Ue – Operazione Sophia al servizio delle guardie costiere libiche

di giovedì, aprile 11, 2019 0 , , , , Permalink

Bruxelles, 8 aprile 2019. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della riunione della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo

Punto in agenda:

Proroga del mandato dell’Operazione Sophia di EUNAVFOR MED fino al 30 settembre 2019. Scambio di opinioni con il Servizio europeo per l’Azione esterna

Presente al dibattito:

Pedro Serrano, Segretario generale aggiunto del SEAE

Vorrei esprimere la mia profonda inquietudine per il cambiamento delle modalità di azione dell’operazione Sophia di Eunavfor Med. Il ritiro delle navi, in questo momento, dopo la criminalizzazione delle organizzazioni non governative che facevano ricerca e salvataggio, è un segnale molto chiaro. Il Mediterraneo viene lasciato completamente sguarnito di operazioni di search and rescue, se non quelle affidate a una Libia che non esiste come Stato e per di più  è oggi in preda a un’imprevedibile guerra interna. È una finzione, quella di lasciare la vita di tanti naufraghi in mano alla Libia – uno Stato completamente decomposto già molto prima dell’attuale confronto bellico tra al-Sarrāj e il generale Haftar. Ed è uno scandalo che l’operazione Sophia si occuperà ormai solo di addestrare le guardie costiere libiche e di assisterle con voli di ricognizione.

Si tratta di una scelta che andrebbe rivista, perché dà l’impressione di uno strano equilibrio del terrore nel Mediterraneo, dove la funzione del deterrente è rappresentata dalla morte dei migranti. Se i migranti muoiono, la soluzione finale è raggiunta.

Ricordo che il Papa ha detto esattamente questo: non andare in aiuto dei naufraghi vuol dire decidere di lasciar morire le persone. Questa è la scelta dell’Europa, secondo il Pontefice.

Una seconda cosa che vorrei dire è che la premessa per l’addestramento delle guardie costiere libiche è che la Libia sia considerata un paese sicuro per lo sbarco. Ora, anche se voi ripetete a parole che non è un paese sicuro, addestrando le guardie libiche lo considerate di fatto tale. È dal 2016 che l’Onu afferma che non lo è. Nei giorni scorsi, in piena guerra tra Haftar e al-Sarrāj,  il segretario generale dell’Onu António Guterrez, dopo aver visitato un campo di detenzione di migranti a Tripoli si è detto “deeply shocked” e ha aggiunto espressamente: “Nessuno in questo momento può sostenere che la Libia sia un porto sicuro di sbarco. Questi migranti e rifugiati non sono solo responsabilità della Libia. Sono responsabilità dell’intera comunità internazionale”.

Questa volta è il segretario generale dell’Onu a dire che il disegno dell’Unione non funziona, che qualcosa di diverso  bisogna inventare, che sia compatibile con la legalità internazionale.

Infine, dobbiamo dedicare la massima attenzione a quello che che sta succedendo in questi giorni nei campi di detenzione, e trarne le conseguenze   Nel campo di detenzione di Tripoli i detenuti sono tirati fuori dalle celle, e le guardie gettano loro in mano le armi e li mandano a fare al guerra contro Haftar. I detenuti gridano a questo punto che vogliono tornare nelle celle: una cosa veramente atroce, se si pensa che pur di fuggirne rischiano sistematicamente  la morte in mare. Mi riferisco a un reportage molto documentato di Sally Hayden sull’«Irish Times», uscito il 5 aprile scorso. (1) È a causa di questi messaggi sull’uso dei detenuti per la guerra, che Guterres ha reagito con le parole che ho citato poco prima.

Si veda anche:

Migrants : « Nous appelons à une résolution à la crise juridique et humanitaire du sauvetage en mer », «Le Monde», 10-04-2019.

 

Indagine Aquarius

Indagine Aquarius: l’ipotesi è omissione di un atto d’ufficio, di Valeria Pacelli e Antonio Massari, «Il Fatto Quotidiano», 7 gennaio 2019

 

Se rifiutare un porto sicuro è reato, il corso impartito dal governo gialloverde sulle politiche migratorie è destinato a cambiare, salvo che Matteo Salvini e il Viminale imbraccino la disobbedienza al codice penale. Se invece risulterà lecito, la loro scelta ne uscirà rafforzata. A stabilirlo sarà la procura di Roma che – proprio per il rifiuto di fornire un porto sicuro alla nave Aquarius, la nave dell’Ong “Sos Mediterranée” – indaga per il reato di omissione in atti di ufficio. Il fascicolo, curato dal pm Sergio Colaiocco, per il momento non conta alcun indagato.

