Missione in Polonia

di lunedì, novembre 26, 2018 0 , , Permalink

Bruxelles, 17 ottobre 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della riunione del Gruppo GUE/NGL. 

Punto in agendaReport on the LIBE mission to Poland on rule of law

La missione Libe cui ho partecipato si è svolta tra il 19 e il 21 settembre. Indico fin da principio un difetto non minore della missione: l’assenza di incontri con l’opposizione non rappresentata in Parlamento, cioè con vari gruppi delle sinistre. In cambio abbiamo avuto scambi preziosi con numerose associazioni di cittadini.

Per la verità, è un’assenza non imputabile solo alla preparazione della missione: quel che dovrebbe a mio parere occupare le nostre menti è la debolezza delle sinistre di fronte a un’estrema destra che smantella elementi centrali dello stato di diritto (in particolare l’indipendenza della giustizia, in Polonia) ma che al tempo stesso mostra di saper “catturare” temi classici delle sinistre come i diritti sociali e in particolare la lotta alla povertà, a cominciare dalla povertà infantile. La latitanza delle sinistre caratterizza la Polonia sin dal 1989: tutti i partiti presenti nel Sejm sono in qualche modo figli delle diverse anime di Solidarnosc, dal PiS alla Piattaforma Civica e al nuovo Partito chiamato “Moderno”. Sono convinta che la Polonia soffra del vizio originario di Solidarnosc: un sindacato che negli anni ‘80 si trasformò in forza politica governativa, perdendo per strada ogni aspirazione sociale, e ogni capacità di organizzare i normali conflitti politici lungo linee economiche anziché lungo linee identitarie-nazionali.

I progressi notevoli compiuti dalla coalizione governativa sul fronte economico-sociale sono stati sottolineati da una serie di nostri interlocutori, anche i più critici nei confronti del partito Diritto e Giustizia (PiS). I più poveri e deboli votano PiS perché quest’ultimo ha scelto di denunciare le cosiddette “terapie-choc” imposte dall’Unione e dalla Germania nei decenni successivi all’Ottantanove. L’opposizione parlamentare di Piattaforma Civica e dei “Moderni” (partito associato a Alde) si scaglia giustamente contro le infrazioni alla rule of law ma non accenna alcuna autocritica in campo sociale e riguardo alle politiche di austerità di cui è stata in passato artefice ed esecutrice.

La missione è avvenuta in concomitanza con un nuovo attacco alla rule of law: dopo la cattura politica della Corte costituzionale e del Consiglio nazionale della magistratura [1], dopo quella dei media, del servizio pubblico audio-visivo, dei servizi segreti; dopo il tentativo di imporre una legge sull’aborto ancora più restrittiva di quella attuale (un tentativo temporaneamente bloccato dalle proteste delle “donne in nero”, che abbiamo incontrato e che temono oggi nuove leggi – volute dalla Chiesa – in favore della clausola di coscienza cui possono i ricorrere i medici), adesso il controllo politico del potere giudiziario colpisce uno degli ultimi bastioni della magistratura indipendente: la Corte suprema.

Gli interlocutori a mio parere più importanti sono stati: la Presidentessa della Corte Suprema Małgorzata Gersdorf, l’Ombudsman Adam Bodnar, l’ex Presidente della Corte costituzionale, e poi militanti di Family Planning e Donne in nero, giuristi critici tra cui Paulina Kieszowska, rappresentanti della stampa indipendente e di quella cattolica più integralista, oltre a parlamentari legati al governo.

Mi soffermo a questo punto sui punti salienti della nostra missione:

L’attacco alla Corte suprema. L’offensiva contro i suoi vertici e le decine di nuove nomine politiche sono viste con preoccupazione estrema dai nostri interlocutori [2].La Signora Gersdorf si è rifiutata di dimettersi dalla presidenza, e di obbedire alla legge che glielo aveva imposto abbassando da un giorno all’altro l’età pensionabile. Lo ha fatto richiamandosi alla durata del mandato fissata dalla Costituzione. In particolare preoccupano gli argomenti del PiS, in quest’ennesimo attacco all’indipendenza dei magistrati: quel che è mancato dopo l’89 – dice il PiS – è una vera epurazione che rendesse concreta la transizione successiva all’epoca comunista. È una battaglia sulle interpretazioni storiche senza rapporto alcuno con la realtà, sostengono le voci critiche: l’età media dei giudici è oggi di 40 anni. Non erano adulti durante lo stato di guerra degli anni Ottanta. E tra i colpiti ci sono membri della Corte che sono figure leggendarie per aver difeso i dissidenti, come Stanisław Zabłocki. Di contro, il PiS ha scelto come presidente della Commissione parlamentare sui diritti dell’uomo Piotrowicz, un ex procuratore dei tempi comunisti non meno leggendario per l’accanimento con cui ha perseguitato oppositori e dissidenti.

