Così si salva la democrazia: appello di Barbara Spinelli e Étienne Balibar

Chiediamo ai tre creditori della Grecia (Commissione, Banca centrale europea, Fondo Monetario internazionale) se sanno quello che fanno, quando applicano alla Grecia un’ennesima terapia dell’austerità e giudicano irricevibile ogni controproposta proveniente da Atene. Se sanno che la Grecia già dal 2009 è sottoposta a un accanimento terapeutico che ha ridotto i suoi salari del 37%, le pensioni in molti casi del 48%, il numero degli impiegati statali del 30%, la spesa per i consumi del 33%, il reddito complessivo del 27%, mentre la disoccupazione è salita al 27% e il debito pubblico al 180% del Pil.

Al di là di queste cifre, chiediamo loro se conoscono l’Europa che pretendono di difendere, quando invece fanno di tutto per disgregarla definitivamente, deturparne la vocazione, e seminare ripugnanza nei suoi popoli.
Ricordiamo loro che l’unità europea non è nata per favorire in prima linea la governabilità economica, e ancor meno per diventare un incubo contabile e cader preda di economisti che hanno sbagliato tutti i calcoli. È nata per opporre la democrazia costituzionale alle dittature che nel passato avevano spezzato l’Europa, e per creare fra le sue società una convivenza solidale che non avrebbe più permesso alla povertà di dividere il continente e precipitarlo nella disperazione sociale e nelle guerre. La cosiddetta governance economica non può esser vista come sola priorità, a meno di non frantumare il disegno politico europeo alle radici. Non può calpestare la volontà democratica espressa dai cittadini sovrani in regolari elezioni, umiliando un paese membro in difficoltà e giocando con il suo futuro. La resistenza del governo Tsipras alle nuove misure di austerità — unitamente alla proposta di indire su di esse un referendum nazionale — è la risposta al colpo di Stato postmoderno che le istituzioni europee e il Fondo Monetario stanno sperimentando oggi nei confronti della Grecia, domani verso altri Paesi membri.

Chiediamo al Fondo Monetario di smettere l’atteggiamento di malevola indifferenza democratica che caratterizza le sue ultime mosse, e di non gettare nel dimenticatoio il senso di responsabilità mostrato nel dopoguerra con gli accordi di Bretton Woods. Ma è soprattutto alle due istituzioni europee che fanno parte della trojka — Commissione e Banca centrale europea — che vorremmo ricordare il loro compito, che non coincide con le mansioni del Fmi ed è quello di rappresentare non gli Stati più forti e nemmeno una maggioranza di Stati, ma l’Unione nella sua interezza.

Chiediamo infine che il negoziato sia tolto una volta per tutte dalle mani dei tecnocrati che l’hanno fin qui condotto, per essere restituito ai politici eletti e ai capi di Stato o di governo. Costoro hanno voluto il trasferimento di poteri a una ristretta cerchia di apprendisti contabili che nulla sanno della storia europea e degli abissi che essa ha conosciuto. È ora che si riprendano quei poteri, e che ne rispondano personalmente.

 

Appello di Rete della Pace: no all’operazione militare sulle coste della Libia

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 26 maggio 2015

Barbara Spinelli denuncia la decisione dei ministri degli Esteri e della Difesa dell’Unione europea di avviare un’operazione militare a guida italiana sulle coste libiche e in acque internazionali. Per questo sottoscrive e fa proprio l’appello del coordinamento della Rete della Pace in cui vien detto a chiare lettere che non solo tale operazione, ponendosi al di fuori del diritto internazionale, è equiparabile a un atto di pirateria, ma che viola il trattato di Lisbona.

Viola per la precisione l’art. 2 TUE sui diritti, l’art. 3.5 TUE sugli obiettivi, l’art. 36 TUE sulla consultazione del Parlamento europeo, l’art. 40 TUE sul ruolo delle istituzioni, l’art. 41.3 TUE per quanto riguarda la consultazione del Parlamento europeo per spese in materia di operazioni PESC, l’art. 78 TFUE per quanto riguarda i poteri del Parlamento europeo in materia di asilo, l’art. l 79.4 TFUE per quanto riguarda il ruolo del Parlamento europeo nella lotta alla tratta degli esseri umani.

