Una sberla a Bruxelles, a Renzi e ai socialisti europei

di Salvatore Cannavò, «Il Fatto Quotidiano», 7 luglio 2015

Barbara Spinelli è in viaggio tra Parigi e Strasburgo. Ascolta il riassunto dei principali commenti pubblicati in Italia e ha in mente i giudizi espressi dall’establishment europeo che, in questi giorni, non hanno fatto altro che sottolineare l’irresponsabilità del governo greco e di Alexis Tsipras, il leader che ha dato il nome alla lista con la quale è stata eletta europarlamentare.

Si sente anche lei un’irresponsabile?
A dire il vero, è stata una grandissima irresponsabilità condannare la Grecia a un disastro umanitario come quello che sta attraversando. È stato irresponsabile dopo la vittoria di Syriza a gennaio insistere sulle politiche dell’austerità che non permettono né di restituire i debiti né di riavviare un processo di crescita.
Che la questione del debito sia cruciale, tra l’altro, lo dimostra il fatto che il Fmi si sia pronunciato a favore di una ristrutturazione del debito accettando la proposta greca.

I principali quotidiani oscillano tra le accuse di demagogia rivolte a Tsipras e l’idea che l’Ue possa salvarsi solo se segue i saggi consigli delle istituzioni europee.
È un giudizio totalmente sbagliato. Parlare di saggi consigli dell’Europa significa non aver capito il grande fallimento della Ue. Le politiche di austerità non solo non hanno funzionato ma hanno creato un divario tra la democrazia e le élite che governano la Ue. L’accusa a Tsipras di essere un nazionalista o un demagogo, addirittura vicino ad Alba Dorata, è assolutamente scandalosa perché è dal 2011 che Tsipras chiede che la politica Ue diventi comunitaria e solidale e non ha nessuna intenzione di uscire dall’Ue.

In questa vicenda si è esposto in prima persona il leader del Pse Martin Schulz. Che giudizio dà dei socialisti europei?
Non va dato un giudizio in blocco. Si sono sentite chiaramente alcune voci in favore di Tsipras da parte di Sergio Cofferati e altri socialisti. È anche chiaro, però, che la maggioranza del Pse appoggia la linea Schulz ma penso lo faccia anche con molto disagio, visto che il suo comportamento è stato inqualificabile.

Cosa significano le dimissioni di Yanis Varoufakis, il ministro delle Finanze? 
Vale la pena riportare quanto ha detto ieri proprio Martin Schulz ieri: ‘Varoufakis mi dà sui nervi e le sue proposte sono stupidaggini’. Questa affermazione esprime la maggior parte dei giudizi europei sul ministro greco. Nei suoi confronti è stata compiuta quella che in lingua inglese si chiama character assassination. Un lavoro scientifico di eliminazione politica di quello che al momento rappresenta l’agnello sacrificale. Non è una bella storia. Varoufakis, che ho imparato a conoscere leggendo i suoi libri, è una persona molto moderata, non c’è nulla di più razionale dei suoi testi. Qualcuno ha forse chiesto la sua testa e gliel’hanno data.

Matteo Renzi ha provato a svolgere un ruolo da “terza via” e si è schierato contro il referendum. Ha perso anche lui?
La scelta di stringere la mano ad Angela Merkel a pochi giorni dal referendum mi sembra si sia trasformata in una sonora sberla. Lui non la considererà tale perché la battaglia con la Grecia non è finita. Quanto alla Terza via, mi pare che si sia rivelata una storia abbastanza misera ma, in ogni caso, ne potremmo discutere se ci spiegasse in che cosa consiste.

Cosa andrebbe fatto ora?
Bisognerebbe capire il messaggio che viene dalla Grecia e reimpostare in maniera radicale il discorso sul debito e la solidarietà tra gli stati membri. Si ricordi che la Grecia continuerà a fare molti sacrifici perché il piano di Tsipras lo prevede, e visto che il rigore andrà avanti servirebbe un grande piano di rilancio europeo per venire in aiuto dei paesi in difficoltà. In questo senso, il piano Junker è del tutto insufficiente.

Cosa pensa dell’iniziativa di audit sul debito greco promossa dalla presidente del Parlamento greco?
È un’iniziativa interessante e da studiare. Anche il Fmi sostiene che una parte del debito vada rivista. Sarebbe utile convocare una Conferenza internazionale sul debito per trovare un accordo sulla ristrutturazione. La Grecia, del resto, i soldi per restituire il debito non li ha.

Cosa rappresenta il referendum per la democrazia europea?
Il referendum è molto importante sia per i greci che per tutta l’Europa proprio perché ha rappresentato una battaglia fatta per restare nella Ue cambiandola. La Ue attraversa una crisi gravissima di legittimità e questa è l’occasione di una sua riforma. Chi propone il cambiamento può essere definito euroscettico perché ha dei dubbi sull’Europa ma allo stesso tempo vuole restare in Europa. Se ci giochiamo questa possibilità, allora sì che resteranno solo le ipotesi e le risposte della xenofobia e del nazionalismo.

