Turchia: cosa può fare l’Unione

Bruxelles, 16 novembre 2016. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della Riunione del Gruppo GUE/NGL.

Punto in Agenda: La repressione in Turchia dell’opposizione. Relatori per il Gruppo GUE/NGL: Takis Hadjigeorgiou e Marie-Christine Vergiat.

Considerati gli ultimi avvenimenti in Turchia, e la nuova offensiva del governo Erdogan contro l’opposizione parlamentare dell’HDP (Partito Democratico dei Popoli) si pone la questione del “che fare”, come gruppo politico e come Unione europea. Sono tre a mio parere i punti su cui converrà concentrarsi.

Primo punto: bisogna cominciare a riflettere seriamente su un piano B, nel caso l’accordo UE-Turchia sui migranti venisse revocato, da parte dell’Unione oppure del governo turco, visto che anche quest’ipotesi è stata prospettata da Erdogan, sotto forma di minaccia. Secondo me è necessario sin da ora non solo far capire ai cittadini europei che la Turchia non può essere considerato uno Stato “sicuro” dal punto di vista dei rimpatri, ma che la rottura dell’accordo non è la catastrofe da molti temuta. Questo perché in realtà il piano di riammissione non sta funzionando perfettamente, come pretende la Commissione. I rimpatri dalla Grecia alla Turchia sono stati finora 1.600: una cifra bassa, se paragonata ai 2 milioni e settecentomila rifugiati che già si trovano in Turchia. La maggior parte dei rifugiati approdati a suo tempo in Grecia sono tuttora intrappolati nei Balcani occidentali (circa 73.000) dopo la chiusura di quella rotta di fuga. Il Piano B, ovvero l’alternativa all’accordo con la Turchia, consiste in misure concrete che dovranno essere adottate ma dovrà comportare al tempo stesso una campagna di informazione intesa a far capire che la paura su cui scommette l’estrema destra è in parte esagerata.

Secondo punto: la sospensione dei negoziati di adesione all’Unione europea. Per quanto mi riguarda sono favorevole a tale sospensione, e ritengo non ci sia bisogno di aspettare la reintroduzione della pena di morte per una decisione del genere, ma il messaggio deve essere molto chiaro: è auspicabile che i negoziati si riaprano subito, non appena la rule of law e la libertà di espressione saranno restaurate in Turchia. La nostra posizione dovrebbe tener vive le speranze dei democratici turchi, che sull’Unione europea continuano a contare molto, e fare di tutto perché non sia identificata con quella sostenuta dalle estreme destre (e da buona parte del centro-destra), le quali non mancano di ripetere: “Noi eravamo contrari all’ingresso della Turchia comunque e sin dall’inizio”.

Terzo e ultimo punto: molti democratici in Turchia, con cui sono in contatto, insistono affinché l’Unione europea sospenda, invece, il rinegoziato sull’abbassamento delle tariffe doganali e il commercio. Si tratta di una trattativa che dovrebbe estendere gli accordi sulle industrie manifatturiere ai servizi, all’agricoltura e agli appalti pubblici. A mio parere si può agire su questo rinegoziato, che interessa molto Erdogan perché influenza in modo sostanziale la struttura commerciale del suo Paese. Si tratta di far capire al governo turco che il rinegoziato sarà sospeso fino a quando non saranno ristabiliti la rule of law, il rispetto delle opposizioni, e in particolare la pace civile in Kurdistan.

Turchia: contro la liberalizzazione dei visti oggi

Strasburgo, 9 maggio 2016. Intervento di Barbara Spinelli nel corso della riunione straordinaria della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE).

Punto in agenda: Terza relazione sui progressi compiuti dalla Turchia per soddisfare i requisiti della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti – Esposizione della Commissione

Grazie Presidente.

Vorrei innanzitutto ricordare che venerdì scorso il Presidente Erdoğan ha detto che non ha alcuna intenzione di cambiare le leggi antiterrorismo – come richiesto dalla Commissione UE –  in cambio di una liberalizzazione dei visti. I giornalisti dissidenti, i militanti curdi, gli accademici che criticano il governo continueranno perciò a essere considerati terroristi.

Sul tema in esame, vorrei chiedere alla Signora Marta Cygan, qui presente in rappresentanza della Commissione, se ci può indicare nello specifico cosa succederà se alcuni “benchmark” essenziali – cioè i requisiti più importanti della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti – non verranno soddisfatti, visto che al momento non lo sono . Chiedo inoltre alla Commissione, come forma di rispetto nei confronti di questo Parlamento, di mettere nero su bianco e illustrarci in modo chiaro e nella massima trasparenza, come sono rispettati, o non sono rispettati, tutti i 72 benchmark posti al governo turco, considerando che sino ad ora le parole pronunciate dalla Commissione a proposito della Turchia hanno lasciato molto a desiderare. Vorrei ricordare che, appena pochi giorni fa, il Commissario Timmermans ha affermato – e cito testualmente – che “i progressi fatti dalla Turchia sono impressionanti”. Quanto al trattamento dei rifugiati, vorrei richiamare qui una frase del Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, pronunciata il 23 aprile scorso. Cito: “La Turchia è al momento il migliore esempio, per il mondo intero, di come dovrebbero essere trattati i rifugiati” (Today Turkey is the best example for the whole world on how we should treat refugees. No one has the right to lecture Turkey what you should do. I am very proud that we are partners). Sottolineo il passaggio cruciale: “Il migliore esempio per il mondo intero”. Chiedo quindi nuovamente alla Commissione e alle istituzioni UE di spiegarci i criteri con cui vengono valutati i 72 “benchmark”, e soprattutto di immergersi finalmente nella realtà, con le loro dichiarazioni e prese di posizione: cioè di guardare in faccia quello che sta realmente accadendo in Turchia.

