Al via l’esame dei candidati-commissari

di Anna Maria Merlo, «il manifesto»,

Commissione Juncker. L’europarlamento interroga i futuri commissari, Malmström (Commercio) inizia il ballo, Ttip e Ceta al centro delle inquietudini. Patto di non aggressione tra Ppe, Pse e Liberali. Ma il tiro al piccione non è escluso. Alcuni candidati a rischio, tra sospetti di compiacenza, corruzione, incompetenza e love affair. La Gue chiede la testa del falco Katainen all’occupazione e alla crescita

La libe­rale Ceci­lia Malm­ström (sve­dese) è stata la prima a pas­sare ieri l’esame dell’audizione dell’europarlamento e ha dovuto cam­mi­nare sulle uova, per spie­gare che, come can­di­data al Com­mer­cio, por­terà avanti la trat­ta­tiva del Ttip con gli Usa e del Ceta con il Canada, evi­tando lo sco­glio dei tri­bu­nali arbi­trali (istanze indi­pen­denti a cui le imprese potreb­bero ricor­rere per denun­ciare gli stati sospet­tati di minac­ciare i loro inve­sti­menti). La can­di­da­tura di Ceci­lia Malm­ström non è con­tro­versa, ma ieri un altro com­mis­sa­rio in fieri, il mal­tese Kar­menu Vella, desi­gnato alla Pesca, ha dovuto giu­sti­fi­carsi sui sospetti di eva­sione fiscale e cor­ru­zione, oltre­ché sul poco entu­sia­smo eco­lo­gi­sta di Malta, che potrebbe minac­ciare l’ipotesi di pro­mo­zione di una pesca respon­sa­bile in Europa.

Uno per uno, i 27 can­di­dati della Com­mis­sione Junc­ker pas­sano l’equivalente degli hea­rings sta­tu­ni­tensi entro il 7 otto­bre (Fede­rica Moghe­rini passa il 6 otto­bre). L’8 e il 9 si riu­ni­ranno i gruppi per valu­tare le audi­zioni e il 22 otto­bre ci sarà il voto sull’insieme della Com­mis­sione Junc­ker, in seduta ple­na­ria dell’Europarlamento. I sin­goli com­mis­sari non saranno votati uno per uno, ma dalle audi­zioni potrà venire la richie­sta agli stati (e a Junc­ker) di cam­biare un can­di­dato o di spo­starlo a un’altra com­pe­tenza oppure di deli­mi­tare in modo diverso la sua area di inter­vento, per otte­nere l’approvazione defi­ni­tiva e poter cosi’ entrare in atti­vità, come pre­vi­sto, il 1° novem­bre prossimo.

Sulla carta, c’è un “patto di non aggres­sione” tra i due gruppi prin­ci­pali, Ppe e Pse, a cui ha ade­rito anche l’Alde libe­rale. A van­tag­gio di Junc­ker c’è il fatto che per la prima volta un pre­si­dente della Com­mis­sione è stato desi­gnato dai gruppi poli­tici alle ele­zioni euro­pee e la scelta è caduta sul nome pro­po­sto dal par­tito che è arri­vato in testa (Ppe), dando cosi’ più poteri al par­la­mento, che non dovrebbe aver nulla da gua­da­gnare da un tiro al pic­cione che diven­te­rebbe subito incro­ciato (se il Pse boc­cia un can­di­dato Ppe, i popo­lari si ven­di­che­reb­bero su un can­di­dato social-democratico).

Ma alcuni nomi restano con­tro­versi e nes­suno è al riparo di una sci­vo­lata. Gli esempi nel pas­sato delle due pre­ce­denti pro­ce­dure di audi­zione (2004 e 2009) non man­cano. Nel 2004, l’Italia aveva dovuto sosti­tuire il can­di­dato Rocco But­ti­glione (pro­messo alla Giu­sti­zia) a causa della gaffe sull’omosessualità e la Let­to­nia aveva dovuto riti­rare la can­di­data Ingrida Udre per incom­pe­tenza mani­fe­sta. Nel 2009, era stata giu­di­cata incom­pe­tente anche la bul­gara Rumiana Jeleva, sosti­tuita in fretta da Kri­sta­lina Geor­gieva. Junc­ker ha usato il bilan­cino per met­tere assieme una Com­mis­sione che tiene conto dell’equilibrio tra paesi, posi­zione geo­gra­fica, genere, appar­te­nenza poli­tica e peso delle respon­sa­bi­lità. Il pre­si­dente ha fatto la scelta di affi­dare delle respon­sa­bi­lità a poli­tici pro­ve­nienti da paesi impli­cati in primo piano: cosi’, per esem­pio l’Immigrazione è stata affi­data a un greco di destra, Dimi­tris Avra­mo­pou­los, gli Affari eco­no­mici al fran­cese Pierre Mosco­vici, ex mini­stro di un paese che non rispetta il Fiscal Com­pact, i ser­vizi finan­ziari al bri­tan­nico Jona­than Hill, sospet­tato di essere un lob­by­sta della City di Lon­dra. Hill potrebbe essere la vit­tima del tiro al pic­cione delle audi­zioni dell’europarlamento, visto che non è mem­bro di nes­sun grande gruppo par­la­men­tare (ade­ri­sce all’Ecr). Sul banco dei sospetti c’è in prima fila lo spa­gnolo Miguel Aria Canete, inca­ri­cato del Clima, che deve spie­gare il con­flitto di inte­ressi con i suoi inve­sti­menti in com­pa­gnie petro­li­fere (Petro­li­fera Ducar e Petro­lo­gis Cana­rias), che afferma di aver ven­duto, oltre­ché giu­sti­fi­carsi per le recenti affer­ma­zioni ses­siate (“supe­rio­rità intel­let­tuale” maschile). Mosco­vici è debole, a causa degli sfo­ra­menti fran­cesi e potrebbe tra­sfor­marsi nella testa di turco del Pse, se i socia­li­sti impal­li­nano un Ppe come Canete, per esem­pio. La libe­rale slo­vena Alenka Bra­tu­sek potrebbe venir impal­li­nata per­sino dai suoi con­ter­ra­nei, per­ché si è auto-proclamata can­di­data quando era primo mini­stro (da luglio in Slo­ve­nia c’è un governo social-democratico, che non la sostiene e ha già una can­di­da­tura di sosti­tu­zione). Sul banco degli accu­sati anche l’ungherese Tibor Navrac­sics, espo­nente di Fidesz e vicino al pre­mier Vik­tor Orban, con­te­stato alla Cul­tura e alla Scuola (un nazio­na­li­sta dovrebbe gestire Era­smus). Ma in que­sto caso cir­cola già la ras­se­gna­zione, per­ché Orban nomi­ne­rebbe un altro di Fidesz e c’è chi dice che Navrac­sics è “il meno peg­gio”. Pro­blemi anche per la rumena Corina Cretu, per una sto­ria di sospetti di spio­nag­gio a favore del Kgb (e di love affair sia con l’ex pre­si­dente rumeno Ion Ilie­scu che con l’ex segre­ta­rio di stato Usa, Colin Powell).

