Sgomberi forzati di rom

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-001225/2016

alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Soraya Post (S&D), Péter Niedermüller (S&D), Terry Reintke (Verts/ALE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Sirpa Pietikäinen (PPE), Marita Ulvskog (S&D), Benedek Jávor (Verts/ALE), Fredrick Federley (ALDE) e Ulrike Lunacek (Verts/ALE)

Oggetto:  Sgomberi forzati di rom

Bulgaria, Italia, Ungheria e Francia hanno di recente intensificato gli sgomberi forzati dei rom, lasciando migliaia di famiglie senza un alloggio. Tali sgomberi sono stati sistematici e hanno preso di mira le abitazioni dei rom in maniera sproporzionata. Ciò costituisce una violazione della direttiva sull’uguaglianza razziale dell’UE e mette in grave pericolo l’impegno assunto dai quattro paesi nell’ambito del quadro dell’Unione per le strategie nazionali di integrazione dei rom e della raccomandazione del Consiglio su misure efficaci per l’integrazione dei rom.

Intende la Commissione indagare sulle intimidazioni e le discriminazioni a livello di alloggi, derivanti dagli sgomberi forzati dei rom, alla luce della direttiva sull’uguaglianza razziale, e ha in programma di avviare una procedura di infrazione nei confronti degli Stati membri che continuano a violare tale direttiva?

Può garantire che i fondi dell’UE a titolo del FESR e dell’FSE, in particolare quelli destinati all’inclusione dei rom, non siano indirizzati agli Stati membri che li impiegano per pianificare ed eseguire gli sgomberi anche attraverso politiche generali, quali i piani di sviluppo territoriale e le politiche in materia di alloggi sociali?

In che modo ritiene che sia possibile utilizzare il FESR e l’FSE per fermare e impedire gli sgomberi, assicurando nel contempo l’accesso ad alloggi sociali idonei e la legalizzazione dei campi?


E-001225/2016

Risposta di Věra Jourová a nome della Commissione

(13.5.2016)

Gli sgomberi disposti dalle autorità nazionali devono avvenire nel rispetto dei diritti fondamentali, come sancito dal diritto dell’Unione, dalle leggi nazionali e dai trattati internazionali.

La Commissione monitora il rispetto da parte degli Stati membri della direttiva 2000/43/CE che vieta la discriminazione per motivi di razza o di origine etnica nel settore degli alloggi. Gli sgomberi delle abitazioni, laddove comportino una discriminazione di questo tipo, possono essere esaminati alla luce di tale direttiva. La Commissione sta attualmente svolgendo un’indagine su questioni specificamente legate ai rom per quanto concerne gli alloggi in alcuni Stati membri ed è pronta ad adottare gli opportuni provvedimenti nel caso in cui gli Stati membri non rispettino i loro obblighi.

La Commissione incoraggia gli Stati membri ad accompagnare ogni sgombero con una proposta di alloggio alternativo.

Nel quadro dei Fondi strutturali e di investimento europei almeno il 20% del Fondo sociale europeo è destinato all’inclusione sociale e alla lotta alla povertà. Inoltre si è provveduto a stabilire una priorità d’investimento specifica per l’integrazione di comunità emarginate come i rom e requisiti in materia di condizionalità ex ante che subordinano gli investimenti di fondi strutturali all’esistenza di una strategia nazionale di integrazione dei rom in linea con il quadro dell’UE.

Diversi Stati membri utilizzano i Fondi strutturali e di investimento europei per sostenere misure per l’inclusione dei rom volte a migliorarne le condizioni sociali, d’istruzione, di occupazione, di assistenza sanitaria e di alloggio. La Commissione invita gli Stati membri a destinare le necessarie risorse finanziarie al sostegno alle famiglie sgomberate. Il regolamento sulla politica di coesione prevede il coinvolgimento di un vasto partenariato (parti economiche e sociali, enti regionali e locali, società civile) per monitorare l’attuazione dei programmi e i progressi compiuti.

Turchia: contro la liberalizzazione dei visti oggi

Strasburgo, 9 maggio 2016. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della riunione straordinaria della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE).

Punto in agenda: Terza relazione sui progressi compiuti dalla Turchia per soddisfare i requisiti della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti – Esposizione della Commissione

Grazie Presidente.

