Il federalismo postnazionale degli esecutivi

Parigi, «Forum européen des alternatives», 30-31 maggio 2015.

Atelier dedicato alla questione della democrazia europea. Con Etienne Balibar, filosofo; Francis Wurtz, ex Presidente del gruppo GUE-NGL al Parlamento europeo; Jean-Marc Roirant, presidente di “Civil Society Europe”; Gustave Massiah, militante dell’altermondialismo; Christophe Ventura, “Mémoire des luttes”; Natasha Theodorakopoulou, responsabile di Syriza.

Intervento di Barbara Spinelli:

J’aimerais parler ici de la crise de l’Union européenne du point de vue des droits fondamentaux et de l’état de droit, donc de la citoyenneté européenne, suite aux politiques d’austérité. En d’autres termes, il m’intéresse de discuter avec vous de la nature du gouvernement de la crise de la dette – gouvernement assuré par la Troïka, composée de représentants de la Commission européenne, de la Banque centrale et du Fond Monétaire international.

Ce gouvernement a reçu une nouvelle appellation – elle s’appelle gouvernance, pas gouvernement, et pour cause: ce n’est pas un gouvernement du point de vue constitutionnel, tout en ayant la force caractéristique d’un pouvoir exécutif. Mais puisque dans les démocraties constitutionnelles chaque pouvoir est limité par d’autres pouvoirs – pour en éviter les abus – on préfère astucieusement le mot très ambigu, insaisissable et apparemment effacé, de gouvernance. C’est-à dire que le pouvoir exécutif demeure, qu’il est même renforcé, mais sans être contrebalancé par un pouvoir législatif et judiciaire également fort et efficace. C’est un formidable avantage pour ce que Habermas nomme «le fédéralisme postnational des executifs».

A proposito dei documenti riservati dell’Unione rivelati da Wikileaks

di mercoledì, maggio 27, 2015 0 , , , , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 27 maggio 2015.
Seduta plenaria del Parlamento europeo

Discussione su Aiuti allo sviluppo dell’UE all’Eritrea alla luce delle comprovate violazioni dei diritti umani, alla presenza del Commissario alla Cooperazione internazionale e allo sviluppo Neven Mimica

Intervento di Barbara Spinelli (Gue-Ngl)

Ormai son chiari, grazie a Wikileaks, i modi in cui l’Unione vuol fermare i migranti in fuga. Leggo un brano: “L’uso della forza deve essere ammesso specie durante l’imbarco, e quando si opera sulla terra o presso coste non sicure”. Contemporaneamente, si sostengono economicamente le dittature dei Paesi d’origine – Eritrea per prima, con 320 milioni di euro – sperando di fermare l’esodo. L’anno scorso sono circolati falsi rapporti (in Italia, in Danimarca) sul miglioramento dei diritti umani a Asmara: tutti rapporti confutati dalle opposizioni.

Signor Commissario Mimica, La prego di mettersi nella pelle del profugo. Leggendo rapporti e documenti, il fuggitivo farà il collegamento: si dirà che l’Europa o l’intrappola in campi libici, o lo consegna all’Isis e ai trafficanti che pretende combattere, o lo restituisce al dittatore eritreo Isaias Afewerki. Non so come si senta Lei. So come si sentono gli esseri umani condannati a sbattere contro i muri che l‘Europa ha deciso di spostare a Sud, lontano da sé.

 

Appello di Rete della Pace: no all’operazione militare sulle coste della Libia

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 26 maggio 2015

Barbara Spinelli denuncia la decisione dei ministri degli Esteri e della Difesa dell’Unione europea di avviare un’operazione militare a guida italiana sulle coste libiche e in acque internazionali. Per questo sottoscrive e fa proprio l’appello del coordinamento della Rete della Pace in cui vien detto a chiare lettere che non solo tale operazione, ponendosi al di fuori del diritto internazionale, è equiparabile a un atto di pirateria, ma che viola il trattato di Lisbona.

