Italia, porti chiusi ai soliti sospetti che salvano vite nel Mediterraneo

Dichiarazione di Barbara Spinelli

Bruxelles, 29 giugno 2017

Ancora una volta, le Ong sono sotto attacco perché salvano vite umane lungo la rotta migratoria del Mediterraneo centrale. Di fronte allo sbarco di un gran numero di richiedenti asilo sulle sue coste, il governo italiano ha notificato alla Commissione l’intenzione di rifiutare il permesso di attracco alle navi che non battono bandiera italiana, eccetto gli assetti operativi delle missioni europee (Frontex e Operazione Sophia). Sentendosi abbandonate dall’Unione, le autorità italiane brandiscono una minaccia che nasce dalla disperazione, ma la loro mossa è altamente discutibile e suscita profonda preoccupazione. Migliaia di esiliati forzati vengono usati come moneta di scambio nei negoziati con l’Unione, nel completo disprezzo delle  prescrizioni della Legge del mare e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. È uno scandalo che le Ong vengano criminalizzate, quando ci sono quasi solo le loro navi a salvare vite, al largo della costa libica.

La Commissione promette altro denaro al governo italiano – insieme a un addestramento estremamente controverso della guardia costiera libica, messo in questione anche dalle Nazioni Unite – anziché procedere a un’immediata revisione del sistema Dublino, a stabilire operazioni proattive di ricerca e soccorso europee e ad aprire vie d’ingresso sicure e legali per i rifugiati in fuga da guerre, Stati falliti ed economie distrutte.

Chiediamo al Governo italiano e all’Unione europea di non trasformare le Ong nei “soliti sospetti”, per meglio nascondere i fallimenti delle proprie politiche di asilo.

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Qui la dichiarazione del gruppo GUE/NGL del Parlamento europeo:

Italian government’s plans to stop people who have been rescued from disembarking non-Italian boats

 

Holocaust Remembrance Day: education a crucial first step towards action

GUE/NGL PRESS RELEASE

Brussels 26/01/2017

International Holocaust Remembrance Day is being marked on 27th January with this year’s theme, “Educating for a Better Future”.

GUE/NGL MEP Barbara Spinelli recalled that keeping alive the memory of past atrocities, knowing that the past can always come backis the first step towards action against racism and intolerance:

“Memory is only useful if it is kept alive, being constantly alert and aware of the unending risks of lapsing back into past crimes. If we really want to remember the genocides of the last century we must continue to fight against any form of anti-Semitism, anti-gypsyism, homophobia and Islamophobia.”

The Italian MEP also remembered the victims of the Holocaust who are often marginalised in the historic discourse:

“On Holocaust Remembrance Day, we should seize the opportunity to recall, in a comprehensive way, the genocide perpetrated against the Roma and Sinti communities who continue to be discriminated and stigmatised in several European countries, as if their holocaust were less important. We should also remember the mass murder of gays and of the mentally ill.”

GUE/NGL President Gabi Zimmer, paid homage to those perished:

“We should always remind ourselves of the horrors of the Holocaust and remember the lives of the millions who were killed, tortured and physically and psychologically scarred for the rest of their lives due to their religion, skin colour, sexuality, political beliefs and ways of life.”

In view of a worrying rise of far-right parties and groups across Europe, Zimmer said that this commemoration gives us an opportunity “to analyse the circumstances which led to fascist and totalitarian ideas, and draw parallels between now and then. We must oppose with all our strength and democratic conviction the seeds of racism and fascism being planted in our societies.”

The German MEP cautioned about the current, dangerous climate facing Europe and urged for a united front against fascism:

“We must show to the people that discrimination, exclusion and violence will not achieve better living conditions or a better future. Participation, inclusion and democratic struggles must be the way forward. We reject any attempt to trivialise the horrors of the Holocaust in the way that is happening in some European countries and we oppose all forms of hate and incitement.”

“We must never forget how totalitarian and racist ideas led to the horrific mass exterminations in Europe – with Auschwitz and Buchenwald as the most recognised symbols. Today’s youths cannot learn directly from the victims of these atrocities anymore and so we must redouble our efforts to educate and remember during these dark times,” Zimmer concluded.

