Pacchetto asilo: il Consiglio è colpevole di omissione di atti dovuti

COMUNICATO STAMPA

Strasburgo, 15 gennaio 2019

Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo dedicata alla discussione sulla “Riforma della politica dell’UE in materia di asilo e migrazione alla luce della perdurante crisi umanitaria nel Mediterraneo e in Africa”.

 L’intervento è stato pronunciato a seguito delle dichiarazioni del Consiglio, rappresentato dal Segretario di Stato per gli Affari europei (Presidenza rumena del Consiglio dell’UE) Melania-Gabriela Ciot, e della Commissione, rappresentata dal Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos.

«Sempre diciamo che la nostra è un’Unione fondata su diritto. È falso: sulle politiche migratorie non siamo un’unione e violiamo il diritto europeo e internazionale. I soli regolamenti su cui insiste il Consiglio sono quelli securitari – guardia frontiera, rimpatri – che esternalizzano gli obblighi d’asilo.

I dossier basati sulla solidarietà: tutti in blocco seppelliti. È passato un anno e mezzo e il Consiglio ancora non è in grado di presentarci controproposte su Dublino Quattro. Gli altri dossier – qualifiche per protezione internazionale, reinsediamenti – sono fermi da un anno, sempre per colpa del Consiglio.

Il risultato è davanti ai nostri occhi: litigi tra Stati membri; criminalizzazione della Ricerca e Salvataggio; accordi ad hoc fra Stati UE per aggirare le norme, comprese quelle di Dublino Tre; infine consegna di migranti ai Lager libici –  sono campi di morte, Signora Presidente del Consiglio, è insensato difendere le intese con Tripoli. Il Consiglio è colpevole di omissione di atti dovuti e la Corte dovrebbe occuparsene. Ha ragione il commissario Avramopoulos: The time is now!».

“L’Ue ha dimostrato diritto di veto, ma si può resistere”

Intervista a Barbara Spinelli di Stefano Feltri, «Il Fatto Quotidiano» , 22 dicembre 2018

Barbara Spinelli, giornalista, è in rotta con le politiche dell’Unione: si è candidata alle Europee nel 2014 per cambiarle, nella lista Tsipras. Ma ora, a pochi mesi dalla fine di quest’esperienza (“un mandato basta”), vede pochi segnali di speranza: qualche politica sociale in Portogallo, la sinistra di Corbyn in Gran Bretagna, forse il governo Sanchez in Spagna.

Barbara Spinelli, il governo si è fatto dettare la manovra o la Commissione ha ceduto?

La Commissione ha confermato il potere di veto che sin dal governo Monti esercita sulle politiche decise dai governi. Abbiamo programmi ed elezioni nazionali, e poi c’è un secondo turno a Bruxelles. Ma l’Unione era partita con richieste più restrittive: voleva un deficit all’1,6 per cento del Pil e si opponeva alle politiche espansive e di solidarietà volute dal governo.

E poi c’è stata la Francia: il commissario Pierre Moscovici ha subito approvato l’annuncio di un deficit al 3,5% per rispondere alla rivolta dei Gilet gialli.

La Commissione non poteva applicare due standard diversi. Ma davanti ai Gilet gialli, Moscovici ha avuto una reazione politica, non tecnica.

E come se la spiega?

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione anomala sul codice di comportamento della Commissione: ha accettato che i commissari si candidino alle elezioni europee mantenendo la carica. Io ho votato contro. Ne abbiamo già parecchi: Pierre Moscovici, Frans Timmermans, forse Margrethe Vestager. Moscovici è in campagna elettorale in Francia: non ha smentito la sua possibile candidatura. Si è non poco screditato.

Si poteva approvare la manovra senza il via libera della Commissione?

La procedura di infrazione sarebbe stata molto punitiva per gli italiani. È un bene averla evitata, senza però eliminare dalla manovra le misure cruciali. Queste politiche europee hanno prodotto una miseria che non si vedeva dal dopoguerra.

Non abbiamo alleati in questa sfida alle regole. Solo i Gilet gialli.

La Grecia non poté contare neppure sulle rivolte di piazza in altri Paesi. Juncker stesso ha ammesso che la dignità del popolo greco è stata calpestata dall’Unione. L’Italia ha potuto far tesoro di proteste ormai diffuse contro politiche che non producono crescita ma rivolta sociale, come i Gilet gialli o la Brexit che non è un capriccio nazionalista ma un voto popolare, anche se del tutto illusorio, contro l’austerità. Questa è un’Unione disgregata e l’Italia prova a fare qualcosa. Non entro nei dettagli della legge di Bilancio, ma a chi si scandalizza perché Di Maio vuole ‘abolire la povertà’, ricordo che Ernesto Rossi scrisse il libro Abolire la miseria, mentre lavorava al Manifesto di Ventotene.

