Sospendere la zona SAR della Libia

di martedì, novembre 27, 2018 0 , , , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 27 novembre 2018. Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nella sessione della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) sul punto in agenda “La situazione in Libia e nel settore delle operazioni di ricerca e di salvataggio”.
Le audizioni avevano per argomento:

– scambio di opinioni con UNHCR, IMO, IOM, Frontex e l’Osservatorio per la ricerca e il salvataggio per il Mediterraneo (SAROBMED);

– presentazione a cura del servizio giuridico del Parlamento europeo sulla legittimità delle “piattaforme di sbarco regionali ” e dei “centri sorvegliati”, quali proposti nelle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno 2018.

Di seguito l’intervento:

Pregherei tutte le istituzioni qui presenti di abbandonare il double speech che usano abitualmente quando parlano di profughi in Libia e di soccorso in mare, celebrando ritualmente i diritti dell’uomo nello stesso momento in cui li calpestano. Le pregherei di guardare alle tragedie che succedono veramente al di là del Mediterraneo, e di riconoscere che siamo davanti a un fallimento colossale dell’Unione europea e delle istituzioni internazionali. Fa accezione l’istituto di monitoraggio Sarobmed (Search and Rescue Observatory for the Mediterranean), qui rappresentato dalla professoressa Violeta Moreno-Lax che ringrazio per il suo intervento sulle attività di sorveglianza delle attività di Ricerca e Soccorso.

Anzitutto, la Commissione elogia la diminuzione degli arrivi, ma non dice una sola parola sul parallelo aumento di morti in mare.

Inoltre la zona di ricerca e soccorso (SAR) in Libia è nei database dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), ma è una zona SAR che non può funzionare: perché la Libia non ha firmato la Convenzione di Ginevra; perché non ha una politica di asilo; perché non ha le strutture e le capacità per fare search and rescue, e perché, di fatto, non fa search and rescue.

Quello che domando all’IMO, quindi, è se non sia il caso di sospendere la zona SAR libica.

Il rappresentante della Commissione europea ha appena detto che in questo modo si viene in soccorso delle persone in stato di bisogno. Non è vero. All’interrogazione scritta che in 21 parlamentari europei abbiamo inviato all’UNHCR chiedendo chiarimenti sulla situazione dei profughi in Libia, l’Alto commissario Filippo Grandi ha risposto dicendo che l’UNHCR non è ancora in grado di aprire il proprio centro di evacuazione, e che un certo numero di rimpatri volontari è avvenuto verso il Niger, ma che questi rimpatri funzionano solo se l’Unione europea rispetta gli impegni di reinsediamento – e l’Unione europea non rispetta gli impegni di reinsediamento.

Quanto al parere fornito dal Servizio legale del Parlamento europeo sul progetto di istituire “centri sorvegliati” in Europa e “piattaforme di sbarco” al di là del Mediterraneo per i migranti salvati in mare, mi sembra che ormai le prigioni per rifugiati e richiedenti asilo siano presentate come una normalità: la carcerazione dovrebbe essere proporzionale e necessaria, ci assicurano, ma ormai è normalizzata.

Un’ultima cosa: ho rivolto una domanda alla Commissione in nome della deputata Marie-Christine Vergiat, che ha promosso l’interrogazione parlamentare sopra menzionata. Era diventata una domanda orale, in assenza di risposta scritta da parte della Commissione. Vorrei avere una risposta oggi, non una promessa in un secondo periodo. Da Filippo Grandi l’abbiamo già ricevuta, dalla Commissione nulla. Grazie.

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