Legalizzazione degli insediamenti illegali in Cisgiordania da parte di Israele

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000890/2017
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento

Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL), Martina Anderson (GUE/NGL), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Sofia Sakorafa (GUE/NGL), Martina Michels (GUE/NGL), Edouard Martin (S&D), Ángela Vallina (GUE/NGL) e Patrick Le Hyaric (GUE/NGL)

Oggetto: Israele legalizza gli insediamenti illegali in Cisgiordania

Il 6 febbraio la Knesset ha approvato un disegno di legge inaccettabile che “legalizza” retroattivamente 4 000 alloggi illegali di coloni, costruiti su terre palestinesi di proprietà privata. Con questa legge – l’ultima di una serie di iniziative a favore degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati – la Knesset ha dato il via libera a un’appropriazione illegale di terreni.

Tale “regolarizzazione” apre la strada al riconoscimento, da parte di Israele, di migliaia di abitazioni di coloni ebrei costruite illegalmente su terre palestinesi di proprietà privata. La legge viola il diritto internazionale e priva i proprietari palestinesi del diritto di utilizzare o possedere i terreni in questione. Si tratta di una violazione dei diritti di proprietà palestinesi e del diritto palestinese all’autodeterminazione.

La creazione di insediamenti da parte di Israele non ha alcuna validità giuridica, costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale e rappresenta un grande ostacolo alla visione di due Stati che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza.

Quali pressioni eserciterà l’Unione europea sul governo israeliano affinché metta immediatamente fine alla violazione dei diritti umani dei palestinesi e agli insediamenti?

Perché l’Unione europea non ha ancora congelato l’accordo di associazione UE-Israele, vista la costante violazione dell’articolo 2 dello stesso che sancisce il rispetto dei diritti umani?

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IT
E-000890/2017
Risposta della Vicepresidente Federica Mogherini
a nome della Commissione

(5.4.2017)

Gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati sono illegali ai sensi del diritto internazionale, rappresentano un ostacolo alla pace e minacciano di rendere impossibile una soluzione fondata su due Stati. L’UE si oppone fermamente alla politica di insediamento di Israele e alle azioni intraprese in questo contesto. Tale posizione si riflette nelle conclusioni successive del Consiglio “Affari esteri” ed è in linea con la risoluzione 2334 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

La cosiddetta legge sulla regolarizzazione autorizzerebbe a tutti gli effetti la confisca di terreni palestinesi privati nei territori occupati. L’AR/VP ha già espresso le sue preoccupazioni prima dell’adozione della legge da parte della Knesset: davanti al Parlamento europeo il 22 novembre 2016 e in una dichiarazione l’8 dicembre 2016. Subito dopo l’adozione della legge, l’AR/VP ha esortato il governo israeliano ad astenersi dall’attuazione di questa nuova legge (si veda la dichiarazione del 7 febbraio 2017 [1]). L’UE ha ribadito il messaggio dell’AR/VP durante gli incontri con le autorità israeliane a ogni livello.

La sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele costituisce un passo che non può essere fatto senza la decisione unanime di tutti gli Stati membri. L’impegno e il dialogo politico sono il modo più efficace attraverso cui manifestare le nostre preoccupazioni. Inoltre, dal 2009 l’UE ha sospeso il consolidamento delle relazioni UE-Israele, in attesa che vengano compiuti progressi nel processo di pace in Medio Oriente e nell’attuazione dei valori condivisi, di cui i diritti umani sono parte essenziale.

[1]  https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage_it/20104/Statement%20by%20High%20Representative/Vice-President%20Federica%20Mogherini%20on%20the%20%22Regularisation%20Law%22%20adopted%20by%20the%20Israeli%20Knesset

Lettera a Federica Mogherini sulla situazione del giornalista palestinese Mohammed al-Queeq

Di seguito il testo della lettera, sottoscritta anche da Barbara Spinelli

25 February 2016

Dear Ms Mogherini, High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy,

We are writing to you, as you are currently holding the position of the High Representative of the European Union for Foreign Affairs and Security Policy/Vice- President of the European Commission, to express our deep and well founded concern for the deteriorating condition of the Palestinian journalist Mohammed al-Queeq, who has today reached his 90th day of hunger strike.