Vorrei innanzitutto ricordare che venerdì scorso il Presidente Erdoğan ha detto che non ha alcuna intenzione di cambiare le leggi antiterrorismo – come richiesto dalla Commissione UE –  in cambio di una liberalizzazione dei visti. I giornalisti dissidenti, i militanti curdi, gli accademici che criticano il governo continueranno perciò a essere considerati terroristi.

Sul tema in esame, vorrei chiedere alla Signora Marta Cygan, qui presente in rappresentanza della Commissione, se ci può indicare nello specifico cosa succederà se alcuni “benchmark” essenziali – cioè i requisiti più importanti della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti – non verranno soddisfatti, visto che al momento non lo sono . Chiedo inoltre alla Commissione, come forma di rispetto nei confronti di questo Parlamento, di mettere nero su bianco e illustrarci in modo chiaro e nella massima trasparenza, come sono rispettati, o non sono rispettati, tutti i 72 benchmark posti al governo turco, considerando che sino ad ora le parole pronunciate dalla Commissione a proposito della Turchia hanno lasciato molto a desiderare. Vorrei ricordare che, appena pochi giorni fa, il Commissario Timmermans ha affermato – e cito testualmente – che “i progressi fatti dalla Turchia sono impressionanti”. Quanto al trattamento dei rifugiati, vorrei richiamare qui una frase del Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, pronunciata il 23 aprile scorso. Cito: “La Turchia è al momento il migliore esempio, per il mondo intero, di come dovrebbero essere trattati i rifugiati” (Today Turkey is the best example for the whole world on how we should treat refugees. No one has the right to lecture Turkey what you should do. I am very proud that we are partners). Sottolineo il passaggio cruciale: “Il migliore esempio per il mondo intero”. Chiedo quindi nuovamente alla Commissione e alle istituzioni UE di spiegarci i criteri con cui vengono valutati i 72 “benchmark”, e soprattutto di immergersi finalmente nella realtà, con le loro dichiarazioni e prese di posizione: cioè di guardare in faccia quello che sta realmente accadendo in Turchia.

L’accordo Ue-Turchia è un trattato internazionale o uno statement?

di giovedì, maggio 12, 2016 0 , Permalink

Strasburgo, 9 maggio 2016. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della riunione straordinaria della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE).

Punto in agenda: Aspetti giuridici della “dichiarazione” UE-Turchia del 18 marzo 2016 – Presentazione a cura del Servizio giuridico del Parlamento europeo.

Vorrei chiedere innanzitutto al rappresentante del Servizio giuridico se, nel redigere il proprio parere, siano state valutate e comparate le molteplici opinioni critiche riguardanti la legalità dell’accordo in questione e se, al contempo, quest’ultimo sia stato analizzato tenendo anche conto degli accordi di riammissione stipulati in precedenza tra Grecia e Turchia, che erano autentici trattati. Chiedo inoltre se siano state valutate le conseguenze legali della sua successiva implementazione.

Le parti dell’accordo che più sono contestate dagli esperti del settore – e mi riferisco a giuristi di prestigio e ad associazioni quali Amnesty International e l’UNHCR – vengono descritte dal vostro servizio legale solo come atti politici o semplici “dichiarazioni di carattere politico”. Mi riferisco in particolare al paragrafo 1 della “dichiarazione” UE-Turchia del 18 marzo scorso, nel quale si raccomanda, in sostanza, una deportazione di massa dei rifugiati verso Turchia, e lo si fa nei seguenti termini: “Tutti i nuovi migranti irregolari che, a partire dal 20 marzo 2016, giungeranno nelle isole greche attraversando la Turchia saranno rimpatriati in Turchia” (All new irregular migrants crossing from Turkey into Greek islands as from 20 March 2016 will be returned to Turkey). Il vostro servizio legale afferma che ciò non avrà effetto sul diritto europeo e sulle direttive precedenti della Commissione concernenti la protezione internazionale. Come potete dire una cosa del genere? A tutti gli effetti, l’inciso delinea chiaramente la possibilità di refoulement collettivo.