Il caso risale a giugno scorso, quando la Aquarius vaga per nove giorni, con 629 migranti a bordo, tra i porti chiusi di Malta e Italia, riuscendo infine a sbarcare in Spagna. Gli investigatori adesso devono capire se le modalità con le quali è stata gestita questa vicenda costituiscano un reato. E, se così fosse, si stabilirebbe che la scelta operata dal governo è illegale. A chiedere di fare chiarezza – con un esposto presentato mesi fa – sono tra gli altri, l’ex parlamentare, ora leader di Possibile, Pippo Civati e l’europarlamentare Barbara Spinelli, con un pool di avvocati, tra i quali Alessandra Ballerini, legale della famiglia di Giulio Regeni.

Il caso Aquarius, rispetto alle altre vicende, rappresenta peraltro un’eccezione: fu la Guardia Costiera, infatti, a chiedere l’intervento dell’Ong. In sostanza, pur contattata e coordinata dai nostri marinai – che dipendono dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli – la Aquarius si vide prima concedere, e poi negare, la possibilità di sbarcare in Italia.

Tutto comincia quindi il 9 giugno scorso quando la Guardia Costiera recupera, dai mercantili Jolly Vanadio, Vos Thalassa ed Everest, i 405 naufraghi che i tre comandanti hanno salvato. Una volta recuperati a bordo delle proprie motovedette, la Guardia Costiera contatta la Aquarius per trasbordarli sull’imbarcazione della Ong. Le 405 persone trasbordate dalle motovedette della Guardia Costiera si aggiungono ad altri 224 naufraghi che l’Aquarius aveva già a bordo. E da quel momento inizia l’odissea di 629 persone in giro per il Mediterraneo.

In un primo momento – si legge nella denuncia – la Guardia Costiera, dopo essersi raccordata secondo le norme con il Viminale, indica alla Aquarius il porto sicuro di Messina. In poche ore però tutto cambia. Arriva il “no” della politica. E il governo in quel momento è in piena sintonia. In un comunicato congiunto, i ministri Danilo Toninelli e Matteo Salvini – dal quale dipende il dipartimento che fornisce il porto sicuro – puntano il dito contro Malta “che non può voltarsi dall’altra parte”.

Pur non accennando alla chiusura dei porti, da Facebook, il titolare del Viminale ribadisce: “Da oggi anche l’Italia comincia a dire no”. Alle 18.11 Salvini pubblica su twitter la sua foto a braccia incrociate con l’hastag #chiudiamoiporti. In realtà nessun provvedimento per la chiusura dei porti pare sia mai stato emanato.

I denuncianti adesso chiedono alla Procura di “accertare l’esistenza e la comunicazione di divieti ministeriali circa la possibilità di approdare in Italia ovvero di ‘chiusura dei porti’”.

Il fatto certo è che alla fine il porto sicuro è stato trovato in Spagna, mentre l’Italia decide di mettere a disposizione due navi, una della Marina e una delle capitanerie di porto, per assistere il viaggio dell’Aquarius fino a Valencia, dividendosi i migranti a bordo. E così l’odissea finisce solo il 17 giugno.

I denuncianti non puntano il dito solo contro i due ministri – Salvini e Toninelli – ma anche contro la Guardia costiera.

Nell’esposto si elencano le norme internazionali che sarebbero state violate nel momento in cui il porto di Messina non è stato più reso disponibile. A cominciare dall’articolo “98 della Convezione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982” e il conseguente “obbligo del comandante di una nave di assistere… e prestare soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo”. Si fa anche riferimento alla presunta “violazione dell’articolo 33 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e l’articolo 4 del quarto protocollo della Convenzione europea dei diritti umani, dai quali discende il principio di non refoulement…” che “si traduce nell’obbligo di consentire un accesso e una protezione temporanei (…), nei confronti di chi chiede ospitalità per preservare la propria integrità fisica e la propria libertà”.

Nell’esposto si chiede alla Procura anche di acquisire gli atti dal Viminale e “accertare le comunicazioni intercorse tra ministero degli Interni e il ministero dei Trasporti e delle Mrcc in riferimento al divieto di sbarcare in Italia”, incluse le comunicazioni tra la centrale di soccorso della Guardia costiera italiana, Malta e la nave Aquarius.

