Le parole sul deficit e quelle sul sindaco di Riace

Strasburgo, 3 ottobre 2018 

Barbara Spinelli è intervenuta nella sessione plenaria del Parlamento europeo in seguito alle dichiarazioni di Consiglio e Commissione europea su “Emergenza umanitaria nel Mediterraneo: sostenere le autorità locali e regionali”.

Presenti al dibattito:

–      per il Consiglio europeo, Juliane Bogner-Strauß, ministro federale delle donne, della famiglia e della gioventù 

–      per la Commissione europea, Günther Oettinger, commissario per la Programmazione finanziaria ed il bilancio

 Di seguito l’intervento:

“La Commissione si allarma per il possibile deficit spending in Italia – ricordo che i poveri assoluti sono nel mio paese cinque milioni – ma approva una legge sulla sicurezza che decurta i permessi umanitari, toglie certezza legale ai richiedenti asilo, elimina fondi per le strutture municipali di accoglienza migranti. Dice Draghi che ci sono parole che creano danni alle imprese, ma le parole di Salvini sul sindaco di Riace, arrestato ieri per favoreggiamento dell’immigrazione e irregolarità minori, sono benevolmente ignorate. “Sei uno zero”, ha detto il ministro di chi, con fondi in diminuzione, ha salvato un intero villaggio dallo spopolamento integrando i profughi.

Non parlo solo dell’Italia: arresti e violenze contro chi facilita accoglienza e integrazione si moltiplicano. Cédric Herrou, Diego Dumont, il sindaco Mimmo Lucano: la lista si sta allungando, Commissario Oettinger, e vorrei sapere se questo allarma anche lei”.

Lettera ai ministri Salvini e Toninelli

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli chiede ai ministri Salvini e Toninelli “di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo”.

Bruxelles, 23 agosto 2018 

Barbara Spinelli (eurodeputata del GUE/NGL) si rivolge ai ministri dell’Interno Matteo Salvini e delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli per chiedere chiarimenti giuridici sulla crisi umanitaria provocata dal blocco dalla nave militare italiana Diciotti nel porto di Catania dal 20 agosto 2018, tenuta in ostaggio insieme ai migranti soccorsi in mare “allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione”.

“Il divieto di sbarco imposto dal Ministro Salvini, nonostante il permesso concesso nel frattempo a 27 minori non accompagnati, impedisce l’esame individuale della posizione dei restanti 150 migranti soccorsi e una piena valutazione delle eventuali esigenze di assistenza di ciascuno di loro”, spiega la parlamentare europea, rivolgendosi per conoscenza anche al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker, alla Commissaria per i Diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović e al Rappresentante speciale del Segretariato generale per le migrazioni e i rifugiati del Consiglio d’Europa Tomáš Boček.

“Secondo la legge, una nave militare italiana ha diritto di approdare in un porto italiano, e le persone che si trovano a bordo devono essere sbarcate ai fini dell’esame della loro situazione di salute psico-fisica e delle questioni non-SAR che le concernono (tra cui la presentazione di domande di asilo o la loro sottoposizione a eventuali procedure di rimpatrio che rispettino integralmente le norme italiane, UE e internazionali applicabili). L’imposizione di un divieto di sbarco deve avere un chiaro fondamento giuridico, e nell’attuale quadro normativo non risulta esistente una disposizione che contempli motivi legali per rifiutare lo sbarco fondati sulla previa ripartizione delle persone soccorse con altri Stati sovrani membri dell’Unione. In aggiunta all’obiezione di natura giuridico-formale, appare del tutto inappropriato che una nostra unità navale e i migranti soccorsi siano tenuti in ostaggio allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione”.

Per questo, dopo aver espresso gratitudine alla nave Diciotti della Guardia costiera italiana,  l’europarlamentare chiede ai Ministri Matteo Salvini e Danilo Toninelli “di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo”.

Di seguito il testo integrale della lettera:

 

Alla cortese attenzione di:

Matteo Salvini

Ministro dell’Interno 

Danilo Toninelli

Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

c.c.:

Sergio Mattarella

Presidente della Repubblica Italiana

Giuseppe Conte

Presidente del Consiglio dei Ministri

Jean-Claude Juncker

Presidente della Commissione Europea

Dunja Mijatović

Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa

Tomáš Boček

Rappresentante speciale del Segretario generale per le migrazioni e i rifugiati del Consiglio d’Europa

Bruxelles 23/08/2018

Gentili Onorevoli Matteo Salvini e Danilo Toninelli,

Dal 20 agosto 2018 la nave militare italiana Diciotti è approdata nel porto di Catania. Il divieto di sbarco imposto dal Ministro Salvini, nonostante il permesso concesso nel frattempo a 27 minori non accompagnati, impedisce l’esame individuale della posizione dei restanti 150 migranti soccorsi e una piena valutazione delle eventuali esigenze di assistenza di ciascuno di loro: è così in corso l’ennesima emergenza umanitaria. Il ministro dell’Interno Salvini ha dichiarato che sarà consentito lo sbarco solo dopo aver ricevuto risposte concrete dai paesi membri dell’Unione per una suddivisione equa delle persone soccorse.

Da anni assistiamo a una politica italiana di gestione sui generis delle migrazioni, incentrata sulla lotta contro scafisti e ONG (etichettate in maniera del tutto arbitraria quali “traghettatori di migranti”), che ignora in primis la Costituzione italiana nonché il diritto del mare e le norme europee e internazionali in materia, relative tanto all’asilo e all’immigrazione, quanto al controllo delle frontiere esterne. Tanto più grati siamo alla nave Diciotti, per il soccorso che ha messo in opera.

