La nostra solidarietà a Eleonora e Antonio

di sabato, settembre 22, 2018 0 No tags Permalink

Eleonora Forenza (GUE/NGL), il suo assistente parlamentare Antonio Perillo e Claudio Riccio sono stati aggrediti da militanti di CasaPound ieri a Bari, al termine di una manifestazione antifascista e antirazzista. Antonio Perillo ha riportato ferite gravi alla testa, inferte da un colpo di catena.
Barbara Spinelli e il suo ufficio esprimono solidarietà e preoccupazione.

Cara Eleonora, Caro Antonio,

abbiamo appreso dell’aggressione violentissima che avete subito, insieme con Claudio Riccio, e vorremmo tutti insieme esprimervi il nostro dolore e la nostra vicinanza. Speriamo in particolar modo che Antonio si riprenda rapidamente, e siamo estremamente preoccupati per il succedersi di aggressioni violente perpetrate da gruppi o individui di estrema destra. Speriamo inoltre che l’aggressione non resterà impunita.

Con i nostri migliori e affettuosi auguri,

Barbara Spinelli, Daniela Padoan, Alfonsina Ciccarelli, Laura Salzano, Alessandro Manghisi, Fabian Mattheo Iorio

Link:
http://bari.repubblica.it/cronaca/2018/09/21/news/bari_a-207060594/amp/
https://video.repubblica.it/edizione/bari/aggressione-squadrista-a-bari-parla-uno-dei-feriti-cosi-mi-hanno-colpito/314909/315540

Letter to UNHCR on Libya

di lunedì, settembre 17, 2018 0 , , Permalink

L’eurodeputata Marie Christine Vergiat (GUE/NGL) ha indirizzato una lettera, cofirmata da Barbara Spinelli, a Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, e a Vincent Cochetel, Inviato speciale dell’UNHCR per la rotta del Mediterraneo Centrale:

Brussels, the 12th of September 2017

To Mr. Filippo Grandi, United Nations High Commissioner for Refugees

To Mr. Vincent Cochetel, UNHCR’s Special Envoy for the Central Mediterranean Situation

Over the past two weeks, the situation for refugees detained and stranded in Tripoli has deteriorated due to the escalating violent conflict. Several detention centers in Tripoli were on the frontlines of the conflict between militias. MSF reported that stray rockets have landed next to detention centres and the areas surrounding them have been under fire. Reports show an alarming situation whereby during some days people had no access to food nor water, having led some to die of starvation, while others have been kidnapped by traffickers. In a press release of 6th September, UNHCR said it has received reports “of unspeakable atrocities committed against refugees and asylum-seekers in the streets of Tripoli, including rape, kidnapping and torture”. A mother reported that her one-year old baby was also raped and tortured. UNHCR also reported that traffickers and smugglers have been impersonating UNHCR staff at different locations in Libya to be sold after to traffickers in Libya and subjected to abuse and torture.

Despite the announced ceasefire, the security situation is still of great concern as fighting continues. Transfer from one detention center to another one within the same conflict zone has proven to be of no solution. The supply of food and water has broken down and is only provided now on an ad-hoc basis. We heard reports that international organisations are reducing the size of their teams operating in Libya given the deteriorating security situation.

MSF who operates in Libya has called for an immediate release of all the migrants detained in Libya and an evacuation and expedite resettlement of refugees. UNHCR announced that a Gathering and Departure Facility has been set up and ready for use. We, the undersigned MEPs, also called on the European Commission and the Council last week to ensure an immediate evacuation to a safe place in the EU.

However, we have direct reports that many of the refugees being trapped in Tripoli who are from Eritrea, Somalia, Ethiopia and Darfur have asked to be registered by UNHCR for months now. This is notably the case of refugees held in Abu Salim detention center. Despite their request asked to UNHCR directly, UNHCR has not been registering them and restricted its activities in providing food, water, hygiene and blankets on an ad-hoc basis.

