Incontro con una delegazione della società civile irachena

Martedì 4 novembre al Parlamento europeo si è svolto un incontro pubblico con una delegazione della società civile irachena promosso dall’europarlamentare Barbara Spinelli (L’Altra Europa con Tsipras), il GUE/NGL e l’ONG italiana “Un ponte per…”.

Barbara Spinelli ha aperto l’incontro sottolineando il grave pericolo che l’Iraq si trova ora ad affrontare con una guerra nel Nord del Paese condotta dallo Stato islamico. Ha inoltre osservato come il popolo iracheno stia pagando le conseguenze di deliberate strategie adottate dall’amministrazione americana e dai governi fantoccio instaurati nella cosiddetta fase di pacificazione: l’imposizione in Iraq di quote su base settaria e di partito nell’assegnazione delle carichepubbliche, e l’erosione dello Stato iracheno.

I rappresentanti della delegazione hanno confermato che esiste in Iraq una società civile che si oppone fermamente sia all’ISIS, sia al governo settario di Baghdad. Le associazioni coinvolte sono impegnate da anni in campagne per promuovere la riconciliazione nazionale, i diritti dei lavoratori, la libertà di stampa e la lotta alla violenza di genere.

Tra i delegati iracheni presenti, Ilham Al-Jasim (confederazione dei lavoratori e dei sindacati), Nadia Al-Baghdadi (Iraqi Social Forum), Yanar Mohammed (attivista per i diritti delle donne), Husam Jejoo (attivista yazidi), Ismael Dawood (“Un ponte per…”). La delegazione si proponeva con questo incontro di sensibilizzare l’opinione pubblica europea sulla questione dei diritti della popolazione irachena e in particolare delle donne, dei giornalisti, dei sindacati e dei funzionari pubblici. La delegazione ha chiesto che vengano esercitate maggiori pressioni sul governo iracheno perché siano applicate le norme internazionali aderendo alla Corte penale internazionale, attuando concreti provvedimenti contro i responsabili di violazioni dei diritti umani, ritirando la Al-Jaafari Personal Status Law, la Al-Jaafari Judiciary Draft Law e il progetto di riforma della Costituzione irachena, nonché attivandosi più decisamente per la protezione dei diritti delle donne (con particolare riferimento alle norme sull’identificazione delle donne prive di documenti). Per quanto concerne i diritti dei giornalisti, la proposta della società civile irachena è di emendare la Journalist Protection Law che contiene “un linguaggio vago e manca di concrete misure a protezione dei giornalisti”.

I partecipanti hanno infine convenuto sulla necessità di contrastare al tempo stesso la politica settaria del governo e   le ampie privatizzazoni in campo economico: due retaggi dell’occupazione americana, che hanno aggravato le tensioni e trasformato gli uffici governativi in feudi di partito, con effetti distruttivi dello Stato di diritto e dell’idea stessa di Stato.

Democrazia debole a Budapest

Dichiarazione scritta su democrazia, stato di diritto e diritti fondamentali in Ungheria

Un anno fa il Parlamento europeo ha approvato, a seguito di intensi dibattiti, il rapporto dell’eurodeputato Rui Tavares (GUE-NGL) sulla situazione dei diritti fondamentali in Ungheria. Il rapporto parla di una “tendenza sistemica e generale a modificare a più riprese il quadro costituzionale e giuridico, in breve tempo e introducendo modifiche che sono incompatibili” con i principî europei. Le autorità ungheresi sono esortate ad “attuare il più rapidamente possibile tutte le misure che la Commissione, in quanto custode dei Trattati, riterrà necessarie ai fini del pieno rispetto del diritto dell’UE, a conformarsi in toto alle decisioni della Corte costituzionale ungherese e a dare attuazione alle raccomandazioni del Consiglio d’Europa e di altri organismi internazionali per la tutela dei diritti fondamentali“.

Il rapporto, sostenuto da sinistre e liberali, fu votato con 370 voti favorevoli, 249 contrari e 82 astensioni.

La situazione della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti fondamentali in Ungheria è stata discussa di nuovo il 21 Ottobre scorso durante sessione plenaria a Strasburgo. In quest’occasione, l’eurodeputata Barbara Spinelli ha espresso tramite una dichiarazione scritta le proprie opinioni sul contenuto del dibattito:

“Ogni singola violazione dello Stato di diritto colpisce i principi dell’Unione Europea (Art.2 TUE [1]) e, nel caso delle politiche ungheresi degli ultimi anni, conferma una protratta, brutale aggressione delle libertà su cui si fonda l’Unione.

La risoluzione Tavares adottata in questo Parlamento nel 2013 tracciava già un lungo percorso di violazioni: le modifiche alla legge fondamentale (attuate in tempi brevissimi schivando ogni dibattito con gli altri partiti e la società civile), l’ampio ricorso alle leggi organiche (“cardinali”), l’indebolimento del sistema di pesi e contrappesi (Corte costituzionale, Parlamento, autorità garante della protezione dei dati), l’assoggettamento del sistema giudiziario, la legge elettorale e le norme lesive del pluralismo dei media.

Se alcuni di questi punti hanno subito di recente lievi miglioramenti, le ambigue dichiarazioni del Premier Orbàn sulla democrazia, il trattamento di alcune ONG e la proposta di una tassa su internet mostrano l’intento, da parte delle autorità, di trasformare lo Stato ungherese in uno Stato non più completamente liberale.

La cautela mostrata dalla Commissione in questo dibattito parlamentare mi preoccupa: queste violazioni non necessitano di tante procedure di infrazione, ma di un’attivazione della procedura prevista dall’Art.7 TUE [2] in caso di “violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori” dell’Unione.

NOTE

[1] Articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea:

L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.

