Aquarius: l’accanimento continua

di martedì, novembre 20, 2018 0 , , , , Permalink

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 20 novembre 2018

Le deputate del Parlamento europeo Barbara Spinelli e Marie-Christine Vergiat, del gruppo GUE-NGL, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

Siamo venute a conoscenza con preoccupazione della richiesta delle autorità italiane di mettere l’Aquarius sotto sequestro. Motivo: sospetto di trattamento illegale di rifiuti pericolosi. Secondo gli inquirenti, i rifiuti pericolosi sono costituiti dai vestiti dei migranti, dagli avanzi di cibo e da rifiuti sanitari.

In un comunicato pubblicato il 20 novembre, Médecins Sans Frontières ha definito questa misura sproporzionata e infondata e ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso. L’Ong assicura che tutte le operazioni di gestione dei rifiuti della nave hanno sempre seguito procedure standard, mai contestate dalle autorità competenti.

Questo nuovo episodio si inscrive in una lunga saga giudiziaria. Accusata di non aver rispettato le procedure legali internazionali riguardanti il salvataggio in mare, l’Aquarius è stata privata della bandiera da parte di Gibilterra proprio nel momento in cui l’Italia le vietava di sbarcare nei propri porti.

A settembre è stato il Panama a ritirare a sua volta la bandiera, dietro pressioni italiane. Da allora la nave è bloccata nel porto di Marsiglia, malgrado la concessione di una bandiera liberiana, una bandiera tecnica che non le consente di riprendere il mare.

Dal 2015 MSF, durante le operazioni cui ha preso parte, ha soccorso e assistito più di 80.000 persone. Nel Mediterraneo, il 25 per cento delle operazioni di ricerca e salvataggio (SAR) è condotto dalle Ong, una percentuale pari ai salvataggi operati dall’Agenzia europea della Guardia costiera e di frontiera (Frontex)

Poiché la criminalizzazione del soccorso umanitario si sta intensificando in tutta Europa, molte di queste Ong non possono più prendere il mare e quelle che ancora operano nel Mediterraneo possono essere contate sulle dita di una mano.

Eppure la loro presenza è cruciale. Dall’inizio dell’anno, più di 2.000 persone sono già morte annegate. Mentre il numero di attraversamenti è diminuito drasticamente, il numero di morti è in costante aumento. A settembre, su 10 persone che hanno cercato di attraversare il mare, solo una è arrivata in Europa, 7 sono state restituite alla Libia con le conseguenze che conosciamo, e 2 sono morte.

Nel Mediterraneo c’è un solo crimine: lasciar morire e soffrire migliaia di persone.

 

Marie-Christine Vergiat, Barbara Spinelli (europarlamentari GUE/NGL)

Il caso Riace in plenaria

di lunedì, ottobre 22, 2018 0 , Permalink

Strasburgo, 22 ottobre 2018. Intervento di Barbara Spinelli in apertura dei lavori della Sessione Plenaria del 22-25 ottobre 2018.   

Punto in Agenda:

Richiesta del Gruppo S&D – con il supporto del Gruppo GUE/NGL – di aggiungere il seguente dibattito all’agenda della sessione plenaria (giovedì 25 ottobre – primo punto in agenda): “The role of local communities in the reception and integration of migrants: the case of Riace“.

La richiesta è stata bocciata con 125 voti a favore, 161 voti contrari e 8 astenuti.

Sono consapevole che Riace non è un modello: la regione è molto povera, pervasa da mafie. Ma il suo sindaco ha creato un esperimento che il mondo da anni studia con stupore e ammirazione. Studiamolo anche noi. Una cittadina spopolata è stata ripopolata; una scuola ha evitato la chiusura. Se non fosse così, Mimmo Lucano non sarebbe annoverato fra i cinquanta uomini più influenti del mondo. Non avrebbe ricevuto dalla città di Dresda il premio della pace. Wim Wenders non avrebbe girato un film su di lui, parlando di “utopia realizzata”. Vale la pena capire come mai questi esperimenti siano affossati, e come mai per irregolarità minori il sindaco sia stato prima arrestato, poi ostracizzato da Riace come in Italia si fa solo con i boss della mafia.

Le parole sul deficit e quelle sul sindaco di Riace

Strasburgo, 3 ottobre 2018 

Barbara Spinelli è intervenuta nella sessione plenaria del Parlamento europeo in seguito alle dichiarazioni di Consiglio e Commissione europea su “Emergenza umanitaria nel Mediterraneo: sostenere le autorità locali e regionali”.

