Regolamento su un elenco comune dei Paesi di origine sicuri

Il 13 maggio 2015 la Commissione europea ha presentato l’agenda europea sulla migrazione, un documento contenente le misure per far fronte alla situazione di crisi nel Mediterraneo e ulteriori iniziative da intraprendere per giungere a soluzioni strutturali che permettessero di gestire meglio la l’afflusso di rifugiati e migranti in tutti i suoi aspetti.

Nell’ambito delle iniziative strutturali, la Commissione ha sottolineato la necessità di affrontare gli “abusi” in modo più efficace e ha indicato l’intenzione di rafforzare le disposizioni sui Paesi di origine sicuri.

La direttiva 2013/32/UE sulle procedure d’asilo consente agli Stati membri di applicare specifiche norme procedurali, in particolare procedure accelerate e svolte alla frontiera, se il richiedente è cittadino di un Paese che è stato designato come paese di origine sicuro dal diritto nazionale.

Il 9 settembre 2015 la Commissione ha presentato una Proposta di Regolamento del Parlamento e del Consiglio che istituisce un elenco comune dell’UE di paesi di origine sicuri ai fini della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale, e che modifica la direttiva 2013/32/UE

Barbara Spinelli ha fatto notare che numerosi esperti e ONG hanno espresso serie preoccupazioni per la proposta della Commissione europea di istituire un elenco comune dell’UE di “Paesi d’origine sicuri” dei richiedenti asilo.

Le critiche riguardano la possibile violazione del diritto al non respingimento, il divieto di espulsioni, la possibile violazione del diritto alla non discriminazione e del diritto a un ricorso effettivo. Diritti sanciti rispettivamente dagli articoli 18, 19, 21, 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea.

Alla luce di tali osservazioni, la deputata ha presentato una serie di emendamenti al Progetto di relazione sulla proposta della Commissione.

Gli emendamenti sono stati votati dalla Commissione Parlamentare Libertà, Giustizia e Affari Interni (LIBE) lo scorso 7 Luglio e alcuni emendamenti presentati o inglobati in emendamenti di compromesso sono stati adottati.

Essendo contraria alla proposta della Commissione, l’eurodeputata ha proposto in molti emendamenti di ritirare la proposta stessa. In altri ha chiesto che il concetto di Paese sicuro non pregiudichi l’analisi individuale delle richieste di asilo e non comporti la violazione del principio del non refoulement. Inoltre si è cercato di inserire nel testo il diritto al ricorso effettivo, la tutela di persone appartenenti a gruppi minoritari, la possibilità di rivalutare periodicamente i Paesi considerati sicuri.

A seguire riportiamo gli emendamenti votati positivamente in Commissione LIBE e inclusi nel rapporto del Parlamento.

A breve inizieranno i negoziati con il Consiglio. La relatrice per il rapporto, Sylvie Guillaume (S&D) porterà avanti gli elementi inclusi nel suo rapporto e ci si augura che il testo che ne scaturirà conterrà le modifiche e le aggiunte apportate dagli emendamenti votati in sede di Commissione Parlamentare.

Allegati, gli emendamenti di Barbara Spinelli (file .pdf) che sono stati inglobati interamente o solo in parte nei cosiddetti “emendamenti di compromesso” presentati al Progetto di relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un elenco comune dell’UE di paesi di origine sicuri ai fini della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale, e che modifica la direttiva 2013/32/UE.

Guardia costiera e di frontiera europea

Il 6 luglio 2016 il Parlamento europeo ha approvato la creazione di un sistema UE di controllo delle frontiere che riunisce in un nuovo organismo, denominato “Agenzia europea per la Guardia costiera e di frontiera”, le autorità di gestione delle frontiere nazionali e Frontex, l’agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati UE.

La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea abroga il regolamento (CE) n. 2007/2004, il regolamento (CE) n. 863/2007 e la decisione 2005/267/CE del Consiglio.

Il relatore è stato il deputato lettone del PPE Artis Pabriks (A8-0200/2016).

La risoluzione legislativa è stata approvata con voto per appello nominale – richiesto dal GUE/NGL – con 483 voti a favore, 181 contrari e 48 astensioni. Il testo votato dal Parlamento europeo sarà inviato al Consiglio per approvazione. La legislazione dovrebbe entrare in vigore in autunno.

Risultati delle votazioni:

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-%2f%2fEP%2f%2fNONSGML%2bPV%2b20160706%2bRES-VOT%2bDOC%2bPDF%2bV0%2f%2fIT&language=IT

Ritengo che quella che viene presentata come “nuova” agenzia europea costituisca una riorganizzazione e un potenziamento di Frontex, che ne amplifica i difetti e ne estende le competenze senza alcuna garanzia di controllo democratico. L’agenzia di Guardia costiera e di frontiera avrà il potere di controllare e di chiudere le frontiere esterne europee, agendo con propri funzionari di collegamento entro l’Unione anche contro la volontà degli Stati membri, e nei Paesi Terzi, diventando di fatto un protagonista con poteri di decisione nella politica estera dell’UE.

Per questo motivo, lo scorso maggio ho co-firmato emendamenti che rifiutavano la proposta. Al contempo ho presentato cento emendamenti correttivi, nel tentativo di limitare poteri e competenze della Guardia costiera e di frontiera. In particolare, ho presentato emendamenti contrari all’attribuzione all’Agenzia del potere di intervenire senza il consenso dello Stato membro coinvolto, di ricoprire un ruolo attivo nella cooperazione con i Paesi terzi e di decidere sulle politiche di rimpatrio.

Ho proposto di rafforzare i paragrafi che riguardano la responsabilità civile dell’Agenzia per i danni causati nel corso delle operazioni e chiesto il rafforzamento delle disposizioni relative alla creazione di un meccanismo di denuncia indipendente, efficace e accessibile per ogni persona che abbia subito una violazione dei diritti da parte dell’Agenzia.

Ho infine chiesto il rafforzamento del ruolo del responsabile Frontex per i diritti fondamentali e del forum consultivo cui partecipano varie ONG, e avanzato la proposta che un ruolo speciale sia affidato al Mediatore Europeo, ufficio che indaga sui diversi casi di cattiva amministrazione nell’ambito UE.

Malgrado la soddisfazione di aver visto accolti numerosi emendamenti da me presentati, integrati nel compromesso raggiunto durante i “triloghi” fra Parlamento, Commissione e Consiglio, ho continuato a giudicare la proposta estremamente problematica, tanto da decidere di votare contro.

Miei emendamenti ed esiti del negoziato

 Allegati, i principali emendamenti che ho presentato e che sono stati approvati durante il voto che si è tenuto il 27 maggio 2016 in Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE).

In neretto gli emendamenti successivamente integrati nel compromesso raggiunto fra Parlamento, Commissione e Consiglio, e dunque entrati a far parte del regolamento finale, direttamente applicabile negli Stati membri:

Minority report Guarda costiera e di frontiera europea

 

Esito del referendum nel Regno Unito

di mercoledì, giugno 29, 2016 0 No tags Permalink

P8_TA-PROV(2016)0294

Esito del referendum nel Regno Unito

Risoluzione del Parlamento europeo del 28 giugno 2016 sulla decisione di recedere dall’UE a seguito del referendum nel Regno Unito (2016/2800(RSP)). Il testo è stato approvato con 395 voti a favore, 200 contrari e 71 astenuti. Il seguente § 12 è stato cancellato:

Indica che il contributo del Parlamento a questa riforma sarà basato in particolare sulle sue relazioni riguardanti il miglioramento del funzionamento dell’Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona, la capacità di bilancio della zona euro, nonché la possibile evoluzione e l’adeguamento dell’attuale struttura istituzionale dell’Unione europea

Il Parlamento europeo,

– visto l’articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

1. prende atto del desiderio dei cittadini del Regno Unito di uscire dall’UE; sottolinea che la volontà espressa dalla popolazione deve essere pienamente rispettata, procedendo non appena possibile all’applicazione dell’articolo 50 del trattato sull’Unione europea (TUE);

2. sottolinea che si tratta di un momento cruciale per l’UE e che gli interessi e le aspettative dei cittadini dell’Unione devono essere nuovamente posti al centro del dibattito; indica che è giunta l’ora di rilanciare il progetto europeo;

3. sottolinea che la volontà di una maggioranza dei cittadini del Regno Unito dovrebbe essere rispettata attraverso un’attuazione rapida e coerente della procedura di recesso;

4. sottolinea che i negoziati a norma dell’articolo 50 TUE concernenti il recesso del Regno Unito dall’UE dovranno iniziare non appena sarà stata comunicata la notifica ufficiale;

5. avverte che, al fine di prevenire incertezze negative per tutti e di tutelare l’integrità dell’Unione, la notifica a norma dell’articolo 50 TUE deve avvenire il prima possibile; si attende che il Primo ministro del Regno Unito notifichi l’esito del referendum al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno; indica che tale notifica segnerà l’avvio della procedura di recesso;

6. ricorda che l’intesa convenuta dai capi di Stato e di governo nel febbraio 2016 subordinava la sua entrata in vigore alla decisione del Regno Unito di rimanere nell’UE; indica che tale intesa è pertanto nulla;

7. ricorda che non si potrà decidere in merito alle eventuali nuove relazioni tra il Regno Unito e l’UE prima della conclusione dell’accordo di recesso;

8. ricorda che a norma dei trattati è richiesta l’approvazione del Parlamento europeo e che tale Istituzione deve essere pienamente coinvolta in tutte le fasi delle varie procedure concernenti l’accordo di recesso e le relazioni future;

9. invita il Consiglio a designare la Commissione quale negoziatore sull’articolo 50 TUE;

10. sottolinea che le sfide attuali richiedono una riflessione sul futuro dell’UE e che è necessario riformare l’Unione migliorandola e rendendola più democratica; osserva che, sebbene alcuni Stati membri possano decidere di procedere a un’integrazione più lenta o meno approfondita, il nucleo fondamentale dell’UE deve essere rafforzato e occorre evitare le soluzioni à la carte; ritiene che la necessità di promuovere i nostri valori comuni, di creare stabilità, giustizia sociale, sostenibilità, crescita e posti di lavoro, di superare la persistente incertezza economica e sociale, di proteggere i cittadini e di far fronte alla sfida della migrazione impone, in particolare, lo sviluppo e la democratizzazione dell’Unione economica e monetaria e dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, nonché il rafforzamento della politica estera e di sicurezza comune; ritiene pertanto che dalle riforme debba scaturire un’Unione che sia all’altezza delle aspettative dei cittadini;

11. chiede che venga definita una tabella di marcia verso un’Unione migliore, avvalendosi appieno delle opportunità offerte dal trattato di Lisbona, da integrare con una revisione dei trattati;

12. intende realizzare cambiamenti nella propria organizzazione interna per tener conto della volontà di una maggioranza dei cittadini del Regno Unito di recedere dall’Unione europea;

13. prende atto delle dimissioni del Commissario del Regno Unito e della riassegnazione del suo portafoglio;

14. invita il Consiglio a modificare l’ordine delle sue Presidenze onde evitare che il processo di recesso pregiudichi la gestione delle attività correnti dell’Unione;

15. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Banca centrale europea, ai parlamenti nazionali e al governo del Regno Unito.


