L’inadeguatezza di Federica Mogherini

COMUNICATO STAMPA

«Ignorando le domande dell’Onu e le denunce internazionali, la Commissione UE reitera il sostegno alla guardia costiera libica per ‘una
gestione della migrazione basata sui diritti’»

Bruxelles, 1 luglio 2017

L’Alto rappresentante e vicepresidente della Commissione europea Federica Mogherini ha risposto a un’interrogazione parlamentare con richiesta di risposta scritta presentata da Barbara Spinelli e sottoscritta da quaranta deputati europei appartenenti a differenti gruppi politici (PPE, ALDE, Verdi, S&D, EFDD, GUE/NG) per chiedere conto dei piani della Commissione sulla cooperazione con la Libia in materia di migrazione.

Di seguito, il testo dell’interrogazione e la risposta della Vicepresidente / Alto rappresentante Mogherini.

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-001542/2017

alla Commissione (Vicepresidente / Alto rappresentante)

Articolo 130 del regolamento

3 febbraio 2017

«Stando a una relazione pubblicata il 13 dicembre 2016 dalla missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) e dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani (UNHCHR)[1], il collasso del sistema giuridico della Libia ha determinato uno stato di impunità in cui gruppi armati, bande criminali, trafficanti e persino funzionari pubblici ricorrono a metodi altamente illegali per controllare il flusso di migranti e richiedenti asilo in tutto il paese. I migranti sono detenuti arbitrariamente in centri di detenzione, gestiti per la maggior parte dal dipartimento per la lotta all’immigrazione illegale (DCIM), e vengono sottoposti a tortura e altri maltrattamenti per mano delle guardie di tale dipartimento. Le condizioni di detenzione sono degradanti e inumane: i migranti sono sottoposti a detenzione illecita, torture, uccisioni, sfruttamento sessuale e altre violazioni dei diritti umani. L’UNSMIL ha ricevuto informazioni da fonti credibili che taluni membri delle istituzioni statali e funzionari locali partecipano alla tratta, allo sfruttamento e alle violenze nei confronti dei profughi.

Alla luce di quanto precede e del parere delle Nazioni Unite secondo cui la Libia non è un paese sicuro, quali sono i criteri adottati dalla Commissione per la cooperazione con la Libia?

Può l’esternalizzazione delle operazioni di ricerca e soccorso costituire, di fatto, un respingimento?

Qual è la base sostenibile per ritenere appropriata la conclusione di un partenariato con tale paese terzo, che manca tuttora di una struttura statale stabile e non ha neppure firmato la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati?»

Risposta della Vicepresidente Federica Mogherini

a nome della Commissione

IT E-001542/2017

28 giugno 2017

«L’UE non persegue né prevede il rimpatrio dagli Stati membri in Libia dei migranti e richiedenti asilo. Le misure previste intendono potenziare la capacità della Libia di controllare la propria frontiera meridionale e le proprie acque territoriali, promuovendo al tempo stesso i diritti umani. I diritti umani e un trattamento corretto dei migranti sono altresì elementi importanti della formazione prevista dall’EUNAVFOR MED operazione Sophia a favore della guardia costiera e della marina libiche, nonché della missione dell’UE di assistenza alle frontiere (EUBAM) in Libia.

L’UE finanzia la formazione della guardia costiera libica e sostiene una gestione della migrazione basata sui diritti in Libia. Nel febbraio 2016 il mandato dell’EUBAM è stato modificato per integrare un’eventuale missione civile di gestione delle crisi riguardante lo sviluppo di capacità e assistenza nei settori della cooperazione di polizia, dello Stato di diritto e della gestione delle frontiere, volta a fornire consulenza e formazione alle autorità libiche.

Recentemente, il Fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa[2] ha adottato un programma di 90 milioni di EUR per rafforzare la protezione e la resilienza dei migranti, dei rifugiati e delle comunità di accoglienza in Libia. Il programma, attuato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, dalla Gesellschaft für Inernational Zusammenarbeit tedesca, dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia e dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, comprenderà tra l’altro una componente riguardante la protezione di tutte le persone in stato di necessità (migranti, rifugiati, sfollati interni e rimpatriati) e la promozione di soluzioni alternative alla detenzione, il rimpatrio volontario assistito e la reintegrazione, la promozione dello sviluppo socioeconomico a livello comunale e il sostegno alla governance locale in Libia.

Parallelamente, attraverso lo strumento europeo di vicinato, è in corso un pacchetto dell’UE di 120 milioni di EUR per la società civile, la governance, la sanità, la gioventù e l’istruzione, la migrazione, il sostegno al processo politico, alla sicurezza e alla mediazione».

