Barbara Spinelli si dissocia dalla decisione dell’Ufficio di presidenza sulle spese generali dei parlamentari europei

di martedì, luglio 3, 2018 0 , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Strasburgo, 3 luglio 2018

Ieri sera l’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo – composto dal Presidente, dai Vice-Presidenti e dai Questori –  ha respinto le modeste proposte concernenti la gestione del fondo Spese Generali dei deputati, avanzate in precedenza da un gruppo di lavoro incaricato della questione. Le regole del Parlamento europeo prevedono che ogni mese i parlamentari ricevano la somma di € 4.416, esentasse, riservata alla sola gestione amministrativa del proprio ufficio e alla copertura di eventuali spese di rappresentanza. Sebbene siano previste linee guida molto precise sulla loro gestione, l’attuale normativa prevede che tale somma forfettaria sia assegnata al conto del deputato ed esclusivamente sottoposta al suo controllo. Il minimo che ci si possa aspettare è che un revisore dei conti esterno e indipendente verifichi tali spese e che per esse sia istituito un conto bancario separato.

Le proposte bocciate ieri erano il risultato della mediazione raggiunta all’interno del Gruppo di Lavoro per le Spese Generali, composto da un numero ristretto di membri dell’Ufficio di Presidenza. Le proposte erano molto modeste e prevedevano: la creazione di un conto bancario separato per le spese generali, l’ispezione annuale da parte di un supervisore esterno e la restituzione del denaro non speso. A mio parere si tratta di tre proposte minime e per nulla illogiche, anche se il rappresentante del mio gruppo aveva chiesto di più: un elenco esaustivo delle spese ammissibili e la pubblicazione delle spese sostenute sul sito web del Parlamento europeo. Personalmente, pubblico da anni sul mio sito internet un preciso resoconto delle mie spese e ho restituito al Parlamento europeo la somma di € 115.000, ovvero quella parte del fondo che non ho utilizzato dall’inizio del mio mandato.

La decisione adottata dall’Ufficio di Presidenza contraddice non solo il gruppo di lavoro ma una serie di risoluzioni adottate dallo stesso Parlamento europeo. Per questa ragione insisterò perché la Conferenza dei Presidenti (composta dai capi-gruppo del Parlamento) respinga le decisioni e difenda le esigenze di trasparenza sempre sbandierate e regolarmente disattese dai gruppi maggioritari. È un dovere che abbiamo verso i cittadini: non deve passare l’idea che i deputati tengano più alle proprie tasche che al prestigio dell’istituzione che rappresentano.

‘Far from viable!’ Italian politician tears into EU’s migration agreement

Darren Hunt, express.co.uk, Friday, 29 July, 2018

An Italian politician has ripped into the European Union’s migration deal after negotiations ran into the early hours of Friday morning at the European Council summit where the accord was top of the agenda.

The meeting in Brussels ran until the early hours of the morning as leaders tried to find a solution to the migrant crisis.

Italy has called for changes to the EU’s migrant policy and EU leaders eventually reached an agreement after chaotic talks on migration.

Speaking to reporters at around 4am, Angela Merkel admitted that the bloc still had “a lot of work to do to bridge the different views”.

Speaking to Sky News, the Italian MEP and member of the European United Left-Nordic Green Left, Barbara Spinelli said: “The Italian Government did a good thing vetoing the first draft of the agreement.

Barbara Spinelli said the agreement in Brussels was far from a solution for Italy “In the same sense, it was a good choice, by the Government. But the results are far from offering viable and right based solutions, even for Italy.

“For Italy, the essential point from my point of view is a new regulation of Dublin.

“On the reform of Dublin, there has been no agreement. And what is particularly disturbing from my point of view is that the European Parliament, which is the only elected body of the European Union has presented proposals that are very positive also for Italy, for the whole union.

“And these proposals and this Parliament has been completely ignored by the agreement of the member states in the European Council.”

Italy has been pushing to see EU countries share the responsibility of asylum-seekers on Italian soil.

Speaking of his pleasure at a deal on migration being reached, Italy’s new hardline Prime Minister Giuseppe Conte said: “Italy is no longer alone after this EU summit.”

French President Emmanuel Macron said a hard-fought deal reached by EU leaders on migration showed “European cooperation” had prevailed over national interests.