Questa invece la proposta di risoluzione di Gabriele Zimmer, Martina Anderson e Barbara Spinelli a nome del gruppo GUE/NGL:

B8-0840/2016

Risoluzione del Parlamento europeo sull’esito del referendum nel Regno Unito

(2016/2800(RSP))

Il Parlamento europeo,

– visto l’articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che il popolo di uno Stato membro ha preso la decisione storica di uscire dall’Unione europea a seguito di un referendum;

B. considerando l’esito del referendum in cui il popolo britannico ha chiaramente votato a favore della Brexit; considerando altresì che le crescenti critiche nei confronti dell’UE non solo non possono essere ignorate, ma dovrebbero essere affrontate mediante un’agenda di riforma di ampia portata, che garantisca trasparenza, apertura e
democratizzazione, nonché una più forte partecipazione dei cittadini;

C. considerando che l’esito del referendum dimostra che le crescenti disuguaglianze sociali ed economiche fra gli Stati membri e in seno ad essi rappresentano una delle principali minacce alla stabilità e alla coesione dell’UE;

D. considerando che l’articolo 50 del trattato sull’Unione europea (TUE) prevede che uno Stato membro possa recedere dall’Unione;

E. considerando che l’intesa raggiunta in occasione del Consiglio europeo del febbraio 2016 tra David Cameron, a nome del governo britannico, e l’Unione europea, è ormai nulla;

1. rispetta la decisione del popolo britannico, che dovrebbe essere vista come uno stimolo a costruire un’altra Europa;

2. chiede che l’articolo 50 TUE sia immediatamente applicato;

3. ricorda che l’articolo 50 TUE prevede che il Parlamento dia la sua approvazione e chiede che tale istituzione sia coinvolta in tutte le fasi dei negoziati riguardanti l’accordo di recesso;

4. rammenta che tutte le decisioni riguardanti le relazioni future tra l’UE e il Regno Unito, dopo l’uscita di quest’ultimo, devono essere il risultato di un processo democratico e coinvolgere sia il Parlamento europeo che i parlamenti nazionali;

5. sottolinea che l’esito del referendum dimostra che è necessaria un’altra Europa, la quale dovrà essere costruita con l’accordo dei cittadini, che si aspettano decisioni concrete su questioni sociali quali l’occupazione, la trasparenza e il welfare, e il rifiuto delle misure di austerità;

6. sottolinea che l’esito del referendum e la decisione del popolo britannico dimostrano chiaramente che l’UE sta attraversando una profonda crisi, che è il risultato delle politiche neoliberali e di austerità, e dell’erosione della democrazia; ritiene pertanto che per l’UE sia giunto il momento di affrontare i problemi reali dei cittadini per il tramite di un profondo cambiamento di politica atto a soddisfare le loro aspettative;

7. ribadisce la difesa di valori quali la democrazia, la pace, la tolleranza, il progresso e la solidarietà, nonché la cooperazione fra i popoli; condanna le forze nazionaliste di destra in ascesa ed evidenzia il fatto che la via da seguire deve essere quella di un’Europa che si assume maggiori responsabilità quanto all’accoglienza dei rifugiati, anziché chiudere le proprie frontiere a coloro che fuggono guerre e conflitti;

8. osserva che i cittadini dell’Irlanda del Nord hanno scelto di rimanere nell’UE; è del parere che il governo britannico abbia perso ogni mandato a rappresentare gli interessi dei cittadini dell’Irlanda del Nord in relazione all’UE;

9. ritiene che vi sia l’esigenza democratica di tenere un referendum sull’unità irlandese, quale previsto dall’Accordo del Venerdì santo;

10. invita l’UE a continuare a sostenere il processo di pace in Irlanda;

11. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

Risoluzione sulle misure antiterrorismo

Il Parlamento ha adottato lo scorso 11 febbraio 2015 la proposta di risoluzione comune sulle misure anti-terrorismo con 532 voti a favore, 136 contrari e 36 astensioni. Come vuole la procedura della plenaria, vista l’adozione della risoluzione comune, le risoluzioni dei singoli gruppi sono tutte cadute senza essere sottoposte al voto.

Sono stata nominata, insieme alla mia collega Cornelia Ernst, relatrice ombra su questo dossier qualche settimana prima. Abbiamo steso (in stretta cooperazione con i Verdi, con i Liberali (ALDE), con i Socialisti (S&D) e con il gruppo dei 5 Stelle) un progetto di risoluzione comune molto buono ma molto criticato dalla destra (ECR, PPE). I suddetti partiti di destra hanno dunque proposto il proprio testo di compromesso co-firmato in seguito da EFDD, S&D e ALDE. Siamo riusciti con l’aiuto dei Verdi, del Movimento 5 Stelle, dei Liberali e dei Socialisti ad inserire comunque alcuni buoni emendamenti in questo testo finale, ma il senso del testo era comunque troppo securitario e poco centrato sulla prevenzione. Per tale ragione ho votato insieme al mio gruppo politico contro la proposta di risoluzione comune e restiamo convinti che la proposta iniziale dei gruppi di sinistra su cui avevo lavorato era decisamente migliore e mandava un messaggio di inclusione, tolleranza e prevenzione cui l’Europa ha bisogno in questo momento.

Ecco dunque il testo della risoluzione del GUE (che non è stato votato in plenaria dato che la risoluzione comune è passata).

PROPOSTA DI RISOLUZIONE2.2015

PE547.529v01-00

B8-0124/2015

presentata a seguito di una dichiarazione della Commissione

a norma dell’articolo 123, paragrafo 2, del regolament0

sulle misure antiterrorismo (2015/2530(RSP))

Cornelia Ernst, Barbara Spinelli, Marie-Christine Vergiat, Marina Albiol Guzmán a nome del gruppo GUE/NGL

Il Parlamento europeo,
– vista la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea,– visti gli articoli 2, 3 e 6 del trattato sull’Unione europea (TUE),– visti gli articoli pertinenti del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE),– vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sulla strategia antiterrorismo dell’UE: principali risultati e sfide future(1),– vista la sua risoluzione del 10 ottobre 2013 sui presunti casi di trasporto e detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA(2),

– vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea (2012)(3),

– vista la risoluzione del 12 marzo 2014 sul programma di sorveglianza dell’Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sugli organi di sorveglianza in diversi Stati membri e sul loro impatto sui diritti fondamentali dei cittadini dell’UE, e sulla cooperazione transatlantica nel campo della giustizia e degli affari interni(4),

– vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI(5),

– vista la relazione dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) del 27 ottobre 2010 dal titolo “Esperienze di discriminazione, marginalizzazione sociale e violenza: studio comparativo della gioventù musulmana e non musulmana in tre Stati membri dell’UE”,

– vista la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), dell’8 aprile 2014, che annulla la direttiva in materia di conservazione dei dati,

– visto il suo recente deferimento alla CGUE dell’accordo PNR UE-Canada,

– visti l’articolo 115, paragrafo 5, e l’articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

– visto l’articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che il rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà civili è un elemento fondamentale per il successo delle politiche antiterrorismo;

B. considerando che il recente aumento del razzismo, compresa l’islamofobia e l’antisemitismo, è estremamente preoccupante e non alimenta un dibattito costruttivo improntato all’inclusione ma contribuisce solamente a un’ulteriore polarizzazione;

C. considerando che la ricerca ha dimostrato che la discriminazione e la marginalizzazione sociale sono tra i principali fattori che scatenano comportamenti violenti; che studi recenti indicano che l’appartenenza religiosa non contribuisce a spiegare i comportamenti violenti(6);

D. considerando l’urgente necessità di una definizione giuridica chiara del concetto di “profilazione” sulla base dei pertinenti diritti fondamentali e delle norme in materia di protezione dei dati, onde ridurre le incertezze su quali siano le attività vietate e quali quelle non vietate;

E. considerando che la CGUE ha recentemente dichiarato nulla la direttiva in materia di conservazione dei dati per mancanza di proporzionalità, precisando nella sua sentenza le condizioni chiare a cui deve attenersi qualsiasi raccolta di dati su larga scala e qualsiasi misura di conservazione affinché soddisfino il criterio della legalità;

1. condanna tutti gli attacchi terroristici commessi nel mondo; esprime profondo cordoglio alle vittime dei recenti attacchi terroristi a Parigi, alle loro famiglie e alle vittime del terrorismo nel mondo;

2. esorta tutti gli Stati membri ad attuare adeguatamente la direttiva 2012/29/UE, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato;

3. ribadisce il proprio impegno per il rispetto della libertà di espressione, dei diritti fondamentali, della democrazia, della tolleranza e dello Stato di diritto nonché degli altri principi fondamentali sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale;

4. invita tutti gli Stati membri a sospendere il loro sostegno politico, economico o militare a regimi o gruppi terroristici che si impegnano in attività terroristiche o che le approvano; sottolinea in particolare la necessità che l’Unione europea, i suoi Stati membri e i suoi paesi partner fondino la propria strategia di lotta al terrorismo internazionale, al pari di qualsiasi altra forma di criminalità, sul rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali; sottolinea inoltre che le azioni esterne dell’Unione di lotta al terrorismo internazionale dovrebbero essere in primo luogo mirate alla prevenzione e a una politica che si opponga a qualsiasi intervento militare, con un ripensamento totale del ruolo dell’UE nei negoziati internazionali; sottolinea la necessità di promuovere il dialogo, la tolleranza e la comprensione tra diverse culture e religioni;

5. osserva che, come nel caso di attacchi precedenti, gli autori degli attacchi di Parigi erano già conosciuti dalle forze dell’ordine ed erano stati oggetto di indagini e di misure di controllo; ribadisce che ciò induce a chiedersi se le autorità avrebbero potuto fare un uso migliore dei dati già in loro possesso riguardanti tali individui;

6. rinnova l’invito alla Commissione e al Consiglio a effettuare una valutazione globale delle misure antiterrorismo e di sicurezza in vigore nell’UE, in particolare per quanto riguarda il loro rispetto dei diritti umani e delle libertà civili, come sancito dai trattati, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, avvalendosi della procedura di cui all’articolo 70 TFUE, e a pubblicare tale valutazione insieme al programma europeo sulla sicurezza;

7. ribadisce la sua ferma richiesta di un controllo democratico e giudiziario e di meccanismi di responsabilità relativi alle politiche antiterrorismo, sottolineando che occorre abrogare le misure che, in retrospettiva, si sono dimostrate non necessarie, efficaci e proporzionali nella lotta antiterrorismo; sottolinea inoltre che occorre indagare sui casi di violazione dei diritti fondamentali e porvi rimedio nonché mettere a punto nuove forme di controllo democratico, sulla base dei poteri conferiti dal trattato di Lisbona al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali;

Un approccio globale alla lotta contro la radicalizzazione e il terrorismo

8. è convinto che, onde prevenire la radicalizzazione violenta, l’obiettivo principale di qualsiasi società debba essere quello di lavorare a favore dell’inclusione e della comprensione reciproca delle convinzioni culturali, etniche e religiose, promuovendo in tal modo una tolleranza radicata;

9. esorta gli Stati membri a investire in sistemi d’istruzione che rispettino le pari opportunità, riducendo la discriminazione sociale sin dalle prime fasi della scolarizzazione, anche formando gli insegnanti a trattare le problematiche sociali e la diversità;

10. avverte che l’assenza di prospettive a lungo termine causata dalla povertà, dalla disoccupazione, dalla ghettizzazione nelle periferie e dall’isolamento di intere aree suburbane può portare alcune persone a un senso di impotenza e persino spingerle a comportamenti di auto-affermazione distruttivi e all’adesione a organizzazioni jihadiste o a movimenti di estrema destra; invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi volti a ridurre la povertà, migliorare le prospettive occupazionali, riconoscere i diritti della persona e rispettarla e porre fine ai tagli alla protezione sociale e ai servizi pubblici, che hanno avuto gravi ripercussioni sulla capacità delle autorità locali, regionali e statali di lavorare per la risocializzazione, nonché a fornire un’adeguata assistenza sociale alle persone e alle famiglie che vivono nelle aree suburbane più degradate;

11. sottolinea che la discriminazione rafforza i modelli di radicalizzazione e violenza; rimarca che le norme in materia di parità e non discriminazione devono essere integrate da specifiche strategie volte a combattere ogni forma di razzismo, compresi l’antisemitismo e l’islamofobia;

12. respinge qualsiasi uso della profilazione razziale, etnica e religiosa per individuare gruppi specifici nel quadro delle misure antiterrorismo, in quanto tale uso è contrario ai basilari principi democratici di uguaglianza di fronte alla legge e di non discriminazione; sottolinea le ripercussioni sproporzionate sulle comunità musulmane delle pratiche adottate dopo l’11 settembre;