Perché Macron, campione dell’europeismo, sta finendo così male?

L’europeismo è un guscio vuoto in cui puoi mettere quello che vuoi: il federalismo di Hayek per azzerare il peso dello Stato in economia o il Manifesto di Ventotene. Il prestigio di Macron è crollato in Francia ben prima che in Europa. Quel che difende è una dottrina economica confutata dagli studiosi sin dagli anni Settanta, secondo cui aiutare i ricchi sarebbe nell’interesse di tutti: il benessere “sgocciolerebbe” verso i non abbienti. La prima cosa che ha fatto è tagliare le tasse ai ricchi. E non ha funzionato.

La lezione dei Gilet gialli è che per cambiare politica economica serve la rivolta?

Solo politiche di bilancio più egualitarie possono prevenire insurrezioni. Dicono che il governo italiano è populista, ma il M5S è l’espressione parlamentare di quella protesta, il famoso ‘Vaffa’ equivale allo slogan dei Gilet: si autodefiniscono dégagiste, vogliono mandare ‘tutti fuori’. La democrazia rappresentativa come è fatta oggi non è in grado di fornire veri rappresentanti delle volontà popolari. Non a caso tutti questi movimenti chiedono strumenti di democrazia diretta.

E questa crisi della democrazia rappresentativa la preoccupa?

Sì. Ma è stato fatto di tutto per arrivare a questo esito. Oggi serve una riscrittura sociale delle regole, ma l’Unione punta i piedi. Draghi parla del pericolo del nazionalismo e del populismo e annuncia che ‘a piccoli passi si rientra nella storia’. Che vuol dire? Che il Fiscal compact, privo com’è di qualsiasi vincolo sociale, permette una felice uscita dalla storia, e di questo dovremmo esser grati?

Draghi ha spiegato anche che il mercato unico, l’euro, l’Unione sono legami che servono a prevenire nuovi disastri.

Ma quali legami? L’Europa si sta sfasciando, con l’Est che va da una parte, la Francia dall’altra, il Regno Unito fuori. Si discute di deficit eccessivo in vari Paesi, ma da anni il surplus commerciale in Germania supera il tetto consentito del 6 per cento, permettendole di drenare ricchezza dal resto dell’Unione, e nessuno dice niente.

Nella campagna elettorale per le Europee si parlerà di temi sociali o di migranti?

Spero che il punto forte sia il tema sociale da cui discende tutto il resto, inclusa la cosiddetta questione della migrazione. Sbagliava il ministro Minniti quando fece capire che sarebbe scoppiata una bomba sociale se non si fermavano gli arrivi e le operazioni di Ricerca e Salvataggio. È la bomba sociale che ha creato questa percezione del pericolo migranti.

Come giudica l’opposizione del Pd al governo?

Nefasta. Sventolano l’europeismo e poi s’indignano con chi vuol ricostruire l’Unione partendo dal sociale. E sul tema migranti sono gli ultimi a poter criticare: la politica di Minniti ha prodotto accordi con la Libia messi sotto accusa dal Consiglio d’Europa, dall’Onu. Salvini agisce in violazione delle leggi internazionali che vietano il respingimento di rifugiati, ma Minniti in questo lo ha preceduto.

Però ha funzionato: gli sbarchi sono calati.

Anche i campi di concentramento hanno funzionato. Gli sbarchi sono diminuiti e i morti in mare sono aumentati. Preferirei quasi che dicessero: ‘Li vogliamo morti in mare’. Almeno direbbero la verità.

© 2018 Il Fatto Quotidiano

Aquarius: l’accanimento continua

di martedì, novembre 20, 2018 0 , , , , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 20 novembre 2018

Le deputate del Parlamento europeo Barbara Spinelli e Marie-Christine Vergiat, del gruppo GUE-NGL, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

Siamo venute a conoscenza con preoccupazione della richiesta delle autorità italiane di mettere l’Aquarius sotto sequestro. Motivo: sospetto di trattamento illegale di rifiuti pericolosi. Secondo gli inquirenti, i rifiuti pericolosi sono costituiti dai vestiti dei migranti, dagli avanzi di cibo e da rifiuti sanitari.