Al-Qeeq, 33, who is a reporter for Al-Majd, was detained by Israeli forces on the 21st of November. He has been on hunger strike since the 25th of that month, initially in protest at his torture upon arrest, and subsequently his sentence of six months imprisonment without trial or charges. He is currently being held in HaEmek hospital in Afula, and while his administrative detention was deemed as suspended by the Israeli supreme court, he still cannot leave the hospital and the Israeli military denied his request to be transferred to a Palestinian hospital in the West Bank. He has maintained his strike and says he will accept treatment only under conditions of freedom in a Palestinian hospital.

Although al-Qeeq has been denied visitors on the grounds of his extremely fragile medical condition, he has been visited by Archbishop Atallah Hanna, who reported that al-Qeeq is in critical condition and suffering from severe pain. ““The imprisoned al-Qeeq is on hunger strike for the freedom that he deserves. He is entitled to return to his family and to his children who are impatiently waiting. We stand in solidarity with him and with all prisoners and detainees in Israeli jails,” said Hanna.

The HaEmek hospital waiting room in Afula has filled with visitors for al- Qeeq, 40 Palestinians are on hunger strike in solidarity with al- Qeeq in front of the hospital, five of whom have been arrested by Israeli forces, and Knesset member Haneen Zoabi was forced to leave the hospital. Doctors have reported that he has now lost much of his hearing and ability to speak; and describe him as being in danger of death at any time, and predict his experiencing medical consequences that will continue after his detention.

Echoing the UN’s call to either charge or release al-Qeeq, we urge you to take immediate and effective action to ensure his safety. We urge you to make a public statement to demand the release of Mohamed Al Qeeq to a facility where he can receive adequate care in a safe environment. Furthermore we look forward to hearing from you what other action you have taken and what the responses have been from the Israeli officials.

Sincerely,

Bart Staes (Greens)
Paloma Lopez Bermejo (GUE/NGL)
Stefan Eck (GUE/NGL)
Molly Scott Cato (Greens)
Barbara Spinelli (GUE/NGL)
Nessa Childers (S&D)
Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL)
Miguel Urban Crespo (Podemos)
Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL)
Yannick Jadot (Greens)
Ivo Vajgl (Alde)
Gabriele Zimmer (GUE/NGL)
Edouard Martin (S&D)
Stelios Kouloglou (GUE/NGL)
Ernest Urtasun (Greens)
Izaskun Bilbao Barandica (Alde)
Anamaria Gomes (S&D)
Martina Anderson (Sinn Féin)
Matt Carthy (Sinn Féin)
Lynn Boylan (Sinn Féin)
Liadh Ní Riada (Sinn Féin)
Merja Kyllönen (GUE/NGL)
Soraya Post (S&D)
Agnes Jongerius (S&D)
Maria Heubuch (Greens)
Judith Sargentini (Greens)
Monika Vana (Greens)
Claude Rolin (EPP)
Jordi Sebastià (Greens)
Tania Gonzalez Penas (GUE/NGL)
Kostas Chrysogonos (GUE/NGL)
Xabier Benito Ziluaga (GUE/NGL)
Javier Nart (Alde)
Philippe Lamberts (Greens)
Marita Ulvskog (S&D)
José Inácio Faria (Alde)
Brando Benifei (S&D)
Patrick Le Hyaric (GUE/NGL)
Pascal Durand (Greens)
Margrete Auken (Greens)
Jean Lambert (Greens)
Anne-Marie Mineur (GUE/NGL)
Eleonora Forenza (GUE/NGL)
Josu Juaristi Abaunz (GUE/NGL)
Zoltán BALCZÓ (NI)
García Pérez (S&D)
Kati Piri (S&D)
José Bové (Greens)
Marisa Matias (GUE/NGL)
Bodil Valero (Greens)
Keith Taylor (Greens)
Catherine Stihler (S&D)
Beatriz Becerra Basterrechea (Alde)
Julie Ward (S&D)
Jens Nilsson (S&D)
Alfred Sant (S&D)

Proposta di risoluzione comune sul riconoscimento dello Stato di Palestina

Il Parlamento ha adottato lo scorso 17 dicembre 2014 la proposta di risoluzione comune (presentata da PPE, GUE/NGL, ALDE, S&D ) sul riconoscimento dello Stato di Palestina con 498 voti a favore, 88 contro e 111 astensioni. Come vuole la procedura della plenaria, vista l’adozione della risoluzione comune, le risoluzioni singole del gruppo sono tutte cadute senza essere sottoposte al voto.