Vorrei a questo punto soffermarmi sulla forma dell’accordo UE-Turchia: un accordo definito dapprima come deal, poi come agreement e infine come statement, quindi come mera dichiarazione, cioè come parola detta al vento. No, l’intesa che avete raggiunto non è uno statement. Quando si stipula un accordo che implica impegni reciproci, anche di natura finanziaria, siamo di fronte ad un vero e proprio trattato internazionale. Questo non sono io ad affermarlo, ma esperti di diritto europeo e diritto internazionale.

Il fatto è che un trattato internazionale presuppone, per sua stessa natura e sulla base dei Trattati europei, l’esistenza un controllo democratico sia a livello nazionale che europeo – un controllo parlamentare che, nel caso di specie e grazie al sotterfugio verbale dello “statement”, viene aggirato ed è totalmente assente. Anche gli Stati Membri infatti, attraverso i Parlamenti nazionali, dovrebbero essere posti nelle condizioni di esprimere il proprio parere.

L’adozione della direttiva che consentirà l’accesso nell’Unione agli studenti, tirocinanti e volontari del servizio europeo è un progresso non irrilevante

COMUNICATO STAMPA

Strasburgo, 11 maggio 2016

Barbara Spinelli, eurodeputata del gruppo GUE/NGL, giudica positivo il risultato raggiunto dal Parlamento europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi per motivi di ricerca, studio, scambio di alunni, tirocinio retribuito e non retribuito, volontariato e collocamento alla pari, approvata nel corso della seduta plenaria di Strasburgo con un’ampia maggioranza di voti.

La proposta di direttiva rappresenta il primo atto normativo votato quest’anno in Parlamento che sia inteso a riconoscere vie di accesso legali all’Europa alle categorie di persone cui fa riferimento. «Nonostante oggi l’Unione si mostri sempre più chiusa, incurante della solidarietà fra Stati membri e del diritto europeo e internazionale concernente il non-respingimento, l’adozione di quest’atto normativo rappresenta una concreta opportunità per molti cittadini di Paesi terzi, che potranno raggiungere l’Europa per motivi di studio, formazione o lavoro», ha dichiarato Barbara Spinelli.

L’adozione della direttiva consentirà l’accesso all’Unione a studenti, tirocinanti (remunerati o meno) e volontari del servizio europeo; gli Stati potranno decidere se ampliare la portata della direttiva a chi è impiegato alla pari. Gli studenti e i ricercatori potranno circolare nell’UE con maggior facilità e potranno usufruire di un permesso di ricerca di lavoro che darà loro il diritto di cercare un’occupazione o avviare una società sul territorio dell’UE per almeno nove mesi, dopo il periodo di studio o ricerca; le famiglie dei ricercatori potranno raggiungerli in Europa, beneficiare della stessa mobilità e cercare lavoro nell’Unione. Infine, la direttiva permette agli studenti che desiderino trovare un’occupazione durante il loro soggiorno di lavorare per un massimo di 15 ore settimanali.

Intervento in apertura dei lavori della Sessione plenaria di Strasburgo

Strasburgo, 9 maggio 2016. Intervento di Barbara Spinelli, per conto del Gruppo GUE/NGL in apertura dei lavori della Sessione Plenaria.

Punto in agenda: Ordine dei lavori – Richiesta del Gruppo GUE/NGL di introdurre nell’agenda dei lavori di mercoledì 11 maggio 2016 il seguente dibattito: “Progressi compiuti dalla Turchia per soddisfare i requisiti della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti (Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione)”.

La richiesta del Gruppo GUE/NGL è stata approvata dall’aula con 181 voti a favore, 92 contrari e 11 astensioni.

