Alfano richiami Frontex al rispetto dei compiti di salvataggio in mare

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli ad Alfano: Presidenza imponga a Frontex il rispetto dei compiti di salvataggio in mare previsti dai regolamenti UE

Bruxelles, 11 dicembre 2014

Nel corso dell’odierna riunione della Commissione LIBE (Libertà, giustizia e affari interni), Barbara Spinelli ha reso nota una lettera inviata dal direttore di Frontex al Viminale, in cui sono criticati gli eccessivi interventi di soccorso effettuati da Frontex sulla base di chiamate dal Centro operativo di controllo di Roma, fuori dall’area operativa di Triton. Le istruzioni impartite alle navi, scrive Klaus Rosler, «non sono coerenti con il piano operativo e purtroppo non saranno prese in considerazione in futuro». L’eurodeputata del GUE-Ngl, insieme alle colleghe Elly Schlein (S&D) e Laura Ferrara (EFDD), ha domandato chiarimenti sulla lettera e chiesto ad Angelino Alfano, in qualità di rappresentante della Presidenza italiana e di ministro italiano dell’Interno, «di esigere chiarimenti da Frontex, richiamando l’agenzia al rispetto dei regolamenti che la obbligano non solo a controllare le frontiere ma a fare search and rescue e a rispettare le leggi del mare». Il Ministro ha risposto positivamente, ricordando che il soccorso in mare «non deriva da una delibera di Frontex» ma dalla «insuperabile legge del mare» e dai diritti umani fondamentali. «Le leggi del mare», ha continuato Alfano, «precedono la nostra costituzione» e sono «regole assorbite nei codici fondamentali dei diritti, che nessuno può scavalcare», neanche quando il presidio operativo dell’operazione Triton dovesse limitarsi al controllo entro la linea di 30 miglia dalle coste italiane: «Quando arriva una chiamata nessuno può sottrarsi», ha concluso il Ministro, «nessuno può affidarsi alle parole»: queste operazioni di salvataggio sono fissate «su carta scritta», ovvero nei regolamenti che costituiscono e istruiscono il lavoro di agenzie come Frontex.


 

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Alfano risponde a Frontex. Non possiamo ignorare leggi del mare

Tratta degli esseri umani: l’Italia disattende il diritto europeo

COMUNICATO STAMPA

“Vorrei esprimere la mia più grande preoccupazione per il mancato recepimento, in Italia, della direttiva europea contro la tratta degli esseri umani”, ha detto Barbara Spinelli nel corso della seduta della Commissione Libertà, Giustizia e Affari interni che si è tenuta a Bruxelles il 2 dicembre. Il sistema italiano non è solo profondamente deficitario, ha affermato l’eurodeputata del Gue-Ngl rivolgendosi alla coordinatrice anti-tratta della Commissione europea, Myria Vassiliadou, ma è “pericoloso dal punto di vista della protezione delle vittime”,  anche in considerazione dei fortissimi tagli finanziari imposti all’intero sistema.

A riprova delle gravi lacune mostrate dallo Stato italiano nella trasposizione del diritto europeo, Barbara Spinelli ha citato lo studio pubblicato dall’Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) sullo stato di attuazione in Italia della Direttiva europea concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime (2011/36/EU).

L’eurodeputata ha deplorato l’assenza di definizioni basilari – come quella concernente la “posizione di vulnerabilità” dell’individuo – e di un benché minimo accenno al consenso della vittima, giudicato irrilevante in presenza di alcuni mezzi di coercizione (come previsto dal §1 dell’articolo 2 della direttiva). Quest’ultima lacuna è particolarmente importante nei casi in cui la vittima di tratta non subisca violenza fisica o costrizione in senso stretto, ma si pieghi all’unica possibilità di sopravvivenza per se stessa o per i propri familiari.

Il decreto di attuazione della direttiva contro la tratta, ha puntualizzato infine Spinelli, prevedeva – entro un termine di tre mesi dalla sua entrata in vigore – l’approvazione di un piano nazionale. Piano a tutt’oggi non ancora adottato.