 

Al Rapporto UNSMIL-UNHCHR, cui si riferiva l’interrogazione parlamentare, hanno fatto seguito le seguenti relazioni e denunce:

L’8 maggio 2017, il procuratore della Corte penale internazionale Fatou Bensouda ha riferito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull’indagine in corso sulle violazioni dei diritti umani in Libia, dicendosi «profondamente allarmata dai rapporti secondo cui migliaia di migranti vulnerabili, compresi donne e bambini, vengono detenuti in centri spesso in condizioni inumane».[3]

Il 18 maggio, l’Ong tedesca Sea-Watch ha denunciato alla Corte penale internazionale dell’Aja un incidente occorso il 19 maggio in acque internazionali: un pattugliatore libico aveva tentato di speronare la nave Sea-Watch 2 mentre si apprestava a eseguire un salvataggio, aveva aperto il fuoco ad altezza d’uomo contro un peschereccio carico di migranti e aveva riportato i migranti in Libia, violando il principio di non-refoulement.[4]

Il 1° giugno, il gruppo di esperti sulla Libia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto che parla di «esecuzioni, torture, deprivazione di cibo, acqua e servizi igienici», e ha dichiarato che «i trafficanti di esseri umani, il Dipartimento di contrasto all’immigrazione illegale libico e le guardia costiera libica sono direttamente coinvolti nelle violazioni dei diritti umani».[5]

Il 19 giugno, Human Rights Watch ha affermato che «le forze libiche hanno esibito un atteggiamento irresponsabile, tale da mettere in pericolo le persone a cui venivano in aiuto, e per questo motivo l’Italia e altri Paesi dell’Unione europea non dovrebbero cedere il controllo delle operazioni di soccorso in acque internazionali alle forze libiche».[6]

Il 20 giugno, il rappresentante speciale dell’ONU in Libia, Martin Kobler, ha affermato davanti alla Commissione affari esteri (AFET) del Parlamento europeo: «Sconsiglio di continuare la formazione della guardia costiera libica in assenza di un vigile controllo internazionale. […] Su Youtube potete vede tutto, comprese le guardie costiere libiche che respingono le persone e le gettano in acqua perché anneghino, oppure le riportano sulle spiagge. L’Unione europea dovrebbe cominciare a riflettere su come evitare le violazioni commesse da coloro che essa stessa sta formando».[7]

Il 21 giugno, Amnesty International ha lanciato un monito alle istituzioni europee: «l’UE sta consentendo alla guardia costiera libica di riportare migranti e rifugiati sulla terraferma in un Paese dove le detenzioni illegali, la tortura e lo stupro sono la regola. Mentre rafforza l’operatività della guardia costiera libica, l’Unione chiude gli occhi di fronte ai gravi rischi insiti in questa cooperazione».[8]

 Il 28 giugno – data della risposta della Vicepresidente Federica Mogherini – l’Upper Tribunal di Londra ha sentenziato che non si possono effettuare rimpatri in Libia perché «The violence in Libya has reached such a high level that substantial grounds are shown for believing that a returning civilian would, solely on account of his presence on the territory of that country or region, face a real risk of being subject to a threat to his life or person».[9]

[1] http://www.ohchr.org/Documents/Countries/LY/DetainedAndDehumanised_en.pdf

[2]   Decisione della Commissione, del 20 ottobre 2015, sull’istituzione di un fondo fiduciario di emergenza dell’Unione europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa, C(2015) 7293 final.

[3] http://webtv.un.org/search/-fatou-bensouda-icc-prosecutor-on-the-situation-in-libya-security-council-7934th-meeting/5426325092001?term=bensouda.

[4]  https://sea-watch.org/en/17246/

[5] Letter dated 1 June 2017 from the Panel of Experts on Libya established pursuant to resolution 1973 (2011) addressed to the President of the Security Council, § 104, http://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/N1711623.pdf.

[6] Dichiarazione di Judith Sunderland, direttore associato di Human Rights Watch per Europa e Asia centrale, Ue: delegare i soccorsi alla Libia significa mettere vite a repentaglio, https://www.hrw.org/it/news/2017/06/19/305148.

[7] Martin Kobler, L’UE doit arrêter de former les garde-côtes libyens!

[8] https://www.amnesty.it/amnesty-international-sulla-richiesta-collaborazione-la-guardia-costiera-libica/

[9] http://www.statewatch.org/news/2017/jun/uk-immigration-asylum-tribunal-zmm-v-home-sec-returns-to-libya-28-6-17.pdf

 

103 firme per un fondo di sostegno agli accademici licenziati in Turchia

Dear HR/VP Federica Mogherini,

Dear Commissioner Tibor Navracsics,

Please find enclosed a letter regarding a recent new purge in Turkey of 4464 public workers, that involved 330 academics and scholars who have been expelled from their positions.