Chiedo a nome del mio Gruppo l’inserimento di un dibattito sui “Progressi compiuti dalla Turchia per soddisfare i requisiti della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti” da tenersi mercoledì pomeriggio come terzo punto di discussione, posticipando la chiusura dei lavori alle 24:00. La Commissione proporrà tale liberalizzazione senza essersi assicurata che alcuni parametri fondamentali siano pienamente soddisfatti. Penso in modo prioritario a due requisiti: alla revisione delle leggi antiterrorismo e a progressi veri sulla questione di Cipro. Il dibattito è tanto più necessario dopo le dichiarazioni del Presidente Erdoğan di venerdì: “Ankara non ha alcuna intenzione di rivedere le leggi antiterrorismo in cambio delle liberalizzazione dei visti”. Ricordo che in Turchia sono oggi accusati e incarcerati per terrorismo giornalisti, accademici e politici per il solo fatto di aver criticato il regime. I viaggiatori turchi non devono certo pagare per le politiche del proprio governo, ma liberalizzare i visti oggi equivarrebbe a cedere a un ricatto formulato in maniera esplicita. Erdoğan, infatti, minaccia di bloccare l’accordo sui rimpatri dei rifugiati, se la liberalizzazione dei visti non passerà.

Intervento sulla Relazione “Istituzione di un meccanismo UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali”

Bruxelles, 21 aprile 2016. Intervento di Barbara Spinelli, in qualità di relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL della Relazione “Istituzione di un meccanismo UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali” (Relatore: Sophie in’t Veld – ALDE)  nel corso della riunione ordinaria della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE).

Punto in agenda:

  • Esame del progetto di relazione
  • Fissazione del termine per la presentazione di emendamenti

Ringrazio la Relatrice per l’ottimo lavoro fatto su un dossier che è complicato, e per la consultazioni davvero ampie che ha avuto con molte ONG e portatori di interesse. Ho molto apprezzato il tentativo di trovare una base legale appropriata, che permetta di oltrepassare i limiti posti dai trattati e così procedere alla definizione di uno strumento che sia presto operativo e non richieda una revisione degli stessi nell’immediato. Allo stesso modo trovo interessanti e condivisibili le proposte inserite nella relazione: mi riferisco all’idea di istituire un fondo europeo di assistenza legale ai cittadini, nell’ipotesi di procedimenti in materia di violazioni dei diritti fondamentali e della rule of law, così come alle proposte avanzate nell’ipotesi di revisione dei trattati (penso all’abolizione dell’articolo 51[1] della Carta, all’articolo 2[2] del Trattato sull’Unione europea come base legale per procedure di infrazione, alla possibilità per i cittadini di promuovere azioni individuali di fronte alla Corte di giustizia).

A proposito del nucleo centrale del lavoro, ossia dell’accordo interistituzionale che viene annesso al rapporto vero e proprio, vorrei fare alcune considerazioni.

Trovo considerevole la Sezione I del documento, dedicata al cosiddetto “Scoreboard”, e apprezzo soprattutto la proposta di coinvolgere un ampio spettro di pareri autorevoli e indipendenti – anche se forse avrei delle riserve sul numero, particolarmente alto, di esperti individuati -, il tentativo di elaborare linee guida sicure e basate sugli sviluppi attuali nel campo dei diritti e della rule of law, di fondare la valutazione degli esperti su parametri legali certi, e – non per ultimo – di garantire il più possibile l’indipendenza dell’organo di valutazione.

Vorrei a questo punto elencare alcune riserve su tre punti:

1) Primo, il follow-up allo scoreboard. Un ruolo centrale in merito alla valutazione dello stesso è rimesso al Consiglio attraverso lo strumento del dialogo annuale. Non condivido pienamente l’idea di rimettere il controllo delle condotte degli Stati allo stesso organo che li rappresenta. Meglio forse un organo indipendente.

Allo stesso modo, ho qualche perplessità riguardo ai rimedi in caso di violazioni. L’unificazione degli strumenti esistenti permette sicuramente di aggirare una spinosa revisione dei trattati ma, allo stesso tempo e nella sostanza, non modifica lo status quo basato sul ricorso a uno strumento – l’articolo 7[3] del Trattato sull’Unione europea – caratterizzato da discrezione politica e da una sostanziale assenza di un intervento concreto della Corte di giustizia.