© 2019 Il Fatto Quotidiano

La situazione drammatica in Bosnia-Erzegovina

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-004570/2018 alla Commissione
Articolo 130 del regolamento

Elly Schlein (S&D), Judith Sargentini (Verts/ALE), Juan Fernando López Aguilar (S&D), Birgit Sippel (S&D), Cornelia Ernst (GUE/NGL), Andrejs Mamikins (S&D), Claude Moraes (S&D), Miguel Urbán Crespo (GUE/NGL), Miltiadis Kyrkos (S&D), Dietmar Köster (S&D), Sergio Gaetano Cofferati (S&D), Soraya Post (S&D), Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), Daniele Viotti (S&D), Flavio Zanonato (S&D), Sylvie Guillaume (S&D), Ana Gomes (S&D), Cécile Kashetu Kyenge (S&D), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Eleonora Forenza (GUE/NGL), Ska Keller (Verts/ALE), Josef Weidenholzer (S&D) e Terry Reintke (Verts/ALE)

Oggetto: La situazione drammatica in Bosnia-Erzegovina

Secondo le stime, dall’inizio dell’anno sono entrati nel territorio della Bosnia-Erzegovina oltre 12 000 migranti, centinaia dei quali si trovano attualmente nelle città di Bihać e Velika Kladuša; Medici Senza Frontiere (MSF) e altre ONG hanno denunciato le loro drammatiche condizioni di vita, in assenza di adeguate strutture di accoglienza e di servizi di primo soccorso e di assistenza medica sufficienti.

Inoltre, alcuni giornali e organizzazioni hanno riportato un presunto ricorso alla violenza da parte delle autorità croate a danno dei rifugiati che attraversano il confine dalla Bosnia-Erzegovina. In data 15 agosto 2018, la testata The Guardian ha denunciato presunti furti e violenze sistematiche da parte della polizia croata contri i rifugiati, come segnalato anche da MSF. Alla luce di quanto precede, può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:

1) Sono in corso attività di monitoraggio dell’uso dei fondi europei concessi alla Bosnia-Erzegovina per l’assistenza ai migranti e la garanzia di adeguate strutture di accoglienza, inclusi gli 1,5 milioni e i 6 milioni di EUR stanziati rispettivamente a giugno e ad agosto?

2) Quali misure intende adottare per verificare i presunti abusi e garantire il rispetto dei diritti fondamentali, compreso il diritto di chiedere asilo all’interno dell’UE?

3) La guardia di frontiera e costiera europea è presente al confine tra la Croazia e la Bosnia-Erzegovina e, in caso affermativo, quante unità sono coinvolte?

 

IT
E-004570/2018
Risposta di Dimitris Avramopoulos
a nome della Commissione europea
(7.1.2019)

L’UE ha prontamente risposto alla richiesta di sostegno delle autorità della Bosnia-Erzegovina per affrontare gli attuali sviluppi della situazione migratoria. Da giugno 2018, la Commissione ha fornito 2 milioni di euro di aiuti umanitari per affrontare le necessità immediate di rifugiati, richiedenti asilo e migranti, riguardanti alloggi di emergenza, acqua e servizi igienico-sanitari, generi alimentari e non alimentari, assistenza sanitaria e protezione.

In agosto 2018 la Commissione ha stanziato 7,2 milioni di euro per aumentare le capacità di identificazione, registrazione e protezione di rifugiati, richiedenti asilo e migranti, per fornire alloggi adeguati e servizi di base per il periodo invernale, e per sostenere la polizia di frontiera della Bosnia-Erzegovina. L’attuazione è cominciata nell’ottobre 2018.

Le autorità della Bosnia-Erzegovina sono state invitate a individuare urgentemente e a concordare luoghi con alloggi adeguati nel cantone di Una-Sana. Tali luoghi devono garantire condizioni appropriate. Dalla fine di luglio 2018, con gli aiuti dell’UE, famiglie e minori non accompagnati sono alloggiati all’ex hotel Sedra a Cazin. Sono in esame altri luoghi da poter adibire ad alloggi.

La delegazione dell’UE e i servizi competenti della Commissione monitorano da vicino l’attuazione dell’assistenza dell’UE e la situazione di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Bosnia-Erzegovina.

La Commissione è in contatto con la Croazia per quanto riguarda l’attuazione del sistema europeo comune di asilo, anche in relazione alle accuse di maltrattamento di cittadini di paesi terzi e la mancanza di possibilità di chiedere asilo. La Commissione si aspetta che la Croazia dia seguito a tale questione. La Commissione continuerà a monitorare da vicino la situazione, anche mantenendo i contatti con le autorità.

