‘Far from viable!’ Italian politician tears into EU’s migration agreement

Darren Hunt, express.co.uk, Friday, 29 July, 2018

An Italian politician has ripped into the European Union’s migration deal after negotiations ran into the early hours of Friday morning at the European Council summit where the accord was top of the agenda.

The meeting in Brussels ran until the early hours of the morning as leaders tried to find a solution to the migrant crisis.

Italy has called for changes to the EU’s migrant policy and EU leaders eventually reached an agreement after chaotic talks on migration.

Speaking to reporters at around 4am, Angela Merkel admitted that the bloc still had “a lot of work to do to bridge the different views”.

Speaking to Sky News, the Italian MEP and member of the European United Left-Nordic Green Left, Barbara Spinelli said: “The Italian Government did a good thing vetoing the first draft of the agreement.

Barbara Spinelli said the agreement in Brussels was far from a solution for Italy “In the same sense, it was a good choice, by the Government. But the results are far from offering viable and right based solutions, even for Italy.

“For Italy, the essential point from my point of view is a new regulation of Dublin.

“On the reform of Dublin, there has been no agreement. And what is particularly disturbing from my point of view is that the European Parliament, which is the only elected body of the European Union has presented proposals that are very positive also for Italy, for the whole union.

“And these proposals and this Parliament has been completely ignored by the agreement of the member states in the European Council.”

Italy has been pushing to see EU countries share the responsibility of asylum-seekers on Italian soil.

Speaking of his pleasure at a deal on migration being reached, Italy’s new hardline Prime Minister Giuseppe Conte said: “Italy is no longer alone after this EU summit.”

French President Emmanuel Macron said a hard-fought deal reached by EU leaders on migration showed “European cooperation” had prevailed over national interests.

“After nine hours of discussions, an agreement has been found. It is European cooperation that has won the day,” Macron said as he left talks that began on Thursday evening and lasted until dawn on Friday.

He added: “Europe will have to live with migratory pressures for a long time.

“We must succeed in standing up to this challenge whilst being true to our values.”

Theresa May hailed the results of the EU negotiations after “lengthy discussions”.

She said: “It is just after 5am, we have had very lengthy discussions, but lengthy discussions on the important subject of migration.

“And we have come to positive conclusions, a lot of them around what the United Kingdom has been encouraging for some time, which is taking more action upstream in countries of origin so that we can ensure that people aren’t having to make and aren’t making these very dangerous journeys, often travelling many miles, often at the hands of the people smugglers and making the dangerous trips across the Mediterranean where we still see some people dying.”

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Lettera al presidente Antonio Tajani

di venerdì, giugno 29, 2018 0 , , , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Alla vigilia del Consiglio europeo, il 28 giugno mattina, Barbara Spinelli e 39 eurodeputati hanno scritto al presidente Antonio Tajani: “Le Sue affermazioni sulle Ong sono potenzialmente divisive per il Parlamento europeo”

Bruxelles, 29 giugno 2018

Barbara Spinelli e altri trentanove eurodeputati appartenenti a quattro distinti gruppi politici avevano inviato una lettera ad Antonio Tajani in seguito a un’intervista pubblicata lo scorso 25 giugno dal quotidiano “Il Messaggero” in cui il Presidente del Parlamento europeo aveva rilasciato dichiarazioni a proposito delle Ong che fanno soccorso in mare.

L’intenzione non era entrare nel merito delle affermazioni, ma ricordare al Presidente il ruolo neutrale e imparziale che Egli è chiamato a esercitare, a garanzia della pluralità del Parlamento.

La lettera è più che mai attuale dopo le decisioni del Consiglio Europeo, visto che il Parlamento ancora non si è pronunciato né sulle condizioni fissate dal Consiglio per l’attività di Ricerca e Soccorso delle Ong (rispetto della legge internazionale nella misura in cui questa è “applicabile”; compiti di SAR affidati solo alle Guardie costiere libiche) né sul finanziamento europeo delle cosiddette “piattaforme di sbarco” in Paesi terzi (finanziamento contestato dal Presidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni, Claude Moraes). Il Parlamento europeo è completamente ignorato dal comunicato finale del Consiglio.