Intervento in apertura dei lavori della Sessione plenaria di Strasburgo

Strasburgo, 9 maggio 2016. Intervento di Barbara Spinelli, per conto del Gruppo GUE/NGL in apertura dei lavori della Sessione Plenaria.

Punto in agenda: Ordine dei lavori – Richiesta del Gruppo GUE/NGL di introdurre nell’agenda dei lavori di mercoledì 11 maggio 2016 il seguente dibattito: “Progressi compiuti dalla Turchia per soddisfare i requisiti della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti (Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione)”.

La richiesta del Gruppo GUE/NGL è stata approvata dall’aula con 181 voti a favore, 92 contrari e 11 astensioni.

Chiedo a nome del mio Gruppo l’inserimento di un dibattito sui “Progressi compiuti dalla Turchia per soddisfare i requisiti della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti” da tenersi mercoledì pomeriggio come terzo punto di discussione, posticipando la chiusura dei lavori alle 24:00. La Commissione proporrà tale liberalizzazione senza essersi assicurata che alcuni parametri fondamentali siano pienamente soddisfatti. Penso in modo prioritario a due requisiti: alla revisione delle leggi antiterrorismo e a progressi veri sulla questione di Cipro. Il dibattito è tanto più necessario dopo le dichiarazioni del Presidente Erdoğan di venerdì: “Ankara non ha alcuna intenzione di rivedere le leggi antiterrorismo in cambio delle liberalizzazione dei visti”. Ricordo che in Turchia sono oggi accusati e incarcerati per terrorismo giornalisti, accademici e politici per il solo fatto di aver criticato il regime. I viaggiatori turchi non devono certo pagare per le politiche del proprio governo, ma liberalizzare i visti oggi equivarrebbe a cedere a un ricatto formulato in maniera esplicita. Erdoğan, infatti, minaccia di bloccare l’accordo sui rimpatri dei rifugiati, se la liberalizzazione dei visti non passerà.

A Erdogan date tutto, e cosa otterrete?

Strasburgo, 9 marzo 2016

Barbara Spinelli (GUE/NGL) ha preso la parola nella sessione plenaria del Parlamento europeo dedicata alla Preparazione della riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 marzo 2016 ed esito del vertice UE-Turchia, intervenendo dopo le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione.

Punto in agenda:

Preparazione della riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 marzo 2016 ed esito del vertice UE-Turchia

  • In rappresentanza della Presidenza del Consiglio: Jeanine Hennis-Plasschaert, ministro della difesa olandese
  • In rappresentanza della Commissione europea: Valdis Dombrovskis, Vice-Presidente e Commissario per l’euro e il dialogo sociale

Intervento di Barbara Spinelli:

Vorrei ricordare alcune parole dette recentemente dal Presidente Tusk. Ai fuggiaschi ha detto, il 3 marzo: “Non venite in Europa! It’s all for nothing”. Come se avessero scelta quando scappano. E ieri ha detto: “Son finiti i giorni della migrazione irregolare in Europa!”.
È falso, e Tusk lo sa. Il 91 per cento degli arrivi in Grecia fugge da guerre, e voi li respingete tutti in Turchia chiamandoli migranti irregolari.
Siete accusati di illegalità e refoulement dall’Alto Commissariato Onu, dal Consiglio d’Europa, da Amnesty.
A Erdogan date tutto: il doppio del promesso, 6 miliardi; il silenzio sui massacri in Kurdistan e sull’attacco ai media; e anche una zona protetta in Siria, che Erdogan userà per colpire i curdi salvando al-Nusra.
E cosa otterrete? I fuggitivi prenderanno strade più letali, e a voi resterà il disonore. Io chiamo questo: appeasement.

Turchia, un massacro deliberato e pianificato

Strasburgo, 20 gennaio 2016. Intervento di Barbara Spinelli in plenaria.

TITOLO: Situazione nella Turchia sudorientale

Commissario presente in rappresentanza del vicepresidente Federica Mogherini: Johannes Hahn, Commissario per l’allargamento e la politica di vicinato

Ho co-firmato l’appello dei 1820 accademici turchi, e confermo che una solidarietà mondiale s’è creata con il popolo curdo, colpito da un massacro deliberato e pianificato. In decine di città della Turchia sud-orientale il coprifuoco è permanente da mesi. Mancano cibo, medicine, ambulanze. Sono assalite anche città senza alcuna barricata. A centinaia di uccisi si nega la sepoltura. I firmatari dell’appello sono considerati complici del terrorismo e subiscono vessazioni. Sono violate la Costituzione turca e le leggi internazionali.

La lotta al terrorismo è puro pretesto. Lo scopo è spezzare un popolo che aspira solo a essere riconosciuto come parte del proprio paese. Migliaia di turchi sperano in una mediazione dell’Alto Rappresentante e dell’Onu: per ottenere che si riapra il negoziato tra governo e ribelli curdi che Erdogan ha interrotto. Perché cessi l’eccidio subito.

Rispondendo proprio oggi a una mia interrogazione scritta, la Signora Mogherini dice che Erdogan è nostro alleato sui migranti e contro l’Isis, L’argomentazione non tiene neanche un minuto.


Si veda anche:

1128 accademici turchi contro i crimini di Erdogan in Kurdistan

Interrogazione scritta: violazioni dei diritti umani ai danni del popolo curdo da parte delle forze turche