I negoziati relativi all’accordo sullo status con la Bosnia-Erzegovina per l’invio di squadre dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (ECBGA) nel paese lungo la frontiera croata si sono ora conclusi. Tale accordo sullo status deve ancora essere firmato da entrambe le Parti prima che l’invio di squadre dell’ECBGA alla frontiera con la Croazia possa avere luogo.

Sospendere la zona SAR della Libia

di martedì, novembre 27, 2018 0 , , , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 27 novembre 2018. Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nella sessione della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) sul punto in agenda “La situazione in Libia e nel settore delle operazioni di ricerca e di salvataggio”.
Le audizioni avevano per argomento:

– scambio di opinioni con UNHCR, IMO, IOM, Frontex e l’Osservatorio per la ricerca e il salvataggio per il Mediterraneo (SAROBMED);

– presentazione a cura del servizio giuridico del Parlamento europeo sulla legittimità delle “piattaforme di sbarco regionali ” e dei “centri sorvegliati”, quali proposti nelle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno 2018.

Di seguito l’intervento:

Pregherei tutte le istituzioni qui presenti di abbandonare il double speech che usano abitualmente quando parlano di profughi in Libia e di soccorso in mare, celebrando ritualmente i diritti dell’uomo nello stesso momento in cui li calpestano. Le pregherei di guardare alle tragedie che succedono veramente al di là del Mediterraneo, e di riconoscere che siamo davanti a un fallimento colossale dell’Unione europea e delle istituzioni internazionali. Fa accezione l’istituto di monitoraggio Sarobmed (Search and Rescue Observatory for the Mediterranean), qui rappresentato dalla professoressa Violeta Moreno-Lax che ringrazio per il suo intervento sulle attività di sorveglianza delle attività di Ricerca e Soccorso.

Anzitutto, la Commissione elogia la diminuzione degli arrivi, ma non dice una sola parola sul parallelo aumento di morti in mare.

Inoltre la zona di ricerca e soccorso (SAR) in Libia è nei database dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), ma è una zona SAR che non può funzionare: perché la Libia non ha firmato la Convenzione di Ginevra; perché non ha una politica di asilo; perché non ha le strutture e le capacità per fare search and rescue, e perché, di fatto, non fa search and rescue.

Quello che domando all’IMO, quindi, è se non sia il caso di sospendere la zona SAR libica.

Il rappresentante della Commissione europea ha appena detto che in questo modo si viene in soccorso delle persone in stato di bisogno. Non è vero. All’interrogazione scritta che in 21 parlamentari europei abbiamo inviato all’UNHCR chiedendo chiarimenti sulla situazione dei profughi in Libia, l’Alto commissario Filippo Grandi ha risposto dicendo che l’UNHCR non è ancora in grado di aprire il proprio centro di evacuazione, e che un certo numero di rimpatri volontari è avvenuto verso il Niger, ma che questi rimpatri funzionano solo se l’Unione europea rispetta gli impegni di reinsediamento – e l’Unione europea non rispetta gli impegni di reinsediamento.

Quanto al parere fornito dal Servizio legale del Parlamento europeo sul progetto di istituire “centri sorvegliati” in Europa e “piattaforme di sbarco” al di là del Mediterraneo per i migranti salvati in mare, mi sembra che ormai le prigioni per rifugiati e richiedenti asilo siano presentate come una normalità: la carcerazione dovrebbe essere proporzionale e necessaria, ci assicurano, ma ormai è normalizzata.

Un’ultima cosa: ho rivolto una domanda alla Commissione in nome della deputata Marie-Christine Vergiat, che ha promosso l’interrogazione parlamentare sopra menzionata. Era diventata una domanda orale, in assenza di risposta scritta da parte della Commissione. Vorrei avere una risposta oggi, non una promessa in un secondo periodo. Da Filippo Grandi l’abbiamo già ricevuta, dalla Commissione nulla. Grazie.

Aquarius: l’accanimento continua

di martedì, novembre 20, 2018 0 , , , , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 20 novembre 2018

Le deputate del Parlamento europeo Barbara Spinelli e Marie-Christine Vergiat, del gruppo GUE-NGL, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

Siamo venute a conoscenza con preoccupazione della richiesta delle autorità italiane di mettere l’Aquarius sotto sequestro. Motivo: sospetto di trattamento illegale di rifiuti pericolosi. Secondo gli inquirenti, i rifiuti pericolosi sono costituiti dai vestiti dei migranti, dagli avanzi di cibo e da rifiuti sanitari.

In un comunicato pubblicato il 20 novembre, Médecins Sans Frontières ha definito questa misura sproporzionata e infondata e ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso. L’Ong assicura che tutte le operazioni di gestione dei rifiuti della nave hanno sempre seguito procedure standard, mai contestate dalle autorità competenti.

