Il potere degli impotenti

Bruxelles, 28 febbraio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo.

Punto in agenda:

  • Decisione della Commissione di attivare l’articolo 7, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione Europea per quanto riguarda la situazione in Polonia
  • Dichiarazione della Commissione

«Alcuni diranno che ricorrere all’articolo 7 è un gesto inutile, puramente verbale, visto che alla fine non ci sarà comunque unanimità nel Consiglio sulla sua attuazione. Per parte mia non ritengo puramente verbale la nostra risoluzione. Pur conoscendo i rischi che corre – mettendo in mostra la propria impotenza – il Parlamento deve esprimersi, quando constata in uno Stato membro violazioni gravi dell’articolo 2. È stato un dissidente dell’Est, Havel, a insegnare che esiste un potere degli impotenti, ed è questo potere che vogliamo esercitare, per mettere in guardia non solo il governo polacco ma tutti i governi che dovessero imboccare, o già hanno imboccato come in Ungheria, la strada che porta allo smantellamento della rule of law e alla politicizzazione del potere giudiziario.

In democrazia, i governi e i parlamenti non sono gli unici a detenere il monopolio della legittimità. Lo condividono con il potere giudiziario: ultimo garante dei diritti, indipendentemente dalle elezioni.

In democrazia non sono concepibili leggi come quelle adottate di recente, che impongono un’unica interpretazione della Storia nazionale, dettata dallo Stato».

L’Iniziativa cittadina come giocattolo

Bruxelles, 21 febbraio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso dell’audizione congiunta della commissione Petizioni (PETI) con la commissione Affari Costituzionali (AFCO) sull’Iniziativa dei cittadini europei.

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di relatore ombra, per il Gruppo GUE/NGL, della Relazione sulla Revisione del Regolamento (UE) 211/2011 riguardante l’Iniziativa dei cittadini.

Vorrei ringraziare tutti gli oratori che hanno presentato le loro opinioni e mi piacerebbe sottolineare qualche punto.

Fondamentalmente, la cosa che mi preoccupa è lo stato di salute dell’Iniziativa Cittadina prevista dall’art 11,4 del Trattato: uno stato di salute che definirei vicino alla malattia terminale. Il pericolo oggi è che l’ICE diventi un giocattolo in mano alla Commissione per distrarre i cittadini e dare a questi ultimi l’impressione di partecipare al gioco politico, ma vietando loro di influenzare veramente le politiche delle istituzioni europee o degli Stati membri. Si tratta di un pericolo da non sottovalutare e vorrei domandare in che modo possiamo evitare che l’ICE si trasformi in nient’altro che una variazione, più sofisticata e dispendiosa, delle normali e purtroppo largamente inutili petizioni. È uno dei motivi per cui è così difficile spiegare ai cittadini a cosa serva ancora questo strumento, visti gli insuccessi cui l’aggeggio è andato incontro.

Se invece vogliamo prendere sul serio il giocattolo e trasformarlo in un’arma di partecipazione cittadina, sarà indispensabile adottare alcune misure che correggano la proposta di riforma della Commissione.

Prima e prioritaria misura correttiva: si tratta di limitare le competenze esclusive della Commissione in tutte le fasi dell’ICE – dall’ammissibilità e registrazione al follow-up – visto che è dalla Commissione che sono venuti in definitiva i maggiori impedimenti alle Iniziative che hanno avuto successo. In altre parole, bisognerà affrontare la questione cruciale del conflitto di interessi dell’esecutivo europeo, e conferire a un’autorità terza il compito di definire, almeno, l’ammissibilità iniziale. La domanda che rivolgo in proposito al Prof. James Organ è di spiegare quale potrebbe essere tale autorità terza. Personalmente penso all’Ombudsman, ma mi piacerebbe sapere quali siano le proposte alternative, e come i compiti dell’eventuale autorità terza si colleghino a quelli della Commissione, oltre che del Parlamento.