Golpe di tipo nuovo voluto da Merkel, Lagarde e Renzi

Intervista a Barbara Spinelli di Giampiero Calapà, «Il Fatto Quotidiano», 1° luglio 2015

«Inammissibile e quanto meno irrituale l’ennesimo tentativo tedesco di interferire nella politica greca». Una volta c’erano i colonnelli, oggi l’austerità della Germania, la Grecia è sempre la vittima e Barbara Spinelli, eurodeputata della Sinistra europea, figlia di Altiero, padre dell’Europa, accusa: «È in atto un tentativo di colpo di Stato post-moderno». Le ultime ore sono concitate. Juncker riapre, Tsipras avanza nuove richieste. Si riavviano le trattative, ma interviene la Merkel: «No al terzo salvataggio prima del referendum».

Cos’altro vuole la Germania? Il sangue greco? È un intervento gravissimo. Non può e non deve essere il cancelliere, l’interlocutore di Atene. Le trattative le porta avanti la Troika, anche se i greci rifiutano di chiamarla così: Commissione europea, Bce e Fmi. Anzi sarebbe bene che Atene negoziasse prescindendo dal Fmi. Il resto è ingerenza. Qual è il motivo dell’ingerenza?
Si configura come un colpo di Stato di tipo nuovo: una forma di regime change. È un gioco ormai politico, più che economico: creare paura e panico per far cadere Tsipras.
Perché?
Per avere di nuovo, in Grecia, un gruppo dirigente in linea con l’austerità voluta da Berlino. Ma è proprio così che si è generato il disastro europeo che stiamo vivendo. Non è responsabile solo la Merkel, ma anche la Lagarde, Renzi e molti altri.
Non era questa l’Europa sognata da suo padre a Ventotene…
Era l’opposto. È stata azzerata la solidarietà, l’Unione oggi viola il proprio stesso Trattato, che prescrive la “cooperazione leale” in caso di crisi. Dovrebbe essere citata davanti alla Corte di Lussemburgo. E la Bce non è in grado di svolgere il ruolo di prestatore di ultima istanza. L’interruzione degli aiuti d’emergenza viola le regole stesse della Bce, che dovrebbe garantire stabilità finanziaria nell’eurozona.
Boccia anche l’operato di Mario Draghi, quindi?
Difendo l’indipendenza della Bce e il ruolo positivo spesso svolto durante la crisi dell’euro. Negli ultimi frangenti, però, la stessa Bce ha svolto un ruolo molto dubbio, di parte. Non indipendente.
 
Crede che il suo gruppo, la Sinistra europea, abbia responsabilità?
La Sinistra europea è minoritaria, non mi pare responsabile di questo dramma.
 
Almeno la responsabilità della sconfitta?
Il governo Tsipras ha indetto un referendum: non è una sconfitta, ma un ritorno alla natura democratica della costruzione europea contro le decisioni prese da poteri oligarchici. L’azione di Tsipras è una scommessa sulla democrazia, l’elemento che più è mancato nella crisi dell’euro.
La cura potrebbe essere l’unità tra sinistra radicale e socialdemocrazia?
È la cosa in cui spero moltissimo. Così come punto su alleanze con i Verdi. Ma non sembrano esserci ancora le condizioni. Dopotutto i partiti socialisti (la Spd tedesca e anche il Pd) hanno sulla Grecia una posizione perniciosa, ambigua: interpretano il referendum come una scelta tra dracma ed euro. Ma Tsipras non ha alcuna intenzione di uscire dall’euro. I socialdemocratici sono dentro una deliberata strategia della paura e della menzogna, molto pericolosa.
Paradossalmente anche il Movimento cinque stelle racconta così questo referendum…
Fa molto male. Beppe Grillo ha tutto il diritto di pensare che la soluzione sia l’uscita dall’euro, ma non la penso così io e non la pensa così il governo Tsipras.
Che cosa succede se vince il sì?
Il panico è tale che non si può escludere una vittoria del sì alle proposte della Troika, ancora nel segno dell’austerità. Credo che in quel caso il governo Tsipras accetterà comunque il nuovo mandato popolare, se ne farà interprete fino ad accettare le proposte della Troika e “riconfigurando il governo”, come ha detto il ministro Varoufakis.
L’Europa del dopoguerra era una speranza. Oggi non riesce a fornire alcuna risposta. Né economica né di civiltà. E il Mediterraneo sembra diventato un mare di migranti in costante pericolo di vita e di terroristi pronti a uccidere.
Non sono d’accordo con quest’ultima visione. È anch’essa il risultato della strategia della paura. È sbagliato mischiare migranti, richiedenti asilo, terroristi, scafisti: alimentando un immaginario di terrore nelle nazioni. Ingiusto e non corrispondente al vero.