Di seguito il testo della lettera e le firme.

Gentile Presidente Tajani,

nell’intervista pubblicata il 25 giugno 2018 dal quotidiano italiano “Il Messaggero”, intitolata Tajani: Basta con queste Ong fuori dalle regole, così favoriscono il traffico del clandestini [1], Lei afferma che le ONG che operano nel Mediterraneo vanno censite e devono tutte avere a bordo un militare italiano o europeo. A suo dire, non è possibile che vadano e facciano come vogliono, raccogliendo persone e favorendo il traffico di clandestini. Vanno autorizzate o fermate. Ha continuato asserendo che prima bisogna trovare un’intesa sugli hotspot esterni, poi su dove mandare i rifugiati. Gli altri vanno rimandati nei Paesi di origine. Ma servono soldi – ha affermato – per creare campi dove possano stare sotto egida UE e ONU.

Vorremmo gentilmente ricordarLe che in seno al Parlamento europeo esistono pareri diversi riguardo alle attività di Search and rescue delle ONG, e il Presidente ha l’onore e l’onere di rappresentarli tutti.

In quanto membri del Parlamento europeo, le chiediamo – in considerazione del Suo ruolo e del Suo mandato – di evitare affermazioni potenzialmente divisive per l’istituzione che rappresenta.

Distinti saluti,

Barbara Spinelli – GUE/NGL

Bart Staes – Verdi/EFA

Stefan Eck – GUE/NGL

Eleonora Forenza – GUE/NGL

Theresa Griffin – S&D

José Bové – Verdi/EFA

Miguel Urbán Crespo – GUE/NGL

Xabier Benito Ziluaga – GUE/NGL

Marie-Christine Vergiat – GUE/NGL

Malin Björk – GUE/NGL

Curzio Maltese – GUE/NGL

Tania González Peñas – GUE/NGL

Javier Couso Permuy – GUE/NGL

Julie Ward – S&D

Maria Lidia Senra Rodríguez – GUE/NGL

Ana Miranda – Verdi/EFA

Josep-Maria Terricabras – Verdi/EFA

Luke Ming Flanagan – GUE/NGL

Pascal Durand – Verdi/EFA

Dietmar Köster – S&D

Tanja Fajon – S&D

Paloma López Bermejo – GUE/NGL

Gabriele Zimmer – GUE/NGL

Klaus Buchner – Verdi/EFA

Patrick Le Hyaric – GUE/NGL

Cornelia Ernst – GUE/NGL

Ivo Vajgl – ALDE

Margrete Auken – Verdi/EFA

Josef Weidenholzer – S&D

Merja Kyllönen – GUE/NGL

Takis Hadjigeorgiou – GUE/NGL

Lola Sánchez Caldentey – GUE/NGL

Jens Rohde – ALDE

Estefanía Torres Martínez – GUE/NGL

Eva Joly – Verdi/EFA

Rina Ronja Kari – GUE/NGL

Ernest Urtasun – Verdi/EFA

Maria Gabriela Zoană – S&D

Elly Schlein – S&D

Helmut Scholz – GUE/NGL

La brutalità della polizia contro i rom

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-001802/2018

alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Soraya Post (S&D), Péter Niedermüller (S&D), Ana Gomes (S&D), Birgit Sippel (S&D), Dietmar Köster (S&D), Maria Grapini (S&D), Juan Fernando López Aguilar (S&D), Marita Ulvskog (S&D), Olle Ludvigsson (S&D), Jytte Guteland (S&D), Anna Hedh (S&D), Benedek Jávor (Verts/ALE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Terry Reintke (Verts/ALE), Cécile Kashetu Kyenge (S&D) e Barbara Lochbihler (Verts/ALE)

