ONG – un codice di condotta pieno di illegalità

Bruxelles, 12 luglio 2017. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della riunione ordinaria della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Punto in agenda:

Attività di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo

LIBE/8/10413

Scambio di opinioni con:

Sandro Gallinelli, capitano della Guardia costiera italiana

Fabrice Leggeri, direttore esecutivo di Frontex

Marco Bertotto, responsabile Advocacy & Public Awareness di Medici Senza Frontiere Italia

Judith Sunderland, direttore per l’Europa e l’Asia Centrale di Human Rights Watch

Vorrei concentrarmi sul codice di condotta per le Ong affidato al governo italiano. È molto preoccupante, anche legalmente.

In primo luogo, si ignora completamente che un codice di condotta volontario è già stato sottoscritto dalla stragrande maggioranza delle Ong – promosso da Human Rights at Sea –­ e che comunque esiste una legge che le guida: la Convenzione sul diritto nel mare.

In secondo luogo, è particolarmente grave che nell’elaborazione di nuove regole non si consultino tutte le Ong che fanno search and rescue. So che la loro richiesta in questo senso – così come il loro codice – è stata in genere ignorata.

Alcuni paragrafi del codice preparato dall’Italia sono concepiti solo per rendere impossibile il salvataggio di vite umane. Ne cito qualcuno:

– Il divieto “assoluto” di operare in acque territoriali libiche, dove muore la maggior parte delle persone, e dove Triton non è presente. Il divieto è senza senso perché il salvataggio è legge in qualunque circostanza. La Libia non è in grado ancora di organizzare una zona SAR. Non ha nemmeno firmato la Convenzione di Ginevra.

– Il divieto di comunicare per telefono o mandare segnali luminosi. Anche questa sembra una provocazione, perché rende impossibile il search and rescue. L’uso di segnali luminosi è prescritto inoltre dalle regole marittime internazionali, le cosiddette “rules of the road”.

– L’obbligo di non ostacolare le operazioni di search and rescue condotte dalle guardie costiere libiche. Sappiamo che le guardie fanno spesso parte di milizie incontrollabili, e che spesso collaborano con i trafficanti. Più volte sparano sui migranti imbarcati, e non rispondono ad alcuna autorità statale affidabile.

– La presenza della polizia giudiziaria sulle navi delle Ong perché investighi sugli smuggler. Questo è in violazione del principio di neutralità osservato dalle Ong e dell’assoluta priorità che deve essere rappresentata dal search and rescue.

Ricordo infine che il training delle guardie costiere libiche è stato altamente sconsigliato: dal rappresentante dell’ONU Martin Kobler, da Amnesty. E che l’ONU considera la Libia un Paese non sicuro, dove i profughi non vanno rimpatriati. L’UE obbedisce ancora all’ONU?

Io non capisco come possa l’Unione guardarsi allo specchio e parlare di valori. Nel febbraio scorso, prima del vertice di Malta, ha fatto sapere che il principio di non refoulement andrà riscritto. Oggi giunge sino a riscrivere la legge del mare. Il tutto in assenza di qualsiasi decisione concernente operazioni europee proattive e massicce di Ricerca e Soccorso.

Non vorrei infine che si dimenticassero i tanti che moriranno nel deserto, se anche le frontiere Sud della Libia saranno sigillate militarmente con l’assistenza dell’Unione.

Si veda anche:

Amnesty e Hrw criticano il “codice di condotta” per le Ong, «Altreconomia», Ilaria Sesana
Il “codice di condotta per le ONG”: non potranno spegnere trasponder o usare segnali luminosi, «Fanpage», Annalisa Cangemi
Migranti, Renzi in un vicolo cieco. E Di Maio gongola, «Lettera 43». Giovanna Faggionato

Migranti salvati in mare, ma dov’è finito Triton?

Articolo di Barbara Spinelli apparso su «Il Fatto Quotidiano» del 25 luglio 2015.

Il testo è stato inviato come promemoria ai membri del Gue, ai relatori e co-relatori del rapporto “Situazione nel Mediterraneo e necessità di una visione olistica dell’immigrazione”, e al Presidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, Claude Moraes. Qui la versione inglese.

Dopo il naufragio del 18 aprile, l’Unione si impegnò a intensificare l’attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, e il 25 maggio l’agenzia europea Frontex annunciò la firma del nuovo piano della missione Triton che, con maggiori mezzi e fondi, avrebbe portato soccorso a 138 miglia marittime a sud della Sicilia, quasi quintuplicando il proprio raggio d’azione.