Ho dunque co-firmato la risoluzione del mio gruppo e votato a favore della risoluzione comune.

La risoluzione adottata dal Parlamento Europeo sostiene in linea di principio il riconoscimento dello Stato palestinese e la soluzione a due Stati, e ritiene che ciò debba andare di pari passo con lo sviluppo dei colloqui di pace, che occorre far avanzare, e ribadisce il proprio fermo sostegno a favore della soluzione a due Stati basata sui confini del 1967, con Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati e con uno Stato di Israele sicuro e uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma, che vivano fianco a fianco in condizioni di pace e sicurezza, sulla base del diritto all’autodeterminazione e del pieno rispetto del diritto internazionale.

Il testo inoltre esprime grave preoccupazione per la crescente tensione e l’intensificarsi della violenza nella regione; condanna con la massima fermezza tutti gli atti di terrorismo o di violenza e manifesta il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime.

La risoluzione, infine, decide di avviare un’iniziativa dal titolo “Parlamentari per la pace” volta a riunire parlamentari europei, israeliani e palestinesi di vari partiti per contribuire a far progredire un’agenda di pace e integrare gli sforzi diplomatici dell’UE.

Ecco il testo della risoluzione comune:

Il Parlamento europeo,

– viste le sue precedenti risoluzioni sul processo di pace in Medio Oriente,

– viste le conclusioni del Consiglio “Affari esteri” del 17 novembre 2014 sul processo di pace in Medio Oriente,

– viste le dichiarazioni dell’alto rappresentante/vicepresidente sull’attentato alla sinagoga di Har Nof, del 18 novembre 2014, sull’attentato terroristico a Gerusalemme, del 5 novembre 2014, nonché la dichiarazione del portavoce dell’alto rappresentante dell’UE sugli ultimi sviluppi in Medio Oriente, del 10 novembre 2014,

– visti l’annuncio del governo svedese relativo al riconoscimento dello Stato di Palestina, del 30 ottobre 2014, nonché il precedente riconoscimento da parte di altri Stati membri prima della loro adesione all’Unione europea,

– viste le mozioni sul riconoscimento dello Stato di Palestina approvate dalla Camera dei Comuni del Regno Unito il 13 ottobre 2014, dal Senato irlandese il 22 ottobre 2014, dal Parlamento spagnolo il 18 novembre 2014, dall’Assemblea nazionale francese il 2 dicembre 2014 e dall’Assemblea portoghese il 12 dicembre 2014,

– visto il diritto internazionale,

– visto l’articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che l’Unione europea ha confermato a più riprese il proprio sostegno a favore della soluzione a due Stati basata sui confini del 1967, che prevede Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati e la coesistenza, all’insegna della pace e della sicurezza, di uno Stato di Israele sicuro e di uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma, e ha sollecitato la ripresa dei colloqui di pace diretti tra Israele e l’Autorità palestinese;

B. considerando che il conseguimento di una pace giusta e duratura tra israeliani e palestinesi rappresenta da oltre mezzo secolo una delle principali preoccupazioni della comunità internazionale, inclusa l’Unione europea;

C. considerando che i colloqui di pace diretti tra le parti sono in una fase di stallo; che l’UE ha chiesto alle parti di adoperarsi per favorire l’instaurazione di un clima di fiducia necessario ad assicurare negoziati significativi, di astenersi dal compiere azioni che pregiudichino la credibilità del processo e di evitare le provocazioni;

