Si faccia chiarezza sulla repressione della protesta dei migranti a Brescia

di sabato, marzo 28, 2015 0 , , , Permalink

28 marzo 2015

Barbara Spinelli si è rivolta al Sindaco, al Questore e al Prefetto Vicario di Brescia chiedendo chiarezza sui gravi fatti che si sono svolti a Brescia nel corso dell’ultima settimana, in seguito alla protesta indetta da un gruppo di migranti e dall’Associazione Diritti per Tutti contro la violazione dei diritti sociali, contro i rigetti della sanatoria 2012, e in favore di uno sblocco dei permessi di soggiorno.

“Secondo gli attivisti e i rappresentanti dei migranti che vivono nella provincia di Brescia”, ha scritto l’eurodeputata del Gue-Ngl, “le istituzioni stanno procedendo a un’applicazione penalizzante delle normative in materia di immigrazione. Circa l’ottanta per cento delle domande sono infatti state respinte, a fronte di una media nazionale del venti per cento”.

La civile e pacifica protesta dei migranti è stata repressa con un immotivato uso della forza, rendendo inagibile per giorni piazza Loggia. Su questi fatti, e sulla situazione di tre migranti arrestati e internati nel Cie di Bari e di due migranti espulsi con provvedimento d’urgenza, l’onorevole Spinelli ha chiesto un immediato accertamento dei fatti e delle responsabilità.

In particolare, unendosi alle richieste di migranti e associazioni antirazziste, l’eurodeputata ha chiesto:

– Il ripristino dell’agibilità politica e democratica nel centro di Brescia,

– Una verifica sul comportamento della Questura, con particolare riferimento alle azioni del Questore, del Vicequestore Ricifari, del dirigente della Divisione anticrimine della Questura Farinacci.

– Un’inchiesta sulle numerose denunce fatte dalla Questura dopo i fatti “della gru”, i cui processi sono tuttora in corso.

– L’apertura di un tavolo di confronto e riesame dei respingimenti, del tutto anomali nel numero, fatti a Brescia.

– Un confronto sui tempi di attesa per i rinnovi, che ormai superano mediamente i dodici mesi.

“Sottolineo infine la mia preoccupazione”, scrive Barbara Spinelli, “per come la Questura di Brescia, tramite numerosi comunicati stampa diffusi in questi giorni, ha mostrato di monitorare le attività della storica emittente radiofonica Radio Onda d’Urto, accusando redattori e giornalisti di fomentare la protesta dei migranti.  Apprendo inoltre di di voci riguardanti un’informativa della Questura, che sarebbe stata inviata al ministero dell’Interno, alla Prefetture e alla Procura della Repubblica, contenete la richiesta di aprire un’indagine contro l’emittente: mi auguro che si tratti di voci prive di fondamento”.

In allegato, la lettera integrale inviata questa mattina a Sindaco, Questore e Prefetto Vicario.

Aggiornamento del 30 aprile 2015: Il Consiglio di Stato dà ragione ai migranti in lotta a Brescia

Appello: chiudiamo l’era delle grandi opere

Pubblicato su «Il Fatto Quotidiano», 28 marzo 2015

L’inchiesta di Firenze sulla corruzione nel settore delle grandi opere pubbliche, che ha portato all’arresto tra gli altri di Ercole Incalza e alle dimissioni del Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, rendono a tutti evidente ciò che gli ecologisti e le forze impegnate sul terreno della legalità da tempo denunciano: troppo spesso in Italia la decisione di realizzare questa o quella grande infrastruttura risponde alla convenienza privata di pochissimi e non all’interesse generale.

Così, per vincere la sfida delle “opere utili” non sono bastate razionali analisi su costi e benefici, discussioni aperte e democratiche su cosa sia davvero necessario per realizzare trasporti e infrastrutture efficienti e per garantire investimenti pubblici oculati: non sono bastate perché la commistione fra politici irresponsabili, funzionari pubblici inamovibili e spesso conniventi con imprenditori senza scrupoli, scarse garanzie sull’imparzialità delle procedure, hanno impedito processi decisionali trasparenti e scelte ponderate nell’interesse collettivo, e creato condizioni quanto mai favorevoli al dilagare della corruzione.

Mai come oggi appare chiaro che la corruzione è un furto di bene comune, di diritti e di speranze, di opportunità e di lavoro: un furto che non ci possiamo e dobbiamo più permettere.

Per spazzare via le pratiche rivelate dall’inchiesta di Firenze occorre da una parte cambiare alla radice regole e priorità delle scelte in materia di opere pubbliche, dall’altra riconsiderare, nell’auspicabile quadro di un Piano dei trasporti finalmente coordinato e sistematico e che preveda una Valutazione Ambientale Strategica per ogni grande infrastruttura, scelte su opere – dal tunnel della Valsusa, al “terzo valico Milano-Genova, ai progetti di nuove autostrade (Lombardia e Veneto, Orte-Mestre, Maremma) – che a fronte di un costo per la collettività esorbitante, sollevano dubbi diffusi e rilevanti quanto alla loro utilità  pubblica e  compatibilità ambientale.

