Fiscal Compact nei Trattati: un’Unione al riparo del suffragio universale

Strasburgo, 16 febbraio 2017, Voto del Parlamento europeo sulla Relazione “sulla possibile evoluzione e l’adeguamento dell’attuale struttura istituzionale dell’Unione europea” (Relatore Guy Verhofstadt – ALDE), sulla Relazione “sul miglioramento del funzionamento dell’Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona” (Relatori Mercedes Bresso – S&D, Elmar Brok – PPE) e sulla Relazione “sulla capacità di bilancio della zona euro” (Relatori Reimer Böge – PPE, Pervenche Berès – S&D)

 Le relazioni sono state approvate con le seguenti maggioranze:

Relazione Verhofstadt: 283 favorevoli, 269 contrari, 83 astenuti

Relazione Bresso-Brok: 329 favorevoli, 223 contrari, 83 astenuti

Relazione Böge-Berès: 304 favorevoli, 255 contrari, 68 astenuti

Dichiarazione di Barbara Spinelli, Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL delle Relazioni Verhofstadt e Bresso-Brok

«Oggi il Parlamento europeo ha approvato quello che viene comunemente soprannominato “Pacchetto sul futuro dell’Unione”. Si tratta di una triade di Relazioni – Relazione Bresso-Brok, Relazione Verhofstadt, Relazione Böge-Berès – tra loro strutturalmente e politicamente interconnesse. Come relatore ombra delle due relazioni istituzionali (Verhofstadt e Bresso-Brok) ho consigliato al mio gruppo un voto contrario. Ambedue le relazioni confermano in effetti che la maggioranza del Parlamento (anche se una maggioranza risicata, nel caso della relazione Verhofstadt) nulla ha imparato dalla crisi dell’Unione.

L’obiettivo di tutte e tre le relazioni è quello di dar vita a una struttura decisionale che sia il più possibile al riparo dagli azzardi del suffragio universale: nelle scelte economiche, migratorie, della politica estera e di difesa. Si spiega così la richiesta di inserire nei Trattati il Fiscal Compact: una politica socialmente rovinosa, che ha profondamente diviso e indebolito l’Unione. Alcuni nel gruppo socialista e liberale l’hanno fatta propria nell’illusione falsamente federalista di “comunitarizzare” un Patto di Stabilità che pure giudicano nefasto: è un compromesso con la loro coscienza che non ha rapporto alcuno con la realtà vissuta dai cittadini europei, e che è dunque puramente ideologico.

Il tentativo da me intrapreso di cancellare tale inserimento, attraverso specifici emendamenti, non ha trovato il consenso di un numero sufficiente di deputati socialisti, che si aggiungesse alle domande del Gruppo GUE-NGL e del Movimento 5 Stelle. Cosa stupefacente se si considera che personalità di spicco del PD (e in primis il sottosegretario Sandro Gozi) continuano a dire – almeno dal dicembre scorso – che il Fiscal Compact non deve essere iscritto nei Trattati».

Si veda anche:

Strasburgo, 14 febbraio 2017: intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo

Il Consiglio d’Europa richiama l’Italia sulla protezione di vittime di tratta e minori non accompagnati

Il Consiglio d’Europa richiama l’Italia sulla protezione di vittime di tratta e minori non accompagnati. Barbara Spinelli: «Un successo nato dalla collaborazione tra società civile e istituzioni europee»

Bruxelles, 30 gennaio 2017

Barbara Spinelli si congratula per il rapporto pubblicato in data odierna dal Gruppo di esperti sulla lotta contro la tratta degli esseri umani del Consiglio d’Europa (GRETA) che denuncia le gravi carenze registrate in Italia riguardo la protezione delle vittime di tratta e dei minori non accompagnati.

