Il blocco delle navi è frutto velenoso del blocco negoziale sulla riforma di Dublino

di martedì, giugno 12, 2018 0 , , , , Permalink

Comunicato stampa

Strasburgo, 12 giugno 2018

Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo dedicata a “Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione – Preparazione del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018”.

Di seguito l’intervento:

“Premetto che concordo con Vincent Cochetel, Inviato dell’Onu: la solidarietà europea non va discussa mentre arriva una nave di migranti sofferenti. La priorità è dar loro subito il porto più sicuro. Non farlo è illegale.

Al tempo stesso, dobbiamo riconoscere che l’Italia resta il Paese che per primo registra gli arrivi e ne è responsabile, e che nessuna riforma di questa regola iniqua è in vista.

Il blocco delle navi è frutto velenoso del blocco negoziale su Dublino IV, e usa i migranti come ostaggi. Se il Consiglio europeo cercherà l’unanimità su Dublino, come chiede Angela Merkel, sbatterà contro un muro e confermerà che c’è del marcio nell’Unione.

Al mio governo vorrei dire: fate vostra la riforma del Parlamento, ha difetti, vero, ma è la più avanzata possibile. Gran parte del Consiglio vuole ucciderla. Guardatevi da alleati come Orbán: non accetterà redistribuzioni automatiche di quote. Non è amico del governo italiano”.

Detenzione di minori non accompagnati nelle celle delle stazioni di polizia in Grecia

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-001400/2018
alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Beatriz Becerra Basterrechea (ALDE), Tanja Fajon (S&D), Maria Grapini (S&D), Maria Gabriela Zoană (S&D), Tokia Saïfi (PPE), Pina Picierno (S&D), Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL), Takis Hadjigeorgiou (GUE/NGL), Maite Pagazaurtundúa Ruiz (ALDE), Sergio Gaetano Cofferati (S&D), Mercedes Bresso (S&D), Silvia Costa (S&D), Bart Staes (Verts/ALE), Marlene Mizzi (S&D), Malin Björk (GUE/NGL), Carlos Coelho (PPE), Ramón Luis Valcárcel Siso (PPE), Antonio López-Istúriz White (PPE), Anna Hedh (S&D), Marita Ulvskog (S&D), Jytte Guteland (S&D), Jens Nilsson (S&D), Wajid Khan (S&D), Luigi Morgano (S&D), Javier Nart (ALDE), Ana Gomes (S&D), Gérard Deprez (ALDE), Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), Curzio Maltese (GUE/NGL), João Pimenta Lopes (GUE/NGL), João Ferreira (GUE/NGL), Vilija Blinkevičiūtė (S&D), Nikolaos Chountis (GUE/NGL), Molly Scott Cato (Verts/ALE), Javier Couso Permuy (GUE/NGL), Michaela Šojdrová (PPE), Petras Auštrevičius (ALDE), Julie Ward (S&D), Merja Kyllönen (GUE/NGL), Nathalie Griesbeck (ALDE), Jean Lambert (Verts/ALE), Barbara Lochbihler (Verts/ALE), Tania González Peñas (GUE/NGL), Marisa Matias (GUE/NGL), Claude Turmes (Verts/ALE), Dietmar Köster (S&D), Claude Moraes (S&D), Eva Joly (Verts/ALE), Soraya Post (S&D), Benedek Jávor (Verts/ALE), Hilde Vautmans (ALDE), Monika Beňová (S&D), Miguel Urbán Crespo (GUE/NGL), Elly Schlein (S&D), Ernest Urtasun (Verts/ALE), Bodil Valero (Verts/ALE), António Marinho e Pinto (ALDE), Helmut Scholz (GUE/NGL), Kostas Chrysogonos (GUE/NGL), Jordi Solé (Verts/ALE), Sirpa Pietikäinen (PPE), Martina Anderson (GUE/NGL), Stefan Eck (GUE/NGL), Sophia in ‘t Veld (ALDE), Josef Weidenholzer (S&D), Nessa Childers (S&D), Olle Ludvigsson (S&D), Anna Maria Corazza Bildt (PPE) e Caterina Chinnici (S&D)

Oggetto:  Detenzione di minori non accompagnati nelle celle delle stazioni di polizia in Grecia

Human Rights Watch riferisce che in Grecia, dalla fine del dicembre 2017, 54 minori non accompagnati sono stati trattenuti presso celle delle stazioni di polizia o centri di detenzione per immigrati [1]. La ricerca ha rilevato che tali minori vivevano in condizioni di insalubrità, spesso con adulti diversi dai loro familiari, e potevano essere oggetto di abusi e maltrattamenti da parte della polizia.