In un comunicato pubblicato il 20 novembre, Médecins Sans Frontières ha definito questa misura sproporzionata e infondata e ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso. L’Ong assicura che tutte le operazioni di gestione dei rifiuti della nave hanno sempre seguito procedure standard, mai contestate dalle autorità competenti.

Questo nuovo episodio si inscrive in una lunga saga giudiziaria. Accusata di non aver rispettato le procedure legali internazionali riguardanti il salvataggio in mare, l’Aquarius è stata privata della bandiera da parte di Gibilterra proprio nel momento in cui l’Italia le vietava di sbarcare nei propri porti.

A settembre è stato il Panama a ritirare a sua volta la bandiera, dietro pressioni italiane. Da allora la nave è bloccata nel porto di Marsiglia, malgrado la concessione di una bandiera liberiana, una bandiera tecnica che non le consente di riprendere il mare.

Dal 2015 MSF, durante le operazioni cui ha preso parte, ha soccorso e assistito più di 80.000 persone. Nel Mediterraneo, il 25 per cento delle operazioni di ricerca e salvataggio (SAR) è condotto dalle Ong, una percentuale pari ai salvataggi operati dall’Agenzia europea della Guardia costiera e di frontiera (Frontex)

Poiché la criminalizzazione del soccorso umanitario si sta intensificando in tutta Europa, molte di queste Ong non possono più prendere il mare e quelle che ancora operano nel Mediterraneo possono essere contate sulle dita di una mano.

Eppure la loro presenza è cruciale. Dall’inizio dell’anno, più di 2.000 persone sono già morte annegate. Mentre il numero di attraversamenti è diminuito drasticamente, il numero di morti è in costante aumento. A settembre, su 10 persone che hanno cercato di attraversare il mare, solo una è arrivata in Europa, 7 sono state restituite alla Libia con le conseguenze che conosciamo, e 2 sono morte.

Nel Mediterraneo c’è un solo crimine: lasciar morire e soffrire migliaia di persone.

 

Marie-Christine Vergiat, Barbara Spinelli (europarlamentari GUE/NGL)

Le parole sul deficit e quelle sul sindaco di Riace

Strasburgo, 3 ottobre 2018 

Barbara Spinelli è intervenuta nella sessione plenaria del Parlamento europeo in seguito alle dichiarazioni di Consiglio e Commissione europea su “Emergenza umanitaria nel Mediterraneo: sostenere le autorità locali e regionali”.

Presenti al dibattito:

–      per il Consiglio europeo, Juliane Bogner-Strauß, ministro federale delle donne, della famiglia e della gioventù 

–      per la Commissione europea, Günther Oettinger, commissario per la Programmazione finanziaria ed il bilancio

 Di seguito l’intervento:

“La Commissione si allarma per il possibile deficit spending in Italia – ricordo che i poveri assoluti sono nel mio paese cinque milioni – ma approva una legge sulla sicurezza che decurta i permessi umanitari, toglie certezza legale ai richiedenti asilo, elimina fondi per le strutture municipali di accoglienza migranti. Dice Draghi che ci sono parole che creano danni alle imprese, ma le parole di Salvini sul sindaco di Riace, arrestato ieri per favoreggiamento dell’immigrazione e irregolarità minori, sono benevolmente ignorate. “Sei uno zero”, ha detto il ministro di chi, con fondi in diminuzione, ha salvato un intero villaggio dallo spopolamento integrando i profughi.

Non parlo solo dell’Italia: arresti e violenze contro chi facilita accoglienza e integrazione si moltiplicano. Cédric Herrou, Diego Dumont, il sindaco Mimmo Lucano: la lista si sta allungando, Commissario Oettinger, e vorrei sapere se questo allarma anche lei”.

Salvati e sommersi in Mediterraneo

Intervento (interrotto dalla presidenza) di Barbara Spinelli in apertura delle votazione nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo:

«Una mozione d’ordine su una questione di vita o di morte. Abbiamo avuto notizia che la nave militare USA Trenton ha salvato 41 persone da un naufragio presso la Libia, chiedendone il trasbordo su SeaWatch3, l’unica nave che fa salvataggi in Mediterraneo. Operazione impossibile perché SeaWatch3 deve poter sbarcare in un porto sicuro, ma il centro di coordinamento italiano, contattato tre volte da SeaWatch3 e Trenton, lo ha negato non avendo coordinato il salvataggio.