 

Interrogazione al Consiglio dell’Unione europea sugli accordi con i Paesi terzi in materia di asilo e migrazione

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 10 giugno 2016

Barbara Spinelli ha depositato un’interrogazione scritta al Consiglio cofirmata da venti eurodeputati di differenti gruppi politici, per chiedere il rispetto dei diritti fondamentali e del principio di leale cooperazione negli accordi in materia di politiche di asilo e migrazione.

«Fin dal 2014», scrive la parlamentare del GUE/NGL, «il Consiglio ha avviato una serie di accordi in materia di asilo e migrazione di cui alcuni aspetti sono stati tenuti segreti, sottratti al controllo parlamentare. Presumibilmente, il 23 marzo la Commissione, l’EEAS (European External Action Service) e il COREPER (Comitato dei Rappresentanti permanenti del Consiglio) hanno discusso partenariati con i Paesi del Corno d’Africa – tra cui il Sudan – volti a fermare il flusso di profughi verso l’Europa per mezzo dei fondi UE, rispecchiando la “dichiarazione” UE-Turchia e la proposta italiana chiamata “Migration compact”. Va notato che la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto contro il Presidente sudanese in seguito ad accuse relative al suo presunto ruolo nel genocidio nel Darfur».

Poiché «l’articolo 13 del Trattato sull’Unione europea stabilisce che le istituzioni dell’Unione debbano attuare tra loro una leale cooperazione, agire nell’ambito delle proprie competenze e in conformità con le procedure, le condizioni e gli obiettivi stabiliti nei Trattati», Barbara Spinelli e gli altri venti parlamentari europei si rivolgono al Consiglio chiedendo se ritiene «che sia stato rispettato il principio di leale cooperazione nel proporre questi accordi, visto che il Parlamento non è stato né consultato né informato della loro esistenza; se i fondi UE stanziati nel piano d’azione non saranno utilizzati per reprimere le popolazioni civili; se gli accordi in oggetto rispettano l’art 3 TUE sugli obiettivi dell’Unione  relativi alla protezione dei diritti umani e la rigorosa osservanza del diritto internazionale, compreso il diritto a chiedere asilo».

Il Governo italiano pensa di avere le mani pulite come Lady Macbeth

COMUNICATO STAMPA

Strasburgo, 7 giugno 2016

Barbara Spinelli (GUE/NGL) ha preso la parola durante la seduta plenaria del Parlamento europeo che si è tenuta questo pomeriggio a Strasburgo, a seguito delle comunicazioni della Commissione “Sull’attuazione degli aspetti esterni dell’agenda europea sulla migrazione: verso un nuovo Migration compact”, fatte dal vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans e dall’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione Federica Mogherini.

«Nel Migration compact citate ben sei volte i diritti fondamentali», ha detto Barbara Spinelli, «ma l’intera vostra proposta li contraddice, li mischia a controverità, è espulsione mal mascherata.

Dite che l’accordo con la Turchia ha salvato vite, ma i morti semplicemente si spostano: sono mille, a maggio, nel Mediterraneo centrale. Dite che bisogna aiutare i fuggitivi nei loro Paesi, annunciate piani di aiuto a sedici Paesi africani, ma condizionate ogni cooperazione economica ai rimpatri e al controllo delle frontiere. L’aiuto promesso è un diktat: o relegate i profughi in vostri campi-prigioni, o niente aiuti! Chi subisce guerre non lasci la Siria, lo Yemen, la Libia, l’Afghanistan. Non si azzardi più a fuggire le dittature in Sudan, Eritrea: Stati cui l’Unione prospetta accordi munifici come quello con la Turchia».

«Voi dite: i fuggitivi devono divenire “più resilienti, autosufficienti”, restando nei paesi d’origine o di transito. Mi chiedo se sappiate di cosa parlate, quando psicologizzate  sfacciatamente sulla resilienza.

Chi ha inventato tutto questo – e accuso il governo italiano in primis – pensa di avere le mani pulite e il cuore bianco, come Lady Macbeth prima di accorgersi di quel che ha fatto. Le ha sporche di violazioni sistematiche del diritto internazionale, e di un accordo vergognoso con la Turchia. Signor Timmermans, Signora Mogherini: state facendo già ora le politiche chieste in Europa dalle destre più estreme».