[2] Articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea:

  1. Su proposta motivata di un terzo degli Stati membri, del Parlamento europeo o della Commissione europea, il Consiglio, deliberando alla maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2. Prima di procedere a tale constatazione il Consiglio ascolta lo Stato membro in questione e può rivolgergli delle raccomandazioni, deliberando secondo la stessa procedura.

Il Consiglio verifica regolarmente se i motivi che hanno condotto a tale constatazione permangono validi.

  1. Il Consiglio europeo, deliberando all’unanimità su proposta di un terzo degli Stati membri o della Commissione europea e previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare l’esistenza di una violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2, dopo aver invitato tale Stato membro a presentare osservazioni.
  1. Qualora sia stata effettuata la constatazione di cui al paragrafo 2, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può decidere di sospendere alcuni dei diritti derivanti allo Stato membro in questione dall’applicazione dei trattati, compresi i diritti di voto del rappresentante del governo di tale Stato membro in seno al Consiglio. Nell’agire in tal senso, il Consiglio tiene conto delle possibili conseguenze di una siffatta sospensione sui diritti e sugli obblighi delle persone fisiche e giuridiche.

Lo Stato membro in questione continua in ogni caso ad essere vincolato dagli obblighi che gli derivano dai trattati.

  1. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può successivamente decidere di modificare o revocare le misure adottate a norma del paragrafo 3, per rispondere ai cambiamenti nella situazione che ha portato alla loro imposizione.
  1. Le modalità di voto che, ai fini del presente articolo, si applicano al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio sono stabilite nell’articolo 354 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Interrogazione degli eurodeputatati della lista L’Altra Europa con Tsipras

31 ottobre 2014.
Gli eurodeputati dell’Altra Europa con Tsipras (gruppo Gue/Ngl) Eleonora Forenza, Curzio Maltese e Barbara Spinelli hanno depositato un’interrogazione alla Commissione in merito ai fatti accaduti a Roma durante la manifestazione dei lavoratori dell’Ast di Terni, lo scorso 29 ottobre.

PARLAMENTO EUROPEO 

INTERROGAZIONE CON RICHIESTA DI RISPOSTA SCRITTA (articolo 130) 

AUTORI:

Eleonora FORENZA, Curzio MALTESE, Barbara SPINELLI

OGGETTO:

Interrogazione urgente sulla gestione dell’ordine pubblico durante la manifestazione degli operai delle acciaierie Ast di Terni

TESTO:

Il giorno 29 ottobre 2014, durante una manifestazione dei lavoratori delle acciaierie Ast di Terni, le forze dell’ordine hanno brutalmente caricato gli operai e le loro rappresentanze sindacali. La protesta, che si svolgeva sotto l’Ambasciata tedesca, era assolutamente pacifica, mentre la gestione della piazza da parte delle forze dell’ordine è stata inadeguata e aggressiva. A causa delle cariche sono rimasti feriti lavoratori e delegati sindacali, quattro dei quali ricoverati in ospedale. In questa sede vogliamo ricordare che la protesta dei lavoratori aveva, ed ha, l’obiettivo di impedire che la ThyssenKrupp licenzi 537 addetti.

Tenuto conto

– che l’art. 28 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea garantisce lo sciopero come diritto inalienabile

chiediamo alla Commissione:

– Quali iniziative intenda intraprendere per garantire che tale diritto europeo sia rispettato e che i lavoratori possano liberamente manifestare le loro ragioni, in Italia e nell’Unione.

– Se intenda appoggiare l’introduzione di numeri identificativi per le forze dell’ordine impegnate nella gestione della piazza.

– Quali iniziative concrete intenda adottare per facilitare una soluzione nella gestione della vicenda del polo siderurgico di Terni – sotto il duplice profilo della continuità delle produzioni e del mantenimento degli attuali livelli occupazionali, al fine di impedire danni industriali e sociali irreversibili.

Salvare le democrazie nazionali con l’aiuto del Parlamento europeo

Sei anni di crisi economica sembrano aver devastato le menti e le memorie, oltre che le economie europee, e il motivo mi pare chiaro: sia in Europa sia nei singoli Stati, non sono più i parlamenti a esser sovrani, ma le forze dei mercati, assieme a istituzioni lontane dai cittadini e sorde alle loro esigenze. La democrazia rappresentativa è agonizzante in Europa, e quella diretta ancora non è nata. I parlamenti nazionali non hanno praticamente più voce in capitolo, quando sono in gioco le politiche economiche e finanziarie dell’Unione, e sembrano aver perso il ricordo stesso di quel che proclamavano ed esigevano pochi anni fa. Per recuperare la sovranità che hanno smarrito, i Parlamenti degli Stati non hanno altra via se non quella di collaborare in maniera più sistematica con il Parlamento europeo, e di far fronte al pericolo della propria auto-dissoluzione puntando a forme federali di integrazione europea. Di questo si è discusso il 29 ottobre 2014 in un’audizione presso la Commissione Affari europei del Senato, alla presenza degli europarlamentari italiani.


 

Roma, 29 ottobre 2014. Audizione presso la Commissione Affari europei del senato. Intervento di Barbara Spinelli

Sono due i punti che vorrei trattare.

Il primo riguarda la collaborazione fra parlamenti nazionali e Parlamento europeo. È giusto e urgente modificare il regolamento del Senato (e, spero, anche della Camera), come spiegato dal Presidente Vannino Chiti, e far proprio il modello adottato dalla Germania, che nell’articolo 93 del proprio regolamento prevede il coinvolgimento sistematico del Parlamento europeo nei lavori del Bundestag. Quel che tuttavia mi domando è: perché la modifica e perché il bisogno, da molti espresso in quest’audizione, di non limitarsi alla verifica dei cosiddetti criteri di sussidiarietà e proporzionalità?

Se si vuol dare una risposta seria a questa domanda, occorre a mio avviso parlare fra di noi in piena sincerità, senza giri di frase e infingimenti.