Chiaro che urgono redistribuzioni delle responsabilità in Europa (Malta inclusa). Ma sono questioni da risolvere a terra e non in mare dove invece prevale l’imperativo umanitario immediato.

Non denuncio ma chiedo a tutta l’Unione atti concreti, ORA. E per l’Aquarius, che si apra un porto in Sardegna, le condizioni di navigazione sono estreme».

 

Apprendiamo dall’IOM che la nave Trenton si trova di fronte al porto siciliano di Augusta con i 41 sopravvissuti a bordo, tra cui una donna incinta. Tutti hanno urgente bisogno di assistenza. Chiediamo che venga consentito immediatamente l’attracco della nave e che vengano chiarite le modalità del soccorso.

Barbara Spinelli: UE-Africa, i costi umani della lotta agli smuggler

Strasburgo, 25 ottobre 2017

Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo nella “Discussione su tematiche di attualità – Lotta contro l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo”, richiesta dal Gruppo ENF e presentata da Matteo Salvini.

L’onorevole Spinelli ha preso la parola in qualità di relatore ombra per il gruppo GUE/NGL della Direttiva sulla Blue Card e sulla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme sull’attribuzione a cittadini di paesi terzi o apolidi della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria e sul contenuto della protezione riconosciuta.

Presenti al dibattito Matti Maasikas, Vice-Ministro estone per gli Affari europei, e Valdis Dombrovskis, Vice-Presidente per l’Euro e il Dialogo Sociale, Stabilità Finanziaria, Servizi Finanziari e dell’Unione dei Mercati dei Capitali.

Di seguito l’intervento:

«Vorrei rivolgere a Commissione e Consiglio tre domande, sulla battaglia per bloccare l’arrivo di migranti forzati in Europa.

La prima riguarda la lotta prioritaria agli smuggler, concordata con Libia, Niger e Ciad. Cominciamo a conoscerne l’esito: impauriti dalle autorità nigerine, gli smuggler mollano i migranti nel deserto o li conducono su strade dove manca l’acqua. Risultato: i morti nel deserto aumentano esponenzialmente. Secondo Richard Danziger, responsabile dell’OIM in Africa centro-occidentale, sono ormai il doppio dei morti in mare: circa 30.000 tra il 2014 e oggi. Non tutti i fuggitivi arrivano al Mediterraneo.

La seconda domanda concerne le coste libiche, dove regna ormai una guerra tra bande: come distinguere lo smuggler dalle milizie e dalle guardie costiere, che l’Unione o l’Italia formano e pagano? Secondo l’Alto Commissariato Onu, gli abusi nei centri di detenzione sono “spaventosi” (“shocking”).

La terza domanda riguarda le garanzie sull’assistenza UNHCR in Libia. Secondo l’Alto commissario per i rifugiati a Tripoli, è un’assistenza “più che precaria: la Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra. Non ha neanche un memorandum con l’UNHCR”.

Di quest’Africa trasformata in nostra prigione, di questi morti, l’Unione è responsabile. Penso che un giorno pagheremo le colpe di cui ci stiamo macchiando.

All’onorevole Matteo Salvini vorrei dire una cosa che sa: nell’UE avete oggi ben più sostegno di quel che dite di avere».

La solidarietà non è un crimine

Gli eurodeputati Barbara Spinelli, Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL) e Pascal Durand (Verdi) hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

LA SOLIDARIETÀ NON È UN CRIMINE
DICHIARAZIONE DI
Barbara Spinelli, eurodeputata gruppo GUE/NGL
Marie-Christine Vergiat, eurodeputata gruppo GUE/NGL
Pascal Durand, eurodeputato gruppo Verdi/EFA

Bruxelles, 11 agosto 2017

Il recente moltiplicarsi di azioni penali in Italia e in Francia nei confronti di persone che mostrano solidarietà verso i rifugiati costituisce un allarmante tentativo di creare divisioni tra le Ong attive nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) e di isolare i singoli cittadini europei preoccupati per la sicurezza degli esiliati forzati che affrontano viaggi pericolosi dall’Eritrea, dal Sudan, dalla Libia, dalla Siria, dall’Afghanistan e da molti altri paesi in crisi. Si tratta di persone che da anni rischiano quotidianamente la vita in viaggi per terra e per mare – in una sorta di selezione darwiniana – mentre l’Unione europea, dove solo una parte di essi arriva, chiude sempre di più le sue porte ed esternalizza le sue politiche di asilo. La grande maggioranza di migranti e rifugiati (80%) trova riparo nei paesi in via di sviluppo, per lo più africani. La straordinaria attività delle Ong nel Mediterraneo è dovuta all’assenza di operazioni pubbliche e proattive di ricerca e soccorso condotte dall’Unione e dai suoi Stati membri, dopo la dismissione di “Mare Nostrum”.