 

I pericoli della Guardia costiera e di frontiera dell’Unione

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 21 aprile 2016

Barbara Spinelli, deputata del gruppo GUE/NGL, ha presentato emendamenti al Regolamento della Commissione europea sulla Guardia costiera e di frontiera europea

«Ritengo che questa Agenzia rappresenti un pericolo perché riorganizza Frontex riproducendone tutti i difetti», ha affermato Barbara Spinelli, «e ne estende risorse e competenze senza alcuna garanzia di controllo democratico, affidandole compiti di controllo e chiusura delle frontiere esterne europee: compiti che l’Agenzia è chiamata ad assolvere – dentro l’Unione e perfino in Paesi Terzi – con propri funzionari di collegamento, “anche contro la volontà degli Stati membri».

«Ho co-firmato emendamenti che rifiutano la proposta e ho presentato al contempo vari emendamenti correttivi», ha continuato la deputata del GUE/NGL, «nella speranza di limitare sia i poteri sia le competenze della Guardia costiera e di frontiera europea. Tra gli altri, ho presentato emendamenti che non permettono all’agenzia di intervenire senza il consenso dello Stato membro, che si oppongono alla possibilità per la Guardia costiera e di frontiera di ricoprire un ruolo attivo nella cooperazione con i Paesi terzi (in sostanza, di occuparsi di politica estera) e contro i forti poteri di rimpatrio che le vengono riconosciuti dalla proposta della Commissione».

«Ho inoltre proposto di rafforzare i paragrafi che riguardano la responsabilità civile dell’Agenzia per i danni causati durante le operazioni, e chiesto il rafforzamento delle disposizioni sulla creazione di un meccanismo di denuncia indipendente, efficace e accessibile per ogni persona che abbia subito una violazione dei diritti da parte dell’Agenzia. Ho infine domandato il rafforzamento del ruolo del responsabile Frontex per i diritti fondamentali e del forum consultivo cui partecipano varie ONG, e chiesto che un ruolo speciale sia affidato al Mediatore Europeo, ufficio che indaga sui diversi casi di cattiva amministrazione».

«La proposta di regolamento, che dovrebbe essere sottoposta al voto nei prossimi mesi presso la Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni e votata in plenaria prima dell’estate, ha ricevuto ampio sostegno politico dai partiti maggioritari nel Parlamento, ragione per cui ho ritenuto che il lavoro di emendamento fosse necessario per limitare i danni», ha concluso Barbara Spinelli.


Si veda anche:

Il documento contenente i 100 emendamenti presentati da Barbara Spinelli (file .doc)

Left stands up for women’s rights in Poland

Di seguito, il comunicato stampa del Gruppo GUE/NGL relativo al voto sulla Risoluzione sulla Polonia (svoltosi il 13 aprile).

Questo il testo della Risoluzione approvato in plenaria (edizione provvisoria) e questi gli emendamenti, presentati dal gruppo, di cui si parla nel comunicato e che non sono stati adottati dall’aula.

Strasbourg  13/04/2015

Left stands up for women’s rights in Poland, while S&D and ALDE groups sacrifice them in EP vote today

GUE/NGL MEPs have condemned the failure of the European Parliament to show support for the rights of women in a vote on a resolution concerning the situation in Poland today.

While GUE/NGL MEPs co-signed and supported the contents of the motion, many criticised the failure of other political groups in the Parliament to include concerns over women’s rights and changes to media and police laws in the resolution.

To rectify this situation, GUE/NGL MEPS proposed a series of amendments to the motion. While these were supported by The Greens/European Free Alliance and some S&D MEPs, the amendments were not passed by the Parliament.

While there has always been majority support for the right to abortion in the European Parliament, ALDE and S&D leaders gave up on women’s rights in a deal with the EPP over the resolution that was passed today.