Perché dunque l’urgenza? Perché da troppo tempo viviamo sotto la guida di istituzioni e regole emergenziali, in gran parte intergovernative (dal «Six-Pack» al Fiscal Compact al Semestre Europeo), che hanno finito con l’esautorare drammaticamente i parlamenti nazionali e anche quello europeo. Lo vediamo con i nostri occhi in questi giorni: le finanziarie sono concepite dal governo, poi sono discusse e negoziate con la Commissione, e solo alla fine – una volta che la Commissione ci ha fatto le pulci e ha ottenuto gli emendamenti e gli adattamenti e i tagli che esige – il testo approda al Parlamento nazionale, che non ha più margini se non quello di dire sì, o di opporre un no inerte, senza conseguenze d’alcun tipo. Il commissariamento non ha bisogno di esser scritto nero su bianco, per essere operativo a tutti gli effetti. È il motivo per cui sono assai meno ottimista del senatore Chiti, che ha parlato in quest’aula del consolidarsi nell’Unione di un «sistema parlamentare euro-nazionale».

La soluzione è di mettere in piedi una struttura negoziale tra parlamenti nazionali e Parlamento europeo che consenta loro di influire in anticipo sulle scelte economiche dei singoli Stati e dell’Unione, togliendo a esse il carattere di ineluttabilità, oltre che di estraneità alle istituzioni e alle abitudini democratiche.

Per raggiungere quest’obiettivo, bisogna modificare radicalmente il ruolo europeo dei Parlamenti nazionali, così come iscritto nei Trattati dell’Unione. Ruolo oggi esclusivamente negativo: i Parlamenti possono solo bloccare le iniziative legislative della Commissione, nel caso esse violino il principio della sussidiarietà.

A questo potere negativo dei Parlamenti nazionali bisogna aggiungerne due che siano positivi:

  • potere sul bilancio dell’Unione (e quindi anche, oggi, sul Piano di investimenti promesso dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker). Intendo il potere di far sentire il proprio peso e la propria volontà, avviando discussioni congiunte e regolari fra parlamenti nazionali e Parlamento europeo prima che gli atti di governo abbiano luogo. Mi riferisco, tra l’altro, all’opportunità di una collaborazione tra Parlamenti nazionali e Parlamento europeo in vista della revisione intermedia del bilancio europeo del 2016 (mid-term review).
  • potere di riformare i trattati europei, quando essi dimostrano di essere – come lo sono – inefficaci e profondamente lesivi della democrazia parlamentare.

Il secondo punto è strettamente connesso al primo: anch’esso implica un linguaggio di verità, e soprattutto di non smemoratezza. Il 25 giugno 2013, il Parlamento italiano ha adottato una risoluzione solenne, proprio sulla modifica del Trattato di Lisbona. Una risoluzione che accennava alla possibilità di una seconda Convenzione. Camera dei Deputati e Senato accolsero la proposta del Movimento europeo in Italia di promuovere la convocazione di Assise interparlamentari sul futuro dell’Europa, entro la primavera del 2014, e si assunsero l’impegno di favorire la realizzazione di «una grande conferenza dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo – con ampie delegazioni e la presenza dei leader di maggioranza e di opposizione, capaci di interpretare e rappresentare la volontà dei rispettivi popoli – attraverso le quali perseguire l’obiettivo di una più compiuta integrazione europea (unione bancaria, economica, di bilancio e politica) e di una nuova politica economica volta a promuovere la crescita e sconfiggere la recessione»: questo, per preparare al contempo la campagna delle elezioni europee e una riforma dell’Unione in chiave federale.

Scopo prioritario delle assise doveva essere una più compiuta integrazione europea, per lottare contro il marasma in cui viviamo da sei anni. Il culmine sarebbe stato il semestre di presidenza italiana, che doveva divenire addirittura un “semestre costituente”, e darsi “istituzioni europee più democratiche, trasparenti, efficaci, (…), il cui operato risulti pienamente comprensibile ai cittadini”.

Mi chiedo dove siano andate a finire tutte queste parole, e se questo oblio di sé non sia il più grande peccato di omissione della presidenza italiana. E non solo della presidenza italiana, ma anche dei due parlamenti: quello italiano e quello europeo.


Considerazioni sul semestre italiano

(Parte dell’intervento di Barbara Spinelli, non pronunciata al Senato, sulla presidenza Renzi)

Siamo giunti quasi alla fine del semestre italiano, e mi chiedo quali risultati abbiamo raggiunto.

Tutto dipende dalle ambizioni di partenza, dall’idea che ci si faceva e ci si fa dell’ormai lunga crisi europea.

Se l’ambizione era di farsi un po’ di spazio, di dire «ci siamo anche noi», il risultato è solo in apparenza positivo, anche se qualche effimero margine è stato conquistato. Il governo italiano potrà rinviare al 2017 il pareggio di bilancio, e anche se toccherà rivedere la finanziaria ha ottenuto qualche flessibilità. Siamo anche stati lodati dal Premier Cameron, all’ultimo Consiglio europeo: «Credo che abbia detto bene il Premier italiano quando ha affermato che il ricalcolo (dei contributi versati dagli Stati all’Unione) è un’arma letale». Renzi ha poi assicurato di non aver usato l’espressione “arma letale”, ma nella sostanza Londra e Roma sembrano avere un comune nemico: la troppo dispendiosa burocrazia di Bruxelles, e implicitamente l’insieme delle istituzioni europee.

Ma se l’ambizione è di guarire l’Europa, di riconquistare la fiducia dei cittadini nelle sue istituzioni, le cosiddette conquiste italiane – tanto più se strappate con la complicità britannica –  sono non solo false consolazioni neonazionaliste, ma vere armi di distrazione di massa.