La solidarietà non deve essere considerata una violazione della legalità. Non è un crimine, ma un dovere umanitario.

Oggi la nostra preoccupazione si rivolge in particolar modo a due persone che operano in soccorso di migranti e richiedenti asilo, in Italia e in Francia. In entrambi i casi, la solidarietà da esse praticata verso persone in pericolo di vita è equiparata all’attività dei trafficanti di esseri umani. In entrambi i casi, siamo di fronte a leggi anacronistiche il cui fine è criminalizzare la cosiddetta immigrazione clandestina e chiunque possa essere sospettato di favorirla: parliamo della legge Bossi-Fini in Italia e del CESEDA (Code de l’entrée et du séjour des étrangers et du droit d’asile) in Francia, che prevede fino a cinque anni di carcere e una multa di 30.000 euro per i “passeurs” che facilitano o tentano di facilitare l’ingresso, l’accoglienza e la circolazione di migranti e rifugiati.

In Italia Mussie Zerai – un prete eritreo candidato al Premio Nobel per la pace per aver contribuito a salvare la vita di migliaia di migranti e rifugiati che attraversano il Mediterraneo – è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.[1] Lunedì 7 agosto, il Presidente dell’agenzia Habeshia si è visto notificare un avviso di garanzia dalla Procura di Trapani. Fuggito in giovane età dall’Eritrea, dopo la consacrazione a sacerdote, Padre Zerai è diventato un punto di riferimento per migranti e rifugiati in pericolo. Per lungo tempo, il suo numero di telefono è stato l’unico che molti potessero chiamare in caso di emergenza. Di tanto in tanto riceve richieste di aiuto tramite telefoni satellitari da parte di persone a rischio di naufragio a bordo di imbarcazioni malcerte. Ogni volta trasmette le coordinate delle imbarcazioni alla Guardia costiera italiana e, solo in seguito, a navi private impegnate in attività di ricerca e soccorso nella zona interessata.

Probabilmente è questo il motivo per cui il suo nome è finito nell’inchiesta sull’immigrazione illegale aperta dal Procuratore di Trapani, incentrata sul ruolo di alcune Ong nel soccorso in mare dei migranti. Il candidato al Premio Nobel per la pace rigetta ogni accusa di aver preso parte a scambi di informazioni clandestini. “Non ho mai fatto parte della presunta chat segreta”. “Le segnalazioni sono il frutto di richieste di aiuto che mi sono state indirizzate da imbarcazioni al di fuori delle acque territoriali libiche e comunque dopo ore di navigazione precaria e pericolosa”.

In Francia, martedì 8 agosto un agricoltore, Cédric Herrou, è stato condannato per aver aiutato i rifugiati ad attraversare il confine tra il suo paese e l’Italia. [2]  La Corte d’appello di Aix-en-Provence ha emesso una sentenza di condanna a quattro mesi di carcere, sospesa con la condizionale. Le autorità hanno detto che  nel corso dell’ultimo anno Herrou ha aiutato circa 200 migranti, ospitandone alcuni nella sua fattoria nella valle del Roya nelle Alpi, vicino al confine italiano. Una legge francese del 2012 accorda l’immunità penale  per coloro che aiutano i migranti “con azioni umanitarie e disinteressate” ma il procuratore ha ritenuto che Herrou stesse violando la legge. Herrou ha detto che “non ha rimpianti” e non smetterà di aiutare i migranti, ritenendolo un dovere di cittadinanza.

In un precedente processo che si è svolto a gennaio, Herrou disse: “Ho fatto salire sulla macchina ragazzi che cercavano di attraversare il confine per la dodicesima volta”. “La mia inazione e il mio silenzio mi avrebbero reso un complice. Non voglio essere un complice.”

Chiediamo all’Unione europea e ai suoi Stati membri di fermare la campagna diffamatoria condotta contro le Ong e contro quei cittadini che stanno attuando azioni umanitarie d’emergenza a favore di rifugiati e migranti. Chiediamo alla Commissione e agli Stati membri la piena osservanza, per la loro parte, della legislazione internazionale – Convenzione di Geneva, Legge del mare,Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea –  per quanto riguarda il principio di non-refoulement, la protezione dei bambini e dei minori non accompagnati  e l’obbligo di operazioni di ricerca e soccorso (Search and Rescue) delle persone in difficoltà o in imminente pericolo in mare.