GUE/NGL Coordinator on the Women’s Rights and Gender Equality Committee, Malin Björk, addressed the lack of support for women’s rights, including the right to abortion: “Contrary to the right and centre political parties, GUE\NGL recognises that the Polish Government’s authoritarian conflation of the rule of law and fundamental rights is deeply linked to repression of women’s and girls’ bodies. Women’s rights and bodies are not something one can opt in or opt out from when we are working towards more democratic societies. Women’s rights belong at the very core of those discussions. That is why it is important that these issues were raised in this context, in this resolution.”

“The left is the only political force today that fully recognises women’s fundamental rights to make decisions about our own bodies. We clearly stand in solidarity with all the Polish people mobilising for women’s right to choice.”

Italian MEP, Barbara Spinelli, highlighted that: “With this important resolution and the amendments tabled by our group, we wanted, once again, to point out that constitutional democracy, the independence of judges, fundamental rights, including freedom of the media and women’s freedom of choice, are principles that shall always be respected and promoted by all the member states, not only during the accession process, but also and especially as essential and primary conditions for the belonging to the European Union.”

French MEP, Marie-Christine Vergiat, added: “In Poland, citizens are mobilising against their government which is calling fundamental rights – most notably, women’s rights – into question. The Polish Government’s current attempt to put a complete ban on abortion – when its abortion laws are already some of the most restrictive in Europe – is a symbolic example of that.”

“Our amendments demonstrated unconditional and immediate support to those who are struggling for their fundamental rights in Poland. We believe that fundamental rights and especially women’s rights cannot be submitted to any internal arbitration within the European Parliament. I regret that the majority of parliamentarians have not understood this,” Vergiat concluded.

Le lacune di un rapporto sull’immigrazione senza condanna dell’accordo UE-Turchia

COMUNICATO STAMPA

Strasburgo, 12 aprile 2016

Il Parlamento ha votato il rapporto sulla “situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell’UE in materia di immigrazione” redatto dalle co-relatrici Roberta Metsola (PPE) e Kashetu Cecile Kyenge (S&D).

Secondo Barbara Spinelli, relatrice ombra per il Gruppo GUE/NGL, i negoziati sono stati difficili a causa del patto di ferro stretto tra Popolari e Socialisti, i due gruppi cui appartengono le co-relatrici. «Avevo inizialmente pensato di consigliare al mio gruppo il voto favorevole al rapporto, ritenendo rilevanti alcuni punti senz’altro positivi, come la richiesta di azioni umanitarie europee di ricerca e soccorso in mare, il mutuo riconoscimento delle decisioni nazionali di asilo e la protezione temporanea che contempla l’apertura di corridoi umanitari in cooperazione con l’UNHCR», ha dichiarato l’eurodeputata. «Da mesi, tuttavia, le politiche dell’Unione vanno in tutt’altra direzione e assistiamo a un degrado senza precedenti. Siamo di fronte a un accumulo di scelte, della Commissione e del Consiglio, che sanciscono al tempo stesso la chiusura delle frontiere come conditio sine qua non della sopravvivenza di Schengen, e un’indifferenza di natura criminosa  verso la sorte dei rifugiati. La più decisiva di queste scelte è l’accordo con la Turchia, accordo giudicato illegale dall’ONU e da molti esperti di diritto internazionale ed europeo».

In proposito Barbara Spinelli ha presentato – tra gli altri – tre emendamenti volti a criticare gli effetti dell’accordo UE-Turchia, che non sono passati a causa del voto negativo di parte del Partito socialista. Per questo l’eurodeputata del GUE/NGL ha consigliato al proprio gruppo politico l’astensione.

«Eravamo partiti con due ambizioni forti», ha detto in Plenaria, «darci una visione olistica del Mediterraneo e delle migliaia di morti in mare; capire che non siamo di fronte a una “questione immigrati” ma a una “questione rifugiati”. Se “olistico” vuol dire superare una difficoltà affrontando insieme i suoi diversi aspetti, e se penso alle politiche europee dell’ultimo anno e mezzo, mi domando se siamo stati all’altezza. Non è visione olistica la concentrazione degli Stati membri e della Commissione (Frontex compresa) sul controllo delle frontiere e sul respingimento dei rifugiati, con la scusa che Schengen si salva solo così; non è visione olistica la frase vergognosa di Donald Tusk che invita i fuggitivi da guerre e dittature e non venire “soprattutto” in Europa; non è olistica Frontex trasformata in Nuova agenzia per i respingimenti collettivi; non è olistico, sopra ogni altra cosa, l’accordo con il regime turco, che respinge tanti rimpatriati nelle zone di guerra siriana mentre in casa reprime i connazionali curdi».