“After nine hours of discussions, an agreement has been found. It is European cooperation that has won the day,” Macron said as he left talks that began on Thursday evening and lasted until dawn on Friday.

He added: “Europe will have to live with migratory pressures for a long time.

“We must succeed in standing up to this challenge whilst being true to our values.”

Theresa May hailed the results of the EU negotiations after “lengthy discussions”.

She said: “It is just after 5am, we have had very lengthy discussions, but lengthy discussions on the important subject of migration.

“And we have come to positive conclusions, a lot of them around what the United Kingdom has been encouraging for some time, which is taking more action upstream in countries of origin so that we can ensure that people aren’t having to make and aren’t making these very dangerous journeys, often travelling many miles, often at the hands of the people smugglers and making the dangerous trips across the Mediterranean where we still see some people dying.”

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Lettera al presidente Antonio Tajani

di venerdì, giugno 29, 2018 0 , , , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Alla vigilia del Consiglio europeo, il 28 giugno mattina, Barbara Spinelli e 39 eurodeputati hanno scritto al presidente Antonio Tajani: “Le Sue affermazioni sulle Ong sono potenzialmente divisive per il Parlamento europeo”

Bruxelles, 29 giugno 2018

Barbara Spinelli e altri trentanove eurodeputati appartenenti a quattro distinti gruppi politici avevano inviato una lettera ad Antonio Tajani in seguito a un’intervista pubblicata lo scorso 25 giugno dal quotidiano “Il Messaggero” in cui il Presidente del Parlamento europeo aveva rilasciato dichiarazioni a proposito delle Ong che fanno soccorso in mare.

L’intenzione non era entrare nel merito delle affermazioni, ma ricordare al Presidente il ruolo neutrale e imparziale che Egli è chiamato a esercitare, a garanzia della pluralità del Parlamento.

La lettera è più che mai attuale dopo le decisioni del Consiglio Europeo, visto che il Parlamento ancora non si è pronunciato né sulle condizioni fissate dal Consiglio per l’attività di Ricerca e Soccorso delle Ong (rispetto della legge internazionale nella misura in cui questa è “applicabile”; compiti di SAR affidati solo alle Guardie costiere libiche) né sul finanziamento europeo delle cosiddette “piattaforme di sbarco” in Paesi terzi (finanziamento contestato dal Presidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni, Claude Moraes). Il Parlamento europeo è completamente ignorato dal comunicato finale del Consiglio.

Di seguito il testo della lettera e le firme.

Gentile Presidente Tajani,

nell’intervista pubblicata il 25 giugno 2018 dal quotidiano italiano “Il Messaggero”, intitolata Tajani: Basta con queste Ong fuori dalle regole, così favoriscono il traffico del clandestini [1], Lei afferma che le ONG che operano nel Mediterraneo vanno censite e devono tutte avere a bordo un militare italiano o europeo. A suo dire, non è possibile che vadano e facciano come vogliono, raccogliendo persone e favorendo il traffico di clandestini. Vanno autorizzate o fermate. Ha continuato asserendo che prima bisogna trovare un’intesa sugli hotspot esterni, poi su dove mandare i rifugiati. Gli altri vanno rimandati nei Paesi di origine. Ma servono soldi – ha affermato – per creare campi dove possano stare sotto egida UE e ONU.

Vorremmo gentilmente ricordarLe che in seno al Parlamento europeo esistono pareri diversi riguardo alle attività di Search and rescue delle ONG, e il Presidente ha l’onore e l’onere di rappresentarli tutti.

In quanto membri del Parlamento europeo, le chiediamo – in considerazione del Suo ruolo e del Suo mandato – di evitare affermazioni potenzialmente divisive per l’istituzione che rappresenta.