13. esprime sostegno ai programmi finanziati dagli Stati in cooperazione con le associazioni locali della società civile che riconoscono i diritti delle minoranze etniche e religiose e contribuiscono a migliorare lo status socioeconomico delle rispettive comunità a medio e lungo termine;

Misure di sicurezza ben mirate che rispettano lo Stato di diritto

14. respinge la falsa dicotomia tra sicurezza e libertà; è del parere che la libertà individuale e il rispetto dei diritti fondamentali costituiscano il fondamento e il presupposto della sicurezza in ogni società;

15. ricorda che qualsiasi misura di sicurezza, comprese le misure antiterrorismo, dovrebbe essere concepita con l’intento di garantire la libertà individuale, deve essere pienamente conforme allo Stato di diritto nonché soggetta agli obblighi in materia di diritti fondamentali, compresi quelli relativi alla vita privata e alla protezione dei dati, e deve sempre garantire la possibilità di ricorso in sede giudiziaria;

16. sottolinea che i criteri della necessità e della proporzionalità delle misure che limitano le libertà e i diritti fondamentali assumono la forma di obblighi di legge imposti dalla Carta; si oppone, in tale contesto, alla tendenza a una giustificazione senza sfumature di qualsiasi misura di sicurezza con un riferimento generale alla sua “utilità” nella lotta al terrorismo o alle forme gravi di criminalità;

17. ribadisce che tutte le misure per la raccolta di dati devono basarsi unicamente su un quadro giuridico coerente di protezione dei dati, che offra norme di protezione dei dati personali giuridicamente vincolanti, segnatamente per quanto riguarda la limitazione delle finalità, la riduzione al minimo della quantità di dati, l’informazione, l’accesso, la rettifica, la cancellazione e il ricorso in sede giudiziaria;

18. si oppone all’attuale clima che fa leva sulla paura paranoica per accelerare l’adozione di altre misure antiterrorismo, come quelle sui PNR dell’UE, prima di aver valutato la loro necessità giuridica o l’insieme attuale delle misure antiterrorismo; sottolinea che esiste già un insieme significativo di norme e relativi provvedimenti antiterrorismo in ogni Stato membro, segnatamente:

– la verifica dei dati riportati sul passaporto dei passeggeri, che vengono messi a confronto con le banche dati dei criminali noti e delle persone inammissibili;

– l’accesso da parte delle autorità di contrasto ai dati relativi ai passeggeri e ai dati telefonici di sospettati o persino di gruppi di sospettati legati a una minaccia concreta;

– il sistema d’informazione Schengen, che consente la sorveglianza e la rapida cattura ed estradizione delle persone che rappresentano una minaccia per la sicurezza o che intendono commettere un reato;

19. sottolinea pertanto la necessità che le autorità di contrasto sfruttino le opportunità già esistenti e rafforzino in via prioritaria la loro cooperazione;

20. ritiene che combattere il traffico di armi da fuoco debba essere una priorità dell’Unione nella lotta alla criminalità organizzata internazionale e alle forme gravi di criminalità internazionale; reputa in particolare che occorra rafforzare ulteriormente la cooperazione per quanto concerne i meccanismi per lo scambio di informazioni come pure la tracciabilità delle armi proibite e la loro distruzione; sottolinea a tal proposito la deprecabile applicazione di due pesi e due misure da parte di diversi Stati membri, che vendono armi e attrezzature militari a gruppi specifici in alcune zone di conflitto e condannano al contempo l’uso della forza;

21. chiede una rapida messa in atto della direttiva antiriciclaggio, recentemente approvata;

22. sottolinea che è già possibile effettuare controlli mirati su persone che beneficiano del diritto alla libera circolazione nel momento in cui attraversano i confini esterni in determinati periodi, su certe rotte o per determinati valichi di frontiera, a seconda del livello di minaccia; ribadisce che gli Stati membri dovrebbero utilizzare il quadro Schengen in vigore in modo più completo ed efficace, in luogo di cercare di reintrodurre controlli alle frontiere ulteriori rispetto alle possibilità esistenti;

23. esorta la Commissione a rivedere formalmente la proposta sui dati dei passeggeri (PNR) dell’Unione alla luce dei criteri di necessità e proporzionalità definiti dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nella sentenza sulla direttiva in materia di conservazione dei dati; incarica il suo servizio giuridico di svolgere un riesame analogo entro sei settimane dall’approvazione della presente risoluzione;

24. rammenta a questo proposito che non esiste una definizione comune di terrorismo e che ciò non fa che aumentare l’ambiguità delle misure antiterrorismo proposte;

Sicurezza informatica

25. ricorda che le misure intese a limitare i diritti fondamentali su Internet a fini di antiterrorismo devono essere necessarie e proporzionate; pone in evidenza che la rimozione di presunti contenuti illeciti dovrebbe essere effettuata esclusivamente sulla base di criteri definiti esplicitamente per legge, previa autorizzazione giudiziaria e nel rispetto delle garanzie procedurali applicabili, e non nel quadro di interventi di sorveglianza privata da parte dei fornitori di servizi Internet; rammenta in tale contesto il diritto alla libertà di espressione previsto dalla Carta e il pericoloso ricorso alla censura nei paesi terzi e negli Stati membri, che produce verosimilmente un effetto inibitore sulla partecipazione democratica libera e aperta dei cittadini;

26. sottolinea che l’utilizzo della crittografia da parte di governi, imprese e cittadini costituisce un pilastro fondamentale della sicurezza informatica europea; esorta la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri ad astenersi da qualsiasi tentativo di indebolire la sicurezza informatica regolamentando l’utilizzo della crittografia; pone in evidenza che il divieto dell’uso della crittografia rischia di far diminuire la sicurezza e di aumentare la nostra vulnerabilità agli attacchi informatici;

27. sottolinea l’importanza di software liberi e aperti nel quadro della sicurezza informatica, laddove i codici sorgente accessibili al pubblico possono essere controllati in maniera agevole e indipendente;

28. ricorda l’impegno dell’UE e dei suoi Stati membri per l’applicazione del principio della tutela della vita privata fin dalla progettazione (“privacy by design”) nella normativa in materia di protezione dei dati;

29. chiede una rapida adozione del pacchetto sulla protezione dei dati, anche attraverso l’adozione di un approccio generale all’interno del Consiglio che sia coerente con le norme minime stabilite nella direttiva 95/46/UE;

Dimensione giudiziaria

30. esorta gli Stati membri a intensificare la loro cooperazione giudiziaria sulla base degli strumenti dell’UE disponibili, come il Sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS), il mandato d’arresto europeo e l’ordine europeo di indagine penale, nel rispetto della proporzionalità e dei diritti fondamentali; chiede agli Stati membri di trovare al più presto un accordo su tutte le misure proposte in conformità della tabella di marcia sui diritti procedurali e ad affrontare quindi le questioni delle decisioni relative alla custodia cautelare e delle condizioni di detenzione;

31. è convinto che la finalità del nostro sistema di giustizia penale debba essere la riabilitazione delle persone affinché non rappresentino più un rischio al loro reintegro nella società; esorta gli Stati membri a mobilitare le risorse umane necessarie per contribuire alla riabilitazione e alla risocializzazione degli ex detenuti;

32. invita gli Stati membri e la Commissione a istituire o rafforzare sistemi di protezione degli informatori, in particolare nel settore della sicurezza nazionale e delle attività di intelligence;

Dimensione esterna

33. mette in guarda dalla tentazione di ripristinare le miopi e inefficaci prassi del passato caratterizzate dalla collusione con regimi autoritari in nome della sicurezza, della stabilità e della lotta contro l’estremismo violento;

34. critica fortemente il ruolo che i vari interventi occidentali degli ultimi anni hanno svolto nel fomentare la radicalizzazione dei singoli, soprattutto in Medio Oriente e nei paesi del vicinato meridionale; sottolinea che tali politiche promuovono – non combattono – il terrorismo e andrebbero pertanto abbandonate;

35. esprime preoccupazione per l’accento posto, nell’ambito delle politiche antiterrorismo dell’UE, sulle “soluzioni” militari, che si traducono in numerosi programmi di assistenza militare rivolti a regimi autoritari e intesi a rafforzare le capacità militari di questi ultimi, sostenendone così le politiche repressive;

36. fa notare che diversi Stati membri vietano in maniera generale il dispiegamento di forze militari sul proprio territorio; sottolinea che la clausola di solidarietà (articolo 222 TFUE) non deve in alcun caso essere invocata al fine di eludere tali restrizioni nazionali; segnala il pericolo che la clausola di solidarietà possa inoltre essere sfruttata per dispiegare soldati all’interno di uno Stato membro con il pretesto della lotta al terrorismo per combattere “catastrofi di origine umana”, che potrebbero potenzialmente comprendere anche le manifestazioni di protesta ecc.; sottolinea che una tale interpretazione della clausola di solidarietà deve essere respinta con fermezza;

37. ritiene che l’Unione dovrebbe rivedere radicalmente la propria politica esterna, e in particolare la sua strategia per il Mediterraneo meridionale, nel quadro della revisione in corso della politica europea di vicinato – dato il suo insuccesso; invita l’Unione europea a istituire un nuovo quadro per le relazioni con questi paesi e regioni, che sia basato sulla non ingerenza nei loro affari interni e sul rispetto della loro sovranità e sia volto a sostenere lo sviluppo delle regioni limitrofe e a promuovere l’occupazione e l’istruzione, piuttosto che essere basato sulla conclusione di “accordi di associazione” destinati principalmente a definire zone di libero scambio a vantaggio degli interessi delle imprese europee;

38. ribadisce che gli Stati membri e, se del caso, l’Unione, dovrebbero affrontare le cause profonde dell’estremismo violento trattando l’estremismo religioso secondo un approccio che sia compatibile con i diritti umani e il diritto internazionale, piuttosto che incoraggiare o sostenere i gruppi o i regimi repressivi di questi paesi;

39. insiste sul fatto che la cooperazione in materia di sicurezza – dalla condivisione dell’intelligence allo Stato di diritto, dalla riforma della giustizia e dei programmi di giustizia penale all’esternalizzazione della politica di asilo, come nel quadro del processo di Khartoum – deve essere rigorosamente conforme al diritto internazionale;

40. è convinto che, nel settore della sicurezza, l’UE dovrebbe limitarsi ai programmi di cooperazione incentrati sulla deradicalizzazione e sulla lotta all’estremismo violento, ove ritenuto opportuno, ma astenersi dall’imporre le proprie idee economiche o politiche a Stati sovrani attraverso le proprie politiche esterne;

41. ricorda in questo contesto la propria opposizione all’accordo di associazione UE-Israele, considerato che l’UE e molti dei suoi Stati membri giocano nel conflitto israelo-palestinese un doppio ruolo, che continua ad alimentare l’impressione che vengano applicati due pesi e due misure e a fomentare programmi anti-musulmani/anti-arabi;

42. chiede maggiore trasparenza e responsabilità nelle decisioni di politica estera in materia di antiterrorismo; sottolinea la necessità di disporre di procedure giudiziarie adeguate affinché le singole persone o le organizzazioni possano chiedere il riesame giudiziario di eventuali decisioni di politica estera e di sicurezza comune (PESC) che le riguardano;

43. si oppone fermamente all’impiego di droni nelle esecuzioni extragiudiziali di persone sospettate di terrorismo e chiede che l’uso dei droni finalizzato alla sorveglianza e al controllo dei civili sia proibito;

44. chiede che la Commissione e gli Stati membri indaghino più approfonditamente sulla partecipazione europea al programma di torture e consegne elaborato dagli Stati Uniti e permettano all’opinione pubblica di venire a conoscenza del livello di coinvolgimento e di complicità dei loro governi in tali ignobili pratiche illegali, seguendo l’esempio dato dalla relazione di intelligence del Senato degli Stati Uniti;

45. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

Ed ecco il testo della risoluzione comune adottata dal Parlamento Europeo:

Evidenziate in verde, le proposte riprese dall’iniziale progetto di risoluzione comune (presentato da me e il mio gruppo GUE/NGL, dal Movimento5stelle, da S&D, ALDE e Verdi) nella proposta dell’ECR e PPE, prima dei negoziati a Strasburgo.