Presenti al dibattito:

–      per il Consiglio europeo, Juliane Bogner-Strauß, ministro federale delle donne, della famiglia e della gioventù 

–      per la Commissione europea, Günther Oettinger, commissario per la Programmazione finanziaria ed il bilancio

 Di seguito l’intervento:

“La Commissione si allarma per il possibile deficit spending in Italia – ricordo che i poveri assoluti sono nel mio paese cinque milioni – ma approva una legge sulla sicurezza che decurta i permessi umanitari, toglie certezza legale ai richiedenti asilo, elimina fondi per le strutture municipali di accoglienza migranti. Dice Draghi che ci sono parole che creano danni alle imprese, ma le parole di Salvini sul sindaco di Riace, arrestato ieri per favoreggiamento dell’immigrazione e irregolarità minori, sono benevolmente ignorate. “Sei uno zero”, ha detto il ministro di chi, con fondi in diminuzione, ha salvato un intero villaggio dallo spopolamento integrando i profughi.

Non parlo solo dell’Italia: arresti e violenze contro chi facilita accoglienza e integrazione si moltiplicano. Cédric Herrou, Diego Dumont, il sindaco Mimmo Lucano: la lista si sta allungando, Commissario Oettinger, e vorrei sapere se questo allarma anche lei”.

Romania: l’Ue usa due pesi e due misure

di mercoledì, ottobre 3, 2018 0 , , , Permalink

Comunicato stampa

Strasburgo, 3 ottobre 2018

Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo, nel punto in agenda dedicato allo Stato di diritto in Romania.

Presenti al dibattito: 

–      Juliane Bogner-Strauss, ministro federale austriaco delle donne, delle famiglie e della gioventù (Presidenza austriaca del Consiglio dell’UE)

–       Frans Timmermans, Primo vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali

–      Vasilica Viorica Dăncilă– Primo Ministro della Romania

Di seguito l’intervento:

«Da anni la Romania scende in piazza, e visto il poco tempo che ho, mi concentrerò su alcuni punti:

Primo: la lotta alla corruzione e per la giustizia indipendente è cruciale per la rule of law, ma dovremmo ricordare che la protesta rumena è estremamente frammentata: per alcuni la corruzione produce diseguaglianze, per altri ostacola l’estensione dell’agenda neo-liberale e giustifica gli abusi di potere da parte dei servizi segreti. Ne nasce una falsa unità: è la forza ma anche la debolezza del movimento.

Secondo: nel movimento ci sono lati oscuri. I sostenitori del PSD sono dileggiati come “anziani, stupidi, rurali”. La verità è che l’opposizione al presente governo non riesce a convincere l’elettorato più povero ed emarginato, che vive nelle campagne e nelle città di provincia: non dimentichiamo anche noi gli emarginati del Mercato Unico.

Terzo: il movimento non combatte solo la corruzione. Include anche battaglie contro la costituzionalizzazione della famiglia come unione esclusiva fra uomo e donna. La Carta europea dei diritti fondamentali non vieta né impone la concessione dello status matrimoniale a unioni tra persone dello stesso sesso.

Quarto: la battaglia per la rule of law è più che giusta e la sostengo. Ma la invito, vicepresidente Timmermans, a usarla anche per paesi che regolarmente risparmia. L’ho ascoltata in questi giorni a proposito delle manifestazioni di agosto a Bucarest. Ha parlato, giustamente, di immagini sconvolgenti, di protestatari pacifici picchiati dalla polizia, di inchieste da aprire subito. Sono mancate parole così forti quando i pacifici elettori indipendentisti in Catalogna sono stati picchiati e i loro leader imprigionati, e mi chiedo perché la Romania sia severamente vagliata e condannata, mentre la Spagna no».

La nostra solidarietà a Eleonora e Antonio

di sabato, settembre 22, 2018 0 No tags Permalink

Eleonora Forenza (GUE/NGL), il suo assistente parlamentare Antonio Perillo e Claudio Riccio sono stati aggrediti da militanti di CasaPound ieri a Bari, al termine di una manifestazione antifascista e antirazzista. Antonio Perillo ha riportato ferite gravi alla testa, inferte da un colpo di catena.
Barbara Spinelli e il suo ufficio esprimono solidarietà e preoccupazione.