In light of this situation, we, the undersigned MEPs, are urgently calling UNHCR:

– To immediately register all refugees currently trapped in Libya of the seven nationalities that UNHCR is able to register in Libya ;

– To extend the list of nationalities UNHCR is able to register ;

– To proceed to an immediate evacuation to a safe place in the EU ;

– To expedite resettlement of refugees ;


Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL)
Stefan Eck (GUE/NGL)
Barbara Spinelli (GUE/NGL)
Elly Schlein (S&D)
Malin Björk (GUE/NGL)
Marina Albiol Guzmán (GUE/NGL)
Cornelia Ernst (GUE/NGL)
Ana Gomes (S&D)
Sylvie Guillaume (S&D)
Christine Revault d’Allonnes Bonnefoy (S&D)
Barbara Lochbihler (Greens/EFA)
Miguel Urbán Crespo (GUE/NGL)
Ernest Urtasun (Greens/EFA)

Situation of refugees detained and stranded in Tripoli, Libya

di giovedì, settembre 6, 2018 0 , , Permalink

Di seguito, un’interrogazione scritta, indirizzata alla Commissione e al Consiglio, promossa dall’eurodeputata Marie Christine Vergiat (GUE/NGL) e  cofirmata da Barbara Spinelli.

Over the past week, the situation for refugees detained and stranded in Tripoli has deteriorated due to the escalating violent conflict. Some 8,000 refugees and migrants say they have been abandoned by the international community and are in urgent need of protection, food and medical care. Reports show an alarming situation whereby people have no access to food nor water, having led some to die of starvation, while others have been kidnapped by traffickers.

UNHCR High commissioner has suggested on twitter that UNHCR might pull out of Libya. UNHCR issued yesterday an updated position stating that migrants rescued or intercepted at sea should not be returned to Libya.

  1. What actions is the Commission taking to ensure an evacuation of the refugees trapped in Tripoli to a safe place in the EU ?
  2. Will the Commission suspend its support to the so-called “Libyan coast guards” to ensure people intercepted at sea are not being returned to a place where their lives are in danger?

Lettera ai ministri Salvini e Toninelli

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli chiede ai ministri Salvini e Toninelli “di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo”.

Bruxelles, 23 agosto 2018 

Barbara Spinelli (eurodeputata del GUE/NGL) si rivolge ai ministri dell’Interno Matteo Salvini e delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli per chiedere chiarimenti giuridici sulla crisi umanitaria provocata dal blocco dalla nave militare italiana Diciotti nel porto di Catania dal 20 agosto 2018, tenuta in ostaggio insieme ai migranti soccorsi in mare “allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione”.

“Il divieto di sbarco imposto dal Ministro Salvini, nonostante il permesso concesso nel frattempo a 27 minori non accompagnati, impedisce l’esame individuale della posizione dei restanti 150 migranti soccorsi e una piena valutazione delle eventuali esigenze di assistenza di ciascuno di loro”, spiega la parlamentare europea, rivolgendosi per conoscenza anche al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker, alla Commissaria per i Diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović e al Rappresentante speciale del Segretariato generale per le migrazioni e i rifugiati del Consiglio d’Europa Tomáš Boček.

“Secondo la legge, una nave militare italiana ha diritto di approdare in un porto italiano, e le persone che si trovano a bordo devono essere sbarcate ai fini dell’esame della loro situazione di salute psico-fisica e delle questioni non-SAR che le concernono (tra cui la presentazione di domande di asilo o la loro sottoposizione a eventuali procedure di rimpatrio che rispettino integralmente le norme italiane, UE e internazionali applicabili). L’imposizione di un divieto di sbarco deve avere un chiaro fondamento giuridico, e nell’attuale quadro normativo non risulta esistente una disposizione che contempli motivi legali per rifiutare lo sbarco fondati sulla previa ripartizione delle persone soccorse con altri Stati sovrani membri dell’Unione. In aggiunta all’obiezione di natura giuridico-formale, appare del tutto inappropriato che una nostra unità navale e i migranti soccorsi siano tenuti in ostaggio allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione”.

Per questo, dopo aver espresso gratitudine alla nave Diciotti della Guardia costiera italiana,  l’europarlamentare chiede ai Ministri Matteo Salvini e Danilo Toninelli “di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo”.