D. considerando che nella sua risoluzione del 22 novembre 2012 il Parlamento europeo ha sottolineato che l’unico modo per giungere a una pace giusta e duratura tra israeliani e palestinesi consiste nel ricorrere a mezzi pacifici e non violenti, ha chiesto che siano create le condizioni per la ripresa di colloqui di pace diretti tra le due parti, ha sostenuto, a tale proposito, la domanda della Palestina per diventare uno Stato non membro osservatore delle Nazioni Unite, ritenendolo un passo importante al fine di conferire maggiore visibilità, solidità ed efficacia alle richieste della Palestina, e ha invitato gli Stati membri dell’UE e la comunità internazionale, a tale riguardo, a trovare un accordo in questo senso;

E. considerando che il 29 novembre 2012 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha deciso di concedere alla Palestina lo status di Stato non membro osservatore in seno alle Nazioni Unite;

F. considerando che il riconoscimento dello Stato di Palestina rientra nelle competenze degli Stati membri;

G. ricordando l’impegno dell’OLP a riconoscere lo Stato di Israele dal 1993;

1. sostiene in linea di principio il riconoscimento dello Stato palestinese e la soluzione a due Stati, e ritiene che ciò debba andare di pari passo con lo sviluppo dei colloqui di pace, che occorre far avanzare;

2. sostiene gli sforzi del presidente Abbas e del governo di consenso nazionale palestinese; sottolinea ancora una volta l’importanza di consolidare l’autorità del governo di consenso palestinese e della sua amministrazione nella Striscia di Gaza; esorta tutte le fazioni palestinesi, incluso Hamas, ad accettare gli impegni assunti dall’OLP e a porre fine alle divisioni interne; chiede all’Unione di continuare a garantire sostegno e assistenza al rafforzamento delle capacità istituzionali palestinesi;

3. esprime grave preoccupazione per la crescente tensione e l’intensificarsi della violenza nella regione; condanna con la massima fermezza tutti gli atti di terrorismo o di violenza e manifesta il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime; mette in guardia circa i rischi di un’ulteriore recrudescenza della violenza che coinvolga i luoghi sacri, il che potrebbe trasformare il conflitto israelo-palestinese in un conflitto religioso; invita i leader politici di tutte le parti a lavorare insieme con azioni visibili per una distensione della situazione e sottolinea che l’unico modo per giungere a una soluzione sostenibile e a una pace giusta e duratura tra israeliani e palestinesi consiste nel ricorrere a mezzi non violenti e al rispetto delle norme internazionali sui diritti umani e del diritto umanitario internazionale; evidenzia che gli atti di violenza possono soltanto alimentare l’estremismo da ambo le parti; esorta tutte le parti ad astenersi da azioni che, con istigazioni, provocazioni, uso eccessivo della forza o ritorsioni, inasprirebbero la situazione;

4. sottolinea inoltre che le azioni che mettono in dubbio gli impegni assunti a favore di una soluzione negoziata devono essere evitate; pone in evidenza che gli insediamenti sono illegali ai sensi del diritto internazionale; invita entrambe le parti ad astenersi da qualsiasi azione suscettibile di compromettere la fattibilità e le prospettive di una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati;

5. ribadisce il proprio fermo sostegno a favore della soluzione a due Stati basata sui confini del 1967, con Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati e con uno Stato di Israele sicuro e uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma, che vivano fianco a fianco in condizioni di pace e sicurezza, sulla base del diritto all’autodeterminazione e del pieno rispetto del diritto internazionale;

6. plaude alla recente visita del vicepresidente/alto rappresentante in Israele e in Palestina, nonché alla sua intenzione di impegnarsi proattivamente a favore di un processo positivo inteso a spezzare il circolo vizioso del conflitto e a creare le condizioni politiche per il conseguimento di effettivi progressi nel processo di pace; ritiene che l’Unione europea debba assumersi la responsabilità di diventare un vero e proprio attore e facilitatore nel processo di pace in Medio Oriente, anche alla luce della necessità di riaprire i colloqui di pace, e anche mediante un approccio comune e una strategia globale per una soluzione del conflitto israelo-palestinese; ribadisce la necessità di un approccio diplomatico sotto l’egida del Quartetto per il Medio Oriente e ricorda l’importanza dell’iniziativa di pace araba;

