Il Consiglio dell’Unione europea non si presenta in aula a rispondere su Mos maiorum. Barbara Spinelli: offesa la democrazia parlamentare

Bruxelles, 26 febbraio 2015

Questa mattina alle 11,15 il Consiglio dell’Unione europea era atteso alla riunione della Commissione LIBE (Libertà civili, giustizia e affari interni), dove avrebbe dovuto dare chiarimenti su due interrogazioni scritte a proposito dell’operazione congiunta di polizia Mos maiorum, la prima presentata il 9 ottobre 2014 da Barbara Spinelli e cofirmata da Kostas Chrysogonos, Malin Björk, Martina Anderson, Marie-Christine Vergiat (Gue-Ngl), la seconda presentata il 10 ottobre da Ska Keller (Verdi).

A sorpresa, il Consiglio ha mancato l’appuntamento in agenda: un comportamento che il presidente della Commissione LIBE Claude Moraes e i deputati intervenuti in aula hanno definito inaccettabile, al punto che Moares ha dichiarato la propria intenzione di scrivere immediatamente una lettera di protesta.

Tutto inizia il 10 luglio 2014, quando la Presidenza italiana invia una nota riservata alle delegazioni del Consiglio per presentare il lancio dell’operazione congiunta di polizia Mos maiorum (tenutasi tra 13 e il 26 ottobre), volta a fermare e schedare tutti i migranti non in possesso di un documento di soggiorno sull’intero territorio europeo delimitato dall’area Schengen.

Il 9 ottobre, pochi giorni dopo la pubblicazione del documento sul sito inglese Statewatch, Barbara Spinelli presenta un’interrogazione scritta in cui chiede al Consiglio se ritenga che tali operazioni “rappresentino uno strumento idoneo ad affrontare i problemi creati dalle attuali politiche migratorie e di asilo, riconducibili anzitutto alla mancanza di accesso sicuro e legale all’Ue e al sistema di Dublino”. Al tempo stesso, l’interrogazione di Spinelli – così come quella di Ska Keller – indica il rischio di incorrere in schedature e fermi basati sul racial profiling, con “l’effetto di alimentare gli stereotipi xenofobi e di rafforzare le reti dei trafficanti, anziché contrastarle”.

Il Consiglio risponde solo il 10 dicembre, affermando che “l’operazione congiunta di polizia Mos maiorum è condotta sotto la responsabilità dello stato italiano, con il sostegno degli stati membri che hanno deciso di parteciparvi. Il Consiglio quale istituzione non ha pertanto preso decisioni riguardo alla sua istituzione né è in grado di pronunciarsi sulle modalità di gestione”.

“Una risposta che non è una risposta”, commenta Barbara Spinelli, “perché se è vero che l’operazione fu lanciata dalla presidenza italiana, allora a capo del semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, è altrettanto vero che gli stati membri avevano confermato la propria partecipazione al Segretariato generale del Consiglio, e l’accordo era stato raggiunto nel Law Enforcement Working Party del Consiglio, il che implica il pieno coinvolgimento dell’istituzione europea”.  D’altra parte, continua l’eurodeputata del Gue-Ngl, “sappiamo che operazioni analoghe a Mos maiorum – come Perkunas, Aphrodite, Hermes, Mitras, Demeter e Balder – si sono verificate all’incirca per ogni presidenza di turno del Consiglio dell’Unione. Scaricare la responsabilità sui singoli stati ha un grave significato politico. Quella del Consiglio è una dichiarazione di non responsabilità che avvalora il principio per cui il Paese che assicura la presidenza del semestre europeo non rappresenterebbe l’Unione, ma solo se stesso”.

“La decisione del Consiglio di non presentarsi oggi davanti alla Commissione”, conclude Spinelli, “offende la democrazia parlamentare”.

Mos Maiorum, in carcere 19mila migranti innocenti

Damiano Aliprandi, «Il Garantista», 13 febbraio 2015

Ora abbiamo i numeri. L’operazione Mos Maiorum è stata una terribile, e senza precedenti, maxi retata nei confronti degli immigrati. La vasta operazione poliziesca europea capitanata dall’Italia, avvenuta nelle due settimane dell’ottobre scorso, ha provocato ben 19000 arresti.