Cara Eleonora, Caro Antonio,

abbiamo appreso dell’aggressione violentissima che avete subito, insieme con Claudio Riccio, e vorremmo tutti insieme esprimervi il nostro dolore e la nostra vicinanza. Speriamo in particolar modo che Antonio si riprenda rapidamente, e siamo estremamente preoccupati per il succedersi di aggressioni violente perpetrate da gruppi o individui di estrema destra. Speriamo inoltre che l’aggressione non resterà impunita.

Con i nostri migliori e affettuosi auguri,

Barbara Spinelli, Daniela Padoan, Alfonsina Ciccarelli, Laura Salzano, Alessandro Manghisi, Fabian Mattheo Iorio

Link:
http://bari.repubblica.it/cronaca/2018/09/21/news/bari_a-207060594/amp/
https://video.repubblica.it/edizione/bari/aggressione-squadrista-a-bari-parla-uno-dei-feriti-cosi-mi-hanno-colpito/314909/315540

Letter to UNHCR on Libya

di lunedì, settembre 17, 2018 0 , , Permalink

L’eurodeputata Marie Christine Vergiat (GUE/NGL) ha indirizzato una lettera, cofirmata da Barbara Spinelli, a Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, e a Vincent Cochetel, Inviato speciale dell’UNHCR per la rotta del Mediterraneo Centrale:

Brussels, the 12th of September 2017

To Mr. Filippo Grandi, United Nations High Commissioner for Refugees

To Mr. Vincent Cochetel, UNHCR’s Special Envoy for the Central Mediterranean Situation

Over the past two weeks, the situation for refugees detained and stranded in Tripoli has deteriorated due to the escalating violent conflict. Several detention centers in Tripoli were on the frontlines of the conflict between militias. MSF reported that stray rockets have landed next to detention centres and the areas surrounding them have been under fire. Reports show an alarming situation whereby during some days people had no access to food nor water, having led some to die of starvation, while others have been kidnapped by traffickers. In a press release of 6th September, UNHCR said it has received reports “of unspeakable atrocities committed against refugees and asylum-seekers in the streets of Tripoli, including rape, kidnapping and torture”. A mother reported that her one-year old baby was also raped and tortured. UNHCR also reported that traffickers and smugglers have been impersonating UNHCR staff at different locations in Libya to be sold after to traffickers in Libya and subjected to abuse and torture.

Despite the announced ceasefire, the security situation is still of great concern as fighting continues. Transfer from one detention center to another one within the same conflict zone has proven to be of no solution. The supply of food and water has broken down and is only provided now on an ad-hoc basis. We heard reports that international organisations are reducing the size of their teams operating in Libya given the deteriorating security situation.

MSF who operates in Libya has called for an immediate release of all the migrants detained in Libya and an evacuation and expedite resettlement of refugees. UNHCR announced that a Gathering and Departure Facility has been set up and ready for use. We, the undersigned MEPs, also called on the European Commission and the Council last week to ensure an immediate evacuation to a safe place in the EU.

However, we have direct reports that many of the refugees being trapped in Tripoli who are from Eritrea, Somalia, Ethiopia and Darfur have asked to be registered by UNHCR for months now. This is notably the case of refugees held in Abu Salim detention center. Despite their request asked to UNHCR directly, UNHCR has not been registering them and restricted its activities in providing food, water, hygiene and blankets on an ad-hoc basis.

In light of this situation, we, the undersigned MEPs, are urgently calling UNHCR:

– To immediately register all refugees currently trapped in Libya of the seven nationalities that UNHCR is able to register in Libya ;

– To extend the list of nationalities UNHCR is able to register ;

– To proceed to an immediate evacuation to a safe place in the EU ;

– To expedite resettlement of refugees ;


Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL)
Stefan Eck (GUE/NGL)
Barbara Spinelli (GUE/NGL)
Elly Schlein (S&D)
Malin Björk (GUE/NGL)
Marina Albiol Guzmán (GUE/NGL)
Cornelia Ernst (GUE/NGL)
Ana Gomes (S&D)
Sylvie Guillaume (S&D)
Christine Revault d’Allonnes Bonnefoy (S&D)
Barbara Lochbihler (Greens/EFA)
Miguel Urbán Crespo (GUE/NGL)
Ernest Urtasun (Greens/EFA)

Libia, le responsabilità dell’Unione

di mercoledì, settembre 12, 2018 0 Permalink

Strasburgo, 11 settembre 2018. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo. 