Questo nuovo episodio si inscrive in una lunga saga giudiziaria. Accusata di non aver rispettato le procedure legali internazionali riguardanti il salvataggio in mare, l’Aquarius è stata privata della bandiera da parte di Gibilterra proprio nel momento in cui l’Italia le vietava di sbarcare nei propri porti.

A settembre è stato il Panama a ritirare a sua volta la bandiera, dietro pressioni italiane. Da allora la nave è bloccata nel porto di Marsiglia, malgrado la concessione di una bandiera liberiana, una bandiera tecnica che non le consente di riprendere il mare.

Dal 2015 MSF, durante le operazioni cui ha preso parte, ha soccorso e assistito più di 80.000 persone. Nel Mediterraneo, il 25 per cento delle operazioni di ricerca e salvataggio (SAR) è condotto dalle Ong, una percentuale pari ai salvataggi operati dall’Agenzia europea della Guardia costiera e di frontiera (Frontex)

Poiché la criminalizzazione del soccorso umanitario si sta intensificando in tutta Europa, molte di queste Ong non possono più prendere il mare e quelle che ancora operano nel Mediterraneo possono essere contate sulle dita di una mano.

Eppure la loro presenza è cruciale. Dall’inizio dell’anno, più di 2.000 persone sono già morte annegate. Mentre il numero di attraversamenti è diminuito drasticamente, il numero di morti è in costante aumento. A settembre, su 10 persone che hanno cercato di attraversare il mare, solo una è arrivata in Europa, 7 sono state restituite alla Libia con le conseguenze che conosciamo, e 2 sono morte.

Nel Mediterraneo c’è un solo crimine: lasciar morire e soffrire migliaia di persone.

 

Marie-Christine Vergiat, Barbara Spinelli (europarlamentari GUE/NGL)

Il caso Riace in plenaria

di lunedì, ottobre 22, 2018 0 , Permalink

Strasburgo, 22 ottobre 2018. Intervento di Barbara Spinelli in apertura dei lavori della Sessione Plenaria del 22-25 ottobre 2018.   

Punto in Agenda:

Richiesta del Gruppo S&D – con il supporto del Gruppo GUE/NGL – di aggiungere il seguente dibattito all’agenda della sessione plenaria (giovedì 25 ottobre – primo punto in agenda): “The role of local communities in the reception and integration of migrants: the case of Riace“.

La richiesta è stata bocciata con 125 voti a favore, 161 voti contrari e 8 astenuti.

Sono consapevole che Riace non è un modello: la regione è molto povera, pervasa da mafie. Ma il suo sindaco ha creato un esperimento che il mondo da anni studia con stupore e ammirazione. Studiamolo anche noi. Una cittadina spopolata è stata ripopolata; una scuola ha evitato la chiusura. Se non fosse così, Mimmo Lucano non sarebbe annoverato fra i cinquanta uomini più influenti del mondo. Non avrebbe ricevuto dalla città di Dresda il premio della pace. Wim Wenders non avrebbe girato un film su di lui, parlando di “utopia realizzata”. Vale la pena capire come mai questi esperimenti siano affossati, e come mai per irregolarità minori il sindaco sia stato prima arrestato, poi ostracizzato da Riace come in Italia si fa solo con i boss della mafia.

Lettera ai ministri Salvini e Toninelli

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli chiede ai ministri Salvini e Toninelli “di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo”.

Bruxelles, 23 agosto 2018 

Barbara Spinelli (eurodeputata del GUE/NGL) si rivolge ai ministri dell’Interno Matteo Salvini e delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli per chiedere chiarimenti giuridici sulla crisi umanitaria provocata dal blocco dalla nave militare italiana Diciotti nel porto di Catania dal 20 agosto 2018, tenuta in ostaggio insieme ai migranti soccorsi in mare “allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione”.

“Il divieto di sbarco imposto dal Ministro Salvini, nonostante il permesso concesso nel frattempo a 27 minori non accompagnati, impedisce l’esame individuale della posizione dei restanti 150 migranti soccorsi e una piena valutazione delle eventuali esigenze di assistenza di ciascuno di loro”, spiega la parlamentare europea, rivolgendosi per conoscenza anche al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker, alla Commissaria per i Diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović e al Rappresentante speciale del Segretariato generale per le migrazioni e i rifugiati del Consiglio d’Europa Tomáš Boček.