«Accolgo positivamente – ha dichiarato l’eurodeputata del gruppo GUE/NGL – il rapporto del gruppo di esperti anti-tratta incaricato dal Consiglio d’Europa di monitorare l’attuazione della Convenzione sulla lotta contro la tratta degli esseri umani nel nostro Paese. Benché l’Italia abbia ratificato la Convenzione, permangono gravi lacune e violazioni verificate dal GRETA durante una visita effettuata a settembre dello scorso anno negli hotspot e nei centri di accoglienza.

Il procedimento d’urgenza avviato nel 2016 sull’Italia ha messo in luce preoccupanti falle nell’accoglienza, nella detenzione e nel rimpatrio delle vittime di tratta e una grave situazione di incuria nei riguardi dei minori non accompagnati. Oltre che alle denunce delle ong che con competenza e determinazione si occupano di vittime di tratta e minori non accompagnati, la visita ha fatto seguito a una mia lettera inviata a Frontex, al Ministero dell’Interno italiano e per conoscenza all’Ombudsman il 14 ottobre 2015, e a un’interrogazione scritta alla Commissione europea del 10 novembre 2015, in cui criticavo il rimpatrio forzato di venti donne nigeriane dal CIE romano di Ponte Galeria, e a un’interrogazione scritta alla Commissione europea del 13 maggio 2015 in cui denunciavo l’uso del manganello elettrico nel CPA di Pozzallo per il rilascio forzato delle impronte, anche di minori.

Entrambe le denunce sono state possibili grazie a una stretta collaborazione con attivisti e associazioni della società civile, tra cui BeFree, Terre des Hommes, Campagna Lasciatecientrare e Clinica legale dell’Università Roma3.

Unendomi alla richiesta del Consiglio d’Europa affinché il governo italiano metta al più presto in atto le misure necessarie per proteggere adeguatamente i migranti e i rifugiati in balia dei trafficanti di esseri umani e agisca con determinazione per combattere il fenomeno della tratta in Italia, auspico che la collaborazione tra rappresentanti della società civile e istituzioni – che ha prodotto questo importante risultato – venga sostenuta e incoraggiata nelle democrazie dell’Unione come un elemento chiave per la tutela dei diritti, anziché subire crescenti e preoccupanti limitazioni.

L’adozione della direttiva che consentirà l’accesso nell’Unione agli studenti, tirocinanti e volontari del servizio europeo è un progresso non irrilevante

COMUNICATO STAMPA

Strasburgo, 11 maggio 2016

Barbara Spinelli, eurodeputata del gruppo GUE/NGL, giudica positivo il risultato raggiunto dal Parlamento europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi per motivi di ricerca, studio, scambio di alunni, tirocinio retribuito e non retribuito, volontariato e collocamento alla pari, approvata nel corso della seduta plenaria di Strasburgo con un’ampia maggioranza di voti.

La proposta di direttiva rappresenta il primo atto normativo votato quest’anno in Parlamento che sia inteso a riconoscere vie di accesso legali all’Europa alle categorie di persone cui fa riferimento. «Nonostante oggi l’Unione si mostri sempre più chiusa, incurante della solidarietà fra Stati membri e del diritto europeo e internazionale concernente il non-respingimento, l’adozione di quest’atto normativo rappresenta una concreta opportunità per molti cittadini di Paesi terzi, che potranno raggiungere l’Europa per motivi di studio, formazione o lavoro», ha dichiarato Barbara Spinelli.

L’adozione della direttiva consentirà l’accesso all’Unione a studenti, tirocinanti (remunerati o meno) e volontari del servizio europeo; gli Stati potranno decidere se ampliare la portata della direttiva a chi è impiegato alla pari. Gli studenti e i ricercatori potranno circolare nell’UE con maggior facilità e potranno usufruire di un permesso di ricerca di lavoro che darà loro il diritto di cercare un’occupazione o avviare una società sul territorio dell’UE per almeno nove mesi, dopo il periodo di studio o ricerca; le famiglie dei ricercatori potranno raggiungerli in Europa, beneficiare della stessa mobilità e cercare lavoro nell’Unione. Infine, la direttiva permette agli studenti che desiderino trovare un’occupazione durante il loro soggiorno di lavorare per un massimo di 15 ore settimanali.

La Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni vota a favore del rapporto sull’immigrazione nel Mediterraneo

Il 16 marzo, la Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni (LIBE) del Parlamento Europeo riunita a Bruxelles ha adottato la relazione d’iniziativa sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell’UE in materia di immigrazione. La risoluzione sarà ridiscussa e votata dal Parlamento Europeo durante la seduta plenaria di aprile.

Co-relatrici: Cécile Kyenge (Partito Socialista) e Roberta Metsola (Partito Popolare Europeo)

Relatore ombra per il gruppo GUE/NGL: Barbara Spinelli

 Dopo il voto, Barbara Spinelli ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Oggi la Commissione LIBE ha adottato la relazione sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell’UE in materia di immigrazione.

Il rapporto presenta notevoli punti positivi, soprattutto per quanto riguarda la necessità di riconoscere vie legali e sicure di accesso al territorio dell’Unione e la creazione di un sistema europeo di ricerca e salvataggio in mare.

Deploro, ciononostante, il processo decisionale che ha portato al voto di questo rapporto. Il rapporto è stato assegnato più di un anno fa a due relatrici – Cécile Kyenge (Partito Socialista) e Roberta Metsola (Partito Popolare Europeo) – e tale procedura, che affida la guida dei rapporti parlamentari ai due maggiori gruppi del Parlamento, non è mai di buon auspicio. L’esperienza insegna che, poiché i due gruppi politici formano da soli una maggioranza solida in Parlamento, l’opinione degli altri gruppi è messa in disparte e il pluralismo viene aggirato. Nel caso in specie e per volontà congiunta dei Socialisti e dei Popolari, i nostri 168 emendamenti, scritti con l’appoggio di numerosi accademici, associazioni della società civile e ONG, non sono stati sottoposti al voto. È il motivo per cui solo alcuni di essi sono stati incorporati negli emendamenti di compromesso votati oggi. Quel che deploro, è che l’insieme delle nostre controproposte non abbia trovato spazio né visibilità nei testi di compromesso.

Se alla fine una parte dei nostri emendamenti è stata inclusa, dopo difficili e lunghi negoziati, lo si deve alla tenacia con cui il Gue, i Verdi, l’Alde, i Cinque Stelle si sono battuti per incorporare alcuni punti importanti negli emendamenti di compromesso come:

– la necessità di prevedere misure di accoglienza, sostegno e opportunità di integrazione a migranti, richiedenti asilo e rifugiati;

– l’esortazione agli Stati membri a introdurre specifiche procedure per la determinazione dell’apolidia e a condividere pratiche di eccellenza (best practices);

– il richiamo al fatto che sia il diritto internazionale sia la Carta dei diritti fondamentali dell’UE impongono agli Stati membri di esaminare opzioni alternative alla detenzione;

– la critica forte del sistema di Dublino, e la richiesta, fatta alla Commissione e agli Stati membri, di superarne le rigidità e di diminuire il peso che grava sugli Stati di prima accoglienza (essenzialmente Grecia e Italia);

– la menzione delle cause profonde della fuga dei migranti: guerre, povertà, corruzione, fame, pulizie etniche, disastri naturali e cambiamento climatico;

Il rapporto presenta tuttavia alcune debolezze a mio parere gravi. Sono passate malgrado il voto negativo del mio gruppo paragrafi a favore del piano d’azione comune UE-Turchia, da me radicalmente criticato; disposizioni a favore di rimpatri e accordi di riammissione con Stati Terzi (processo di Khartoum); e una serie di capitoli sul rafforzamento dei controlli delle frontiere esterne di Schengen (criticabile è il nesso stretto stabilito con le frontiere interne), sulla proposta di una lista europea di Stati di origine sicuri e sulla creazione di una Guardia Costiera europea.

