Elogio della contaminazione

di mercoledì, settembre 11, 2019 0 , , , Permalink

di Barbara Spinelli

«Il Fatto Quotidiano», 11 settembre 2019.

La neonata coalizione M5S-Pd giunge più che opportuna, perché sgrava l’Italia del pericolo autoritario rappresentato dal potere esorbitante di Salvini: un politico al tempo stesso imprevedibile, indifferente alla Costituzione e alle leggi internazionali, e tuttavia fortemente carismatico.

Ma discontinuità è parola vuota, se fin dall’inizio non viene chiarito cosa comporti precisamente per ambedue gli alleati, e non solo per uno di essi. In linea di principio dovrebbe facilitare una correzione di rotta rispetto alla difficoltà del governo precedente di attuare una politica sociale finalmente egualitaria; la riforma giudiziaria dell’ex ministro Bonafede; la lotta all’evasione e alle opere inutili; una politica migratoria e di sicurezza in linea con la Costituzione e la Carta europea dei diritti. Senza accordo in questi campi l’esperimento non potrà riuscire né durare.

Vale dunque la pena definire nel dettaglio le condizioni dell’accordo. In primo luogo, dovrebbe cambiare il modo monotono di raccontarlo: non si può insistere sullo “stato di necessità”, presupponendo che i due consociati restino quel che sono, essendosi solo fortunatamente addizionati per evitare che Salvini prendesse “tutti i poteri”. Considerate le storie sia del Pd sia del M5S, la loro cultura e i loro elettori (soprattutto quelli perduti), accanto alla Necessità c’è il regno della Libertà affidato a ciascuno di essi: libertà di capire perché le due forze sono collassate, e come la conoscenza dei fallimenti possa esser tesaurizzata per dar vita a nuove sperimentazioni. Questo per me vuol dire essere “elevati”.

Se tale è l’obiettivo, quel che occorre è una veduta lunga e una memoria non pudibonda. Il M5S ha perso alle europee 6 milioni di voti rispetto al 2018. Di questi, 3 milioni si sono astenuti; non ci sono travasi verso il Pd. Secondo l’Istituto Cattaneo, inoltre, la fuoriuscita di alcuni elettori dal M5S verso la Lega ha spostato gli equilibri elettorali interni al Movimento, rafforzando le componenti di chi si colloca a sinistra o che rifiuta tout court le categorie di destra e sinistra (lo slogan “né destra né sinistra” è il più delle volte una rivolta contro l’identificazione quasi trentennale della sinistra classica con la destra). Questi nuovi equilibri, osserva l’Istituto, potrebbero facilitare una convergenza con il Pd, allargando l’area di sovrapposizione elettorale fra i due partiti. L’emorragia dei Democratici ha una storia più lunga: dal 2008 il loro elettorato s’è dimezzato, e se alle europee il Pd ha contenuto le perdite, non ha attratto nuovi elettori. Stando all’Istituto Cattaneo non si registrano significative conquiste/riconquiste di elettori 5stelle, a parte rari collegi.

Entrambi i partiti sono puniti dall’elettore, e per l’uno come per l’altro si tratta di recuperare la fiducia dissipata, di riaprire strade che hanno chiuso o mai schiuso, di spiegare a se stessi e agli italiani come intendono mutare. Di comprendere la punizione, imparando a conoscere più a fondo se stessi. Nelle tragedie greche quando c’è punizione o precipiti, o esci dall’alto con una conversione/catarsi.

La catarsi è un rinnovamento del modo di agire, e vedere-ascoltare l’Altro: cosa possibile, visto che i due elettorati hanno molte cose in comune. Il M5S è nato con un rifiuto netto, detto anche “vaffa”. Ma vaffa a che? Alle rinunce, ai voltafaccia, alla vasta diserzione delle élite di sinistra cominciata negli anni ’90 quando nacque la Terza Via di Blair e di Schröder, dei socialisti francesi, spagnoli e greci. I parametri di Maastricht e l’austerità sono figli di un’involuzione costata cara alla socialdemocrazia europea.

Il rinnovamento è realizzabile se in questo processo di conoscenza i pensieri dei due associati – insieme a LeU – prendono la decisione di contaminarsi l’un l’altro. Non per farsi concorrenza o mascherarsi, ma per convincere gli elettori che i fallimenti hanno insegnato qualcosa. Frasi come quelle dette da Zingaretti dopo le europee (“Il Pd è l’unica alternativa a Salvini”) sono scriteriate.

Contaminazione non è intossicamento né perdita di immaginarie purezze. È ibridazione, assorbimento di temi, scoperta o riscoperta di temi diversi dai propri o magari abbandonati. Nel caso di formazioni che hanno elettori contigui e analogamente delusi è una via da esplorare. Così intesa, la contaminazione potrebbe iniziare su alcuni temi di cui tentiamo un elenco sommario, includendo anche idee che attraggono elettori verso la Lega.