Distrazione da una crisi che è tuttora una tempesta perfetta, visto che in essa si congiungono una recessione ormai pluriennale, un disastro climatico, un accanito attaccamento a vecchi modelli di crescita industriale.

Distrazione da quel che l’Europa potrebbe fare, se si desse le risorse e le istituzioni per dar vita a una crescita alternativa, basata su ricerca, energie rinnovabili, produzioni diverse dal passato. Il Piano Juncker, vedremo quel che produrrà. Per ora è ambiguo e vago. Non si sa come si finanzierà, visto che a garanzia degli investimenti privati ci si propone di usare i Fondi strutturali e la BEI, che vivono di contributi nazionali. Gli stessi contributi che sono oggi rimessi in questione, e che i paesi più indebitati non potranno versare.

Ma distrazione, soprattutto, da risoluzioni precise che questo Parlamento aveva solennemente preso il 27 giugno 2013. Qui i passi indietro sono enormi. Ancora pochi anni fa si parlava di una seconda Convenzione, che modificasse il Trattato di Lisbona. (…) Di quei propositi, si è perduto oggi perfino il ricordo.

Circolare del Viminale e maltrattamenti a danno di migranti: richiesta alla Commissione di attivare procedure di infrazione

Versione italiana
English version

Senza che il Parlamento europeo ne fosse informato, nello spazio Schengen sono avvenute, tra il 13 e il 26 ottobre, retate brutali contro persone in fuga da zone di guerra, dittature, carestie e disastri climatici. L’operazione congiunta Mos Maiorum, promossa dalla presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea sotto la direzione del ministero dell’Interno a Roma, era necessaria – così ha assicurato ai parlamentari europei il sottosegretario Della Vedova, lo scorso 22 ottobre a Strasburgo –  per il contrasto delle organizzazioni criminali che della sofferenza fanno un traffico lucroso.  Fin da subito tuttavia è apparso chiaro l’obiettivo dell’iniziativa: una criminalizzazione sistematica dei migranti. Il nome stesso dato all’operazione – Mos Maiorum – rimanda simbolicamente alla convinzione della superiorità militare e morale del limes romano opposto ai barbari. Per contrastare le mafie degli esseri umani – questa la tesi esposta a Strasburgo dagli ideatori dell’operazione – era necessaria una gigantesca operazione di schedatura degli immigrati “irregolari”, così come richiesto dal regolamento Eurodac.

Abbiamo appreso – e ne abbiamo prontamente informato il Parlamento [1] – che le forze di Pubblica sicurezza italiane sono state incaricate dal Ministero dell’Interno di identificare, anche tramite l’uso della violenza, i migranti privi di documenti. La circolare in nostro possesso, priva del frontespizio a tutela degli informatori, porta l’intestazione del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno italiano, ed è stata emanata, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, il 25 o il 26 settembre scorso. Vi si legge che “alcuni Stati membri lamentano, con crescente insistenza, il mancato fotosegnalamento di numerosi migranti che, dopo essere giunti in Italia, proseguono il viaggio verso i Paesi del Nord Europa”.

Il primo foglio contiene quelle che vengono definite “linee di indirizzo operativo cui attenersi per il corretto adempimento delle procedure di fotosegnalamento e per armonizzare le procedure in uso”.

Vi si specifica che, al fine di “informare i migranti sulle conseguenze derivanti dalla mancata collaborazione con le Autorità italiane nell’identificazione, è in via di distribuzione, alle unità che svolgono attività di soccorso in mare, presso le località di sbarco, nonché alle Questure di accoglienza, un volantino informativo multilingue (ALL. 2), che sarà consegnato ai migranti”.

Assieme alla pagina che alleghiamo, è infatti giunto in nostro possesso un volantino multilingue – verosimilmente l’allegato cui si fa menzione nella circolare – che spiega esplicitamente, in italiano, in inglese, in francese e in arabo, che “i migranti che fanno ingresso illegale nel territorio dello Stato italiano, anche se soccorsi in mare, devono essere identificati mediante l’acquisizione delle generalità ed il fotosegnalamento” effettuato dalla Polizia. Il rifiuto di fornire le proprie generalità, continua il documento, ovvero la resistenza “all’acquisizione delle fotografie del volto e delle impronte digitali delle dita delle mani, costituisce reato e determina la denuncia all’autorità giudiziaria. In ogni caso”, si esplicita, “la Polizia procederà all’acquisizione delle foto e delle impronte digitali, anche con l’uso della forza se necessario”. [2]

Durante le scorse settimane, numerosi resoconti e testimonianze mostrerebbero che a seguito dell’emissione della circolare – peraltro precedente di quasi tre settimane l’inizio dell’operazione congiunta Mos Maiorum – il ricorso alla forza è stato applicato in modo sproporzionato e irragionevole. Siti e giornali italiani hanno pubblicato fotografie di corpi segnati da ferite e contusioni, e raccolto  testimonianze di migranti malmenati, segregati e minacciati. [3]

In Italia, l’on. Erasmo Palazzotto (Sinistra Ecologia e Libertà), che ha recentemente ispezionato alcuni CIE, CPA e CARA in seguito a segnalazioni di maltrattamenti e tortura, è sul punto di depositare un’interrogazione parlamentare in cui si chiede conto della circolare del ministero dell’Interno e della sua attuazione.

Fino a ora il Viminale non ha risposto alle nostre sollecitazioni, né a quelle delle associazioni che si occupano di tutela dei migranti.