Le sezioni riguardanti il ricongiungimento familiare potevano e avrebbero dovuto essere ulteriormente rafforzate, favorendo il ricongiungimento di membri di famiglie allargate ed eliminando le restrizioni (burocratiche, pecuniarie) che intralciano il ricongiungimento intra e extra-europeo di moltissime famiglie. Infine, ed è una mancanza a mio parere cruciale, il rapporto non riconosce il ruolo svolto dagli interventi militari occidentali nella grave destabilizzazione degli Stati di origine o di transito di tanti rifugiati che arrivano in Europa.

Altra nostra domanda che non è stata accolta: la definizione di uno statuto giuridico – tuttora assente nel diritto internazionale – per i rifugiati ambientali.

Esaminando i punti positivi e quelli negativi del testo, ho tuttavia consigliato ai miei colleghi, nel mio ruolo di relatore ombra per il gruppo GUE/NGL,  di dare all’insieme del rapporto un voto positivo, pur raccomandando il voto negativo su una ventina di paragrafi di compromesso».

Allegati:

Gli emendamenti presentati da Barbara Spinelli al rapporto (file .pdf)

La bozza del rapporto sull’immigrazione nel Mediterraneo (file .doc)

Sull’introduzione di quote dell’olio d’oliva tunisino

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 26 febbraio 2016

Il 25 febbraio, nel corso della seduta plenaria del Parlamento europeo riunito a Bruxelles, è stata sottoposta al voto la “Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull’introduzione di misure commerciali autonome di emergenza a favore della Repubblica tunisina” (A8-0013/2016).

Dopo il voto, Barbara Spinelli (GUE/NGL) ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Oggi ho votato a favore della risoluzione De Sarnez sulle quote dell’olio d’oliva. Non è stata una decisione facile, ma l’economia tunisina è a pezzi, in seguito alla caduta del turismo verificatasi dopo una serie di attacchi terroristici. Sono convinta che questo provvedimento possa costituire una boccata di ossigeno per l’economia e il popolo della Tunisia.

«Le nuove quote sono limitate nel tempo e ritengo, non diversamente da numerosi colleghi del GUE/NGL (undici i voti a favore, tredici gli astenuti, ventitré i contrari), che il problema reale per i produttori italiani di olio d’oliva risieda nell’industria europea del cibo: i produttori italiani sono spesso svantaggiati da importazioni di olio che poi viene etichettato come italiano.

«Consapevole delle sfide geopolitiche e democratiche che la Tunisia sta affrontando, reputo corretto dare un segnale in tal senso».

Radicalizzazione violenta: i rischi della politica della paura

Perché ho raccomandato di votare contro la Relazione sulla prevenzione della radicalizzazione

(relatrice Rachida Dati, PPE – relatore ombra per il GUE-NGL: Barbara Spinelli)

Non è stata una decisione semplice. Dopo mesi di discussione tra la relatrice e i rappresentanti “ombra” degli altri gruppi politici, ho deciso di dare al mio gruppo un’indicazione di voto contrario. Nonostante i negoziati si siano svolti nel rispetto delle reciproche posizioni, e una serie di nostri emendamenti non irrilevanti sia stata accolta nella Commissione Libertà pubbliche e nell’Assemblea plenaria, il risultato finale ha risentito in maniera a mio parere affrettata degli attentati parigini del 13 novembre: il gruppo politico PPE nel suo insieme ha accentuato negli ultimi giorni la natura repressiva del rapporto e ulteriori misure anti-terrorismo sono state adottate, senza che ancora siano valutate la necessaria proporzionalità nonché la necessità legale. La politica della paura, sotto molti aspetti, ha prevalso nella maggioranza dei gruppi, pur creando importanti divisioni nel gruppo socialista, in quello dei Verdi, e perfino nel GUE-NGL.