Sul tema generale della lotta alla corruzione servono norme più rigorose sulla confisca dei beni ai corrotti; sui “reati civetta” come il falso in bilancio, l’autoriciclaggio, l’evasione fiscale; sul conflitto d’interessi.

Nel campo specifico delle opere pubbliche, queste per noi le priorità:

–    abolire la Legge Obiettivo, con il suo elenco sconfinato di opere spesso inutili e insostenibili ammesse a beneficiare non solo di rilevanti investimenti pubblici, ma di deroghe e scorciatoie rispetto alle norme ordinarie;  deroghe alle regole a difesa delle finanze pubbliche e dell’ambiente:

–    rivedere le norme sulla valutazione di impatto ambientale, dando luogo per ogni grande opera a un vero “dibattito pubblico” – aperto alla partecipazione di cittadini e gruppi organizzati – che ponga le basi per decisioni nell’interesse generale;

–    rivedere il Codice Appalti del 2006, introducendo norme chiare e semplici per garantire gare trasparenti e piena concorrenza nel mercato dei lavori pubblici, per impedire ogni genere di proroga o deroga rispetto alle vie ordinarie, per rafforzare i poteri d’intervento dell’Autorità Anticorruzione;

–    eliminare quelle disposizioni contenute nel Decreto “Sblocca Italia” e nell’ultima Legge di Stabilità che permettono una nuova ondata di opere di nessuna utilità pubblica (trivellazioni petrolifere, inceneritori di rifiuti) ed elargiscono inaccettabili “favori” a lobby potenti  a cominciare dalla proroga delle concessioni ai  “signori delle autostrade” che costerebbe alle casse pubbliche 16 miliardi di euro.

Infine, è decisivo che la scelta del/la nuovo/a Ministro delle Infrastrutture  e dei Trasporti risponda a un radicale cambio di rotta negli indirizzi e nei metodi delle politiche pubbliche in fatto di infrastrutture e trasporti. Non serve affatto, anzi aggiungerebbe opacità a opacità, la creazione di strutture parallele e poco trasparenti fuori dal Ministero delle Infrastrutture. Occorre invece un/a Ministro custode intransigente della legalità e della trasparenza amministrativa, e consapevole che le grandi opere necessarie all’Italia sono quelle indispensabili per migliorare la vita quotidiana degli italiani: rimettere in sesto il nostro territorio, assicurare una mobilità pubblica efficiente nelle città e rimediare allo stato scandaloso del trasporto regionale, puntare sul ferro  e sul cabotaggio costiero per il trasporto delle merci smettendo di favorire con regali milionari il settore dell’autotrasporto.

Questo è ciò che va fatto se davvero si vuole demolire la “cupola” che governa da decenni i grandi affari delle opere pubbliche: l’occasione è oggi, non si può e non si deve perdere.

Per sottoscrivere l’appello (pubblicato su www.greenitalia.org) inviare un’e-mail a info@greenitalia.org.

 

Monica Frassoni, Copresidente Partito Verde Europeo
Luca Mercalli, Meteorologo e climatologo
Tommaso Montanari, Università “Federico II” (Napoli)
Paolo Maddalena, Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale
Maria Rosa Vittadini, Università IUAV (Venezia)
Vittorio Emiliani, Giornalista, scrittore e saggista
Paolo Berdini, Urbanista e scrittore
Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia
Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Legambiente
Oliviero Alotto, Green Italia
Dario Balotta, Presidente Onlit
Anna Maria Bianchi, Carteinregola (Roma)
Angelo Bonelli, Portavoce Federazione dei Verdi
Marco Cappato Presidente Gruppo Radicale – federalista europeo al Comune di Milano
Felice Casson, Senatore e candidato sindaco di Venezia
Mauro Ceruti, Università IULM (Milano)
Giuseppe Civati, Deputato
Annalisa Corrado, Green Italia
Carlo Degli Esposti, Produttore cinematografico
Roberto Della Seta, Green Italia
Loredana De Petris, Senatrice
Damiano Di Simine, Presidente Legambiente Lombardia
Anna Donati, Green Italia
Alfredo Drufuca, Polinomia (Milano)
Domenico Finiguerra, Forum Salviamo il Paesaggio Difendiamo i Territori
Francesco Ferrante, Green Italia
Fabio Granata, Green Italia
Maria Pia Guermandi, Archeologa
Giovanni Lo Savio, Ex-presidente Italia Nostra
Patrizia Malgieri, TRT Trasporti e Territorio (Milano)
Barbara Spinelli, Parlamentare europea
Sebastiano Tusa, Archeologo
Elly Schlein, Parlamentare europea
Mario Zambrini, Istituto “Ambiente Italia” (Milano)    

Luana Zanella, Portavoce Federazione dei Verdi

 

Lo sterminio di Rom e Sinti deve farsi memoria politica

Bruxelles, 25 marzo 2015

«Lo sterminio dei Rom e Sinti va inserito ufficialmente nelle commemorazioni europee dei genocidi commessi dal regime nazifascista», ha dichiarato Barbara Spinelli, esprimendo pieno accordo con il rapporto presentato da Cornelia Ernst (la Linke) nella riunione del gruppo Gue-Ngl per la Giornata internazionale dei Rom.