L’ASGI ha lanciato una petizione (disponibile a questo link) per spingere le istituzioni italiane ad adottare urgentemente il piano-anti tratta, a stanziare i fondi necessari a prevenire e contrastare la tratta degli esseri umani e a garantire la tutela delle sue vittime.


Per aderire alla petizione dell’ASGI

Lo spirito europeo che manca in Israele

Bruxelles, 11 novembre 2014

Prima riunione della Delegazione per le relazioni con Israele: intervento di Barbara Spinelli

Martedì 11 novembre l’Ambasciatore David Walzer, Direttore della Missione Israeliana presso l’Ue, è intervenuto in una riunione della Delegazione di Israele del Parlamento europeo. Il diplomatico israeliano ha duramente attaccato l’atteggiamento europeo, assai contrario ultimamente alle politiche di Gerusalemme, accusando Abū Māzen di incoraggiare attacchi contro il popolo israeliano. L’ambasciatore ha dichiarato che palestinesi ed estremisti conducono da mesi una campagna di odio e di eccitamento degli animi, e che dall’inizio del 2014 Israele ha subito più attacchi fatali di carattere terroristico che nell’insieme dei due anni precedenti. Per Walzer la recente campagna nelle capitali europee, sempre più critica nei confronti di Israele, costituisce un atteggiamento molto rischioso in una regione così infuocata. Mentre una nuova forma di Islam estremamente aggressivo – “che non esita a tagliare le teste alle persone” – viene vista generalmente come il pericolo prioritario, per l’ambasciatore l’avanzata di IS (o DAESH) non deve sminuire la percezione della minaccia iraniana, o di quella siriana impersonata da Assad che resta il vero nemico. Per il diplomatico è importante che l’Unione europea comprenda che Hamas, Al-Qaeda, Al-Shabaab e IS sono espressioni della stessa ideologia, e perseguono lo stesso obiettivo: la realizzazione di una vasta regione araba nella quale applicare il fondamentalismo islamico. La sola differenza tra i vari movimenti è costituita dai tempi in cui bisogna realizzare tale comune obiettivo: se subito (DAESH) o procrastinandolo nel tempo (Hamas).

Questi punti di crisi creano un ostacolo nei rapporti tra Israele e l’Ue, le cui relazioni coprono un ampio ventaglio (dall’industria alla medicina, dagli studi scientifici a quelli umanistici). Molti israeliani sentono di essere anche europei e possiedono il passaporto di uno Stato Membro, mentre le università israeliane si fanno guidare nel loro insegnamento dallo spirito delle università europee.

Nei suoi interventi, l’eurodeputato Barbara Spinelli si è rivolto all’ambasciatore Walzer, condividendo l’idea che il caos nella regione produce violenza e non viceversa, a cominciare dall’uccisione recente di due israeliani: un tragico evento che senz’altro va deplorato. L’Eurodeputato ha tuttavia ricordato come il caos abbia molte radici, sia nella politica palestinese sia nella politica del governo israeliano, responsabile dell’indebolimento di Abū Māzen che dovrebbe essere il suo naturale interlocutore. Più volte, ha ricordato Spinelli, il Presidente dell’Autorità Palestineseha criticato Hamas descrivendola come “l’altra faccia dell’IS”. L’eurodeputato è del parere che l’estremismo palestinese sia una reazione al permanere e all’espandersi di colonie israeliane nei territori occupati.

Proprio perché concorda con l’ambasciatore sulle radici forti, nelle università israeliane, dello “spirito europeo”, Barbara Spinelli ha richiamato l’attenzione del suo interlocutore su quel che significò, nel dopoguerra, lo spirito europeo: significò, nella sostanza, la chiusura del capitolo delle colonizzazioni. In questo contesto ha citato le parole dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini, che qualche giorno prima aveva chiesto la fine della politica di colonizzazione a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, la fine delle demolizioni di case palestinesie delle loro confische.