Distinti saluti,

Barbara Spinelli – GUE/NGL

Bart Staes – Verdi/EFA

Stefan Eck – GUE/NGL

Eleonora Forenza – GUE/NGL

Theresa Griffin – S&D

José Bové – Verdi/EFA

Miguel Urbán Crespo – GUE/NGL

Xabier Benito Ziluaga – GUE/NGL

Marie-Christine Vergiat – GUE/NGL

Malin Björk – GUE/NGL

Curzio Maltese – GUE/NGL

Tania González Peñas – GUE/NGL

Javier Couso Permuy – GUE/NGL

Julie Ward – S&D

Maria Lidia Senra Rodríguez – GUE/NGL

Ana Miranda – Verdi/EFA

Josep-Maria Terricabras – Verdi/EFA

Luke Ming Flanagan – GUE/NGL

Pascal Durand – Verdi/EFA

Dietmar Köster – S&D

Tanja Fajon – S&D

Paloma López Bermejo – GUE/NGL

Gabriele Zimmer – GUE/NGL

Klaus Buchner – Verdi/EFA

Patrick Le Hyaric – GUE/NGL

Cornelia Ernst – GUE/NGL

Ivo Vajgl – ALDE

Margrete Auken – Verdi/EFA

Josef Weidenholzer – S&D

Merja Kyllönen – GUE/NGL

Takis Hadjigeorgiou – GUE/NGL

Lola Sánchez Caldentey – GUE/NGL

Jens Rohde – ALDE

Estefanía Torres Martínez – GUE/NGL

Eva Joly – Verdi/EFA

Rina Ronja Kari – GUE/NGL

Ernest Urtasun – Verdi/EFA

Maria Gabriela Zoană – S&D

Elly Schlein – S&D

Helmut Scholz – GUE/NGL

Salvati e sommersi in Mediterraneo

Intervento (interrotto dalla presidenza) di Barbara Spinelli in apertura delle votazione nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo:

«Una mozione d’ordine su una questione di vita o di morte. Abbiamo avuto notizia che la nave militare USA Trenton ha salvato 41 persone da un naufragio presso la Libia, chiedendone il trasbordo su SeaWatch3, l’unica nave che fa salvataggi in Mediterraneo. Operazione impossibile perché SeaWatch3 deve poter sbarcare in un porto sicuro, ma il centro di coordinamento italiano, contattato tre volte da SeaWatch3 e Trenton, lo ha negato non avendo coordinato il salvataggio.

Chiaro che urgono redistribuzioni delle responsabilità in Europa (Malta inclusa). Ma sono questioni da risolvere a terra e non in mare dove invece prevale l’imperativo umanitario immediato.

Non denuncio ma chiedo a tutta l’Unione atti concreti, ORA. E per l’Aquarius, che si apra un porto in Sardegna, le condizioni di navigazione sono estreme».

 

Apprendiamo dall’IOM che la nave Trenton si trova di fronte al porto siciliano di Augusta con i 41 sopravvissuti a bordo, tra cui una donna incinta. Tutti hanno urgente bisogno di assistenza. Chiediamo che venga consentito immediatamente l’attracco della nave e che vengano chiarite le modalità del soccorso.

I mercati non possono stare al di sopra della Costituzione

di mercoledì, maggio 30, 2018 0 , , , , Permalink

Intervista di Stefano Feltri a Barbara Spinelli, «Il Fatto Quotidiano», 30 maggio 2018

Barbara Spinelli, il Quirinale ha bloccato la nomina di Paolo Savona al Tesoro per timore delle reazioni dei mercati, che sono crollati comunque. Quanto devono contare i mercati nelle decisioni della politica?

Sicuramente contano ma non devono essere in competizione con le elezioni. Nel ’98, l’ex governatore della Bundesbank Hans Tietmeyer disse che ormai le democrazie si fondano su due plebisciti egualmente legittimi: quello popolare e quello permanente dei mercati internazionali. È una visione nefasta. I mercati non possono esser messi sullo stesso piano dell’articolo 1 della Costituzione, secondo cui la sovranità appartiene al popolo.

Il commissario Ue Oettinger ha detto: “I mercati insegneranno agli italiani a non votare per i populisti alle prossime elezioni”. Le prossime elezioni saranno lo scontro finale tra sovranisti e anti-sovranisti?

Non esistono scontri finali nella storia. Lo scontro in questione è d’altronde basato su una fake news: l’uscita dall’euro non era nel programma M5S-Lega. Né in quello di Savona.

L’uscita dall’euro era però in una bozza del contratto di governo.

Lega e Cinque Stelle l’hanno poi ritirata. Il Quirinale lo ha ignorato: mi sembra tra l’altro che abbia opposto il suo veto non al programma, ma a Savona. Detto questo, non ritengo di per sé uno scandalo che si possa parlare di uscita dall’euro. Da anni scenari simili sono allo studio, viste le grandi e irrisolte difficoltà dell’eurozona: sono contemplati, sia pur segretamente, non solo da Savona ma dalla Banca d’Italia, dalla Banca centrale, da massimi economisti tedeschi.