La maggior parte degli arrestati sono immigrati clandestini che non hanno commesso nessun reato. A denunciarlo è stata l’associazione umanitaria londinese Statewatch. Secondo l’associazione, che ha messo a confronto i report finali delle ultime operazioni, il numero dei fermati è raddoppiato rispetto alla precedente operazione Perkunas (10.459 fermi in due settimane), e addirittura quadruplicato in confronto all’operazione del 2012, Aphrodite (5.298 fermi in due settimane).

Proprio nel report finale dell’operazione Mos Maiorum, redatto dal Consiglio d’Europa, si evidenzia che «i cittadini siriani sono stati quelli maggiormente identificati (5088 persone), seguiti da afghani (1466 persone), serbi (in particolare kosovari, 1196) ed eritrei».

Poco più di 11mila le richieste di protezione internazionale presentate dopo l’intercettazione dagli stranieri controllati. Il report non esplicita invece, esattamente come i documenti relativi alle precedenti operazioni, il numero degli agenti coinvolti. Piuttosto, sottolinea che «per motivi sconosciuti Mos Maiorum ha catturato l’attenzione dei mass media, che hanno etichettato l’operazione come un’azione finalizzata all’arresto dei migranti, nonostante gli obiettivi fossero l’individuazione di reti criminali coinvolte nel favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e il monitoraggio dei percorsi usati dai trafficanti.  Un obiettivo raggiunto, visto che sono stati fermati 257 trafficanti», si legge sempre nel report.

Il dato parla da solo: sui 19000 arrestati, chi ha commesso reati sono solo 257. Del resto, lo stessoStatewatch sottolinea che nel documento di avvio dell’operazione di polizia uno degli obiettivi dichiarati era proprio «arrestare i migranti irregolari». Inoltre, un’altra critica mossa dai media all’avvio di Mos Maiorum  riguardava il rischio di incorrere in quello che in inglese viene definito racial profiling, di fatto una schedatura su base etnica.

Un rischio che almeno sulla carta si era cercato di evitare: con l’avvio dell’operazione si raccomandava agli Stati partecipanti – tutti i membri dell’Unione Europea, ad eccezione di Croazia, Grecia e Irlanda – di «portare avanti le attività nel pieno rispetto della dignità umana, mantenendo i più alti standard di professionalità e rispetto dei diritti umani, evitando ogni trattamento discriminatorio e avendo cura dei bisogni speciali dei gruppi vulnerabili».

Raccomandazioni che, stando a quanto riportato da Statewatch, non sembrano essere particolarmente servite: riprendendo alcune delle segnalazioni raccolte tramite la campagna Map Mos Maiorum, l’associazione evidenzia che nelle operazioni di controllo e fermo ci sarebbe stata una forte presenza, da parte delle forze dell’ordine, di comportamenti discriminatori e stigmatizzanti.

Un gruppo di europarlamentari, tra cui l’italiana Barbara Spinelli, ha scritto una lettera aperta criticando«lo scaricamento di responsabilità messo in atto dal Consiglio d’Europa»: alle richieste di chiarimento su Mos Maiorum, il Consiglio avrebbe risposto che l’operazione è stata condotta sotto la responsabilità del governo italiano. In realtà, come ricordato dagli europarlamentari, l’operazione di polizia europea fu lanciata a ottobre dalla presidenza italiana, allora a capo del semestre di presidenza del Consiglio d’Europa, e l’operazione Mos Maiorum fu concordata durante la definizione del programma di lavoro del Consiglio.

Infine, come sottolineato anche da Asgi – che definì l’operazione «un’azione miope e disumana» – secondo quanto contenuto nella proposta trapelata lo scorso 10 luglio gli Stati membri dovevano confermare la propria partecipazione anche al Segretariato generale del Consiglio: un aspetto che conferma il coinvolgimento dell’istituzione europea in questa operazione.

Ricordiamo che sempre la Spinelli della Sinistra unitaria europea, aveva denunciato in particolare che Mos Maiorum si trattava di un’operazione in cui vengono “profilati” gli immigrati irregolari procedendo alla loro identificazione «con l’autorizzazione anche a usare la violenza se necessario», secondo documenti della polizia di cui l’europarlamentare ha detto di essere in possesso. «È difficile non chiamarla per quello che è, una retata». E la denuncia dell’associazione Statewatch lo ha confermato: si è trattato di una vera e propria retata.