Inizialmente avevamo presentato 95 emendamenti, la maggior parte dei quali basati su rapporti e raccomandazioni di 13 ONG [1], che mi sono state vicine con consigli molto circostanziati sino al momento del voto. Un certo numero di tali proposte era già stato incorporato nella risoluzione sotto forma di emendamenti di compromesso o durante il voto in Commissione Libertà pubbliche. Mi riferisco in particolare agli emendamenti sul ruolo delle scuole e in genere dell’educazione nella prevenzione della radicalizzazione violenta (promozione di corsi sulla tolleranza e diritti umani), sugli indispensabili investimenti in progetti sociali volti a superare l’emarginazione economica e geografica, sulla domanda rivolta agli Stati membri di attuare diligentemente gli strumenti anti-discriminazione dell’UE e di adottare misure efficaci per affrontare la discriminazione, l’incitamento all’odio e i reati di odio nel quadro della strategia di lotta alla radicalizzazione violenta.

Altri nostri emendamenti sono stati adottati durante il voto in plenaria, e questo migliora la risoluzione. In particolare, è inaspettatamente passato un mio emendamento che fa risalire l’estendersi in Europa dell’islamofobia a “anni di guerra contro il terrorismo”, soffermandosi sulle argomentazioni sfruttate in questo quadro dagli estremisti violenti per reclutare i giovani e biasimando il fatto che “l’Europa non sia più un luogo in cui i musulmani sono benvenuti o possono vivere in condizioni di parità e praticare la loro fede senza essere discriminati e stigmatizzati”. Così come è stato approvato un nostro emendamento, nel quale si esprime cordoglio e solidarietà con le vittime degli attentati di Parigi e con le loro famiglie, condannando al tempo stesso l’uso di stereotipi, di parole e di pratiche xenofobe e razziste: uso che tende a collegare gli attacchi terroristici alla questione rifugiati. Nella stessa direzione va un emendamento – anch’esso approvato – in cui ricordiamo che l’aumento dell’islamofobia nell’Unione europea contribuisce all’esclusione sociale dei musulmani e raccomandiamo dunque l’approvazione di un quadro europeo per l’adozione di strategie nazionali intese a combattere l’islamofobia, anche allo scopo di lottare contro la discriminazione che ostacola l’accesso all’istruzione, all’occupazione e all’alloggio. Infine, un emendamento GUE sancisce che combattere il traffico di armi deve essere una priorità dell’UE nella lotta contro le forme gravi e organizzate di criminalità internazionale. Ulteriore punto adottato: il potenziamento della cooperazione nell’ambito dei meccanismi di scambio di informazioni, nonché della tracciabilità e distruzione delle armi proibite.

Restano i punti negativi. Il GUE-NGL è contrario da tempo all’introduzione della Direttiva PNR (soprattutto se estesa ai voli interni all’Unione, come richiesto nella risoluzione): si tratta di una misura che il Garante europeo per la protezione dei dati e altre importanti autorità hanno definito non necessaria né proporzionata. Allo stesso modo, concordiamo con l’analisi effettuata da European Digital Rights (EDRI) secondo cui gli standard di crittografia non dovevano essere arbitrariamente indeboliti, come di fatto lo sono nel rapporto approvato dal Parlamento, perché ciò rischia di avere effetti negativi sulla privacy di persone innocenti.

Riteniamo inoltre che la risoluzione criminalizzi le compagnie internet, obbligandole a una sistematica cooperazione con gli Stati e mettendole praticamente sotto la loro tutela. È un messaggio assai pericoloso che per questa via viene trasmesso a regimi autoritari nel mondo, tanto più che di tale misura si chiede l’applicazione perfino per quanto concerne materiale considerato legale.

Anche se di per sé non sono affatto contraria ai controlli alle frontiere, ritengo tuttavia – come si affermava in un emendamento presentato dal gruppo S&D sfortunatamente rigettato – che gli Stati Membri “debbano astenersi dal ricorrere a misure di controllo alle frontiere finalizzate alla lotta contro il terrorismo e all’arresto di individui sospettati di terrorismo, con lo scopo di esercitare un controllo dell’immigrazione“. Più precisamente, l’emendamento manifestava estrema preoccupazione “per le misure adottate da alcuni governi dell’UE, volte a introdurre ulteriori controlli alle frontiere onde impedire l’ingresso nell’Unione di rifugiati e migranti, con il rischio che tali misure siano basate sull’arbitrarietà e su un ‘profiling’ razziale o etnico del tutto contrario ai principi dell’UE, e che viola inoltre gli obblighi internazionali degli Stati membri in materia di diritti umani“.