La Gue (sini­stra) con­te­sta la nomina a vice-presidente per l’occupazione e la cre­scita del falco fin­lan­dese Jyrki Katai­nen. L’eurodeputata Bar­bara Spi­nelli (Gue) ha scritto una let­tera ai col­le­ghi per chie­dere di votare con­tro Katai­nen, “se vogliamo restare cre­di­bili agli occhi dei cit­ta­dini che rap­pre­sen­tiamo”, per­ché è facile pre­ve­dere che Katai­nen “restrin­gerà in modo dra­stico i diritti dei lavo­ra­tori e cer­cherà di inde­bo­lire il ruolo cru­ciale svolto dai sindacati”.

Lettera di Gabi Zimmer su Miguel Arias Cañete

To Mr. Juncker
President of the EC

Dr. Mr. President,

We are very concerned by the political profile of some of the candidates to the College of Commissioners, but with this letter we would like to point out on Mr. Miguel Arias Cañete, called to be Commissioner of Energy and Climate Change.

There are plenty of facts that araise serious doubts on Mr. Cañete to be in charge of the Energy and Climate Action portfolio. Some of them were brought to light during his last period as Minister of Agriculture, Fisheries and Enviromenment in Spain:

– He promoted the Coastal law reform, that not only was a step forwards of a model based in sauvage urbanization and depredation of the enviornment, but that introduced significant changes to clearly satisfy private interests related to the Popular Party;
– He is a clear defender of nuclear energy;
– As a Minister, when dealing with the CAP reform, he was clearly advocating against the greening elements of it;
– He has publicly stated in favor of fracking and oil prospections;
– Mr. Arias Cañete introduced changes in the electrical legislation that had as a dramatic consequence an important price increase, worsening the energetic poverty situation of milions of families in Spain:
– He modified the legislation related to reneable energies with the clear aim of favouring the big corporations. The effects of this reform devastated such an important sector in terms of environment and climate change.
But to all these “achivements” as Minister, we must add the fact that there is a clear conflict of interests. He only renounced to his participation in two big petrol companies, DUCAR s.l. and Petrologic Canarias, two days before he was nominated as a candidate. Besides, even though himself sold these participation, it is his family who holds the rest of them. DUCAR makes benefits of bunkering, a very dangerous practise that has been even of the EP concern in the past.

If these are not enough reasons, Mr. Arias Cañete performed one of the most polemics episodes during the past electoral campaing to the European elections. As head of the Popular Party list, in a public debates he stated that it was difficult to debate with a women beeing him a man, because he could not show his “intelectual superiority”. These declarations brought to light his repulsive sexism.

For all these reason, Mr. Juncker, we do believe that Mr. Arias Cañete is not suitable to be a the Commissioner of Energy and Climate Change and we ask you to reconsider and withdraw your proposal.

Yours sincerely,

Gabi Zimmer
President of GUE/NGL

Respingere Dimitris Avramopoulos,
commissario della Fortezza Europa

Lettera inviata ai parlamentari europei

Versione italiana
English version

28 settembre 2014

La decisione di affidare a un ministro della Difesa, Dimitris Avramopoulos, la delega a Immigrazione e Affari interni (già l’accostamento di questi due portafogli appare inquietante), suggerisce di fatto una rubricazione dei migranti a pericolo da cui l’Unione si deve guardare. Avramopoulos sembra l’uomo giusto, visto che gli obiettivi strategici che Jean-Claude Juncker gli assegna sono il contrasto dell’immigrazione irregolare, il controllo delle frontiere esterne tramite il rafforzamento di Frontex e delle guardie costiere, il consolidamento della cooperazione con i paesi terzi, incentrata sulla lotta al terrorismo e sugli accordi di riammissione nei paesi d’origine. Ma se la scelta è giusta per Juncker, non può esserlo per chi, nel Parlamento europeo, si batte per una nuova politica dell’immigrazione, rispettosa della Carta dei diritti fondamentali e dello stesso Trattato di Lisbona.