La seconda misura consiste in un’interpretazione più ampia e flessibile del raggio di azione (scope) dell’ICE, in particolare per quanto riguarda la definizione di atto giuridico (legal act) che la Commissione è “invitata” ad adottare dalle Iniziative cittadine che hanno avuto successo e la possibilità di includere nell’atto giuridico i cosiddetti “atti preparatori” delle azioni legislative, ad esempio nei trattati commerciali, come richiesto recentemente dalla Corte europea di giustizia (giudizio sull’Iniziativa TTIP).

Terzo, sempre nel quadro di una ridefinizione del raggio di azione: la possibilità data alle Iniziative di chiedere cambiamenti dei Trattati. È stato giustamente fatto notare da alcuni oratori che esistono emendamenti del Trattati UE che possono essere presentati come misure  per migliorare l’attuazione dei Trattati stessi, ad esempio attraverso il riferimento all’Articolo 3 TUE, senza dunque mettere in forse la dicitura dell’Articolo 11,4 [1].

Quarta misura: sono favorevole al fatto che la Commissione abbia l’obbligo di giustificare le ragioni di rifiuto delle registrazioni, ma, in fondo, se richiediamo a un’autorità terza di intervenire nella fase di registrazione non è più alla Commissione cui gli organizzatori delle Iniziative dovranno rivolgersi bensì alla nuova autorità.

Infine, è senz’altro positivo che la nuova proposta della Commissione preveda la possibilità di registrare un’ICE anche parzialmente – come formalmente richiesto dalla Corte di giustizia (sentenza sull’Iniziativa Minority SafePack) – ma penso non sia questo che davvero trasformerà l’ICE in qualcosa di diverso da un giocattolo.

Secondo intervento:
Ho una domanda da rivolgere al prof. Goudriaan, e ritorno al discorso sull’ICE inteso come giocattolo dato in pasto ai cittadini per meglio distrarli. In questione, nella seconda parte delle nostre discussioni, è l’Iniziativa contro la privatizzazione dell’acqua nell’Unione. Ritengo l’ICE Right2Water un’ottima iniziativa. In Italia essa è stata echeggiata dal referendum sull’acqua: una battaglia vincente cui ho partecipato. Un referendum simile ha avuto luogo anche a Salonicco, in Grecia. Quel che mi domando è cosa si possa fare quando tutte queste iniziative vengono coronate da successo, ma la privatizzazione continua assumendo varie forme, a livello municipale, regionale o nazionale. I memorandum di austerità in Grecia, Portogallo, Irlanda insistono in maniera sistematica sulla necessità di privatizzare l’acqua. Mi domando insomma se siano solo chiacchiere quelle che avvengono fra i cittadini tramite Iniziative o referendum, di cui la politica non tiene conto.

[1] Art. 11.4 TUE: Cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei Trattati.

Lettera al Presidente Tajani su un evento organizzato dall’europarlamentare Borghezio

di venerdì, febbraio 16, 2018 0 No tags Permalink

Letter concerning an event organised the 21st of February by MEP Mario Borghezio hosting Gian Marco Concas, a spokesperson of the European anti-migrant network “Generazione identitaria”.

Aggiornamento 21 febbraio 2018:

Il Presidente Tajani non ha risposto alla richiesta, e la conferenza stampa ha avuto dunque luogo con il suo implicito consenso.

Rimpatri in Afghanistan

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-007189/2017
alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Judith Sargentini (Verts/ALE), Bodil Valero (Verts/ALE), Jean Lambert (Verts/ALE), Malin Björk (GUE/NGL), Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), Barbara Spinelli (GUE/NGL) e Elly Schlein (S&D)

Oggetto:  Stato dell’attuazione dell’azione congiunta UE-Afghanistan per il futuro in materia di questioni migratorie dell’UE: rimpatri in AfghanistanRimpa

A seguito di una lettera ricevuta l’8 novembre 2017 in risposta alla sua richiesta, il 20 novembre 2017 la commissione LIBE ha ricevuto conferma dalla Commissione quanto all’attuazione dell’azione congiunta UE-Afghanistan per il futuro in materia di questioni migratorie, che era stata firmata dalle due parti il ​​2 ottobre 2016.