Di seguito il testo integrale della lettera:

 

Alla cortese attenzione di:

Matteo Salvini

Ministro dell’Interno 

Danilo Toninelli

Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

c.c.:

Sergio Mattarella

Presidente della Repubblica Italiana

Giuseppe Conte

Presidente del Consiglio dei Ministri

Jean-Claude Juncker

Presidente della Commissione Europea

Dunja Mijatović

Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa

Tomáš Boček

Rappresentante speciale del Segretario generale per le migrazioni e i rifugiati del Consiglio d’Europa

Bruxelles 23/08/2018

Gentili Onorevoli Matteo Salvini e Danilo Toninelli,

Dal 20 agosto 2018 la nave militare italiana Diciotti è approdata nel porto di Catania. Il divieto di sbarco imposto dal Ministro Salvini, nonostante il permesso concesso nel frattempo a 27 minori non accompagnati, impedisce l’esame individuale della posizione dei restanti 150 migranti soccorsi e una piena valutazione delle eventuali esigenze di assistenza di ciascuno di loro: è così in corso l’ennesima emergenza umanitaria. Il ministro dell’Interno Salvini ha dichiarato che sarà consentito lo sbarco solo dopo aver ricevuto risposte concrete dai paesi membri dell’Unione per una suddivisione equa delle persone soccorse.

Da anni assistiamo a una politica italiana di gestione sui generis delle migrazioni, incentrata sulla lotta contro scafisti e ONG (etichettate in maniera del tutto arbitraria quali “traghettatori di migranti”), che ignora in primis la Costituzione italiana nonché il diritto del mare e le norme europee e internazionali in materia, relative tanto all’asilo e all’immigrazione, quanto al controllo delle frontiere esterne. Tanto più grati siamo alla nave Diciotti, per il soccorso che ha messo in opera.

Negli ultimi anni sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno accertato le responsabilità italiane concernenti il respingimento di migranti e richiedenti asilo provenienti dalla Libia e nuove azioni, con le stesse accuse, sono state avviate nei mesi scorsi per i fatti che hanno coinvolto la Guardia costiera italiana e l’imbarcazione della ONG Sea-Watch (S. S. and Others v. Italy, ricorso n. 21660/18).

Perplessità e preoccupazioni sulle scelte italiane nella gestione dei flussi migratori in accordo con la Libia furono espresse dall’ex Commissario per i diritti umani Nils Muižnieks il 28 settembre 2017 in una lettera indirizzata all’ex Ministro dell’Interno italiano Marco Minniti, in cui si ricordavano le condizioni disumane in cui vivono i migranti bloccati in Libia e la condanna inflitta all’Italia dalla Corte europea dei diritti umani nel 2012 proprio per i respingimenti verso la Libia (caso Hirsi Jamaa e altri). Quella sentenza è diventata un punto di riferimento per la protezione dei diritti umani dei migranti intercettati in mare, spiegava il Commissario, rilevando il principio che l’aveva animata: “la Corte ha stabilito che le difficoltà degli Stati membri di fronte all’aumento dei flussi migratori dal mare non può esimere uno Stato dai suoi doveri contenuti nell’articolo 3 della Convenzione, che proibisce di esporre le persone alla tortura o a trattamenti inumani e degradanti”.

Contrariamente a quanto avvenuto nei mesi scorsi, quando i destinatari di divieti di approdo e di sbarco furono – tranne in un caso – le navi appartenenti a ONG che avevano effettuato i soccorsi, o navi pubbliche straniere, si assiste in questi giorni al divieto di sbarco di migranti indirizzato a una nave militare italiana. Secondo la legge, una nave militare italiana ha diritto di approdare in un porto italiano, e le persone che si trovano a bordo devono essere sbarcate ai fini dell’esame della loro situazione di salute psico-fisica e delle questioni non-SAR che le concernono (tra cui la presentazione di domande di asilo o la loro sottoposizione a eventuali procedure di rimpatrio che rispettino integralmente le norme italiane, UE e internazionali applicabili). L’imposizione di un divieto di sbarco deve avere un chiaro fondamento giuridico, e nell’attuale quadro normativo non risulta esistente una disposizione che contempli motivi legali per rifiutare lo sbarco fondati sulla previa ripartizione delle persone soccorse con altri Stati sovrani membri dell’Unione. In aggiunta all’obiezione di natura giuridico-formale, appare del tutto inappropriato che una nostra unità navale e i migranti soccorsi siano tenuti in ostaggio allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione.