Viola per la precisione l’art. 2 TUE sui diritti, l’art. 3.5 TUE sugli obiettivi, l’art. 36 TUE sulla consultazione del Parlamento europeo, l’art. 40 TUE sul ruolo delle istituzioni, l’art. 41.3 TUE per quanto riguarda la consultazione del Parlamento europeo per spese in materia di operazioni PESC, l’art. 78 TFUE per quanto riguarda i poteri del Parlamento europeo in materia di asilo, l’art. l 79.4 TFUE per quanto riguarda il ruolo del Parlamento europeo nella lotta alla tratta degli esseri umani.

In considerazione delle violazioni che riguardano anche il principio di non-respingimento e il diritto stesso alla vita, Barbara Spinelli si associa alla richiesta rivolta al Parlamento Europeo di portare il Consiglio dell’Unione Europea davanti alla Corte di Giustizia Europea.

Il contrasto agli scafisti e ai trafficanti di vite umane – ribadisce l’eurodeputata del Gue-Ngl – non può privare le persone del diritto di fuggire da guerre di cui anche l’Unione europea è responsabile. Per questo devono essere garantiti immediatamente corridoi umanitari assistiti lungo tutte le vie di fuga dalle zone di guerra.

Con eguale convinzione, Barbara Spinelli appoggia la richiesta rivolta al Parlamento italiano perché neghi il proprio accordo a quello che si configura come un atto di guerra. «È qui in gioco il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione italiana, non solo per la parte riguardante il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», afferma l’eurodeputata del Gue-Ngl, «ma per la parte in cui si delega sovranità alle istituzioni internazionali alleate allo scopo ben specificato di ottenere “pace e giustizia”. Dove stanno, qui, pace e giustizia? Si interviene per intrappolare i fuggitivi nei campi di detenzione libici – risaputa fonte di lucro per quegli stessi trafficanti che si vorrebbe debellare – allo scopo di spostare le mura della Fortezza Europa oltre il mare, in Paesi dove non si ha alcuna garanzia sul rispetto dei diritti umani, rendendo carta straccia il concetto stesso di diritto d’asilo».

Pieno appoggio, da parte di Barbara Spinelli, alla manifestazione “Fermiamo le stragi subito” indetta per il 20 giugno.

Testo dell’appello Rete della Pace


Per approfondimenti:

Wikileaks: EU plan for military intervention against “refugee boats” in Libya and the Mediterranean

 

Comunicato a sostegno delle Altre regioni

Bruxelles, 26 maggio 2015

L’Altra Europa nacque come progetto di superamento dei piccoli partiti di sinistra per rivolgersi a un elettorato deluso dal Pd, dal M5S e dal voto stesso e come elaborazione di una nuova visione dell’Unione Europea capace di restituire reale rappresentanza ai cittadini attraverso il suo Parlamento. Un’Europa in grado di proporre un modello di sviluppo che coniughi lavoro e conversione ecologica dell’economia, metta al centro gli interessi dei cittadini europei anziché quelli della finanza globale e degli Stati più potenti, per porre così fine ai nazionalismi xenofobi che l’austerità ha scatenato.

A tutte le persone che continuano a combattere le grandi intese, il consolidarsi di un “Partito della Nazione”, l’ortodossia delle riforme strutturali, la decostituzionalizzazione della nostra democrazia, lo scempio e la rapina del nostro territorio e dei nostri mari, va il mio immutato sostegno.

Guardo con particolare attenzione a quei laboratori, come Altra Liguria, Altro Veneto, Altra Puglia, che hanno l’ambizione di riformare il concetto stesso di politica e rappresentanza per renderle realmente partecipative e orizzontali, e a tutte le liste che, prendendo le mosse da Altra Europa, si presentano alle prossime regionali impegnandosi in una battaglia di simile natura.

A loro e ai comitati territoriali va il mio immutato appoggio, così come a suo tempo andò ad Altra Emilia Romagna e Altra Calabria.

barbara spinelli

Messaggio all’Assemblea nazionale del movimento “Blocca lo Sblocca Italia”

Pescara 24 maggio 2015

Cari amici, desidero anzitutto congratularmi con voi per la forte manifestazione alla quale avete dato vita ieri a Ombrina Mare. Una resistenza, è stato detto dal palco, capace di mostrare che non tutto può essere fatto: non una torre che raffina petrolio in mezzo al mare Adriatico; non pozzi di estrazione che producono fanghi tossici e radioattivi; non un attentato alla salute dei cittadini e alla biodiversità delle acque e del suolo; non uno sfregio insanabile a un patrimonio naturale che è cultura comune e bene pubblico.