[1] http://habeshia.blogspot.fr/2017/08/la-solidarieta-non-e-un-crimine.html

[2] http://www.lemonde.fr/immigration-et-diversite/article/2017/08/08/poursuivi-pour-aide-a-l-immigration-clandestine-cedric-herrou-attend-son-jugement-en-appel_5169880_1654200.html


SOLIDARITY IS NOT A CRIME

DECLARATION BY

Barbara Spinelli                         (MEP – group GUE-NGL)
Marie-Christine Vergiat               (MEP – group GUE-NGL)
Pascal Durand                            (MEP – group Greens/European Free Alliance)

Brussels, August 11, 2017

The recent proliferation of prosecutions in Italy and France towards people who showed solidarity with the refugees is a disturbing attempt to create division among NGOs active in Search and Rescue operations, and to isolate common European citizens who are concerned with the safety of the forced exiles who embarked in perilous journeys from Eritrea, Sudan, Libya, Syria, Afghanistan and many other distressed countries. Since years, they risk death on land and sea on a daily basis – in a sort of Darwinian selection – and the European Union, where only a part of them arrive, is closing more and more its doors and externalizing its asylum policies. The vast majority of migrants and refugees (80%) finds shelter in developing, mostly African countries. The extraordinary activity of NGOs in the Mediterranean is due to the absence of proactive public Search and Rescue operations carried out by the Union and its Member States, since the end of “Mare Nostrum”.

Solidarity must not be considered a law-breaking offense. It is not a crime, but a humanitarian obligation.

Today, we are particularly concerned about two persons who took action to rescue migrants and asylum-seekers, in Italy and France. In both cases, their solidarity towards people in mortal danger is equated with the activity perpetrated by smugglers. In both, we are confronted with anachronistic laws whose purpose is to criminalise the so-called clandestine immigration and whosoever could be suspected of favouring it: the Bossi-Fini law in Italy and, in France, the CESEDA (Code of the Entry and Residence of Foreigners and of the Right of Asylum), which charges up to five years of prison and a fine of € 30,000 for those “passeurs” who facilitate or attempt to facilitate the entry, reception and circulation of migrants and refugees.

In Italy, Mussie Zerai, an Eritrean priest who has been nominated for the Nobel Peace Prize for helping save the lives of thousands of migrants and refugees crossing the Mediterranean, is now under investigation on suspicion of abetting illegal immigration. [1] On Monday 7 of August the President of  the agency Habeisha received a notification of being under investigation from the Trapani public prosecutor’s office. Having fled Eritrea as a youngster, after his seminary Father Zerai became a reference point for migrants and refugees in distress. For a long time, his telephone number was the only one that many could call in case of emergency assistance. He would sometimes receive calls for help from people in distress calling from a satellite phone from their rickety vessels at sea. Each time, he transmitted the coordinates of the boats to the Italian coast guard and, afterwards, to private rescue ships known to be in the vicinity.

That is likely the reason his name ended up in a probe which Trapani prosecutors opened into illegal immigration, focusing on the roles allegedly played in migrant rescues by some NGOs. The candidate for the Nobel Prize rejects the accusation of having taken part in clandestine messaging. “I have never been part of the alleged secret chats”. “The reports are the result of requests for help from vessels in difficulty outside of the Libyan waters and in any case after hours of precarious and dangerous navigation”.

In France, on Tuesday 8 of August a farmer, Cédric Herrou, has been convicted of helping refugees to cross the border between his country and Italy. [2] The appeal court of Aix-en-Provence gave Mr Herrou a suspended four-month prison sentence. Authorities said Herrou assisted some 200 migrants over the past year, housing some in his farm in the Roya valley in the Alps, near the Italian border. A 2012 French law provides legal immunity to people helping migrants with “humanitarian and disinterested actions” but the prosecutor has argued Herrou was subverting the law. Herrou said that he “has no regrets” and will not stop helping migrants, calling it his citizen’s duty.

At an earlier trial in January, Herrou said: “I picked up kids who tried to cross the border 12 times”. “There were four deaths on the highway. My inaction and my silence would make me an accomplice. I do not want to be an accomplice.”