La gravità di questa operazione, che rischia di diventare prassi anche a compimento di Mos Maiorum, risulta tanto più evidente quando si consideri la sua pretesa di ottemperare alle disposizioni europee di Eurodac. Il Regolamento del Consiglio che istituisce il Sistema Eurodac [4] per il confronto delle impronte digitali (al fine, recita il testo, di un’efficace applicazione della convenzione di Dublino II, tale da permettere di determinare quale paese dell’Unione europea sia competente per l’esame di una domanda d’asilo), non fa in alcun modo menzione della possibilità dell’uso della forza, ma prevede che ciascuno Stato membro proceda “tempestivamente, in conformità alle salvaguardie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, al rilevamento delle impronte digitali di tutte le dita di stranieri di età non inferiore a quattordici anni, che siano fermati dalle competenti autorità di controllo in relazione all’attraversamento irregolare via terra, mare o aria della propria frontiera in provenienza da un paese terzo, e che non siano stati respinti” (art. 8).

Seguendo l’esempio dei numerosi eurodeputati che nel 2010 denunciarono la circolare del governo francese che dava avvio allo smantellamento di alcuni campi rom, ritengo pertanto necessario chiedere alla Commissione di valutare l’attivazione di eventuali procedure che sanzionino l’Italia per la violazione degli obblighi derivanti dal diritto comunitario.

Barbara Spinelli

La Circolare del Ministero dell’Interno (file .pdf)

 

NOTE

[1] Intervento di Barbara Spinelli su Mos Maiorum, Sessione plenaria del 22 ottobre 2014, Strasburgo.  ⇑

[2] La notizia della circolare era stata data già il 30 settembre 2014, passando pressoché inosservata, da un articolo corredato da ampi stralci virgolettati. A pubblicarlo, con il titolo Profughi. Il Viminale: “Foto e impronte digitali vanno prese a tutti, anche con la forza”, è il sito Stranieri in Italia, che spesso riporta documentazione ricevuta dal Viminale. ⇑

[3] (Fonti: 1, 2, 3, 4). ⇑

[4] Regolamento (CE) n. 2725/2000 del Consiglio dell’11 dicembre 2000. ⇑

 

Request to the Commission to activate an infringement procedure

Circular issued by the Italian Ministry of the Interior on September 25, 2014, and ill-treatment of migrants

Without the European Parliament being informed, between October 13 and 26 brutal police roundups occurred in the Schengen area against people fleeing war zones, dictatorships, famine and climate disasters. The joint operation Mos Maiorum, promoted by the Italian Presidency of the Council of the European Union and coordinated by the Interior Ministry in Rome, was necessary – as Under Secretary Della Vedova assured to the European Parliament, on October 22 in Strasbourg – to counter criminal organizations exploiting the suffering of many to the advantage of their own lucrative traffics. However, the goal of this initiative was clear from the beginning: a systematic criminalization of migrants. The very name given to the operation – Mos Maiorum – symbolically refers to the belief in the moral and military superiority of the Roman «limes» opposed to the barbarians. In order to combat human trafficking – this is the approach described in Strasbourg by the authors of the initiative – it was necessary a massive operation of profiling and data collection involving “illegal” immigrants, as required by the Eurodac Regulation.

After inquiry, we discovered – and we promptly informed the Parliament [1] – that the public security forces have been entrusted by the Italian Ministry of the Interior to identify, even with the use of force, the undocumented migrants. The Circular in our possession (without the original title page, in order to protect our sources) bears the heading of the Department of Public Security of the Italian Ministry of the Interior and was issued, according to the information we have collected, on September 25th or 26th CY. It says that “some Member States complained, with increasing insistence, for the failure of photo-signaling many migrants who, once arrived in Italy, continued their journey to the northern European countries”.

The first sheet contains what are defined as “operational guidelines to be followed for the proper performance of procedures of photo-signaling and to harmonize the procedures in use.”

It states that, in order to “inform migrants about the consequences of non-cooperation with the Italian authorities who are in charge to identify, a multilingual leaflet (ALL. 2) is in the process of distribution to the units engaged in rescue at sea, at the places of landing, as well as in Police Headquarters, which will be delivered to the migrants”.

Along with the page, a flyer came in our possession – probably the attachment which is mentioned in the circular – that explicitly explains in Italian, English, French and Arabic that “migrants entering illegally in the territory of Italy, even if rescued at sea, shall be identified by means of the obtainment of personal and biometric details” carried out by the police. “The refusal either of providing personal details or undergoing biometric details is a crime and results in judicial charges”. “The police authorities will anyway obtain photos and fingerprints, even with the use of force, if necessary.” [2]

During the past few weeks, numerous reports and testimonies confirm that following the issue of the Circular – which, by the way, precedes the start of the joint operation Mos Maiorum by almost three weeks – the use of force was applied in a disproportionate and unreasonable manner. Websites and Italian newspapers have published photographs of bodies marked by wounds and bruises, and collected testimonies of migrants beaten, threatened and segregated. [3]

In Italy, the deputy Erasmo Palazzotto (SEL, Sinistra ecologia e Libertà), who recently inspected some CIEs (Identification and Expulsion Centers), CPAs (First Aid Centers) and CARAs (Asylum Seekers Reception Centers) following allegations of ill-treatment and torture, is about to submit a parliamentary question regarding the Circular issued by the Ministry of the Interior and its implementation.

Until this moment, the Interior Ministry did not respond to our requests, nor to those of the associations for the protection of migrants.

The severity of this operation, whose approach may have been adopted also during Mos Maiorum, is all the more evident when one considers its claim to comply with the provisions of the European Regulation Eurodac. The Council Regulation establishing Eurodac system [4] for the comparison of fingerprints (in order, as the regulation specifies, to ensure an effective application of the Dublin II Convention, and to help determining which Member State will be responsible for examining an asylum application), does not mention anywhere the possibility of the use of force, but provides that each member State “shall in accordance with the safeguards laid down in the European Convention on human Rights and the United Nations Convention on the Rights of the Child, promptly take fingerprints of all fingers of every alien of at least 14 years of age who is apprehended by the competent control authorities in connection with the irregular crossing by land, sea or air of the border of that Member State having come from a third country and who is not turned back” (art. 8).