«Porajmos è il termine con cui Rom e Sinti indicano il genocidio zigano, ed è l’equivalente della Shoah. La cosa grave è che non viene commemorato come la Shoah, pur avendo esattamente lo stesso significato: la devastazione, ovvero l’annientamento, di un popolo in quanto tale. Questo ha conseguenze precise sui giorni d’oggi, conferendo una sorta di lettre de noblesse all’anti-tsiganismo. In altre parole, quest’ultimo non viene messo sullo stesso piano dell’antisemitismo, anche se nella sostanza è, anch’esso, una forma di razzismo che colpisce un’etnia europea. Se il Porajmos non sarà inserito nelle commemorazioni del genocidio, avremo sempre di più la banalizzazione del male in tutta l’Unione».

«In Italia» ha proseguito l’eurodeputata del Gue-Ngl, «sto personalmente seguendo la questione delle ordinanze degli sgomberi di campi rom. Sono azioni poliziesche che vanno moltiplicandosi, e come europarlamentare ho protestato di recente – con il prefetto e il vicesindaco di Torino, e con il Commissario prefettizio di Viareggio – contro lo sgombero di due campi rom, a Lungo Stura Lazio e a Torre del Lago Puccini».

«Sappiamo che il problema non è solo italiano. In Francia è un governo di sinistra che attacca i Rom. Il primo ministro Manuel Valls è giunto sino ad affermare, non molto tempo fa, che “i rom comunque non vogliono integrarsi nella società francese”, o  in quella europea. Frasi del genere sono evidentemente razziste, favoriscono l’incitazione all’odio razziale, e oggi  sono dette senza problema dalla sinistra, quando governa. Anche in Italia abbiamo un partito che si dice di sinistra – il Partito democratico – che spesse volte, e tranquillamente, sposa fraseologie  anti-rom e adotta linee discriminanti nei confronti della comunità Rom e Sinti».


 

Si veda anche:

Anti-Roma words and actions should not go unpunished

Giornata internazionale dei rom

 

New plans to stem the flow of migration unacceptable

Brussels 21/03/2015

GUE/NGL MEPs urge the Commission and member states to stop discussing asylum and search and rescue outsourcing and focus instead on safe and legal ways to the EU for asylum-seekers and migrants.

The MEPs are strongly critical of information published in the international press this weekend on immigration talks currently taking place at EU level that, if implemented, would result in a de facto refoulement of asylum-seekers.

The international press revealed the existence of a proposal by Italian Interior Minister Angelino Alfano to outsource search and rescue to countries such as Egypt or Tunisia who would then bring the rescued migrants to their shores. Originally leaked by Italian news agencies Asca and Redattore Sociale, the proposal, which aims to produce a “real deterrent effect, so that fewer migrants would be ready to put their life at risk to reach Europe’s coasts”, was presented to France, Germany, Spain and the European Commission in the margins of the Justice and Home Affairs Council (JHA) last Thursday 12th March and discussed further at a meeting at the Commission on Tuesday 17th March.

Parallel to these talks at the JHA Council last week, interior ministers discussed setting up refugee camps in Northern Africa and the possibility to process asylum applications in these camps, a proposal that been repeatedly dismissed in the past 15 years by the Commission given the numerous legal and practical obstacles, including the risk of breaching the international principle of non-refoulement.

Cornelia Ernst, GUE/NGL coordinator on the LIBE Committee, said: “This is yet another attempt by member states trying to get rid of the people arriving at our shores in search of help and hope. This time they are exploiting the fact that search and rescue in the Mediterranean has not been working for years. But instead of trying to improve that situation they are prescribing a poison as medicine. The paper makes it perfectly clear that the overall aim is to make sure that nobody leaves the African coast for Europe. So to remedy the humanitarian catastrophe of people dying at sea, they propose to lock people into Libya, Tunisia and Egypt, risking another humanitarian catastrophe in those countries.”

French MEP Marie-Christine Vergiat said: “We are facing one of the biggest refugee crises since the Second World War. And how do member states respond? ‘Clear off!’ These two proposals represent a real danger and their message is quite clear: a further tightening of Fortress Europe and handing over our responsibility to third countries. Once again we see member states using every possibility not to comply with their international obligations of non-refoulement of asylum-seekers. This is just unacceptable.”  