Barbara Spinelli ha infine chiesto all’Ambasciatore che cosa pensasse dell’appello di 104 ex-generali israeliani, compresi alcuni ex capi del Mossad, in favore di negoziati di pace immediati con i rappresentanti palestinesi della Cisgiordania e anche di Gaza, oltre che con gli “Stati arabi moderati”. Alla domanda, David Walzer ha risposto che si potrebbero trovare molti più ex-ufficiali pronti ad appoggiare le politiche del proprio governo. E ha citato il detto secondo cui ogni israeliano ha almeno tre opinioni diverse. Ha ricordato anche che suo padre ha combattuto la guerra del 1948, mentre lui personalmente è stato arruolato nel 1973 e i suoi tre figli sono attualmente nell’esercito. La sua speranza è che i suoi nipoti vivranno in pace senza essere obbligati ad arruolarsi nell’esercito israeliano. Ha infine ribadito che non ci sono stati cambiamenti nello status quo stabilito nel 1967. Infine, per quanto riguarda i nuovi appartamenti a Gerusalemme Est voluti dal governo Netanyahu, Walzer ha insistito che l’attività edilizia in questione riguarda aree con vecchi stabili che già sono sotto il controllo israeliano e non costituiscono quindi colonie, ma rientrano piuttosto nella “riqualificazione di quartieri già israeliani”. Rispondendo a quest’ultima affermazione di David Walzer, Barbara Spinelli ha chiesto all’ambasciatore se davvero l’ambasciatore fosse convinto, contro la realtà dei fatti, che costruire appartamenti sia qualcosa di diverso dal mandare nuovi coloni nei territori occupati.

Lettera aperta a Dimitris Avramopoulos sulla questione dei profughi siriani

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Su iniziativa degli eurodeputati greci Kostadinka Kuneva e Kostas Chrysogonos (Syriza, GUE/NGL) è stata indirizzata a Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza, una lettera aperta in cui si denuncia la situazione dei duecento profughi siriani in sciopero della fame da una decina di giorni davanti alla sede del Parlamento greco per ottenere il diritto di lasciare il paese legalmente, e, nell’attesa, di ricevere riparo, cibo e cure mediche nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sullo status dei Rifugiati. Queste persone sono state costrette a lasciare la Siria a causa della guerra civile che ha provocato più di 100.000 morti e ha costretto alla fuga quasi tre milioni di persone.
Il governo greco, per voce del suo ministro dell’Interno, ha informato i profughi siriani che in base al regolamento di Dublino possono sottoporre richiesta d’asilo esclusivamente alla Grecia, primo paese di accoglienza: non otterranno documenti di viaggio per raggiungere altri paesi dell’Unione Europea, e non sarà possibile garantire l’alloggio a tutti. Ai profughi è stato inoltre comunicato che la ricerca di un impiego in Grecia, con 1,24 milioni di disoccupati, sarebbe inutile. Il ministro si è rifiutato di prendere in considerazione le possibilità contemplate dalla Direttiva del Consiglio europeo 2001/55/EC del 20 luglio 2001 a proposito delle norme minime sulla concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e l’adozione di misure intese a garantire l’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono tali persone e subiscono le conseguenze dell’accoglienza delle stesse. Si chiede pertanto al ministro di attivare la Direttiva, consentendo ai profughi siriani di chiedere asilo ai paesi in cui spesso si trovano altri membri delle loro famiglie, favorendo una distribuzione equilibrata dei profughi siriani nei vari paesi europei e permettendo all’Unione Europea di mostrarsi responsabile e solidale nei confronti di coloro che cercano riparo da una guerra.

Aggiornamento, venerdì 5 dicembre: è stata data notizia della morte di due profughi siriani di piazza Syntagma.

By this letter, we would like bring to your attention a case that you might already be aware of. For the last twelve days, a group of about two hundred Syrian refugees, among which women with their children, elderly and injured, are staging a protest in Syntagma Square in Athens, just across the Greek Parliament. For almost ten days now, most of them are on hunger strike. Until this very moment, seventeen hunger strikers have shown signs of exhaustion (faints) and were sent for hospitalization.