Evidenziate in giallo, le proposte inserite da me, il mio gruppo GUE/NGL, dal Movimento5stelle, S&D, ALDE e Verdi durante i negoziati con l’ECR e il PPE a Strasburgo e in rosso invece gli elementi eliminati.

 

Il Parlamento europeo,

– visti gli articoli 2, 3, 6, 7 e 21 del trattato sull’Unione europea (TUE) e gli articoli 4, 16, 20, 67, 68, 70, 71, 72, 75, 82, 83, 84, 85, 86, 87 e 88 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE),

– vista la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare gli articoli 6, 7 e 8, l’articolo 10, paragrafo 1, e gli articoli 11, 12, 21, da 47 a 50, 52 e 53,

– vista la comunicazione della Commissione del 20 giugno 2014 intitolata «Relazione finale sull’attuazione della strategia di sicurezza interna dell’UE per il periodo 2010-2014» (COM(2014)0365),

– vista la relazione di Europol sulla situazione e le tendenze del terrorismo nell’UE (TE-SAT) per il 2014,

– vista la risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 24 settembre 2014 sulle minacce alla pace e alla sicurezza internazionali causate da atti terroristici (risoluzione 2178(2014)),

– vista la strategia di sicurezza interna dell’UE adottata dal Consiglio il 25 febbraio 2010,

– vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sulla strategia antiterrorismo dell’UE: principali risultati e sfide future(1) ,

– vista la sua raccomandazione, del 24 aprile 2009, destinata al Consiglio sul problema di definire un profilo, in particolare sulla base dell’origine etnica o della razza, nelle operazioni antiterrorismo, di applicazione della legge, di controllo dell’immigrazione, dei servizi doganali e dei controlli alle frontiere(2),

– vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 sulla seconda relazione sull’attuazione della strategia di sicurezza interna dell’UE(3),

– vista la valutazione, a cura di Europol, della minaccia sul crimine organizzato a mezzo Internet (iOCTA) per il 2014,

– vista la valutazione, a cura di Europol, della minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata e dalle forme gravi di criminalità (SOCTA) per il 2013,

– vista la sua discussione in Aula del 28 gennaio 2015 sulle misure antiterrorismo,

– visto il Consiglio informale Giustizia e affari interni (GAI) tenutosi a Riga il 29 e 30 gennaio 2015,

– vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2014 sul rinnovo della strategia di sicurezza interna dell’UE(4) ,

– vista la dichiarazione del Consiglio informale GAI dell’11 gennaio 2015,

– viste le conclusioni del Consiglio GAI del 9 ottobre e del 5 dicembre 2014,

– vista la relazione del coordinatore antiterrorismo dell’UE destinata al Consiglio europeo del 24 novembre 2014 (15799/14),

– visto il programma di lavoro della Commissione per il 2015 pubblicato il 16 dicembre 2014 (COM(2014)0910),

– vista la comunicazione della Commissione del 15 gennaio 2014 dal titolo «Prevenire la radicalizzazione che porta al terrorismo e all’estremismo violento: rafforzare la risposta dell’UE» (COM(2013)0941),

– visto il parere del Gruppo dell’articolo 29 per la tutela dei dati, sull’applicazione dei principi di necessità e proporzionalità e la protezione dei dati nell’azione di contrasto (parere 01/2014),

– visti la sentenza della Corte di giustizia dell’8 aprile 2014 nelle cause riunite C-293/12 e C-594/12, Digital Rights Ireland ltd e Seitlinger e a ., e il parere del Servizio giuridico del Parlamento sull’interpretazione della sentenza,

– visto l’articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A. considerando che il radicalismo terrorismo e l’estremismo violento sono tra le principali minacce alla nostra sicurezza e alla nostra libertà;

B. considerando che i recenti tragici eventi di Parigi hanno ricordato che l’Unione europea sta affrontando una minaccia terroristica costante e in continua evoluzione che, nello scorso decennio, ha colpito gravemente vari suoi Stati membri con attacchi mirati non solo alle persone, ma anche ai valori e alle libertà sulle quali si fonda l’Unione;

C. considerando che la sicurezza è uno dei diritti garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, ma che i diritti fondamentali, le libertà civili e la proporzionalità costituiscono elementi essenziali per il successo delle politiche antiterrorismo;

D. considerando che le strategie preventive di lotta al terrorismo dovrebbero affidarsi ad un approccio poliedrico volto a contrastare direttamente la preparazione di attacchi sul territorio UE, ma anche ad integrare la necessità di affrontare le cause alla radice del terrorismo; che il terrorismo è una minaccia globale che deve essere affrontata a livello locale, nazionale, europeo e mondiale, nell’ottica di rafforzare la sicurezza dei nostri cittadini, difendere i valori fondamentali della libertà, della democrazia e dei diritti umani e far rispettare il diritto internazionale;

E. considerando che diversi gravi attacchi terroristici avvenuti sul territorio dell’Unione dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, i più recenti dei quali risalgono a gennaio di quest’anno, hanno avuto un impatto notevole sul senso di sicurezza tra i cittadini e i residenti dell’UE; che negli ultimi anni la situazione della sicurezza in Europa è cambiata radicalmente a causa di nuovi conflitti e sconvolgimenti nell’immediato vicinato dell’UE, del rapido sviluppo di nuove tecnologie e della crescente e allarmante radicalizzazione che sfocia nella violenza e nel terrorismo, sia all’interno dell’UE sia nei paesi limitrofi;

F. considerando che la diffusione della propaganda terroristica è facilitata dall’uso di Internet e dei social media; che il ciberterrorismo permette ai gruppi terroristici di tessere e intrattenere legami senza l’ostacolo fisico delle frontiere, riducendo pertanto l’esigenza di disporre di basi o rifugi nei vari paesi;

G. considerando che l’UE si trova dinanzi alla grave e crescente minaccia costituita dai cosiddetti «combattenti stranieri dell’UE», ossia singoli individui che si spostano in uno Stato diverso da quello di residenza o cittadinanza al fine di perpetrare o preparare atti terroristici o per impartire o ricevere addestramento terroristico, anche in connessione a conflitti armati; che, secondo le stime, tra i 3 500 e i 5 000 cittadini dell’UE hanno lasciato le proprie case per diventare «combattenti stranieri» a seguito dello scoppio della guerra e della violenza in Siria, Iraq e Libia, il che costituisce una gravissima minaccia per la sicurezza dei cittadini dell’Unione;

1. condanna con la massima fermezza le atrocità commesse a Parigi ed esprime nuovamente il suo profondo cordoglio alla popolazione francese e alle famiglie delle vittime, ribadendo la sua unità nella lotta mondiale contro il terrorismo e l’attentato ai nostri valori e alle nostre libertà democratiche;

2. condanna con forza e in modo categorico tutti gli atti terroristici, la promozione del terrorismo, la celebrazione di coloro che sono coinvolti in atti di terrorismo e il sostegno alle ideologie violente estremiste, ovunque abbiano luogo o siano promossi nel mondo; sottolinea che non vi è libertà senza sicurezza e non vi è sicurezza senza libertà;

3. osserva con preoccupazione il numero in rapida crescita di cittadini dell’UE che si recano in aree di conflitto per unirsi a organizzazioni terroristiche e successivamente tornano nel territorio dell’UE, con conseguenti rischi per la sicurezza interna dell’Unione e la vita dei suoi cittadini; chiede alla Commissione di proporre una definizione, armonizzata chiara e comune, di «combattenti stranieri dell’UE» allo scopo di accrescere la certezza giuridica;

4. evidenzia la necessità di misure maggiormente specifiche volte ad affrontare il problema dei cittadini dell’Unione che partono per andare a combattere al fianco di organizzazioni terroristiche all’estero; afferma che, sebbene in alcuni casi sia possibile avviare procedimenti giudiziari, è opportuno applicare altre misure per prevenire la radicalizzazione che sfocia in estremismo violento, interrompere il viaggio dei combattenti europei e di altre nazionalità e occuparsi di quelli che ritornano; invita gli Stati membri e la Commissione a elaborare migliori prassi sulla base di quelle degli Stati membri che hanno adottato strategie, piani d’azione e programmi efficaci in tale ambito;

Combattere le cause alla radice del terrorismo e la radicalizzazione che porta all’estremismo violento

5. sottolinea che per far fronte alla minaccia costituita dal terrorismo in generale occorre una strategia antiterrorismo basata su un approccio articolato in vari livelli, che affronti in modo esauriente i fattori alla base della radicalizzazione che porta all’estremismo violento, ad esempio dando impulso alla coesione sociale, all’inclusione e alla tolleranza politica e religiosa, impedendo la ghettizzazione, analizzando e controbilanciando l’istigazione online a compiere atti terroristici, contrastando gli espatri mirati all’adesione a organizzazioni terroristiche, prevenendo e bloccando il reclutamento e la partecipazione a conflitti armati, smantellando il sostegno finanziario alle organizzazioni terroristiche e agli individui che intendono aderirvi, assicurando una risoluta azione giudiziaria, ove del caso, e mettendo a disposizione delle autorità preposte all’applicazione della legge strumenti appropriati affinché assolvano ai loro compiti nel pieno rispetto dei diritti fondamentali;

6. invita gli Stati membri a investire in sistemi che affrontino le cause alla radice della radicalizzazione, prevedendo anche programmi educativi che promuovano l’integrazione, l’inclusione sociale, il dialogo, la partecipazione, l’uguaglianza, la tolleranza e la comprensione tra diverse culture e religioni, nonché programmi di riabilitazione;

7. mette in evidenza con profonda preoccupazione il fenomeno della radicalizzazione nelle carceri e invita gli Stati membri a procedere ad uno scambio delle migliori prassi in materia; chiede di riservare particolare attenzione alle condizioni carcerarie e di detenzione, con misure mirate volte a contrastare la radicalizzazione in questo contesto; invita gli Stati membri a impegnarsi maggiormente al fine di migliorare i sistemi amministrativi carcerari, in modo da facilitare l’individuazione dei detenuti coinvolti nella preparazione di atti terroristici, monitorare e prevenire i processi di radicalizzazione e impostare programmi specifici di disimpegno, riabilitazione e deradicalizzazione;

8. sottolinea l’urgente necessità di intensificare la prevenzione della radicalizzazione e di promuovere programmi di deradicalizzazione coinvolgendo le comunità e la società civile a livello nazionale e locale e potenziandone le capacità onde porre fine alla diffusione di ideologie estremiste; invita la Commissione a rafforzare la Rete di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione (RAN), che riunisce tutti gli attori coinvolti nello sviluppo di campagne contro la radicalizzazione e nella creazione di strutture e processi di deradicalizzazione per i «combattenti stranieri» che rientrano nel paese di origine, e a sfidare direttamente le ideologie estremiste fornendo alternative positive;

9. sostiene l’adozione di una strategia europea volta a contrastare la propaganda terroristica, le reti radicali e il reclutamento online, che sviluppi gli sforzi già in atto e le iniziative già adottate su base intergovernativa e volontaria, al fine di garantire ulteriori scambi delle migliori prassi e metodi efficaci in tale settore;

10. chiede l’adozione di una raccomandazione del Consiglio riguardante le strategie nazionali per la prevenzione della radicalizzazione, che affronti l’ampia gamma di fattori alla base della radicalizzazione e rivolga raccomandazioni agli Stati membri per l’istituzione di programmi di disimpegno, riabilitazione e deradicalizzazione;

Attuazione e riesame delle misure di applicazione della legge esistenti

11. invita gli Stati membri a sfruttare in modo ottimale le piattaforme, le banche dati e i sistemi di allerta esistenti a livello europeo, come il sistema di informazione di Schengen (SIS) e il sistema di informazione anticipata sui passeggeri (APIS);

12. sottolinea che la libera circolazione nello spazio Schengen costituisce una delle libertà fondamentali dell’Unione europea ed esclude quindi di prendere in considerazione proposte volte a sospendere il sistema Schengen, incoraggiando invece gli Stati membri a rendere più severe le regole vigenti, che già prevedono la possibilità di introdurre temporaneamente controlli dei documenti, e ad applicare meglio il sistema SIS II; rileva che è già possibile effettuare alcuni controlli mirati sulle persone che attraversano le frontiere esterne;

