Invio di navi da guerra italiane in Libia e accordo Ue-Turchia

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli all’UNHCR e alla presidenza maltese del Consiglio dell’Ue: navi da guerra italiane in Libia e violazioni dei diritti fondamentali a causa dell’accordo Ue-Turchia

Bruxelles, 12 gennaio 2017

Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della riunione ordinaria della Commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni riguardo a due specifici punti in agenda: la presentazione delle priorità della presidenza maltese del Consiglio dell’Unione europea nel settore della giustizia e degli affari interni e la presentazione delle proposte dell’Unhcr per una migliore protezione dei rifugiati in Europa e a livello globale.

In entrambi i casi ha puntato l’attenzione sull’accordo UE-Turchia e sull’invio di navi da guerra italiane in Libia.

«Vorrei sapere cosa pensa dell’accordo UE-Turchia e di quello che sta succedendo a Lesbo, dove mancano elettricità, acqua, cibo, e dove si intendono spedire indietro sulla base di Dublino i rifugiati da parte degli altri paesi europei» ha chiesto a Carmelo Abela, ministro maltese dell’Interno e della Sicurezza nazionale. «Questo accordo rischia di essere non solo un errore, ma da un certo punto di vista un crimine, perché viola gravemente il diritto internazionale».

«Vorrei chiedere una presa di posizione chiara dell’UNHCR sull’accordo UE-Turchia, che fa acqua da tutte le parti» ha poi detto rivolgendosi a Vincent Cochetel, direttore dell’UNHCR per l’Europa, «e che tuttavia continua a essere proposto nell’Unione europea come un modello da imitare. Lo si sta replicando ora con la Libia, paese del tutto instabile politicamente. Ci sono al momento navi da guerra italiane nelle acque territoriali libiche. Quello che non capisco è come l’accordo con la Turchia possa diventare un modello, quando nelle isole greche abbiamo una crisi umanitaria molto grave».

Sull’argomento l’eurodeputata del GUE/NGL ha voluto interpellare la presidenza maltese. «Vorrei sapere cosa pensa», ha chiesto a Carmelo Abela, «dell’invio di fregate da guerra italiane nelle acque territoriali libiche, disapprovato dal Parlamento di Tobruk, e se non ritiene che esista un rischio che la lotta agli smugglers sia percepita in Libia come un intervento coloniale, soprattutto da parte degli italiani».

Hotspot in Italia – galleggianti e non

di sabato, giugno 18, 2016 0 , , , , Permalink

Bruxelles, 16 giugno 2016. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della riunione ordinaria della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE).

Punto in agenda: Attuazione dell’approccio basato sui “punti di crisi” in Italia

  • Presentazione a cura di Olivier Onidi, vicedirettore generale per la migrazione e l’Asilo, DG HOME, Commissione europea

Nel corso della discussione è intervenuta anche Sophie Magennis, capo dell’unità di supporto politico e giuridico dell’ufficio UNHCR per l’Europea, Bruxelles

Ringrazio il dottor Onidi per la sua presentazione. Le domande che vorrei fare sono due:

Per prima cosa vorrei chiedere, sia a lui sia al rappresentante dell’UNHCR, se non esista il rischio che gli hotspot diventino in qualche modo centri di detenzione. Una denuncia molto chiara in questo senso è venuta dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR), concernente la Grecia e gli accordi tra Unione europea e Turchia. Un rischio simile esiste anche Italia.

Il secondo punto su cui mi piacerebbe avere una risposta riguarda gli hotspot galleggianti in mare. Sono contenta delle indicazioni che vengono dalla Commissione, circa la forte limitazione dei compiti che avranno gli eventuali hotspot galleggianti, ma mi domando se anche i compiti che lei ha indicato, per esempio la pre-identificazione di migranti e rifugiati, non siano eccessivi e non vadano nella direzione, esclusiva, di accelerare i rimpatri.

Vorrei ricordare che esistono due sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro l’Italia, per l’uso che può essere fatto delle navi su cui vengono trattenuti i migranti (sentenza Hirsi Jamaa, 23 febbraio 2012, sentenza Khlaifia, 1 settembre 2015), e ricordare che solo sulla terraferma i migranti possono essere assistiti nelle loro lingue e fruire del diritto alla difesa. Tutte queste mansioni, anche se si tratta solo di pre-identificazione, sono difficili se non impossibili negli hotspot galleggianti.

Si veda anche:

Comunicato ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) del 19 maggio 2016: È illegittimo qualsiasi hotspot per identificare i migranti in mare

Versione inglese su Statewatch del 9 giugno 2016: Any hotspot to identify migrants at sea is illegal

GUE/NGL MEPs condemn Denmark’s proposal to delay family reunification and seize assets from refugees

PRESS RELEASE

Brussels 25 January 2015

During a heated debate in the European Parliament’s Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs this afternoon, GUE/NGL MEPs condemned a controversial draft law* proposed by the Danish government to empower the authorities to seize valuable assets from refugees in order to pay for their stay when applying for asylum in Denmark, and postpone the right to family reunification for refugees under temporary protection.