Oggetto: La brutalità della polizia contro i rom

La relazione del Parlamento sugli aspetti relativi ai diritti fondamentali nell’integrazione dei rom nell’Unione europea [1] invita gli Stati membri a garantire i diritti dei rom ad un accesso paritario alla giustizia e condanna gli Stati membri per il fatto di rallentare le procedure intese a garantire la giustizia alle vittime di reati dell’odio, in particolare quelli perpetrati da agenti delle forze dell’ordine, e di fornire scarsa protezione o indagine in caso di reati denunciati da rom.

Nel 2013, vi è stata un’incursione delle forze di polizia nel campo rom Budulovska Moldava nad Bodvou, in Slovacchia, durante la quale più di 60 agenti hanno aggredito circa 30 rom. Dopo la violenza, 15 uomini rom sono stati portati alla stazione di polizia. Alcuni sono stati gravemente maltrattati durante la detenzione. Due anni dopo, il servizio investigativo del ministero dell’interno ha archiviato i procedimenti penali. Nel 2016, il procuratore regionale di Prešov ha respinto una denuncia presentata dalle vittime contro la decisione del servizio investigativo. Le vittime hanno quindi presentato una denuncia contro tale decisione alla Corte costituzionale. Nel 2017, la Corte costituzionale ha respinto la denuncia delle violenze commesse dalla polizia.

Il “caso Moldava” è diventato un simbolo della brutalità della polizia. Casi simili sono segnalati dalle ONG in molti altri Stati membri.

Può dire la Commissione in che modo garantisce che gli Stati membri rispettino le disposizioni della decisione quadro 2008/913/GAI [2] sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale?

[1]     P8_TA(2017)0413.

[2]     GU L 328 del 6.12.2008, p. 55.

IT

E-001802/2018

Risposta di Věra Jourová

a nome della Commissione

(26.6.2018)

La Commissione ha seguito il caso cui fa riferimento l’onorevole deputato con grande attenzione e preoccupazione.

La Commissione condanna qualsiasi forma di razzismo e xenofobia in quanto in contraddizione con i valori fondamentali su cui si basa l’Unione europea. La decisione quadro 2008/913/JHA [1] obbliga gli Stati membri a perseguire penalmente reati generati da pregiudizi in riferimento alla razza, al colore, alla religione, all’ascendenza o all’origine nazionale o etnica.

Tuttavia, la Commissione non dispone di alcuna competenza per esaminare singoli casi di reati generati dall’odio. Spetta alle autorità nazionali indagare e, ai giudici nazionali, perseguire i casi di reati generati dall’odio.

La Commissione sostiene le autorità nazionali nell’efficace attuazione della decisione quadro, al fine di migliorare le loro risposte per affrontare l’incitamento all’odio e i reati generati dall’odio, tra cui indagini tempestive e il perseguimento dei casi di reati generati dall’odio. In tale contesto, essa prevede finanziamenti mirati e orientamenti alle autorità nazionali in materia di formazione sulla lotta contro i reati generati dall’odio, registrazione dei dati e sostegno alle vittime, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.

Inoltre, a partire da giugno 2016, la Commissione ha riunito regolarmente le autorità nazionali, le organizzazioni della società civile, le agenzie dell’UE e le organizzazioni internazionali quali il Consiglio d’Europa e l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE/ODIHR), attraverso la costituzione di un gruppo ad alto livello sulla lotta contro il razzismo, la xenofobia e le altre forme di intolleranza al fine di promuovere un’azione coordinata efficace in questo settore.

[1]     Decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale.