Negli ultimi anni sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno accertato le responsabilità italiane concernenti il respingimento di migranti e richiedenti asilo provenienti dalla Libia e nuove azioni, con le stesse accuse, sono state avviate nei mesi scorsi per i fatti che hanno coinvolto la Guardia costiera italiana e l’imbarcazione della ONG Sea-Watch (S. S. and Others v. Italy, ricorso n. 21660/18).

Perplessità e preoccupazioni sulle scelte italiane nella gestione dei flussi migratori in accordo con la Libia furono espresse dall’ex Commissario per i diritti umani Nils Muižnieks il 28 settembre 2017 in una lettera indirizzata all’ex Ministro dell’Interno italiano Marco Minniti, in cui si ricordavano le condizioni disumane in cui vivono i migranti bloccati in Libia e la condanna inflitta all’Italia dalla Corte europea dei diritti umani nel 2012 proprio per i respingimenti verso la Libia (caso Hirsi Jamaa e altri). Quella sentenza è diventata un punto di riferimento per la protezione dei diritti umani dei migranti intercettati in mare, spiegava il Commissario, rilevando il principio che l’aveva animata: “la Corte ha stabilito che le difficoltà degli Stati membri di fronte all’aumento dei flussi migratori dal mare non può esimere uno Stato dai suoi doveri contenuti nell’articolo 3 della Convenzione, che proibisce di esporre le persone alla tortura o a trattamenti inumani e degradanti”.

Contrariamente a quanto avvenuto nei mesi scorsi, quando i destinatari di divieti di approdo e di sbarco furono – tranne in un caso – le navi appartenenti a ONG che avevano effettuato i soccorsi, o navi pubbliche straniere, si assiste in questi giorni al divieto di sbarco di migranti indirizzato a una nave militare italiana. Secondo la legge, una nave militare italiana ha diritto di approdare in un porto italiano, e le persone che si trovano a bordo devono essere sbarcate ai fini dell’esame della loro situazione di salute psico-fisica e delle questioni non-SAR che le concernono (tra cui la presentazione di domande di asilo o la loro sottoposizione a eventuali procedure di rimpatrio che rispettino integralmente le norme italiane, UE e internazionali applicabili). L’imposizione di un divieto di sbarco deve avere un chiaro fondamento giuridico, e nell’attuale quadro normativo non risulta esistente una disposizione che contempli motivi legali per rifiutare lo sbarco fondati sulla previa ripartizione delle persone soccorse con altri Stati sovrani membri dell’Unione. In aggiunta all’obiezione di natura giuridico-formale, appare del tutto inappropriato che una nostra unità navale e i migranti soccorsi siano tenuti in ostaggio allo scopo di ottenere una generica disponibilità di altri Stati Membri sulla loro eventuale ricollocazione.

Con la presente lettera chiedo pertanto ai Ministri Matteo Salvini e DaniloToninelli di indicare con precisione le disposizioni giuridiche su cui si fonda il c.d. divieto di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti e di esibire il relativo atto amministrativo.

In attesa di un Vostro gentile riscontro in merito.

Distinti saluti,

Barbara Spinelli – Deputata al Parlamento Europeo

Barbara Spinelli: UE-Africa, i costi umani della lotta agli smuggler

Strasburgo, 25 ottobre 2017

Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo nella “Discussione su tematiche di attualità – Lotta contro l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo”, richiesta dal Gruppo ENF e presentata da Matteo Salvini.

L’onorevole Spinelli ha preso la parola in qualità di relatore ombra per il gruppo GUE/NGL della Direttiva sulla Blue Card e sulla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme sull’attribuzione a cittadini di paesi terzi o apolidi della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria e sul contenuto della protezione riconosciuta.

Presenti al dibattito Matti Maasikas, Vice-Ministro estone per gli Affari europei, e Valdis Dombrovskis, Vice-Presidente per l’Euro e il Dialogo Sociale, Stabilità Finanziaria, Servizi Finanziari e dell’Unione dei Mercati dei Capitali.

Di seguito l’intervento:

«Vorrei rivolgere a Commissione e Consiglio tre domande, sulla battaglia per bloccare l’arrivo di migranti forzati in Europa.

La prima riguarda la lotta prioritaria agli smuggler, concordata con Libia, Niger e Ciad. Cominciamo a conoscerne l’esito: impauriti dalle autorità nigerine, gli smuggler mollano i migranti nel deserto o li conducono su strade dove manca l’acqua. Risultato: i morti nel deserto aumentano esponenzialmente. Secondo Richard Danziger, responsabile dell’OIM in Africa centro-occidentale, sono ormai il doppio dei morti in mare: circa 30.000 tra il 2014 e oggi. Non tutti i fuggitivi arrivano al Mediterraneo.

La seconda domanda concerne le coste libiche, dove regna ormai una guerra tra bande: come distinguere lo smuggler dalle milizie e dalle guardie costiere, che l’Unione o l’Italia formano e pagano? Secondo l’Alto Commissariato Onu, gli abusi nei centri di detenzione sono “spaventosi” (“shocking”).

La terza domanda riguarda le garanzie sull’assistenza UNHCR in Libia. Secondo l’Alto commissario per i rifugiati a Tripoli, è un’assistenza “più che precaria: la Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra. Non ha neanche un memorandum con l’UNHCR”.

Di quest’Africa trasformata in nostra prigione, di questi morti, l’Unione è responsabile. Penso che un giorno pagheremo le colpe di cui ci stiamo macchiando.

All’onorevole Matteo Salvini vorrei dire una cosa che sa: nell’UE avete oggi ben più sostegno di quel che dite di avere».