“Secondo la legge, una nave militare italiana ha diritto di approdare in un porto italiano, e le persone che si trovano a bordo devono essere sbarcate ai fini dell’esame della loro situazione di salute psico-fisica e delle questioni non-SAR che le concernono (tra cui la presentazione di domande di asilo o la loro sottoposizione a eventuali procedure di rimpatrio che rispettino integralmente le norme italiane, UE e internazionali applicabili). L’imposizione di un divieto di sbarco deve avere un chiaro fondamento giuridico, e nell’attuale quadro normativo non risulta esistente una disposizione che contempli motivi legali per rifiutare lo sbarco fondati sulla previa ripartizione delle persone soccorse con altri Stati sovrani membri dell’Unione. In aggiunta all’obiezione di natura giuridico-formale, appare del tutto inappropriato che una nostra unità navale e i migranti soccorsi siano tenuti in ostaggio allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione”.

Per questo, dopo aver espresso gratitudine alla nave Diciotti della Guardia costiera italiana,  l’europarlamentare chiede ai Ministri Matteo Salvini e Danilo Toninelli “di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo”.

Di seguito il testo integrale della lettera:

 

Alla cortese attenzione di:

Matteo Salvini

Ministro dell’Interno 

Danilo Toninelli

Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

c.c.:

Sergio Mattarella

Presidente della Repubblica Italiana

Giuseppe Conte

Presidente del Consiglio dei Ministri

Jean-Claude Juncker

Presidente della Commissione Europea

Dunja Mijatović

Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa

Tomáš Boček

Rappresentante speciale del Segretario generale per le migrazioni e i rifugiati del Consiglio d’Europa

Bruxelles 23/08/2018

Gentili Onorevoli Matteo Salvini e Danilo Toninelli,

Dal 20 agosto 2018 la nave militare italiana Diciotti è approdata nel porto di Catania. Il divieto di sbarco imposto dal Ministro Salvini, nonostante il permesso concesso nel frattempo a 27 minori non accompagnati, impedisce l’esame individuale della posizione dei restanti 150 migranti soccorsi e una piena valutazione delle eventuali esigenze di assistenza di ciascuno di loro: è così in corso l’ennesima emergenza umanitaria. Il ministro dell’Interno Salvini ha dichiarato che sarà consentito lo sbarco solo dopo aver ricevuto risposte concrete dai paesi membri dell’Unione per una suddivisione equa delle persone soccorse.

Da anni assistiamo a una politica italiana di gestione sui generis delle migrazioni, incentrata sulla lotta contro scafisti e ONG (etichettate in maniera del tutto arbitraria quali “traghettatori di migranti”), che ignora in primis la Costituzione italiana nonché il diritto del mare e le norme europee e internazionali in materia, relative tanto all’asilo e all’immigrazione, quanto al controllo delle frontiere esterne. Tanto più grati siamo alla nave Diciotti, per il soccorso che ha messo in opera.

Negli ultimi anni sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno accertato le responsabilità italiane concernenti il respingimento di migranti e richiedenti asilo provenienti dalla Libia e nuove azioni, con le stesse accuse, sono state avviate nei mesi scorsi per i fatti che hanno coinvolto la Guardia costiera italiana e l’imbarcazione della ONG Sea-Watch (S. S. and Others v. Italy, ricorso n. 21660/18).

Perplessità e preoccupazioni sulle scelte italiane nella gestione dei flussi migratori in accordo con la Libia furono espresse dall’ex Commissario per i diritti umani Nils Muižnieks il 28 settembre 2017 in una lettera indirizzata all’ex Ministro dell’Interno italiano Marco Minniti, in cui si ricordavano le condizioni disumane in cui vivono i migranti bloccati in Libia e la condanna inflitta all’Italia dalla Corte europea dei diritti umani nel 2012 proprio per i respingimenti verso la Libia (caso Hirsi Jamaa e altri). Quella sentenza è diventata un punto di riferimento per la protezione dei diritti umani dei migranti intercettati in mare, spiegava il Commissario, rilevando il principio che l’aveva animata: “la Corte ha stabilito che le difficoltà degli Stati membri di fronte all’aumento dei flussi migratori dal mare non può esimere uno Stato dai suoi doveri contenuti nell’articolo 3 della Convenzione, che proibisce di esporre le persone alla tortura o a trattamenti inumani e degradanti”.