2) Secondo, l’analisi e il monitoraggio delle istituzioni dell’Unione quando violano diritti e rule of law. La relazione dice chiaramente che il meccanismo in esame dovrebbe applicarsi sia agli Stati Membri sia alle istituzioni. La proposta di accordo interistituzionale, tuttavia, finisce col generare un duplice sistema, nel quale oltretutto lo Scoreboard non si applica nei confronti delle istituzioni UE. A questo si aggiunga che lo strumento dell’accordo interistituzionale sembra vincolare le sole istituzioni firmatarie, escludendo dal campo di applicazione una serie di organi e agenzie molto importanti dell’Unione. A mio avviso un meccanismo realmente efficace a tutela della democrazia, della rule of law e dei diritti umani dovrebbe coprire il più ampio spettro possibile di soggetti, estendendosi a tutti quelli che operano sotto l’ombrello dell’Unione. Manca, infatti, un esplicito riferimento a istituzioni quali il Consiglio europeo e la Banca Centrale Europea, ad agenzie come Frontex o Europol, nonché a organismi informali (come l’Eurogruppo), suscettibili di violare i diritti fondamentali. L’analisi delle condotte delle agenzie potrebbe essa stessa divenire un parametro di valutazione della funzione di controllo e vigilanza esercitata dalla Commissione europea. A mio parere sarebbe inoltre essenziale andare oltre la valutazione della fase puramente legislativa e prendere in considerazione tutti gli atti suscettibili, ai sensi dell’articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, di produrre effetti giuridici nei confronti di terzi.

3) Terzo punto e ultimo punto: i diritti sociali. Lo Scoreboard introduce espressamente la Carta dei diritti fondamentali come indicatore delle prestazioni. Tuttavia l’analisi sarebbe limitata dalle disposizioni della stessa Carta che definiscono la portata dei diritti sociali – definiti come “principi”, e quindi con rilievo inferiore rispetto ai diritti civili – in essa contenuti. Sarebbe a mio parere utile integrare la valutazione con parametri ulteriori e procedere, in futuro, a esplorare la possibilità di un’adesione dell’Unione alla Carta sociale europea del Consiglio d’Europa, e quindi di un’inclusione di tale Carta in quello che giustamente viene definito e delineato come “processo” dalla Relazione.

[1] Articolo 51 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: “1. Le disposizioni della presente Carta si applicano alle istituzioni, organi e organismi dell’Unione nel rispetto del principio di sussidiarietà, come pure agli Stati membri esclusivamente nell’attuazione del diritto dell’Unione. Pertanto, i suddetti soggetti rispettano i diritti, osservano i principi e ne promuovono l’applicazione secondo le rispettive competenze e nel rispetto dei limiti delle competenze conferite all’Unione nei trattati. 2. La presente Carta non estende l’ambito di applicazione del diritto dell’Unione al di là delle competenze dell’Unione, né introduce competenze nuove o compiti nuovi per l’Unione, né modifica le competenze e i compiti definiti nei trattati“.

[2] Articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea: “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini“.

[3] Articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea: “1. Su proposta motivata di un terzo degli Stati membri, del Parlamento europeo o della Commissione europea, il Consiglio, deliberando alla maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2. Prima di procedere a tale constatazione il Consiglio ascolta lo Stato membro in questione e può rivolgergli delle raccomandazioni, deliberando secondo la stessa procedura. Il Consiglio verifica regolarmente se i motivi che hanno condotto a tale constatazione permangono validi.
2. Il Consiglio europeo, deliberando all’unanimità su proposta di un terzo degli Stati membri o della Commissione europea e previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare l’esistenza di una violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2, dopo aver invitato tale Stato membro a presentare osservazioni.
3. Qualora sia stata effettuata la constatazione di cui al paragrafo 2, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può decidere di sospendere alcuni dei diritti derivanti allo Stato membro in questione dall’applicazione dei trattati, compresi i diritti di voto del rappresentante del governo di tale Stato membro in seno al Consiglio. Nell’agire in tal senso, il Consiglio tiene conto delle possibili conseguenze di una siffatta sospensione sui diritti e sugli obblighi delle persone fisiche e giuridiche.
Lo Stato membro in questione continua in ogni caso ad essere vincolato dagli obblighi che gli derivano dai trattati.
4. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può successivamente decidere di modificare o revocare le misure adottate a norma del paragrafo 3, per rispondere ai cambiamenti nella situazione che ha portato alla loro imposizione.
5. Le modalità di voto che, ai fini del presente articolo, si applicano al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio sono stabilite nell’articolo 354 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Intervento sul Parere ‘Lotta contro la tratta di esseri umani’

Bruxelles, 21 aprile 2016. Intervento di Barbara Spinelli, in qualità di relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL del Parere “La lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell’Unione Europea” (Relatore per Parere: Bodil Valero – Verdi/ALE)  nel corso della riunione ordinaria della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE).