Durante il periodo estivo, in cui normalmente si assiste al picco degli sbarchi, “Triton schiererà 3 aerei, 6 navi d’altura, 12 pattugliatori e 2 elicotteri”, affermò il direttore esecutivo Fabrice Leggeri, “così da sostenere le autorità italiane nel controllo delle frontiere marittime e nel salvataggio di vite umane”. Pareva che le navi di numerosi Stati membri avessero dato vita a una missione umanitaria, una sorta di Mare Nostrum europeo, e in giugno non si registrò nessuna morte per naufragio. Ma i tempi d’impegno erano circoscritti a poche settimane. A fine mese, dopo aver salvato più di tremila naufraghi, la Marina britannica ha ritirato la nave da guerra Bulwark, che poteva caricare fino a 800 persone, e l’ha sostituita con la nave oceanografica Enterprise, che può caricarne 120. Dopo il 30 giugno sono scomparse anche le navi tedesche Schleswig-Holstein e Werra.

Dall’inizio di luglio sono riprese le morti in mare. Almeno dodici persone sono annegate nel naufragio di quattro barconi nel Canale di Sicilia e più di cento cadaveri sono stati recuperati dalla Guardia costiera libica nel tratto di mare antistante Tripoli, nel sostanziale disinteresse dei media.

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Sea rescue: where is Triton?

di sabato, luglio 25, 2015 0 , Permalink

A somewhat shorter version of this text, titled Migranti salvati in mare, ma dov’è finito Triton? appeared on July 25, 2015 on the Italian newspaper «Il Fatto Quotidiano».

After the shipwreck occurred on April 18, the European Union committed itself to intensify search and rescue operations in the Central Mediterranean [1] and, on May 25, the European Agency Frontex announced the signature of a new plan for the Triton mission aimed at providing assistance – with an increased availability of technical and financial resources – up to 138 nautical miles south of Sicily, almost quintupling its operational area.

Fabrice Leggeri, Executive Director of Frontex, has affirmed that, during the peak summer, Triton will deploy 3 airplanes, 6 Offshore Patrol Vessels, 12 patrol boats and 2 helicopters in order “to support the Italian authorities in controlling its sea borders and in saving lives, too many of which have already been tragically lost this year”. [2]

For a while, it seemed that several Member States, through the deployment of their own vessels, had organised a humanitarian mission – a sort of European Mare Nostrum – and in June no deaths by shipwreck have been registered. However, this commitment was limited to a few weeks. At the end of June, after having saved more than 3,000 refugees, the British Navy has recalled its warship Bulwark I – with the capacity to hold up to 800 people – replacing it with the Oceanographic vessel Enterprise, which can hold 120 people [3]. After June 30, even the German ships Schleswig-Holstein and Werra disappeared.

Since the beginning of July we see again people dying in the sea. At least 12 persons drowned in the shipwreck of four boats in the Channel of Sicily [4] and more than 100 dead bodies have been retrieved by the Libyan Coast Guard off the coast of Tripoli. [5] All that occurred in the substantial indifference of the media. Frontex and the European Union did not take part in rescue operations that, instead, have been carried out by three private humanitarian ships of the Migrant Offshore Aid Station (MOAS), [6] Médecins Sans Frontières and Sea-Watch, together with units of the Italian Coast Guard and the Navy and the few ships remained among those made available by the Member States. It is not clear whether the latter are part or not of the Triton mission, since the official governmental websites specify that those ships have been made available by the single States under the coordination of the operations centreof the Italian Coast Guard. The same ambiguity surrounds the “status” of the Irish ship LÉ Niamh: there is no reference to the Triton-Frontex mission with regard to its rescue operations but, instead, to”joint operations carried on with the Italian Navy”. [7]

The situation described by the crew of the German NGO Sea-Watch – which saved with its ship 587 persons in six days – is worrying: “Not a single day passed out here without a rescue mission […] We would like to thank very much the organizations MSF (Doctors Without Borders) und MOAS, who also do excellent work here, for the fantastic cooperation […] but we do ask ourselves what the ships of the EU mission Triton and Eunavfor Med are actually doing. We have not seen them here! […] The European Union does not seem to take sea rescue seriously […] We feel left alone by the European Union and the Federal Government”. [8]

It would appear that the first of July there has been a hand-over from the Triton operation to the Eunavfor Med mission but nobody is still aware of its details; as far as we know this choice has created an operational vacuum full of consequences – as demonstrated by the today’s shipwreck in which more than 40 persons have lost their lives off the Libyan coast – that in the next weeks could lead to the loss of other human lives. All the warning signals are in front of us though these are ignored by the media:

On July 2, the ship Dattilo of the Italian Navy rescued 904 migrants and escorted them to the harbour of Reggio Calabria. [9]

On July 9, the Italian Coast Guard retrieved 12 corpses and rescued 500 shipwrecked persons.[10]

On July 14, the Libyan Coast Guard retrieved more than 100 corpses of Sub-Saharan migrants in front of the coasts of Tripoli. [11]

On July 16, the ship Dattilo rescued 835 persons – for the most part originating from Sub-Saharan countries and departed from Libya – during four consecutive shipwrecks in the Channel of Sicily. [12]

On July 17, a patrol boat of the Coast Guard, coming from Lampedusa, saved 200 migrants.