Altri importanti emendamenti di Barbara Spinelli sono stati bocciati, lasciando unicamente un richiamo all’Articolo 3 della Convenzione di Ginevra: questo spiega il voto negativo di molti parlamentari del GUE/NGL. Nonostante questo l’eurodeputata ha confermato l’astensione, convinta che il rapporto rappresenti comunque un progresso rispetto alle politiche decise ultimamente da Commissione e Consiglio.

Qui si può trovare l’esito nominale dei voti sugli emendamenti presentati da Barbara Spinelli


Si veda anche:

GUE/NGL abstention largely due to lack of criticism of recent EU-Turkey deal on refugees

Il delirio dell’Europa sui rifugiati, di Annamaria Rivera, «il manifesto», 17 aprile 2016

I rifugiati intrappolati in Grecia

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 3 marzo 2016

«Il blocco della rotta balcanica è uno strumento usato per destabilizzare uno Stato Membro dell’Unione: la Grecia», ha detto questa mattina Barbara Spinelli nel corso di un dibattito del gruppo Gue/Ngl dedicato ai confini esterni dell’Unione e al tracollo di Schengen. «Penso che l’accusa fatta al governo greco di “spingere i popoli a fuggire” sia di un infantilismo estremo.

«In primo luogo,  chi fa simili accuse sa perfettamente come stanno le cose: i rifugiati sono oggi intrappolati in Grecia perché la rotta balcanica è stata chiusa al confine greco-macedone in seguito a una decisione adottata dall’Austria in accordo con il gruppo di Visegrad e, soprattutto, in un vertice di qualche giorno fa, con nove Paesi balcanici.

«Vienna sta organizzando una sorta di sottogruppo dell’Unione, una sua “area di influenza”,  e con l’aiuto di Paesi che non appartengono all’UE mette in ginocchio uno Stato dell’Unione. Il ministro della migrazione greco fa bene a parlare di caduta dell’Ue in politiche di potenza che ricordano l’Ottocento.

«C’è poi un secondo segno di infantilismo o malafede: non vedere i motivi per cui la gente fugge in massa verso l’Europa da Stati devastati da anni di guerra serve in realtà a nascondere il fatto che queste guerre sono state attivamente promosse o addirittura fatte dall’Occidente, e a sviare l’attenzione da quelle che si accinge a fare di nuovo in Libia», ha continuato l’eurodeputata del Gue-Ngl. «Per questo chiedo di riflettere sul fatto che alla seconda guerra in Libia intendono partecipare, accanto agli Usa, due Stati dell’Unione: Italia e Libia.

«Quanto alle operazioni della Nato alle frontiere Sud dell’Europa, sono d’accordo con il collega Nikolaos Chountis (Unità Popolare, Grecia): stiamo assistendo a un salto di qualità che va denunciato, perché stravolge la politica europea di asilo trasformandola in una politica concentrata per intero sui respingimenti, in violazione palese della Convenzione di Ginevra».

Sull’introduzione di quote dell’olio d’oliva tunisino

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 26 febbraio 2016

Il 25 febbraio, nel corso della seduta plenaria del Parlamento europeo riunito a Bruxelles, è stata sottoposta al voto la “Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull’introduzione di misure commerciali autonome di emergenza a favore della Repubblica tunisina” (A8-0013/2016).

Dopo il voto, Barbara Spinelli (GUE/NGL) ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Oggi ho votato a favore della risoluzione De Sarnez sulle quote dell’olio d’oliva. Non è stata una decisione facile, ma l’economia tunisina è a pezzi, in seguito alla caduta del turismo verificatasi dopo una serie di attacchi terroristici. Sono convinta che questo provvedimento possa costituire una boccata di ossigeno per l’economia e il popolo della Tunisia.