Con la presente lettera chiedo pertanto ai Ministri Matteo Salvini e DaniloToninelli di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo.

In attesa di un Vostro gentile riscontro in merito.

Distinti saluti,

Barbara Spinelli – Deputata al Parlamento Europeo

Letter to President Erdoğan

di giovedì, luglio 19, 2018 0 , , , , Permalink

Lettera promossa dalla deputata ALDE Marietje Schaake e sottoscritta anche da Barbara Spinelli.

 

H E President Erdoğan

Cumhurbaşkanlığı Külliyesi

06560 Beştepe, Ankara

Turkey

Brussels, July 18th 2018

 

His Excellency Recep Tayyip Erdoğan,

 

We urge your Government to ensure the protection of fundamental human rights and freedoms. We therefore welcome the expected end of the state of emergency, which for the past two years has meant certain rights guaranteed by the European Convention of Human Rights were suspended. Yet we are concerned that even after the state of emergency is lifted, Presidential decree will allow the suspension of rights.

In general, we are alarmed by what the European Commission has called “serious backsliding” on human rights. In a decree issued earlier this month, you ordered more than 18,000 civil servants be fired. This number is added to the 130,000 people already fired from government jobs.

Furthermore, thousands of people have been illegitimately detained, including human rights defenders, writers, and social media users.

The withdrawal of press cards, as well as the closure of numerous media outlets or the assertion of government control remain deeply troubling and are incompatible with Turkey’s commitments to human rights and freedoms.

The Government continues to use its authorities to block online content on a wide range of grounds. The global encyclopedia Wikipedia remains blocked in Turkey for more than a year, denying people access to information on topics ranging from medicine, to history, to current events.

As President, we look to you to take immediate and irreversible steps to demonstrate a commitment to people’s rights under this new government.

We call for the release of all unjustly detained, and for an end to censorship and silencing of journalists.

In particular, the immediate release of Osman Kavala, Ahmet Sik, and Selehattin Demirtas would help indicate that there is commitment to international standards concerning freedom of expression and fair trial.

Sincerely,

 Marietje Schaake

 Rebecca Harms (Greens/EFA)

Anna Maria Corazza Bildt (EPP)

Alessia Mosca (S&D)

Bodil Valero (Greens/EFA)

Matthijs van Miltenburg (ALDE)

Joachim Starbatty (ECR)

Bernd Kölmel (ECR)

Helmut Scholz (GUE/NGL)

Renate Sommer (EPP)

Sven Giegold (Greens/EFA)

Jean Lamberts (Greens/EFA)

Brando Benifei (S&D)

Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL)

Jiří Pospíšil (EPP)

Hans-Olaf Henkel (ECR)

Michal Boni (EPP)

Julie Ward (S&D)

Pavel Telicka (ALDE)

Sophie in ‘t Veld (ALDE)

Ana Gomes (S&D)

Franz Obermayr (ENF)

Margot Parker (EFDD)

Kostas Chrysogonos (GUE/NGL)

Jordi Solé (Greens/EFA)

Tunne Kelam (EPP)

Takis Hadjigeorgiou (GUE/NGL)

Eleonora Forenza (GUE/NGL)

William Dartmouth (EFDD)

Helga Trüpel (Greens/EFA)

Helga Stevens (ECR)

Cornelia Ernst (GUE/NGL)                                                         

Hilde Vautmans (ALDE)

Eva Kaili (S&D)

Barbara Spinelli (GUE/NGL)

Lettera a Conte e Salvini sulla scorta revocata a Ingroia

Lettera al Consiglio dei ministri del Governo italiano e al ministro dell’Interno Matteo Salvini

Da due mesi Antonio Ingroia, il pm che avviò le indagini sulla trattativa Stato-mafia, è privo di scorta. La decisione è stata presa all’inizio di maggio, a pochi giorni di distanza dalla condanna in primo grado di boss di “Cosa nostra” come Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, del “mediatore” Marcello Dell’Utri e di uomini delle istituzioni come Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe de Donno.

Nella sua attività di magistrato, Antonio Ingroia ha subito numerose minacce e due tentativi di attentato, tanto da fargli attribuire una scorta di livello 4. La situazione di pericolo che vive, anche da avvocato, non è cambiata, perché la mafia non revoca le sue condanne a morte.