Syrian refugees are requesting for travel documents that would enable them to travel safely and with dignity to other European countries. But until this request succeeds, they are seeking for shelter, food, medical care and social protection, fundamental rights foreseen and protected in the UN Convention Relating to the Status of Refugees, as well as in the European legislation. These people have been forced to leave Syria due to the civil war which has been going on for over three years, costing the lives of over 100,000 people and forcing almost three million people to flee the country and become refugees. Those people took a huge risk, crossing Turkey and reaching on a boat to Greece, a country serving as a transit point for their final destinations, which are other countries of EU. Their desire is to reunite with members of their families, who have managed to reach safer destinations which have the structure to receive the refugees and asylum seekers.

In a resolution drafted by the Syrians refugees themselves, who are located in Syntagma Square since November 19th, it is emphatically stated the following: “We are here to demand the only solution that can exist for us and for our families: the right to continue our journey in order to be able to set up a new life in a new place, in another corner of the world, with safety, freedom and dignity for us and for our children. We ask the European countries to take their share of responsibility for the suffering of the Syrian people and to welcome the war refugees into their territory. We ask the Greek Government to initiate the procedures that would enable us to continue our journey. ”

The Greek Government, through its Ministry of Interior, informed Syrian refugees that their only option is to submit an asylum request to Greece, as foreseen in Dublin Regulations which obliges the asylum seekers to submit their application to the country of first reception. They were warned that no travel document can be given to them in order to travel to other EU countries and that housing for everyone cannot be ensured. Additionally, they notified them that searching for employment in Greece, where there are 1.24 million unemployed, would be futile. The Minister refuses to acknowledge and use the possibilities provided in the Council Directive 2001/55/EC of 20 July 2001 on minimum standards for giving temporary protection in the event of a mass influx of displaced persons and on measures promoting a balance of efforts between Member States in receiving such persons and bearing the consequences thereof, ratified by Presidential Decree 80/2006, which could come into force, if Greece requested the Commission to submit a proposal to the Council.

The influx of Syrian refugees in Greece illustrates the pressure created to EU countries which form part of its external borders. This situation leads both the EU as a whole and its Member States separately, to violate the responsibilities they have assumed by signing and ratifying human rights treaties, especially those that have been set for the protection of refugees.

During your hearing at the European Parliament you set as priority “to respond in effective way to migratory pressures at our borders and to ensure the full respect of human rights”. You further acknowledged that “as long as the humanitarian crisis is on-going due to the Syrian civil war, the Iraq crisis and the general instability in our area, we will continue to see a large number of people from various parts of the world to seek international protection.“  You also committed yourself to properly implement the Common European Asylum System.

This is the time where you can take the first step and effectively realize some of your commitments. We urge you to take initiative in addressing the situation of the Syrian refugees in Greece, in cooperation with European and Greek authorities. It is well known that Greece cannot respond alone to the massive influx of refugees or provide them with adequate or even decent means of living, a flagrant example of that is the situation with the rest of the hundreds of Syrian refugees saved from drowning a few days ago in the South of Crete. By activating Directive 2001/55/EC, you will give the Syrian refugees the opportunity to seek asylum in countries that they really want to reside with other members of their families. Also, you will allow a balanced distribution of Syrian refugees in the different EU countries and, mostly, you will allow EU to show true solidarity to these people who have escaped war.

We are also expressing our serious concerns on possible massive police operations against them and we are looking forward to see your immediate initiatives and actions, before the Syrians hunger strikers suffer in Greece what they escaped from Syria of horror and of war.

Emergenza profughi in Grecia: Spinelli chiede soluzione politica

Nel pomeriggio del 3 dicembre, il greco Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza, ha incontrato la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari Interni del Parlamento europeo.