Leggi anti-ONG in Ungheria

Interrogazione con richiesta di risposta scritta P-002469/2018
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento

Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), Jean Lambert (Verts/ALE), Ernest Urtasun (Verts/ALE), Barbara Spinelli (GUE/NGL) e Péter Niedermüller (S&D)

Oggetto: Leggi anti-ONG in Ungheria

Il 13 febbraio 2018 il governo ungherese ha presentato un pacchetto di tre progetti di legge che si iscrive nella continuità della legge del 2017 sulle organizzazioni non governative (ONG), che aveva indotto la Commissione ad avviare una procedura di infrazione.

Il governo auspica che questo nuovo pacchetto sia adottato il più presto possibile dal neoeletto parlamento che si riunirà l’8 maggio prossimo, mentre la commissione di Venezia dovrebbe formulare il suo parere il 22 giugno.

Il contenuto dei tre progetti di legge (T/1976, T/19775 e T/19774) alimenta gravi preoccupazioni dato che, in particolare, introduce una tassa del 25 % su tutti i finanziamenti stranieri, compresi quelli europei, delle ONG titolari di una licenza. Inoltre, alcune ONG potrebbero essere addirittura vietate con una semplice decisione amministrativa e senza possibilità di ricorso giudiziario soddisfacenti.

Tenuto conto della procedura d’esame accelerata al parlamento ungherese, intende la Commissione europea pubblicare, entro l’8 maggio, un parere motivato sul contenuto del pacchetto?

Ritiene la Commissione europea che, se il pacchetto legislativo fosse adottato, esso costituirebbe una violazione dell’articolo 12 della Carta dei diritti fondamentali e dell’articolo 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU)?

Sostenitori [1]

[1] La presente interrogazione è sostenuta da deputati diversi dagli autori: Christine Revault d’Allonnes Bonnefoy (S&D), Josef Weidenholzer (S&D), Birgit Sippel (S&D), Terry Reintke (Verts/ALE), Cornelia Ernst (GUE/NGL), Josep-Maria Terricabras (Verts/ALE), Angelika Mlinar (ALDE), Bodil Valero (Verts/ALE), Sophia in ‘t Veld (ALDE), Claude Moraes (S&D), Ska Keller (Verts/ALE), Cecilia Wikström (ALDE), Nathalie Griesbeck (ALDE), Louis Michel (ALDE), Soraya Post (S&D), Sylvie Guillaume (S&D), Ana Gomes (S&D)

IT

P-002469/2018

Risposta di Věra Jourová
a nome della Commissione
(25.6.2018)

La Commissione è consapevole del fatto che il 29 maggio 2018 il governo ungherese ha presentato al Parlamento ungherese un nuovo pacchetto di progetti di legge che sostituisce quello cui fanno riferimento gli onorevoli deputati.

La Commissione attualmente segue da vicino gli sviluppi in merito e analizza la compatibilità dei progetti di legge con le disposizioni del diritto dell’UE, anche per quanto riguarda la loro interazione e la conformità alle norme dell’UE negli ambiti della migrazione, dell’asilo, della libera circolazione dei cittadini dell’UE e anche del rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

La Commissione rammenta che la società civile rappresenta il tessuto stesso delle società democratiche: conferisce il potere alle comunità e le rafforza e costituisce il presupposto di una democrazia sana e dell’elaborazione di politiche efficaci. Ciascuna democrazia sana necessita di una società civile dinamica che possa operare senza dover temere intimidazioni o stigmatizzazioni. La Commissione sottolinea che nessuna legislazione dovrebbe avere l’effetto di ridurre lo spazio lasciato alle organizzazioni della società civile ostacolandole nell’assolvimento dei loro compiti legittimi o imponendo dei controlli inadeguati sul loro operato [1].

[1]  Rif. alla causa pendente C-78/18, Commissione/Ungheria, relativa alla legge ungherese sulle organizzazioni della società civile che ricevono finanziamenti dall’estero.

MEP: In the long term, migrants will be part of solution in Europe

Karolina Zbytniewska with Ninon Bulckaert

15 June 2018

EurActiv.com

More and more voices are calling for an urgent reform of the strained Dublin asylum system as migrants continue arriving across the Mediterranean and migration takes centre stage in Europe again.