Ricordiamo che dopo questa operazione, a novembre si è dato il via ad una nuova missione europea, sempre sotto la guida italiana, con effetti disastrosi. Si chiama ”Triton”, altro nome calssicheggiante per dare vita al controllo delle frontiere e la lotta all’immigrazione irregolare. L’operazione Triton, attualmente operativa, è ben spiegata da un documento visionabile dove delinea ”Triton” come un rinforzo di Hermes,dispositivo lanciato il 1 marzo 2014 finalizzato a controllare e combattere l’immigrazione irregolare proveniente da Algeria, Egitto,Grecia, Libia e Tunisia. Nel concreto, il “rinforzo” è costituito da due aerei, un elicottero, due motonavi, due imbarcazioni leggere, sette team di esperti dell’agenzia europea, per un totale di 2.300.000 euro al mese. A

La preoccupazione espressa da vari organismi umanitari, compresa Amnesty International, è quella della sostituzione di Mare Nostrum con l’operazione Triton. L’Europa non sembra dunque intenzionata a portare avanti «l’immenso lavoro fatto dall’Italia con l’operazione Mare Nostrum salvando migliaia di persone», come dichiarava la commissaria Ue Cecilia Malmstrom. Anzi: il documento dell’operazione Triton sottolinea come le navi dell’operazione Mare Nostrum abbiano potuto incoraggiare l’arrivo di migranti.

La soluzione? Secondo le linee guida del documento, consisterebbe nel limitare l’aria di intervento dell’Unione: i mezzi navali di Triton si fermeranno a 30 miglia dalle coste italiane, cioè oltre 100-140 miglia più a nord dell’attuale pattugliamento condotto da Mare Nostrum. Solo i mezzi aerei si spingeranno più a sud, potendo così fornire informazioni sulle barche eventualmente avvistate. A chi? Ai mezzi di Mare Nostrum che non ci sono più. Ed ecco spiegata la tragedia del mare che ha provocato oltre 300 morti. Non a caso numerose associazioni umanitarie evocano il ripristino dell’unica operazione europea positiva: quella del Mare Nostrum.

 

Depositata interrogazione scritta alla Commissione

Comunicato stampa

Barbara Spinelli: Ministro dell’Interno autorizza l’uso della forza per l’identificazione dei migranti: 32 eurodeputati firmano richiesta di procedura d’infrazione contro l’italia

28 novembre 2014

Barbara Spinelli ha depositato un’interrogazione scritta alla Commissione chiedendo l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia. «Secondo una circolare diffusa dal ministero dell’Interno il 25 settembre 2014, “i migranti irregolari che rifiutano di lasciarsi identificare commettono un crimine”». Questo implica che la Polizia – così recita l’allegato 2 della circolare, diffusa nei centri di identificazione e messa agli atti dall’eurodeputata del GUE-Ngl – “procederà all’acquisizione delle foto e delle impronte digitali anche con l’uso della forza, se necessario”. Testimonianze raccolte nelle ultime settimane, allegate alla richiesta, raccontano di abusi e violenze del tutto ingiustificate su migranti e richiedenti asilo e mostrano corpi coperti di lividi e ferite. Le istruzioni impartite dal Dipartimento di Polizia ai suoi agenti non sono conformi al diritto europeo e violano la Carta dei diritti fondamentali: per questo motivo Barbara Spinelli, insieme ai 31 eurodeputati che hanno co-firmato la richiesta di procedura d’infrazione – tra cui Eleonora Forenza e Curzio Maltese (GUE-Ngl), Elly Schlein (S&D), Cécile Kyenge (S&D) e Laura Ferrara (EFDD) –  chiedono alla Commissione di “dare inizio a una procedura d’infrazione e, in ogni caso, di invitare l’Italia a modificare con urgenza la circolare o ogni altra violazione sistemica promossa dallo Stato italiano contro i migranti”.