Solo una logica dimentica dei diritti della terra può concepire la trasformazione di una regione magnifica come l’Abruzzo in un distretto minerario. Sono con voi, convinta che la vostra sia una formidabile e pacifica forma di resistenza. Insieme con voi dico no al decreto chiamato Sblocca Italia, alle politiche che vedono la cementificazione, l’immiserimento, l’offesa dei nostri territori e della vita stessa come un omaggio reso a poteri che malgovernano l’Europa.

So che più di 400 associazioni ed enti locali hanno aderito al vostro appello e che le vostre battaglie sono fatte proprie dall’intera comunità abruzzese. È da iniziative come queste che si potrà costituire, in Italia e in Europa, una risposta alle politiche di privatizzazione e di rapina del suolo, dell’aria, dell’acqua, e dei diritti, delle libertà e della democrazia. Lo Sblocca Italia ci toglie la possibilità di decidere dei territori che abitiamo, cancella la possibilità di espressione degli Enti locali. Si tratta di una politica globale che vede la democrazia come un fastidio da ridurre e imbrigliare. È per questo che la vostra risposta è tanto importante. Da questa resistenza – e dai comitati che continuano a sorgere in tutta Italia, contro le devastazioni ambientali e le grandi opere – potrà nascere un’alternativa capace di governare in maniera diversa, nel rispetto degli uomini e del pianeta, uno sviluppo economico che sia finalmente sostenibile.

barbara spinelli

 

Interrogazione sull’uso della forza nel prelievo delle impronte dei migranti a Pozzallo e Lampedusa

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 13 maggio 2015

L’eurodeputata Barbara Spinelli ha depositato un’interrogazione alla Commissione in cui – congiuntamente ai colleghi Elly Schlein, Laura Ferrara, Ignazio Corrao, Eleonora Forenza e Curzio Maltese – chiede chiarimenti sulle violenze subite da numerosi richiedenti asilo nei centri di primo soccorso e accoglienza di Lampedusa e Pozzallo.

Con particolare riferimento al Centro di primo soccorso e accoglienza di Pozzallo, fonti diverse e concordanti documentano l’uso illegittimo della forza per costringere i migranti, anche minori, all’identificazione attraverso il prelievo delle impronte digitali in violazione delle salvaguardie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Vari cittadini stranieri, anche minori, hanno dichiarato di aver subito percosse con manganelli elettrici.

Gli eurodeputati chiedono alla Commissione di indagare sugli avvenimenti di questi giorni e valutare se ciò che continua a registrarsi a Lampedusa e a Pozzallo non violi l’art. 4 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, gli art.3 e 5.4 della CEDU, l’art. 14 (b), 17 e 19 della Direttiva 2003/9/CE detta di “Accoglienza” e l’art. 8 del Regolamento n. 2725/2000 detto “Eurodac”.


Si veda anche:
Migranti, denuncia all’Europarlamento: “A Pozzallo maltrattati i minori”

Immigrazione: idee e parole sbagliate, si perdono tempo e vite

Intervista di Stefano Citati, «Il Fatto Quotidiano», 13 maggio 2015

Le richieste fatte all’Onu da Federica Mogherini sull’emergenza immigrazione verranno soddisfatte?
Ho forti dubbi che venga approvata una risoluzione in tal senso; e Gentiloni e Mogherini paiono troppo sicuri dell’appoggio di Russia e Cina nel Consiglio di Sicurezza. E poi, come ha giustamente ricordato Mattarella, ci vuole l’accordo dei libici, che sono parecchio arrabbiati perché dicono di non esser stati consultati. E anche il segretario Onu Ban Ki-moon si era detto contrario all’uso della forza: una scelta – preconizzata dall’Agenda predisposta dalla Commissione – che per me rimane sciagurata.