In an interview with EURACTIV’s Karolina Zbytniewska, Barbara Spinelli, an Italian MEP for the Confederal Group of the European United Left – Nordic Green Left, is positive: “If we did not have the Dublin rules or if we had changed them, we wouldn’t be having what is now happening in Italian ports and in the Mediterranean.”

The refusal of Italy and Malta to take in the rescue ship Aquarius packed with migrants this week has shone a light on the flaws of European solidarity and underlined the urgent need to reform the Dublin asylum system. EURACTIV.fr reports.

Barbara Spinelli is the daughter of Altiero Spinelli, an anti-fascist politician who is considered to be one of the founding fathers of the European Union. The main building of the European Parliament in Brussels is named after him.

Spinelli denounced what she called “the lack of solidarity in the European Union”. “You cannot discuss solidarity. First, you open the ports, and then you discuss the issue.”

She referred to the decision by Italy and Malta not to receive the Aquarius ship, belonging to a French NGO and carrying 629 migrants. The boat was left stranded at sea for several days, while European countries refused to take the responsibility for it. France, which has ports in the Mediterranean, remained silent. Spain finally allowed the migrants to disembark in Valencia.

A need for European solidarity

“There has to be a new Dublin system because the last one established that Italy and Greece are the frontline countries,” said Spinelli. Indeed, a migrant arriving in Europe has to be registered in the country of arrival, where he can be sent back even after crossing the borders to go in other member states.

Border controls even within the Schengen area are thus at stake, as Spinelli pointed out, mentioning the border between France and Italy as a reaction to the French government’s criticism of the Italian behaviour.

“What the French government does at the border with Italy, sending back people who came to France is equally cynical.” Migrants in the Alps who try to cross the border to enter the French territory are indeed blocked by far-right groups, with the police turning a blind eye to those methods.

Italy forged ahead with plans to send hundreds of migrants to Spain in a small naval convoy on Tuesday (12 June) after shutting its own ports to them, sparking a war of words with France that exposed EU tensions over immigration.

“What is tragic in the EU today is the fact that the European Council is not able to reach an agreement on this reform, whereas the European Parliament already made a proposal,” said Spinelli.

Following a string of far-right political successes barely a year before the next European elections, regional and local representatives have called on the EU to urgently act on migration, an issue that has quickly come back to the top of the political agenda.

Like many MEPs, she hopes that EU leaders will manage to find an agreement on reforming the Dublin system in the upcoming 28-29 June European Council meeting, where migration will be the top issue.

Migrants widely seen as a threat

But according to Spinelli, the Dublin regulation is not the only obstacle to migrants’ integration. European citizens are also worried about their social and economic positions and their purchasing power. The arrival of migrants is widely seen as a threat to jobs and national identity. Spinelli sees it differently.

“I invite you to take a long-term view on migration because resentment is part of a short-term vision. Europe is an ageing continent and we need young people. The arrival of people could help the economy. In the future, migrants will be part of the solution, not part of the problem. They will also pay taxes and contribute to the payment of pensions.”

Spinelli finally insisted on the necessity to see the broader picture concerning migration. “We are not confronted with a mass invasion. Many people in the world displace themselves, substantially so in Africa or in Asia. The part coming to Europe is approximately 0.2% of the EU population.”

The European Parliament debated the priorities for Europe on Tuesday, ahead of a crucial EU summit due on 28-29 June. Among those priorities, the reform of the Dublin regulation seems the most pressing and MEPs urged EU leaders to find an agreement on the asylum system.

 

Salvati e sommersi in Mediterraneo

Intervento (interrotto dalla presidenza) di Barbara Spinelli in apertura delle votazione nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo:

«Una mozione d’ordine su una questione di vita o di morte. Abbiamo avuto notizia che la nave militare USA Trenton ha salvato 41 persone da un naufragio presso la Libia, chiedendone il trasbordo su SeaWatch3, l’unica nave che fa salvataggi in Mediterraneo. Operazione impossibile perché SeaWatch3 deve poter sbarcare in un porto sicuro, ma il centro di coordinamento italiano, contattato tre volte da SeaWatch3 e Trenton, lo ha negato non avendo coordinato il salvataggio.