On July 19, the ship of Médecins Sans Frontières saved 129 persons, among whom there were 13 women and 12 children. [13]

On July 22, the ship LÉ Niamh of the Irish Navy escorted 370 shipwrecked persons to Palermo. [14] A patrol boat of the Italian Coast Guard saved 578 migrants and escorted them to Messina. [15] In Lampedusa, the Italian Coast Guard saved 414 migrants, including 4 infants, who were shipwrecked from four different boats. [16]

On July 23, the German warship Schleswig-Holstein has escorted to Augusta 283 refugees departed from Tripoli who were shipwrecked from three different boats. At least 40 people died. [17]

According to the statement made by Fabrice Leggeri on May 25, the Commission would have “provided Frontex with additional EUR 26.25 million to strengthen Operation Triton in Italy and Poseidon Sea in Greece from June 2015 until the end of the year”, [18] so tripling Triton’s resources. The Commission should clarify what happened with those funds and how have been spent; which and how many ships are currently operating in the Mediterranean and if there is a link with the Triton mission.

Do the activities of Frontex involve also the rescue operations carried out by the Italian Coast Guard and navy units of the single Member States? What relations do exist between the Triton mission and the Eunavfor Med mission in the light of the fact that, according to an “internal and confidential memo made in Brussels”, the new hotspot of Catania will be managed – as far as the coordination of the activities related to reception of migrants are concerned – by a team of four officials coming from Frontex and one from Europol, Easo and Eurojust respectively and will serve as a liaison for the anti-traffickers naval force in the Mediterranean Eunavfor Med? [19]

What kind of measures the European Union will adopt for not being responsible for other human catastrophes in the sea that could possibly occurduring the next few weeks in July and August?


[1]
Con decisione del Consiglio straordinario convocato il 23 aprile e successive delibere della Commissione e del Consiglio.

[2] Frontex expands its joint operation Triton, 26 maggio 2015.

[3] Gov.Uk, HMS Enterprise to replace HMS Bulwark in the Mediterranean, 22 giugno 2015.

[4] Canale di Sicilia, soccorsi quattro barconi. Morti almeno 12 migranti, 393 tratti in salvo, SiciliaMigranti, 10 luglio 2015.

[5] Cento morti sulle coste libiche, SiciliaMigranti, 15 luglio 2015.

[6] Voyage of the damned, The Mail of Sunday, 21 July 2015.

[7] Cfr.:
LE Niamh rescues over 360 migrants in Mediterranean
, The Irish Times, 20 July 2015.
Defence Forces Ireland;
Defence Forces Ireland.

[8] Sea-Watch, Situation report of the MS Sea-Watch after: 2nd operation: sea rescue of 587 people and request to the European Union to take over their responsibility for sea rescue, Berlin, 17 July 2015.

[9] La nave Dattilo trasporta 904 migranti a Reggio Calabria, Ministero dell’Interno, 2 luglio 2015. A bordo erano presenti “904 migranti provenienti da Marocco, Libia, Nigeria, Sudan, Eritrea, Somalia, Costa d’Avorio, Togo, Guinea, Siria, Palestina, Tunisia, Pakistan. Tra loro erano presenti 697 uomini, 147 donne (3 in stato di gravidanza) e 60 minori, 27 dei quali non accompagnati”.

[10] Immigrati: tragedia a nord Libia, 12 morti; 500 tratti in salvo, AGI, 9 luglio 2015.

[11] Bodies Wash up on Libyan Shore, Migrant Report, 14 July 2015.

[12] Migranti, 835 soccorsi dalla nave Dattilo nel canale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, 17 luglio 2015.

[13] MSF Sea Rescue.

[14] Mille migranti arrivati in Sicilia, 370 sbarcati a Palermo, La Repubblica, 22 luglio 2015.

[15] Ivi.

[16] Guardia costiera salva 414 migranti, Pupia Tv, 22 luglio 3015.

[17] Migranti, naufragio con decine di vittime al largo della Libia, La Repubblica, 23 luglio 2015.

[18] Frontex expands its Joint Operation Triton.

[19] Gli ispettori dell’UE in Italia contro le fughe dei migranti, La Stampa, 22 luglio 2015.