Firme
Barbara Spinelli, Lista Tsipras, GUE/NGL
Gabriele Zimmer, Die Linke, GUE/NGL
Iosu Juaristi Abaunz, EH Bildu, GUE/NGL
Javier Couso Permuy, Izquierda Unida, GUE/NGL
Sabine Lösing, Die Linke, GUE/NGL
Martina Anderson, Sinn Fein, GUE/NGL
Marina Albiol Guzmán, Izquierda Unida, GUE/NGL
Merja Kyllönen, Vasemmistoliitto, GUE/NGL
Lola Sánchez Caldentey, Podemos, GUE/NGL
Georgios Katrougkalos, Coalition of the Radical Left, GUE/NGL
Helmut Scholz, Die Linke, GUE/NGL
Malin Björk, Vänsterpartiet, GUE/NGL
Lidia Senra Rodríguez, Alternativa galega de esquerda en Europa, GUE/NGL
Teresa Rodriguez-Rubio, Podemos, GUE/NGL
Neoklis Sylikiotis, Progressive Party of Working People – Left – New Forces, GUE/NGL
Patrick Le Hyaric, Front de Gauche, GUE/NGL
Eleonora Forenza, Lista Tsipras-L’Altra Europa, GUE/NGL
Marisa Matias, Bloco de Esquerda, GUE/NGL
Tania González Peñas, Podemos, GUE/NGL
Paloma López Bermejo, Izquierda Unida, GUE/NGL
Pablo Echenique, Podemos, GUE/NGL
Pablo Iglesias, Podemos, GUE/NGL
Fabio De Masi, Die Linke, GUE/NGL
Cornelia Ernst, Die Linke, GUE/NGL
Curzio Maltese, Lista Tsipras-L’Altra Europa, GUE/NGL
Younous Omarjee, L’union pour les Outremer, GUE/NGL
Marie-Christine Vergiat, Front de Gauche, GUE/NGL
Ángela Vallina, Izquierda Unida, GUE/NGL
Anja Hazekamp, Partij voor de Dieren, GUE/NGL
Laura Ferrara, Movimento 5 Stelle, EFDD
Cécile Kashetu Kyenge, Partito Democratico, S&D
Elly Schlein, Partito Democratico, S&D


Interrogazione scritta Accesso a informazioni riguardanti il trattenimento di cittadini di paesi terzi
L’interrogazione, registrata il 25 Novembre 2014, è stata co-firmata da Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL) , Cornelia Ernst (GUE/NGL) , Barbara Spinelli (GUE/NGL) , Malin Björk (GUE/NGL) , Marina Albiol Guzmán (GUE/NGL) , Kostas Chrysogonos (GUE/NGL) , Ulrike Lunacek (Verts/ALE) , Josep-Maria Terricabras (Verts/ALE) , Sylvie Guillaume (S&D) , Pina Picierno (S&D) , Juan Fernando López Aguilar (S&D) , Elly Schlein (S&D) , Cecilia Wikström (ALDE) , Tanja Fajon (S&D) , Nathalie Griesbeck (ALDE) , Kashetu Kyenge (S&D) , Jean Lambert (Verts/ALE) , Christine Revault D’Allonnes Bonnefoy (S&D)

Interrogazione scritta alla Commissione Accesso delle ONG ai centri di permanenza temporanea
L’interrogazione, registrata il 25 Novembre 2014, è stata co-firmata da Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL) , Cornelia Ernst (GUE/NGL) , Barbara Spinelli (GUE/NGL) , Malin Björk (GUE/NGL) , Marina Albiol Guzmán (GUE/NGL) , Ulrike Lunacek (Verts/ALE) , Josep-Maria Terricabras (Verts/ALE) , Sylvie Guillaume (S&D) , Pina Picierno (S&D) , Juan Fernando López Aguilar (S&D) , Elly Schlein (S&D) , Cecilia Wikström (ALDE) , Tanja Fajon (S&D) , Kashetu Kyenge (S&D) , Jean Lambert (Verts/ALE) , Christine Revault D’Allonnes Bonnefoy (S&D)

 

Migranti – L’era dei torbidi

Giornate di studio del GUE/NGL

Firenze, 18-20 novembre 2014

Intervento di Barbara Spinelli durante la sessione del 19 novembre, dedicata al tema “Reframing migration and asylum policies: from border surveillance to migrants and asylum seekers rights approach”.

Vorrei condividere qui con voi l’idea che mi sono fatta in questi anni, e in maniera più precisa da quando sono al Parlamento europeo, su migranti, accoglienza, diritti, asilo, esilio.

