vista debba prodursi alla politica di Renzi.

Il soggetto c’è, questo ho detto a Bologna, senza mai sognarmi di pronunciare le parole che mi vengono attribuite da Cannavò: L’Altra Europa non è affatto un “contenitore autosufficiente”, ma un’esperienza politica autonoma, che può essere messa in comune nella costruzione di una nuova realtà il più ampia possibile – che si dia il compito di fermare la disgregazione sociale in atto nel nostro paese, a livelli mai conosciuti nella storia repubblicana, mettendo al centro la difesa del lavoro e dell’ambiente, e ridando dignità a una generazione senza prospettive.   

La nostra Lista non deve dimenticare, e anzi deve accentuare e trasformare sempre più in proposte politiche concrete, la sua intuizione iniziale: l’aspirazione a essere massimamente inclusiva e unitaria, partendo dalle esperienze e dalle pratiche esistenti nei territori, e massimamente aperta ai movimenti alternativi. Aperta – come lo siamo stati nelle elezioni europee – alle persone più che agli apparati. Pronta a dialogare con i diversi partiti e movimenti della sinistra radicale, e anche con chi non si identifica – o non si identifica più – in ciò che viene chiamato “sinistra”. Penso agli ecologisti, ai militanti delle battaglie anticorruzione e antimafia, ai delusi del M5S, e infine – ancora una volta, e sempre più – agli astensionisti. Il nostro progetto politico non era la riproposizione di un insieme di partitini e, anche se essenzialmente di sinistra, non era solo di sinistra. Non era antipartitico, ma era rigorosamente non-partitico. Sono talmente tante le cose da fare che non abbiamo letteralmente tempo di occuparci degli equilibrismi tra i piccoli partiti, delle piccole o grandi secessioni dentro il Pd. C’è l’Europa dell’austerità, che dobbiamo cambiare affiancando la battaglia che domani farà Syriza, e che dopodomani – spero – farà Podemos. C’è l’Europa-fortezza da mettere radicalmente in questione, con politiche dell’immigrazione che mutino i regolamenti sull’asilo, che garantiscano protezione ai profughi da guerre che attorno a noi si moltiplicano e ci coinvolgono, perché sono guerre che americani ed europei hanno acutizzato e quasi sempre scatenato.

Perfino il mar Mediterraneo va ricostituzionalizzato, visto che l’Unione sta violando addirittura la legge del mare, mettendo in discussione il dovere di salvare le vite umane minacciate da naufragio. E vanno aboliti i Cie, i Centri di identificazione ed espulsione, nella loro forma attuale. Ho visitato in dicembre quello di Ponte Galeria a Roma. 
Non è un centro. È un campo di concentramento. Non per ultimo: in Italia bisogna trovare risposte a un razzismo che sta esplodendo ovunque, non solo nel popolo della Lega ma anche a sinistra, e che sarà sempre più legittimato dalle urne, se non impareremo ad affrontarlo in maniera giusta e argomentata.

Proprio perché l’ora di agire è adesso, la Lista nata prima delle europee deve mettersi subito al lavoro, e costruire un’alternativa con tutte le forze che vorranno ripensare la democrazia e con tutte le personalità in rotta con il partito di Renzi, ma senza disperdere il patrimonio dell’Altra Europa, specie quello accumulato nei territori. Senza sciogliersi. E avendo coscienza che non basta riunire attorno a un tavolo i frammenti della sinistra. Ci interessa al tempo stesso, e subito, il dialogo con gli italiani che si astengono o che votano Grillo: rispettivamente il 40 e il 20 per cento dell’elettorato.

È la maggioranza del paese, con cui la politica deve ricominciare a parlare. Alla crisi straordinaria che viviamo, non si può che rispondere con uno sforzo egualmente straordinario di unificazione, e di oltrepassamento dei recinti cui siamo abituati.