Following the example of several Members of European Parliament who in 2010 denounced the Circular of the French government which gave start to the dismantling of some Roma camps, I therefore will ask the Commission to assess the possibility of activating an infringement procedure against the Italian government, for breach of the obligations linked to Community law.

Barbara Spinelli

The Circular of the Ministry of the Interior (.pdf file)

NOTES

[1] Barbara Spinelli’s speech on Mos Maiorum, Plenary session of October 22, 2014 in Strasbourg  ⇑

[2] The news had been reported as early as September 30, 2014, and gone almost unnoticed, in an article full of verbatim quotes published with the title Profughi. Il Viminale: “Foto e impronte digitali vanno prese a tutti, anche con la forza” by the website Stranieri in Italia, which frequently publishes documents received from the Ministry of the Internal. ⇑

[3] Sources: 1, 2, 3, 4. ⇑

[4] Council regulation No 2725/2000 of 11 December 2000. ⇑

Brutalità sistemiche contro i migranti

di giovedì, Ottobre 23, 2014 0 , Permalink

Strasburgo 22 ottobre 2014. Intervento di replica alla presentazione di Mos Maiorum, fatta in nome della presidenza italiana da Benedetto della Vedova, sottosegretario del Ministero degli affari esteri.

Non mi ha convinto, sottosegretario Della Vedova. Non mi mi convince neanche l’assurda parola “Mos Maiorum”. L’operazione è stata proposta dalla Presidenza italiana ai partner europei, il 10 luglio in un Consiglio dei ministri dell’interno e della Giustizia. Lo scopo presunto dell’operazione: debellare il traffico di emigranti. Il risultato, se abbiamo appena un po’ di fantasia, è che i fuggitivi vengono più che mai spinti nella clandestinità, e nella dipendenza da reti malavitose.
Quando i migranti vengono rintracciati, identificati, profilati, non so come sia possibile non parlare di retate.
Abbiamo appreso nel frattempo che le forze dell’ordine italiane vengono incaricate, nell’ambito di operazioni simili, di identificare i migranti senza documenti con la violenza. Circolari e note informative di cui siamo in possesso, del ministero degli Interni, ordinano alla polizia italiana di procedere “all’acquisizione di foto e di impronte digitali anche con l’uso della forza se necessario”. “Mos Maiorum” si iscrive dunque in una violenza ormai sistemica, di cui chiedo conto al Consiglio e alla Presidenza italiana”.

Intervenendo una seconda volta in risposta alla parlamentare Anna Maria Corazza Bildt ( Partito popolare europeo), Barbara Spinelli ha sostenuto che anche la Commissione deve reagire, a queste notizie sull’uso della forza verso i migranti, come fece in passato quando il governo francese decise lo smantellamento di alcuni campi Rom:

Anna Maria Corazza Bildt (PPE), Domanda “cartellino blu”. – Collega Spinelli, lei ha fatto una cosa molto molto grave alla Presidenza italiana. Allora se lei ha le prove che il governo italiano dà istruzioni di usare la violenza contro i migranti, usi le vie legali per farlo, perché questo sarebbe gravissimo per la democrazia in Italia. Se non le ha, la prego di non usare politicamente il destino disperato dei migranti che sono privi di documenti in Europa. Grazie.

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Risposta a una domanda “cartellino blu”. – La ringrazio perché mi dà l’occasione di specificare che intendo chiedere alla Commissione se non sia il caso di attivare una procedura d’infrazione contro operazioni di questo genere, e per l’occasione fornirò i documenti di cui ho parlato.

Alla parlamentare Elissavet Vozemberg (Partito popolare), secondo cui non esistono elementi sufficienti per provare l’accusa di stigmatizzazone dei migranti e di conseguenza occorre “attendere i risultati della presidenza italiana, a dicembre”, per poter giudicare, Barbara Spinelli ha replicato:

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Domanda “cartellino blu”. – Vorrei chiedere alla collega se ha letto la risoluzione del Consiglio dei ministri dell’Interno in cui si annuncia l’operazione “Mos Maiorum”. Non c’è bisogno di aspettare fino a dicembre, è molto chiaro quello che è scritto. Non è un’operazione antimafia. È un’operazione in cui i migranti e i fuggitivi vengono ricercati, identificati, “profilati”. Le chiedo solo se ha letto il testo o se aspetta dicembre per conoscerlo?

In alternativa al Piano Juncker:
l’iniziativa New Deal 4 Europe

Strasburgo, 21 ottobre 2014. Intervento di Barbara Spinelli in riunione plenaria sul prossimo Consiglio europeo del 23-24 ottobre

Rilancio dell’economia, sicurezza energetica, clima: sono i tre temi che verranno trattati al prossimo Consiglio europeo, e spero che vengano trattati insieme, perché perché nessuno di essi esiste per conto proprio, ognuno dipende dagli altri due. Quest’interdipendenza è appena accennata nel piano di 300 miliardi su tre anni che il Presidente Juncker ha promesso ai paesi dell’Unione.

C’è, nel Piano, un accenno alla green economy. Ma non basta. Per far ripartire le economie europee, dopo anni di un’austerità distruttiva, occorre un vero New Deal europeo. Penso al New Deal per l’Europa: un’Iniziativa cittadina che dovrebbe esser fatta propria dall’Unione, anche se potrebbe mancare il milione di firme richieste. È l’unico orizzonte che permette di tenere insieme obiettivi pericolosamente disgiunti: la protezione del clima dalle emissioni di anidride carbonica, la nuova occupazione, e al tempo stesso gli investimenti in energie alternative e nella sicurezza degli approvvigionamenti. Il Piano Juncker non risponde a queste tre sfide, cui ne aggiungerei una quarta, cruciale: una politica estera autonoma soprattutto verso la Russia e l’Ucraina, che preservi la neutralità di quest’ultima.