Come viene vista la situazione a Bruxelles: pericolo scampato o grande incertezza?

L’establishment comunitario ha pesato su Mattarella, con pressioni di vario genere. La preoccupazione resta, anche se l’Italia è oggi commissariata più esplicitamente ancora che negli ultimi anni: oggi tramite Cottarelli e Fmi, domani forse tramite Draghi. Ma le elezioni non sono abolite. Inoltre resta un grande “non-detto” nell’establishment europeo.

Cioè?

Cosa significa uscire dall’euro: implica anche uscire dall’Ue? Il non-detto può trasformarsi in pressioni aggiuntive. Personalmente non credo che le due cose si equivalgano. I pareri legali sono divisi su questo.

Tra gli elettori crescerà la voglia di cambiamento o prevarrà il timore dell’incertezza?

Le forti pressioni su Tsipras non impedirono ai greci, nel 2015, di votare contro il memorandum della Troika. La paura può produrre spinte alla ribellione. Anche in Germania l’euro-scetticismo è aumentato: si continua a parlare di un’eurozona ristretta. Trovo molto grave che ci sia stato un veto a Savona per le sue critiche all’unione monetaria: significa non riconoscere le conseguenze gravissime delle disfunzioni dell’eurozona, già segnalate agli esordi da Paolo Baffi. Le disuguaglianze sociali e geografiche che ha prodotto generano il rigetto presente. L’architettura e i parametri dell’eurozona vanno dunque cambiati. E i cambiamenti vanno negoziati in maniera efficace. Savona era il più adatto a questo compito. Non l’hanno voluto per questo.

Perché chi considera l’euro e l’Ue intoccabili non riesce ad argomentare le proprie posizioni con la stessa efficacia dei critici?

Le posizioni dei difensori dell’euro sono spesso ideologiche, del tutto allergiche alla dialettica. Le tesi si rafforzano attraverso il confronto con le obiezioni. Se Savona dice che lo statuto della Bce deve considerare prioritari non solo la stabilità dei prezzi ma anche l’occupazione e l’aumento della domanda, perché viene considerato eretico? Si parla di eresia quando c’è un’ortodossia religiosa. Il caso greco avrebbe dovuto far capire che esiste ormai una tragica sconnessione tra le sovranità popolari e la delega a poteri europei neoliberisti.

Il tema della sovranità popolare è però lasciato dai liberal a personaggi come Steve Bannon, che è a Roma in questi giorni.

Sono d’accordo. Ma chi ha consegnato il tema della sovranità popolare alle destre estreme? Le forze di sinistra classiche. Mattarella ha messo il veto sulla scelta di Savona, ma non aveva niente da dire sul capitolo migranti del programma? O su quello della sicurezza interna?

Qual è stato l’errore della sinistra?

Da decenni, la sinistra ha smesso di occuparsi dei diritti sociali ed economici concentrandosi su quelli civili. Questi ultimi sono indispensabili, ma se si rinuncia a quelli sociali ed economici finiremo col perdere anche quelli civili. Come si vede in Polonia, dove il governo approva misure di Welfare ma smantella diritti civili. Se la sinistra rinuncia, saranno le estreme destre a presidiare la questione sociale.

L’idea di un “fronte repubblicano” guidato da Gentiloni a difesa di istituzioni e Ue è incoraggiante?

No comment sulla sinistra di Gentiloni o Renzi. Su alcune politiche – penso a quelle di Minniti sui rimpatri in Libia– non vedo differenze dal programma della Lega. Gentiloni si è congedato dicendo: ‘La stanza dei bottoni non me l’hanno mai mostrata’. Quindi chi comandava? Non andare fuori strada significa lasciare che nella stanza dei bottoni comandi il ‘plebiscito permanente dei mercati’? E cosa significa l’articolo 11 della Costituzione, quando si delegano sovranità a ordinamenti internazionali il cui scopo non è più ‘la pace e la giustizia fra le Nazioni’?