La detenzione di minori è contraria al diritto internazionale in materia di diritti umani [2], come dichiarato anche dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e dal relatore speciale sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti.

L’articolo 6 del regolamento (UE) n. 604/2013 stabilisce che gli Stati membri cooperano strettamente tra loro, tengono debitamente conto delle possibilità di ricongiungimento familiare e, in caso di minori non accompagnati, adottano “il prima possibile opportune disposizioni per identificare i familiari, i fratelli o i parenti del minore non accompagnato nel territorio degli Stati membri”.

È la Commissione a conoscenza di tale situazione e, in tal caso, quali iniziative intende intraprendere per sostenere misure alternative alla detenzione, accelerare il ricongiungimento dalla Grecia con i familiari e garantire la ricollocazione sicura dei minori non accompagnati richiedenti asilo, anche se non hanno legami familiari?

[1]     Secondo Human Rights Watch e diversi studi, tra cui una relazione elaborata su richiesta della Commissione, la detenzione ha un grave impatto a lungo termine sui minori e provoca altresì danni allo sviluppo, ansia, depressione, disturbo da stress post-traumatico e perdita della memoria: http://odysseus-network.eu/wp-content/uploads/2015/02/FINAL-REPORT-Alternatives-to-detention-in-the-EU.pdf

https://www.hrw.org/news/2018/01/23/asylum-seeking-kids-locked-greece

http://www.unhcr.org/58a458eb4

[2]     Assemblea generale delle Nazioni Unite, dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti: risoluzione adottata dall’Assemblea generale il 3 ottobre 2016, A/RES/71/1, “Noi, capi di Stato e di governo e alti rappresentanti (…) perseguiremo inoltre alternative alla detenzione, mentre tali valutazioni sono in corso”. http://www.refworld.org/docid/57ceb74a4.html – Osservazione generale n. 21 (2017) del comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo per quanto concerne i minori di strada – cfr. paragrafo 44 “la privazione della libertà, ad esempio in celle di detenzione o centri chiusi, non costituisce mai una forma di protezione”.

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IT

E-001400/2018

Risposta di Dimitris Avramopoulos
a nome della Commissione

(7.6.2018)

La protezione dei minori è una priorità centrale della politica migratoria dell’UE. Il diritto dell’Unione prevede che il trattenimento, anche sotto forma di custodia protettiva, dovrebbe essere utilizzato in ultima istanza e in circostanze eccezionali, solo se strettamente necessario, per il minor tempo possibile e mai in istituti penitenziari. La Commissione ha recentemente sottolineato la persistente mancanza di adeguati centri di accoglienza per minori non accompagnati, sia sulle isole che sul territorio continentale. Le autorità greche dovrebbero accelerare il processo volto a creare, con il sostegno finanziario dell’UE, 2 000 nuovi posti in accoglienza […] in tutta la Grecia. In tutti i punti di crisi in Grecia sono state istituite e addestrate squadre di protezione dei minori” [1]. Pertanto, le autorità nazionali devono garantire la disponibilità e l’accessibilità di una serie di alternative percorribili per il trattenimento di minori migranti. I fondi dell’UE sono disponibili per sostenere tale obiettivo.

In base alle informazioni pubblicate dal Servizio greco di asilo [2], 9 168 richieste di trasferimento sono state inviate ad altri Stati membri per ragioni legate al ricongiungimento familiare, a legami di dipendenza e a questioni umanitarie e 4 758 trasferimenti hanno avuto luogo nel 2017, compresi i trasferimenti di minori non accompagnati, rispetto alle 4 912 richieste di trasferimento e ai 962 trasferimenti nel 2016. La Commissione continua a monitorare la situazione e ha sottolineato la necessità di rafforzare ulteriormente la capacità del servizio greco per l’asilo, compresa l’Unità Dublino greca, al fine di garantire la sostenibilità e il miglioramento delle operazioni.

Per quanto riguarda la ricollocazione dalla Grecia, 21 999 persone, tra cui 546 minori non accompagnati, sono state trasferite dalla Grecia in altri Stati membri.

[1]     Relazioni sullo stato di avanzamento dell’attuazione dell’agenda europea sulla migrazione, COM(2018) 250 final def. del 14.3.2018, COM(2018) 301 final def. del 16.5.2018.