Chiaro che urgono redistribuzioni delle responsabilità in Europa (Malta inclusa). Ma sono questioni da risolvere a terra e non in mare dove invece prevale l’imperativo umanitario immediato.

Non denuncio ma chiedo a tutta l’Unione atti concreti, ORA. E per l’Aquarius, che si apra un porto in Sardegna, le condizioni di navigazione sono estreme».

 

Apprendiamo dall’IOM che la nave Trenton si trova di fronte al porto siciliano di Augusta con i 41 sopravvissuti a bordo, tra cui una donna incinta. Tutti hanno urgente bisogno di assistenza. Chiediamo che venga consentito immediatamente l’attracco della nave e che vengano chiarite le modalità del soccorso.

Il sonno della solidarietà genera mostri

di mercoledì, giugno 13, 2018 0 , , , , Permalink

Comunicato stampa

Strasburgo, 13 giugno 2018. Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo dedicata a “Emergenze umanitarie nel Mediterraneo e solidarietà all’interno dell’Unione europea, Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione”.

Presenti al dibattito:

  • Monika Panayotova – Vice Ministro incaricato della presidenza bulgara del Consiglio dell’UE nel 2018
  • Dimitris Avramopoulos – Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza

Di seguito l’intervento:

«Dal 2012 l’Italia è stata condannata tre volte dalla Corte di Strasburgo, per respingimenti collettivi attuati da governi pro-establishment. Ricordiamocelo, evocando l’iniqua chiusura dei suoi porti alla nave Aquarius.

In Italia si discute sulle colpe di Malta. È comprensibile, ma Malta non aderisce purtroppo alle riforme delle convenzioni SAR e Solas relative ai salvataggi in mare, e considera di non avere gli obblighi di firmatari come l’Italia. Ancora: Macron accusa Roma di cinismo, ma cinicamente chiude i confini con l’Italia.

Teniamo conto di queste cose, nel criticare il governo Conte. Soprattutto, teniamo conto della paralisi negoziale su Dublino IV: il sonno della solidarietà genera mostri quasi ovunque nell’Unione.

Per questo appoggio la proposta di Verhofstadt: un ricorso del Parlamento ai sensi dell’articolo 265, per inazione del Consiglio (failure to act). Per questo approvo il no del governo italiano alle ultime proposte della presidenza bulgara sulla riforma di Dublino».

La Polonia e l’articolo 7

di mercoledì, giugno 13, 2018 0 , , Permalink

Comunicato stampa

Strasburgo, 13 giugno 2018. Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo dedicata a “Indipendenza del potere giudiziario in Polonia. Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione”

Di seguito l’intervento:

«Nel marzo scorso il Parlamento ha approvato la decisione della Commissione di attivare l’articolo sette-uno. Circolano ora voci insistenti secondo cui una parte della Commissione, attenta a inquietudini che si manifestano nel Consiglio, sarebbe pronta a sospendere ogni decisione a riguardo. Le stesse voci adombrano l’ipotesi di un passaggio del Pis al PPE: un mossa che garantirebbe a Varsavia l’ombrello di cui gode l’Ungheria.

Al vicepresidente Timmermans, che ringrazio per la sua costanza, domanderei un chiarimento in merito alle reali intenzioni della Commissione e alle scadenze che ha in mente di qui alla fine della legislatura.

Il rischio, in caso di congelamento, è che l’Unione appaia disarmata di fronte a possibili degenerazioni della rule of law al suo interno. In tal caso, meglio non attivare affatto l’articolo sette, piuttosto che ammettere così apertamente la nostra incapacità di agire».