Tuttavia, dando mostra di riserbo e rispetto istituzionale, Ingroia non ha reso nota la decisione presa nei suoi confronti, limitandosi a inviare tre lettere alle istituzioni preposte: il 16 maggio all’allora ministro dell’Interno Marco Minniti e al capo della Polizia Franco Gabrielli; il 4 giugno al nuovo ministro dell’Interno Matteo Salvini; il 21 giugno di nuovo a Matteo Salvini e al sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia. Tutte rimaste senza risposta.

Sono stati i suoi colleghi e la vedova di Marco Biagi i primi a protestare pubblicamente contro un provvedimento immeritevole di un Paese che ben conosce le conseguenze cui può condurre l’isolamento di un servitore dello Stato.

Non vogliamo credere che dietro la decisione di revocare la scorta a Ingroia vi sia stata una rappresaglia nei confronti di un magistrato che ha dato fastidio, né vogliamo credere che dietro l’indifferenza del nuovo governo vi sia un’incapacità burocratica di distinguere tra privilegi da tagliare e protezioni che è inconcepibile non garantire.

La scorta è un’istituzione che protegge la vita di chi, a causa di una meritoria attività di denuncia e contrasto, è diventato nemico di oscuri poteri criminali. Toglierla – o minacciare di toglierla, come ha fatto il nuovo ministro dell’Interno con Roberto Saviano – è una scelta che mette a repentaglio non solo la persona minacciata, ma anche la credibilità dello Stato responsabile della revoca. Ricordiamo che già Giovanni Falcone ebbe a subire polemiche sulle scorte, e che Marco Biagi venne ucciso dopo un provvedimento della stessa natura.

Chiediamo che venga urgentemente revocata la decisione di privare Antonio Ingroia di un affidabile dispositivo di protezione e che sia al più presto tutelata l’incolumità di un uomo che per più di venticinque anni è stato un simbolo della lotta alla mafia.

 

Barbara Spinelli
Pietro Grasso
Salvatore Borsellino
Giancarlo Caselli
Marco Travaglio
Antonio Padellaro
Peter Gomez
Tomaso Montanari
Alessandra Ballerini
Beppe Giulietti
Ivano Marescotti
Moni Ovadia

 

 

Salvini e la schedatura etnica dei rom

di mercoledì, luglio 4, 2018 0 , , Permalink

Strasburgo, 4 luglio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo. 

Punto in agenda:

Recente dichiarazione del ministro dell’Interno italiano sui sinti e i rom e diritti delle minoranze nell’UE

  • Discussione su tematiche di attualità (articolo 153 bis del regolamento)

Presenti al dibattito:

  • Karoline Edtstadler – Sottosegretario di Stato presso il ministero federale austriaco dell’Interno (Presidenza austriaca del Consiglio dell’UE)
  • Věra Jourová – Commissario europeo per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere

Nel preconizzare un censimento dei Rom, il ministro Salvini ha detto che “quelli italiani purtroppo ce li dobbiamo tenere”, facendo capire che gli italiani non sono in fondo ben visti e che i non italiani rischiano l’espulsione: compresi i rumeni, che sono cittadini europei. Così ha trasformato il censimento in schedatura etnica, in ethnic profiling di scura memoria.

È già avvenuto nel 2008, a opera di un altro ministro dell’interno della Lega, Roberto Maroni, e il governo italiano dovrebbe ricordare che la decisione di raccogliere dati in modo discriminatorio fu condannata e annullata dal tribunale civile di Roma nel 2012. Lo stesso accadde sulla questione della raccolta dati e degli esami dattiloscopici nel caso del governo francese, condannato dalla Corte di Strasburgo nel 2013. Dovrebbe ricordare anche che il trattamento dei dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica è esplicitamente vietato dall’articolo 9 del Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (GDPR).

Ho una domanda per il commissario Věra Jourová: il governo italiano ripete che lo sgombero dei campi è chiesto dall’Unione e dalla Commissione. A che condizioni lo chiedete, se lo chiedete?

 

Fuori legge l’assistenza umanitaria a migranti e profughi?

di mercoledì, luglio 4, 2018 0 , , , Permalink

Strasburgo, 3 luglio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo. 