For Spanish MEP Marina Albiol: “They want other countries outside the EU to do their dirty work for them, they want the blood on the hands of others. They are trying to hide poverty and despair, they don’t want us to see how human rights don’t  exist for these people so they send them to other countries, where they are not respected. This is another step towards total lack of respect of human rights and it goes directly against rights granted by European legislation.” 

Italian MEP Barbara Spinelli commented: “Italian Interior minister Alfano’s proposals for outsourcing EU asylum policy and for search and rescue operations in cooperation with third countries are an underhanded and delusive tactic to prevent refugees from reaching Europe and seek international protection here. The actual purpose is the refoulement and repatriation of the refugees to the countries they escaped from. This instrumentalisation of the deaths in the Mediterranean is even more revolting knowing that the discussions at European level on safe and legal access to the EU for asylum seekers as well as the creation of more channels of legal migration are currently blocked by the Council of the European Union.”

For Swedish MEP Malin Björk: “This is an unacceptable process of externalising the EU’s borders and refusing responsibility for the current refugee situation in our neighbourhood. The EU and its member states must face up to their responsibilities and organise search and rescue operations and develop legal asylum entries and proper reception of people seeking protection in the EU.

Dichiarazione sul non paper di Alfano

Questo testo è stato pubblicato, con il titolo Alfano e la politica di Ponzio Pilato, anche su «il manifesto» del 21 marzo

Lo scorso 12 marzo, a Bruxelles, il ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano ha incontrato il commissario europeo all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos e i ministri suoi omologhi di Spagna, Francia e Germania. La proposta di Alfano, rigorosamente riservata, è riassunta in un non paper, un documento confidenziale con il quale il ministro prospetta una cooperazione dell’UE con i Paesi terzi ritenuti “affidabili” (Egitto e Tunisia in prima linea), al fine di garantire la “sorveglianza marittima” del Mediterraneo, le future operazioni di search and rescue, e l’auspicato rimpatrio nei paesi di origine. Quel che chiede, in sostanza, è l’esternalizzazione della politica di asilo dell’Unione europea, e delle responsabilità che le spettano. Si tratta di una legalizzazione concordata, e surrettizia, di respingimenti collettivi proibiti sia dalla Carta europea dei diritti fondamentali, sia dalla Convenzione di Ginevra. Il non paper conferma l’assenza di qualsivoglia strategia politica verso la Libia, e vanta improbabili strategie di deterrenza verso l’aumento dei flussi migratori in Europa.

Sono anni che accordi bilaterali e confidenziali di cooperazione di polizia cercano di delegare la gestione dei flussi migratori a paesi terzi dalle dubbie credenziali democratiche (Egitto, Eritrea, Sudan), eludendo il diritto internazionale del mare e la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. L’Italia ha già ricevuto due condanne dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione delle norme che vincolano gli Stati membri a rispettare il divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti (art. 3), il diritto a un ricorso effettivo (art.13), e il divieto di respingimenti collettivi (art. 4-IV Protocollo CEDU).

Il governo italiano ha riattivato tale politica tramite il cosiddetto “processo di Khartoum”, inaugurato nel semestre di presidenza del Consiglio dei ministri europeo. Lo scopo ricercato, oltre che potenzialmente lesivo di diritti fondamentali, è un totale controsenso: nel tentativo di impedire che persone in fuga da guerre e dittature arrivino in Europa, si negozia con Stati che portano la maggior responsabilità dell’incremento dei flussi migratori, e addirittura vien loro domandato di istituire campi profughi sul loro territorio. Le recenti dichiarazioni del commissario Avramopoulos, esplicitamente favorevole alla “cooperazione con le dittature”, vanno in questa direzione.

Finora l’esperienza di campi di raccolta per profughi in Africa si è rivelata fallimentare: abbandoni nel deserto, carcerazioni, trasferimenti estremamente ridotti verso l’Europa.

Nel suo non paper, il ministro Alfano non si limita a elogiare la fallimentare operazione Triton. Adombra anche una collaborazione inesistente con l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) e con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). In una lettera ad Avramopoulos, l’UNHCR ha fatto sapere  di non aver mai approvato la proposta italiana. L’Alto Commissario dell’Onu per i rifugiati, Antonio Guterres propone ben altre politiche: la restaurazione dell’operazione Mare nostrum e la sua europeizzazione (da me chiesta nell’ultima Plenaria del Parlamento europeo), un riequilibrio tra Stati membri dell’Unione delle politiche di reinsediamento dei richiedenti asilo, un progetto pilota per il trasferimento in diversi paesi europei dei rifugiati siriani soccorsi in mare in Grecia e in Italia.

barbara spinelli


 

Allegato:

Il non paper di Alfano:
“Possibile Involvement of Third Countries in Maritime Surveillance and Search and Rescue” (file .pdf)

Si veda anche:

EU considering plan to outsource Mediterranean migrant patrols to Africa

New plans to stem the flow of migration unacceptable

Iniziativa cittadina: la democrazia come Kindergarten?