In considerazione delle violazioni che riguardano anche il principio di non-respingimento e il diritto stesso alla vita, Barbara Spinelli si associa alla richiesta rivolta al Parlamento Europeo di portare il Consiglio dell’Unione Europea davanti alla Corte di Giustizia Europea.

Il contrasto agli scafisti e ai trafficanti di vite umane – ribadisce l’eurodeputata del Gue-Ngl – non può privare le persone del diritto di fuggire da guerre di cui anche l’Unione europea è responsabile. Per questo devono essere garantiti immediatamente corridoi umanitari assistiti lungo tutte le vie di fuga dalle zone di guerra.

Con eguale convinzione, Barbara Spinelli appoggia la richiesta rivolta al Parlamento italiano perché neghi il proprio accordo a quello che si configura come un atto di guerra. «È qui in gioco il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione italiana, non solo per la parte riguardante il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», afferma l’eurodeputata del Gue-Ngl, «ma per la parte in cui si delega sovranità alle istituzioni internazionali alleate allo scopo ben specificato di ottenere “pace e giustizia”. Dove stanno, qui, pace e giustizia? Si interviene per intrappolare i fuggitivi nei campi di detenzione libici – risaputa fonte di lucro per quegli stessi trafficanti che si vorrebbe debellare – allo scopo di spostare le mura della Fortezza Europa oltre il mare, in Paesi dove non si ha alcuna garanzia sul rispetto dei diritti umani, rendendo carta straccia il concetto stesso di diritto d’asilo».

Pieno appoggio, da parte di Barbara Spinelli, alla manifestazione “Fermiamo le stragi subito” indetta per il 20 giugno.

Testo dell’appello Rete della Pace


Per approfondimenti:

Wikileaks: EU plan for military intervention against “refugee boats” in Libya and the Mediterranean

 

SOS-sterminio in mare: lettera aperta

Di fronte a quello che può essere definito il più grande sterminio in mare dal dopoguerra, Barbara Spinelli e un gruppo di intellettuali e attivisti hanno firmato una lettera aperta perché l’Unione europea intraprenda con la massima urgenza azioni all’altezza del crimine che da anni continua a essere compiuto nel Mediterraneo:

Oltre 900 morti nel Mediterraneo nella notte tra sabato 18 aprile e domenica, a 60 miglia dalle coste libiche. È il più grande sterminio in mare dal dopoguerra. Questo è un giorno di svolta. A partire da oggi occorre mettere la parola urgenza,al posto di emergenza. Bisogna dare alla realtà il nome che merita: siamo di fronte a crimini di guerra e sterminio in tempo di pace.

Il crimine non è episodico ma ormai sistemico, e va messo sullo stesso piano delle guerre e delle carestie acute e prolungate. Il Mar Mediterraneo non smette di riempirsi di morti: cominciò con ilnaufragio di Porto Palo, il giorno di Nataledel 1996, con 283 vittime,seguito tre mesi più tardi dal naufragio della Katër i Radës, in cui oltre cento profughi albanesi annegarono nel canale di Otranto. Lo sterminio dura da almeno 18 anni: più delle due guerre mondiali messe insieme, più della guerra in Vietnam. È indecenza parlare di “cimitero Mediterraneo”. Parliamo piuttosto di fossa comune: non c’è lapide che riporti i nomi dei fuggitivi che abbiamo lasciato morire.

Le azioni di massima urgenza che vanno intraprese devono essere, tutte, all’altezza di questo crimine, e della memoria del mancato soccorso nella prima parte del secolo scorso. Non sono all’altezza le missioni diplomatiche o militari in Libia, dove – anche per colpa dell’Unione, dei suoi governi, degli Stati Uniti – non c’è più interlocutore statale. Ancor meno lo sono i blocchi navali, gli aiuti alle dittature da cui scappano i richiedenti asilo, il silenzio sulla vasta destabilizzazione nel Mediterraneo – dalla Siria e l’Iraq alla Palestina, dall’Egitto al Marocco – di cui l’Occidente è responsabile da anni.

