Interrogazione scritta sulle trivellazioni

Autore: Barbara Spinelli

Titolo: Procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per via dell’approvazione della Legge di Stabilità 2016 che permette di prolungare in modo indefinito la durata delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi.

Il 17 aprile gli italiani saranno chiamati a votare sull’abolizione dell’articolo 1, comma 239, della legge n. 208 del 28 dicembre 2015 (Legge di Stabilità 2016) che consente di protrarre la durata delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia marine dalla costa “per la durata di vita utile del giacimento”. Tale norma è sospetta di illegittimità, poiché una durata a tempo indeterminato delle concessioni violerebbe le regole del diritto UE sulla libera concorrenza e in quanto, nonostante la Convenzione di Aarhus sia stata ratificata dall’Unione europea nel febbraio 2005 e recepita dall’Italia con Decreto Legislativo n. 195 nell’agosto del 2005, l’Italia non ha rispettato i propri obblighi, sanciti dalla stessa Convenzione, di consentire la partecipazione del pubblico al processo decisionale in materia ambientale nell’adozione della disposizione in esame.

In considerazione di ciò, chiediamo alla Commissione se ritenga che la disposizione violi gli atti di implementazione della Convenzione di Aarhus e la direttiva 94/22/CE “relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi”, se intenda promuovere una procedura di infrazione contro l’Italia e se, in ogni caso, intenda esortare il governo italiano a modificare tale comma.

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Subject: Infringement procedure against Italy for approving the 2016 Stability Law allowing to postpone indefinitely the duration of concessions for the extraction of hydrocarbons

On April 17, Italian citizens will vote on the repeal of article 1, clause 239, of the law n. 208 of 28 December 2015 (Stability Law 2016) that allows for the extension of permissions for extracting hydrocarbons within 12 nautical miles from the coast “for the duration of the useful life of the oil field”. This provision is suspected of illegitimacy, since an indefinite duration of the permission would violate the rules of EU law on free competition and considering that, as the Aarhus Convention was ratified by the European Union, in February 2005, and implemented by Italy with Legislative Decree n. 195 in August 2005, Italy has not complied with its obligations, to allow public participation in environmental decision-making when adopting it.

Considering the above, we asks the Commission whether it considers that this provision violates the acts implementing the Convention of Aarhus and the directive 94/22/CE “on the conditions for granting and using authorizations for the prospection, exploration and production of hydrocarbons” and whether it intends to open an infringement procedure against Italy or, nevertheless, to invite the Italian government to urgently modify that clause.

Chiedo al Presidente della Repubblica di intervenire per permettere l’esercizio democratico del referendum sulle trivellazioni

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 11 febbraio 2016

Ieri, nella seduta del Consiglio dei Ministri, il governo italiano ha deciso di ignorare gli appelli delle associazioni e dei comitati ambientalisti che chiedevano di accorpare il referendum contro le trivellazioni marine alle prossime elezioni amministrative di giugno e ne ha fissato la data per il prossimo 17 aprile.

Si tratta di un metodo contrario alla democrazia e al buon senso. Fissare un referendum a così breve scadenza significa non solo sprecare circa 360 milioni di euro dei contribuenti, ma impedire un ampio confronto che permetta agli italiani di decidere con cognizione di causa del proprio destino ambientale.

I sei quesiti referendari contro le trivellazioni – che chiedono l’abrogazione di un articolo del Decreto Sviluppo e di cinque articoli dello “Sblocca Italia” – hanno rappresentato fin da subito una spina nel fianco nelle politiche energetiche del governo Renzi e una battaglia di democrazia per i cittadini. Puntare al non raggiungimento del quorum rende chiara la scelta governativa di procedere sulla strada pericolosa e perdente della dipendenza dalle energie fossili energie fossili. Una scelta in aperto contrasto con gli impegni assunti al termine della Conferenza Cop 21, quando l’Italia, insieme ad altri 147 Paesi del mondo, dichiarò la propria volontà di ridurre drasticamente il ricorso alle energie fossili al fine di salvaguardare gli equilibri climatici del pianeta.