On June 8th, 2016, You presented a new ‘Strategy for international cultural relations‘, which aims to encourage cultural cooperation between the EU and its partner countries and promote a global order based on peace, the rule of law, freedom of expression, mutual understanding and respect for fundamental values.

In the press release, You affirmed that cultural exchange and cultural institutions will be called upon to play a crucial role in strengthening international partnerships.

Considering the grave situation in Turkey, as described also by President Jean-Claude Juncker during the last sitting of the European Parliament, held on the 1st of March, we propose in our letter, co-signed by 102 academics and Members of the European Parliament, the creation of an EU fund having the aim of supporting the Turkish academics and scholars in need.

This fund could be based in Brussels and created in accordance with the framework of EU strategy on the central role of culture in foreign policy. Such a fund would prioritize the protection of Turkish intellectual and cultural life, with a particular focus on freedom of expression and information and the right to have rights.

Thank you very much,

barbara spinelli

Human rights situation in Bahrain

Lettera indirizzata all’Alto Rappresentante Federica Mogherini sottoscritta da 42 deputati europei – tra cui Barbara Spinelli – riguardante la situazione dei diritti umani in Bahrain.

To the kind attention of: Ms Federica Mogherini HR/VP

Brussels, 3 June 2016

Dear High Representative,

The co-signatory Members of Parliament are seriously concerned about the case of Mr Mohamed Ramadan and Husain Ali Moosa, two Bahraini men currently serving a death sentence in Jau Prison and awaiting their execution. We wish to reiterate our strong concerns and call for action to ensure the release of Mr Ramadan and Mr Moosa. Mohammed Ramadan is a 32-year-old Bahraini airport security guard. He peacefully participated in anti-government protests, nonviolent marches and other political activities carried out by those opposing the ruling royal family of Bahrain. As a consequence, he was arrested on 18 February 2014, at the airport where he worked, without being presented an arrest warrant. For four days, Mr Ramadan’s family did not know his whereabouts. Mr Ramadan was accused, alongside Mr Moosa who was detained a few days earlier, of being involved in a bomb explosion that resulted in the death of a policeman in al-Deir village on 14 February 2014.

Mr Ramadan and Mr Moosa told their lawyers that he had been tortured during interrogation at the Criminal Investigations Directorate (CID). They alleged that security officers severely beat them on their hands, feet, body, neck, and head. The torture continued until Mr Moosa agreed to make a false confession fabricated by the authorities, which was also used to incriminate Mr Ramadan. Such confessions were later used as the main evidence in their trial. On 14 August 2014, five United Nations human rights experts, including the Special Rapporteur on Torture Juan Mendez, expressed serious concerns over Mr Ramadan’s confession, clearly obtained under duress and torture.

On 29 December 2014, a Bahraini Court sentenced Mr Ramadan and Mr Moosa to the death penalty. Nine of the others defendants received six years of incarceration and one was sentenced to life imprisonment. On 27 May 2015, a Court of Appeal upheld the sentence. Further, on 16 November 2015, the Bahraini Court of Cassation rejected the final appeal of Mr Ramadan. The death sentence has been passed to the King. It is now up to the King of Bahrain to sign Mr Ramadan and Mr Moosa’s death sentence, putting them at an imminent risk of execution.

The European parliament has previously shown its concern on the case of Mr Ramandan and Mr Moosa. On 24 November 2015, six Members of the European Parliament issued a Parliamentary Question inquiring into the steps the EEAS was going to take to pressure the Bahraini authorities to revoke Mr Moosa and Mr Ramadan’s sentences. Further, on 4 February 2016 the European Parliament adopted an Urgency Resolution on the case of Mohamed Ramandan, also citing the case of Husain Ali Moosa.

Among other topics, the Resolution clearly pointed out to “remind the Bahraini authorities that Article 15 of the Convention Against Torture and other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment prohibits the use of any statement made as a result of torture as evidence in any proceedings”. Further, it expressed its concerns over the wide anti-terror laws in Bahrain, via which Mr Moosa and Mr Ramadan have been sentenced to the death penalty. During last year alone, Bahraini courts passed seven new death sentences, bringing the total number of persons on death row in the country to ten, showing a dangerous trend of rapprochement towards Saudi Arabia and a sharp increase in the use of death sentences, even in cases where due process has not been respected during judicial proceedings. Overall, the European Union has a strong stance against any kind of torture or inhuman or degrading treatment, as proven by the EU Council Guidelines on Torture, other cruel, inhuman or degrading treatment or punishment adopted in 2001, updated in 2012.