Le azioni necessarie nell’immediato, eccole:

  1. Urge togliere alle mafie e ai trafficanti il monopolio sulle vite e le morti dei fuggitivi, e di conseguenza predisporre vie legali di fuga presidiate dall’Unione europea e dall’Onu. I trafficanti non sono la radice del male, ma un suo sintomo.
  1. Urge organizzare e finanziare interventi di ricerca e salvataggio non solo lungo le coste europee ma anche in alto mare, come faceva Mare Nostrum e come ha l’ordine di non fare Triton – anche se rifinanziata. Questo, nella consapevolezza che la stabilizzazione del caos libico non è ottenibile nel breve-medio periodo.
  1. Urge che gli Stati europei collaborino lealmente a tale scopo (art. 4 del Trattato dell’Unione), smentendo quanto dichiarato da Natasha Bertaud, portavoce della Commissione di Bruxelles: “Al momento attuale, la Commissione non ha né il denaro né l’appoggio politico per predisporre un sistema di tutela delle frontiere, capace di impegnarsi in operazioni di search and rescue”. Risorse che invece si trovano per operazioni di polizia europea (MosMaiorum,Amber Light,Jot Mare) e per le spese militari. Una frase che ha il cupo suono dell’omissione di soccorso: un reato contro la persona, nei nostri ordinamenti giuridici.
  1. Occorre che l’Onu stessa decida azioni d’urgenza, e che il Consiglio di sicurezza fronteggi il dramma con una risoluzione. Se i crimini in mare somigliano a una guerra o a carestie nate dal tracollo diffuso di strutture statali nei paesi di transito o di origine, non vanno esclusi interventi dei caschi blu, addestrati per il search and rescue. I soccorsi e gli aiuti agli affamati e sfollati sono una prassi sperimentata delle Nazioni Unite. Sia oggi applicata al Mediterraneo.
  1. Occorre rivedere al più presto i regolamenti di Dublino. Con una sentenza del 21 ottobre 2014 (Ricorso Sharifi contro Italia e Grecia), la Corte europea dei Diritti dell’uomopone come condizione essenziale per procedere al trasferimento l’aver positivamente verificato se il migrante corra il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Si tratta di un vero e proprio obbligo di derogare ai criteri di competenza enumerati nelle norme di Dublino.
  1. Con la medesima tempestività, occorre tener conto che i paesi più esposti ai flussi migratori sono oggi quelli del Sud Europa (Grecia, Italia, Cipro, Malta, Spagna): gli stessi a esser più colpiti, dopo la crisi iniziata nel 2007-2008, da politiche di drastica riduzione delle spese sociali (che includono l’assistenza e il salvataggio di migranti e richiedenti asilo). Il peso che ingiustamente grava sulle loro spalle va immediatamente alleviato.
  1. Occorre pensare a un sistema di accoglienza in Europa che garantisca il diritto fondamentale all’asilo, con prospettive di reinsediamento nei Paesi disponibili, nel rispetto della volontà dei rifugiati.
  1. Infine, la questione tempo. È finito il tempo della procrastinazione, e delle ambiguità che essa consente.È dall’ecatombedi Lampedusa che Governi e Parlamenti in Europa preconizzano un’organica cooperazione con i paesi di origine e di transito dei fuggitivi, al fine di “esternalizzare” le politiche di search and rescue e di asilo. Il Commissario all’immigrazione Avramopoulos ha addirittura auspicato una “cooperazione con le dittature”, dunque il ricorso ai respingimenti collettivi (vietati dalla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei Rifugiati del 1951, art. 33, e dagli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali). Non c’è tempo per costruire dubbie relazioni diplomatiche – nei cosiddetti processi di Rabat e Khartoum – perché i fuggitivi sono in mare qui e ora, e qui e ora vanno salvati: sia dalla morte, sia dalle mafie che fanno soldi sulla loro pelle e riempiono un vuoto di legalità che l’Unione deve colmare senza più rinvii. È adesso, subito, che bisogna organizzare un’operazione di salvataggio dell’umanità in fuga verso l’Europa.