Ancora manca un Mare Nostrum

Bruxelles 16 luglio 2015. Intervento di Barbara Spinelli in occasione della Riunione della Commissione Parlamentare per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Punto in Agenda: Situazione nel Mediterraneo e necessità di un approccio globale dell’UE in materia di immigrazione

Co-relatori: Roberta Metsola (PPE – Malta), Kashetu Kyenge (S&D – Italia)

  • Esame dei documenti di lavoro sulla solidarietà e sull’accesso sicuro e legale (“working papers” dei relatori ombra Cecilia Wikström [ALDE – Svezia] e Judith Sargentini  [Greens/EFA – Paesi Bassi])

 

Cari colleghi,

ringrazio gli autori per il lavoro svolto su questi importanti working documents. Come stabilito, invierò a breve le raccomandazioni del mio gruppo a riguardo.

Vengo ora ai temi del dibattito.

Innanzitutto, il working document sulle vie di accesso sicure e legali per i richiedenti asilo. Ritengo che queste ultime siano l’unico strumento possibile per rendere del tutto impotente il fenomeno dello smuggling.

Tenuto conto della riforma in corso del codice dei visti, vorrei venissero incluse forti garanzie per i richiedenti asilo: mi riferisco in particolare alle condizioni di ammissibilità, di rilascio del visto, al diritto di appello e, soprattutto, a un cospicuo rafforzamento delle clausole attinenti i visti umanitari. Sono consapevole del fatto che è in corso un negoziato difficile con Commissione e Consiglio, ma ritengo comunque importante – come ricordato da Judith Sargentini – che tali visti diano accesso a tutto lo spazio Schengen.

Per quanto attiene al working document sulla solidarietà, considero di prioritaria importanza che le procedure di riconoscimento dello status di beneficiario di protezione internazionale abbiano, come criterio portante, la volontà dei richiedenti asilo riguardo alla scelta dello Stato di accoglienza, e solo secondariamente le loro eventuali qualifiche. Questo dovrebbe avvenire anche per le procedure di reinsediamento, di ricollocamento e per la normale procedura d’asilo.

Parlando di solidarietà, non possiamo dimenticare i tanti morti dello scorso 18 aprile. In molti abbiamo chiesto che venisse intensificata l’attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Abbiamo chiesto all’Unione di modificare il mandato della missione Triton e il limite di 30 miglia marine posto ai soccorsi. Pareva che navi tedesche, inglesi e irlandesi avessero dato vita a una missione umanitaria – una sorta di Mare Nostrum europeo – ma i tempi d’impegno erano circoscritti a poche settimane. Dall’inizio di luglio stanno riprendendo a poco a poco le morti in mare. Stando a quanto ci hanno riportato alcune nostre fonti in Italia, sono già avvenuti due nuovi naufragi a distanza di pochi giorni, davanti al confine tra Libia e Tunisia, e a soccorrere i naufraghi c’erano solo le unità della Guardia costiera italiana.

Il naufragio dell’Unione

Strasburgo, 29 aprile 2015. Sessione plenaria sul tema: Le ultime tragedie nel Mediterraneo e le politiche dell’Unione su migrazione e asilo. Intervento di Barbara Spinelli.

J’accuse le Conseil européen, les gouvernements des Etats membres, la Commission. Vous êtes désormais directement responsables d’un crime qui tue de plus en plus de migrants en fuite des guerres que l’Europe a facilité, des persécutions qu’elle tolère. Après les 800 morts du 19 avril, l’Union fait naufrage aussi : dans l’hypocrisie, le déni, l’aveuglement.

Elle déclare la lutte contre trafiquants et passeurs, en feignant de croire que ces derniers sont les seuls responsables de tant de morts. Ce ne sont pas les seuls responsables. Ils sévissent parce qu’aucun corridor humanitaire légal n’a été mis en place pour les fugitifs. Parce que vous avez aboli Mare Nostrum, dont la mission était la recherche et le sauvetage en haute mer, et parce que vous continuez à financer des opérations – Triton, Poséïdon – dont le mandat prioritaire est le contrôle des frontières, non le secours des naufragés. Je remercie M. Juncker pour les mots qu’il a prononcés ; mais “les portes” n’ont pas été ouvertes, M. le Président.

Dans le désir de vous débarrasser de vos responsabilités, vous arrivez jusqu’à souhaiter – je cite le commissaire Avramopoulos – la “collaboration avec les dictatures” : l’Erythrée en tête, c’est-à-dire la pire dictature d’Afrique.

Comme les trafiquants, vous violez les lois : le droit de la mer, du non refoulement. Je me demande si vous savez, si nous savons dans le Parlement, ce qu’on est en train de faire : une guerre non déclarée. Non contre les trafiquants, mais contre les migrants.