The adopted Resolution also highlighted the lack of due judicial process in Bahraini courts, stressing “the importance (…) in particular as regards its judicial system, with a view to ensuring compliance with international human rights standards”. Both Mr Ramadan and Mr Moosa’s trials were severely flawed, not covering their basic rights under the ICCPR Convention, to which Bahrain acceded on 20 September 2006.

Despite its strong stance against the death penalty and the numerous occasions on which the European Parliament has shown grave concern for Mr Ramadan and Mr Moosa, the situation of both men remains unchanged. Both Mohamed and Husain Ali are still serving a capital sentence in Bahrain and their execution is a real and imminent threat.

We therefore ask the European External Action Service to assertively call on the Bahraini government to pardon Mr Ramadan and Mr Moosa and to ask for their immediate release and the dropping of all charges against them. We further encourage the EEAS to share with the European Parliament the concrete actions it is taking, regarding its relations with Bahrain, to ensure that all trials and judicial proceedings are in full compliance with the Rule of Law, international law and the ICCPR Convention.

The signatories to this letter are also concerned about the use of vague and ill-defined anti-terror laws in Bahrain, and other Gulf Cooperation Council countries, and call on the EEAS to further strengthen its efforts on this area and ensure that such anti-terror measures do not hinder or target peaceful civil, political and human rights activists.

Testo della lettera e firmatari

Lettera all’Alto Rappresentante sul caso di Ahmed Abdallah

Bruxelles, 29 aprile 2016

Cinquantanove parlamentari europei hanno sottoscritto una lettera promossa da Barbara Spinelli indirizzata all’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e Vice Presidente della Commissione europea Federica Mogherini a seguito dell’arresto e del fermo di Ahmed Abdallah, co-fondatore della Commissione egiziana per i Diritti e le Libertà.

Il 25 aprile 2016, il Dr. Ahmed Abdallah, co-fondatore della Commissione egiziana per i Diritti e le Libertà, è stato arrestato e incriminato per varie accuse di terrorismo. La Commissione egiziana per i Diritti e le Libertà ha acquisito notorietà grazie al proprio lavoro di indagine sui casi di sparizioni forzate in Egitto e per il sostegno offerto agli avvocati italiani ed egiziani che si stanno occupando del caso di Giulio Regeni. Insieme al Dr. Abdallah, altri 46 attivisti sono stati convocati a seguito delle proteste scoppiate al Cairo dopo la decisione del Governo egiziano di consegnare le isole di Tinar e Sanafir all’Arabia Saudita. Più di 100 persone sono state arrestate in otto diversi governatorati dell’Egitto, compresi il Cairo ed Alessandria.

Con questa lettera i Parlamentari europei esprimono, ancora una volta, la propria profonda preoccupazione per il rispetto dei diritti umani nel Paese.

«Il 10 marzo 2016, il Parlamento europeo ha approvato una Risoluzione sull’Egitto denunciando, al paragrafo 5, “le continue vessazioni subite dalla Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF) a causa del ruolo svolto nella campagna ‘Stop alle Sparizioni Forzate’ in Egitto”. Il Parlamento europeo ha richiesto, in varie Risoluzioni, al governo egiziano di dare priorità alla tutela e promozione dei diritti umani e di garantire la responsabilità per violazioni di tali diritti».

«Chiediamo l’immediato rilascio di tutte le persone detenute e condannate per il solo fatto di aver esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica. Chiediamo inoltre all’Alto Rappresentante/Vice Presidente della Commissione Federica Mogherini di permettere allo staff legale della delegazione europea al Cairo di seguire e monitorare da vicino lo svolgimento dei processi di coloro che siano stati accusati di tali crimini, incluso il Dr. Ahmed Abdallah».

«Inoltre, sollecitiamo gli Stati Membri a rispettare la Posizione Comune 2008/944/PESC recante criteri per l’esportazione di armi convenzionali che devono essere da essi applicati per la concessione delle relative licenze».

Qui il testo della lettera con l’elenco dei firmatari

Lettera a Federica Mogherini sulla situazione del giornalista palestinese Mohammed al-Queeq

Di seguito il testo della lettera, sottoscritta anche da Barbara Spinelli

25 February 2016

Dear Ms Mogherini, High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy,

We are writing to you, as you are currently holding the position of the High Representative of the European Union for Foreign Affairs and Security Policy/Vice- President of the European Commission, to express our deep and well founded concern for the deteriorating condition of the Palestinian journalist Mohammed al-Queeq, who has today reached his 90th day of hunger strike.