Nella lettera d’incarico al nuovo Commissario, inutilmente si cerca un cenno alle stragi che hanno reso il Mediterraneo un mare di morte, o un riferimento all’apertura di corridoi umanitari che tutelino chi tenta la salvezza da guerre e carestie affidando la propria vita ai trafficanti di uomini e alle mafie. L’istituzione di canali legali è prevista solo per gli immigrati regolari che vengano riconosciuti come competenze o talenti di cui l’economia europea ha bisogno. Nessun riferimento alla Direttiva Europea sulla Protezione Temporanea (2001/55/CE), che garantisce una tutela immediata ai rifugiati, anche quando il sistema di asilo non sappia governare l’intensificarsi degli arrivi. Nessun riferimento alla necessità di riformare il regolamento Dublino III. Nessun accenno alla possibilità di interrompere la collaborazione con i paesi che non garantiscono il rispetto dei diritti umani. Avramopoulos stesso ha dichiaratonelle sue risposte al questionario del Parlamento europeo che la sua priorità numero uno sarà la lotta al contrabbando, non la creazione di vie sicure verso l’Europa per chi fugge da conflitti armati spesso acuiti, o addirittura fomentati, dagli stessi Occidentali.

Ricordiamo alcuni fatti, per meglio sostenere il nostro rifiuto della scelta fatta dal Presidente Juncker.

Il 3 gennaio 2011 – mentre era ancora al governo George Papandreou – il ministero greco per la Protezione del cittadino annunciò la costruzione di una barriera di filo spinato lunga 12,5 chilometri, lungo la frontiera con la Turchia nella regione dell’Evros, allo scopo di ostacolare l’accesso di migranti e richiedenti asilo. La barriera, criticata dalle autorità europee e costruita senza fondi dell’Unione, fu completata nel dicembre 2012. [1]

La fabbricazione della barriera ebbe come risultato una caduta drammatica dei passaggi di frontiera: in precedenza, la regione del fiume Evros rappresentava uno dei principali snodi terrestri per chi migrava o fuggiva verso l’Europa, a un ritmo medio di 250 persone che ogni giorno tentavano l’ingresso in Grecia (provenienti in prima linea da Afghanistan, Pakistan, Armenia, Kurdistan, Iraq, Siria, Somalia, Egitto e Nord Africa).

Prima di esser designato commissario per l’Immigrazione Avramopoulos – che nel 2011 ricopriva l’incarico di ministro della Difesa, per poi passare nel 2012 all’incarico di ministro degli Affari esteri e tornare, nel 2013, alla Difesa – ha sostenuto a più riprese che il muro di filo spinato è una misura necessaria per “proteggere la nostra società e i nostri confini dall’immigrazione irregolare”.

La Grecia è stata ripetutamente condannata dalla Corte europea per i diritti dell’uomo per il trattamento riservato ai migranti, in aperta violazione di alcuni articoli della Convenzione europea sui diritti dell’uomo (e degli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali sul diritto d’asilo e le espulsioni collettive). Numerose associazioni e Ong hanno denunciato le pratiche discriminatorie e lesive messe in atto dal paese nei confronti di migranti e richiedenti asilo. Nel 2013, Human Rights Watch ha denunciato in Grecia un’ondata xenofoba senza precedenti: in particolare nell’agosto 2012, con il nome di Xenios Zeus (Zeus protettore degli stranieri), ebbero luogo ripetuti rastrellamenti che portarono migliaia di stranieri nei centri di detenzione, in base, secondo numerosi avvocati delle associazioni per i diritti umani, a discriminazione etnica.

Avramopoulos non ha mai fatto mistero di considerare i profughi alla stregua di migranti illegali da respingere. Nel 2013, nel corso di una visita ufficiale in Bulgaria per accordi sulla vigilanza ai confini, disse: “In Grecia abbiamo affrontato un grande problema dovuto al forte flusso di immigrati illegali. L’emergere della questione è ben noto. Di recente, a causa dello svilupparsi degli eventi in Siria, la situazione è peggiorata. Abbiamo dovuto prendere misure, e una parte di queste misure sta già funzionando. Il «muro» nella parte a nord dell’Evros ha già dato i suoi frutti. L’ingresso di immigrati illegali in Grecia, da quella parte, è stato quasi eliminato. Tuttavia il problema non è ancora risolto, perché, come sapete, la Grecia ha confini marittimi che sono al tempo stesso confini d’Europa. Questo è il motivo per cui è stato sviluppato Frontex. Nonostante le misure, il problema sussiste perché non è possibile controllare l’intera estensione dei nostri confini marittimi. […] Comprendiamo sia l’aspetto umano che l’aspetto sociale del problema, tuttavia dobbiamo proteggere le nostre società e i nostri confini. […] Non è un compito che riguardi il ministro della Difesa della nazione, cooperiamo con i ministri specifici, ma questo problema ci ha preoccupati perché una delle sue estensioni riguarda la nostra sicurezza nazionale. Dietro a questi flussi potrebbero nascondersi e svilupparsi reti che riproducono la violenza e, non esito a dirlo, anche il terrorismo”. [2]

Sono numerose le organizzazioni di difesa dei diritti umani e dei migranti che sostengono come le barriere e i fili spinati edificati per chiudere le frontiere esterne della Grecia abbiano enormemente aumentato il flusso dei fuggitivi e migranti che cercano salvezza deviando la propria fuga verso il centro del Mediterraneo, in particolare verso le coste italiane.

Se Jean-Claude Juncker intende trasformare l’Europea in una fortezza, ha trovato l’uomo che può farlo.

Barbara Spinelli
vice-presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo,
membro supplente della Commissione per le Libertà civili, giustizia e affari interni

NOTE

[1] EU Observer, Greeks build fence to ward off asylum seekers, articolo di Nikolaj Nielsen, 7 febbraio 2012 (http://euobserver.com/fortress-eu/18565).