Si veda anche:
Morti nel Mediterraneo: J’ACCUSE
Council response to migrant deaths is shameful

Morti nel Mediterraneo: J’ACCUSE

COMUNICATO STAMPA

Sessione plenaria del Parlamento europeo
Strasburgo, 29 aprile 2015

Barbara Spinelli, eurodeputata del Gue-Ngl, si è rivolta al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e al Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, invitati a presentare le posizioni della Commissione e i risultati del Consiglio europeo straordinario del 23 aprile scorso. Il tema della sessione era: Le ultime tragedie nel Mediterraneo e le politiche dell’Unione su migrazione e asilo

“Accuso il Consiglio, i governi degli Stati membri, la Commissione. Ormai è chiaro: siete direttamente responsabili del crimine commesso ai danni dei migranti in fuga dalle guerre che l’Europa ha facilitato, dalle persecuzioni che ha tollerato. Dopo gli 800 morti del 19 aprile, anche l’Unione fa naufragio: nell’ipocrisia, nella negazione, nella cecità.

L’Unione dichiara la lotta contro trafficanti, fingendo di credere che siano loro i soli responsabili di tanti morti. Non sono i soli responsabili. Le morti si susseguono perché non esistono corridoi umanitari legali per i fuggitivi. Perché avete abolito Mare nostrum, che faceva Ricerca e Salvataggio in alto mare; perché continuate a finanziare operazioni – Triton, Poseidon – il cui mandato prioritario è il controllo delle frontiere, non il soccorso dei naufraghi.

La ringrazio, signor Juncker, per le parole che ha pronunciato oggi in quest’aula; ma “le porte” d’Europa non sono state aperte. Nel desiderio di sbarazzarvi delle vostre responsabilità, arrivate sino ad auspicare – cito il Commissario Avramopoulos – la “collaborazione con le dittature”: quella eritrea in testa, la più sanguinaria dittatura d’Africa.

La verità è che state violando, proprio come i trafficanti, la legge: il diritto del mare, del non-respingimento. Mi domando se sapete – se sappiamo noi qui in Parlamento – quel che si sta facendo: una guerra non dichiarata. Non contro i trafficanti, ma contro i migranti”.

 

Subito dopo, il Parlamento ha approvato una risoluzione congiunta sullo stesso tema. Il gruppo Gue-Ngl si è astenuto, non avendo ottenuto progressi sostanziali su istituzione di un corridoio umanitario e revisione del regolamento di Dublino. In cambio sono stati accolti alcuni emendamenti importanti del Gue e dei Verdi, che hanno migliorato la risoluzione per quanto riguarda le operazioni di Search & Rescue in alto mare e la concessione agevolata di visti umanitari.

È inadeguato concentrare tutte le forze sulla lotta a trafficanti e scafisti

23 aprile 2015, Bruxelles. Commissione libertà civili, giustizia e affari interni.
“Unità operativa congiunta (Joint Operational Team – JOT) “Mare”
[1]

Presentazione a cura di Europol e di Laurent Muschel, rappresentante della Commissione

Interventi di Barbara Spinelli:

Come prima cosa, vorrei dire il mio stupore per la frase che è stata detta in apertura dei lavori dal rappresentante della Commissione, dott. Laurent Muschel: dopo l’ultima catastrofe umanitaria nel Mediterraneo – queste le parole – “Tutti siamo d’accordo sulla priorità della lotta a trafficanti e scafisti”. Non è vero, non tutti siamo d’accordo e prima di me già sono state espresse forti riserve in questa Commissione parlamentare, a cominciare dalla collega Soraya Post.

Diciamo piuttosto che è la Commissione a far propria quest’assoluta priorità, com’è evidente nei 10 punti approvati dopo i 700 morti nel Mediterraneo e come verrà con ogni probabilità ribadito nell’agenda sull’immigrazione che sarà presentata a maggio. Lo stesso si può dire degli Stati membri, se guardiamo alla bozza di comunicato su cui stanno discutendo oggi i capi di Stato o di Governo del Consiglio europeo.

Tutte le azioni si concentrano su trafficanti e scafisti, come se fossero davvero loro la causa di tanti morti in mare. Come se il trafficante non fosse lì a riempire un vuoto di legalità, che l’Unione si rifiuta di colmare con l’istituzione di vie legali di fuga verso l’Europa. Come se distruggendo i “barconi” degli scafisti risolvessimo le radici del male, che consiste nella fuga in massa da guerre e persecuzioni.

Concentrare tutte le forze e l’attenzione sul contrasto di trafficanti e scafisti è del tutto inadeguato, ed è uno scandalo che l’Unione parli solo di questo contrasto.