Al pari dell’European Network Against Racism (ENAR), quel che temo è che una serie di proposte contenute nella relazione possa mettere a repentaglio alcuni diritti fondamentali nell’UE, soprattutto nei confronti dei rifugiati e delle persone di fede musulmana o delle persone percepite come tali, esplicitamente confusi gli uni con le altre.

Particolarmente grave mi è parso il rifiuto di un nostro emendamento specifico contro la vendita di armi a paesi della Lega Araba come Arabia Saudita, Egitto e Marocco, e contro la collusione politica con Paesi terzi a guida dittatoriale. Nonostante il voto a maggioranza espresso sul legame fra l’estendersi dell’islamofobia e gli “anni di guerra contro il terrorismo”, un emendamento GUE più preciso in materia è stato respinto: quello che criticava il ruolo esercitato dagli interventi militari dell’Occidente in Afghanistan, Medio Oriente e paesi dell’Africa del Nord nelle esperienze individuali di radicalizzazione violenta.

Per quanto riguarda la politica interna, è stato rifiutato un nostro emendamento che raccomandava, con terminologia più dettagliata, interventi di risanamento nelle periferie urbane d’Europa.

Per finire, è stato rigettato uno dei nostri emendamenti che consideravamo fondamentale: il rifiuto della “falsa dicotomia tra sicurezza e libertà”. In ogni democrazia il rifiuto di tale dicotomia dovrebbe essere un concetto ovvio. Non lo è più di questi tempi, dominati più dalla paura e dalla collera che dalla ragione e dalla rule of law.

 

[1] Tra cui Amnesty International, Statewatch, European Digital Rights (EDRI), European Network Against Racism (ENAR), Forum of European Muslim Youth and Student Organisations (FEMYSO), A Jewish Contribution to an Inclusive Europe (CEJI).


Si veda anche:

Versione finale del rapporto Dati  (qui il testo inglese):

Terrorismo: non imitare Tony Blair

Statement by GUE/NGL MEP Barbara Spinelli on the prevention of radicalisation report vote

Barbara Spinelli. Radicalizzazione violenta: i rischi della politica della paura

Ecco il Parlamento che vogliamo

Il 29 ottobre a Strasburgo, il Parlamento ha adottato con 342 voti a favore e 274 contrari la “Risoluzione Moraes” sul seguito da dare alla risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2014 sulla sorveglianza elettronica di massa dei cittadini dell’Unione. È una risoluzione che svela un Parlamento più coraggioso e audace del previsto, in primis per l’invito – rivolto agli Stati membri dell’UE – a ritirare ogni imputazione penale nei confronti di Edward Snowden, a offrirgli protezione e, di conseguenza, a evitare la sua estradizione o consegna da parte di terzi. Il suo statuto di “lanciatore di allerta” (whistleblower), e dunque di difensore internazionale di diritti fondamentali della persona, viene pienamente riconosciuto. Sostengo da sempre la necessità di difendere gli informatori e ho caldeggiato di recente, con il gruppo GUE-NGL, la candidatura di Snowden al premio Sakharov (assieme ad Antoine Deltour, whistleblower nel caso Luxleaks, e a Stephanie Gibaud, che ha rivelato pratiche di evasione e riciclaggio della banca UBS AG). È il motivo per cui l’emendamento Snowden (presentato da deputati Verdi e del GUE-NGL) era cruciale per me. È passato per pochi voti: 285 i voti a favore, 281 i contrari.