13. si impegna ad adoperarsi per la finalizzazione di una direttiva PNR dell’UE entro la fine dell’anno; esorta pertanto la Commissione a illustrare le conseguenze della sentenza della Corte di giustizia dell’UE sulla direttiva in materia di conservazione dei dati(5) e le sue possibili ripercussioni sulla direttiva PNR dell’UE; incoraggia il Consiglio a far avanzare i lavori sul pacchetto relativo alla protezione dei dati affinché i triloghi sullo stesso e sulla direttiva PNR dell’UE possano eventualmente svolgersi in parallelo; sollecita la Commissione a invitare esperti indipendenti facenti capo alle comunità dell’applicazione della legge, della sicurezza e dell’intelligence come pure rappresentanti del gruppo dell’articolo 29 a fornire opinioni e orientamenti, alla luce delle esigenze in materia di sicurezza, sulla necessità e la proporzionalità del PNR;

14. chiede alla Commissione di procedere a un’immediata valutazione degli attuali strumenti, da ripetere quindi su base periodica, e di condurre un corrispondente esame delle lacune ancora esistenti nella lotta contro il terrorismo, mentre il Consiglio è chiamato a valutare regolarmente le minacce cui è confrontata l’Unione onde consentire all’UE e agli Stati membri di adottare misure efficaci; invita la Commissione e il Consiglio a promuovere una nuova tabella di marcia per la lotta al terrorismo che fornisca un’efficace risposta alle attuali minacce e assicuri un’effettiva sicurezza per tutti, garantendo nel contempo i diritti e le libertà che costituiscono i principi fondanti dell’Unione europea;

15. sottolinea che un aspetto essenziale della lotta contro il terrorismo deve consistere nell’introduzione di politiche volte a proteggere e sostenere le vittime e le loro famiglie; invita pertanto tutti gli Stati membri ad attuare correttamente la direttiva 2012/29/UE del 25 ottobre 2012 che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato;

16. ritiene che combattere il traffico di armi da fuoco dovrebbe essere una priorità dell’UE nella lotta alla criminalità organizzata internazionale e alle forme gravi di criminalità internazionale; reputa in particolare che occorra rafforzare ulteriormente la cooperazione per quanto concerne i meccanismi per lo scambio di informazioni come pure la tracciabilità delle armi proibite e la loro distruzione; invita la Commissione a valutare con urgenza le norme dell’UE vigenti in materia di circolazione di armi da fuoco illegali, ordigni esplosivi e traffico di armi collegato alla criminalità organizzata;

17. si compiace dell’imminente adozione a livello europeo di un quadro giuridico aggiornato in materia di lotta al riciclaggio di denaro, quale passo decisivo che dovrà essere attuato a tutti i livelli per garantirne l’efficacia e contrastare così una fonte significativa di finanziamento delle organizzazioni terroristiche;

18. invita gli Stati membri a intensificare la loro cooperazione giudiziaria sulla base degli strumenti dell’UE disponibili, come ECRIS, il mandato d’arresto europeo e l’ordine europeo di indagine penale;

Sicurezza interna dell’UE e capacità di applicazione della legge dell’UE e delle agenzie

19. invita gli Stati membri a prevenire la circolazione di sospettati terroristi rafforzando i controlli alle frontiere esterne, procedendo a controlli più sistematici ed efficaci dei documenti di viaggio, contrastando il traffico illegale di armi e l’uso fraudolento dell’identità nonché individuando i settori a rischio;

20. rileva con preoccupazione l’uso crescente di Internet e della tecnologia delle comunicazioni da parte di organizzazioni terroristiche per comunicare, pianificare attacchi e diffondere propaganda; chiede che le imprese operanti nel campo di Internet e dei social media cooperino con i governi, le autorità preposte all’applicazione della legge e la società civile per combattere tale fenomeno, garantendo nel contempo il rispetto in ogni circostanza dei principi generali della libertà di espressione e della tutela della vita privata; sottolinea che le misure volte a limitare l’utilizzo e la diffusione di dati su Internet a fini di antiterrorismo devono essere necessarie e proporzionate;

21. ribadisce che tutte le attività di raccolta e condivisione dei dati, anche ad opera di agenzie dell’UE come Europol, dovrebbero essere svolte nel rispetto del diritto dell’UE e nazionale ed essere basate su un quadro coerente in materia di protezione dei dati, che preveda norme di protezione dei dati personali giuridicamente vincolanti a livello di Unione europea;

22. sollecita con forza un migliore scambio di informazioni tra le autorità nazionali preposte all’applicazione della legge e le agenzie dell’UE; sottolinea inoltre l’esigenza di migliorare, intensificare e accelerare la condivisione globale delle informazioni nell’ambito dell’applicazione della legge; chiede una cooperazione operativa più efficace tra gli Stati membri e i paesi terzi attraverso il maggiore l’utilizzo dei validi strumenti esistenti, come le squadre investigative comuni, il programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi e accordi sui dati del codice di prenotazione (PNR), nonché una condivisione più rapida ed efficiente di dati e informazioni pertinenti, con garanzie appropriate in materia di protezione dei dati e della vita privata;

23. invita la Commissione e il Consiglio a svolgere una valutazione d’insieme delle misure antiterrorismo dell’UE e delle misure correlate, in particolare per quanto riguarda la loro attuazione nella legge e nella pratica negli Stati membri e la misura in cui gli Stati membri cooperano con le agenzie dell’Unione in materia, segnatamente con Europol ed Eurojust, nonché ad effettuare una corrispondente valutazione delle lacune che permangono ricorrendo alla procedura di cui all’articolo 70 TFUE e a includere tale processo di valutazione insieme al nel quadro dell’Agenda europea sulla sicurezza;

24. sottolinea la necessità che le agenzie europee e le autorità nazionali preposte all’applicazione della legge lottino contro le principali fonti di finanziamento delle organizzazioni terroristiche, tra cui riciclaggio di denaro, tratta di esseri umani e commercio illegale di armi; sollecita al riguardo la piena attuazione della legislazione dell’UE in materia, onde pervenire a un approccio coordinato su scala dell’UE; osserva che solo il 50% delle informazioni riguardanti il terrorismo e la criminalità organizzata sono fornite dagli Stati membri a Europol ed Eurojust;

25. invita gli Stati membri a utilizzare meglio le capacità uniche offerte da Europol, garantendo che le loro unità nazionali forniscano a Europol le informazioni pertinenti in maniera più sistematica e regolare; sostiene inoltre la creazione di una piattaforma europea antiterrorismo all’interno di Europol, così da ottimizzare le sue capacità operative, tecniche e di scambio di intelligence;

26. sottolinea la necessità di rafforzare l’efficacia e il coordinamento della risposta della giustizia penale attraverso Eurojust, di armonizzare in tutta l’UE la qualificazione penale dei reati connessi ai combattenti stranieri per creare un quadro giuridico e di facilitare la cooperazione transfrontaliera, onde evitare lacune dell’azione penale e far fronte alle difficoltà pratiche e giuridiche nella raccolta e ammissibilità delle prove nei casi di terrorismo, aggiornando la decisione quadro 2008/919/GAI;

27. chiede un solido controllo democratico e giudiziario delle politiche antiterrorismo e dell’attività di intelligence all’interno dell’UE, assicurando il pieno controllo democratico indipendente, e insiste sul fatto che la cooperazione nell’ambito della sicurezza dovrebbe essere rigorosamente conforme al diritto internazionale;

Adozione di una strategia esterna dell’UE per la lotta al terrorismo internazionale

28. chiede che l’UE promuova in modo più attivo un partenariato globale contro il terrorismo e cooperi strettamente con interlocutori regionali come l’Unione africana, il Consiglio di cooperazione del Golfo e la Lega araba, e segnatamente con i paesi che confinano con la Siria e l’Iraq e con quelli che risentono maggiormente delle conseguenze del conflitto come Giordania, Libano e Turchia, nonché con le Nazioni Unite e in particolare con il suo comitato antiterrorismo; chiede al riguardo un dialogo più intenso tra gli esperti nei settori dello sviluppo e della sicurezza dell’UE e di tali paesi;

29. sottolinea in particolare la necessità che l’Unione europea, i suoi Stati membri e i paesi partner fondino la propria strategia di lotta contro il terrorismo internazionale sul rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali; sottolinea inoltre che le azioni esterne dell’Unione per combattere il terrorismo internazionale dovrebbero essere innanzitutto finalizzate a prevenire, contrastare e perseguire il terrorismo;

30. invita il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) ad adottare una strategia esterna dell’UE per la lotta contro il terrorismo internazionale, al fine di affrontare le cause di tale fenomeno e integrare l’antiterrorismo; sollecita la Commissione e il SEAE a sviluppare una strategia di cooperazione antiterrorismo con i paesi terzi, garantendo nel contempo che siano rispettate le norme internazionali in materia di diritti umani;

31. esorta l’Unione europea a rivedere la propria strategia per il Mediterraneo meridionale nel quadro del riesame della politica europea di vicinato attualmente in corso e ad adoperarsi per sostenere i paesi e gli attori realmente impegnati a favore di valori condivisi e del processo di riforma;

32. sottolinea la necessità di porre l’accento sulla prevenzione e sul contrasto della radicalizzazione nei piani d’azione e nei dialoghi politici tra l’UE e i paesi partner, tra l’altro rafforzando la cooperazione internazionale, ricorrendo ai programmi e alle capacità esistenti e cooperando con gli attori della società civile nei paesi interessati per combattere la propaganda terroristica e radicale attraverso Internet e altri mezzi di comunicazione;

33. sottolinea che una strategia globale dell’UE in materia di misure antiterrorismo deve avvalersi pienamente anche della politica estera e della politica di sviluppo dell’Unione, al fine di lottare contro la povertà, la discriminazione e l’emarginazione, di combattere la corruzione e promuovere la buona governance nonché di prevenire e risolvere i conflitti, poiché tutti questi problemi contribuiscono all’emarginazione di alcuni gruppi e settori della società rendendoli più vulnerabili alla propaganda dei gruppi estremisti;

34. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti degli Stati membri.

 

Risoluzione sulla situazione in Ucraina

Il 15 gennaio 2015 il Parlamento ha adottato la proposta di risoluzione comune sulla situazione in Ucraina.

Con i colleghi Helmut Scholz, Miloslav Ransdorf, Kateřina Konečná, Patrick Le Hyaric, Kostas Chrysogonos e Georgios Katrougkalos ho proposto a nome del gruppo GUE/NGL una proposta di risoluzione comune che è decaduta senza essere sottoposta al voto, vista l’adozione della risoluzione comune.