In questo quadro chiedo ai rappresentanti di Europol e della Commissione:

  1. perché questa moltiplicazione di agenzie e operazioni tutte tese allo stesso obiettivo – il controllo delle frontiere e la lotta al trafficante – e qual è il valore aggiunto di quest’ennesima iniziativa, JOT “Mare” , rispetto al lavoro di agenzie come Europol?
  2. Quali sono i costi delle agenzie e dei centri di controllo e sorveglianza che si stanno creando, e quanto costerà l’intervento civile e militare lungo le coste libiche per la distruzione dei “barconi”? Possibile che d’un tratto ci siano tante risorse, quando ne mancano totalmente, come più volte confermato dalla Commissione, per operazioni di search and rescue?

Nel rispondere, il rappresentante della Commissione ha affermato che il primo dei 10 punti presentati lunedì dalla Commissione affronta proprio la questione delle operazioni di Ricerca e Soccorso in mare, visto che agli Stati si chiede un rafforzamento di Frontex e Triton (oltre che un’estensione delle miglia assegnate alle loro operazioni marittime).

Barbara Spinelli ha ripreso la parola, affermando che “Né Frontex né Triton hanno ufficialmente il mandato di fare search and rescue”, come più volte ribadito dai rappresentanti delle due agenzie. Certo può capitare che una nave di Triton salvi una barca che sta affondando sotto i suoi occhi: ci mancherebbe altro, glielo impone la legge del mare. Ma qui si parla del “mandato” di search and rescue, e il mandato non c’è. Nel dicembre scorso, fu proprio il direttore operativo di Frontex a inviare una lettera all’ufficio immigrazione del Ministero dell’Interno italiano, in cui ci si lamentava per alcune operazioni di salvataggio compiute dalla guardia costiera italiana oltre le 30 miglia dalle costa previste dall’agenzia europea.

1 JOT MARE viene descritta dall’ufficio stampa di Europol come “un team di intelligence congiunto formato da agenti dell’Europol ed esperti distaccati degli Stati membri, il cui scopo è affrontare i ‘gruppi criminali organizzati’ che agevolano il movimento via nave dei migranti irregolari nel Mediterraneo verso l’UE e organizzano i successivi movimenti secondari all’interno dell’Unione”.

Serve un Mare Nostrum europeo per fermare lo scandalo delle morti in mare

Lettera di venticinque eurodeputati ai commissari europei Avramopoulos, Mogherini e Timmermans

Bruxelles, 14 aprile 2015

Egregi Commissario Avramopoulos, Commissario Mogherini, Commissario Timmermans,

si teme che circa 400 migranti in fuga dalla Libia siano annegati dopo che il natante su cui erano imbarcati si è capovolto nel Mediterraneo, secondo quanto riferito dai sopravvissuti a un’organizzazione umanitaria:[1] una nuova tragedia che si dispiega sotto i nostri occhi, dopo la catastrofe di Lampedusa del 2013.

Abbiamo avuto notizia di migliaia di persone a bordo di almeno dieci natanti in condizione di pericolo al largo delle coste libiche.[2] Su quasi tutte le imbarcazioni ci sarebbero bambini e donne, di cui alcune in stato di gravidanza.[3]

Le autorità italiane hanno comunicato che circa 8500 migranti sono stati soccorsi in mare tra venerdì e domenica. La maggior parte delle operazioni sono condotte dall’Italia in acque internazionali, mentre l’operazione europea Triton continua a pattugliare l’area di trenta miglia dalle coste italiane, “lontano dalla zona dove le barche in pericolo necessitano aiuto”.[4]

Lo scorso febbraio, l’Alto commissario per i Rifugiati António Guterres, riferendosi alla morte di almeno trecento persone che tentavano di raggiungere l’Europa dalla Libia, ha detto: “Non c’è più alcun dubbio […] che l’operazione europea Triton sia un rimpiazzo del tutto inadeguato dell’operazione italiana Mare nostrum”. “L’obiettivo deve essere quello di salvare vite. Abbiamo bisogno di una robusta operazione di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, non di un mero pattugliamento dei confini”.[5]

Similmente, il segretario generale del Consiglio europeo per i rifugiati ed esiliati (Ucre) Michael Diedring ha affermato che “se non verrà messa in campo un’iniziativa europea di search and rescue dotata di risorse significative, sempre più persone moriranno nel tentativo di raggiungere le nostre coste”.[6]

Di fatto, oggi sono già annegati nove richiedenti asilo, in un naufragio a 80 miglia dalle coste libanesi.[7]

Con il migliorare delle condizioni atmosferiche e marittime, le milizie e i trafficanti intensificheranno le partenze, mettendo migranti e richiedenti asilo a rischio di perdere la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee.[8] L’attuale situazione di emergenza continuerà a peggiorare. Nel frattempo, non una delle quattro aree che la Commissione europea ha enucleato per la prossima Agenda per la migrazione (attesa per maggio) affronta la necessità di concrete operazioni di search and rescue nel Mediterraneo.