[2] Completion of Defence Minister Dimitris Avramopoulos’ official visit to Bulgaria, 7.11.2013, Hellenic Republic Ministry of National Defence, http://www.mod.mil.gr/mod/en/content/show/36/A37219.

September 21, 2014

The designation of Dimitris Avramopoulos, the Greek Minister of National Defence, as European Commissioner for Migration and Home Affairs (the very combination of those portfolios sounds worrying) actually suggests that migrants are labeled as a danger from which Europe must protect itself. From Jean-Claude Juncker’s point of view Avramopoulos may well be the right man, since his strategic goals include fighting illegal immigration, controlling the EU’s external borders via the strengthening of Frontex and of coastguards, consolidating cooperation with non-member States on the fight against terrorism and the readmission agreements with the countries of origin. But Dimitris Avramopoulos can’t possibly be the right choice for those, in the European Parliament, who fight for a new migration policy, in compliance with the Charter of Fundamental Rights and with the Treaty of Lisbon.

The mission letter addressed to the new Commissioner-designate contains no mention of the mass drownings that have turned the Mediterranean into a sea of death, nor does it make any reference to the opening of humanitarian corridors for the protection of those who seek safety from wars and famine entrusting their lives to smugglers and local mafias. The establishment of legal migration channels is envisaged only for regular migrants with skills and talents that would benefit the European economy. No mention of the European Directive on Temporary Protection (2001/55/CE), which offers immediate protection to refugees even when the asylum system can’t manage the increasing arrivals. No mention of the much-needed amendments to the Dublin III regulation. No mention of the possibility to cease cooperation with countries which do not ensure respect for human rights. In his answer to the questionnaire of the European Parliament, Avramopoulos declared that his main priority will be the fight against human trafficking, not the opening of safe routes to Europe for those who flee famines or wars.

Let us remember the facts that underlie our rejection of President Juncker’s choice.

On January 3, 2011 – during George Papandreou’s government – the Greek Ministry of Public Order and Citizen Protection announced the construction of a razor-wire-topped fence in the Evros region, at the 12.5 km land border with Turkey, to stop the flow of irregular migrants and asylum seekers. The barrier, which was criticized by EU authorities and built without EU funding, was completed in December 2012. [1] The erection of the 12.5 km barrier led to a dramatic drop in the number of illegal land border crossings: previously, the Evros region had become one the main hubs of migration into Europe, with an average daily number of 250 people (mainly originating from Afghanistan, Pakistan, Armenia, Kurdistan, Iraq, Syria, Somalia, Egypt, and North Africa) trying to enter into Greece.

Before his designation as Commissioner for Migration, Avramopoulos – who was appointed Minister of National Defence in 2011, assumed the office of Minister of Foreign Affairs in 2012 and was again appointed Minister of Defence in 2013 – repeatedly stated that the barbed-wire fence is a necessary measure to “protect our society and borders from irregular immigration”.

Greece has been repeatedly condemned by the European Court of Human Rights for exposing migrants to degrading treatment, in blatant violation of several articles of the European Convention on Human Rights (and of articles 18 and 19 of the Charter of European fundamental rights on asylum rights and collective expulsions). Many NGOs and other organisations denounced the harmful and discriminatory practices against migrants and asylum seekers. In 2013, Human Rights Watch exposed a wave of unprecedented xenophobia in Greece. In August 2012 Greek authorities launched a massive crackdown against suspected illegal immigrants. The operation, code-named Xenios Zeus (after the Greek god of guests and travellers) led to the arbitrary detention of thousands of migrants on the basis of ethnic discrimination, according to human rights lawyers.

Avramopoulos has never made a secret of equating refugees with illegal migrants that must be refouled. In 2013, during an official visit to Bulgaria which focused on cross-border surveillance operations, he said: “During the past years in Greece we have faced a big problem due to the vast flow of illegal immigrants. The way this issue has emerged is well-known. In fact recently, due to the developments in Syria, the situation has worsened. We had to take measures. A part of these measures has already yielded fruits. The wall at the northern part of Evros has yielded fruits. The entry of illegal immigrants in Greece by this side has almost been eliminated. Yet the problem has not been resolved since, as you know, Greece has sea borders which also are Europe’s borders. This is why Frontex has been developed. Despite all these measures, the problem still exists because it is not possible to control the entire width of our maritime borderline. […] We understand both the human and the social side of this problem, yet we have to protect our societies and borders. This is not a task for the Ministry of National Defence, we cooperate with the apposite Ministries, but this issue has preoccupied us because one of its extensions relates to our national security. Behind all these flows, there might be hiding and developing nests that reproduce violence and, I do not hesitate to say, sometimes also terrorism”. [2]

Several human rights organisations have pointed out that the construction of barriers and barbed-wire fences to seal off Greek external borders has enormously increased the number of sea-crossings, rerouting the flow of fugitives and migrants to the middle of the Mediterranean and to the Italian coastline.

Barbara Spinelli
Vice-President of the Committee Constitutional Affairs of the European Parliament,
Member of the Committee Civil Liberties, Justice and Home Affairs

NOTES

[1] EU Observer, Greeks build fence to ward off asylum seekers, articolo di Nikolaj Nielsen, 7 febbraio 2012 (http://euobserver.com/fortress-eu/18565).

[2] Completion of Defence Minister Dimitris Avramopoulos’ official visit to Bulgaria, 7.11.2013, Hellenic Republic Ministry of National Defence, http://www.mod.mil.gr/mod/en/content/show/36/A37219.