Mercoledì 18 marzo al centro Mundo B di Bruxelles si è svolto un seminario-brainstorming informale organizzato da Barbara Spinelli e Carsten Berg (coordinatore generale di ECI Campaign) sul tema “The Crises of Europe: What Role for the European Citizens’ Initiative?”.

Hanno partecipato al seminario:

Barbara Spinelli (Altra Europa con Tsipras), Carsten Berg (The Citizens Initiative), Pier Virgilio Dastoli (Movimento Europeo Internazionale), Alessandro Manghisi (Ufficio Barbara Spinelli), Sophie von Hatzfeldt (Democracy International), Norbert Hagemann (Ufficio Helmut Scholz – Die Linke), Jan Willem Goudriaan (European Federation of Public Service Unions-EPSU), Elisa Bruno (European Citizens Action Service – ECAS), Raymond Van Ermen (European Partners for Environment – EPE), Rafael Torres (Close the Gap), Carmen Alvarez Acero (Podemos), Laetitia Veritier (Europe +), Mattia Brazzale (Associazione Delle Agenzie Della Democrazia Locale – ALDA), Giovanni Melogli (Alliance International de journalistes – European media initiative).

Questo il testo dell’intervento di Barbara Spinelli

The ECI: Democracy as a Kindergarten?

We are here not only to discuss the technicalities of the European Citizens’ Initiative (ECI, based on article 11 of the Lisbon Treaty): if it has to be organised differently, if its online presence can be improved, if data protection is respected, if the time given for the collection of signatures (one year, for the collection of 1 million of signatures in 7 countries at least) is too short. These are important methodological questions, but not the essential ones. We know from Heidegger that the essence of technology is nothing technological, and is never neutral.

We are here because what was built in this continent after the war – the unification of Europe – is in great danger of dissolving. Large numbers of citizens no longer believe in this unity, nor in its capacity to overcome the divisions among its peoples and its States. The ECI was born almost ten years ago because of what was already called, during the Prodi Commission, a “democratic deficit”. Economic crisis – which began in the United States in 2007 and then spilled over to Europe – has brought democracy well beyond that “deficit”, pushing it to the brink of a precipice.

Gli sgomberi forzati dei campi rom di Torino e Viareggio violano la legislazione internazionale sui diritti umani

di mercoledì, marzo 18, 2015 0 , , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli al Prefetto di Torino, al Vicesindaco di Torino e al Commissario prefettizio di Viareggio: fermate gli sgomberi dei campi rom

Bruxelles, 18 marzo 2015

Allarmata dalle notizie sempre più pressanti di sgombero dei due campi rom di Lungo Stura Lazio, a Torino, e di Torre del Lago Puccini, a Viareggio, Barbara Spinelli si è rivolta al Prefetto di Torino, al Vicesindaco di Torino e al Commissario prefettizio di Viareggio per chiedere la sospensione degli sgomberi forzati e il rispetto delle disposizioni vigenti.

In ottemperanza alle linee guida delle Nazioni Unite sul diritto a un alloggio adeguato e sugli sgomberi forzati, ogni sgombero deve prevedere ben precise garanzie procedurali – a cominciare da un congruo preavviso, l’accesso all’assistenza legale e la consultazione delle comunità interessate – ed è connesso al diritto a un alloggio dignitoso per tutti i nuclei familiari coinvolti.

L’eurodeputata del Gue-Ngl ricorda che “quando, nel 2010, il governo francese annunciò l’intenzione di smantellare alcuni campi rom, fu severamente ammonito dall’Onu, dal Parlamento europeo e dalla Commissione di Bruxelles, che minacciò di attivare una procedura di infrazione nel caso le autorità francesi non fossero immediatamente tornate sulla loro decisione”.

Le azioni di sgombero forzato arrecano solo ulteriore discriminazione, e inveleniscono un clima fin troppo preoccupante in cui si susseguono provocazioni verbali ed episodi di razzismo e xenofobia. Difficile non vedere, afferma Barbara Spinelli, che rom e sinti rischiano di diventare i bersagli di una campagna elettorale giocata sull’incitamento all’odio. “Sarebbe dunque auspicabile che le autorità per prime dessero un messaggio di segno opposto, di civiltà e rispetto dei diritti, ed è per questo che chiedo l’adozione urgente delle politiche di inclusione e sicurezza sociale previste dall’Onu e dall’Unione europea nell’ambito di un progetto condiviso con le popolazioni interessate. Ribadisco inoltre la necessità che a rom, sinti e caminanti sia riconosciuto lo status di minoranza, che ancora non è loro concesso.”

Allegati (file .pdf):

la lettera inviata al Prefetto e al Vicesindaco di Torino
la lettera inviata al Commissario prefettizio di Viareggio


 

Aggiornamento:

La CEDU (Corte Europea dei Diritti Umani) ha ordinato la sospensione del provvedimento di sgombero del campo rom di Torino fino al 26 di marzo, termine dato al Governo italiano per fornire informazioni in merito alle misure previste per la ricollocazione dei soggetti vulnerabili e la tutela dei minori. Il pronunciamento della Corte è avvenuto in seguito a una domanda inoltrata dall’avvocato Gianluca Vitale.