L’idea che mi sono fatta è che la questione migrazione s’intorbida sempre di più. Da un lato continua a essere percepita come fenomeno principalmente economico, quando buona parte dei migranti è oggi costituita da chi fugge guerre o disastri climatici. Qualsiasi ragionamento geopolitico, di politica estera, viene liquidato. Il caos che abbiamo scatenato con le guerre antiterroriste, e anche con quelle umanitarie, viene sistematicamente sconnesso dai ragionamenti sui nuovi flussi migratori.

Dall’altro lato i governi europei tendono a intervenire aggirando le proprie Costituzioni e la comune Carta dei diritti fondamentali e invocando un diritto emergenziale, con l’alibi che a nuove sfide occorra rispondere con nuovi metodi. In realtà l’emergenza conferisce legittimità a uno stato di eccezione divenuto permanente, grazie al quale i poteri vengono accentrati negli esecutivi e le Costituzioni vengono svuotate: finita l’emergenza, finito quel che viene vissuto come imprevedibile, i governi ci promettono un fantasmatico ritorno allo status quo ante. Ma di fatto il diritto emergenziale diventa diritto ordinario, con conseguenze nefaste sia sulle politiche che vengono adottate, sia sul linguaggio usato per descriverle o anche contrastarle.

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Circolare del Viminale e maltrattamenti a danno di migranti: richiesta alla Commissione di attivare procedure di infrazione

Versione italiana
English version

Senza che il Parlamento europeo ne fosse informato, nello spazio Schengen sono avvenute, tra il 13 e il 26 ottobre, retate brutali contro persone in fuga da zone di guerra, dittature, carestie e disastri climatici. L’operazione congiunta Mos Maiorum, promossa dalla presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea sotto la direzione del ministero dell’Interno a Roma, era necessaria – così ha assicurato ai parlamentari europei il sottosegretario Della Vedova, lo scorso 22 ottobre a Strasburgo –  per il contrasto delle organizzazioni criminali che della sofferenza fanno un traffico lucroso.  Fin da subito tuttavia è apparso chiaro l’obiettivo dell’iniziativa: una criminalizzazione sistematica dei migranti. Il nome stesso dato all’operazione – Mos Maiorum – rimanda simbolicamente alla convinzione della superiorità militare e morale del limes romano opposto ai barbari. Per contrastare le mafie degli esseri umani – questa la tesi esposta a Strasburgo dagli ideatori dell’operazione – era necessaria una gigantesca operazione di schedatura degli immigrati “irregolari”, così come richiesto dal regolamento Eurodac.

Abbiamo appreso – e ne abbiamo prontamente informato il Parlamento [1] – che le forze di Pubblica sicurezza italiane sono state incaricate dal Ministero dell’Interno di identificare, anche tramite l’uso della violenza, i migranti privi di documenti. La circolare in nostro possesso, priva del frontespizio a tutela degli informatori, porta l’intestazione del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno italiano, ed è stata emanata, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, il 25 o il 26 settembre scorso. Vi si legge che “alcuni Stati membri lamentano, con crescente insistenza, il mancato fotosegnalamento di numerosi migranti che, dopo essere giunti in Italia, proseguono il viaggio verso i Paesi del Nord Europa”.

Il primo foglio contiene quelle che vengono definite “linee di indirizzo operativo cui attenersi per il corretto adempimento delle procedure di fotosegnalamento e per armonizzare le procedure in uso”.

Vi si specifica che, al fine di “informare i migranti sulle conseguenze derivanti dalla mancata collaborazione con le Autorità italiane nell’identificazione, è in via di distribuzione, alle unità che svolgono attività di soccorso in mare, presso le località di sbarco, nonché alle Questure di accoglienza, un volantino informativo multilingue (ALL. 2), che sarà consegnato ai migranti”.

Assieme alla pagina che alleghiamo, è infatti giunto in nostro possesso un volantino multilingue – verosimilmente l’allegato cui si fa menzione nella circolare – che spiega esplicitamente, in italiano, in inglese, in francese e in arabo, che “i migranti che fanno ingresso illegale nel territorio dello Stato italiano, anche se soccorsi in mare, devono essere identificati mediante l’acquisizione delle generalità ed il fotosegnalamento” effettuato dalla Polizia. Il rifiuto di fornire le proprie generalità, continua il documento, ovvero la resistenza “all’acquisizione delle fotografie del volto e delle impronte digitali delle dita delle mani, costituisce reato e determina la denuncia all’autorità giudiziaria. In ogni caso”, si esplicita, “la Polizia procederà all’acquisizione delle foto e delle impronte digitali, anche con l’uso della forza se necessario”. [2]