Firmatari:

Barbara Spinelli, eurodeputato, gruppo GUE-Ngl
Alessandra Ballerini
Sandra Bonsanti
Lorenza Carlassare
Erri De Luca
Roberta De Monticelli
Maurizio Ferraris
Stefano Galieni
Mauro Gallegati
Domenico Gallo
Paul Ginsborg
Daniela Padoan
Francesco Piobbichi
Marta Pirozzi
Annamaria Rivera
Alberto Vannucci
Fulvio Vassallo Paleologo
Guido Viale
Gustavo Zagrebelsky
Libertà e Giustizia

Per adesioni: sos.sterminioinmare@gmail.com

Appello: chiudiamo l’era delle grandi opere

Pubblicato su «Il Fatto Quotidiano», 28 marzo 2015

L’inchiesta di Firenze sulla corruzione nel settore delle grandi opere pubbliche, che ha portato all’arresto tra gli altri di Ercole Incalza e alle dimissioni del Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, rendono a tutti evidente ciò che gli ecologisti e le forze impegnate sul terreno della legalità da tempo denunciano: troppo spesso in Italia la decisione di realizzare questa o quella grande infrastruttura risponde alla convenienza privata di pochissimi e non all’interesse generale.

Così, per vincere la sfida delle “opere utili” non sono bastate razionali analisi su costi e benefici, discussioni aperte e democratiche su cosa sia davvero necessario per realizzare trasporti e infrastrutture efficienti e per garantire investimenti pubblici oculati: non sono bastate perché la commistione fra politici irresponsabili, funzionari pubblici inamovibili e spesso conniventi con imprenditori senza scrupoli, scarse garanzie sull’imparzialità delle procedure, hanno impedito processi decisionali trasparenti e scelte ponderate nell’interesse collettivo, e creato condizioni quanto mai favorevoli al dilagare della corruzione.

Mai come oggi appare chiaro che la corruzione è un furto di bene comune, di diritti e di speranze, di opportunità e di lavoro: un furto che non ci possiamo e dobbiamo più permettere.

Per spazzare via le pratiche rivelate dall’inchiesta di Firenze occorre da una parte cambiare alla radice regole e priorità delle scelte in materia di opere pubbliche, dall’altra riconsiderare, nell’auspicabile quadro di un Piano dei trasporti finalmente coordinato e sistematico e che preveda una Valutazione Ambientale Strategica per ogni grande infrastruttura, scelte su opere – dal tunnel della Valsusa, al “terzo valico Milano-Genova, ai progetti di nuove autostrade (Lombardia e Veneto, Orte-Mestre, Maremma) – che a fronte di un costo per la collettività esorbitante, sollevano dubbi diffusi e rilevanti quanto alla loro utilità  pubblica e  compatibilità ambientale.

Sul tema generale della lotta alla corruzione servono norme più rigorose sulla confisca dei beni ai corrotti; sui “reati civetta” come il falso in bilancio, l’autoriciclaggio, l’evasione fiscale; sul conflitto d’interessi.

Nel campo specifico delle opere pubbliche, queste per noi le priorità:

–    abolire la Legge Obiettivo, con il suo elenco sconfinato di opere spesso inutili e insostenibili ammesse a beneficiare non solo di rilevanti investimenti pubblici, ma di deroghe e scorciatoie rispetto alle norme ordinarie;  deroghe alle regole a difesa delle finanze pubbliche e dell’ambiente:

–    rivedere le norme sulla valutazione di impatto ambientale, dando luogo per ogni grande opera a un vero “dibattito pubblico” – aperto alla partecipazione di cittadini e gruppi organizzati – che ponga le basi per decisioni nell’interesse generale;