On the eve of its expected adoption in the Danish Parliament tomorrow, the draft law was debated this afternoon by Civil Liberties Committee MEPs with Danish Foreign Affairs Minister Kristian Jensen and Minister for Immigration, Integration and Housing Inger Støjberg.

GUE/NGL Coordinator on the LIBE Committee, Cornelia Ernst, said: “Making people wait for three years before they can even apply for family reunification effectively means denying them their right to family life for three years, for no good reason. We are talking about a human right that is very broadly recognised, in Denmark, all over Europe and beyond.”

Danish MEP, Rina Ronja Kari, expressed opposition from within Denmark: “The proposed changes to the Danish asylum legislation are in breach of international conventions and the Danish government has in no way convinced the Parliament otherwise. It is disgraceful that the Danish government does not listen to the Council of Europe when they express their deep concern over the amendments, and their conduct in today’s exchange of views does not suggest that they will listen to the criticism from the Parliament either.”

Italian MEP, Barbara Spinelli, added: “Confiscating jewellery and goods ‘without sentimental value’ is immoral and grotesque: who will define whether an object is of sentimental value to a refugee or not, when it’s not a wedding ring? I also believe it’s unfair to compare an asylum-seeker to an unemployed Dane or EU citizen: a refugee has nothing, not even a bed. In order to receive a return on our ‘investment’ in the reception of migrants, we should instead invest in integrating them as quickly as possible into our labour market.”

Spanish MEP, Marina Albiol Guzmán: “Measures like having to wait for over six years in order to gain permanent residence or making asylum seekers pay for staying at the centres where they’re forced to live are aimed at closing the door to refugees and all migrants.”

“This legislation is racist and xenophobic, and goes against the European Convention on Human Rights, the United Nations’ Convention on the Rights of the Child, the Geneva Convention, and many other European and international treaties. It also goes against all the solidarity compromises of the EU and therefore we expect a strong position from the Parliament and the European Commission to counter this bill that goes against human rights”.

Swedish MEP, Malin Björk, expressed the possibility of an alternative policy: “The Nordic left parties have presented an alternative solution to these repressive measures. A new Nordic Model with better cooperation between our countries, more pressure for a humanitarian EU refugee policy and a dismantling of fortress Europe.”

*Background
The draft law to be passed tomorrow by the Danish Parliament has several different components that will all have a devastating impact on the lives of asylum-seekers, including a 3-year waiting period to access family reunification for beneficiaries of temporary protection, tightening of criteria to obtain permanent residence permits, tightening of rules for revoking refugees’ residence permits, search by police of asylum-seekers and their belongings with a view to confiscating money and valuables to cover the costs of asylum-seekers’ stay, reduction of economic benefits by 10% and the obligation to be housed in asylum centres.

This draft law has been condemned by the UNHCR and Danish NGOs including the Danish Refugee Council. The Council of Europe Commissioner for Human Rights sent a letter to the Danish government on January 9, 2016 condemning these restrictive changes as ‘raising serious concerns of conformity with human rights standards’ asking the Danish government to reconsider these changes to ‘ensure that law and practice fully comply with Denmark’s obligation to uphold refugee protection standards’.  

This new proposal must also be read in conjunction with the amendments to the Aliens Act introduced last November which increased the possibilities of detaining asylum-seekers under ‘special circumstances’ and weaken the judicial review of detention. 

During the debate, the Danish Minister for Immigration insisted despite reference to criticism from the CoE and UNHCR that their proposals ‘live up to all conventions’ and reminded the Committee that the four largest groups of the European Parliament will vote in favour of the law tomorrow.

Per una strategia europea in materia
di migrazione e asilo

Appello al Parlamento Europeo in occasione del semestre italiano di presidenza

ESTENSORI:

Barbara Spinelli (MEP)
Daniela Padoan
Guido Viale

 

Garantire il diritto di fuga

Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, il numero di profughi, richiedenti asilo e sfollati interni in tutto il mondo ha superato i 50 milioni di persone. Si tratta, secondo il rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), del dato più alto mai registrato dopo la fuga in massa, nella prima metà del secolo scorso, dall’Europa dominata dal nazifascismo. “La nostra è stata una generazione di rifugiati che si è spostata nel mondo come mai prima di allora”, ha affermato Ruth Klüger, scrittrice e germanista sopravvissuta ad Auschwitz, “io sono solo una di quegli innumerevoli rifugiati. La fuga è diventata l’espressione del mio mondo e del periodo nel quale sono vissuta. Sono interamente una persona del ventesimo secolo. E nel ventunesimo continueremo ad avere masse di rifugiati, intere generazioni di rifugiati”.

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