E-Democracy in the European Union: potential and challenges

di martedì, marzo 15, 2016 0 No tags Permalink

Bruxelles, 14 marzo 2016. Intervento di Barbara Spinelli nel corso dell’Audizione pubblica organizzata dalla Commissione Affari Costituzionali (AFCO) su “E-Democracy in the European Union: potential and challenges”. 

Presentazione dell’Audizione:

  • Danuta Hübner, Presidente della Commissione Affari Costituzionali

Oratori:

  • Roberto Viola, Direttore Generale, DG CNECT, Commissione europea
  • Ramón Jáuregui Atondo (S&D – Spagna), Relatore per il Parlamento europeo della Relazione su “e-Democracy in the European Union: potential and challenges”
  • Rafał Trzaskowski, Ex Ministro polacco per l’Amministrazione e la Digitalizzazione, Ex parlamentare europeo
  • Elena García Guitián, Professoressa di scienze politiche e amministrazione all’Università autonoma di Madrid
  • Stefano Rodotà, Professore Emerito di Diritto all’Univerità di Roma “La Sapienza” ed Ex Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali (Assente)
  • Alexander Trechsel, Professore di scienze politiche e Presidente del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’European University Institute (Presentazione dello studio provvisorio “Potential and challenges of e-Voting in the European Union”)
  • Elisa Lironi, Coordinatrice Digital Democracy, European Citizen Action Service (ECAS) (Presentazione dello studio provvisorio “Potential and challenges of e-Participation in the European Union”)
  • Jo Shaw, Senior Expert di Milieu Limited (Presentazione dello studio provvisorio “The legal and political context for setting up a European Identity Document”)

Nel corso dell’Audizione Barbara Spinelli ha letto un estratto della presentazione inviata dal Prof. Stefano Rodotà, non presente all’incontro. 

Vorrei porre una domanda partendo dalle considerazioni avanzate dal Prof. Rodotà. Se l’analisi sull’e-Democracy si attesta solamente sul “punto terminale del processo democratico”, cioè sul momento decisionale (voto o referendum che sia), si rischia di non scorgerne tutte le potenzialità e di avallare – di fatto – gli attuali squilibri di potere.

Taluni dei presenti in sala hanno messo in evidenza il potenziale rischio di “cattura” dei rappresentanti da parte dei rappresentati alla luce di un dialogo più diretto tra elettori ed eletti, soprattutto da parte di gruppi più attivi sui nuovi strumenti di comunicazione. Personalmente non vedo in questo un particolare pericolo; non ho nulla in contrario a essere un po’ “catturata” da parte dei rappresentati, alla luce della crisi della rappresentanza che caratterizza le democrazie odierne. È una scossa di cui queste ultime hanno oggi bisogno.

Piuttosto, il rischio reale è quello di circoscrivere l’esame della e-Democracy al solo anello finale della catena decisionale, rendendola di fatto meno trasformativa di quanto vorremmo.  Se i cittadini vengono semplicemente chiamati ad avvallare, attraverso un voto in rete, quesiti o proposte provenienti dall’alto, nulla cambia rispetto alla situazione precedente. Si tratta sempre e comunque di una forma di democrazia top-down in cui il “nuovo formato” e-Democracy non fa altro che perpetuare e rafforzare una governance di tipo oligarchico.

Sono questi i dubbi sui quali mi piacerebbe avere un parere non solo dagli oratori ma anche da parte dei rappresentanti, presenti in questa Commissione, di un gruppo che lavora in maniera costante con queste nuove tecnologie, ovvero il Movimento 5 Stelle.

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