Alcune riflessioni sullo stato di salute de L’Altra Europa

Riporto qui un breve scambio di mail con Alfredo Giusti del Circolo “Dossetti” di Sarzana avvenuto il 14 marzo scorso a margine dei Seminario bolognese dei comitati territoriali de L’Altra Europa

Cara Barbara,

dopo l’entusiasmo e le speranze iniziali, sto vivendo con molta angoscia la preoccupante deriva dell’Altra Europa, a cui avevo aderito perché vedevo importanti anticorpi, che ritenevo potessero impedire il ripetersi della mortificante esperienza di “Cambiare si può”, che aveva rappresentato per me una dura batosta ed una grande sofferenza.

Al momento delle adesioni, ho letto moltissimi dei messaggi che accompagnavano la scelta di “esserci” ( ripetevano molti “è l’ultima volta”). Questi messaggi riproponevano insistentemente una piena adesione all’Appello iniziale di voi proponenti.

Ora delle 30.000 adesioni sono rimaste briciole perché qualcuno ha voluto assumersi la responsabilità di tradire gli impegni iniziali e di fare del nostro progetto una cosa vecchia, già fallita e senza prospettiva.

Come ci si può permettere di gettare palate di delusione in chi ha voluto mettere nelle nostre mani la residua fiducia, che rimaneva nell’animo dopo molteplici delusioni ? Come si può perdere rapporto e collaborazione con persone di grande valore culturale e politico (penso alle dure e sacrosante parole di Rodotà, che fu con Zagrebelsky ed altri nostro prezioso sponsor prima delle elezioni)?

Queste parole negative su Altra Europa non vogliono disconoscere l’impegno fattivo di molti e la presenza di persone meravigliose (soprattutto donne: una per tutte – ma la lista è lunga – Nicoletta Dosio).

Chi è consapevole della pericolosa deriva a cui rischiamo di andare incontro, dovrà mettere tutto il proprio impegno – costruttivo e positivo –  perché i problemi siano affrontati e risolti, a partire dalle scadenze del 29 e dell’Assemblea di aprile.

[…]

con affetto e riconoscenza,

Alfredo Giusti del Circolo “Dossetti” di Sarzana

***

Caro Alfredo,
penso che la via ci sia: ritrovare le persone che abbiamo perduto per strada, e so che sono moltissime. Continuamente ne incontro, e anch’io constato la loro delusione, il loro sconcerto, la loro tristezza. Delusione, sconcerto e amarezza che sono anche le mie, molto spesso. Mi sono iscritta di recente in Libertà e Giustizia, per essere lì attiva come posso e aiutare l’associazione a preservare la sua indipendenza, davvero miracolosa dopo l'”uscita” di De Benedetti. Per poter re-incontrare, in quei circoli, le persone che erano con noi all’inizio e che ci osservano ormai con una curiosità che va spegnendosi, con un distacco ineluttabile, con un atteggiamento che somiglia molto, troppo, alla sfiducia. Dico distacco ineluttabile perché il piccolo gruppo che dirige Altra Europa non ha coltivato questi rapporti, in parte per chiusura in gran parte per trascuratezza. Penso, ma lo immagini, a persone cui sono vicina da decenni: Zagrebelsky, Rodotà, Don Ciotti, Paul Ginsborg, il gruppo di Micromega. Penso ai vari comitati ecologisti e di difesa dei beni comuni (dunque anche a Salvatore Settis). Anche per questo è così importante ripartire “dai territori”. E di sicuro ne ho dimenticati molti, cui non parliamo e che non son più disposti ad ascoltarci. È a loro che Landini guarda oggi – questa la mia impressione. Penso non per ultimo ai magistrati che istruiscono il processo su Stato-mafia a Palermo: perché tanti nostri mali – in questo siamo simili alla Grecia – nascono dal connubio immondo fra una mafia (o ‘ndrangheta, o camorra: Tsipras la chiama “cleptocrazia”, Scarpinato “nuova borghesia mafiosa”) che agisce ormai globalmente ed è complice di fatto degli anonimi poteri finanziari mondializzati. È significativo che nessun memorandum della trojka abbia mai inserito, nelle sue austere raccomandazioni: la lotta alle mafie e alla corruzione, la battaglia contro l’evasione fiscale e in favore delle Costituzioni democratiche e dell’indipendenza della magistratura. Questa sarebbe la vera Austerità, di cui abbiamo bisogno come dell’aria. Ho detto più volte che il rapporto di JP Morgan del maggio 2013, con le sue accuse alle paralizzanti costituzioni antifasciste, avrebbe potuto esser scritto (è stato già scritto, decenni prima) dalla loggia P2.