Sosteniamo la petizione di Amnesty International,[9] che chiede di:

  • rafforzare le operazioni di search and rescue nel Mediterraneo e nell’Egeo, con uno sforzo congiunto che coinvolga gli Stati membri dell’Unione europea. Chiediamo che queste operazioni vengano condotte in modo regolare e sistemico.
  • aprire accessi sicuri e legali per l’Europa a chi fugge dai conflitti e dalle persecuzioni, così che più nessuno sia costretto a mettere a repentaglio la propria vita in viaggi pericolosi; e assicurare l’accesso alla protezione internazionale una volta raggiunti i confini d’Europa.
  • interrompere la cooperazione intrapresa con quei Paesi che non garantiscono un sufficiente rispetto dei diritti umani, allo scopo di frenare i flussi migratori diretti verso l’Unione europea.

Vi chiediamo di affrontare questi urgenti obiettivi nell’Agenda europea per la migrazione che state per presentare, se non prima.

Invitiamo inoltre il Commissario Avramopoulos e il Commissario Mogherini a prender parte a un incontro con la Commissione LIBE, per commentare questi fatti recenti e per conoscere la loro opinione sulle richieste avanzate da Amnesty International.

Distinti saluti

Barbara SPINELLI
Cornelia ERNST
Marina ALBIOL GUZMAN
Malin BJÖRK
Kostas CHRYSOGONOS
Ignazio CORRAO
Laura FERRARA
Elly SCHLEIN
Ska KELLER
Judith SARGENTINI
Cecilia WIKSTRÖM
Eleonora FORENZA
Neoklis SYLIKIOTIS
Patrick LE HYARIC
Gabriele ZIMMER
Sabine LÖSING
Martina MICHELS
Fabio DE MASI
Marisa MATIAS
Angela Rosa VALLINA DE LA NOVAL
Miguel URBAN CRESPO
Stelios KOULOGLOU
Iosu JUARISTI ABAUNZ
Lidia SENRA RODRÍGUEZ
Luke Ming FLANAGAN

[1]http://www.theguardian.com/world/2015/apr/14/400-drowned-libya-italy-migrant-boat-capsizes.

[2]http://watchthemed.net/reports/view/106.

[3]http://www.timesofmalta.com/articles/view/20150413/local/pregnant-migrant-airlifted-to-malta-as-italy-continues-massive-rescue.563791.

[4]https://www.iom.int/cms/en/sites/iom/home/news-and-views/press-briefing-notes/pbn-2015/pbn-listing/iom-applauds-italys-weekend-resc.html

[5]http://www.unhcr.org/54dc8dc59.html.

[6]http://ecre.org/component/content/article/70-weekly-bulletin-articles/967-over-300-migrants-feared-dead-in-new-tragedy-in-mediterranean.html.

[7]http://it.reuters.com/article/topNews/idITKBN0N414S20150413.

[8]http://www.theguardian.com/world/2015/apr/13/italy-rescues-nearly-6000-migrants-in-a-single-weekend.

[9]http://www.sos-europe-amnesty.eu/stop-people-from-suffering-and-dying-at-our-borders-actions/.


Si veda anche:

Safe and legal access to the EU for migrants now!

Migrazione: i trafficanti di esseri umani riempiono un vuoto di legalità di cui è responsabile l’Unione

Bruxelles, 14 aprile 2015, Commissione LIBE (Libertà civili, Giustizia e Affari interni).

Incontro su “Situazione nel Mediterraneo e necessità di un approccio olistico alla migrazione”. Primo scambio di vedute alla presenza di Dimitris Avramopoulos, Commissario con delega a Migrazione, Affari interni e Cittadinanza.

Intervento di Barbara Spinelli, Relatore ombra del Rapporto di iniziativa sulla situazione nel Mediterraneo:

“Vorrei parlare di quelli che considero difetti gravi, e persistenti, della politica europea nel Mediterraneo e della strategia della Commissione in materia di migrazione e sicurezza: il breve termine, e una logica emergenziale che per forza di cose tende a sfociare in violazioni sistematiche dei diritti. È il contrario della tanto sbandierata visione olistica della migrazione in Europa”.