L’onorevole Barbara Spinelli (GUE-Ngl), membro della Commissione – dopo aver letto e appoggiato la lettera scritta dagli eurodeputati greci Kostadinka Kuneva e Kostas Chrysogonos – ha chiesto al Commissario Avramopoulos spiegazioni e soluzioni politiche riguardo alla situazione che ha portato duecento profughi siriani approdati in Grecia a iniziare uno sciopero della fame che prosegue a oltranza, in piazza Syntagma, davanti alla sede del Parlamento.

Domanda di Barbara Spinelli:

“Buon giorno, commissario Avramopoulos. Visto che nell’audizione che ebbe in questa commissione parlamentare il 30 settembre Lei auspicò una comune politica dell’asilo, vorrei richiamare la sua attenzione su quello che sta succedendo in queste ore ad Atene. Da più di una settimana, duecento siriani sono in sciopero della fame a Piazza Syntagma. Ci sono bambini; ci sono già molte persone che sono state portate in ospedale. La situazione è perversa: perché vogliono andare in un paese terzo, ma sono bloccati nel paese di arrivo per via del regolamento di Dublino (che obbliga il migrante a chiedere asilo nel primo paese dell’Unione dove giunge nella sua fuga, ndr). Allo stesso tempo, il governo greco fa loro sapere che non può garantire né il rifugio, non possedendo strutture adeguate, né il lavoro. È così che si creano zone di non diritto, e si moltiplicano nell’Unione paesi non sicuri dal punto di vista del rispetto dei diritti fondamentali europei. La collega Laura Ferrara (eurodeputata del M5S) ha citato l’Italia, e infatti c’è anche l’Italia come paese che secondo la Corte dei diritti dell’uomo a Strasburgo non è in grado di assicurare condizioni civili di accoglienza (sentenza Tarakkhel del 4-11-2014, ndr).

Quello che le voglio chiedere è cosa intende fare, nell’immediato, per venire incontro alla situazione drammatica in Grecia. E se non sia il caso di accertare l’esistenza di un “afflusso massiccio” di rifugiati. L’afflusso massiccio prevede infatti l’attuazione della Direttiva del 2001 (grazie alla quale la Commissione impone la concessione della protezione temporanea e la solidarietà tra Stati membri negli sforzi di accoglienza, ndr). Le chiedo infine se non pensa sia il caso di rivedere il Regolamento Dublino III, proprio perché generatore di questa situazione perversa, nella quale il fuggitivo si trova incastrato tra il Paese dove non può andare e quello di accoglienza dove non può restare”.

Risposta del Commissario Avramopoulos:

“(Sono al corrente di) ciò che succede in piazza Syntagma. Sono in contatto con le autorità greche, ne sono informato e so qual è la situazione. Questo gruppo di profughi siriani ha ricevuto da parte dell’autorità greca la proposta di dar loro l’asilo, per motivi ovvi. Però c’è un vuoto. E tuttavia le autorità greche hanno dato l’assistenza necessaria a questi profughi siriani in piazza Syntagma. Come Lei stessa ha detto, sono stati portati in ospedale.

Lunedì andrò a Ginevra, dove si svolgerà una grande conferenza dedicata proprio ai profughi siriani. Il flusso migratorio continua ad aumentare, perché le pressioni esercitate su questa popolazione sono particolarmente forti. Si tratta di cose che non valgono solo per la Grecia, ma anche per altri paesi. La decisione di chi chiede asilo è assolutamente personale, quindi non ci sonopossibilità legali, per uno Stato membro, di convincere i singoli a fare domanda, anche se le esigenze di protezione di quelle persone sono quelle che sono. Vorrei però ricordare che gli Stati membri hanno sì l’obbligo giuridico di tutelare le persone, ma anche quello di procedere alla registrazione delle impronte digitali: cosa che le persone in fuga non accettano. Anche in altri paesi è così. Per quanto riguarda i siriani, c’è un consenso fra gli Stati membri sul fatto che non è possibile un rimpatrio, vista la situazione in Siria, e questo indipendentemente dalla natura del soggiorno di questi siriani negli Stati membri.