Questo il testo della proposta di risoluzione del GUE/NGL:

PROPOSTA DI RISOLUZIONE12.1.2015

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell’articolo 123, paragrafo 2, del regolamento

sulla situazione in Ucraina (2014/2965(RSP))

Helmut Scholz, Miloslav Ransdorf, Barbara Spinelli, Kateřina Konečná, Patrick Le Hyaric, Kostas Chrysogonos, Georgios Katrougkalos a nome del gruppo GUE/NGL

Il Parlamento europeo,–   visto l’articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che le elezioni parlamentari anticipate si sono svolte in un difficile ambiente politico e di sicurezza; che in alcune parti dell’Ucraina non è stato possibile per gli elettori partecipare alle elezioni; che la relazione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) precisa che sono emerse prove di “casi di intimidazione e ostruzione che hanno influenzato le proprie strategie della campagna elettorale; negli ultimi dieci giorni della campagna, gli osservatori hanno rilevato un marcato aumento della violenza nei confronti dei soggetti interessati alle elezioni, intimidazione e minacce contro candidati e attivisti e casi di mirata distruzione di materiale e uffici della campagna; vi è stata una serie di credibili asserzioni di voto di scambio”; che sono state riportate gravi tensioni presso alcune commissioni elettorali distrettuali all’intorno e all’interno delle quali erano presenti membri armati di un battaglione di volontari; che la “Rete civile OPORA” ucraina e il “Comitato di elettori dell’Ucraina” hanno spesso riportato varie violazioni presso i seggi, come ad esempio “tentativi di consegnare schede senza una verifica dell’identità, presenza di persone non autorizzate presso i seggi, tentativi di voto illegittimo, tentativo di rimuovere la scheda da un seggio, violazione del segreto del voto, fotografie di schede nonché tentativi di depositare schede illegali nell’urna”; che comunque, stando alle conclusioni dell’OSCE, le “elezioni parlamentari anticipate del 26 ottobre hanno segnato un importante passo nelle aspirazioni dell’Ucraina di consolidare le elezioni democratiche in linea con i propri impegni internazionali”;

B.  considerando che il processo politico in Ucraina è dominato dalla guerra civile in corso nelle regioni di Donezk e Lugansk; che i temi dell’unità nazionale, dell’integrità territoriale e della difesa continuano a dominare l’agenda politica; che, d’altro canto, rimangono irrisolti i problemi che hanno portato ai disordini in Ucraina nel 2012, fra cui corruzione, crisi economica e sociale, sfiducia nella politica e disinganno nei confronti del sistema politico dell’Ucraina dovute alla costante influenza politica delle strutture oligarchiche; che non vi è alcun progresso nell’attuazione dell’agenda di riforma; che il fallito avvio da parte del nuovo governo e parlamento della lotta contro la corruzione ha minato la fiducia del popolo ucraino e della comunità internazionale nel processo politico in Ucraina;

C. considerando che l’Ucraina è sull’orlo di un crollo economico e sociale; che il PIL dell’Ucraina si è contratto del 7,5 % da gennaio a novembre 2014 e l’inflazione è balzata al 21 % in novembre; che il rischio di default è in aumento e il paese ha bisogno di 15 miliardi di USD oltre a quanto previsto dagli attuali programmi di sostegno internazionale;

D. considerando che le richieste socioeconomiche del movimento Maidan sono state ampiamente sostituite dall’agenda neoliberale e nazionalistica del nuovo governo; che il bilancio 2015 prevede profondi tagli della spesa sociale con un contemporaneo aumento della spesa per la difesa al 5,2 % del PIL; che questi tagli sono stati decisi in una situazione economica e sociale estremamente difficile; che nei primi nove mesi del 2014 i prezzi sono aumentati del 16,2 %, mentre le tariffe dei servizi sono aumentate del 24,3 % in media; che 1,7 milioni di persone è disoccupato (l’8,4 % della popolazione economicamente attiva) e molte delle persone che lavorano non ricevono lo stipendio; che la situazione dei circa 5,2 milioni di persone che vivono nelle zone di conflitto e post-conflitto è particolarmente difficile a causa del crollo e del caos della infrastruttura economica e dei servizi sociali; che la disponibilità di assistenza sanitaria in queste zone è sempre più limitata;

E.  considerando che le unità paramilitari degli oligarchi e dell’estrema destra non sono state sciolte e continuano le proprie attività violente nel paese; che il ministro dell’interno ucraino, Arsen Avakov, ha offerto loro nuove armi pesanti tra cui carri armati, veicoli corazzati da trasporto truppa, rafforzandone la posizione nella gerarchia militare; che Vadim Troyan, vicecomandante del regimento conservatore Azof e membro attivo dell’organizzazione paramilitare “Patriota dell’Ucraina” è stato nominato dal ministro dell’Interno ucraino capo della polizia di Kiev; che Yuri Mykhalchyshyn, che ha apertamente promosso l’ideologia di Joseph Goebbels, sarà a capo dell’unità propaganda e analisi nel servizio di sicurezza ucraino;

F.     considerando che pace e stabilità a livello europeo e internazionale sono minacciate da crescenti tensioni tra l’UE, l’Ucraina, gli USA e altri paesi occidentali da un canto e la Federazione russa dall’altro; che si sta formando una escalation politica e militare estremamente pericolosa tra l’Occidente e la Russia; che l’anno scorso si sono registrate decine di incursioni militari sensibili tra la Russia e gli Stati membri della NATO, alcune delle quali hanno rischiato di scatenare le ostilità;

G. considerando che il mancato reperimento di una soluzione negoziata reciprocamente accettabile alla crisi ucraina ha avuto gravi conseguenze per l’economia russa; che le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’UE stanno aggravando i problemi finanziari ed economici della Russia con il conseguente declino dei prezzi del petrolio e altri problemi per l’economia russa;

H. considerando che, nonostante gli sforzi della comunità internazionale di portare le parti in conflitto al tavolo del negoziato, la guerra nell’Est dell’Ucraina prosegue; che le parti in conflitto evidenziano una mancanza di volontà politica di trovare un compromesso e applicare gli accordi raggiunti;

I. considerando che il parlamento ucraino ha appoggiato una proposta del presidente Poroshenko di cancellare lo status non allineato del paese ad appena alcune ore dall’annuncio di nuovi negoziati sulla soluzione del conflitto militare dell’Est dell’Ucraina; che l’annuncio di un referendum sull’adesione alla NATO dell’Ucraina aggrava ulteriormente le tensioni politiche nelle relazioni del paese con la Russia che percepisce un’eventuale adesione dell’Ucraina alla NATO come una minaccia diretta alla propria sicurezza e all’equilibrio militare strategico tra la Russia e la NATO;

 

1. chiede con urgenza dialogo e negoziati che pongano fine alla guerra in Ucraina e di trovare soluzioni politiche ai problemi che hanno portato alla crisi ucraina; ribadisce il suo invito a salvaguardare l’unità del popolo ucraino e l’integrità territoriale del paese; sostiene fermamente il processo di Minsk ed esorta le parti ad aderire agli accordi già raggiunti e a sviluppare questi accordi in nuovi negoziati per una tabella di marcia più trasparente e chiara con concreti parametri che devono essere soddisfatti da ogni parte negoziale; appoggia il rafforzamento del ruolo dell’OSCE nella soluzione della crisi ucraina;

2. esorta tutte le parti del conflitto nell’Est dell’Ucraina a cessare la violenza; invita gli Stati Uniti, il Canada, gli Stati membri UE e la Russia ad imporre e ad attuare rigorosamente un embargo sulle armi contro tutte le parti del conflitto e chiede il ritiro dall’Ucraina di tutti i consiglieri militari stranieri e del personale militare e paramilitare; esorta vivamente la Federazione russa e l’Ucraina ad esercitare un effettivo controllo del proprio confine al fine di raggiungere una soluzione pacifica del conflitto e cessare le incursioni in Ucraina di personale armato e di attrezzature militari provenienti da qualsiasi altro paese;

3. denuncia l’ampliamento della NATO ai confini della Federazione russa; respinge fermamente i piani del nuovo governo ucraino di chiedere l’adesione alla NATO come elemento aggiuntivo di confronto con la Federazione russa che destabilizzerebbe ulteriormente la regione e il sistema di sicurezza internazionale nel suo insieme;

4. esorta vivamente la Russia, gli Stati Uniti e la NATO a cessare la politica di pressione militare e chiede l’immediato arresto della spirale di escalation militare, di porre fine alle manovre militari e alle azioni provocatorie e di ridurre la presenza militare nelle regioni in conflitto; respinge fermamente lo spiegamento di ulteriori unità e mezzi militari NATO nell’Europa orientale; avverte che la mancata ripresa di un dialogo orientato ai risultati con la Russia potrebbe avere conseguenze pericolose per la pace e la sicurezza in Europa e nel mondo;

5. chiede all’UE di rilanciare un dialogo politico orientato sugli obiettivi con la Russia, al fine di ricostruire la fiducia e trovare soluzioni a tutti i problemi in sospeso e alle questioni controverse; chiede di ripristinare i formati di dialogo esistenti tra l’UE e la Russia prima dell’inizio della crisi ucraina a tutti i livelli delle istituzioni UE; esorta l’UE a porre fine alle politiche sanzionatorie contro la Russia che hanno comportato una guerra commerciale tra due partner strategici con un impatto negativo in particolare sulle PMI, gli agricoltori e i consumatori in Russia, l’UE e i paesi del vicinato orientale dell’UE e che si sono oltretutto dimostrate politicamente inefficienti e controproducenti;

6. chiede di utilizzare il quarantesimo anniversario dell’Atto di Helsinki nel 2015 per confermarne e attuarne appieno norme e principi, ricostruire la fiducia e avviare i negoziati su un efficiente sistema di sicurezza e cooperazione in Europa sulla base della Carta dell’ONU e delle norme OSCE che tenga conto degli interessi di tutti i paesi d’Europa; sottolinea l’urgenza di riprendere e proseguire il controllo delle armi convenzionali e migliorare l’efficacia delle attuali misure di costruzione di fiducia e sicurezza, rafforzare i meccanismi di trasparenza, ammodernarli e ampliarne la portata; chiede l’elaborazione di nuove misure di costruzione della fiducia e della trasparenza, al fine di prevenire lo scoppio di analoghi conflitti in futuro;

7. prende atto dei risultati delle elezioni parlamentari in Ucraina; ribadisce la propria condanna del processo contro il partito comunista che è iniziato durante la campagna elettorale; invita il nuovo parlamento eletto e le autorità competenti ad affrontare le carenze individuate, ad esempio svolgendo efficaci indagini sulle irregolarità identificate dagli osservatori nazionali ed internazionali durante le elezioni, procedendo con le necessarie azioni legali contro i responsabili delle irregolarità durante le elezioni, riformando il sistema elettorale attraverso un miglioramento della rappresentanza regionale, e incrementando l’influenza degli elettori sui propri rappresentanti in Parlamento, grazie all’adozione di un sistema di rappresentanza proporzionale su collegi plurinominali, e ad attuare appieno le raccomandazioni sia dell’OSCE che della Commissione di Venezia, al fine di rafforzare la trasparenza del finanziamento dei partiti politici e delle campagne elettorali, e garantire che la legislazione elettorale sia compatibile con gli standard internazionali;

8. invita il governo ucraino a rivedere la sua politica di austerità al fine di rispondere alle urgenti esigenze sociali della popolazione, in particolare in materia di riscaldamento, forniture energetiche e assistenza sanitaria;

9. invita il governo e la Verkhovna Rada dell’Ucraina a rispondere alle aspettative della popolazione del paese in materia di efficaci e profonde riforme, allo scopo di porre fine all’attuale crisi e portare il paese alla stabilità politica, economica e sociale, tra l’altro attraverso:

•  una ferma eradicazione della corruzione,

•  lo stabilimento dello Stato di diritto;

•  il decentramento e profonde garanzie di partecipazione democratica del popolo nelle regioni a tutti i principali processi decisionali, in particolare nel campo dello sviluppo socioeconomico;

•  il definitivo distacco degli oligarchi dalla politica sotto controllo democratico;

•  il rispetto dei diritti dell’uomo e dei diritti democratici, fra cui i diritti linguistici;

•  lo scioglimento delle unità paramilitari e il ripristino di un rigoroso controllo statale su polizia ed esercito;

•  un immediato controllo parlamentare trasparente, democratico e legale su tutte le forze di sicurezza del paese e il disarmo di tutte le forze paramilitari e delle cosiddette forze di sicurezza private;

10. esorta vivamente l’UE a subordinare all’attuazione di questa agenda di riforma l’ulteriore assistenza economica e finanziaria all’Ucraina;

11. esprime preoccupazione per il fatto che i politici e le autorità ucraine continuano a manifestare una inaccettabile ignoranza del pericolo dell’estrema destra e addirittura di forze apertamente neonaziste, cooperando con loro nelle elezioni e consentendo loro di assumere posizioni all’interno delle forze dell’ordine; sottolinea che consentire a persone con opinioni di estrema destra di controllare posizioni dotate di notevoli risorse di contrasto costituisce un ovvio rischio per la democrazia; esorta vivamente il governo ucraino e le forze politiche democratiche a spezzare tutti i legami con i gruppi e/o le milizie di estrema destra;