“Sono i difetti che ritrovo nelle sue ultime prese di posizione, Commissario Avramopoulos, sia nel discorso che ha tenuto qui oggi, sia qualche giorno fa, dopo la sua visita al quartier generale di Europol a L’Aja. Le priorità che Lei indica sono da un lato il controllo delle frontiere, la lotta all’immigrazione clandestina e il contrasto dei trafficanti; dall’altro i rimpatri e la cooperazione con i Paesi di transito. Non mi sembra una visione olistica e Le domando, in questo quadro, che senso abbia lottare in maniera prioritaria contro i trafficanti, quando i trafficanti non fanno che riempire un vuoto: non esistono vie legali di fuga, quindi l’illegalità si installa e prospera”.

“La seconda domanda è: a che serve Triton? A che serve aver affossato Mare nostrum se – secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni – i seimila salvati degli ultimi giorni sono stati salvati dalle unità della Guardia costiera italiana e non da Triton? Sappiamo infatti che Triton si occupa soltanto di proteggere le trenta miglia dalla costa: dal punto di vista del soccorso e salvataggio si è rivelata un’operazione inutile.”

Dichiarazione sul non paper di Alfano

Questo testo è stato pubblicato, con il titolo Alfano e la politica di Ponzio Pilato, anche su «il manifesto» del 21 marzo

Lo scorso 12 marzo, a Bruxelles, il ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano ha incontrato il commissario europeo all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos e i ministri suoi omologhi di Spagna, Francia e Germania. La proposta di Alfano, rigorosamente riservata, è riassunta in un non paper, un documento confidenziale con il quale il ministro prospetta una cooperazione dell’UE con i Paesi terzi ritenuti “affidabili” (Egitto e Tunisia in prima linea), al fine di garantire la “sorveglianza marittima” del Mediterraneo, le future operazioni di search and rescue, e l’auspicato rimpatrio nei paesi di origine. Quel che chiede, in sostanza, è l’esternalizzazione della politica di asilo dell’Unione europea, e delle responsabilità che le spettano. Si tratta di una legalizzazione concordata, e surrettizia, di respingimenti collettivi proibiti sia dalla Carta europea dei diritti fondamentali, sia dalla Convenzione di Ginevra. Il non paper conferma l’assenza di qualsivoglia strategia politica verso la Libia, e vanta improbabili strategie di deterrenza verso l’aumento dei flussi migratori in Europa.

Sono anni che accordi bilaterali e confidenziali di cooperazione di polizia cercano di delegare la gestione dei flussi migratori a paesi terzi dalle dubbie credenziali democratiche (Egitto, Eritrea, Sudan), eludendo il diritto internazionale del mare e la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. L’Italia ha già ricevuto due condanne dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione delle norme che vincolano gli Stati membri a rispettare il divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti (art. 3), il diritto a un ricorso effettivo (art.13), e il divieto di respingimenti collettivi (art. 4-IV Protocollo CEDU).

Il governo italiano ha riattivato tale politica tramite il cosiddetto “processo di Khartoum”, inaugurato nel semestre di presidenza del Consiglio dei ministri europeo. Lo scopo ricercato, oltre che potenzialmente lesivo di diritti fondamentali, è un totale controsenso: nel tentativo di impedire che persone in fuga da guerre e dittature arrivino in Europa, si negozia con Stati che portano la maggior responsabilità dell’incremento dei flussi migratori, e addirittura vien loro domandato di istituire campi profughi sul loro territorio. Le recenti dichiarazioni del commissario Avramopoulos, esplicitamente favorevole alla “cooperazione con le dittature”, vanno in questa direzione.

Finora l’esperienza di campi di raccolta per profughi in Africa si è rivelata fallimentare: abbandoni nel deserto, carcerazioni, trasferimenti estremamente ridotti verso l’Europa.

Nel suo non paper, il ministro Alfano non si limita a elogiare la fallimentare operazione Triton. Adombra anche una collaborazione inesistente con l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) e con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). In una lettera ad Avramopoulos, l’UNHCR ha fatto sapere  di non aver mai approvato la proposta italiana. L’Alto Commissario dell’Onu per i rifugiati, Antonio Guterres propone ben altre politiche: la restaurazione dell’operazione Mare nostrum e la sua europeizzazione (da me chiesta nell’ultima Plenaria del Parlamento europeo), un riequilibrio tra Stati membri dell’Unione delle politiche di reinsediamento dei richiedenti asilo, un progetto pilota per il trasferimento in diversi paesi europei dei rifugiati siriani soccorsi in mare in Grecia e in Italia.

barbara spinelli


 

Allegato:

Il non paper di Alfano:
“Possibile Involvement of Third Countries in Maritime Surveillance and Search and Rescue” (file .pdf)

Si veda anche:

EU considering plan to outsource Mediterranean migrant patrols to Africa

New plans to stem the flow of migration unacceptable