Leftist MEP moves to block Katainen appointment

Fonte: EurActiv.com (Traduzione)

Barbara Spinelli thinks that the European Parliament should reject Jyrki Katainen as Vice-President of the next Commission, because of his support for austerity  policies.

In a letter to members of Parliament, the Italian legislator asks them to reject the Finnish politician, if “they want to be credible in the eyes of the citizens they represent”.

Katainen has been designated by Commission President-elect Jean-Claude Juncker as the Vice-President for Jobs, Growth, Investment, and Competitiveness.

As set out in the mission letter sent by Juncker, his main responsibilities will be to create jobs, stimulate investment, improve competitiveness and help the EU’s economy recover.

In addition, the mission letter also mentions that Katainen will have to pursue a strong structural reform agenda in order to ensure economic growth.

Spinelli, a member of the European United Left (GUE-NGL), is one of the ex-prime minister’s most vocal critics. “This will drastically restrict workers’ rights and aim at weakening the essential role played by trade unions,” she writes.

Instead, the MEP suggests instituting a financial transaction tax, and a carbon tax, in order to raise required resources for an EU investment plan.

Parliament’s employment committee open to discussion

One of Katainen’s public hearings will take place in the European Parliament’s Employment and Social Affairs Committee. Committee members already addressed some of their concerns to Katainen in a letter sent last Friday (19 September).

In the letter, members ask Katainen how he intends to create jobs and balance economic freedoms with fundamental social rights in Europe.

During a press briefing today (24 September), chair Marita Ulvskog, a Swedish social democrat, said the committee will be interested in hearing about Katainen’s working methods, in order to ensureclose cooperation with Marianne Thyssen, Commissioner-designate for Employment, Social Affairs, Skills and Labour Mobility.

Regarding Katainen’s reputation of promoting spending cuts, MEP Ulvskog hopes that he will balance his legislative proposals.

Timeline: 
  • 18 September: Questionnaires sent in English to the Commission (other languages will follow), with deadline to reply in English by 26 September at noon, and in other languages by 29 September morning
  • 22-25 September: Committee on Legal Affairs meets to discuss declarations of financial interest of candidates
  • 29 September to 7 October: Hearings of Commissioners-designate and committee evaluation meetings; no hearings on Friday 3 October 2014 and on Monday 6 October 2014 in the morning
  • 7 October: Extraordinary meeting of the Conference of Committee Chairs to evaluate the outcome of the hearings.
  • 8-9 October: The Groups will meet on Wednesday 8 October in the afternoon and on Thursday 9 October in the morning in order to evaluate the hearings.
  • 9 October: The Conference of Presidents meets to declare the hearings closed and finalise the evaluation
  • 22 October: Vote in Plenary

Europarlamentare della sinistra si oppone alla nomina di Katainen

Barbara Spinelli ritiene che il Parlamento europeo debba respingere la nomina di Jyrki Katainen a Vice-Presidente della prossima Commissione, visto il suo sostegno alle politiche d’austerità

In una lettera ai membri del Parlamento europeo, l’europarlamentare italiana chiede loro di respingere la nomina del politico finlandese, se “vorranno essere credibili di fronte ai cittadini che rappresentano”.

Katainen è stato designato dal Presidente eletto della Commissione, Jean-Claude Juncker, quale Vice-Presidente responsabile per il Lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività.

Come illustrato nella lettera di missione di Juncker, il compito principale di Katainen sarà quello di creare nuovi posti di lavoro, stimolare gli invesimenti, migliorare la competitività e contribuire alla ripresa economica dell’Unione.

La lettera di missione fa menziona inoltre il fatto che Katainen dovrà perseguire un solido programma di riforme strutturali per garantire la crescita economica.

Spinelli, membro della Sinistra unitaria europea (GUE-NGL), è una delle voci più apertamente critiche nei confronti dell’ex primo ministro, promotore di riforme strutturali “che restringono drasticamente i diritti dei lavoratori e puntano a un depotenziamento del ruolo essenziale svolto dai sindacati”, scrive.

La parlamentare suggerisce al contrario l’istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie e sulle emissioni di CO2 per incrementare le risorse proprie dell’Unione e finanziare un piano di investimenti europei.

L’inquietidine della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali

Una delle audizioni pubbliche di Katainen si terrà davanti alla Commissione per l’occupazione e gli affari sociali. I membri della Commissione hanno già comunicato a Katainen alcune delle loro inquietudini in una lettera inviata venerdì 19 settembre.

Nella lettera si chiede a Katainen come intende creare posti di lavoro e conciliare le libertà economiche con i diritti sociali fondamentali.

Durante una conferenza stampa svoltasi il 24 settembre, la presidente della Commissione Marita Ulvskog, socialdemocratica svedese, ha dichiarato che la Commissione sarà particolarmente interessata a conoscere i metodi di lavoro di Katainen al fine di garantire una stretta collaborazione con Marianne Thyssen, Commissario designato per l’Impiego, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori.

Per quanto riguarda la fama “rigorista” di Katainen, Marita Ulvskog spera che saprà ben soppesare le sue proposte legislative.