Così si salva la democrazia: appello di Barbara Spinelli e Étienne Balibar

Chiediamo ai tre creditori della Grecia (Commissione, Banca centrale europea, Fondo Monetario internazionale) se sanno quello che fanno, quando applicano alla Grecia un’ennesima terapia dell’austerità e giudicano irricevibile ogni controproposta proveniente da Atene. Se sanno che la Grecia già dal 2009 è sottoposta a un accanimento terapeutico che ha ridotto i suoi salari del 37%, le pensioni in molti casi del 48%, il numero degli impiegati statali del 30%, la spesa per i consumi del 33%, il reddito complessivo del 27%, mentre la disoccupazione è salita al 27% e il debito pubblico al 180% del Pil.

Al di là di queste cifre, chiediamo loro se conoscono l’Europa che pretendono di difendere, quando invece fanno di tutto per disgregarla definitivamente, deturparne la vocazione, e seminare ripugnanza nei suoi popoli.
Ricordiamo loro che l’unità europea non è nata per favorire in prima linea la governabilità economica, e ancor meno per diventare un incubo contabile e cader preda di economisti che hanno sbagliato tutti i calcoli. È nata per opporre la democrazia costituzionale alle dittature che nel passato avevano spezzato l’Europa, e per creare fra le sue società una convivenza solidale che non avrebbe più permesso alla povertà di dividere il continente e precipitarlo nella disperazione sociale e nelle guerre. La cosiddetta governance economica non può esser vista come sola priorità, a meno di non frantumare il disegno politico europeo alle radici. Non può calpestare la volontà democratica espressa dai cittadini sovrani in regolari elezioni, umiliando un paese membro in difficoltà e giocando con il suo futuro. La resistenza del governo Tsipras alle nuove misure di austerità — unitamente alla proposta di indire su di esse un referendum nazionale — è la risposta al colpo di Stato postmoderno che le istituzioni europee e il Fondo Monetario stanno sperimentando oggi nei confronti della Grecia, domani verso altri Paesi membri.

Chiediamo al Fondo Monetario di smettere l’atteggiamento di malevola indifferenza democratica che caratterizza le sue ultime mosse, e di non gettare nel dimenticatoio il senso di responsabilità mostrato nel dopoguerra con gli accordi di Bretton Woods. Ma è soprattutto alle due istituzioni europee che fanno parte della trojka — Commissione e Banca centrale europea — che vorremmo ricordare il loro compito, che non coincide con le mansioni del Fmi ed è quello di rappresentare non gli Stati più forti e nemmeno una maggioranza di Stati, ma l’Unione nella sua interezza.

Chiediamo infine che il negoziato sia tolto una volta per tutte dalle mani dei tecnocrati che l’hanno fin qui condotto, per essere restituito ai politici eletti e ai capi di Stato o di governo. Costoro hanno voluto il trasferimento di poteri a una ristretta cerchia di apprendisti contabili che nulla sanno della storia europea e degli abissi che essa ha conosciuto. È ora che si riprendano quei poteri, e che ne rispondano personalmente.

 

Il pericolo di Grexit e i sonnambuli europei

di lunedì, giugno 22, 2015 0 , , , , Permalink

Articolo uscito su «Il Sole 24 Ore», 21 giugno 2015 (English version here)

Dice Christine Lagarde, mettendo in guardia la Grecia in nome del Fondo Monetario, che «possiamo riavviare il dialogo solo se ci sono adulti nella stanza». Paradossalmente ha ragione: ci sono troppe persone incaute, troppi esperti economici privi di memoria storica e coscienza geopolitica, nelle stanze dove da mesi si sta decidendo il destino non tanto di Atene, quanto dell’Unione. Perché quando si discute dell’euro e delle sue regole, quando si invocano istituzioni europee più solide senza mettere in questione i parametri chiamati a sorreggere la moneta unica, è di tutta l’Europa che si parla e non di un singolo Paese in difficoltà.

Non è completamente adulto il Fmi, che difende a oltranza riforme strutturali giudicate dal Fondo stesso nocive e controproducenti, dunque sbagliate, fin dal 2013. Non sono adulti coloro che agitano lo spettro del Grexit, fingendo che sia una cosa facile, seminando panico nei risparmiatori greci, disinformando sul caos che regnerebbe nella Banca centrale ellenica. I Trattati dell’Unione e lo statuto della Bce non prevedono uscite unilaterali dall’euro, a meno che il Paese a rischio bancarotta non decida preliminarmente di abbandonare l’Unione stessa. Cosa che il governo greco non ha alcuna intenzione di fare. Cacciarlo non si può.

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