Durante le scorse settimane, numerosi resoconti e testimonianze mostrerebbero che a seguito dell’emissione della circolare – peraltro precedente di quasi tre settimane l’inizio dell’operazione congiunta Mos Maiorum – il ricorso alla forza è stato applicato in modo sproporzionato e irragionevole. Siti e giornali italiani hanno pubblicato fotografie di corpi segnati da ferite e contusioni, e raccolto  testimonianze di migranti malmenati, segregati e minacciati. [3]

In Italia, l’on. Erasmo Palazzotto (Sinistra Ecologia e Libertà), che ha recentemente ispezionato alcuni CIE, CPA e CARA in seguito a segnalazioni di maltrattamenti e tortura, è sul punto di depositare un’interrogazione parlamentare in cui si chiede conto della circolare del ministero dell’Interno e della sua attuazione.

Fino a ora il Viminale non ha risposto alle nostre sollecitazioni, né a quelle delle associazioni che si occupano di tutela dei migranti.

La gravità di questa operazione, che rischia di diventare prassi anche a compimento di Mos Maiorum, risulta tanto più evidente quando si consideri la sua pretesa di ottemperare alle disposizioni europee di Eurodac. Il Regolamento del Consiglio che istituisce il Sistema Eurodac [4] per il confronto delle impronte digitali (al fine, recita il testo, di un’efficace applicazione della convenzione di Dublino II, tale da permettere di determinare quale paese dell’Unione europea sia competente per l’esame di una domanda d’asilo), non fa in alcun modo menzione della possibilità dell’uso della forza, ma prevede che ciascuno Stato membro proceda “tempestivamente, in conformità alle salvaguardie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, al rilevamento delle impronte digitali di tutte le dita di stranieri di età non inferiore a quattordici anni, che siano fermati dalle competenti autorità di controllo in relazione all’attraversamento irregolare via terra, mare o aria della propria frontiera in provenienza da un paese terzo, e che non siano stati respinti” (art. 8).

Seguendo l’esempio dei numerosi eurodeputati che nel 2010 denunciarono la circolare del governo francese che dava avvio allo smantellamento di alcuni campi rom, ritengo pertanto necessario chiedere alla Commissione di valutare l’attivazione di eventuali procedure che sanzionino l’Italia per la violazione degli obblighi derivanti dal diritto comunitario.

Barbara Spinelli

La Circolare del Ministero dell’Interno (file .pdf)

 

NOTE

[1] Intervento di Barbara Spinelli su Mos Maiorum, Sessione plenaria del 22 ottobre 2014, Strasburgo

[2] La notizia della circolare era stata data già il 30 settembre 2014, passando pressoché inosservata, da un articolo corredato da ampi stralci virgolettati. A pubblicarlo, con il titolo Profughi. Il Viminale: “Foto e impronte digitali vanno prese a tutti, anche con la forza”, è il sito Stranieri in Italia, che spesso riporta documentazione ricevuta dal Viminale.

[3] (Fonti: 1234).

[4] Regolamento (CE) n. 2725/2000 del Consiglio dell’11 dicembre 2000.

 

Request to the Commission to activate an infringement procedure

Circular issued by the Italian Ministry of the Interior on September 25, 2014, and ill-treatment of migrants

Without the European Parliament being informed, between October 13 and 26 brutal police roundups occurred in the Schengen area against people fleeing war zones, dictatorships, famine and climate disasters. The joint operation Mos Maiorum, promoted by the Italian Presidency of the Council of the European Union and coordinated by the Interior Ministry in Rome, was necessary – as Under Secretary Della Vedova assured to the European Parliament, on October 22 in Strasbourg – to counter criminal organizations exploiting the suffering of many to the advantage of their own lucrative traffics. However, the goal of this initiative was clear from the beginning: a systematic criminalization of migrants. The very name given to the operation – Mos Maiorum – symbolically refers to the belief in the moral and military superiority of the Roman «limes» opposed to the barbarians. In order to combat human trafficking – this is the approach described in Strasbourg by the authors of the initiative – it was necessary a massive operation of profiling and data collection involving “illegal” immigrants, as required by the Eurodac Regulation.