Dichiarazione di Barbara Spinelli ed Eleonora Forenza contro lo sgombero del campo rom della Bigattiera a Pisa

Bruxelles, 28 settembre 2015

Apprendiamo con preoccupazione le notizie relative all’imminente sgombero del campo rom della Bigattiera, nel Comune di Pisa. Il Sindaco della città ha firmato in queste ore l’ordinanza DD-08 / 12 del 25/09/2015, Codice identificativo 1190162, con la quale ordina «l’allontanamento di tutte le persone presenti e/o dimoranti abusivamente nell’area entro tre giorni». L’ordinanza non dispone alcuna alternativa per gli abitanti del campo – tra i quali vi sono numerose famiglie con bambini anche molto piccoli – e in pratica si limita a buttare in mezzo a una strada centinaia di persone.

Si tratta dell’esito di una politica del Comune di Pisa volta a ridurre le presenze rom nel territorio, come dichiarato esplicitamente dall’amministrazione nel Dicembre 2014. Più volte la Giunta municipale ha parlato di un “carico eccessivo” di persone rom, la cui presenza andava diminuita con drastiche politiche di contenimento numerico: evidentemente un intero gruppo etnico, in quanto tale, rappresenta agli occhi del Comune un “problema”.

Come parlamentari europee, vorremmo ricordare che queste politiche sono in evidente contrasto con tutte le normative dell’Unione. Già nel 2011, infatti, la Commissione – con la propria Comunicazione n. 173, recepita anche dal Governo italiano – aveva richiamato gli Stati Membri a promuovere politiche di inclusione nei confronti delle popolazioni rom e sinte, superando la pratica illegale degli sgomberi forzati.

Ricordiamo inoltre che gli sgomberi forzati sono vietati dalle Nazioni Unite (risoluzione n. 1993/77) e dalla Carta Sociale Europea: gli strumenti di diritto internazionale obbligano le autorità a fornire un congruo preavviso, a predisporre soprattutto soluzioni abitative per tutte le persone e le famiglie coinvolte, e in generale a garantire un’ampia partecipazione degli interessati ai programmi di superamento dei campi: queste regole valgono anche per gli insediamenti cosiddetti “abusivi”, e a prescindere dallo status giuridico delle persone (dalla regolarità del loro soggiorno).

Il Comune di Pisa sta agendo in aperta violazione di tali norme: cosa che appare tanto più grave in quanto il Consiglio comunale stesso, due anni fa, aveva indicato una strada diversa per superare l’insediamento della Bigattiera, e per garantire alle famiglie un alloggio dignitoso.

Oggi invece l’amministrazione sceglie di violare le normative europee e internazionali, adducendo come motivazione problemi igienico-sanitari che sono stati creati dalla stessa azione amministrativa. In tal modo il Sindaco di Pisa si assume una responsabilità gravida di conseguenze. Come parlamentari europee, ci rivolgereremo alla Commissione per chiedere che siano presi immediati provvedimenti ed eventuali sanzioni, affinché siano rispettati e garantiti i diritti umani e civili delle persone che abitano alla Bigattiera.

Barbara Spinelli

Eloonora Forenza

 

Dichiarazione scritta sulla lotta contro la criminalità organizzata

7.9.2015

0044/2015

DICHIARAZIONE SCRITTA
presentata a norma dell’articolo 136 del regolamento
sulla lotta contro la criminalità organizzata

Laura Ferrara (EFDD), Marco Valli (EFDD), Petri Sarvamaa (PPE), Bart Staes (Verts/ALE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Ingeborg Gräßle (PPE), Michael Theurer (ALDE), Dennis de Jong (GUE/NGL), Monika Hohlmeier (PPE), Benedek Jávor (Verts/ALE), Sergio Gaetano Cofferati (S&D), Ignazio Corrao (EFDD), Fabio Massimo Castaldo (EFDD)

Scadenza: 7.12.2015

0044/2015

Dichiarazione scritta, presentata a norma dell’articolo 136 del regolamento, sulla lotta contro la criminalità organizzata [1]