Al-Qeeq, 33, who is a reporter for Al-Majd, was detained by Israeli forces on the 21st of November. He has been on hunger strike since the 25th of that month, initially in protest at his torture upon arrest, and subsequently his sentence of six months imprisonment without trial or charges. He is currently being held in HaEmek hospital in Afula, and while his administrative detention was deemed as suspended by the Israeli supreme court, he still cannot leave the hospital and the Israeli military denied his request to be transferred to a Palestinian hospital in the West Bank. He has maintained his strike and says he will accept treatment only under conditions of freedom in a Palestinian hospital.

Although al-Qeeq has been denied visitors on the grounds of his extremely fragile medical condition, he has been visited by Archbishop Atallah Hanna, who reported that al-Qeeq is in critical condition and suffering from severe pain. ““The imprisoned al-Qeeq is on hunger strike for the freedom that he deserves. He is entitled to return to his family and to his children who are impatiently waiting. We stand in solidarity with him and with all prisoners and detainees in Israeli jails,” said Hanna.

The HaEmek hospital waiting room in Afula has filled with visitors for al- Qeeq, 40 Palestinians are on hunger strike in solidarity with al- Qeeq in front of the hospital, five of whom have been arrested by Israeli forces, and Knesset member Haneen Zoabi was forced to leave the hospital. Doctors have reported that he has now lost much of his hearing and ability to speak; and describe him as being in danger of death at any time, and predict his experiencing medical consequences that will continue after his detention.

Echoing the UN’s call to either charge or release al-Qeeq, we urge you to take immediate and effective action to ensure his safety. We urge you to make a public statement to demand the release of Mohamed Al Qeeq to a facility where he can receive adequate care in a safe environment. Furthermore we look forward to hearing from you what other action you have taken and what the responses have been from the Israeli officials.

Sincerely,

Bart Staes (Greens)
Paloma Lopez Bermejo (GUE/NGL)
Stefan Eck (GUE/NGL)
Molly Scott Cato (Greens)
Barbara Spinelli (GUE/NGL)
Nessa Childers (S&D)
Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL)
Miguel Urban Crespo (Podemos)
Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL)
Yannick Jadot (Greens)
Ivo Vajgl (Alde)
Gabriele Zimmer (GUE/NGL)
Edouard Martin (S&D)
Stelios Kouloglou (GUE/NGL)
Ernest Urtasun (Greens)
Izaskun Bilbao Barandica (Alde)
Anamaria Gomes (S&D)
Martina Anderson (Sinn Féin)
Matt Carthy (Sinn Féin)
Lynn Boylan (Sinn Féin)
Liadh Ní Riada (Sinn Féin)
Merja Kyllönen (GUE/NGL)
Soraya Post (S&D)
Agnes Jongerius (S&D)
Maria Heubuch (Greens)
Judith Sargentini (Greens)
Monika Vana (Greens)
Claude Rolin (EPP)
Jordi Sebastià (Greens)
Tania Gonzalez Penas (GUE/NGL)
Kostas Chrysogonos (GUE/NGL)
Xabier Benito Ziluaga (GUE/NGL)
Javier Nart (Alde)
Philippe Lamberts (Greens)
Marita Ulvskog (S&D)
José Inácio Faria (Alde)
Brando Benifei (S&D)
Patrick Le Hyaric (GUE/NGL)
Pascal Durand (Greens)
Margrete Auken (Greens)
Jean Lambert (Greens)
Anne-Marie Mineur (GUE/NGL)
Eleonora Forenza (GUE/NGL)
Josu Juaristi Abaunz (GUE/NGL)
Zoltán BALCZÓ (NI)
García Pérez (S&D)
Kati Piri (S&D)
José Bové (Greens)
Marisa Matias (GUE/NGL)
Bodil Valero (Greens)
Keith Taylor (Greens)
Catherine Stihler (S&D)
Beatriz Becerra Basterrechea (Alde)
Julie Ward (S&D)
Jens Nilsson (S&D)
Alfred Sant (S&D)

Per un’indagine indipendente sull’assassinio di Giulio Regeni

Le deputate europee Barbara Spinelli e Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL) chiedono all’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza di adoperarsi  per ottenere un’indagine del tutto indipendente sull’assassinio di Giulio Regeni. 43 europarlamentari hanno firmato la lettera, inviata il 19-2-16.