Punto in agenda: Esame degli emendamenti

Ringrazio la collega Bodil Valero per l’ottimo lavoro: ho presentato emendamenti che ritengo complementari al suo lavoro sulla bozza di parere.

Ho innanzitutto presentato emendamenti ove chiedo il riconoscimento di un nuovo tipo di tratta di esseri umani “a scopo di estorsione” che è spesso accompagnata da gravi pratiche di tortura nel Sinai ed è causa di numerosi omicidi e sparizioni di rifugiati eritrei vittime di rapimento. I sopravvissuti, profondamente traumatizzati, non ricevono sempre assistenza o sostegno in Europa, in quanto questo tipo di tratta non è formalmente riconosciuto dall’Unione europea. La risoluzione del Parlamento sull’Eritrea dello scorso marzo accenna già a tratte di questo genere, ed è importante dal mio punto di vista precisare le loro modalità e la loro portata nel parere di Bodil Valero .

Altri emendamenti miei e del mio Gruppo ricordano che l’UE prevede un regime speciale di preferenze tariffarie supplementari negli accordi con alcuni Stati Terzi per promuovere la ratifica e l’effettiva attuazione delle principali convenzioni internazionali sui diritti umani, sul lavoro, e sulla tutela ambientale. Inoltre, apprezzerei molto un invito, rivolto all’UE, a includere sistematicamente negli accordi internazionali dell’Unione, compresi gli accordi commerciali e di investimento conclusi o da concludere, clausole vincolanti, esecutive e non negoziabili relative ai diritti umani e alla tratta.

Infine, ho presentato emendamenti sulla dimensione di genere del fenomeno della tratta, sulla necessità che gli Stati Membri cooperino seriamente a livello giudiziario e sulla necessità di riconoscere l’affinità a livello europeo fra lo status di rifugiato e di “vittima di tratta”, come ben spiegato dalla collega Sippel (S&D): statuti che necessitano, in entrambe i casi, alti livelli di protezione e tutela contro rimpatri in Stati ove le persone rischierebbero la propria vita o l’incolumità fisica.

Interrogazione sui 500 migranti scomparsi nel Mediterraneo

Interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione
Articolo 130 del regolamento

Dimitrios Papadimoulis, Kostas Chrysogonos, Stelios Kouloglou, Kostadinka Kuneva, Barbara Spinelli, Curzio Maltese, Elonora Forenza

Oggetto: 500 refugees missing in the Mediterranean Sea

On April 13, a delegation from the UN Refugee Agency met with survivors of an overcrowded boat that sank at an unknown location the Mediterranean Sea between Libya and Italy. According to media reports, there were 500 people in that boat. The 41 survivors (37 men, three women and a three-year-old child) were rescued by a merchant ship and taken to Kalamata on April 16.

So far, the Italian government has neither confirmed nor denied the event publicly. Should information prove right, this would be one of the biggest human tragedies, not only in European but also in global scale.

Therefore, the European Commission is asked:

  1. Is it informed on this case? If so, has it pressed the countries possibly involved, to move on with the necessary search and rescue operations?
  2. When and how the European Commission intends to secure safe and legal passage for refugees towards Europe and efficiently combat smugglers’ networks?
  3. How the European Commission intends to deal with the re-activation of the north-African route, which has seen an upsurge of 60% since last year according to UNHCR, after the closure of the Balkan corridor and the deal with Turkey?

Lettera ai membri dell’International Ombudsman Institute

di lunedì, aprile 25, 2016 0 No tags Permalink

Lettera indirizzata all’International Ombudsman Institute da Ernest Urtasun (Verdi/ALE – Spagna) e co-firmata dall’onorevole Spinelli

Dear Members of the International Ombudsman Institute,

Ahead of the Seminar “Human Rights Challenges Now: The Ombudsman Facing Threats” to be held in Barcelona on 26-27 of April, we the undersigned Members of the European Parliament would like to transmit to you our full support for the tasks the European Ombudspersons are carrying out to protect and defend human and social rights in Europe.