Il Piano Juncker dipende dai contributi nazionali ai Fondi strutturali e alla Bei: dunque gli Stati più indebitati non potranno contribuire, limitati come sono nelle loro azioni dai vincoli di bilancio. Il Cancelliere Angela Merkel l’ha fatto capire in maniera chiara, nel recente vertice sul lavoro che si è tenuto a Milano. Il New Deal 4 Europe, proponendo autentiche risorse proprie dell’Unione – una tassa sulle transazioni finanziarie, una carbon tax – è il piano di cui l’Europa ha bisogno, per dare finalmente alla crescita una dimensione ecologica e tassare non il lavoro sempre più precario, ma le rendite finanziarie.

Ricordo qui che invece di tassare le rendite finanziarie, il Consiglio degli affari economici e finanziari (Ecofin) ha purtroppo deciso di rinviare ancora una volta l’applicazione della direttiva sulla lotta ai grandi evasori.

Grazie

Mos Maiorum, retate all’antica

Intervento davanti al gruppo GUE/NGL, 9 ottobre 2014

Nello stesso momento in cui i governi europei fingono di piangere i morti di Lampedusa, a un anno dalla strage del 3 ottobre, si sta preparando in tutta l’Unione un’autentica retata di migranti, promossa dal governo italiano nelle vesti di presidente di turno del Consiglio. Sono felice che il nostro gruppo si mobiliti, e un grande grazie a chi, nello staff del Gue-Ngl, sta cercando di costruire iniziative in vista della prossima plenaria assieme al gruppo dei Verdi. [1]

L’operazione, battezzata Mos Maiorum, si svolgerà dal 13 al 26 ottobre, ed è stata decisa dal Consiglio dei ministri dell’Interno e della Giustizia il 10 luglio scorso. Ne siamo venuti a conoscenza tardi: in parte perché come Parlamento non siamo stati avvisati, in parte perché non siamo stati attenti. Sarà condotta dentro lo spazio Schengen e, con la scusa della lotta alla tratta di esseri umani, intende rintracciare il più gran numero possibile di migranti cosiddetti irregolari: il più delle volte richiedenti asilo senza documenti, perché in fuga da zone di guerre cui noi stessi abbiamo contribuito.

Mos maiorum – già il nome inquieta, rimanda a tempi di imperi e schiavi – sarà assistita dall’agenzia Frontex, che in teoria controlla le frontiere dell’Unione, non il suo spazio interno. Avviene inoltre quando l’agenzia Frontex è più contestata, per non rispetto del divieto di respingimento sancito dalla Carta europea dei diritti fondamentali, oltre che dalla convenzione di Ginevra. Sono numerosi i casi di respingimento collettivo dai porti dell’Adriatico, e dagli aeroporti siciliani di Comiso (Ragusa) verso l’Egitto e di Palermo verso la Tunisia.

La mancanza di canali legali di ingresso in Europa ha prodotto una crescita esponenziale di fuggitivi, costretti ad entrare (e poi spostarsi nell’area Schengen) senza documenti. Il Regolamento Dublino III, mal congegnato, prevede tempi lunghi delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale e produce movimenti secondari di richiedenti asilo verso il Nord Europa, attraverso canali irregolari. Queste persone rischiano di essere le prime vittime di un’operazione di polizia che, a parole, vuol contrastare il crimine che fa profitti sui migranti, sia quando entrano nell’Unione sia quando circolano al suo interno

Si potrebbe verificare il contrario esatto di quel che si dice di voler ottenere: una criminalizzazione non delle mafie ma delle loro prede: cioè di chi sarà trovato senza regolari documenti di ingresso e soggiorno. Si estenderà la loro possibile reclusione nei centri di detenzione. Saranno ancor più svalutati gli istituti della protezione internazionale.

In assenza dell’apertura di vie legali di ingresso e senza una modifica del Regolamento Dublino III, Mos Maiorum potrebbe costringere i migranti a rivolgersi ancor più ai cosiddetti trafficanti di terra, rafforzando il potere di ricatto delle reti criminali. I meccanismi di emarginazione prodotti dalla fuga nella clandestinità, ­ sostiene il docente di diritto d’asilo Fulvio Vassallo Paleologo, sono una manna per le reti che forniscono servizi e beni primari in cambio non solo di denaro, ma dell’affiliazione a correnti politiche e religiose radicali. Le retate non abbattono le mafie. Le tengono in vita e le nutrono.

[1] Su Mos Maiorum, il gruppo Gue-Ngl ha successivamente deciso, nel pomeriggio del 9 ottobre, di inviare subito una lettera al Consiglio dei ministri degli Affari interni e della Giustizia, riuniti nella stessa giornata a Lussemburgo, e di preparare una “richiesta di dichiarazione” del Consiglio durante la prossima plenaria del Parlamento europeo. Alla richiesta aderirà il gruppo dei Verdi.

 

La lettera del gruppo GUE/NGL al Consiglio dei ministri degli Affari interni e della Giustizia (file .pdf)


Approfondimenti:

Decisione del Consiglio dei ministri, 10 luglio 2014 (file .pdf)

“Mo(r)s maiorum”: ordinanza contro i migranti irregolari

Controlli, identificazioni e arresti: al via Mos Maiorum, operazione europea di polizia con a capo l’Italia

I migranti tornano nemici. Il Cipsi condanna ‘Mos Maiorum’ e Triton

Du 13 au 26 octobre, attention aux rafles dans toute l’Europe

Police roundup operation of undocumented migrants must be called off!