EUROPA: è evidente che l’europeismo ha il fiato corto, e lo scetticismo ha le sue ragioni d’essere (non l’eurofobia). Nella passata legislatura europea non c’è stata resipiscenza, anche se l’imminente recessione potrà invalidare numerose rigidità. Alla Bce andrà Christine Lagarde, che promette cambiamenti ma come direttore generale del FMI ha fatto naufragio almeno due volte: prima in Grecia – con BCE e Commissione UE – poi in Argentina. Da Draghi non si sono sentite autocritiche sulla Grecia umiliata. Solo Juncker ha fatto un’autocritica (giugno 2018): erano parole al vento.

SOVRANISMO (E POPULISMO): sono contumelie banali, che omologano scorrettamente M5S e Lega. Andrebbero bandite comunque. Come spiega bene Carlo Galli nel libro intitolato Sovranità, la sovranità non solo è compatibile con democrazia, ma ne è il presupposto. I popoli hanno bisogno di sapere chi decide, rende conto, paga gli errori. Sovranità democratica e non assoluta è protezione fisica e promozione sociale della persona: ha prodotto il nazionalismo ma anche lo Stato sociale (il cosiddetto “compromesso socialdemocratico”). Ci può essere delega di sovranità – verso l’Unione – ma essa non deve essere in contraddizione con la giustizia e la pace ottenute tramite la sovranità dello stato. Ci sono poi sovranità extra-europee: dei mercati e delle leggi internazionali. La prima va rimessa al suo posto. La seconda va imperativamente rispettata ma nella consapevolezza che esistono aporie da dirimere. La stessa legge internazionale le riconosce. Il diritto a lasciare il proprio paese è garantito a tutti (Dichiarazione universale dei diritti umani, art 13) ma la Convenzione di Ginevra fissa le condizioni di accoglienza. Altra cosa il salvataggio in mare e i porti sicuri, incondizionati per legge.

MIGRAZIONE E STATO SOCIALE: le due cose vanno affrontate insieme. Quando il ministro Minniti disse che la migrazione aveva provocato una bomba sociale invertì proditoriamente la sequenza. È stata la bomba sociale della diseguaglianza e dell’impoverimento a riaccendere la xenofobia e la sensazione che l’arrivo di migranti (minimo in Europa, la maggioranza è in Africa e Asia) avrebbe disfatto la protezione sociale degli italiani. Il sociale deve esser definitivamente affrontato se si vogliono politiche migratorie aperte. Tra l’altro qui l’ibridazione è già fatta, e male. Sostanzialmente le politiche di Renzi-Gentiloni-Minniti hanno preparato quelle di Salvini. Il memorandum che codifica i respingimenti nei Lager libici e l’offensiva contro i salvataggi delle Ong sono opere di Minniti.

CORRUZIONE-PRESCRIZIONE-LEGGI BAVAGLIO: il M5S ha fatto importanti progressi in questo campo, che Salvini si riprometteva di frenare. Se il Pd introduce freni simili non c’è discontinuità.

DEMOCRAZIA DIRETTA: la piattaforma Rousseau è difettosa, ma la discussione sulla democrazia diretta è oggi ricorrente in Europa (l’Estonia è all’avanguardia). Continuare a demonizzarla nasce da un’ignoranza militante molto italiana. Nel Parlamento europeo se ne è discusso seriamente nell’ultima legislatura, considerandola un complemento innovativo alla malmessa democrazia rappresentativa, che però nessuno vuol sostituire.

RADICAMENTO NEI TERRITORI E OPERE PUBBLICHE: qui l’ibridazione può essere reciproca. Anche se indebolito, il radicamento locale del PD è tuttora vivo, e apprendibile da 5stelle. L’ambizione maggioritaria di Veltroni affossò il governo Prodi. Può affossare anche i 5stelle. Le due forze non possono costruire da soli governi nazionali e neanche locali. Sulle opere pubbliche, invece, è il Pd a dover considerare le rivolte che vengono dai territori (trivelle, Tav).

POLITICA ESTERA-RUSSIA-VENEZUELA-NATO: Il M5S, nel Parlamento europeo, è stato più aperto dei socialisti sulla Russia, e più critico delle soperchierie in Venezuela dei neocon Usa. Putin passerà, e la seconda guerra fredda con la Russia va fermata. Se Nato e Usa si oppongono, le litanie sulla fedeltà atlantica diventano nefaste.

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I mercati non possono stare al di sopra della Costituzione

di mercoledì, maggio 30, 2018 0 , , , , Permalink

Intervista di Stefano Feltri a Barbara Spinelli, «Il Fatto Quotidiano», 30 maggio 2018

Barbara Spinelli, il Quirinale ha bloccato la nomina di Paolo Savona al Tesoro per timore delle reazioni dei mercati, che sono crollati comunque. Quanto devono contare i mercati nelle decisioni della politica?

Sicuramente contano ma non devono essere in competizione con le elezioni. Nel ’98, l’ex governatore della Bundesbank Hans Tietmeyer disse che ormai le democrazie si fondano su due plebisciti egualmente legittimi: quello popolare e quello permanente dei mercati internazionali. È una visione nefasta. I mercati non possono esser messi sullo stesso piano dell’articolo 1 della Costituzione, secondo cui la sovranità appartiene al popolo.