Bruxelles, 12 febbraio 2016

Gentile Vicepresidente, signora Mogherini,

Il 2 febbraio 2016 il corpo di Giulio Regeni, il ricercatore italiano dell’Università di Cambridge scomparso al Cairo il 25 gennaio, è stato ritrovato in un fosso lungo una strada dei sobborghi del Cairo, con segni di orribili torture e di una morte violenta. Non è stato un semplice incidente “come ne capitano ovunque, senza conseguenze per la stabilità in Egitto”, come affermato da un influente membro del Parlamento europeo nel corso di una visita ufficiale al Cairo. Regeni stava svolgendo una ricerca sullo sviluppo dei sindacati indipendenti nell’Egitto del dopo-Mubarak e del dopo-Morsi. Questo ci rammenta che il governo militare egiziano non sta contrastando solo la minaccia terrorista ma, in parallelo, una vasta opposizione sociale, largamente negletta dai media e dai governi europei.

Giulio Regeni non era un giornalista né un attivista. Era uno studioso cosmopolita che amava l’Egitto e concepiva il proprio lavoro come un ponte tra società e culture. Nel corso della sua ricerca era entrato in contatto con persone e associazioni della società civile che erano oggetto della sua tesi di dottorato e al tempo stesso della feroce repressione troppo spesso perpetrata dagli apparati di sicurezza nazionale. Cercava di comprendere le rivendicazioni dell’opposizione sociale e di renderle visibili al mondo esterno.

Molto probabilmente la sua ricerca sul campo è stata percepita come un’intromissione da stroncare nel più brutale dei modi.

Dopo la sua morte, più di 4.600 accademici di tutto il mondo hanno firmato una lettera aperta chiedendo un’inchiesta sulla sua morte violenta e sul numero crescente di scomparse forzate in Egitto. [1]

Il caso di Giulio Regeni si aggiunge alla lunga lista di sparizioni che si sono verificate in Egitto dopo la caduta del governo Morsi e l’elezione a Presidente di Abdel Fattah al-Sisi. Solo nel 2015, la Commissione Egiziana per i Diritti e la Libertà (ECRF) ha denunciato la scomparsa di 1.700 cittadini egiziani. Tra aprile e novembre di quest’anno, sono scomparse altre 503 persone.

Siamo consapevoli che l’inchiesta sulla morte di Regeni non è ancora conclusa, e che l’indipendenza delle indagini non è garantita, ma crediamo che quanto è accaduto a lui e a migliaia di vittime egiziane come lui non possa essere trattato alla stregua di un “incidente”. Deve condurre a un ripensamento dell’appoggio fornito dall’Unione Europea al governo egiziano, assicurando che la questione dei diritti umani sia affrontata nella maniera più esplicita e in considerazione della loro sempre più palese violazione nel Paese, certificata da numerose Ong, da Human Rights Watch e da Amnesty International.

Sottolineiamo la nostra preoccupazione per il ruolo che gli interessi economici e geostrategici degli Stati europei potrebbero assumere. Tale ruolo non deve portare a un abbassamento della nostra vigilanza sui diritti umani, sul pluralismo democratico, sulla libertà di parola, sul sindacalismo indipendente. È l’opposto che deve accadere.

Siamo ugualmente preoccupate per la politica di rimpatri adottata dall’Unione Europea nei confronti dei profughi provenienti dall’Egitto. Secondo l’agenzia Frontex, infatti, nel 2014 l’Egitto figurava nella classifica dei primi dieci Paesi per rimpatri forzati – benché secondo il rapporto Egypt Progress 2014 “l’uscita dalle carceri e dai centri di detenzione è spesso condizionata alla partenza dall’Egitto, e le condizioni di asilo sono considerate un importante fattore di spinta (push-factor) per i migranti che tentano la fuga via mare”. Tali rimpatri sistematici violano il diritto d’asilo e di esame individuale di ciascuna domanda, e non tengono conto della situazione in Egitto.

Le chiediamo, come Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, di agire con forza per ottenere un’indagine del tutto indipendente sull’assassinio del dott. Regeni. I responsabili del suo brutale omicidio devono rispondere della loro azione, e la richiesta di verità e giustizia deve essere soddisfatta.

Il Parlamento europeo ha già espresso in diverse occasioni la propria apprensione per la situazione dei diritti umani e sociali nel Paese: attraverso la risoluzione sulla libertà di espressione e di riunione in Egitto (17/07/2014), sulla situazione in Egitto (15/01/2015) e sul caso di Ibrahim Halawa, il cittadino irlandese detenuto, torturato e a rischio di pena di morte (12/12/2015). É per questo che La invitiamo a considerare la natura non accidentale di questa morte, per rendere finalmente operante un vero dialogo sui diritti umani e la democrazia nel quadro dell’Accordo di Associazione, e a sostenere la capacità della società civile egiziana di contribuire in modo più efficace al processo democratico e politico, come stabilito dal Piano d’Azione Ue-Egitto.