  1. Secondo i dati forniti da Europol, in Europa sono attivi migliaia di gruppi criminali organizzati, gruppi che si infiltrano e influenzano i mercati legali nonché i processi politici e istituzionali, minando lo stato di diritto e i diritti fondamentali.
  2. Il Consiglio e la Commissione ritengono la criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro questioni politiche di elevata priorità. L’UE ha recentemente ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale.
  3. Per quanto riguarda la lotta contro la criminalità organizzata, il 23 ottobre 2013 il Parlamento ha approvato una risoluzione sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro: raccomandazioni in merito ad azioni e iniziative da intraprendere, la quale contiene diverse raccomandazioni che non sono ancora state attuate.
  4. Al fine di prevenire e ostacolare in modo efficiente a livello europeo la corruzione e la criminalità organizzata e garantire un’effettiva tutela dei diritti fondamentali e degli interessi finanziari dell’UE, la Commissione è quindi invitata a esprimere un chiaro impegno volto a creare un meccanismo di controllo regolare negli Stati membri, incoraggiare la condivisione di informazioni e di buone pratiche, individuare nuovi strumenti idonei e applicare quelli esistenti.
  5. Si trasmette la presente dichiarazione, con l’indicazione dei nomi dei firmatari al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti europea.

[1] Ai sensi dell’articolo 136, paragrafi 4 e 5, del regolamento del Parlamento, qualora una dichiarazione raccolga la firma della maggioranza dei deputati che compongono il Parlamento, essa è pubblicata nel processo verbale con i nomi dei firmatari ed è trasmessa ai destinatari senza tuttavia impegnare il Parlamento.

Dichiarazione sulla lotta contro la criminalità organizzata

DICHIARAZIONE SCRITTA

presentata a norma dell’articolo 136 del regolamento sulla lotta contro la criminalità organizzata

Laura Ferrara (EFDD), Marco Valli (EFDD), Petri Sarvamaa (PPE), Bart Staes (Verts/ALE), Barbara Spinelli (GUE/NGL), Ingeborg Gräßle (PPE), Michael Theurer (ALDE), Dennis de Jong (GUE/NGL), Monika Hohlmeier (PPE), Benedek Jávor (Verts/ALE), Sergio Gaetano Cofferati (S&D), Ignazio Corrao (EFDD), Fabio Massimo Castaldo (EFDD)

7.12.2015

0044/2015

Dichiarazione scritta, presentata a norma dell’articolo 136 del regolamento, sulla lotta contro la criminalità organizzata [1]

  1. Secondo i dati forniti da Europol, in Europa sono attivi migliaia di gruppi criminali organizzati, gruppi che si infiltrano e influenzano i mercati legali nonché i processi politici e istituzionali, minando lo stato di diritto e i diritti fondamentali.
  2. Il Consiglio e la Commissione ritengono la criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro questioni politiche di elevata priorità. L’UE ha recentemente ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale.
  3. Per quanto riguarda la lotta contro la criminalità organizzata, il 23 ottobre 2013 il Parlamento ha approvato una risoluzione sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro: raccomandazioni in merito ad azioni e iniziative da intraprendere, la quale contiene diverse raccomandazioni che non sono ancora state attuate.
  4. Al fine di prevenire e ostacolare in modo efficiente a livello europeo la corruzione e la criminalità organizzata e garantire un’effettiva tutela dei diritti fondamentali e degli interessi finanziari dell’UE, la Commissione è quindi invitata a esprimere un chiaro impegno volto a creare un meccanismo di controllo regolare negli Stati membri, incoraggiare la condivisione di informazioni e di buone pratiche, individuare nuovi strumenti idonei e applicare quelli esistenti.
  5. Si trasmette la presente dichiarazione, con l’indicazione dei nomi dei firmatari al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti europea.

 

[1] Ai sensi dell’articolo 136, paragrafi 4 e 5, del regolamento del Parlamento, qualora una dichiarazione raccolga la firma della maggioranza dei deputati che compongono il Parlamento, essa è pubblicata nel processo verbale con i nomi dei firmatari ed è trasmessa ai destinatari senza tuttavia impegnare il Parlamento.