Il commissario Ue Oettinger ha detto: “I mercati insegneranno agli italiani a non votare per i populisti alle prossime elezioni”. Le prossime elezioni saranno lo scontro finale tra sovranisti e anti-sovranisti?

Non esistono scontri finali nella storia. Lo scontro in questione è d’altronde basato su una fake news: l’uscita dall’euro non era nel programma M5S-Lega. Né in quello di Savona.

L’uscita dall’euro era però in una bozza del contratto di governo.

Lega e Cinque Stelle l’hanno poi ritirata. Il Quirinale lo ha ignorato: mi sembra tra l’altro che abbia opposto il suo veto non al programma, ma a Savona. Detto questo, non ritengo di per sé uno scandalo che si possa parlare di uscita dall’euro. Da anni scenari simili sono allo studio, viste le grandi e irrisolte difficoltà dell’eurozona: sono contemplati, sia pur segretamente, non solo da Savona ma dalla Banca d’Italia, dalla Banca centrale, da massimi economisti tedeschi.

Come viene vista la situazione a Bruxelles: pericolo scampato o grande incertezza?

L’establishment comunitario ha pesato su Mattarella, con pressioni di vario genere. La preoccupazione resta, anche se l’Italia è oggi commissariata più esplicitamente ancora che negli ultimi anni: oggi tramite Cottarelli e Fmi, domani forse tramite Draghi. Ma le elezioni non sono abolite. Inoltre resta un grande “non-detto” nell’establishment europeo.

Cioè?

Cosa significa uscire dall’euro: implica anche uscire dall’Ue? Il non-detto può trasformarsi in pressioni aggiuntive. Personalmente non credo che le due cose si equivalgano. I pareri legali sono divisi su questo.

Tra gli elettori crescerà la voglia di cambiamento o prevarrà il timore dell’incertezza?

Le forti pressioni su Tsipras non impedirono ai greci, nel 2015, di votare contro il memorandum della Troika. La paura può produrre spinte alla ribellione. Anche in Germania l’euro-scetticismo è aumentato: si continua a parlare di un’eurozona ristretta. Trovo molto grave che ci sia stato un veto a Savona per le sue critiche all’unione monetaria: significa non riconoscere le conseguenze gravissime delle disfunzioni dell’eurozona, già segnalate agli esordi da Paolo Baffi. Le disuguaglianze sociali e geografiche che ha prodotto generano il rigetto presente. L’architettura e i parametri dell’eurozona vanno dunque cambiati. E i cambiamenti vanno negoziati in maniera efficace. Savona era il più adatto a questo compito. Non l’hanno voluto per questo.

Perché chi considera l’euro e l’Ue intoccabili non riesce ad argomentare le proprie posizioni con la stessa efficacia dei critici?

Le posizioni dei difensori dell’euro sono spesso ideologiche, del tutto allergiche alla dialettica. Le tesi si rafforzano attraverso il confronto con le obiezioni. Se Savona dice che lo statuto della Bce deve considerare prioritari non solo la stabilità dei prezzi ma anche l’occupazione e l’aumento della domanda, perché viene considerato eretico? Si parla di eresia quando c’è un’ortodossia religiosa. Il caso greco avrebbe dovuto far capire che esiste ormai una tragica sconnessione tra le sovranità popolari e la delega a poteri europei neoliberisti.

Il tema della sovranità popolare è però lasciato dai liberal a personaggi come Steve Bannon, che è a Roma in questi giorni.

Sono d’accordo. Ma chi ha consegnato il tema della sovranità popolare alle destre estreme? Le forze di sinistra classiche. Mattarella ha messo il veto sulla scelta di Savona, ma non aveva niente da dire sul capitolo migranti del programma? O su quello della sicurezza interna?

Qual è stato l’errore della sinistra?

Da decenni, la sinistra ha smesso di occuparsi dei diritti sociali ed economici concentrandosi su quelli civili. Questi ultimi sono indispensabili, ma se si rinuncia a quelli sociali ed economici finiremo col perdere anche quelli civili. Come si vede in Polonia, dove il governo approva misure di Welfare ma smantella diritti civili. Se la sinistra rinuncia, saranno le estreme destre a presidiare la questione sociale.

L’idea di un “fronte repubblicano” guidato da Gentiloni a difesa di istituzioni e Ue è incoraggiante?

No comment sulla sinistra di Gentiloni o Renzi. Su alcune politiche – penso a quelle di Minniti sui rimpatri in Libia– non vedo differenze dal programma della Lega. Gentiloni si è congedato dicendo: ‘La stanza dei bottoni non me l’hanno mai mostrata’. Quindi chi comandava? Non andare fuori strada significa lasciare che nella stanza dei bottoni comandi il ‘plebiscito permanente dei mercati’? E cosa significa l’articolo 11 della Costituzione, quando si delegano sovranità a ordinamenti internazionali il cui scopo non è più ‘la pace e la giustizia fra le Nazioni’?

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