Con i migliori saluti,

Barbara Spinelli – Marie Christine Vergiat

 

[1] http://www.theguardian.com/world/2016/feb/08/egypt-must-look-into-all-reports-of-torture-not-just-the-death-of-giulio-regeni

English version (.pdf file)

Firme

Barbara Spinelli e Marie Christine Vergiat – GUE/NGL
Bart Staes – Greens/EFA
Paloma Lopez Bermejo – GUE/NGL
Takis Hadjigeorgiou – GUE/NGL
Eleonora Forenza – GUE/NGL
María Teresa Giménez Barbat – ALDE
Patrick Le Hyaric – GUE/NGL
Miguel Urbán Crespo – GUE/NGL
Kostas Chrysogonos – GUE/NGL
Tania González Peñas – GUE/NGL
Stephan Eck – GUE/NGL
Helmut Scholz – GUE/NGL
Nicola Caputo – S&D
Curzio Maltese – GUE/NGL
Claude Turmes – Greens/EFA
Ana Maria Gomes – S&D
Elly Schlein – S&D
Maite Pagazaurtundúa Ruiz – ALDE
Barbara Lochbihler – Greens/EFA
Martina Anderson – GUE/NGL
Matt Carthy – GUE/NGL
Lynn Boylan – GUE/NGL
Liadh Ní Riada – GUE/NGL
Kostadinka Kuneva – GUE/NGL
Eleonora Evi – EFDD
Tiziana Beghin –EFDD
Dario Tamburrano –EFDD
Hilde Vautmans – ALDE
Isabella Adinolfi –EFDD
Petras Auštrevičius – ALDE
Julia Reda – Greens/EFA
Judith Sargentini – Greens/EFA
Eva Gro Joly – Greens/EFA
Beatriz Becerra Basterrechea – ALDE
Laura Ferrara –EFDD
Marco Zullo –EFDD
Merja Kyllönen – GUE/NGL
Bronis Ropė – Greens/EFA
Ignazio Corrao –EFDD
Elena Valenciano – S&D
Javi López – S&D
Sofia Sakorafa – GUE/NGL
Soraya Post – S&D
Fabio Massimo Castaldo –EFDD

Lettera a Federica Mogherini sul caso di Khalida Jarrar

Testo della lettera, co-firmata da Barbara Spinelli, inviata il 13 aprile 2015 all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari europei e la politica di sicurezza:

Honourable High Representative,

Recalling the European Parliament resolution of the 4th of September 2008 calling for “the immediate release of the imprisoned members of the Palestinian Legislative Council,” we urge the EU and its Member States to take immediate action in response to the arrest of PLC member Khalida Jarrar, and to ensure the release of all sixteen detained members of the PLC.

We express our strongest condemnation of the latest Israeli escalation against Palestinian legislators and the suppression of the Palestinian political leadership, namely the arrest of PLC member Khalida Jarrar after a raid on her family home in Ramallah at approximately 01:00.

Jarrar is a prominent feminist and advocate for the rights of Palestinian political prisoners. She is the Palestinian representative on the Council of Europe and chair of the Prisoners’ Committee of the PLC. Jarrar is also Vice President of the Board of Directors of Addameer Prisoner Support and Human Rights Association, a prominent Palestinian human rights NGO, and its former Executive Director.

The arrest of Jarrar comes approximately seven months after an Israeli military court attempted to forcibly transfer her on August 20, 2014, from her home in Ramallah to Jericho.

Jarrar set up a protest tent in the PLC headquarters and received widespread international and Palestinian support, causing the order to be shortened to one month and therefore quashed on September 16, 2014. This attempt to forcibly transfer a person under occupation is a violation of the Fourth Geneva Convention, and was widely condemned around the world, including by Members of European Parliament.

Jarrar is also a member of the Palestinian national follow-up commission for the International Criminal Court. The arrest of Jarrar is a clearly political attempt to undermine Palestinian leadership and thwart Palestinian attempts to pursue justice in the International Criminal Court.

The arrest of Jarrar and other Members of the Palestinian Parliament and their transfer from occupied territory into Israel are not only in violation of Articles 49 and 76 of the Fourth Geneva Convention but also blatantly violate international conventions and practices regarding the immunity of elected officials. Palestinian parliamentarians are frequently held in administrative detention without charge or trial, or tried in military courts that are mechanisms to produce a political result and in no way meet standards for a fair trial.

We call for the immediate release of Jarrar and all detained Palestinian parliamentarians and an immediate and definitive halt of all measures targeting our Palestinian Parliamentary colleagues, including arrests and expulsions from Jerusalem.