Europe is facing immense challenges: security concerns are being put on top of the agendas in some EU countries at the expenses of fundamental rights and the current refugee and humanitarian crisis is putting at stake the respect of human dignity and of International and European law. We have been witnessing the sinking of boats, the dreadful conditions in which families are travelling or living and people seeking protection being blocked by fences, or worse, being seriously mistreated by police forces. The European solidarity is at risk while at the same time xenophobic reactions and racism are growing over the continent.

Given this reality, some Members of the European Parliament from different countries and parties would like to request the European Ombudspersons be outspoken and denounce openly the human rights violation being committed in Europe. You as representatives of the European citizens have the tools and the means to denounce and pursue these cases. That is why we would like to express our full willingness to introduce in the European Parliament any proposal and action that could help you in developing your work and that could make EU ombudspersons to play a greater and more empowering role in relation of the rights of refugees.

Great challenges require great alliances and with the above statement the following members of the European Parliament encourage the European Ombudspersons to continue fighting for the respect of human rights and human dignity in each Member State, whilst remaining at your disposal and ready to cooperate in any matter that could be useful.

In allegato, il testo della lettera e l’elenco dei firmatari.

Infringement procedure against Hungary on segregation of Roma in schools

di giovedì, aprile 21, 2016 0 , , Permalink

Lettera co-firmata dall’onorevole Spinelli e inviata al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker contro la segregazione dei minori rom nelle scuole in Ungheria.

To President Juncker

President of the European Commission
CC: First Vice-President Frans Timmermans
CC: Commissioner Věra Jourová

Concerns: Infringement procedure against Hungary on segregation of Roma in schools

Brussels, 20th April 2016

Dear President Juncker,

Since 2010, the Hungarian Government has introduced measures in the field of education which contradict previous legislation and initiatives aimed at fighting discrimination and promoting equal opportunity. The groups that are negatively affected by these measures are children from disadvantageous backgrounds mainly Roma. Court cases, statistical data, studies from various sources and feedback from parents prove direct or indirect discrimination is occurring in Hungary today on a daily basis.

Every year the Hungarian Government on an annual basis continues to decrease the ratio of GDP spent on education. Moreover even the money that is allocated for education is spent in a way which increases disadvantages instead of reducing them as correlated by PISA results. The majority of academic research also clearly points to the failure of the Hungarian educational system and inequality for poor educational results of Roma children. In the last years, legislation (amongst others reducing the compulsory school age from 18 to 16, changing the regulations on the definition of disadvantaged children and introducing so called Bridge-classes that allow youth leaving compulsory education without formal education) as well as many court cases prove clearly that the Hungarian Government, despite their official statements, has no intention to fight and eliminate segregation.

Although the European Commission has been monitoring the segregation of Roma children in education for a long time within the framework of an EU pilot, it has failed, as of now, to send a clear signal to the Hungarian government to change direction and practices in its educational system.

Therefore we urge the European Commission to consider our request to take action and open an infringement procedure against Hungary on educational segregation. Facts are on the table that clearly motivates such action. Failure to act and continued provision of structural funds to Hungary, which have been misused to discriminate and segregate Roma children, could otherwise lead to allegations that the European Commission indirectly supports Hungarian education policy. We also believe that the failure to act on this issue or other forms of discrimination against the 10-12million Roma living in Europe sends the wrong signal and hinders the fight against discrimination in general and anti-Gypsyism, the implementation of the National Roma Integration Strategies, the Council Recommendation and European Union 2020 targets.

Given the length it takes to go through the infringement procedure, we ask you to take action immediately to prevent more Roma children leaving school without receiving a formal education. We would also like the European Commission to give an urgent explanation for the limited action to date on this issue.

We look forward to receiving your reply.

Yours sincerely,

 

Benedek Jávor Greens/EFA, Member of ARDI and Coordinator of Greens/EFA Working Group on Roma
Soraya Post S&D, Co-President of ARDI and Chair of ARDI’s Anti-Gypsyism Working Group
Barbara Spinelli GUE/NGL, Member of ARDI
Fredrick Federley ALDE
Laura Ferrara EFDD