Lettura consigliata: Rodotà: “Ripartiamo dal basso, senza la zavorra dei partiti”, Micromega, 22 gennaio 2015

A proposito delle votazioni sulla situazione in Ucraina

Comunicato stampa di Barbara Spinelli

Circola in rete la notizia secondo cui diversi deputati del GUE/NGL avrebbero votato, il 15 gennaio a Strasburgo, a favore della risoluzione di mozione comune “RC-B8-0008/2015” sull’Ucraina (tra questi Barbara Spinelli e alcuni deputati della Linke) o si sarebbero astenuti (Curzio Maltese e Syriza). La notizia è destituita d’ogni fondamento: il GUE/NGL ha votato compatto contro la risoluzione maggioritaria, radicalmente antirussa. Purtroppo l’approvazione di quella risoluzione non ha permesso al GUE di votare la propria mozione “B8-0027/2015“, che difendeva una linea diametralmente opposta e che resta agli atti.
La tesi di chi accusa Spinelli e la Linke di appoggio alla mozione maggioritaria rimanda a una pagina del sito indipendente www.votewatch.eu. Quella pagina riporta dati corretti, registrando la divisione all’interno del GUE su dei singoli emendamenti alla risoluzione approvata, ma non sulla risoluzione stessa. Tutti gli emendamenti presentati dal GUE/NGL sono stati bocciati dal Parlamento europeo. Le differenze all’interno di ciascun gruppo parlamentare sugli emendamenti non sono infrequenti, soprattutto quando si discutono argomenti particolarmente drammatici. Ben altra rilevanza avrebbe la divisione sul voto finale, che  tuttavia non c’è stata. Ed è bene che non ci sia stata, alla luce dell’offensiva militare che il governo di Kiev ha lanciato in questi giorni nell’Est dell’Ucraina.

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Questo nell’immediato.
Ci riserviamo di tornare in futuro sulla questione entrando più dettagliatamente nei meccanismi e nelle scelte politiche che il 15 gennaio 2015 hanno determinato l’insieme di votazioni (emendamenti compresi) sulla situazione ucraina nella sessione plenaria del Parlamento europeo riunitosi a Strasburgo.

Contro un’Europa antropofagica

Questo articolo sarà pubblicato sul quotidiano greco «I Avgi»

Se Syriza vince le elezioni del 25 gennaio, quel che sembrava impossibile potrebbe divenire possibile: un radicale cambiamento di rotta – non solo in Grecia ma nell’Unione europea – delle politiche anti-crisi, dei modi di negoziare e di parlarsi tra Stati membri, delle abitudini cittadine a fidarsi o non fidarsi dell’Unione. Fidarsi e ricominciare a sperare nell’Unione è oggi possibile solo in un’esperienza di lotta alla sua degenerazione liberista, alle sue tentazioni neonazionaliste e xenofobe, alla sua fuga dalla solidarietà: è quel che Alexis Tsipras promette.

Questi anni di crisi hanno trasformato l’Unione in una forza divisiva, punitiva, antropofagica. Hanno svuotato le costituzioni democratiche nazionali, nelle cosiddette periferie Sud, e in Europa la Carta dei diritti fondamentali. Hanno trasformato i governi in scolari minorenni, che ogni tanto scalciano e buttano sassi come ragazzini ma che hanno finito con l’interiorizzare la propria sottomissione e dipendenza da disciplinatori più forti, da ideologi che pur avendo fallito con le proprie dottrine perseverano nella propria arroganza dogmatica.

Le proposte di Syriza disturbano perché Tsipras non vuole uscire dall’euro ma restarvi, non mette in questione la gravità del debito pubblico ma intende combatterlo con politiche europee che siano consapevoli, finalmente, che la crisi non è solo di questa o quella nazione ma è sistemica: è crisi straordinaria dell’architettura dell’euro, bisognosa di misure collettive non meno straordinarie. Tsipras rimette al centro la politica, l’arte del negoziare, la conversazione tra adulti nell’Unione, la perduta dialettica fra sinistre e destre, la congiunzione tra progresso economico e progresso sociale e politico. L’accordo cui mira deve essere vantaggioso per tutti, e deve esser congegnato in maniera tale da far rinascere il progetto unitario postbellico, e il Manifesto di Ventotene nato in mezzo alla guerra contro tutte le forme di dispotismo, prevaricazione e umiliazione.