«Le nuove quote sono limitate nel tempo e ritengo, non diversamente da numerosi colleghi del GUE/NGL (undici i voti a favore, tredici gli astenuti, ventitré i contrari), che il problema reale per i produttori italiani di olio d’oliva risieda nell’industria europea del cibo: i produttori italiani sono spesso svantaggiati da importazioni di olio che poi viene etichettato come italiano.

«Consapevole delle sfide geopolitiche e democratiche che la Tunisia sta affrontando, reputo corretto dare un segnale in tal senso».

La Turchia, l’Europa e il PKK

Articolo in portoghese pubblicato dal sito brasiliano Exame.com sulla conferenza stampa cui ha oggi partecipato Barbara Spinelli con alcuni esponenti del PKK. Di seguito, l’appello co-firmato dall’on. Spinelli.

Eurodeputados pedem a UE que elimine PKK da lista de grupos terroristas

23-02-2016

Um grupo de eurodeputados enviou nesta terça-feira uma carta ao Conselho da União Europeia pedindo a retirada do Partido dos Trabalhadores do Curdistão (PKK) da lista de organizações terroristas, com o objetivo de promover as negociações do processo de paz na região do Curdistão.

Os europarlamentares, de diferentes grupos políticos, dizem na carta, à qual a Agência Efe teve acesso, que o atual status do PKK “se interpõe no caminho do estabelecimento da paz, do diálogo e das negociações, facilita o descumprimento de direitos humanos e restringe as liberdades de pensamento e de imprensa”.

A eurodeputada italiana Bárbara Spinelli, signatária da carta, explicou à imprensa que o PKK “deveria fazer parte das negociações de paz” do conflito curdo, para o que é necessário que a UE elimine seu status atual de grupo terrorista.

De fato, na carta os europarlamentares expõem que, assim como aconteceu na Irlanda do Norte, só será possível alcançar uma solução pacífica ao conflito curdo “se forem incluídos todos os partidos envolvidos”.

“Os curdos são uma parte importante das lutas políticas no Oriente Médio, como demonstrou a resistência em Kobani, e uma solução pacífica ao conflito do Curdistão não é possível sem negociações com o PKK”, diz a carta, que ressalta que o presidente da Turquia, Recep Tayyip Erdogan, já aceitou falar com este grupo.

A eurodeputada Spinelli opinou que há um silêncio na UE com relação ao status do PKK e que isto se deve a Bruxelas “ter aceitado permanecer calada sobreo conflito curdo em troca de a Turquia manter os refugiados sírios” em seu território.

Este pedido se produz dias depois de, na sexta-feira, a facção curdo Falcões da Liberdade do Curdistão (TAK), considerada uma cisão do PKK, reivindicar o ataque com bomba contra um comboio militar em Ancara que deixou 29 mortos.

Nesse contexto, o eurodeputado cipriota Costas Mavrides (S&D), que também assinou a carta, apostou em “esperar os resultados da investigação”, mas levando em conta, acrescentou, a confiança limitada que se deve dar à administração turca, que usa “ações provocadoras para promover suas políticas”.

Os europarlamentares acreditam que é um “bom momento” e uma “oportunidade única” para pedir a eliminação do PKK da lista de organizações terroristas, por considerarem que “não se pode esperar mais” para a resolução deste conflito, e que atualmente a questão curda “goza de atenção midiática”.

Além disso, explicaram que a coleta de assinaturas começou o ano passado e que a carta foi redigida antes do atentado de Ancara, sobre o qual reiteraram sua condenação.

Também apelaram para “romper o silêncio midiático” e a desinformação sobre o conflito curdo e alegaram que os cidadãos “devem saber que é realmente acontece” no Curdistão.

Spinelli e Mavrides, no entanto, se recusaram a sugerir um novo status para o PKK se ele for eliminado da lista de organizações terroristas.

A carta está assinada por mais de uma centena de eurodeputados, por iniciativa das europarlamentares Marie-Christine Vergiat (de Esquerda Unitária) e Ana Gomes (dos social-democratas europeus S&D).

Appello e lista dei firmatari (file .pdf)