Tempistica:

  • 18 settembre: invioalla Commissione dei questionari in inglese (seguiranno le altre lingue); la data ultima per rispondere in inglese è il 26 settembre a mezzogiorno e nelle altre lingue la mattina del 29 settembre
  • 22-25 settembre: la Commissione affari giuridici si riunisce per dicutere le dichiarazioni di interessi finanziari dei candidati
  • 29 settembre al 7 ottobre: audizioni dei Commissari designati; nessuna audizione venerdì 3 ottobre e la mattina di lunedì 6 ottobre
  • 7 ottobre: riunione straordinaria della Conferenza dei presidenti di commissione per valutare l’esito delle audizioni.
  • 8-9 ottobre: i Gruppi si riuniscono il pomeriggio di mercoledì 8 ottobre e la mattina di giovedì 9 ottobre per valutare le audizioni.
  • 9 ottobre: la Conferenza dei presidenti si riunisce per dichiarare la chiusura delle audizioni e finalizzare la valutazione
  • 22 ottobre: voto in Plenaria.

Semestre italiano: equivoci e false promesse

Bruxelles, 24 settembre 2014. Report di Sandro Gozi sullo stato dei lavori del semestre di presidenza italiana davanti agli europarlamentari italiani: intervento di Barbara Spinelli

Ringrazio il sottosegretario Gozi per il suo intervento, e mi limito a riassumere in tre punti il mio dissenso.

Primo punto: l’immigrazione, che con l’estendersi delle guerre attorno a noi assumerà aspetti sempre più drammatici. Lei ha parlato di “phasing out” dell’operazione Mare Nostrum, che a parere dei maggiori esperti nell’Unione europea ha salvato un gran numero di profughi a rischio naufragio. Consiglierei di non usare parole inglesi ma italiane, e di dire a chiare lettere che di altro si tratta. Si tratta della “fine” di Mare Nostrum, dal momento che nessun’operazione è prevista che sia veramente sostitutiva, e che si occupi dell’essenziale: cioè di cercare e salvare i migranti in fuga (search and rescue). Frontex Plus ha un’altra missione – ormai è chiaro a tutti – e nemmeno sappiamo se potrà disporre di risorse adeguate e quali saranno gli Stati che contribuiranno.

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Rifugiati: Commissione si batta
per il mutuo riconoscimento

di mercoledì, settembre 24, 2014 0 , , , Permalink

Bruxelles, 24 settembre 2014

La Commissione e l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) hanno presentato oggi alla Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni il resoconto annuale sulle loro attività.

Dopo la presentazione dei due documenti, numerosi eurodeputati hanno espresso i propri dubbi sulla situazione reale dei richiedenti asilo nell’Unione Europea.

Barbara Spinelli ha lamentato l’assenza di un programma Europeo adeguato all’attuale situazione di emergenza caratterizzata da guerre che si stanno moltiplicando intorno a noi. Secondo l’eurodeputata, una vera politica di asilo europeo dovrebbe prevedere il mutuo riconoscimento dello status di rifugiato: la possibilità, in altre parole, che chi ottiene protezione in uno Stato Membro possa andare a vivere e a lavorare anche in altri Stati dell’Unione.

Ha deplorato in questo contesto il disinteresse dimostrato dagli Stati Membri nel discutere della possibile riallocazione dei rifugiati all’interno dell’Unione Europea: disinteresse segnalato dal rapporto della Commissione.

Ha chiesto infine al Direttore Esecutivo dell’EASO se, visto l’accordo firmato fra FRONTEX e l’EASO nel 2012, sarebbe auspicabile la presenza operativa di un funzionario EASO in ogni operazione di ricerca, pattugliamento e eventuale salvataggio di FRONTEX in modo da assicurarsi che i diritti dei richiedenti asilo siano sempre tutelati.

Jyrki Katainen vicepresidente
della Commissione: le ragioni del no

Lettera inviata ai parlamentari europei

Versione italiana
English version

20 settembre 2014

La designazione di Jyrki Katainen come vicepresidente della Commissione e responsabile di occupazione, crescita, investimenti e competitività, e le sue prime dichiarazioni al Parlamento Europeo nei giorni successivi alla designazione, sono inquietanti. Compito del nuovo vicepresidente dovrebbe essere quello di mettersi immediatamente al lavoro per garantire investimenti europei necessari alla ripresa dell’economia europea e per il ritorno alla piena occupazione al fine di realizzare un obiettivo cruciale del Trattato, dopo sette anni di crisi durissima che le politiche di austerità hanno acutizzato al massimo. Nelle lettere di missione, il Presidente Juncker ha chiesto a Jyrki Katainen e agli altri commissari di agire entro i primi cento giorni della nuova Commissione.

A molti parlamentari è parsa che questa fosse la conclusione cui è giunto il nuovo Presidente Jean-Claude Juncker, quando non solo ha criticato il 15 luglio nell’aula di Strasburgo le politiche della trojka, ma ha anche annunciato il piano che porta ormai il suo nome: un piano di investimenti di 300 miliardi di euro per i prossimi tre anni.

In tutt’altra direzione vanno le dichiarazioni di Katainen. Invece di parlare del piano di investimenti, ha ripetuto le sue ricette sul rigore, facendo capire che prima ogni Stato dovrà mettere la propria casa in ordine, e solo dopo verranno – eventualmente – piani di investimento. Non è questa la sua missione, se è vero che egli dovrà occuparsi di lavoro, occupazione e investimenti. Né è suo compito chiedere «riforme strutturali» che restringono drasticamente i diritti dei lavoratori e puntano a un depotenziamento del ruolo essenziale svolto dai sindacati, come avviene in Italia nello scontro, gravissimo, che il governo Renzi sta fomentando attorno all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Il piano Juncker non è certo sufficiente, e non è per nulla chiaro come sarà finanziato: se si tratterà solo di aumentare un po’ i mezzi messi a disposizione dalla Banca Europea di Investimenti e di riorganizzare gli attuali Fondi europei. La vera soluzione sarebbe quella proposta dall’Iniziativa dei cittadini europei nel “New Deal 4-Europe”, con interventi della Bei e due tasse europee: sulle transazioni finanziarie e sull’emissione di CO2. E sarebbe un aumento delle risorse proprie dell’Unione, che il Consiglio europeo rigettò nella primavera 2013 (a quel tempo Juncker era membro del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo).

