Esclusione di Rom, Sinti e Caminanti dal ruolo di rappresentanti istituzionali nella creazione della Strategia Nazionale di Inclusione della città di Roma

Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento
Barbara Spinelli (GUE/NGL)

Oggetto: Esclusione di Rom, Sinti e Caminanti dal ruolo di rappresentanti istituzionali nella creazione della Strategia Nazionale di Inclusione della città di Roma

La Comunicazione COM(2011) 173 della Commissione Europea sollecita gli Stati membri a elaborare strategie nazionali di inclusione dei Rom. Secondo tale Comunicazione gli Stati membri dovrebbero concepire, realizzare e monitorare le strategie nazionali di integrazione dei Rom in stretta cooperazione e basandosi su un dialogo ininterrotto con la società civile Rom e con le autorità regionali e locali;

Il Consiglio dei Ministri Italiano ha emanato il 28 febbraio 2012 la Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti e prevede la nascita di tavoli di inclusione ove la società civile Rom è chiamata a decidere, in concerto con le prefetture e le amministrazioni, le politiche su casa, lavoro, scuola, sanità e uso del denaro pubblico stanziato dall’Unione Europea sulla base della Comunicazione della Commissione Europea.

Ciò nonostante, rapporti di fonti giornalistiche e attivisti rilevano che tali tavoli non sono stati attuati dalla città di Roma escludendo dunque Rom, Sinti e Caminanti dal ruolo di rappresentanti istituzionali previsto dalla Comunicazione della Commissione e dalla Strategia.

La Commissione è al corrente di questa situazione e ne terrà conto durante le sue prossime valutazioni dei piani di integrazione nazionali?

Fonte: http://www.agenziaradicale.com/index.php/diritti-e-liberta/4370-campi-nomadi-a-roma-la-montagna-ha-partorito-un-topolino

Rom, lettera aperta al viceprefetto di Pisa

di lunedì, dicembre 29, 2014 0 , Permalink

Gentile Signor Prefetto Vicario,

Le scrivo a seguito delle Sue dichiarazioni, riportate dalla stampa locale in data 12 dicembre 2014.[1] Tali dichiarazioni, rilasciate nel corso di una conferenza stampa congiunta con il Comune di Pisa, alludono alla necessità di ridurre drasticamente il numero di persone rom, sinti e caminanti sul territorio provinciale: secondo quanto riportato dai quotidiani, l’obiettivo dichiarato sarebbe passare dagli 860 attualmente censiti nell’area pisana, a un numero giudicato “sostenibile” di 400 presenze complessive.

Si tratta di dichiarazioni sconcertanti – prima ancora che in evidente contrasto con le normative nazionali e comunitarie in materia di discriminazione. In base a quale criterio e a quale legittimità ci si può arrogare il diritto di definire quante e quali persone sono “sostenibili” su un territorio? Nella speranza che le Sue parole siano state mal riportate dalla stampa, e che Lei voglia rettificarle, Le facciamo presente che né gli Stati membri, né gli enti locali, possono stabilire “quote massime” di residenti su base etnica. Le norme in materia di ingresso e soggiorno possono prevedere, qualora la legislazione di un singolo Stato lo consenta, numeri massimi di cittadini stranieri da ammettere sul territorio; tuttavia tali limitazioni numeriche, che in ogni caso sono di pertinenza dello Stato centrale – e a maggior ragione in Italia, dove la residenza e l’immigrazione sono materie ad esso riservate (cfr. Costituzione, art. 117) – non possono essere definite su base etnico-razziale.

Non è quindi legittimo parlare di sostenibilità, con riferimento agli aspetti quantitativi della presenza delle comunità rom, sinti e caminanti: si configurerebbe un’evidente discriminazione su base etnico-razziale, vietata dalle norme comunitarie e internazionali (cfr. inter alia, Direttiva 2000/43/CE del Consiglio europeo, che attua il principio della parità di trattamento fra persone, indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica; Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 21 dicembre 1965, ratificata dall’Italia con legge n. 654 del 13 ottobre 1975).

È importante inoltre ricordare che l’Unione europea – a partire dalla Comunicazione del 5 aprile 2011, COM(2011) 173 definitivo – ha raccomandato agli Stati membri politiche inclusive nei confronti delle comunità rom, sinti e caminanti: queste politiche riguardano in particolare l’inserimento abitativo delle famiglie che vivono in luoghi segregati, l’inserimento lavorativo degli adulti, la scolarizzazione dei minori e il pieno accesso ai diritti fondamentali. L’Unione europea raccomanda inoltre il massimo coinvolgimento delle comunità nei processi decisionali che le riguardano.

Le Sue dichiarazioni lasciano inoltre intendere possibili espulsioni collettive dei rom, sinti e caminanti – espulsioni anch’esse vietate dalle norme comunitarie e internazionali (Protocollo n°  4 alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e della Libertà fondamentali, nonché Articolo 19 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea).

Non posso infine passare sotto silenzio la presenza di minori e donne incinte nei campi: persone vulnerabili la cui presenza, a Suo dire, imporrebbe uno “smantellamento graduale” dei campi. Quasi che l’operare in modo “graduale” lo smantellamento possa giustificare la violazione dei diritti e l’assenza di considerazione dei superiori interessi dei minori: obblighi derivanti da norme comunitarie e internazionali (Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Articolo 24 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea).