Via all’operazione “Mos Maiorum” contro l’immigrazione illegale

Restarting the Future: whistleblowing,
antimafia e anticorruzione

Il 9 ottobre si è tenuto al Parlamento Europeo il primo incontro in vista della costituzione di un intergruppo “sull’integrità” volto a promuovere la trasparenza, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata e la difesa di chi nel proprio posto di lavoro denuncia la corruzione e rompe l’omertà (“whistleblowing”). Barbara Spinelli (GUE/NGL), ha partecipato alla riunione e ha dato la sua adesione: fin dall’inizio del proprio mandato aveva chiesto che venisse costituito un intergruppo su questi temi.

Erano presenti all’incontro numerosi eurodeputati che avevano aderito alla campagna Restarting the Future, avente come scopo la lotta alla corruzione e al crimine organizzato in Europa: Daniele Viotti (S&D), Eleonora Forenza (GUE/NGL), Elly Schlein (S&D), Fabio Massimo Castaldo (Movimento 5 Stelle – EFDD), Ignazio Corrao (M5S-EFDD), Laura Ferrara (M5S-EFDD) Inés Ayala Sender (S&D), Juan Fernando Lopez Aguilar (S&D), Curzio Maltese (GUE/NGL), Pina Picierno (S&D).

L’iniziativa prende le mosse da Riparte il Futuro, la campagna digitale contro la corruzione in Italia promossa da Libera e dal Gruppo Abele.

L’agenda proposta da Restarting the Future e Libera per l’intergruppo consiste in sei punti:

– Garantire la protezione dei whistleblower tramite l’introduzione di una direttiva europea per proteggere coloro che denunciano gli illeciti di cui sono stati testimoni;

– Istituire a livello europeo la Giornata della Memoria e dell’Impegno per le vittime innocenti del crimine organizzato (21 marzo);

– Sui beni confiscati, prevedere strumenti di confisca preventiva come previsto dalla legislazione italiana e dalla risoluzione del Parlamento Europeo del 23 Ottobre 2013 e ampliare la portata dell’articolo 10 (§3) della direttiva 2014/42/UE sul riutilizzo di beni confiscati per scopi di interesse pubblico o sociale;

– Chiedere un ruolo più attivo dell’Unione Europea contro la criminalità organizzata tramite il maggiore coinvolgimento di Eurojust e Europol, e l’instaurazione di un Procuratore Pubblico Europeo;

– Adottare azioni più decise contro il riciclaggio di denaro, e revisione della terza direttiva europea sul money laundering del 2005 (2005/60/CE, detta Direttiva “AML”);

– Sui crimini ambientali, rafforzare le attuali sanzioni e introdurre la definizione di “eco-crimini” o “crimini ambientali”, chiedendo il riconoscimento e monitoraggio di questa forma emergente di criminalità organizzata, prevedendo risposte coordinate a livello regionale, nazionale, internazionale.

Gli eurodeputati presenti alla riunione si sono impegnati a svolgere un ruolo attivo nell’intergruppo. Barbara Spinelli ha accolto in particolare la proposta della Commissione di istituire una Procura europea con il compito di individuare e perseguire dinanzi ai tribunali nazionali gli autori di reati a danno del bilancio dell’UE. Ha tuttavia chiesto che al futuro procuratore vengano attribuiti poteri non simbolici ma ben definiti e molto forti. Ha evocato l’isolamento politico cui sono condannati i magistrati che in Italia indagano e istruiscono processi contro reati di corruzione e di collusione mafiosa – ha citato in modo specifico il processo in corso a Palermo sulle trattative Stato-Mafia – e ha detto che “le procure italiane hanno un disperato bisogno di trovare una sponda in Europa e in una procura europea“, aggiungendo “sarà interessante lavorare anche con esperti su come utilizzare tutte le potenzialità del Trattato per dare al futuro Procuratore poteri reali e ampi“.

Il pomeriggio, Barbara Spinelli e varie associazioni impegnate nella lotta per la trasparenza, contro la corruzione e la criminalità organizzata hanno partecipato a un seminario sul riciclaggio di denaro e i paradisi fiscali promosso da ALDA (European Association for Local Democracy). Dopo un’introduzione da parte di Eleonora Forenza (GUE/NGL), Enrico Fontana (Libera) e Antonella Valmorbida (ALDA) sono intervenuti numerosi esperti, presentando le sfide presenti e future che l’Unione Europea dovrà affrontare. Tra di essi: David Schwander (Commissione Europea, Direzione Generale Markt), Marina Hanke (UNODC – UN Office on Drugs and Crime), Nieke Palstra (Transparency International) e Sian Hones (UK Digital Currency Association) e Federico Anghele (Libera).

 

L’agenda completa in sei punti dell’intergruppo sull’integrità (file .pdf)

Diritti economici e sociali: Europa aderisca come Unione alla Carta sociale europea

Durante l’audizione di Frans Timmermans, Commissario per le Relazioni interistituzionali e la semplificazione normativa, Barbara Spinelli ha chiesto l’adesione immediata dell’Unione Europea alla Carta sociale europea. Adottata dal Consiglio d’Europa nel 1961, la Carta garantisce i diritti sociali ed economici in materia di alloggio, salute, istruzione, occupazione, circolazione delle persone, non discriminazione e tutela giuridica.

L’eurodeputata GUE/NGL  ritiene che “i diritti sociali e del lavoro dei cittadini europei sono oggi  sotto attacco in numerosi Stati membri, a seguito delle politiche di austerità imposte dalla troika”. Non condivide il giudizio del commissario sugli effetti positivi che le misure della troika avrebbero ottenuto in Grecia.

Il Commissario, nonostante abbia riconosciuto l’importanza dei diritti iscritti nei trattati e nella Carta e gli effetti sociali “tremendi” conseguiti dalle misure di austerità, ha risposto che tali riforme erano necessarie e devono scrupolosamente rispettare il diritto comunitario (contraddicendo di fatto quanto dichiarato in un’intervista dal commissario Katainen, secondo cui la Carta dei diritti fondamentali “non si applica” nei memorandum decisi dalla troika per una serie di Stati membri).