La Commissione ha riferito che, nel 2016, un totale di 8.325 persone sono state rimpatriate in Afghanistan, comprese le partenze volontarie, e che, dall’entrata in vigore dell’azione congiunta, sono stati effettuati in totale 17 voli charter, con 269 rimpatriati a bordo.

A fronte di quanto descritto si chiede alla Commissione:

  1. da quali Stati membri e aeroporti sono partiti i 17 voli charter? quali Stati membri li hanno coordinati o sono stati coordinati da Frontex?
  2. qual era il sesso e l’età esatta dei 269 rimpatriati a bordo di quei voli?
  3. Può la Commissione fornire una ripartizione accurata del costo totale sostenuto dagli Stati membri e/o dall’UE per effettuare i voli? Può dire, altresì, se i voli sono stati finanziati attraverso il bilancio dell’UE, compresi Frontex o AMIF (gestione diretta o indiretta)?

E-007189/2017

Risposta di Dimitris Avramopoulos
a nome della Commissione

(13.2.2018)

Per quanto riguarda l’attuazione dell’azione congiunta UE-Afghanistan per il futuro in materia di questioni migratorie, la Commissione desidera aggiornare le informazioni fornite il 20 novembre 2017 alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, e intende altresì comunicare agli onorevoli deputati ulteriori dettagli sui voli di rimpatrio.

A partire dal 2 ottobre 2016, data della prima applicazione dell’azione congiunta, sono stati effettuati 23 voli charter tra il 12 dicembre 2016 e il 21 dicembre 2017, coordinati e finanziati dall’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (l’Agenzia), per un costo totale di 5 479 694,95 euro.

I voli sono stati organizzati disgiuntamente da Austria, Danimarca, Finlandia, Germania, Svezia e Ungheria, usufruendo dei seguenti aeroporti di partenza: aeroporto internazionale di Vienna-Schwechat, aeroporto di Copenaghen, aeroporti di Helsinki-Vantaa e di Lappeenranta, aeroporto internazionale di Düsseldorf, aeroporti di Francoforte sul Meno, di Lipsia-Halle e di Monaco di Baviera (Franz Josef Strauss), aeroporto di Stoccolma-Arlanda e aeroporto internazionale di Budapest-Ferihegy.

Nell’ambito delle operazioni coordinate dall’Agenzia sono stati rimpatriati in Afghanistan, in totale, 358 cittadini di paesi terzi, la stragrande maggioranza dei quali erano uomini adulti, con un numero limitato di donne (11) e di minori (6) accompagnati dai propri familiari. La Commissione e l’Agenzia non dispongono di informazioni sull’età precisa degli emigranti rimpatriati.

Commissione europea in pieno conflitto di interessi

Strasburgo, 7 febbraio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo.

Punto in agenda:

  • Revisione dell’accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea

Presenti al dibattito:

Frans Timmermans – Primo vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL della Relazione sulla revisione dell’accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea

Leggo l’articolo 17(3) del Trattato: “La Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza. (…) I membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo”. La relazione in esame richiama tale precetto, ma contemporaneamente ne avvalla l’esplicita deroga, consentendo ai commissari di continuare a svolgere le proprie funzioni anche se candidati alle elezioni europee sotto l’ombrello di un partito, quindi come portatori di interessi politici particolaristici. In uno studio del Parlamento del 2014, si dice chiaramente che la previsione regolamentare di un congedo elettorale non retribuito rappresenta una best practice, da estendere ad altre istituzioni UE. Trovo paradossale che oggi se ne discuta l’abolizione. Il fatto che il nuovo Codice di condotta dei commissari abbia soppresso tale previsione non rappresenta un alibi per il Parlamento per suggellarne la scomparsa anche nell’Accordo Quadro. Il codice di condotta del 2011 prevedeva il congedo in qualsiasi tipo di campagna elettorale. Ora si distingue: i commissari devono prendere congedo se candidati in elezioni nazionali. Non devono se si candidano in Europa. La cosa mi è del tutto incomprensibile.