Punto in agenda:

La situazione di emergenza in Libia e nel Mediterraneo

  • Dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

Presenti al dibattito:

  • Federica Mogherini – Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

Domani il Presidente Juncker proporrà di federalizzare la difesa delle frontiere UE: non per metter fine ai morti in mare con una politica comune di salvataggi e reinsediamenti, ma per facilitare i rimpatri. Mi rivolgo dunque alla Commissione. Vorrei sapere quanti morti sono necessari perché vi accorgiate che ne siete corresponsabili, avendo estromesso le ONG senza diminuire le fughe. Il push-factor è ben più forte dei pull-factor che volete neutralizzare. Vorrei che ricordiate i rapporti ONU: da due anni dicono che la Libia non è paese sicuro, che esistono Lager. Lo dite a volte anche voi, ma allora perché finanziare carcerieri travestiti da guardie di frontiera, perché appoggiare una politica italiana di respingimenti iniziata ben prima di Salvini, e già condannata sei anni fa dalla Corte di Strasburgo. L’unica cosa che non potrete dire è: non sapevamo il prezzo mortifero degli arrivi diminuiti che continueremo a presentare come un successo.

Situation of refugees detained and stranded in Tripoli, Libya

di giovedì, settembre 6, 2018 0 , , Permalink

Di seguito, un’interrogazione scritta, indirizzata alla Commissione e al Consiglio, promossa dall’eurodeputata Marie Christine Vergiat (GUE/NGL) e  cofirmata da Barbara Spinelli.

Over the past week, the situation for refugees detained and stranded in Tripoli has deteriorated due to the escalating violent conflict. Some 8,000 refugees and migrants say they have been abandoned by the international community and are in urgent need of protection, food and medical care. Reports show an alarming situation whereby people have no access to food nor water, having led some to die of starvation, while others have been kidnapped by traffickers.

UNHCR High commissioner has suggested on twitter that UNHCR might pull out of Libya. UNHCR issued yesterday an updated position stating that migrants rescued or intercepted at sea should not be returned to Libya.

  1. What actions is the Commission taking to ensure an evacuation of the refugees trapped in Tripoli to a safe place in the EU ?
  2. Will the Commission suspend its support to the so-called “Libyan coast guards” to ensure people intercepted at sea are not being returned to a place where their lives are in danger?

Lettera ai ministri Salvini e Toninelli

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli chiede ai ministri Salvini e Toninelli “di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo”.

Bruxelles, 23 agosto 2018 

Barbara Spinelli (eurodeputata del GUE/NGL) si rivolge ai ministri dell’Interno Matteo Salvini e delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli per chiedere chiarimenti giuridici sulla crisi umanitaria provocata dal blocco dalla nave militare italiana Diciotti nel porto di Catania dal 20 agosto 2018, tenuta in ostaggio insieme ai migranti soccorsi in mare “allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione”.

“Il divieto di sbarco imposto dal Ministro Salvini, nonostante il permesso concesso nel frattempo a 27 minori non accompagnati, impedisce l’esame individuale della posizione dei restanti 150 migranti soccorsi e una piena valutazione delle eventuali esigenze di assistenza di ciascuno di loro”, spiega la parlamentare europea, rivolgendosi per conoscenza anche al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker, alla Commissaria per i Diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović e al Rappresentante speciale del Segretariato generale per le migrazioni e i rifugiati del Consiglio d’Europa Tomáš Boček.

“Secondo la legge, una nave militare italiana ha diritto di approdare in un porto italiano, e le persone che si trovano a bordo devono essere sbarcate ai fini dell’esame della loro situazione di salute psico-fisica e delle questioni non-SAR che le concernono (tra cui la presentazione di domande di asilo o la loro sottoposizione a eventuali procedure di rimpatrio che rispettino integralmente le norme italiane, UE e internazionali applicabili). L’imposizione di un divieto di sbarco deve avere un chiaro fondamento giuridico, e nell’attuale quadro normativo non risulta esistente una disposizione che contempli motivi legali per rifiutare lo sbarco fondati sulla previa ripartizione delle persone soccorse con altri Stati sovrani membri dell’Unione. In aggiunta all’obiezione di natura giuridico-formale, appare del tutto inappropriato che una nostra unità navale e i migranti soccorsi siano tenuti in ostaggio allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione”.

Per questo, dopo aver espresso gratitudine alla nave Diciotti della Guardia costiera italiana,  l’europarlamentare chiede ai Ministri Matteo Salvini e Danilo Toninelli “di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo”.