Penso che Altra Europa nelle sue varie espressioni (non solo il piccolo gruppo che agisce presentandosi come erede dell’originario Comitato del garanti ma anche gli amici di Noi-Altra Europa)  dovrebbe di continuo sottoporre quel che produce (analisi, progetti, azioni territoriali di nostri consiglieri regionali come Alleva, azioni europee dei deputati) al giudizio dei nostri padri, che sono quelli che ho elencato più sopra e che oggi includono anche Landini e la sua promettente “coalizione sociale”. Altrimenti ci ridurremo al lumicino (già non siamo che questo lumicino, sempre che brilli ancora) e non avremo fra poco più nulla di rilevante da dire e proporre.

La stessa battaglia “con Tsipras”, bisogna ri-studiarla, ri-calibrarla e analizzarla bene, alla luce di quel che sta avvenendo in Europa in seguito alla vittoria di Syriza. È stato bene darci questo nome, nella campagna per le europee: in qualche modo è stato profetico. Ma al tempo stesso – questo il mio modestissimo parere – non possiamo divenire una filiale di Syriza – e, sia detto per inciso, nemmeno di Podemos – pena la nostra morte. Per quanto mi riguarda personalmente, ad esempio,  ci sono cose che non accetto, nella condotta del nuovo governo greco. Trovo esiziale la dichiarazione del ministro della difesa Kommenos, che minaccia di inondare il Nord Europa con i migranti che giungono in Grecia (eventuali jihadisti dell’Isis compresi). Anche la Svezia dunque, che accoglie il maggior numero di migranti e richiedenti asilo. Né mi consola sapere che il ministro non appartiene a Syriza ma alla destra in parte xenofoba di Anel, con cui Syriza si è alleata. Trovo inammissibile, e del tutto autodistruttiva, la campagna del governo Tsipras sulle riparazioni di guerra che la Germania è chiamata imperiosamente a pagare, se non aiuta la Grecia sul debito. Non cambieremo di certo l’Europa se la faremo precipitare – nell’immaginario dei suoi cittadini e delle sue nazioni – nei tempi immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, quando le riparazioni umiliarono la Germania e fecero nascere dalle sue viscere prima Hitler poi una seconda guerra mondiale (Keynes fu l’unico a veder giusto, e a ergersi contro la politica, e la retorica, delle “riparazioni”). Tutt’altra cosa è chiedere (come fece Tsipras in campagna elettorale e come facemmo noi) una conferenza sul debito come quella del ’53, quando alla Germania fu condonata una parte del debito di guerra (il rimborso dell’altra parte fu dilazionato nel tempo, e “agganciato” alla ripresa economica tedesca). L’Europa è nata non per dimenticare le colpe storiche di questo o quel paese, ma per trasformarle in responsabilità accresciuta e nuova solidarietà fra cittadini del continente.

Un affettuoso saluto, e grazie per la bellissima lettera,

barbara spinelli

Perché ho scelto l’astensione sulla mozione diritti umani 2013

Il 12 marzo scorso a Strasburgo, Il Parlamento europeo ha approvato il Rapporto annuale 2013 sui diritti umani e la democrazia del mondo, firmato da Antonio Panzeri (Gruppo Socialisti e Democratici, S&D). È un rapporto con non pochi lati positivi ma con parecchi paragrafi in parte ambigui o non condivisibili, dal mio punto di vista. La stampa italiana si è occupata quasi esclusivamente del paragrafo sui matrimoni o le unioni civili tra persone dello stesso sesso, su cui il Parlamento europeo ha espresso – non per la prima volta – un voto positivo (su questo specifico paragrafo, il nr. 162, ho votato a favore).

Resta che la risoluzione, assai ampia, contiene altri punti molto sensibili e non chiariti, concernenti diritti non meno importanti del matrimonio gay. In particolare, sono stati approvati gli emendamenti dei Popolari (PPE), sulla base di un accordo blindato Popolari-Socialisti: mi riferisco tra gli altri al paragrafo sull’aumento delle risorse di Frontex, un’agenzia che sta dimostrando la propria totale inadeguatezza oltre che irresponsabilità, e a quello sull’immigrazione irregolare all’interno dell’UE a spese dei diritti dei migranti (ormai in massima parte richiedenti asilo), sostituito in seguito al voto da un paragrafo che concentra per intero l’attenzione sulla lotta ai trafficanti di esseri umani e dunque sul controllo delle frontiere. Infine, è stato fortemente annacquato il paragrafo 165, che criticava i referendum che vietano il matrimonio tra persone dello stesso sesso, e che menzionava espressamente il referendum svoltosi in Croazia, e quelli previsti in Slovacchia e Macedonia. Queste critiche non sono più presenti, su pressione dei Popolari, nella risoluzione approvata.