© 2018 Il Fatto Quotidiano

Audition à huis clos du PDG de Facebook, M. Mark Zuckerberg

À:         M. Antonio TAJANI

Président du Parlement européen

Bruxelles, le 18 Mai 2018,

OBJET : Audition à huis clos du PDG de Facebook, M. Mark Zuckerberg

Monsieur le Président,

Nous voulons saluer la démarche que vous avez entreprise pour qu’une audition du Président Directeur-Général de Facebook, Mark Zuckerberg, puisse avoir lieu au Parlement européen.

Cependant l’utilisation faite par Facebook des données personnelles de centaines de millions d’européens, tout comme les explications qui pourront être données quant au scandale récent de Cambridge Analytica, ne peuvent être questionnées dans l’opacité la plus totale. À l’abri de l’écrasante majorité des Députés européens, et à l’abri des citoyens européens. Tel qu’il en a été décidé.

La transparence de nos débats et des décisions que nous prenons n’est pas une option pour notre Parlement européen, elle est une exigence. Les citoyens européens sont directement représentés, au niveau de l’Union, au Parlement européen. Et nous avons la responsabilité de veiller à ce que tout citoyen se voit garanti le droit de participer à la vie démocratique de l’Union, et de veiller à ce que les décisions qui sont prises le soit aussi ouvertement et aussi près que possible des citoyens. La transparence est le gage d’une assemblée démocratique ouverte et vivante.

C’est pourquoi, Monsieur le Président, nous vous invitons à revoir le format de cette audition pour la rendre publique. C’est la condition même de l’intérêt d’une telle audition qui autrement aurait peu de sens. Il ne serait pas compris qu’aux États Unis, devant le Congrès américain le PDG de Facebook ait eu à répondre des agissements et des manquements de sa société dans une audition publique et qu’en Europe, le secret des débats prévale sur la transparence. Il en va du bon fonctionnement de la démocratie européenne.

Dans l’espoir de voir cette audition reconfigurée, nous vous prions d’agréer, Monsieur le Président, l’expression de notre très haute considération.

Younous OMARJEE
Marisa MATIAS
Tania GONZALES PENAS
Patrick LE HYARICK
Martina ANDERSON
Dennis DE JONG
Gabriele ZIMMER
Eleonora FORENZA
Merja KYLLÖNEN
Dimitris PAPADIMOULIS
Stefan ECK
Marina ALBIOL
Barbara SPINELLI
Lynn BOYLAN
Anja HAZEKAMP
Stelios KOULOGLOU
Matt CARTY
Estefania TORRES MARTINEZ
Curzio MALTESE
Liadh NI RIADA
Luke FLANAGAN
Kostas CHRYSOGONOS
Marie-Pierre VIEU

Relazione su media freedom

Bruxelles, 2 maggio 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo.

Punto in agenda:
Pluralismo e libertà dei media nell’Unione europea

Breve Presentazione della Relazione

Presenti al dibattito:

  • Phil Hogan – Commissario Europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (per conto di Mariya Gabriel – Commissario europeo per l’Economia e la società digitali)

Barbara Spinelli è intervenuta in qualità di Relatore per il Parlamento europeo della Relazione sul pluralismo e la libertà dei media nell’Unione europea

La Risoluzione è stata adottata il 3 maggio 2018 con 488 voti a favore, 43 contrari e 114 astensioni.
Testo consolidato della relazione adottato in plenaria (in inglese e ancora in forma provvisoria).

Lo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica è scoppiato quando la nostra relazione era già ultimata, ma le analisi e le raccomandazioni che essa contiene non cambiano nella sostanza. Lo scandalo ci rinforza ancor più nel nostro proposito: difendere e incoraggiare l’indipendenza e il pluralismo dell’informazione, sia su carta sia online, e non moltiplicare i mezzi per controllarla o addirittura reprimerla. È il motivo per cui siamo stati cauti nel trattare il tema delle fake news, ricordando che queste non nascono con internet. Sono a mio parere il frutto di comportamenti di gruppo – il cosiddetto “groupthink” – che affliggono e hanno afflitto i mezzi di comunicazione scritti oltre che online. La nozione di fake news, è scritto nella relazione, non va usata per escludere e criminalizzare le voci critiche.