Sono certa che Lei, Signor Prefetto Vicario, saprà dare opportuna attuazione, nel territorio pisano, a tali indicazioni.
Le ricordo infine che nel 2010 il governo francese annunciò l’intenzione di smantellare alcuni campi rom e fu severamente ammonito dall’Onu, dal Parlamento europeo e dalla Commissione di Bruxelles, che minacciò di attivare una procedura di infrazione nel caso le autorità francesi non fossero immediatamente tornate sulla loro decisione.

In attesa di un Suo cortese riscontro, Le invio i più cordiali saluti,

On. Barbara Spinelli
Deputata Parlamento Europeo Gruppo GUE – L’Altra Europa per Tsipras
24 dicembre 2014

[1] Giovanni Parlato e Rebecca Pardi, I nomadi sul territorio sono 860, resterà soltanto chi è in regola, «Il Tirreno», 12 Dicembre 2014, cronaca di Pisa, pag. V; Eleonora Mancini, Ultimatum per i rom, «gli illegali vadano via», «La Nazione», 12 Dicembre 2014, cronaca di Pisa, pag. 4.


Sullo stesso tema:

La replica del Prefetto: “A Pisa stiamo lavorando per dare dignità ai rom”

Le risposte al questionario di MiriEuropa

di mercoledì, ottobre 1, 2014 0 , , Permalink

Le associazioni UPRE ROMA, NEVO DROM e SUCAR DROM hanno avviato il progetto europeo MiriEuropa (“La mia Europa”) per favorire la partecipazione alla vita pubblica delle persone appartenenti alle minoranze sinte e rom. Tra le iniziative c’era la richiesta di un confronto dapprima con i candidati e poi con gli eletti al Parlamento Europeo, ai quali sono state poste tre domande.
Queste le risposte di Barbara Spinelli, che saranno pubblicate anche sul sito http://www.upreroma.it

D. Le minoranze presenti nell’Unione europea sono numerose ma tutte sottorappresentate nelle istituzioni politiche dell’UE. Intendete sostenere i diritti civili e politici di queste minoranze e come?

R. Una delle ragioni fondamentali della partecipazione della Lista Tsipras, e mia personale, alle elezioni per il Parlamento europeo, riguarda proprio il tema dei diritti civili e politici delle minoranze. L’Europa alla quale penso è un’Europa di cittadini, e quindi un’Europa in cui tutti i cittadini – quale che sia la loro etnia, religione, orientamento sessuale – si trovino sullo stesso piano nell’esercizio dei diritti. Numerosi stati membri dell’Unione Europea sono stati accusati dalla Commissione e da ONG di rilievo per le loro politiche apertamente discriminatorie e lesive dei diritti dei rom e sinti.

Per tali ragioni, conto innanzitutto di sostenere gli appelli delle ONG che richiedono alla Commissione di lanciare procedure d’infrazione contro gli Stati Membri inadempienti, come dimostrato dal recente successo dell’appello di Amnesty International contro la Repubblica Ceca.

In secondo luogo mi impegno a tener conto della situazione particolare dei rom ogni qualvolta mi competerà emendare o votare testi che possano meglio tutelare i loro diritti (sull’accesso ai beni e servizi pubblici, alla libertà di circolazione, contro le discriminazioni).

D. Tra queste minoranze la più numerosa – circa 12 milioni – e la più distribuita sui diversi Paesi è la minoranza rom, unica nazione senza terra e la più discriminata anche a livello istituzionale. La politica comunitaria finora adottata nonostante rilevanti investimenti non ha modificato sostanzialmente le condizioni di esclusione sociale e civile di questa minoranza. Secondo lei in che cosa si è dimostrata insufficiente questa politica?

R. Credo che la questione rom e sinti, in quanto minoranza storicamente discriminata e perseguitata, sia paradigmatica della mancanza di una vera comunità europea, intesa come entità capace di accogliere e riconoscere tutte le sue componenti. La politica europea, malgrado l’adozione di una direttiva contro la discriminazione razziale ed etnica (Direttiva 2000/43/CE) e una per la libertà di circolazione dei cittadini europei (2004/38/CE), si è finora dimostrata insufficiente e frammentata nei confronti della comunità rom: questo significa che il percorso dell’integrazione e della lotta ai pregiudizi è ancora lungo, nonostante il Novecento ne sia stato segnato nel modo più inaccettabile, con pogrom, persecuzioni e politiche di messa a morte e sterminio. L’Unione Europea dovrebbe promuovere un approccio olistico di inclusione dei Rom, che vada oltre le attuali raccomandazioni non vincolanti agli Stati membri, nel rispetto dell’Articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali, che vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata sull’origine etnica o sociale o sull’appartenenza a una minoranza nazionale.

D. Lei ritiene che il riconoscimento giuridico di minoranza sia una via per realizzare concreti e reali processi di inclusione sociale e civile delle comunità rom?

R. Sì, sono convinta che sia un passaggio fondamentale e che valga per tutte le minoranze, dal momento che il riconoscimento restituisce loro identità, dignità e accoglienza nella comunità europea. Per quel che mi riguarda – ma certamente posso parlare anche per conto della Lista Tsipras, che non a caso ha avuto tra i suoi candidati un’esponente della lotta per il riconoscimento giuridico di rom e sinti – mi ritengo impegnata a sostenere azioni e iniziative tese al raggiungimento di questo obiettivo.