Allo stesso tempo, sono stati respinti emendamenti che ritenevo essenziali, proposti dal gruppo cui appartengo (GUE-NGL), concernenti sia i diritti dei migranti e il processo di Khartoum (un tema cruciale, dopo le dichiarazioni del Commissario all’immigrazione Dimitris Avramopoulos sull’opportunità di “cooperare con le dittature” in tema di migrazione), sia gli effetti sui diritti fondamentali di politiche economiche e di austerità imposte dall’esterno a paesi democraticamente troppo fragili.

Sono questi i motivi per cui ho deciso, dopo molte esitazioni e ripetuti tentativi di mediazione col relatore Antonio Panzeri (intesi a convincere il gruppo S&D ad accogliere positivamente i nostri emendamenti), di votare in aula l’astensione. Ho condiviso tale scelta con 28 deputati del GUE-NGL, mentre 5 hanno votato a favore della risoluzione e 11 hanno addirittura espresso parere contrario.


Questo il testo della mozione originaria.

E questo il testo della mozione approvata (file .pdf).

Messaggio ai comitati territoriali de L’Altra Europa

Testo del messaggio di Barbara Spinelli al Seminario dei comitati territoriali de L’Altra Europa, svoltosi a Bologna il 14 marzo 2015

Cari amici,

oggi sono idealmente con voi, in questo Seminario dei comitati territoriali dell’Altra Europa – aperto ad associazioni e movimenti della società civile – e al tempo stesso sono idealmente nella sede della Fiom nazionale, dove sta nascendo la coalizione sociale, “fatta di sindacalisti, associazioni, reti, movimenti”.

È una coincidenza secondo me significativa e piena di promesse.

Ho già avuto modo di dire, in una lettera aperta indirizzata a Landini e a Rodotà, con quanto favore io veda l’inizio di una simile coalizione. Proprio per questo, d’altronde, era nata l’Altra Europa. Per combattere la corruzione, il malaffare, le mafie, e i loro alleati occulti e non occulti. La ricchezza nazionale che viene sequestrata da queste cosche e caste, anche attraverso un’evasione fiscale di enormi proporzioni, è ai cittadini che va restituita, perché si possa far fronte ai mali che più distruggono sia le società sia la costruzione europea: le diseguaglianze sociali, l’insicurezza e la precarietà del lavoro giovanile, il disastro climatico che incombe, lo svuotamento mortale delle nostre Costituzioni antifasciste, di cui le oligarchie nazionali ed internazionali vorrebbero disfarsi in nome di una governabilità palesemente fittizia.

Una coalizione, quella sociale di Landini e Rodotà,  fatta di persone: libera, aperta, con una  vocazione progettuale ben definita e soprattutto non minoritaria. Capace, oggi, di costruire una forte opposizione alle politiche adottate dal governo,  e in contemporanea alla gestione europea della crisi. Capace, domani, di alternative di governo non solo in Italia ma anche in Europa.

Un messaggio voglio inviare, da qui, ai compagni e alle compagne riuniti in Corso Trieste, a Roma:

“Consideratemi a disposizione del progetto di coalizione sociale, per quel che riguarda il mio ruolo di parlamentare. Dobbiamo, oggi più che mai, pensare ai nostri territori e all’Europa come a un solo organismo. Dobbiamo cambiare radicalmente gli uni e l’altra, perché questo siamo stati e intendiamo ancora essere: europeisti, sì, ma europeisti insubordinati e anche rivoluzionari se necessario. Europeisti che puntano a restituire piena sovranità ai cittadini, nel momento in cui gli Stati la delegano – aggirando i popoli – ad autorità internazionali o sovranazionali”.

E un messaggio invio a tutti voi, in questo luogo dove la nostra lista ha mostrato non solo di poter produrre una politica fondata sulla partecipazione, sullo scambio di esperienze, sul radicamento tra le persone e i movimenti, ma ha dimostrato anche di poter vincere e governare.

Abbiamo davanti molta strada, ma non partiamo da zero: in quest’anno abbiamo maturato conoscenza, legami, pratiche di lavoro e di partecipazione. Abbiamo elaborato strategie di lotta alle diseguaglianze, abbiamo dedicato il nostro tempo a combattere le nuove xenofobie in Europa. Abbiamo pensato che alla povertà e alla perdita di dignità del lavoro si deve rispondere con l’introduzione di un reddito minimo  e con la riconquista di un nuovo Statuto del lavoratori, visto che quello che avevamo è stato smantellato. Anche questo è sovranità del popolo e dei popoli: l’unica sovranità che conti davvero, e che deve unire i cittadini di tutta l’Unione europea.

L’Altra Europa non è stata un’occasione sprecata. Ma è in pericolo, inutile nasconderselo. Sta a noi non disperdere quello che resta un patrimonio, e tenere uniti tutti i movimenti, i comitati cittadini che non si sentono rappresentati in Parlamento e che rischiano di non sentirsi rappresentati neanche in “Altra Europa”, se quest’ultima si trasforma in un aggregato non sempre democratico di mini apparati di potere.