Non parlo come greco, ma so della situazione perché ne sono informato: già dal 2010 le autorità greche stanno attuando un programma di asilo per i siriani, e le carenze che furono notate allora sono state affrontate, come già detto.

Noi, come Commissione, abbiamo (assunto) un’iniziativa: ne discuterò con i colleghi nella Commissione, ma poi sarà un tema di discussione internazionale a Ginevra”.

Controreplica di Barbara Spinelli:

“Commissario, ma di quale assistenza sta parlando, a Piazza Syntagma? Ai fuggitivi non è stato dato cibo, né acqua. Sono stati portati all’ospedale, è vero, ma non mi dica che è questa l’assistenza!”

Violenze in Italia contro i migranti: richiesta ufficiale di procedura di infrazione

Interrogazione scritta

According to a circular diffused by the Italian Ministry of Interior on 25.09.2014 irregular migrants refusing to be identified commit a crime and police forces should “obtain pictures and fingerprints even with the use of force, if necessary”.

Following the diffusion of these instructions Italian media have circulated photographs of migrants’ bruised and wounded bodies and their declarations to have been beaten, threatened and segregated because of their refusal to comply with this circular.

According to the Commission does the Italian circular comply with the European Charter of Fundamental Rights standards of necessity, proportionality and right to dignity (Art.1)?

Should Italian authorities be reminded that according to
– Art.8 of Directive 2008/115/EC coercive measures must “be used as a last resort”, be proportionate and “not exceed reasonable force”,
– Art.8 of Council Regulation 2725/2000 the collection of fingerprints shall be in accordance with the safeguards laid down in the ECHR and the UN Convention on the Rights of the Child?

Will the Commission initiate infringement proceedings and in any case invite Italy to urgently modify the circular – or any other systemic violation promoted by the Italian state towards migrants?

Signatures/Firme

Barbara Spinelli, Lista Tsipras, GUE/NGL
Gabriele Zimmer, Die Linke, GUE/NGL
Iosu Juaristi Abaunz, EH Bildu, GUE/NGL
Javier Couso Permuy, Izquierda Unida, GUE/NGL
Sabine Lösing, Die Linke, GUE/NGL
Martina Anderson, Sinn Fein, GUE/NGL
Marina Albiol Guzmán, Izquierda Unida, GUE/NGL
Merja Kyllönen, Vasemmistoliitto, GUE/NGL
Lola Sánchez Caldentey, Podemos, GUE/NGL
Georgios Katrougkalos, Coalition of the Radical Left, GUE/NGL
Helmut Scholz, Die Linke, GUE/NGL
Malin Björk, Vänsterpartiet, GUE/NGL
Lidia Senra Rodríguez, Alternativa galega de esquerda en Europa, GUE/NGL
Teresa Rodriguez-Rubio, Podemos, GUE/NGL
Neoklis Sylikiotis, Progressive Party of Working People – Left – New Forces, GUE/NGL
Patrick Le Hyaric, Front de Gauche, GUE/NGL
Eleonora Forenza, Lista Tsipras-L’Altra Europa, GUE/NGL
Marisa Matias, Bloco de Esquerda, GUE/NGL
Tania González Peñas, Podemos, GUE/NGL
Paloma López Bermejo, Izquierda Unida, GUE/NGL
Pablo Echenique, Podemos, GUE/NGL
Pablo Iglesias, Podemos, GUE/NGL
Fabio De Masi, Die Linke, GUE/NGL
Cornelia Ernst, Die Linke, GUE/NGL
Curzio Maltese, Lista Tsipras-L’Altra Europa, GUE/NGL
Younous Omarjee, L’union pour les Outremer, GUE/NGL
Marie-Christine Vergiat, Front de Gauche, GUE/NGL
Ángela Vallina, Izquierda Unida, GUE/NGL
Anja Hazekamp, Partij voor de Dieren, GUE/NGL
Laura Ferrara, Movimento 5 Stelle, EFDD
Cécile Kashetu Kyenge, Partito Democratico, S&D
Elly Schlein, Partito Democratico, S&D
Cécile Kashetu Kyenge, Partito Democratico, S&D
Elly Schlein, Partito Democratico, S&D