Poiché la campagna referendaria si aprirà formalmente solo con il decreto di indizione del Capo dello Stato, mi unisco alla richiesta che il Coordinamento nazionale No-Triv, Greenpeace e altre associazioni stanno in queste ore rivolgendo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché respinga la data proposta dal governo e consenta una votazione effettivamente democratica – anche in considerazione del fatto che dinanzi alla Corte costituzionale pendono due conflitti di attribuzione sui quesiti proposti. Nel caso il giudizio della Corte dovesse essere positivo, il referendum dovrebbe svolgersi su tre quesiti e questo significherebbe che i cittadini italiani verrebbero chiamati alle urne cinque volte nel corso del 2016: per due referendum sulle trivellazioni, per le elezioni amministrative, per gli eventuali ballottaggi e per il referendum costituzionale.

Un referendum in difesa dei mari italiani

di giovedì, settembre 3, 2015 0 , Permalink

Comunicato Stampa

In 200, tra organizzazioni e personalità del mondo accademico, culturale, sociale, politico e artistico, scrivono alle Regioni italiane: «chiedete un referendum per difendere il nostro mare!»

Circa 130 associazioni e 70 personalità del mondo accademico, culturale, sociale, politico, artistico, hanno risposto all’appello del Coordinamento Nazionale No Triv e sottoscritto una lettera, che è stata inviata oggi alle Regioni italiane per chiedere ai Consigli regionali di deliberare urgentemente una richiesta di referendum abrogativo.

Tale richiesta ha un obiettivo molto chiaro: fermare i progetti petroliferi in mare, sbloccati nel 2012 dal Governo Monti. Essa deve essere deliberata e depositata entro il prossimo 30 settembre da almeno cinque Regioni. Con ciò si eviterebbe la raccolta di 500.000 firme e si consentirebbe ai cittadini italiani di andare a votare nella primavera del 2016.
Senza questo referendum, svolto in tempi brevi, i procedimenti per progetti petroliferi riavviati dall’art. 35 del “Decreto Sviluppo” e tuttora in corso si chiuderanno rapidamente, anche grazie all’accelerazione impressa da alcune norme dello “Sblocca Italia”.

Il Coordinamento Nazionale No Triv e le associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa invitano tutti i sottoscrittori dell’appello a prendere parte alla conferenza stampa, indetta per il giorno 11 settembre, ore 11, presso la Sala Stampa della Camera dei deputati – Piazza di Montecitorio, Roma.

Elenco delle sottoscrizioni al 3 settembre 2015 (file .doc)

La sottoscrizione resta aperta. Coloro che volessero aderire a questa iniziativa collettiva, possono inoltrare la loro richiesta mediante posta elettronica all’indirizzo email del Coordinamento Nazionale No Triv: info@notriv.com

Roma, 2 settembre 2015

Per contatti ed info:
Email: info@notriv.com
Web: http://www.notriv.com
Twitter: https://twitter.com/triv_no
Facebook: Coordinamento Nazionale No Triv

I referendum delle società spezzate

Lettera al direttore de «La Stampa», 4 ottobre 2014

Caro direttore,

o per vizio ormai congenito, o per rimorso inconfessato, i governi europei tendono a far finta di niente, quando i propri cittadini esprimono malcontento e chiedono che l’Unione cambi alle radici. E accaduto dopo il voto del 25 maggio: la Commissione Junker è una non-risposta alle domande dell’elettorato. Ed è accaduto ancora una volta dopo il referendum scozzese del 18 settembre. Gli «unionisti» hanno vinto a malapena, e subito governo e laburisti giudicano la questione «risolta per una generazione»: il divorzio non s’ha da fare, dunque performativamente non si farà. Gli autonomisti hanno ottenuto la promessa di una devoluzione, ma il giuramento di Cameron è irto di tranelli. Primo fra tutti: se gli inglesi, che sono la stragrande maggioranza nel Regno, non potranno influire sui parlamenti regionali, allora anche questi ultimi dovranno smettere di sindacare sulle leggi decise dai deputati inglesi.

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