After inquiry, we discovered – and we promptly informed the Parliament [1] – that the public security forces have been entrusted by the Italian Ministry of the Interior to identify, even with the use of force, the undocumented migrants. The Circular in our possession (without the original title page, in order to protect our sources) bears the heading of the Department of Public Security of the Italian Ministry of the Interior and was issued, according to the information we have collected, on September 25th or 26th CY. It says that “some Member States complained, with increasing insistence, for the failure of photo-signaling many migrants who, once arrived in Italy, continued their journey to the northern European countries”.

The first sheet contains what are defined as “operational guidelines to be followed for the proper performance of procedures of photo-signaling and to harmonize the procedures in use.”

It states that, in order to “inform migrants about the consequences of non-cooperation with the Italian authorities who are in charge to identify, a multilingual leaflet (ALL. 2) is in the process of distribution to the units engaged in rescue at sea, at the places of landing, as well as in Police Headquarters, which will be delivered to the migrants”.

Along with the page, a flyer came in our possession – probably the attachment which is mentioned in the circular – that explicitly explains in Italian, English, French and Arabic that “migrants entering illegally in the territory of Italy, even if rescued at sea, shall be identified by means of the obtainment of personal and biometric details” carried out by the police. “The refusal either of providing personal details or undergoing biometric details is a crime and results in judicial charges”. “The police authorities will anyway obtain photos and fingerprints, even with the use of force, if necessary.” [2]

During the past few weeks, numerous reports and testimonies confirm that following the issue of the Circular – which, by the way, precedes the start of the joint operation Mos Maiorum by almost three weeks – the use of force was applied in a disproportionate and unreasonable manner. Websites and Italian newspapers have published photographs of bodies marked by wounds and bruises, and collected testimonies of migrants beaten, threatened and segregated. [3]

In Italy, the deputy Erasmo Palazzotto (SEL, Sinistra ecologia e Libertà), who recently inspected some CIEs (Identification and Expulsion Centers), CPAs (First Aid Centers) and CARAs (Asylum Seekers Reception Centers) following allegations of ill-treatment and torture, is about to submit a parliamentary question regarding the Circular issued by the Ministry of the Interior and its implementation.

Until this moment, the Interior Ministry did not respond to our requests, nor to those of the associations for the protection of migrants.

The severity of this operation, whose approach may have been adopted also during Mos Maiorum, is all the more evident when one considers its claim to comply with the provisions of the European Regulation Eurodac. The Council Regulation establishing Eurodac system [4] for the comparison of fingerprints (in order, as the regulation specifies, to ensure an effective application of the Dublin II Convention, and to help determining which Member State will be responsible for examining an asylum application), does not mention anywhere the possibility of the use of force, but provides that each member State “shall in accordance with the safeguards laid down in the European Convention on human Rights and the United Nations Convention on the Rights of the Child, promptly take fingerprints of all fingers of every alien of at least 14 years of age who is apprehended by the competent control authorities in connection with the irregular crossing by land, sea or air of the border of that Member State having come from a third country and who is not turned back” (art. 8).

Following the example of several Members of European Parliament who in 2010 denounced the Circular of the French government which gave start to the dismantling of some Roma camps, I therefore will ask the Commission to assess the possibility of activating an infringement procedure against the Italian government, for breach of the obligations linked to Community law.

Barbara Spinelli

The Circular of the Ministry of the Interior (.pdf file)

NOTES

[1] Barbara Spinelli’s speech on Mos Maiorum, Plenary session of October 22, 2014 in Strasbourg 

[2] The news had been reported as early as September 30, 2014, and gone almost unnoticed, in an article full of verbatim quotes published with the title Profughi. Il Viminale: “Foto e impronte digitali vanno prese a tutti, anche con la forza” by the website Stranieri in Italia, which frequently publishes documents received from the Ministry of the Internal.

[3] Sources: 1234.

[4] Council regulation No 2725/2000 of 11 December 2000.

Migranti, Europarlamento critica operazione polizia Mos Maiorum

Askanews, 23 ottobre 2014

Strasburgo (Francia), 23 ott. (askanews) – L’operazione “Mos Maiorum” – organizzata in cooperazione fra le polizie dei paesi Ue e attualemente in corso, con l’obiettivo dichiarato di individuare e indentificare gli immigrati irregolari per cercare di risalire alle organizzazioni criminali e ai trafficanti che li hanno trasportati in Europa – è stata duramente criticata in diversi interventi di eurodeputati durante un dibattito tenuto in plenaria, nella serata di ieri, al parlamento europeo a Strasburgo.