7. invita il VP/AR ad agevolare il raggiungimento di una posizione comune dell’UE a tal riguardo;

8. sottolinea la necessità di una pace globale, che ponga fine a tutte le rivendicazioni e che soddisfi le legittime aspirazioni di entrambe le parti, incluse quelle degli israeliani alla sicurezza e quelle dei palestinesi alla sovranità; pone in evidenza che l’unica soluzione possibile al conflitto è la coesistenza di due Stati, Israele e Palestina;

9. decide di avviare un’iniziativa dal titolo “Parlamentari per la pace” volta a riunire parlamentari europei, israeliani e palestinesi di vari partiti per contribuire a far progredire un’agenda di pace e integrare gli sforzi diplomatici dell’UE;

10. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all’inviato del Quartetto per il Medio Oriente, alla Knesset e al governo di Israele, al Presidente dell’Autorità palestinese e al Consiglio legislativo palestinese.

Per il Parlamento europeo lo Stato Palestinese c’è

17 dicembre 2014. Voto in aula sul ricoscimento della Palestina, dichiarazione di voto di Barbara Spinelli

Riconoscere lo Stato della Palestina è stato un atto politico coraggioso e di grande importanza del Parlamento europeo (498 voti a favore, 88 contrari, 111 astensioni). L’Unione in quanto tale non parla ancora con un’unica voce in politica estera, e riconoscere gli Stati è legalmente prerogativa degli Stati. Ma l’Assemblea dell’Unione ha forzato abitudini, tempi, pavidità, contro il parere delle destre più gelose delle sovranità assolute degli Stati, e con il suo voto ha affermato di voler esserci e di voler dire la sua parola inequivocabile, su una questione del Medio Oriente che, irrisolta, ha generato lungo i decenni un gran numero di guerre e di morti. In quest’ambito, il Parlamento non ha esitato a lanciare un messaggio di disapprovazione nei confronti del governo israeliano, che si è adoperato in tutti i modi per evitare che l’Europa uscisse allo scoperto con questa dichiarazione, e si conquistasse un diritto di presenza e di parola politica in materia, seguendo la linea degli Stati dell’Unione che già hanno riconosciuto lo Stato Palestinese. L’Alto Rappresentante Federica Mogherini vedrà fortemente accresciuti il proprio peso e la propria influenza, se vorrà esercitarli, dopo la decisione dei parlamentari riuniti a Strasburgo.

Alcuni gruppi politici hanno tentato di dire che la risoluzione approva e legittima lo Stato palestinese a condizione che i negoziati di pace riprendano seriamente e abbiano successo. È un’interpretazione del tutto fallace della mozione appovata. Il riconoscimento «va di pari passo» con i negoziati di pace – questo dice letteralmente il testo – e la condizionalità fortunatamente non c’è.


 

Proposta di risoluzione presentata dal Gruppo GUE/NGL:
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Lo spirito europeo che manca in Israele

Bruxelles, 11 novembre 2014

Prima riunione della Delegazione per le relazioni con Israele: intervento di Barbara Spinelli

Martedì 11 novembre l’Ambasciatore David Walzer, Direttore della Missione Israeliana presso l’Ue, è intervenuto in una riunione della Delegazione di Israele del Parlamento europeo. Il diplomatico israeliano ha duramente attaccato l’atteggiamento europeo, assai contrario ultimamente alle politiche di Gerusalemme, accusando Abū Māzen di incoraggiare attacchi contro il popolo israeliano. L’ambasciatore ha dichiarato che palestinesi ed estremisti conducono da mesi una campagna di odio e di eccitamento degli animi, e che dall’inizio del 2014 Israele ha subito più attacchi fatali di carattere terroristico che nell’insieme dei due anni precedenti. Per Walzer la recente campagna nelle capitali europee, sempre più critica nei confronti di Israele, costituisce un atteggiamento molto rischioso in una regione così infuocata. Mentre una nuova forma di Islam estremamente aggressivo – “che non esita a tagliare le teste alle persone” – viene vista generalmente come il pericolo prioritario, per l’ambasciatore l’avanzata di IS (o DAESH) non deve sminuire la percezione della minaccia iraniana, o di quella siriana impersonata da Assad che resta il vero nemico. Per il diplomatico è importante che l’Unione europea comprenda che Hamas, Al-Qaeda, Al-Shabaab e IS sono espressioni della stessa ideologia, e perseguono lo stesso obiettivo: la realizzazione di una vasta regione araba nella quale applicare il fondamentalismo islamico. La sola differenza tra i vari movimenti è costituita dai tempi in cui bisogna realizzare tale comune obiettivo: se subito (DAESH) o procrastinandolo nel tempo (Hamas).