Contrariamente a quanto avvenuto nei mesi scorsi, quando i destinatari di divieti di approdo e di sbarco furono – tranne in un caso – le navi appartenenti a ONG che avevano effettuato i soccorsi, o navi pubbliche straniere, si assiste in questi giorni al divieto di sbarco di migranti indirizzato a una nave militare italiana. Secondo la legge, una nave militare italiana ha diritto di approdare in un porto italiano, e le persone che si trovano a bordo devono essere sbarcate ai fini dell’esame della loro situazione di salute psico-fisica e delle questioni non-SAR che le concernono (tra cui la presentazione di domande di asilo o la loro sottoposizione a eventuali procedure di rimpatrio che rispettino integralmente le norme italiane, UE e internazionali applicabili). L’imposizione di un divieto di sbarco deve avere un chiaro fondamento giuridico, e nell’attuale quadro normativo non risulta esistente una disposizione che contempli motivi legali per rifiutare lo sbarco fondati sulla previa ripartizione delle persone soccorse con altri Stati sovrani membri dell’Unione. In aggiunta all’obiezione di natura giuridico-formale, appare del tutto inappropriato che una nostra unità navale e i migranti soccorsi siano tenuti in ostaggio allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione.

Con la presente lettera chiedo pertanto ai Ministri Matteo Salvini e DaniloToninelli di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo.

In attesa di un Vostro gentile riscontro in merito.

Distinti saluti,

Barbara Spinelli – Deputata al Parlamento Europeo

Fuori legge l’assistenza umanitaria a migranti e profughi?

di mercoledì, luglio 4, 2018 0 , , , Permalink

Strasburgo, 3 luglio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo. 

Punto in agenda:

Orientamenti per gli Stati membri per evitare la criminalizzazione dell’assistenza umanitaria

Presenti al dibattito:

  • Dimitris Avramopoulos – Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza

Da tempo, nei nostri Stati membri è in atto una criminalizzazione più o meno esplicita di chiunque – Ong o individuo – venga in aiuto di persone provenienti da paesi terzi, via mare o via terra. In pratica l’aiuto umanitario è messo fuori legge, a dispetto di chiare indicazioni che vietano di considerare reato il soccorso a chi è in pericolo o minacciato da naufragio: parlo del protocollo delle Nazioni Unite sul traffico di migranti o della Convenzione sul diritto del mare. La direttiva europea sul favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali contiene purtroppo notevoli ambiguità, consentendo deroghe agli Stati che abbiano l’intenzione di penalizzare i soccorsi.

Una dopo l’altra, le norme del diritto europeo e internazionale vengono ignorate, sbeffeggiate o smantellate – in Ungheria perfino costituzionalmente.

Si impedisce alle navi che fanno ricerca e salvataggio di sbarcare nei nostri porti, si arresta chi alberga migranti in fuga nelle Alpi, lungo i confini tra Italia e Francia. Nel Mediterraneo non ci saranno più navi che salvano i naufraghi, in assenza di operazioni in questo senso dell’Unione, che non europeizzò Mare Nostrum in tempo utile.

Stiamo tornando agli anni 30, quando gli organi internazionali cedettero all’arbitrio di Stati canaglia. Se l’Unione, custode dei Trattati europei, non offrirà linee guida più chiare, tali da mettere al bando il reato di solidarietà, si ripeterà il colossale fallimento della Lega delle Nazioni.

Lettera al presidente Antonio Tajani

di venerdì, giugno 29, 2018 0 , , , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Alla vigilia del Consiglio europeo, il 28 giugno mattina, Barbara Spinelli e 39 eurodeputati hanno scritto al presidente Antonio Tajani: “Le Sue affermazioni sulle Ong sono potenzialmente divisive per il Parlamento europeo”

Bruxelles, 29 giugno 2018

Barbara Spinelli e altri trentanove eurodeputati appartenenti a quattro distinti gruppi politici avevano inviato una lettera ad Antonio Tajani in seguito a un’intervista pubblicata lo scorso 25 giugno dal quotidiano “Il Messaggero” in cui il Presidente del Parlamento europeo aveva rilasciato dichiarazioni a proposito delle Ong che fanno soccorso in mare.

L’intenzione non era entrare nel merito delle affermazioni, ma ricordare al Presidente il ruolo neutrale e imparziale che Egli è chiamato a esercitare, a garanzia della pluralità del Parlamento.

La lettera è più che mai attuale dopo le decisioni del Consiglio Europeo, visto che il Parlamento ancora non si è pronunciato né sulle condizioni fissate dal Consiglio per l’attività di Ricerca e Soccorso delle Ong (rispetto della legge internazionale nella misura in cui questa è “applicabile”; compiti di SAR affidati solo alle Guardie costiere libiche) né sul finanziamento europeo delle cosiddette “piattaforme di sbarco” in Paesi terzi (finanziamento contestato dal Presidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni, Claude Moraes). Il Parlamento europeo è completamente ignorato dal comunicato finale del Consiglio.