Ripetere che prima viene il rigore nazionale e che solo in un secondo momento si potrà discutere di cooperazione e di investimenti comuni fa parte di un’ideologia ordoliberista che ha evidenti tratti neo nazionalisti, contrari al progetto di un’Unione solidale e politicamente unita.

Così facendo egli viola i tre criteri fondamentali per essere membro della Commissione europea: la conoscenza (degli obiettivi dell’Unione che nell’articolo 3.3 del Trattato prevedono l’economia sociale di mercato e la piena occupazione), l’indipendenza (dalle politiche di rigore che vogliono imporre alcuni Stati), e l’impegno europeo (per la solidarietà e per la cooperazione leale).

È il motivo per cui gli europarlamentari dovrebbero respingere la designazione di Jyrki Katainen, se vorranno essere credibili di fronte ai cittadini che rappresentano.

Barbara Spinelli
vice-presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo,
membro supplente della Commissione per le Libertà civili, giustizia e affari interni

 

September 21, 2014

The designation of Jyrki Kaitanen as Vice-President of the Commission in charge for jobs, growth, investment and competitiveness, as well as his first remarks at the European Parliament shortly after his nomination, are disquieting. After seven years of a dire crisis only worsened by fierce austerity measures, the task of the new Vice-President should be to get immediately to work so as to guarantee the investments needed for European economic recovery and for the return to full employment, thus achieving a crucial objective of the Treaty.

In his mission letters, President Juncker urged Mr Jyrki Katainen and the other commissioners-designate to take action within the first hundred days of the new Commission.

Given Mr Juncker’s statement during the plenary session in Strasbourg, on July 15, it seemed to many members of the European Parliament that this was the conclusion the new President had finally come to, since not only did he criticize the troika’s policies, but he also announced the plan that now bears his name: a 300 billion euro investment plan for the next three years.

Katainen’s remarks move in an entirely different direction. Rather than talking about the investment plan, he repeated his austerity recipes, implying that first each State shall put its house in order and only then investment plans– if necessary – will come. This is not his mission, if it is true that he will have to deal with jobs, growth, and investment. Nor is it up to him to ask for “structural reforms” that drastically restrict workers’ rights and aim at weakening the essential role played by trade unions, as is the case in Italy and in several other countries of the Union.

Juncker’s plan is certainly not enough, and it is far from clear how it will be funded: whether it will be just a matter of slightly increasing the resources made available by the European Investment Bank and reorganizing the current European funds. The real solution might be the one put forward by the European citizens’ initiative “New Deal 4-Europe”, with EIB interventions and two European taxes: a financial transactions tax and a carbon tax. This may result in an increase of the EU’s own resources, which was rejected by the European Council in spring 2013 (at that time Juncker was a member of the European Council and of the Eurogroup).

Suggesting that national austerity comes first and discussions about cooperation and common investment will follow, is part of an ordoliberal ideology with unmistakable neo-nationalist features, contrary to the idea of a politically united Europe, built on solidarity.

By doing this, Mr Katainen breaks the three fundamental criteria that every European Commissioner must meet: knowledge (of the EU objectives as stated in Article 3.3 of the EU Treaty, which promotes a social market economy, aiming at full employment and social progress), independence (from the austerity measures some States want to impose), and European commitment (to the principles of solidarity and loyal cooperation).

These are the reasons why the members of the European Parliament should reject the designation of Jyrki Katainen, if they want to be credible in the eyes of the citizens they represent.

Barbara Spinelli
Vice-President of the Committee Constitutional Affairs of the European Parliament,
Member of the Committee Civil Liberties, Justice and Home Affairs


Sullo stesso argomento: Leftist MEP moves to block Katainen appointment (EN, IT)

Le vere emergenze della Lista

Bruxelles, 9 settembre 2014. Intervento alla conferenza «La sinistra in Europa dopo le elezioni europee» organizzata dal Centro Garcia Lorca & Alternatives.

L’Altra Europa con Tsipras è nata per colmare un vuoto che si è creato nella sinistra fin dagli anni Novanta, con la nascita della famosa Terza via, basata sulle politiche di Tony Blair e di Gerhard Schröder.

Più precisamente, la nostra lista è nata da una doppia presa di coscienza: che questo vuoto non fosse in realtà un vuoto, dal momento che in molti paesi, tra cui l’Italia, una parte di cittadini non aveva accettato le politiche liberiste per l’Europa indicate dall’allora premier britannico e dall’allora cancelliere tedesco. C’era un gruppo di cittadini particolarmente impegnato a salvare i servizi pubblici, che aveva combattuto contro la privatizzazione dell’acqua, che non accettava l’austerità e che, soprattutto, non accettava la confusione e l’identificazione fra destra e sinistra, che era invece la parola d’ordine della Terza via.

La seconda presa di coscienza è che in questo vuoto-non-vuoto c’erano partiti della sinistra radicale che erano stati sacrificati da leggi elettorali assurde e che, da soli, non riuscivano a ottenere risultati all’altezza delle proprie aspettative.