La disinformazione internet ha una natura virale e aggressiva che non deve essere sottovalutata, ed è vero che pochi giganti di internet esterni all’Unione (Google, Facebook, Apple, Microsoft) esercitano un potere immenso di controllo e selezione delle notizie, di sorveglianza e profilazione degli utenti, ma la censura – soprattutto se affidata agli stessi giganti – non può essere la risposta. Al momento, le analisi più serie concordano sul fatto che né le fake news, né la profilazione psicografica degli utenti, né Cambridge Analytica – oggi finalmente chiusa – hanno determinato l’esito delle elezioni americane o francesi, o del referendum sul Brexit. Accusare l’algoritmo è una scappatoia troppo conveniente per evitare l’analisi di un risultato elettorale. Rimuovere da internet i contenuti più pericolosi – specie nei casi di pedopornografia e terrorismo – è una soluzione spesso necessaria, ma non può essere affidata alle compagnie private né può trascurare i tre principi del Patto internazionale sui diritti civili e politici: la necessità, la proporzionalità e la legittimità. Abbiamo chiesto che a giudicare siano organi indipendenti e che al tempo stesso siano assicurate la neutralità della rete e la protezione dei dati personali.

Sempre per lo stesso motivo esprimiamo preoccupazione riguardo alle leggi sulla diffamazione, sottolineando gli effetti paralizzanti che esse possono avere sul diritto a diramare e a ricevere informazioni. Al tempo stesso, abbiamo ricordato il ruolo chiave dei whistleblower nella salvaguardia del giornalismo di investigazione. In questo quadro abbiamo reso omaggio a chi, da giornalista investigativo, ha pagato con la vita la propria indipendenza: a Daphne Caruana Galizia come a Ján Kuciak.

La crisi economica, combinandosi con l’ascesa della comunicazione online, ha gravemente colpito un mestiere chiave nelle democrazie. Il quarto potere è oggi impoverito, e le condizioni di chi investiga sono talmente precarie che non si può più parlare veramente di un potere indipendente, capace di evitare l’autocensura e la dipendenza da altri poteri, politici, finanziari o pubblicitari. Questo degrado è sottolineato nella nostra relazione.

Non tutti i miei convincimenti si rispecchiano nella relazione – specie riguardo alla depenalizzazione del reato di diffamazione, su cui non è stata raggiunta un’intesa – ma ringrazio i vari gruppi che hanno mostrato spirito di collaborazione nello stilare questo testo.

Comunicato stampa del Gruppo GUE/NGL

Comunicato stampa del Parlamento europeo

 

Lettera aperta sull’arresto dei tre di Briançon

Barbara Spinelli ha sottoscritto un appello per la liberazione dei tre attivisti di Briançon fermati dalla Gendarmerie francese per aver attraversato simbolicamente la frontiera insieme a una cinquantina di migranti.

Lettera aperta sull’arresto dei tre di Briançon / lettre ouverte sur l’arrestation des trois de Briançon

Lo scorso 21 aprile i militanti di un gruppuscolo neo-fascista e suprematista hanno inscenato un’operazione di “blocco delle frontiere” tra la Francia e l’Italia.

Il giorno dopo, un gruppo di abitanti delle valli vicine, impegnati nella solidarietà concreta con i migranti in transito, attraversano simbolicamente la frontiera insieme a una cinquantina di migranti e arrivano senza alcun problema fino a Briancon, dove la gendarmerie francese effettua sei fermi di polizia in maniera completamente arbitraria.

L’accusa del procuratore è semplice quanto brutale nella sua chiarezza: aiuto all’immigrazione illegale con l’aggravante di aver compiuto il fatto in maniera collettiva (“en bande organisée”).
Per tre dei fermati Eleonora, Théo e Bastien viene convalidato l’arresto, con detenzione in carcere fino all’inizio del processo che si svolgerà il 31 maggio nella cittadina di Gap. Rischiano fino a 10 anni di prigione e 750’000 euro di multa.

Noi siamo e ci sentiamo tutti gente di montagna, accompagniamo da secoli chi deve oltrepassare le frontiere per mettersi in salvo. Le montagne ci aiutano con i loro sentieri innumerevoli. Continueremo a farlo. Rivendichiamo come legittimo il nostro aiuto. Dichiariamo illegittima la legge che ci incrimina, perché contraria alla fraternità. Come in mare così in terra: dichiariamo che proseguiremo a soccorrere chi ha bisogno dei nostri sentieri.

Non esistono i clandestini. Esistono ospiti di passaggio sulle nostre montagne.

Per aderire: firmaperitre@gmail.com

Qui il testo dell’appello con l’elenco dei firmatari (in aggiornamento)