We ask the European Union and its Member States to stop the defamatory campaign conducted against NGOs and those citizens who are taking emergency humanitarian actions in favour of refugees and migrants. We ask the Commission and the Member States to be fully respectful, for their part, of the international law – Geneva Convention, Law of the Sea, Convention on the Rights of the Child, Charter of European Fundamental Rights –  as regards the principle of non-refoulement, the protection of children and non accompanied minors and the obligatory Search and Rescue of people in distress or imminent danger at sea.

[1] http://habeshia.blogspot.fr/2017/08/la-solidarieta-non-e-un-crimine.html

[2] http://www.lemonde.fr/immigration-et-diversite/article/2017/08/08/poursuivi-pour-aide-a-l-immigration-clandestine-cedric-herrou-attend-son-jugement-en-appel_5169880_1654200.html

Missione militare in Libia, ONG e politica del caos nel Mediterraneo

di domenica, agosto 6, 2017 0 , , , Permalink

Il Parlamento italiano ha autorizzato l’invio di navi da guerra nelle acque territoriali libiche con il compito di sostenere la guardia costiera di Tripoli nel contrasto ai trafficanti di uomini e nel rimpatrio di migranti e richiedenti asilo in fuga dalla Libia. La risoluzione, affiancata al tentativo di ridurre le attività di ricerca e soccorso di una serie di ONG, è discutibile e solleva almeno sei interrogativi:

1) Come può la Libia, la cui sovranità sarà secondo il governo italiano integralmente garantita, «controllare i punti di imbarco nel pieno rispetto dei diritti umani», quando non è firmataria della Convenzione di Ginevra, dunque non è imputabile se la viola?

2) Come può dirsi rispettata la sovranità in questione, quando di fatto quest’ultima non esiste? È infatti evidente che il governo di Fāyez al-Sarrāj non esercita alcun monopolio della violenza legittima –  presupposto di ogni autentica sovranità – come si evince dalla condanna dell’operazione militare italiana ed europea da parte delle forze politiche e militari che fanno capo al generale Khalifa Haftar.

3) Come può esser garantito il pieno “controllo” dell’UNHCR e dell’OIM sugli hotspot da costruire in Libia, e rendere tale controllo compatibile con la sovranità territoriale libica affermata nella risoluzione parlamentare?  E come possono UNHCR e OIM gestire “centri di protezione e assistenza” in un Paese in cui, stando a quanto dichiarato il 16 maggio dallo stesso direttore operativo di Frontex Fabrice Leggeri, «è impossibile effettuare rimpatri», visto che «la situazione è tale da non permettere di considerare la Libia un Paese sicuro»?[1]

4) Come proteggere i migranti e rifugiati dai naufragi, se lo scopo è quello di screditare e ridurre le attività di ricerca e soccorso in mare delle ONG in assenza di robuste operazioni europee di ricerca e soccorso, e senza che sia ancora stata definita una “zona SAR” (Search and Rescue) di competenza libica che abbia come fondamento la Convenzione di cui sopra, e in particolare gli articoli che vietano i respingimenti collettivi (principio di “non-refoulement“)?

5) Come garantire che migranti e profughi soccorsi in mare non verranno riportati a terra e chiusi in centri di detenzione dove, come affermato dalla vicedirettrice di Amnesty International per l’Europa Gauri Van Gulik, «quasi certamente saranno esposti al rischio di subire torture, stupri e anche di essere uccisi»?[2] Qualunque cooperazione con le autorità libiche che porti alla detenzione di migranti da parte della Libia, ha affermato il 2 agosto Judith Sunderland, direttrice di Human Rights Watch per l’Europa e l’Asia centrale: «dovrebbe verificarsi soltanto in presenza di prove chiare che questo tipo di iniziative sia conforme agli standard sui diritti umani, a partire da un miglioramento dimostrabile nel trattamento dei migranti. Ciò richiede un monitoraggio indipendente e trasparente, ma non è stato stabilito alcun sistema di monitoraggio indipendente né per il programma di addestramento, né per i centri di detenzione libici».[3]

6) Come intende il governo italiano rispettare la sentenza con cui, nel febbraio 2012, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato che il trasferimento di rifugiati verso la Libia viola l’articolo 3 della Convenzione di Ginevra secondo il quale «nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti»?[4]

Su una cosa il governo italiano ha ragione: come nel caso dei rifugiati approdati in Grecia, L’Unione europea si è dimostrata incapace di solidarietà. L’impegno a ricollocare in altri Paesi membri un numero minimo di migranti e rifugiati che giungono in Italia o in Grecia è rispettato in minima parte, mentre aumentano i rimpatri in Italia dei rifugiati che a dispetto del sistema Dublino hanno raggiunto altri Paesi dell’Unione.