12. ribadisce che una politica in materia di vicinato orientale che trascura gli interessi di tutti gli attori, compresa la Russia, ha fallito; sottolinea l’esigenza di rimodellare la politica di vicinato orientale al fine di sviluppare una cooperazione regionale che non escluda nessun paese; invita la Russia a partecipare proattivamente a tale processo e a dimostrare la propria volontà a partecipare a politiche di buon vicinato;

Ed ecco il testo della risoluzione comune adottata dal Parlamento Europeo:

Il Parlamento europeo,
–  viste le risultanze preliminari dell’OSCE/ODIHR sulle elezioni parlamentari anticipate tenutesi in Ucraina il 26 ottobre 2014,

– viste l’8ª relazione dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) sulla situazione dei diritti umani in Ucraina, del 15 dicembre 2014, e la relazione n. 22 sulla situazione in Ucraina al 26 dicembre 2014 dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA),

– viste la firma in data 27 giugno 2014 dell’accordo di associazione UE-Ucraina, che include un accordo di libero scambio globale e approfondito, e la sua ratifica simultanea da parte del Parlamento europeo e della Verkhovna Rada il 16 settembre 2014,

– visti il protocollo di Minsk del 5 settembre 2014 e il memorandum di Minsk del 19 settembre 2014 sull’attuazione del piano di pace in 12 punti,

– viste la relazione dell’ONU del 20 novembre 2014 sulle gravi violazioni dei diritti umani nell’Ucraina orientale e le relazioni dell’Osservatorio dei diritti umani sugli abusi in Crimea,

– vista la dichiarazione congiunta della commissione NATO-Ucraina del 2 dicembre 2014,

– viste le conclusioni del Consiglio europeo sull’Ucraina del 21 marzo 2014, del 27 giugno 2014, del 16 luglio 2014, del 30 agosto 2014 e del 18 dicembre 2014,

– visto l’esito della prima riunione del Consiglio di associazione tra l’UE e l’Ucraina tenutasi il 15 dicembre 2014,

– viste le conclusioni del Consiglio del 17 novembre 2014,

– visto l’articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A. considerando che il 26 ottobre 2014 l’Ucraina ha tenuto elezioni politiche che sono state condotte in modo efficiente, ordinato e pacifico e nel rispetto generale delle libertà fondamentali, nonostante il conflitto in corso nelle regioni orientali e l’annessione illegale della Crimea da parte della Russia;

B. considerando che il nuovo governo, formato da forze filoeuropee, gode della maggioranza costituzionale necessaria per portare avanti le riforme e ha già adottato un accordo di coalizione che getta le basi per un processo di riforma rigoroso volto a promuovere una maggiore integrazione europea, a modernizzare e sviluppare il paese, a instaurare un’autentica democrazia e lo stato di diritto, nonché a elaborare le modifiche costituzionali proposte dal piano di pace di Porošenko;

C. considerando che le cosiddette “elezioni presidenziali e parlamentari” tenutesi a Donec’k e Luhans’k il 2 novembre 2014 si sono svolte in violazione del diritto ucraino e degli accordi di Minsk e pertanto non possono essere considerate valide; che lo svolgimento di tali elezioni ha avuto un impatto deleterio sul processo di pace e di riconciliazione;

D. considerando che il cessate il fuoco del 5 settembre 2014 è stato violato quotidianamente dai separatisti e dalle forze russe; che dal 9 dicembre 2014, grazie all’iniziativa del presidente Porošenko di promuovere un “regime del silenzio”, il numero delle violazioni si è ridotto drasticamente; che tuttavia i punti principali del memorandum del 19 settembre non sono stati attuati dai separatisti sostenuti dalla Russia; che, stando a fonti attendibili, la Russia continua a sostenere le milizie separatiste attraverso un flusso costante di attrezzature militari, mercenari e unità russe regolari, accompagnate da carri armati, sofisticati sistemi anti-aerei e artiglieria;

E. considerando che il conflitto armato nell’Ucraina orientale ha provocato migliaia di vittime militari e civili, un numero ancora maggiore di feriti e centinaia di migliaia di persone che hanno abbandonato le proprie case, fuggendo prevalentemente in Russia, mentre la situazione nella zona di conflitto è fonte di profonda preoccupazione da un punto di vista sia umanitario che sanitario;

F. considerando che l’annessione illegale della penisola di Crimea costituisce il primo caso in Europa, dopo la seconda guerra mondiale, di incorporazione forzata di parte di un paese in un altro, ed è in violazione del diritto internazionale, ivi compresi la carta delle Nazioni Unite, l’atto finale di Helsinki e il memorandum di Budapest del 1994;

G. considerando che il Consiglio “Affari esteri” dell’UE del 17 novembre 2014 ha preso una decisione di principio su ulteriori sanzioni nei confronti dei leader separatisti;

H. considerando che sussistono violazioni diffuse dei diritti umani sia nelle zone occupate dell’Ucraina orientale che in Crimea, soprattutto ai danni dei tatari di Crimea, tra l’altro mediante intimidazioni e una nuova ondata di sparizioni;

I. che sarebbe auspicabile una più stretta cooperazione tra l’UE e gli Stati Uniti in materia di politiche connesse all’Ucraina;

J. considerando che il 23 dicembre 2014 il parlamento ucraino ha votato a favore della rinuncia dello status di paese non allineato;

1. esprime piena solidarietà all’Ucraina e alla sua popolazione; ribadisce nuovamente il proprio impegno a favore dell’indipendenza, della sovranità, dell’integrità territoriale, dell’inviolabilità delle frontiere e della scelta europea dell’Ucraina;

2. condanna gli atti di terrorismo e il comportamento criminale dei separatisti e di altre forze irregolari in Ucraina orientale;

3. accoglie con favore la valutazione positiva delle elezioni politiche del 26 ottobre 2014, nonostante le difficoltose circostanze sul piano politico e della sicurezza, e il successivo insediamento della nuova Verkhovna Rada; si compiace del forte impegno politico del presidente Porošenko, del primo ministro Jacenjuk e del presidente del parlamento Groysman teso a cooperare e a rafforzare il rigoroso processo di riforma; incoraggia vivamente il nuovo governo e il nuovo parlamento dell’Ucraina ad adottare e attuare senza indugio le tanto necessarie riforme politiche e socioeconomiche al fine di costruire uno Stato democratico e prospero fondato sullo stato di diritto;

4. deplora che, come risultato dell’attuale situazione nel paese, non tutte le parti del territorio e della popolazione dell’Ucraina siano rappresentate nella Verkhovna Rada; ricorda che il governo e il parlamento dell’Ucraina devono garantire la tutela dei diritti e delle esigenze dei cittadini che non hanno rappresentanza nel processo decisionale dello Stato;

5. condanna fermamente la politica aggressiva ed espansionistica della Russia, che costituisce una minaccia per l’unità e l’indipendenza dell’Ucraina e pone una potenziale minaccia per la stessa Unione europea, segnatamente l’annessione illegale della Crimea e la conduzione di una guerra ibrida non dichiarata contro l’Ucraina, ivi compresa una guerra informatica che combina elementi di ciberguerra, uso di forze regolari e irregolari, propaganda, pressioni economiche, ricatto energetico e destabilizzazione diplomatica e politica; sottolinea che queste azioni violano il diritto internazionale e costituiscono una grave minaccia alla situazione della sicurezza in Europa; sottolinea che non vi è giustificazione per l’uso della forza militare in Europa a difesa di cosiddette ragioni storiche e di sicurezza o per la protezione di sedicenti “compatrioti che vivono all’estero”; esorta Mosca a cessare di aggravare la situazione ponendo immediatamente fine al flusso di armi, di mercenari e di soldati in appoggio alle milizie separatiste e a esercitare la sua influenza sui separatisti per persuaderli a partecipare al processo politico;

6. chiede il proseguimento dell’attuale regime di sanzioni imposto dall’UE, in particolare in vista della prossima riunione del Consiglio del marzo 2015, finché la Russia non rispetterà pienamente e soprattutto non metterà in atto gli obblighi assunti a Minsk, ed esorta la Commissione a trovare opportune modalità per rafforzare la solidarietà tra gli Stati membri nel caso in cui la crisi con la Russia dovesse persistere; sottolinea la necessità di adottare una serie chiara di obiettivi di riferimento che, una volta conseguiti, potrebbero evitare l’imposizione di nuove misure restrittive nei confronti della Russia o portare alla sospensione delle misure già adottate, obiettivi di riferimento tra i quali: attuazione del cessate il fuoco, ritiro incondizionato dall’Ucraina di tutte le truppe russe e dei gruppi illegali armati e mercenari appoggiati dalla Russia, lo scambio di tutti i prigionieri, tra cui Nadia Savchenko, e il ripristino del controllo dell’Ucraina sul suo intero territorio, inclusa la Crimea; invita il Consiglio europeo, nell’eventualità di ulteriori azioni russe volte a destabilizzare l’Ucraina, ad adottare misure restrittive aggiuntive e ad ampliarne la portata, includendo il settore nucleare e limitando la capacità degli enti finanziari russi di effettuare transazioni finanziarie internazionali; riconosce che l’UE deve essere pronta a sostenere gli Stati membri confinanti, a cui dovrebbe essere garantito il medesimo livello di sicurezza di tutti gli Stati membri;

7. ritiene che le sanzioni dovrebbero formare parte di un più ampio approccio dell’UE alla Russia e degli sforzi del vicepresidente/alto rappresentante volti a rafforzare il dialogo; ricorda che il solo scopo di queste sanzioni è quello di far sì che il governo russo si impegni a mutare la sua politica attuale e a contribuire in modo significativo a una soluzione pacifica della crisi ucraina; sottolinea che il mantenimento, l’inasprimento o il ritiro delle misure restrittive imposte dall’UE dipenderà dall’atteggiamento della Russia e dalla situazione in Ucraina;

8. sottolinea che i canali politici e diplomatici verso la Russia devono rimanere aperti al fine di consentire soluzioni diplomatiche al conflitto ed è pertanto favorevole a formule del tipo “Ginevra” e “Normandia”, se possono essere conseguiti risultati concreti;

9. sostiene la politica di non riconoscimento dell’annessione illegale della Crimea da parte della Russia e, in questo contesto, prende atto con favore delle ulteriori sanzioni recentemente adottate sugli investimenti, i servizi e gli scambi con la Crimea e Sebastopoli;

10. sottolinea che l’attuazione dell’accordo di associazione/accordo di libero scambio globale e approfondito dovrebbe costituire la tabella di marcia per un’adozione rapida delle necessarie riforme da realizzare con urgenza, nonostante le difficoltà causate dal conflitto in alcune zone delle regioni di Luhans’k e Donec’k; invita il Consiglio e la Commissione a compiere ogni sforzo per assistere l’Ucraina nell’adozione e, soprattutto, nella realizzazione di tali riforme, nell’ottica di gettare le basi per la piena attuazione dell’accordo di associazione UE-Ucraina; si compiace, a tal riguardo, dell’avvio della missione consultiva dell’Unione europea (EUAM); condivide il parere della commissione di Venezia secondo cui, affinché una riforma costituzionale sia coronata da successo, è essenziale che sia preparata in maniera inclusiva, garantendo ampie consultazioni pubbliche;

11. chiede un’assistenza tecnica più rapida e più incisiva da parte del “gruppo di sostegno all’Ucraina” della Commissione, che includa l’individuazione dei settori in cui tale assistenza si rende necessaria per sostenere l’Ucraina nell’elaborazione e nell’attuazione di un programma globale di riforma nonché il ricorso a consulenti delle istituzioni dell’UE e degli Stati membri; invita le autorità ucraine a istituire un ministero o un ufficio per il coordinamento dell’assistenza e per l’integrazione nell’UE nonché un comitato di coordinamento interministeriale di alto livello ai quali sia attribuito il potere di monitorare e sorvegliare efficacemente i progressi verso il ravvicinamento all’UE e le riforme e che siano in grado di preparare e coordinare la loro attuazione;