–    rivedere il Codice Appalti del 2006, introducendo norme chiare e semplici per garantire gare trasparenti e piena concorrenza nel mercato dei lavori pubblici, per impedire ogni genere di proroga o deroga rispetto alle vie ordinarie, per rafforzare i poteri d’intervento dell’Autorità Anticorruzione;

–    eliminare quelle disposizioni contenute nel Decreto “Sblocca Italia” e nell’ultima Legge di Stabilità che permettono una nuova ondata di opere di nessuna utilità pubblica (trivellazioni petrolifere, inceneritori di rifiuti) ed elargiscono inaccettabili “favori” a lobby potenti  a cominciare dalla proroga delle concessioni ai  “signori delle autostrade” che costerebbe alle casse pubbliche 16 miliardi di euro.

Infine, è decisivo che la scelta del/la nuovo/a Ministro delle Infrastrutture  e dei Trasporti risponda a un radicale cambio di rotta negli indirizzi e nei metodi delle politiche pubbliche in fatto di infrastrutture e trasporti. Non serve affatto, anzi aggiungerebbe opacità a opacità, la creazione di strutture parallele e poco trasparenti fuori dal Ministero delle Infrastrutture. Occorre invece un/a Ministro custode intransigente della legalità e della trasparenza amministrativa, e consapevole che le grandi opere necessarie all’Italia sono quelle indispensabili per migliorare la vita quotidiana degli italiani: rimettere in sesto il nostro territorio, assicurare una mobilità pubblica efficiente nelle città e rimediare allo stato scandaloso del trasporto regionale, puntare sul ferro  e sul cabotaggio costiero per il trasporto delle merci smettendo di favorire con regali milionari il settore dell’autotrasporto.

Questo è ciò che va fatto se davvero si vuole demolire la “cupola” che governa da decenni i grandi affari delle opere pubbliche: l’occasione è oggi, non si può e non si deve perdere.

Per sottoscrivere l’appello (pubblicato su www.greenitalia.org) inviare un’e-mail a info@greenitalia.org.

 

Monica Frassoni, Copresidente Partito Verde Europeo
Luca Mercalli, Meteorologo e climatologo
Tommaso Montanari, Università “Federico II” (Napoli)
Paolo Maddalena, Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale
Maria Rosa Vittadini, Università IUAV (Venezia)
Vittorio Emiliani, Giornalista, scrittore e saggista
Paolo Berdini, Urbanista e scrittore
Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia
Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Legambiente
Oliviero Alotto, Green Italia
Dario Balotta, Presidente Onlit
Anna Maria Bianchi, Carteinregola (Roma)
Angelo Bonelli, Portavoce Federazione dei Verdi
Marco Cappato Presidente Gruppo Radicale – federalista europeo al Comune di Milano
Felice Casson, Senatore e candidato sindaco di Venezia
Mauro Ceruti, Università IULM (Milano)
Giuseppe Civati, Deputato
Annalisa Corrado, Green Italia
Carlo Degli Esposti, Produttore cinematografico
Roberto Della Seta, Green Italia
Loredana De Petris, Senatrice
Damiano Di Simine, Presidente Legambiente Lombardia
Anna Donati, Green Italia
Alfredo Drufuca, Polinomia (Milano)
Domenico Finiguerra, Forum Salviamo il Paesaggio Difendiamo i Territori
Francesco Ferrante, Green Italia
Fabio Granata, Green Italia
Maria Pia Guermandi, Archeologa
Giovanni Lo Savio, Ex-presidente Italia Nostra
Patrizia Malgieri, TRT Trasporti e Territorio (Milano)
Barbara Spinelli, Parlamentare europea
Sebastiano Tusa, Archeologo
Elly Schlein, Parlamentare europea
Mario Zambrini, Istituto “Ambiente Italia” (Milano)    

Luana Zanella, Portavoce Federazione dei Verdi

 

Greece, a new opportunity for Europe

di giovedì, febbraio 12, 2015 0 , , , , Permalink

Version française

The Greek elections in January have opened up the possibility of change in Europe. After years of oppressive austerity and a misguided economic policy that has undermined our political and social stability, we believe that the cry for hope coming from the Greek people is the impetus we need for our continent to change course.