Di seguito il testo della lettera e le firme.

Gentile Presidente Tajani,

nell’intervista pubblicata il 25 giugno 2018 dal quotidiano italiano “Il Messaggero”, intitolata Tajani: Basta con queste Ong fuori dalle regole, così favoriscono il traffico del clandestini [1], Lei afferma che le ONG che operano nel Mediterraneo vanno censite e devono tutte avere a bordo un militare italiano o europeo. A suo dire, non è possibile che vadano e facciano come vogliono, raccogliendo persone e favorendo il traffico di clandestini. Vanno autorizzate o fermate. Ha continuato asserendo che prima bisogna trovare un’intesa sugli hotspot esterni, poi su dove mandare i rifugiati. Gli altri vanno rimandati nei Paesi di origine. Ma servono soldi – ha affermato – per creare campi dove possano stare sotto egida UE e ONU.

Vorremmo gentilmente ricordarLe che in seno al Parlamento europeo esistono pareri diversi riguardo alle attività di Search and rescue delle ONG, e il Presidente ha l’onore e l’onere di rappresentarli tutti.

In quanto membri del Parlamento europeo, le chiediamo – in considerazione del Suo ruolo e del Suo mandato – di evitare affermazioni potenzialmente divisive per l’istituzione che rappresenta.

Distinti saluti,

Barbara Spinelli – GUE/NGL

Bart Staes – Verdi/EFA

Stefan Eck – GUE/NGL

Eleonora Forenza – GUE/NGL

Theresa Griffin – S&D

José Bové – Verdi/EFA

Miguel Urbán Crespo – GUE/NGL

Xabier Benito Ziluaga – GUE/NGL

Marie-Christine Vergiat – GUE/NGL

Malin Björk – GUE/NGL

Curzio Maltese – GUE/NGL

Tania González Peñas – GUE/NGL

Javier Couso Permuy – GUE/NGL

Julie Ward – S&D

Maria Lidia Senra Rodríguez – GUE/NGL

Ana Miranda – Verdi/EFA

Josep-Maria Terricabras – Verdi/EFA

Luke Ming Flanagan – GUE/NGL

Pascal Durand – Verdi/EFA

Dietmar Köster – S&D

Tanja Fajon – S&D

Paloma López Bermejo – GUE/NGL

Gabriele Zimmer – GUE/NGL

Klaus Buchner – Verdi/EFA

Patrick Le Hyaric – GUE/NGL

Cornelia Ernst – GUE/NGL

Ivo Vajgl – ALDE

Margrete Auken – Verdi/EFA

Josef Weidenholzer – S&D

Merja Kyllönen – GUE/NGL

Takis Hadjigeorgiou – GUE/NGL

Lola Sánchez Caldentey – GUE/NGL

Jens Rohde – ALDE

Estefanía Torres Martínez – GUE/NGL

Eva Joly – Verdi/EFA

Rina Ronja Kari – GUE/NGL

Ernest Urtasun – Verdi/EFA

Maria Gabriela Zoană – S&D

Elly Schlein – S&D

Helmut Scholz – GUE/NGL

Il blocco delle navi è frutto velenoso del blocco negoziale sulla riforma di Dublino

di martedì, giugno 12, 2018 0 , , , , Permalink

Comunicato stampa

Strasburgo, 12 giugno 2018

Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo dedicata a “Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione – Preparazione del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018”.

Di seguito l’intervento:

“Premetto che concordo con Vincent Cochetel, Inviato dell’Onu: la solidarietà europea non va discussa mentre arriva una nave di migranti sofferenti. La priorità è dar loro subito il porto più sicuro. Non farlo è illegale.

Al tempo stesso, dobbiamo riconoscere che l’Italia resta il Paese che per primo registra gli arrivi e ne è responsabile, e che nessuna riforma di questa regola iniqua è in vista.

Il blocco delle navi è frutto velenoso del blocco negoziale su Dublino IV, e usa i migranti come ostaggi. Se il Consiglio europeo cercherà l’unanimità su Dublino, come chiede Angela Merkel, sbatterà contro un muro e confermerà che c’è del marcio nell’Unione.

Al mio governo vorrei dire: fate vostra la riforma del Parlamento, ha difetti, vero, ma è la più avanzata possibile. Gran parte del Consiglio vuole ucciderla. Guardatevi da alleati come Orbán: non accetterà redistribuzioni automatiche di quote. Non è amico del governo italiano”.