Questo non giustifica tuttavia la violazione del principio di non respingimento, e tantomeno spiega l’offensiva contro le ONG: in particolare quelle che non hanno firmato il codice di condotta predisposto per loro dal governo italiano con l’appoggio dell’Unione europea. A tutt’oggi, sono del tutto ingiustificate le accuse di collusione con i trafficanti rivolte a organizzazioni come Jugend Rettet e Medici senza frontiere. In assenza di vie legali offerte a chi vuol chiedere asilo in Europa, è abusivo confondere l’attività dei “facilitatori” delle fughe con quella dei trafficanti di esseri umani. Ed è comunque pretestuoso attaccare le Ong in assenza di operazioni europee aggiuntive o alternative di ricerca e soccorso Ancor più riprovevole è continuare a reclamare il rispetto dell’antiquata legge Bossi-Fini, confondendo migranti privi di documenti e richiedenti asilo.

Non per ultimo, segnaliamo il legame possibile tra l’indagine sulla nave Iuventa (Jugend Rettet) e le operazioni della destra europea “Defend Europe”. È un articolo di Famiglia Cristiana del 4 agosto a denunciare il contatto tra la società di sicurezza privata Imi Security Service di Cristian Ricci – ovvero il gruppo di contractor che ha denunciato le “anomalie” della nave Iuventa, facendo aprire il fascicolo della Procura di Trapani – con l’ex ufficiale della Marina militare Gian Marco Concas, uno dei portavoce di Generazione Identitaria. Esperto di navigazione e skipper, Concas è stato definito come il “direttore tecnico” dell’operazione navale della rete europea anti migranti, che in questi giorni sta muovendo la C-Star nella zona Search and Rescue (Ricerca e Salvataggio) davanti alle acque libiche.[5]

[1] Diese Migranten sind Opfer der kriminellen Netzwerke”. Interview mit Fabrice Leggeri, “ZDF-Magazin Frontal21”, 16 maggio 2017.

[2] https://www.amnesty.it/missione-navale-italia-pronta-destinare-rifugiati-migranti-verso-orribili-violenze/.

[3] https://www.hrw.org/it/news/2017/08/02/307461.

[4] Sentenza CEDU 23 febbraio 2012, Ricorso n. 27765/09 – Hirsi Jamaa e altri c. Italia.

[5] http://m.famigliacristiana.it/articolo/caos-mediterraneo-quel-link-occulto-tra-defend-europe-e-l-operazione-iuventa.htm.

Italia, porti chiusi ai soliti sospetti che salvano vite nel Mediterraneo

Dichiarazione di Barbara Spinelli

Bruxelles, 29 giugno 2017

Ancora una volta, le Ong sono sotto attacco perché salvano vite umane lungo la rotta migratoria del Mediterraneo centrale. Di fronte allo sbarco di un gran numero di richiedenti asilo sulle sue coste, il governo italiano ha notificato alla Commissione l’intenzione di rifiutare il permesso di attracco alle navi che non battono bandiera italiana, eccetto gli assetti operativi delle missioni europee (Frontex e Operazione Sophia). Sentendosi abbandonate dall’Unione, le autorità italiane brandiscono una minaccia che nasce dalla disperazione, ma la loro mossa è altamente discutibile e suscita profonda preoccupazione. Migliaia di esiliati forzati vengono usati come moneta di scambio nei negoziati con l’Unione, nel completo disprezzo delle  prescrizioni della Legge del mare e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. È uno scandalo che le Ong vengano criminalizzate, quando ci sono quasi solo le loro navi a salvare vite, al largo della costa libica.

La Commissione promette altro denaro al governo italiano – insieme a un addestramento estremamente controverso della guardia costiera libica, messo in questione anche dalle Nazioni Unite – anziché procedere a un’immediata revisione del sistema Dublino, a stabilire operazioni proattive di ricerca e soccorso europee e ad aprire vie d’ingresso sicure e legali per i rifugiati in fuga da guerre, Stati falliti ed economie distrutte.

Chiediamo al Governo italiano e all’Unione europea di non trasformare le Ong nei “soliti sospetti”, per meglio nascondere i fallimenti delle proprie politiche di asilo.

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Qui la dichiarazione del gruppo GUE/NGL del Parlamento europeo:

Italian government’s plans to stop people who have been rescued from disembarking non-Italian boats