In recent years Greece has suffered from being the weakest link of a failed chain of events that have brought the eurozone to the brink of disaster and expelled millions of Europeans from our common project. The clear indication from the Greek people that they wish to reject these failed policies is a wakeup call to Europe as a whole.

The social and humanitarian crisis facing our continent has no precedent in Europe: widespread poverty, rampant unemployment and massive budgetary cuts in the most essential public services. Greece has lost 25% of its gross domestic product, and today thousands of people cannot meet their most basic needs.

In this situation, Europe, its institutions and its Member States cannot continue to blindly hide behind the program of the memorandum and the Troika, which failed in its actions and targets. Some voices in Europe try to convince us that Greece is the problem, but the true problems facing EU are unemployment, social inequality and debt. These are common European problems that demand a shared solution.

EU institutions and national governments face in Greece these days the failure of adequate answers to an historic severe economic downturn and the development of economic policies that have widened inequalities and hampered the European project.

This is why we sincerely believe that solidarity should prevail and that we should make every effort to change the catastrophic course that had been set for Greece in recent years. If this is done effectively then the whole of Europe will benefit.

Greece offers us the opportunity to put our citizens back at the core of the European project, reclaiming human dignity and placing it at the centre of our policies, as well as formulating responsible and timely solutions to the problems we are facing.

The threats made to the new Greek government in recent days are not acceptable; rather the EU institutions should respect the outcome of the latest elections and begin constructive negotiations with the new government.

Greece deserves some respite from the pressure on its public finance in order to respond to its humanitarian crisis, reduce its primary surplus target and restructure its massive debt. We urge governments and European institutions to reach an early agreement with the Greek government, allowing the country to meet its immediate financial needs and to have the time necessary to reach a new agreement.

In the crucial days to come, we urge European leaders to secure the future of Greece within the European family with full respect to democracy, social justice and solidarity. Failing to do so will put the whole European project at risk.

Greece offers a democratic and social opportunity to Europe. We urge the European institutions and Member States to seize this opportunity and to no longer persist in past mistakes.

First signatures:

Marina Albiol (GUE/NGL, ES)
Guillaume Balas (S&D, FR)
Sergio Cofferati (S&D, IT)
Pablo Iglesias (GUE/NGL, ES)
Eva Joly (Greens/EFA, FR)
Ska Keller (Greens/EFA, DE)
Edouard Martin (S&D, FR)
Marisa Matias (GUE/NGL, PT)
Liliana Rodrigues (S&D, PT)
Molly Scott Cato (Greens/EFA, UK)
Barbara Spinelli, (GUE/NGL, IT)
Marc Tarabella, (S&D, BE)
Ernest Urtasun (Greens/EFA, ES)


Grèce, une opportunité nouvelle pour l’Europe

Le résultat des élections grecques a ouvert la voie au changement en Europe. Après des années d’austérité inefficace et une politique économique qui n’a cessé d’aggraver la situation politique et sociale, nous considérons que les demandes exprimées par la Grèce peuvent aider le continent à changer le cours des choses.

Ces dernières années, la Grèce a fait l’objet de décisions inadaptées qui se sont traduites par une série d’échecs successifs retentissants. Ces politiques ont amené la zone euro au bord du gouffre et exclu plusieurs millions d’Européens de notre projet commun.

La crise sociale et humanitaire à laquelle est confronté notre continent est sans précédent en Europe: pauvreté qui explose, chômage endémique et coupes budgétaires massives dans les services publics de base. La Grèce a perdu plus de 25% de son Produit Intérieur Brut (PIB) et plusieurs milliers de personnes ne peuvent satisfaire à leurs besoins essentiels.