Alle elezioni europee abbiamo vinto per miracolo, perché se è vero che il vuoto non era vuoto, è anche vero che le nostre speranze iniziali erano molto più grandi dei numeri che abbiamo ottenuto alla fine. Questo risultato ha quindi un significato al tempo stesso positivo e negativo. Il segno positivo è che è stato giusto puntare in alto e in largo, voler includere al massimo, rappresentare tutte le anime e tutti i frammenti della sinistra. Il segno negativo è che abbiamo appunto vinto per miracolo, ossia soltanto in parte. Sono stati commessi errori, e gli errori insegnano molto. Sono delle lezioni, sempre. A mio avviso, quello che abbiamo vissuto (vincere per pochissimi voti) ci dice alcune cose sul futuro della lista.

Non dobbiamo dimenticare che siamo nati con il proposito di far nascere qualcosa di simile a Syriza, e che abbiamo scelto Alexis Tsipras come modello anche con il proposito di giungere a un amalgama delle forze della sinistra.

Questo ci dice che costruiremo il futuro della lista solo se cercheremo di essere sempre più inclusivi; solo se nessuno fra noi e fra i diversi partiti che hanno dato vita al nostro comune progetto cercherà di mettere il proprio cappello sulla lista, perché questo è il modo più sicuro di perdere le prossime elezioni. Per salvare la lista, nessun gruppo deve cadere nell’illusione di poter agire solo, senza gli altri.

Credo che questo sia importante soprattutto per voi che siete qui, a Bruxelles, che vi siete battuti per la lista e che continuate a farlo. Forse voi siete più liberi e più indipendenti che in Italia, dove la lista attraversa un periodo difficile.

Sapete perfettamente che le cose cambieranno, in ogni paese, solo se in Europa e nelle istituzioni il paradigma del liberismo verrà smantellato. Meglio sarebbe parlare di “dogma”, anziché di paradigma, dal momento che il liberismo è diventato un’ideologia – e le ideologie non si discutono mentre i paradigmi sì. È come per l’infallibilità papale nella Chiesa: non la si può mettere in questione. Abbiamo assistito a grandi contraddizioni, in questo senso. Per esempio, quando Juncker, il nuovo presidente della Commissione, ha criticato la trojka e il fiscal compact: proprio lui che ha dato il proprio consenso attivo all’una e all’altro. Oppure quando tutti i governi dicono che nelle presenti condizioni è necessario concentrarsi su politiche per la crescita, e alzano la voce invocando parametri più flessibili, ma nessuno di essi fa autocritica sul veleno che essi stessi hanno propinato per anni alle proprie società. La crisi continua a essere curata con il medesimo veleno che l’ha scatenata. Nessuno, nel governo italiano e nell’Unione europea, ammette che questa ricetta semplicemente non funziona. Ricordo qui una frase, attribuita a Albert Einstein: è pura insania ostinarsi a rifare la stessa cosa aspettandosi risultati diversi.

Dunque cosa significa, oggi, volere un’“altra Europa”? Significa, a mio avviso, riconcentrare i nostri obiettivi sui diritti (primi fra tutti quelli che riguardano il lavoro e l’immigrazione) e sulle guerre: sono queste le nostre emergenze. Quando dico “emergenza”, sono consapevole che si tratta di una parola utilizzata dai governi costantemente e da anni; dicono che siamo in emergenza, che la crisi è tale da rendere necessari la riduzione dei diritti, l’accentramento del potere esecutivo, l’indebolimento del potere giudiziario, lo svuotamento delle costituzioni democratiche.

Ma la parola “emergenza” viene brandita abusivamente: in generale, in periodi di crisi si cambiano le cose, mentre qui i governi gridano all’emergenza perché le cose restino come stanno. Il loro obiettivo è garantire lo status quo, e dunque il potere, il dominio dei mercati e degli apparati militari. E mantenere lo status quo significa al contempo immobilizzare i cervelli, far sì che le persone smettano di pensare. Non a caso in Italia è in corso una lotta feroce dell’intero Governo Renzi contro i “professoroni” che si permettono di criticarlo e contro i comitati cittadini. Insomma, contro il libero pensiero.

Di questa parola – “emergenza” – dobbiamo riappropriarci. Dobbiamo strapparla con forza a chi l’ha sequestrata a favore di forze anonime quali i mercati e il complesso militare-industriale.

La vera emergenza è la precarizzazione del lavoro, ed è la questione della sovranità (sovranità che gli Stati-nazione pretendono di aver concesso all’Europa: in effetti l’avevano già perduta, ma l’hanno trasferita a un’Unione europea che non è né solidale né sino in fondo democratica). Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, lo ha detto chiaramente: potete avere i risultati elettorali che volete, non ci fanno paura, perché a Francoforte le riforme sono assicurate dal “pilota automatico”.

Le vere emergenze sono i morti nel Mediterraneo (più di 20.000 dal 1988) e l’abolizione delle operazioni di salvataggio dei migranti come Mare Nostrum, sostituito da operazioni non più intese a salvarli ma a respingerli. Le vere emergenze sono le guerre e il consenso implicito dell’Europa a queste guerre. Lo vediamo in Ucraina: sulla natura antidemocratica e lesiva delle minoranze che caratterizza l’attuale regime di Kiev l’Unione Europea non ha speso una sola parola, mentre esercita un’enorme pressione sulla Russia, accodandosi alla strategia degli Stati Uniti. Non una sola parola sui morti civili della regione di Donbass, né sulle centinaia di migliaia di ucraini dell’Est che fuggono verso la Russia (non perché putiniani, ma in quanto russofoni), né sulle milizie paramilitari di estrema destra alle dipendenze dirette del ministero dell’Interno a Kiev.

L’unica vera emergenza è quindi l’estensione e la radicalità di questa crisi. Vorrei in conclusione ricordare ciò che ha detto Alexis Tsipras, citando Lenin: “Siamo radicali, sì, ma perché la realtà è radicale”.