Trascrizione dell’intervento di Frans Timmermans a conclusione del dibattito in plenaria (la risoluzione Esteban-Pons ha ottenuto la maggioranza in plenaria).

Frans Timmermans, First Vice-President of the Commission. – Madam President, I just want to thank the Members for their contributions to this debate. We are very much looking forward to the vote on this and we hope that we can amend the Framework Agreement in such a way that Commissioners could be allowed to stand in European elections without having to take leave. I have also listened carefully to the discussion on the process of lead candidates (Spitzenkandidaten) and, as I said earlier, we will take this into careful consideration when completing our contribution on this and other interinstitutional-related issues, and also in preparing for the leaders’ meeting later this month.

Brexit-diritti dei cittadini: una speranza senza ottimismo

di venerdì, febbraio 2, 2018 0 , , Permalink

Bruxelles, 1 Febbraio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso dell’Audizione comune organizzata dalla Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), dalla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) e dalla Commissione per le petizioni (PETI) “I diritti dei cittadini dopo la Brexit”. Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di Primo Vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali, in sostituzione del Presidente Danuta Maria Hübner.

I thank all the speakers present today. The consideration I will expose are personal, not of AFCO as a whole.

Despite some progresses, we are still far from guaranteeing the legal certainty for the protection of the full set of rights provided by the EU law. So my hope is without optimism.

To begin, a bright spot: I welcome a crucial clarification made by the Council in the new Guidelines: EU citizens moving to UK during the transition period will then enjoy the protection foreseen in the withdrawal agreement. Regrettably, Theresa May has already rejected such stance.

I welcome also Mr Barnier’s words: “Sufficient progress does not mean full progress”.

I deplore, however, that citizens’ rights are not included amongst the issues that still need to be addressed, both in his speech and in the guidelines, as if the question were a solved matter. This is my primary concern: that the issue will be set aside in this phase of negotiations. Both parties made a precise pledge at the beginning: that nothing will change in the life of millions of people, and this permanently. As it is now, the Joint Report – which is actually a simple common understanding – surely does not keep that promise.

As stressed by the European Parliament in its last resolution there are still outstanding issues which must be resolved. I just mention them, the speakers will surely provide a more detailed analysis: the situation of future partners of EU citizens, the guarantee of the declaratory nature of the settled status, the binding character of the decisions of the Court of Justice, the future freedom of movement of UK citizens, the enforceability of the commitments on the Irish/Northern Irish issue. They represent to me only a part – while essential – of the still unsolved issues and more should be done to establish a comprehensive agreement. As an example, I invite you to read point 58 of the Joint technical note, concerning matters that the Commission considered outside the scope of the EU mandate for the first phase of the negotiations I consider them too as necessary elements for the full enjoyment of the rights provided by the EU law, hence to be included clearly in the withdrawal agreement. I remind what the House of Lords said in its Report on “Brexit: Acquired Rights”: “In our view EU citizenship rights are indivisible. Taken as a whole they make it possible for an EU citizen to live, work, study and have a family in another EU Member State. Remove one, and the operation of others is affected”.

I highlight now some points that I hope will be broadly discussed during this hearing.

1) We should strongly avoid the erosion of the rights provided by the EU law. The recent openness of the Commission to the possible establishment, in the EU27 Member States, of constitutive procedures similar to the proposed British “settled status” is worrying and contrary to the EU law.

2) We must avoid any reference to the concept of “past life choices”. EU citizenship is a status deriving from a precise legal framework and not a simple life choice. The exercise of the relevant rights is founded on the legitimate expectations of having those rights legally protected in a permanent way.

3) Finally, I draw your attention on the possibility of a non-agreement. Judging by the reaction of Mrs May to the Council’s Guidelines, I wonder whether we should be prepared for this scenario as well, and secure at least some agreements on citizens’ rights and Northern Ireland.