Interrogazione scritta Conformità al diritto dell’Unione e al rispetto dei diritti fondamentali di una circolare italiana e dei suoi allegati sul rilevamento delle impronte digitali dei migranti irregolari, registrata il 27 novembre

Sullo stesso tema:
Circolare del Viminale e maltrattamenti a danno di migranti: richiesta alla Commissione di attivare procedure di infrazione
Depositata interrogazione scritta alla Commissione

Rassegna stampa:

Identificazioni e violenze, richiesto l’avvio di una procedura d’infrazione contro l’Italia
Immigrazione: eurodeputati contro violenze in Italia
Immigrazione: Spinelli (Gue) chiede infrazione contro Italia
Immigrati, alleanza, Pd-M5S-Lista Tsipras per chiedere procedura d’infrazione contro l’Italia
«Violenze ingiustificate sugli stranieri»: 32 parlamentari Ue contro l’Italia
La politica migratoria europea viola los Derechos Humanos

Lista L’Altra Europa, motivi del voto di astensione sulla mozione di censura a Jean-Claude Juncker il 27 novembre 2014

«Juncker e la sua Commissione meritano di essere censurati. Il gruppo GUE/NGL ha fatto il possibile per avere una propria mozione di censura in plenaria. Purtroppo non ci siamo riusciti, perché Verdi e S&D si sono rifiutati di sostenerla. Tuttavia non possiamo votare a favore della mozione EFDD, che accusa giustamente il paradiso fiscale lussemburghese ma tace su altri paradisi fiscali nell’Unione Europea, a cominciare da quelli del Regno Unito, e che non mette in questione un sistema di cui gli offshore e la deregolamentazione del sistema finanziario sono parti costitutive. Manca inoltre qualsiasi accenno a una maggiore armonizzazione fiscale europea, che la nostra delegazione auspica con forza. Abbiamo firmato la domanda fatta dal gruppo dei Verdi di costituire una commissione di inchiesta sui paradisi fiscali in Lussemburgo e in Europa.»

Barbara Spinelli, Eleonora Forenza, Curzio Maltese

eurodeputati dell’Altra Europa con Tsipras/gruppo GUE-NGL


Il testo della mozione di censura presentata da 76 deputati del gruppo EFDD e dei Non iscritti

Perché l’Europa deve riconoscere lo Stato della Palestina

di mercoledì, Novembre 26, 2014 0 , , Permalink
Israele, Giordania, Libano, Siria e Palestina in una fotografia scattata da un membro dell'equipaggio della Stazione spaziale internazionale. Image credit: NASA

Israele, Giordania, Libano, Siria e Palestina in una fotografia scattata dalla Stazione spaziale internazionale. Image credit: NASA.

Strasburgo, 26 novembre 2014. Intervento in plenaria di Barbara Spinelli in occasione della Dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza*

Perché l’Europa deve riconoscere lo Stato della Palestina? Non per indebolire Israele, ma per sanare le sue ferite e restituirgli una forza politica condannata a perire, se è solo forza militare. Perché nessuno Stato può sopravvivere come democrazia se occupa terre non sue. Penso che Israele abbia bisogno di darsi infine frontiere non solo legali ma legittime. Penso che non si possa chiedere ai palestinesi l’assoggettamento senza fine e la rinuncia alla statualità. Anche in Europa le cose andarono così. L’unificazione fu possibile quando le frontiere non furono più contese. Solo frontiere non più contese sono sormontabili.

Israele deve la sua nascita a capitoli neri della storia d’Europa. Ne siamo co-responsabili. Per questo è così importante che sia l’Unione – non solo una serie di suoi Stati – a compiere il gesto simbolico ma decisivo: riconoscere ai Palestinesi il riscatto d’una statualità.