Questi punti di crisi creano un ostacolo nei rapporti tra Israele e l’Ue, le cui relazioni coprono un ampio ventaglio (dall’industria alla medicina, dagli studi scientifici a quelli umanistici). Molti israeliani sentono di essere anche europei e possiedono il passaporto di uno Stato Membro, mentre le università israeliane si fanno guidare nel loro insegnamento dallo spirito delle università europee.

Nei suoi interventi, l’eurodeputato Barbara Spinelli si è rivolto all’ambasciatore Walzer, condividendo l’idea che il caos nella regione produce violenza e non viceversa, a cominciare dall’uccisione recente di due israeliani: un tragico evento che senz’altro va deplorato. L’Eurodeputato ha tuttavia ricordato come il caos abbia molte radici, sia nella politica palestinese sia nella politica del governo israeliano, responsabile dell’indebolimento di Abū Māzen che dovrebbe essere il suo naturale interlocutore. Più volte, ha ricordato Spinelli, il Presidente dell’Autorità Palestineseha criticato Hamas descrivendola come “l’altra faccia dell’IS”. L’eurodeputato è del parere che l’estremismo palestinese sia una reazione al permanere e all’espandersi di colonie israeliane nei territori occupati.

Proprio perché concorda con l’ambasciatore sulle radici forti, nelle università israeliane, dello “spirito europeo”, Barbara Spinelli ha richiamato l’attenzione del suo interlocutore su quel che significò, nel dopoguerra, lo spirito europeo: significò, nella sostanza, la chiusura del capitolo delle colonizzazioni. In questo contesto ha citato le parole dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini, che qualche giorno prima aveva chiesto la fine della politica di colonizzazione a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, la fine delle demolizioni di case palestinesie delle loro confische.

Barbara Spinelli ha infine chiesto all’Ambasciatore che cosa pensasse dell’appello di 104 ex-generali israeliani, compresi alcuni ex capi del Mossad, in favore di negoziati di pace immediati con i rappresentanti palestinesi della Cisgiordania e anche di Gaza, oltre che con gli “Stati arabi moderati”. Alla domanda, David Walzer ha risposto che si potrebbero trovare molti più ex-ufficiali pronti ad appoggiare le politiche del proprio governo. E ha citato il detto secondo cui ogni israeliano ha almeno tre opinioni diverse. Ha ricordato anche che suo padre ha combattuto la guerra del 1948, mentre lui personalmente è stato arruolato nel 1973 e i suoi tre figli sono attualmente nell’esercito. La sua speranza è che i suoi nipoti vivranno in pace senza essere obbligati ad arruolarsi nell’esercito israeliano. Ha infine ribadito che non ci sono stati cambiamenti nello status quo stabilito nel 1967. Infine, per quanto riguarda i nuovi appartamenti a Gerusalemme Est voluti dal governo Netanyahu, Walzer ha insistito che l’attività edilizia in questione riguarda aree con vecchi stabili che già sono sotto il controllo israeliano e non costituiscono quindi colonie, ma rientrano piuttosto nella “riqualificazione di quartieri già israeliani”. Rispondendo a quest’ultima affermazione di David Walzer, Barbara Spinelli ha chiesto all’ambasciatore se davvero l’ambasciatore fosse convinto, contro la realtà dei fatti, che costruire appartamenti sia qualcosa di diverso dal mandare nuovi coloni nei territori occupati.