We urge you to use your position to garner support among institutions of the EU and its Member States and work to persuade them to take meaningful action to place significant pressure on Israel to ensure the release of Jarrar and Palestinian political prisoners, including all 16 detained members of the Palestinian Legislative Council.

Yours sincerely,

1. Martina Anderson (GUE/NGL)
2. Lynn Boylan (GUE/NGL)
3. Liadh Ní Riada (GUE/NGL)
4. Matt Carthy (GUE/NGL)
5. Neoklis Sylikiotis (GUE/NGL)
6. Patrick Le Hyaric (GUE/NGL)
7. Angela Vallina (GUE/NGL)
8. Marisa Matias (GUE/NGL)
9. Fabio De Masi (GUE/NGL)
10. Anne-Marie Mineur (GUE/NGL)
11. Malin Bjork (GUE/NGL)
12. Gabi Zimmer (GUE/NGL)
13. Dimitris Papadimoulis (GUE/NGL)
14. Marina Albiol Guzman (GUE/NGL)
15. Iosu Juaristi (GUE/NGL)
16. Barbara Spinelli (GUE/NGL)
17. Kostas Chrysogonos (GUE/NGL)
18. Lidia Sendra (GUE/NGL)
19. Paloma Lopez (GUE/NGL)
20. Joao Ferreira (GUE/NGL)
21. Ines Zuber (GUE/NGL)
22. Miguel Viegas (GUE/NGL)
23. Margrete Auken (Greens/EFA)
24. Ivo Vajgl (ALDE)
25. Josep-Maria Terricabras (Greens/EFA)
26. Javier Couso Permuy (GUE/NGL)
27. Marita Ulvskog (S&D)
28. Tanja Fajon (S&D)
29. Molly Scott Cato (Greens/EFA)
30. Javier Lopez (S&D)
31. Judith Sargentini (Greens/EFA)
32. Manolis Glezos (GUE/NGL)
33. Nessa Childers (S&D)
34. Izaskun Bilbao Barandica (ALDE)
35. Younous Omarjee (GUE/NGL)
36. Bart Staes (Greens/EFA)
37. Eleonora Forenza (GUE/NGL)
38. Takis Hadjigeorgiou (GUE/NGL)
39. Curzio Maltese (GUE/NGL)
40. Maria Dolores Lola Sanchez Caldentey (GUE/NGL)
41. Helmut Scholz (GUE/NGL)
42. Sofia Sakorafa (GUE/NGL)
43. Jordi Sebastia (Greens/EFA)
44. Alfred Sant (S&D)
45. Klaus Buchner (Greens/EFA)
46. Edouard Martin (S&D)
47. Kati Piri (S&D)
48. Kostadinka Kuneva (GUE/NGL)
49. Merja Kyllonen (GUE/NGL)
50. Brando Benifei (S&D)
51. Keith Taylor (Greens/EFA)
52. Martina Michels (GUE/NGL)
53. Jill Evans (Greens/EFA)
54. Norbert Neuser (S&D)
55. Luke Ming Flanagan (GUE/NGL)
56. Miguel Urbán Crespo (GUE/NGL)
57. Alyn Smith (Greens/EFA)
58. Pablo Iglesias (GUE/NGL)

La lettera in formato .pdf

Sulla guerra ucraina e i conflitti a sud dell’Unione

Bruxelles, 2 settembre 2014. Intervento durante l’audizione del ministro degli Esteri Federica Mogherini

In un recente incontro informale dei ministri e segretari di stato per gli affari europei cui ho partecipato come vicepresidente della Commissione costituzionale, il 28 e 29 agosto a Milano, ho notato quanto grande sia l’autocompiacimento nell’Unione, non solo sulle strategie economiche anti-crisi ma anche in politica estera e in modo speciale sulla guerra in Ucraina e i rapporti con la Russia. La rapidità con cui sono state adottate le sanzioni contro Mosca sarebbe non solo un atto coraggioso dell’Europa, ma un segno di vitalità, di forza, e di inedita coesione. È un compiacimento che non condivido, come ho avuto l’occasione di dire nella riunione a Milano: la soddisfazione è fuori luogo, e inoltre infeconda. Più che una forza, conferma una debolezza europea che persiste e dura.

Le sanzioni non sono l’equivalente di una politica, se per politica intendiamo agire con cura e conoscenza nei conflitti che tormentano il nostro “estero vicino”, a est come a sud dell’Unione. E non sono una politica europea, fintantoché quest’ultima continuerà ad adeguarsi passivamente alla linea statunitense: una linea interessata a integrare di fatto l’Ucraina nella Nato (integrazione respinta dalla metà dei cittadini ucraini, come si deduce dai sondaggi), e dunque a riproporre la guerra fredda con Mosca.

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