Di seguito il testo integrale della lettera:

 

Alla cortese attenzione di:

Matteo Salvini

Ministro dell’Interno 

Danilo Toninelli

Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

c.c.:

Sergio Mattarella

Presidente della Repubblica Italiana

Giuseppe Conte

Presidente del Consiglio dei Ministri

Jean-Claude Juncker

Presidente della Commissione Europea

Dunja Mijatović

Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa

Tomáš Boček

Rappresentante speciale del Segretario generale per le migrazioni e i rifugiati del Consiglio d’Europa

Bruxelles 23/08/2018

Gentili Onorevoli Matteo Salvini e Danilo Toninelli,

Dal 20 agosto 2018 la nave militare italiana Diciotti è approdata nel porto di Catania. Il divieto di sbarco imposto dal Ministro Salvini, nonostante il permesso concesso nel frattempo a 27 minori non accompagnati, impedisce l’esame individuale della posizione dei restanti 150 migranti soccorsi e una piena valutazione delle eventuali esigenze di assistenza di ciascuno di loro: è così in corso l’ennesima emergenza umanitaria. Il ministro dell’Interno Salvini ha dichiarato che sarà consentito lo sbarco solo dopo aver ricevuto risposte concrete dai paesi membri dell’Unione per una suddivisione equa delle persone soccorse.

Da anni assistiamo a una politica italiana di gestione sui generis delle migrazioni, incentrata sulla lotta contro scafisti e ONG (etichettate in maniera del tutto arbitraria quali “traghettatori di migranti”), che ignora in primis la Costituzione italiana nonché il diritto del mare e le norme europee e internazionali in materia, relative tanto all’asilo e all’immigrazione, quanto al controllo delle frontiere esterne. Tanto più grati siamo alla nave Diciotti, per il soccorso che ha messo in opera.

Negli ultimi anni sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno accertato le responsabilità italiane concernenti il respingimento di migranti e richiedenti asilo provenienti dalla Libia e nuove azioni, con le stesse accuse, sono state avviate nei mesi scorsi per i fatti che hanno coinvolto la Guardia costiera italiana e l’imbarcazione della ONG Sea-Watch (S. S. and Others v. Italy, ricorso n. 21660/18).

Perplessità e preoccupazioni sulle scelte italiane nella gestione dei flussi migratori in accordo con la Libia furono espresse dall’ex Commissario per i diritti umani Nils Muižnieks il 28 settembre 2017 in una lettera indirizzata all’ex Ministro dell’Interno italiano Marco Minniti, in cui si ricordavano le condizioni disumane in cui vivono i migranti bloccati in Libia e la condanna inflitta all’Italia dalla Corte europea dei diritti umani nel 2012 proprio per i respingimenti verso la Libia (caso Hirsi Jamaa e altri). Quella sentenza è diventata un punto di riferimento per la protezione dei diritti umani dei migranti intercettati in mare, spiegava il Commissario, rilevando il principio che l’aveva animata: “la Corte ha stabilito che le difficoltà degli Stati membri di fronte all’aumento dei flussi migratori dal mare non può esimere uno Stato dai suoi doveri contenuti nell’articolo 3 della Convenzione, che proibisce di esporre le persone alla tortura o a trattamenti inumani e degradanti”.

Contrariamente a quanto avvenuto nei mesi scorsi, quando i destinatari di divieti di approdo e di sbarco furono – tranne in un caso – le navi appartenenti a ONG che avevano effettuato i soccorsi, o navi pubbliche straniere, si assiste in questi giorni al divieto di sbarco di migranti indirizzato a una nave militare italiana. Secondo la legge, una nave militare italiana ha diritto di approdare in un porto italiano, e le persone che si trovano a bordo devono essere sbarcate ai fini dell’esame della loro situazione di salute psico-fisica e delle questioni non-SAR che le concernono (tra cui la presentazione di domande di asilo o la loro sottoposizione a eventuali procedure di rimpatrio che rispettino integralmente le norme italiane, UE e internazionali applicabili). L’imposizione di un divieto di sbarco deve avere un chiaro fondamento giuridico, e nell’attuale quadro normativo non risulta esistente una disposizione che contempli motivi legali per rifiutare lo sbarco fondati sulla previa ripartizione delle persone soccorse con altri Stati sovrani membri dell’Unione. In aggiunta all’obiezione di natura giuridico-formale, appare del tutto inappropriato che una nostra unità navale e i migranti soccorsi siano tenuti in ostaggio allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione.

Con la presente lettera chiedo pertanto ai Ministri Matteo Salvini e DaniloToninelli di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo.

In attesa di un Vostro gentile riscontro in merito.

Distinti saluti,

Barbara Spinelli – Deputata al Parlamento Europeo