Solidarietà a Rosy Bindi

Il branco attacca su comando, da «Il Fatto Quotidiano», 31 maggio 2015

In queste ultime ore di campagna elettorale abbiamo assistito a una sorta di linciaggio politico di Rosy Bindi, colpevole di avere indicato sedici personalità che sulla base di accurate disamine sono ritenute dalla Commissione Antimafia politicamente impresentabili: personalità appartenenti alla destra, al centro destra, al Pd. Abbiamo visto parlamentari, governanti, giornalisti avventarsi sul Presidente della Commissione e far quadrato a difesa di un sistema di selezione di classe dirigente che offende la Costituzione, e in particolare i criteri di disciplina e onore richiesti dall’articolo 54. Il loro comportamento è quello di una muta, che agisce d’istinto su comando. Disabituata a essere eletta, la muta che attacca Rosy Bindi eviterebbe anche il voto locale, se potesse. Il vero scandalo di un Paese commissariato è l’uso e l’abuso che i suoi dirigenti fanno delle urne. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi dice di non aver “mai visto dibattito così autoreferenziale e lontano dalla realtà”, e per meglio isolare il Presidente della Commissione Antimafia denuncia un “regolamento dei conti dentro il Pd”. Se la realtà gli stesse veramente a cuore, vedrebbe la propria autoreferenzialità, e il degrado di un partito divenuto completamente indifferente alla questione morale. Di un Paese sotto tutela cui non è più permesso di votare rappresentanti non indagati, degni della carica cui aspirano.

Esprimo la mia solidarietà a Rosy Bindi, che ringrazio anche per la sua battaglia nel Parlamento europeo in favore di leggi stringenti di lotta alla mafia e alla corruzione, e dell’estensione dei compiti che verranno sperabilmente affidati al futuro Procuratore europeo. Per quanto mi riguarda fa parte di questa battaglia la difesa dei magistrati che, specie nel processo di Palermo, si sforzano di fare chiarezza sui patti Stato-mafia che hanno alimentato le epoche più torbide della Repubblica italiana.

Seduta plenaria del Parlamento Europeo,
15 luglio 2014

Dibattito e voto di fiducia sul presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker

Signor Presidente,

Come Lei sa, il mio gruppo ha deciso di non dare la fiducia al suo esecutivo, che non risponde a quello che chiedono i cittadini: una netta rottura di continuità nelle politiche dell’Unione. Rispetteremo la maggioranza, ma la maggioranza deve impegnarsi a rispettare le minoranze: cosa non avvenuta, a cominciare dalla scelta del presidente di una Commissione parlamentare.

Concentro il mio intervento su un punto: la natura tuttora non democratica della nostra Costituzione, che non a caso si chiama Trattato e non Costituzione. In questi anni di crisi ha preso corpo una costituzione materiale profondamente malsana, di cui Lei è stato uno degli esecutori. Ma se la costituzione materiale è malsana, è perché la costituzione formale è drammaticamente inadeguata. Dobbiamo impegnarci ad avviare un processo di revisione radicale della costituzione formale, per dare ai cittadini i mezzi per correggere le storture della costituzione materiale.

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