[2]     http://asylo.gov.gr/en/wp-content/uploads/2018/03/Dublin-stats_feb18%CE%95%CE%9D.pdf

Libertà di espressione minacciata in Spagna

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-001252/2018
alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Josep-Maria Terricabras (Verts/ALE), Jordi Solé (Verts/ALE), Ernest Urtasun (Verts/ALE), Lola Sánchez Caldentey (GUE/NGL), Xabier Benito Ziluaga (GUE/NGL), Matt Carthy (GUE/NGL), Lynn Boylan (GUE/NGL), Liadh Ní Riada (GUE/NGL), Maria Lidia Senra Rodríguez (GUE/NGL), Miguel Urbán Crespo (GUE/NGL), Curzio Maltese (GUE/NGL), Igor Šoltes (Verts/ALE), Benedek Jávor (Verts/ALE), Bart Staes (Verts/ALE), Tania González Peñas (GUE/NGL), Josu Juaristi Abaunz (GUE/NGL), José Bové (Verts/ALE), Florent Marcellesi (Verts/ALE), Ángela Vallina (GUE/NGL), António Marinho e Pinto (ALDE), Ramon Tremosa i Balcells (ALDE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Luke Ming Flanagan (GUE/NGL), Tatjana Ždanoka (Verts/ALE), Martina Anderson (GUE/NGL), Marie-Pierre Vieu (GUE/NGL), Mark Demesmaeker (ECR), Estefanía Torres Martínez (GUE/NGL), Stelios Kouloglou (GUE/NGL), Helmut Scholz (GUE/NGL) e Bodil Valero (Verts/ALE)

Oggetto:      Libertà di espressione minacciata in Spagna

Questa settimana il rapper di Mallorca Valtònyc è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere dalla Corte suprema spagnola con l’accusa di esaltazione del terrorismo e diffamazione contro la Corona attraverso i testi delle sue canzoni[1]. All’inizio di questa settimana un tribunale ha ordinato il sequestro e l’interruzione della stampa e della vendita[2] delle copie del libro dal titolo “Fariña”, che rivela i rapporti tra i trafficanti di droga e alcuni politici, mentre un’opera d’arte sui prigionieri politici in Spagna è stata ritirata dalla mostra d’arte ARCO [3]. Anche il rapper Pablo Hasél, accusato di diffamazione contro la Corona e lo Stato, è in attesa dell’esito del suo processo e potrebbe subire il carcere [4].

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che l’articolo 490 del codice penale spagnolo, che tutela determinate istituzioni contro un reato pubblico, non è in linea con l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’articolo resta invariato e costituisce la base giuridica per le suddette sentenze.

Alla luce di quanto precede può la Commissione rispondere al seguente quesito:

Ritiene che la legge spagnola 4/2015 e il codice penale spagnolo siano pienamente in linea con gli articoli 11 e 12 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea?

[1]     https://politica.elpais.com/politica/2018/02/20/actualidad/1519138222_303069.html

[2]     http://www.publico.es/culturas/farina-jueza-ordena-secuestro-cautelar-libro-farina-narcotrafico-gallego-peticion-exalcalde-grove.html

[3]     http://www.lavanguardia.com/cultura/20180221/44950153381/arco-obra-santiago-sierra-presos-politicos-proces.html

[4]     http://www.publico.es/sociedad/twitter-son-62-tuits-cancion-fiscalia-pide-3-anos-prision-40500-euros-rapero-pablo-hasel.html

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IT

E-001252/2018

Risposta di Vera Jourová
a nome della Commissione

(7.6.2018) 

Come già sottolineato nelle risposte alle interrogazioni scritte E-013929/2013, E‑013763/2013, P-006472/2014, E-011174/2014 e E-001411/2015 la Commissione, nell’ambito delle sue competenze, è sempre stata e rimane fermamente impegnata ad assicurare che la libertà d’espressione e la libertà di riunione siano rigorosamente rispettate, in quanto sono alla base delle società libere, democratiche e pluraliste. Tuttavia, la Commissione non ha una competenza generale per quanto riguarda i diritti fondamentali. Ai sensi dell’articolo 51, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali, la Carta si rivolge agli Stati membri soltanto quando essi attuano il diritto dell’UE.

Le questioni sollevate dagli onorevoli deputati non si riferiscono all’attuazione del diritto dell’UE. In tali casi, spetta agli Stati membri garantire che i diritti fondamentali siano rispettati, in base al loro ordine costituzionale e agli obblighi di diritto internazionale.

Di conseguenza, la Commissione non può commentare la legge spagnola n. 4/2015 e il Codice penale spagnolo, come riferito dagli onorevoli deputati.