In questi giorni si gioca con le parole, i distinguo sui termini: l’operazione militare di cui parlò Renzi è divenuta una “operazione navale” nelle dichiarazioni della Mogherini.
Al di là delle sfumature, nell’Agenda si parla di un’“operazione di distruzione”; quella che con Mare Nostrum era una missione di Search & Rescue (ricerca e soccorso) è ora un Search & Destroy (cerca e distruggi): è scritto nero su bianco il proposito di distruggere le barche dei presunti trafficanti, addirittura all’interno delle acque territoriali libiche. Ma come capire a chi appartengono i barconi? Possono essere pescherecci usati occasionalmente per altri scopi.

Intervista al Corriere della Sera, 13 maggio 2015

di Massimo Rebotti

MILANO. La permanenza di Barbara Spinelli nel gruppo della lista Tsipras all’Europarlamento è durata un anno. Giornalista, scrittrice, figlia di Altiero, considerato uno dei padri fondatori della costruzione europea, nel 2014 lancia (con altri) una lista che ha come modello la sinistra greca di Alexis Tsipras. Durante la campagna elettorale mise in chiaro che, se eletta, non sarebbe andata a Bruxelles. Una volta eletta, cambiò idea: «Così garantisco — disse — che il progetto non venga snaturato». Due giorni fa ha annunciato l’abbandono del gruppo (non del seggio) perché «il progetto non è più all’altezza».
Sembra una delle ricorrenti contorsioni della sinistra, difficile da spiegare: «Ma io ci provo – risponde – la lista era nata con l’obiettivo di creare un’aggregazione che andasse oltre i vecchi partitini della sinistra radicale e non ripetesse le esperienze fatte in passato di frammenti che si uniscono, diventando mosaici sconnessi». Eppure pare essere andata proprio così. Spinelli non lo nasconde: «Ma non sono io che mi sono allontanata dalla lista, è la lista che si è allontanata dal progetto originario».

Intervista a La Repubblica, 13 maggio 2015

di Sebastiano Messina

ROMA – Barbara Spinelli, la sua decisione di lasciare la lista in cui era stata eletta all’europarlamento, “L’Altra Europa con Tsipras”, ha scatenato le polemiche. Il coordinatore di Sel, Fratoianni, la accusa di essere incoerente, rimproverandole di aver voluto tenere il seggio proprio per garantire la tenuta di quel progetto di cui oggi dichiara il fallimento. E sui social network c’è addirittura chi la accusa di tradimento. Come risponde?
“Io non trovo che ci siano né incoerenza né tradimento. Il motivo per cui, da tempo ormai, ho preso le distanze da “L’Altra Europa” è che secondo me è stata la lista ad abbandonare il progetto originario, che era quello di creare un insieme di forze della sinistra molto costruito dal basso, basato sull’associazionismo, sulla società civile. E soprattutto non dominato dai vecchi partiti della sinistra radicale. In questo anno e mezzo, piano piano ho avuto invece l’impressione di un predominio dei piccoli partiti che avevano promesso di sciogliersi ma non si sciolgono mai”.

Una storia sbagliata (dal blog di Gian Luigi Ago)

Una storia sbagliata (L’Altra Europa vs Barbara Spinelli)

di Gian Luigi Ago

Quanta disinformazione, cattiva coscienza o ipocrisia. Scegliete voi…

Barbara Spinelli, una delle garanti e ispiratrici dell’appello dell’Altra Europa viene candidata alle europee dichiarando che rinuncerà al seggio a favore del secondo eletto in caso di elezione.
Dopo l’elezione viene invitata via lettera da Alexis Tsipras stesso ad accettare comunque l’elezione. Sel e Rifondazione appoggiano questa richiesta ma lasciano a lei la patata bollente di scegliere in quale circoscrizione accettare l’elezione, rifiutando un sorteggio o di accordarsi tra i due partiti.

Così per inciso diciamo anche che le elezioni non servono per spartirsi eletti tra Sel e Rifondazione (uno a te, uno a me…) ma per scegliere delle persone competenti e in grado di ben rappresentare e attuare il programma (su questo vedremo nel finale cosa succederà…).
Così è, anche se le logiche dei partiti ragionano invece in un altro modo…