12. è fermamente convinto che sia necessario attuare con urgenza in Ucraina un ambizioso programma anticorruzione, compresa una politica di tolleranza zero nei confronti della corruzione; invita la dirigenza ucraina a eliminare la corruzione sistematica mediante l’attuazione immediata ed efficace della strategia nazionale contro la corruzione e sottolinea che la lotta contro tale pratica deve divenire una delle principali priorità del nuovo governo; propone, a tal fine, di istituire un Ufficio anticorruzione politicamente indipendente dotato delle competenze e delle risorse sufficienti per consentirgli di contribuire in modo significativo al buon funzionamento delle istituzioni statali; accoglie positivamente la richiesta dell’Ucraina a Interpol e l’emissione di un mandato d’arresto contro l’ex presidente Janukovyč con l’accusa di appropriazione indebita di fondi pubblici; invita gli Stati membri a eseguire il mandato d’arresto di Interpol e ad aiutare a recuperare i beni sottratti indebitamente; plaude alla creazione dell’istituzione del Mediatore per le imprese e invita il governo ucraino a presentare un relativo progetto di legge;

13. ricorda che il 16 luglio 2014 il Consiglio dell’Unione europea ha revocato l’embargo sulle armi all’Ucraina e pertanto non vi sono più obiezioni, né restrizioni giuridiche, che impediscano agli Stati membri di fornire all’Ucraina armi di difesa; ritiene che l’UE debba vagliare soluzioni per sostenere il governo ucraino nel rafforzamento delle sue capacità di difesa e nella protezione delle sue frontiere esterne, sulla base dell’esperienza della trasformazione delle forze armate degli Stati membri dell’UE che erano membri del Patto di Varsavia, in particolare nel quadro di missioni di formazione già effettuate per le forze armate in altre parti del mondo; sostiene l’attuale fornitura di attrezzature non letali;

14. prende atto dell’adozione di una legge che abolisce lo “status di paese non allineato” introdotto nel 2010; pur riconoscendo il diritto dell’Ucraina di operare in libertà le proprie scelte, sostiene la posizione del presidente Porošenko, secondo cui ora l’Ucraina ha urgente bisogno di concentrarsi sulle riforme politiche, economiche e sociali, e l’adesione alla NATO è una questione che dovrebbe essere sottoposta al giudizio dei cittadini in un referendum panucraino da tenersi in una fase successiva; sottolinea che la questione di una più stretta relazione dell’Ucraina con l’UE è distinta dalla questione dell’adesione alla NATO;

15. sottolinea l’importanza di un impegno della comunità internazionale a sostegno della stabilizzazione politica ed economica e delle riforme in Ucraina; invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare un importante piano di assistenza per l’Ucraina basato sul principio “più progressi, più aiuti” e sulla condizionalità e a intensificare gli sforzi per fornire assistenza all’Ucraina organizzando, tra l’altro, una conferenza dei donatori e degli investitori e cooperando con le istituzioni finanziarie internazionali per definire ulteriori passi ai fini della ripresa economica e finanziaria del paese; accoglie con favore il pacchetto di sostegno di 11 miliardi di euro destinato all’Ucraina da erogare nei prossimi anni nonché la proposta della Commissione di destinare all’Ucraina 1,8 miliardi di euro aggiuntivi sotto forma di prestiti a medio termine;

16. ribadisce, in tale contesto, che l’accordo di associazione non costituisce l’obiettivo finale delle relazioni UE-Ucraina; sottolinea inoltre che, a norma dell’articolo 49 TUE, l’Ucraina, come qualsiasi altro Stato europeo, ha una prospettiva europea e può domandare di diventare membro dell’Unione europea, purché si attenga ai criteri di Copenaghen e ai principi democratici, rispetti le libertà fondamentali e i diritti umani e delle minoranze e garantisca lo Stato di diritto; esorta gli Stati membri dell’UE a ratificare l’accordo di associazione prima del vertice di Riga;

17. sottolinea l’importanza della sicurezza energetica in Ucraina e sottolinea la necessità di riforme nel settore energetico ucraino, in linea con i suoi impegni nel quadro della Comunità dell’energia; accoglie positivamente l’accordo tra l’UE, la Russia e l’Ucraina sul pacchetto “inverno” al fine di garantire la fornitura di gas dalla Russia fino al marzo 2015 e la solidarietà dimostrata dall’UE, nonché le accresciute quantità di gas che entrano in Ucraina attraverso flussi inversi dagli Stati membri dell’UE;

18. evidenzia la necessità di accrescere in modo radicale la sicurezza e l’indipendenza energetiche dell’Unione e la sua capacità di resistere alle pressioni esterne, nonché di ridurre la sua dipendenza dalla Russia, mettendo in atto nel contempo soluzioni alternative concrete per aiutare gli Stati membri che attualmente si avvalgono della Russia come unico fornitore; invita l’UE a perseguire un’autentica politica energetica esterna comune e ad adoperarsi per la creazione di un’Unione europea dell’energia; incoraggia la piena attuazione del mercato comune interno dell’energia, compreso il terzo pacchetto per l’energia, e il proseguimento incondizionato della causa pendente contro Gazprom;

19. sottolinea che occorre attribuire la priorità a progetti relativi a gasdotti che diversifichino la fornitura energetica verso l’UE e pertanto accoglie con favore l’interruzione del progetto South Stream; invita la Comunità europea dell’energia a sviluppare un programma di cooperazione con l’Ucraina e con i paesi del Caucaso meridionale, dell’Asia centrale, del Medio Oriente e del Mediterraneo, con l’obiettivo di sviluppare le infrastrutture e l’interconnessione tra l’UE e i suoi vicini europei indipendentemente dalla geopolitica russa in materia di gas; riconosce che la fornitura stabile di gas all’Ucraina è fondamentale anche per garantire la sicurezza energetica degli Stati membri;

20. sottolinea la necessità che l’UE, insieme alle autorità ucraine, presti maggiore attenzione alla crisi umanitaria in Ucraina e in Crimea e faccia fronte alla catastrofica situazione umanitaria, in particolare alla condizione degli sfollati interni; invita la Commissione e il commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi a preparare un’azione umanitaria decisa e diretta, attesa ormai da tempo, escludendo le organizzazioni intermediarie, sotto forma di “convogli blu” chiaramente contrassegnati come provenienti dall’UE; invita la Commissione a presentare tale piano d’azione al Parlamento europeo entro i prossimi due mesi; sottolinea la necessità di un’ulteriore assistenza finanziaria per l’Ucraina da parte dell’UE e dei suoi Stati membri per aiutare il paese ad affrontare la disastrosa crisi umanitaria; fa eco all’allarme lanciato dall’OMS, che segnala come l’Ucraina si trovi a fronteggiare un’emergenza sanitaria, con ospedali che non funzionano pienamente e scarsità di medicinali e vaccini, e chiede che venga prestata una maggiore e più efficace assistenza umanitaria agli sfollati interni, in particolare ai bambini e agli anziani, e che il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) abbia un accesso libero e senza restrizioni alle zone interessate dal conflitto; accoglie con favore l’entrata in vigore della tanto attesa legge sugli sfollati interni nonché la decisione di ricorrere a esperti dell’UE attraverso il meccanismo di protezione civile dell’UE per fornire consulenza alle autorità ucraine sulle problematiche attinenti agli sfollati;

21. chiede ulteriori aiuti umanitari e assistenza per le popolazioni colpite dal conflitto; ricorda che la fornitura di aiuti umanitari all’Ucraina orientale deve avvenire nell’assoluto rispetto del diritto internazionale umanitario e dei principi di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza, nonché in stretto coordinamento con il governo ucraino, le Nazioni Unite e il CICR; invita la Russia a consentire l’ispezione internazionale dei convogli umanitari diretti nel Donbas al fine di fugare i dubbi circa i carichi trasportati;

22. sottolinea che l’OSCE ha un ruolo cruciale da svolgere ai fini della risoluzione della crisi ucraina in ragione della sua esperienza nell’affrontare i conflitti armati e le crisi e in quanto sia la Federazione russa che l’Ucraina sono membri dell’organizzazione; si rammarica che la missione di monitoraggio speciale dell’OSCE continui a essere sotto organico e abbia pertanto un rendimento inferiore alle aspettative; invita gli Stati membri, il vicepresidente/alto rappresentante e la Commissione a compiere ulteriori sforzi per rafforzare la missione speciale di monitoraggio dell’OSCE in Ucraina in termini di personale e di attrezzature; ritiene che l’UE debba inviare, se richiesto dalle autorità ucraine, una missione di monitoraggio dell’UE per contribuire a un efficace controllo e monitoraggio del confine russo-ucraino;

23. invita il vicepresidente/alto rappresentante e il commissario per la politica europea di vicinato e i negoziati di allargamento a fare tutto quanto in loro potere per facilitare una soluzione politica alla crisi ucraina che venga rispettata da tutte le parti coinvolte; sottolinea che tale soluzione deve evitare uno scenario di conflitto congelato nell’Ucraina orientale e in Crimea; invita il vicepresidente/alto rappresentante a tracciare un approccio che combini una posizione basata su principi e rigore per quanto riguarda la sovranità dell’Ucraina e la sua integrità territoriale e i principi del diritto internazionale, con la ricerca di una soluzione negoziata della crisi nell’Ucraina orientale e in Crimea; ribadisce che l’unità e la coesione tra gli Stati membri dell’UE costituiscono un presupposto per il successo di qualsiasi strategia dell’UE nei confronti della Russia; invita in tale contesto i governi degli Stati membri ad astenersi da azioni unilaterali e dalla retorica e a intensificare gli sforzi per sviluppare una posizione comune europea nei confronti della Russia;

24. chiede la ripresa di un dialogo nazionale autentico e inclusivo che possa anche condurre a una soluzione per il pagamento delle indennità e delle pensioni sociali e per la fornitura di assistenza umanitaria da parte del governo ucraino alla popolazione nelle zone in conflitto; ritiene che rivesta cruciale importanza lo svolgimento di indagini imparziali ed efficaci in merito a tutti i principali momenti di violenza, compresi quelli verificatisi in piazza Maidan, in via Rymarska, a Odessa, a Mariupol, a Sloviansk e a Ilovaisk; ritiene che le organizzazioni della società civile possano svolgere un ruolo importante nel facilitare i contatti interpersonali e la comprensione reciproca in Ucraina, nonché nel promuovere il cambiamento democratico e il rispetto dei diritti umani; sollecita l’Unione europea a intensificare il suo sostegno alla società civile;

25. accoglie con favore la decisione del governo francese di bloccare la consegna delle portaelicotteri di classe Mistral e invita tutti gli Stati membri a seguire un approccio analogo in merito alle esportazioni non coperte dalle decisioni dell’UE in materia di sanzioni, in particolare per quanto riguarda le armi e i materiali a duplice uso;

26. invita la Commissione e il commissario per la politica europea di vicinato e i negoziati di allargamento a preparare e presentare al Parlamento europeo, entro due mesi, una strategia di comunicazione rivolta all’UE, ai suoi vicini orientali e alla Russia stessa per rispondere alla campagna di propaganda russa, nonché a sviluppare strumenti che consentano all’UE e ai suoi Stati membri di far fronte alla campagna di propaganda a livello europeo e nazionale;

27. riafferma il proprio sostegno ai fini di un’inchiesta internazionale sulle circostanze del tragico abbattimento del volo MH17 delle Malaysia Airlines e ribadisce il proprio appello affinché i responsabili siano assicurati alla giustizia; deplora gli ostacoli incontrati in questo processo ed esorta tutte le parti a dare prova di un’effettiva volontà di collaborare, a garantire un accesso continuo, sicuro e senza restrizioni alla zona del disastro del volo MH17 e a consentire l’accesso a tutte le altre risorse pertinenti che possono contribuire alle indagini; esprime l’auspicio di essere tenuto informato sullo stato di avanzamento di questa inchiesta;

28. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, agli Stati membri, al Presidente dell’Ucraina, ai governi e ai parlamenti dei paesi del partenariato orientale e della Federazione russa, all’Assemblea parlamentare Euronest e alle assemblee parlamentari del Consiglio d’Europa e dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.