Riconoscere lo stato di Palestina

Agenzia di stampa Fidest, 28 novembre 2014

“Perché l’Europa deve riconoscere lo Stato della Palestina?” chiede Barbara Spinelli intervenendo nella sessione plenaria del Parlamento europeo. “Non per indebolire Israele, ma per sanare le sue ferite, e restituirle una forza politica condannata a perire, se è solo forza militare”. L’eurodeputata del Gue-Ngl/Lista Tsipras si è detta convinta che “non si possa chiedere ai palestinesi l’assoggettamento senza fine e la rinuncia a una statualità. Anche in Europa le cose andarono così. L’unificazione fu possibile quando le frontiere non furono più contese. Solo frontiere certe sono sormontabili”. Per questo, ha continuato Spinelli, “è così importante che sia l’Unione – non solo una serie di suoi Stati – a compiere il gesto decisivo: riconoscere ai Palestinesi il riscatto di una statualità. Se il gesto non viene compiuto, i governi israeliani proveranno un sollievo breve. Ricadranno in sempre nuove guerre, come i sonnambuli nazionalismi che distrussero l’Europa”. (Daniela Padoan)

Fonte

Perché l’Europa deve riconoscere lo Stato della Palestina

di mercoledì, novembre 26, 2014 0 , , Permalink
Israele, Giordania, Libano, Siria e Palestina in una fotografia scattata da un membro dell'equipaggio della Stazione spaziale internazionale. Image credit: NASA

Israele, Giordania, Libano, Siria e Palestina in una fotografia scattata dalla Stazione spaziale internazionale. Image credit: NASA.

Strasburgo, 26 novembre 2014. Intervento in plenaria di Barbara Spinelli in occasione della Dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza*

Perché l’Europa deve riconoscere lo Stato della Palestina? Non per indebolire Israele, ma per sanare le sue ferite e restituirgli una forza politica condannata a perire, se è solo forza militare. Perché nessuno Stato può sopravvivere come democrazia se occupa terre non sue. Penso che Israele abbia bisogno di darsi infine frontiere non solo legali ma legittime. Penso che non si possa chiedere ai palestinesi l’assoggettamento senza fine e la rinuncia alla statualità. Anche in Europa le cose andarono così. L’unificazione fu possibile quando le frontiere non furono più contese. Solo frontiere non più contese sono sormontabili.

Israele deve la sua nascita a capitoli neri della storia d’Europa. Ne siamo co-responsabili. Per questo è così importante che sia l’Unione – non solo una serie di suoi Stati – a compiere il gesto simbolico ma decisivo: riconoscere ai Palestinesi il riscatto d’una statualità.

Se il gesto non viene compiuto, i governi israeliani proveranno un sollievo breve. Ricadranno in sempre nuove guerre, come i sonnambuli governi nazionalisti che distrussero l’Europa in nome di un’etnia o una terra colpevolmente sacralizzata.

 

* il voto sulla mozione era previsto per oggi, 26 novembre. È stato rinviato a dicembre, su pressioni del Partito Popolare.

Due popoli in due stati

di mercoledì, luglio 9, 2014 0 , , Permalink

Testo del comunicato stampa della delegazione italiana nel Gue composta dai tre eletti nella Lista Tsipras Eleonora Forenza, Barbara Spinelli e Curzio Maltese, 9 luglio 2014

43 morti in due giorni a Gaza, un giovane palestinese bruciato vivo a Gerusalemme Est, migliaia di feriti, case distrutte in nome “della caccia al terrorista”: è questo il bilancio degli ultimi giorni della violenza israeliana contro il popolo palestinese e della rappresaglia al rapimento e all’uccisione di tre giovani israeliani.

Come delegazione italiana della lista L’Altra Europa con Tsipras chiediamo che l’Unione europea interrompa immediatamente il suo complice silenzio, che condanni l’ennesima violazione dei diritti umani da parte del Governo israeliano e che si assuma la responsabilità politica di lavorare per un vero processo di pace che porti al’ unica soluzione possibile: due popoli, due Stati.

Come gruppo della GUE abbiamo chiesto alla conferenza dei presidenti del parlamento europeo che si discuta di tutto questo durante la sessione di Strasburgo della prossima settimana.