Punto in agenda:

Orientamenti per gli Stati membri per evitare la criminalizzazione dell’assistenza umanitaria

Presenti al dibattito:

  • Dimitris Avramopoulos – Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza

Da tempo, nei nostri Stati membri è in atto una criminalizzazione più o meno esplicita di chiunque – Ong o individuo – venga in aiuto di persone provenienti da paesi terzi, via mare o via terra. In pratica l’aiuto umanitario è messo fuori legge, a dispetto di chiare indicazioni che vietano di considerare reato il soccorso a chi è in pericolo o minacciato da naufragio: parlo del protocollo delle Nazioni Unite sul traffico di migranti o della Convenzione sul diritto del mare. La direttiva europea sul favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali contiene purtroppo notevoli ambiguità, consentendo deroghe agli Stati che abbiano l’intenzione di penalizzare i soccorsi.

Una dopo l’altra, le norme del diritto europeo e internazionale vengono ignorate, sbeffeggiate o smantellate – in Ungheria perfino costituzionalmente.

Si impedisce alle navi che fanno ricerca e salvataggio di sbarcare nei nostri porti, si arresta chi alberga migranti in fuga nelle Alpi, lungo i confini tra Italia e Francia. Nel Mediterraneo non ci saranno più navi che salvano i naufraghi, in assenza di operazioni in questo senso dell’Unione, che non europeizzò Mare Nostrum in tempo utile.

Stiamo tornando agli anni 30, quando gli organi internazionali cedettero all’arbitrio di Stati canaglia. Se l’Unione, custode dei Trattati europei, non offrirà linee guida più chiare, tali da mettere al bando il reato di solidarietà, si ripeterà il colossale fallimento della Lega delle Nazioni.

Barbara Spinelli si dissocia dalla decisione dell’Ufficio di presidenza sulle spese generali dei parlamentari europei

di martedì, luglio 3, 2018 0 , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Strasburgo, 3 luglio 2018

Ieri sera l’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo – composto dal Presidente, dai Vice-Presidenti e dai Questori –  ha respinto le modeste proposte concernenti la gestione del fondo Spese Generali dei deputati, avanzate in precedenza da un gruppo di lavoro incaricato della questione. Le regole del Parlamento europeo prevedono che ogni mese i parlamentari ricevano la somma di € 4.416, esentasse, riservata alla sola gestione amministrativa del proprio ufficio e alla copertura di eventuali spese di rappresentanza. Sebbene siano previste linee guida molto precise sulla loro gestione, l’attuale normativa prevede che tale somma forfettaria sia assegnata al conto del deputato ed esclusivamente sottoposta al suo controllo. Il minimo che ci si possa aspettare è che un revisore dei conti esterno e indipendente verifichi tali spese e che per esse sia istituito un conto bancario separato.

Le proposte bocciate ieri erano il risultato della mediazione raggiunta all’interno del Gruppo di Lavoro per le Spese Generali, composto da un numero ristretto di membri dell’Ufficio di Presidenza. Le proposte erano molto modeste e prevedevano: la creazione di un conto bancario separato per le spese generali, l’ispezione annuale da parte di un supervisore esterno e la restituzione del denaro non speso. A mio parere si tratta di tre proposte minime e per nulla illogiche, anche se il rappresentante del mio gruppo aveva chiesto di più: un elenco esaustivo delle spese ammissibili e la pubblicazione delle spese sostenute sul sito web del Parlamento europeo. Personalmente, pubblico da anni sul mio sito internet un preciso resoconto delle mie spese e ho restituito al Parlamento europeo la somma di € 115.000, ovvero quella parte del fondo che non ho utilizzato dall’inizio del mio mandato.

La decisione adottata dall’Ufficio di Presidenza contraddice non solo il gruppo di lavoro ma una serie di risoluzioni adottate dallo stesso Parlamento europeo. Per questa ragione insisterò perché la Conferenza dei Presidenti (composta dai capi-gruppo del Parlamento) respinga le decisioni e difenda le esigenze di trasparenza sempre sbandierate e regolarmente disattese dai gruppi maggioritari. È un dovere che abbiamo verso i cittadini: non deve passare l’idea che i deputati tengano più alle proprie tasche che al prestigio dell’istituzione che rappresentano.