Barbara Spinelli, della Sinistra unitaria europea, ha denunciato in particolare che si tratta di un’operazione in cui vengono “profilati” gli immigrati irregolari procedendo alla loro indentificazione “con l’autorizzazione anche a usare la violenza se necessario”, secondo documenti della polizia di cui l’europarlamentare ha detto di essere in possesso. “È difficile non chiamarla per quello che è, una retata”, ha concluso la Spinelli, che ha ipotizzato la possibilità di una procedura d’infrazione comunitaria contro l’operazione.

Fonte

 

Brutalità sistemiche contro i migranti

di giovedì, ottobre 23, 2014 0 , Permalink

Strasburgo 22 ottobre 2014. Intervento di replica alla presentazione di Mos Maiorum, fatta in nome della presidenza italiana da Benedetto della Vedova, sottosegretario del Ministero degli affari esteri.

Non mi ha convinto, sottosegretario Della Vedova. Non mi mi convince neanche l’assurda parola “Mos Maiorum”. L’operazione è stata proposta dalla Presidenza italiana ai partner europei, il 10 luglio in un Consiglio dei ministri dell’interno e della Giustizia. Lo scopo presunto dell’operazione: debellare il traffico di emigranti. Il risultato, se abbiamo appena un po’ di fantasia, è che i fuggitivi vengono più che mai spinti nella clandestinità, e nella dipendenza da reti malavitose.
Quando i migranti vengono rintracciati, identificati, profilati, non so come sia possibile non parlare di retate.
Abbiamo appreso nel frattempo che le forze dell’ordine italiane vengono incaricate, nell’ambito di operazioni simili, di identificare i migranti senza documenti con la violenza. Circolari e note informative di cui siamo in possesso, del ministero degli Interni, ordinano alla polizia italiana di procedere “all’acquisizione di foto e di impronte digitali anche con l’uso della forza se necessario”. “Mos Maiorum” si iscrive dunque in una violenza ormai sistemica, di cui chiedo conto al Consiglio e alla Presidenza italiana”.

Intervenendo una seconda volta in risposta alla parlamentare Anna Maria Corazza Bildt ( Partito popolare europeo), Barbara Spinelli ha sostenuto che anche la Commissione deve reagire, a queste notizie sull’uso della forza verso i migranti, come fece in passato quando il governo francese decise lo smantellamento di alcuni campi Rom:

Anna Maria Corazza Bildt (PPE), Domanda “cartellino blu”. – Collega Spinelli, lei ha fatto una cosa molto molto grave alla Presidenza italiana. Allora se lei ha le prove che il governo italiano dà istruzioni di usare la violenza contro i migranti, usi le vie legali per farlo, perché questo sarebbe gravissimo per la democrazia in Italia. Se non le ha, la prego di non usare politicamente il destino disperato dei migranti che sono privi di documenti in Europa. Grazie.

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Risposta a una domanda “cartellino blu”. – La ringrazio perché mi dà l’occasione di specificare che intendo chiedere alla Commissione se non sia il caso di attivare una procedura d’infrazione contro operazioni di questo genere, e per l’occasione fornirò i documenti di cui ho parlato.

Alla parlamentare Elissavet Vozemberg (Partito popolare), secondo cui non esistono elementi sufficienti per provare l’accusa di stigmatizzazone dei migranti e di conseguenza occorre “attendere i risultati della presidenza italiana, a dicembre”, per poter giudicare, Barbara Spinelli ha replicato:

Barbara Spinelli (GUE/NGL), Domanda “cartellino blu”. – Vorrei chiedere alla collega se ha letto la risoluzione del Consiglio dei ministri dell’Interno in cui si annuncia l’operazione “Mos Maiorum”. Non c’è bisogno di aspettare fino a dicembre, è molto chiaro quello che è scritto. Non è un’operazione antimafia. È un’operazione in cui i migranti e i fuggitivi vengono ricercati, identificati, “profilati”. Le chiedo solo se ha letto il testo o se aspetta dicembre per conoscerlo?