Il secondo punto, cui ho già accennato, concerne la popolarità del PiS, dovuta non solo all’antico peso della Chiesa ma anche alle misure sociali del governo. In questione è la politica del precedente governo, guidato dalla Piattaforma Civica fondata da Donald Tusk, che abbracciando le politiche di austerità ha creato la situazione attuale e facilitato l’affermazione elettorale di forze di estrema destra. In realtà il PiS non regola solo i conti col comunismo. Il regolamento dei conti avviene dentro la cerchia degli eredi di Solidarnosc, sparpagliati in tutte le forze parlamentari. In questo il partito di Jarosław Kaczyński ha il pieno sostegno della Chiesa, che a volte critica le politiche sui rifugiati, in linea con il Papa, ma è più che mai restrittiva in altri campi, in primis sull’interruzione di gravidanza, e considera il governo troppo poco intransigente in materie attinenti l’”etica cristiana”.

Terzo punto: il ruolo dell’Unione e l’articolo 7. Molti nostri interlocutori chiedono espressamente e insistentemente aiuto all’Unione europea, in particolare l’Ombudsman che è l’ultimo bastione non ancora abbattuto della rule of law. Ma sembrano più interessati alle procedure di infrazione avviate dalla Corte europea di giustizia che all’articolo 7 del Trattato UE, di cui temono l’inefficacia e di cui non vedono le prospettive credibili (per rendere operativo l’articolo 7 è richiesta l’unanimità degli Stati Membri, e l’obiettivo è irraggiungibile visto che il governo ungherese e altri governi dell’Est hanno annunciato il veto).

***

Potrei inoltrarmi oltre ma vorrei a questo punto che discutessimo più generalmente della questione rule of law, che sta occupando un ruolo sempre più centrale nelle nostre attività e che costituisce una parte notevole del mio lavoro parlamentare.

Quello che vorrei discutere è la natura sempre più elettoralistica che sta assumendo questo attivismo. È il tema su cui si concentra il briefing sulla missione preparato per il nostro gruppo da Lide Iruin Ibarzabal e da me.  Governi legati ai socialisti sono sotto attacco, con lo scopo non ammesso ma evidente di controbilanciare le politiche severe adottate verso Polonia e Ungheria. È sotto attacco l’Est Europa, per violazioni della rule of law, ma mai Paesi come la Spagna o l’Italia. Manca la capacità di distinguere e analizzare – di analizzare in particolare il nesso creatosi fra nazionalismo, cosiddetto “sovranismo” e questione sociale – e per questa via si finisce col banalizzare quel che accade in Polonia e Ungheria.

Penso sia utile avviare una riflessione sulla rule of law, nel nostro gruppo, perché in questa faccenda rischiamo di imboccare due vie egualmente pericolose: o l’indifferenza alle questioni legate ai diritti fondamentali e allo stato di diritto, o la sudditanza a strategie elettorali socialmente dubbie dei Popolari, di Alde, dei Socialisti, e dei Verdi.

Post scriptum: il 19 ottobre, la Corte europea di giustizia a emesso un’ordinanza i cui accoglie la richiesta di sospensione della legge sul pensionamento anticipato di magistrati. Una decisione assunta in via cautelativa, prima ancora del pronunciamento della sentenza nel procedimento attivato da Bruxelles contro Varsavia.

[1] Responsabile per la nomina dei giudici e per l’esame dei reclami “etici” contro i giudici che compongono il Consiglio. Due giorni prima della nostra missione, il 17 settembre, il Consiglio nazionale della magistratura in Polonia è stato espulso dal network europeo dei consigli della magistratura  European Network of Councils for the Judiciary – ENCJ)

[2] Il presidente della Corte Suprema decide quali giudici devono seguire ogni caso. In Polonia il Tribunale Costituzionale è un organo giudiziario competente in materia di conformità delle leggi con la Costituzione, conflitti di competenze e ricorsi promossi dai cittadini. La Corte Suprema è il massimo organo giurisdizionale e ha sempre l’ultima parola: le sue decisioni non possono essere oggetto di appello e hanno valore di legge.

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