Se il gesto non viene compiuto, i governi israeliani proveranno un sollievo breve. Ricadranno in sempre nuove guerre, come i sonnambuli governi nazionalisti che distrussero l’Europa in nome di un’etnia o una terra colpevolmente sacralizzata.

 

* il voto sulla mozione era previsto per oggi, 26 novembre. È stato rinviato a dicembre, su pressioni del Partito Popolare.

L’inizio di un possibile crimine contro la civiltà europea

Lampedusa. Image credit:  Sara Prestianni; Noborder Network

Lampedusa. Image credit: Noborder Network

Strasburgo, 25 novembre 2014. Intervento in plenaria di Barbara Spinelli durante il dibattito sul tema “Situazione del Mediterraneo e bisogno di un approccio olistico dell’Unione Europea alla migrazione” (“Situation in the Mediterranean and the need for a holistic EU approach to migration”)*

Vorrei richiamare l’attenzione su due recenti dichiarazioni sull’immigrazione dal Mediterraneo. Quella del ministro dell’Interno italiano Alfano, secondo cui il primo novembre Mare Nostrum s’è chiuso, e dopo un intervallo, grazie a Frontex, “non si spenderà più un euro” per salvataggi in mare. La seconda dichiarazione è del ministro inglese dell’immigrazione, James Brokenshire. I salvataggi nel Mediterraneo – ha detto testualmente quest’ultimo – “vanno fermati al più presto”, dal momento che “incoraggiano” i fuggitivi e i richiedenti asilo.

Vi invito a meditare queste parole, perché segnano l’inizio di un possibile crimine contro la civiltà europea. La legge del mare, il diritto alla vita, all’asilo: sono lettera morta. Insostenibile non è provocare annegamenti in massa, nel nostro mare comune. Non è lasciare soli centinaia di siriani che in queste ore sono in sciopero della fame a Piazza Syntagma a Atene. Insostenibile è “spendere euro” per salvare i naufraghi. Gli applausi di stamattina a papa Bergoglio potevamo risparmiarceli. Sono ipocriti se questo Parlamento non cambia rotta, a cominciare dal regolamento di Dublino che ha portato a questa regressione formidabile.

 

* La mozione sarà votata a dicembre.

Migranti – L’era dei torbidi

Giornate di studio del GUE/NGL

Firenze, 18-20 novembre 2014

Intervento di Barbara Spinelli durante la sessione del 19 novembre, dedicata al tema “Reframing migration and asylum policies: from border surveillance to migrants and asylum seekers rights approach”.

Vorrei condividere qui con voi l’idea che mi sono fatta in questi anni, e in maniera più precisa da quando sono al Parlamento europeo, su migranti, accoglienza, diritti, asilo, esilio.

L’idea che mi sono fatta è che la questione migrazione s’intorbida sempre di più. Da un lato continua a essere percepita come fenomeno principalmente economico, quando buona parte dei migranti è oggi costituita da chi fugge guerre o disastri climatici. Qualsiasi ragionamento geopolitico, di politica estera, viene liquidato. Il caos che abbiamo scatenato con le guerre antiterroriste, e anche con quelle umanitarie, viene sistematicamente sconnesso dai ragionamenti sui nuovi flussi migratori.

Dall’altro lato i governi europei tendono a intervenire aggirando le proprie Costituzioni e la comune Carta dei diritti fondamentali e invocando un diritto emergenziale, con l’alibi che a nuove sfide occorra rispondere con nuovi metodi. In realtà l’emergenza conferisce legittimità a uno stato di eccezione divenuto permanente, grazie al quale i poteri vengono accentrati negli esecutivi e le Costituzioni vengono svuotate: finita l’emergenza, finito quel che viene vissuto come imprevedibile, i governi ci promettono un fantasmatico ritorno allo status quo ante. Ma di fatto il diritto emergenziale diventa diritto ordinario, con conseguenze nefaste sia sulle politiche che vengono adottate, sia sul linguaggio usato per descriverle o anche contrastarle.

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