Dans ce contexte, l’Europe, ses institutions et ses Etats membres ne peuvent continuer à se cacher honteusement derrière le programme de la troïka qui s’est soldé par un échec et n’a atteint aucun de ses objectifs. Certaines voix en Europe essaient de nous faire croire que la Grèce serait le problème, alors que le chômage, les inégalités sociales et la question de la dette sont les vrais défis à relever pour l’Union européenne.

Les institutions européennes et les gouvernements nationaux sont actuellement confrontés au résultat de réponses inadéquates apportées à la crise économique la plus grave depuis celle de 1929. Or les politiques menées ont accru les inégalités et mis en danger le projet européen.

La Grèce lance un appel au sursaut à l’Europe entière.

C’est pourquoi nous estimons que la solidarité doit prévaloir et que tous les efforts doivent être entrepris pour parvenir à un accord avec le gouvernement Grec afin de mettre un terme aux errements qui ont conduit à la situation catastrophique du pays. Toute l’Europe profiterait de ce changement politique.

La Grèce est aujourd’hui notre chance de replacer les citoyens au cœur du projet européen en repositionnant la dignité humaine au centre de nos politiques tout en apportant des réponses concrètes et crédibles aux problèmes qui nous sont posés.

Les menaces proférées ces derniers jours à l’encontre du gouvernement Grec ne sont pas acceptables: les institutions européennes doivent respecter le résultat des dernières élections et entamer des négociations constructives avec le gouvernement nouvellement élu.

La Grèce doit pouvoir bénéficier d’un allègement de sa dette publique pour faire face à la crise humanitaire qui sévit actuellement, à travers une réduction des objectifs assignés en termes de surplus de son solde budgétaire primaire et une restructuration de sa dette. Nous appelons les gouvernements et les institutions européennes à s’engager en faveur d’un accord rapide avec le gouvernement Grec afin de permettre au pays d’assumer ses besoins financiers immédiats avant d’envisager dans un second temps les modalités d’un accord plus global.

Les jours à venir s’avéreront cruciaux, nous demandons aux dirigeants européens de garantir l’avenir de la Grèce au sein de la famille européenne en respectant pleinement la démocratie, la justice sociale et la solidarité. Nous n’avons pas le droit à l’échec: la survie du projet européen est en jeu.

La Grèce offre une opportunité démocratique et sociale à l’Europe. Nous appelons les responsables européens à saisir cettechanceen tournant définitivement le dos aux erreurs passées et à l’impasse de l’austérité.

Premières signatures:

Marina Albiol (GUE/NGL, ES)
Guillaume Balas (S&D, FR)
Sergio Cofferati (S&D, IT)
Pablo Iglesias (GUE/NGL, ES)
Eva Joly (Greens/Efa, FR)
Ska Keller (Greens/EFA, DE)
Marisa Matias (GUE/NGL, PT)
Edouard Martin, (S&D, FR)
Liliana Rodrigues (S&D, PT)
Molly Scott Cato (Greens/EFA, UK)
Barbara Spinelli, (GUE/NGL, IT)
Marc Tarabella, (S&D, BE)
Ernest Urtasun (Greens/EFA, ES)

Per una strategia europea in materia
di migrazione e asilo

Appello al Parlamento Europeo in occasione del semestre italiano di presidenza

ESTENSORI:

Barbara Spinelli (MEP)
Daniela Padoan
Guido Viale

 

Garantire il diritto di fuga

Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, il numero di profughi, richiedenti asilo e sfollati interni in tutto il mondo ha superato i 50 milioni di persone. Si tratta, secondo il rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), del dato più alto mai registrato dopo la fuga in massa, nella prima metà del secolo scorso, dall’Europa dominata dal nazifascismo. “La nostra è stata una generazione di rifugiati che si è spostata nel mondo come mai prima di allora”, ha affermato Ruth Klüger, scrittrice e germanista sopravvissuta ad Auschwitz, “io sono solo una di quegli innumerevoli rifugiati. La fuga è diventata l’espressione del mio mondo e del periodo nel quale sono vissuta. Sono interamente una persona del ventesimo secolo. E nel ventunesimo continueremo ad avere masse di rifugiati, intere generazioni di rifugiati”.

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